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Garlasco, la perizia conferma: “Dna di Sempio sotto le unghie di Chiara”

AGI – Il dna sulle unghie di Chiara Poggi può essere attribuito per l’analisi biostastistica ad Andrea Sempio ma per la perita Denise Albani non è possibile stabilire con “rigore scientifico” se gli aplotipi “provengano da fonti del DNA depositate sotto o sopra le unghie della vittima e, nell’ambito della stessa mano, da quale dito provengano, quali siano state le modalità di deposizione del materiale biologico originario, perché ciò si sia verificato (per contaminazione, per trasferimento avventizio diretto o mediato), quando sia avvenuta la deposizione del materiale biologico”. Sono le conclusioni della perizia anticipate dal Tg1 e lette dall’AGI. 

Nella perizia si legge che la riconducibilità del dna ad Andrea Sempio e a “tutti i soggetti a lui imparentati in via patrilineare” “va da moderatamente forte a forte sulla base della popolazione di riferimento” in relazione al materiale genetico analizzato un’unghia della mano destra ed è “moderata” in relazione all’unghia della mano sinistra di Chiara Poggi. In ogni caso, “l’analisi del cromosoma y non consente di addivenire a un esito di identificazione di un singolo soggetto”.

La difesa di Sempio, perizia effettuata su risultati non consolidati

“Le valutazioni statistiche sono state fatte su risultati non consolidati, possibilmente ‘artefatti (cioè erronei), che attestano dna di più persone, che non si sa se depositato in seguito a contatto diretto o con una stessa superficie, non si sa oltretutto quando: queste le premesse della perizia, che, in tutta evidenza, svalorizzano le conclusioni statistiche su quei dati”. È il commento dell’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, agli esiti della perizia. 

Legali Poggi, non è emerso nulla di nuovo

“Dalla lettura delle conclusioni della perizia svolta con serietà e riserbo dalla Polizia di Stato apprendiamo che nulla di nuovo è emerso a carico del signor Sempio rispetto a quanto già noto”. Lo scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna commentando gli esiti della perizia sull’omicidio di Garlasco. “Sono trascorsi ormai oltre nove mesi da quando, con cadenza quotidiana, la famiglia Poggi viene esposta a un massacrante gioco mediatico i cui fini non sono noti – proseguono i difensori -. L’unico dato certo e infatti trascurato è il rinvenimento di dna del condannato Stasi e di Chiara sui reperti che testimoniano gli ultimi momenti di vita della vittima. Ci auguriamo che tutto venga alla fine valutato con la dovuta attenzione e rispetto che si devono alla sentenza coperta dal giudicato”.

 

 

 

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Precipita un elicottero in Valtellina, morto un passeggero

AGI – Un elicottero è precipitato intorno alle 8 e 30 di questa mattina in Valtellina nella zona di Lanzada, in provincia di Sondrio. Quattro le persone a bordo. Un passeggero è morto mentre altre tre persone sono rimaste ferite e sono state affidate alle cure del personale sanitario

Sono in corso, rendono noto i vigili del fuoco, le operazioni di recupero del corpo della persona deceduta. 

L’elicottero è precipitato da bassa quota e i vigili del fuoco riferiscono che “nel corso di una ricognizione aerea, l’equipaggio del Drago 166 dei Vigili del fuoco ha individuato un corpo a valle rispetto al punto di impatto”.

Oltre alla persona deceduta, c’erano altri tre occupanti tutti ricoverati in codice giallo tramite elisoccorso. Il primo, 27 anni, ha riportato un trauma a un braccio e a una gamba ed è stato ricoverato al Papa Giovanni di Bergamo; un 54enne e un 60enne, invece, all’ospedale di Sondrio

“Profondo dolore” per la morte di una delle persone coinvolte nell’incidente aereo di oggi in Valtellina. Cosi’ il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, nell’esprimere, a nome della giunta, “cordoglio alla famiglia e a tutti i colleghi del lavoratore deceduto”. Augurando pronta guarigione ai feriti, il governatore ha quindi rivolto “un ringraziamento ad Areu e a tutta la macchina dei soccorsi lombardi per il tempestivo intervento”. 

 

 

 

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Zerocalcare spiega perché non va a ‘Più libri più liberi’

AGI – “Ciao, purtroppo non sarò alla fiera romana Più Libri Più Liberi“. Con un post su Instagram il fumettista Zerocalcare, una delle star più attese dell’edizione 2025 della manifestazione in programma alla Nuvola dal 4 all’8 dicembre, dove era atteso sabato 6 dicembre per presentare il nuovo volume ‘Nel nido dei serpenti’ con Marianna Aprile, annuncia il suo forfait. Questa decisione era già stata annunciata in quanto Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è uno degli 80 firmatari dell’appello condiviso, tra gli altri, con Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Carlo Ginzburg, Daria Bignardi e Caparezza, rivolto all’Associazione Italiana Editori (AIE) contro la concessione di uno spazio espositivo alla casa editrice ‘Passaggio al bosco’ accusata di pubblicare libri di matrice neofascista.

“Purtroppo ognuno c’ha i suoi paletti, questo è il mio – scrive Zerocalcare – quando l’ho deciso, quindici anni fa, mi pareva semplicissimo da applicare. Oggi è una specie di campo minato. Penso che questo ci costringa a rifletterne insieme, di più, e in modo più efficace. Gente a cui voglio bene ha fatto scelte diverse, sono sicuro che sapranno far sentire le loro voci e faccio il tifo per loro”.

 

La motivazione del forfait e l’appello degli intellettuali

Il forfait di Zerocalcare non è un evento isolato, ma parte di una protesta più ampia. Il fumettista è tra gli 80 firmatari di un appello rivolto all’Associazione Italiana Editori (AIE) per contestare la presenza della casa editrice ‘Passaggio al bosco’. Questa casa editrice è stata accusata di promuovere e pubblicare contenuti di matrice neofascista, un punto di non ritorno per molti intellettuali e artisti, tra cui Alessandro Barbero e Antonio Scurati.

Il messaggio di Zerocalcare ai fan

“Mi spiace davvero per chi veniva apposta – aggiunge l’autore – cercheremo di trovare un’altra occasione per chi voleva un disegnetto sul libro nuovo“, conclude. L’autore promette dunque di recuperare l’incontro mancato per la presentazione del volume ‘Nel nido dei serpenti‘, cercando un momento alternativo per incontrare i suoi lettori e dedicare loro i disegni autografati“, conclude.

 

Una donna picchiata a morte in casa nell’Anconetano. Continuano le ricerche del marito

AGI – Si chiama Sadjide Muslija la 50enne macedone trovata morta nella sua casa in Via Garibaldi a Pianello Vallesina, frazione di Monte Roberto, in provincia di Ancona. Questa mattina, a dare l’allarme, è stato il datore di lavoro della donna, allarmato perché non si era presentato al lavoro.

I carabinieri, allertati dalla datrice di lavoro e da una collega della donna, preoccupato perché non l’aveva vista arrivare in azienda, intorno alle 13 l’hanno trovata senza vita nella camera da letto, con il volto sfigurato e la testa fracassata da violente percosse. Nell’abitazione, i militari hanno rinvenuto la donna esanime, riversa sul letto con segni di violente percosse. Nessun segno di forzatura della porta d’ingresso dell’abitazione, anzi la chiave era inserita nella serratura. Da quanto si è appreso, sarebbe morta nella notte.

Il marito, principale sospettato

I carabinieri cercano il marito, Nazif Muslija, 50 anni: è sospettato di aver aggredito e ucciso la moglie, dalla quale si era separato e con la quale era tornato a convivere da pochi mesi.

L’uomo aveva già tentato di ammazzarla: il 12 aprile scorso, preso dalla gelosia, l’aveva inseguita per casa armato di un’ascia, con la quale distrusse la porta della camera da letto; lei riuscì a scampare all’aggressione rifugiandosi dai vicini. Il marito si precipitò subito dopo in un’abitazione, pensando che lì abitasse il presunto amante, sfondò la porta di casa ma non trovò nessuno.

La foto dell’uomo è stata diffusa ieri sera anche dalla trasmissione ‘Chi l’ha visto’ su Rai3. Si cercano elementi utili alle indagini per ricostruire quanto è successo nella camera da letto, dove i carabinieri hanno trovato la donna senza vita e con il volto devastato dalle percosse. Le indagini sono coordinate dal pm Rosario Lionello, che presumibilmente oggi fisserà la data dell’autopsia: dovrà stabilire quando è stata uccisa Sadjide e con cosa sia stata colpita con tanta violenza soprattutto al capo.

Mandato di ricerca internazionale

La procura di Ancona ha disposto un fermo e un mandato di ricerca internazionale nei confronti di Nazif Muslija. L’uomo è irreperibile e, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato visto lasciare la casa di via Garibaldi, a bordo di una Smart e potrebbe aver lasciato l’Italia.
Durante tutta la mattina è andato avanti il lavoro della scientifica dei carabinieri all’interno dell’abitazione dove si è consumato il delitto, alla ricerca di elementi utili a ricostruire quanto è successo nella camera da letto dove è stata rivenuto il corpo esanime della donna, con il volto massacrato dai colpi violentissimi del suo assassino. 

Arresto, processo e il perdono della moglie

Fu arrestato per maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di armi, finì prima ai domiciliari con il braccialetto elettronico e poi in carcere, per un’ordinanza del gip di Ancona. Al processo patteggiò la pena a un anno e 10 mesi, condizionata alla partecipazione a un corso di recupero per uomini violenti, ottenne il perdono della moglie, che ritirò anche la causa di separazione e i due tornarono a convivere, nonostante due anni di violenze fisiche e controlli ossessivi raccontate dalla vittima.

Nazif Muslija è ricercato

Nazif Muslija è il principale sospettato dell’omicidio della moglie: non si è presentato nella ditta dove lavora da operaio, ha il cellulare spento ed è ricercato anche fuori dalle Marche.

Il Sindaco di Monte Roberto sui social, tragedia che lascia senza fiato

“La nostra comunità è stata colpita da una tragedia che ci lascia senza fiato e senza parole. La morte di Sadjide Muslija, avvenuta nella sua abitazione a Pianello Vallesina, è un dolore che attraversa le nostre case, le nostre strade, le nostre coscienze. Come Sindaco di Monte Roberto, sento il dovere – ma soprattutto il bisogno umano – di esprimere il mio più profondo cordoglio a nome dell’intera cittadinanza. Oggi non abbiamo perso soltanto una nostra concittadina: abbiamo perso una donna, una madre, una persona che aveva diritto alla serenità, al rispetto, alla vita. Il pensiero va ai suoi familiari, travolti da un lutto crudele. A loro rivolgo, con il cuore, le mie più sincere e affettuose condoglianze. Possa la vicinanza della comunità offrire conforto in questo abisso di dolore. Come Amministrazione comunale, siamo sconvolti e profondamente turbati da quanto accaduto. La violenza che ha spezzato la vita di Sadjide Muslija è una ferita che colpisce tutti noi. Una ferita che ci chiama alla responsabilità, all’impegno, al rifiuto assoluto di ogni forma di violenza, soprattutto quella che nasce dentro le mura di casa, là dove ogni donna dovrebbe sentirsi al sicuro”. Lo scrive il sindaco di Monte Roberto, Lorenzo Focante, tramite i social del comune. 
Monte Roberto piange. Piange per una vita spezzata, per un vuoto che nulla potrà colmare. Ma piange anche con dignità e con unità, perché nessuno deve affrontare un dolore così grande da solo. Che la memoria di questa donna possa restare viva e che il nostro impegno possa contribuire a far sì che simili drammi non si ripetano”.

A meno di 18 anni mette a segno una truffa da 15 mila euro

AGI – Non somiglia di certo al Leonardo Di Caprio di “Prova a prendermi”, ma le premesse per seguire le orme di un giovane Frank Abagnale ci sarebbero. Del resto una truffa da 15 mila euro prima di festeggiare i 18 anni, non è cosa da poco.

Lo hanno trovato gli agenti della Polizia ferroviaria di Firenze. Aveva una busta pesante tra le mani e si aggirava nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. Quando ha visto gli agenti che stavano per avvicinarsi ha cercato maldestramente di nascondere tra le gambe la busta. Gli agenti si sono avvicinati chiedendogli se avesse bisogno di qualcosa ma il malloppo era troppo pesante per non essere notato con sospetto dai poliziotti.

La scoperta della truffa

Il ragazzino ha provato a spiegare che doveva partire subito per Napoli, ma quell’atteggiamento un po’ goffo, un po’ strano ha spinto gli agenti a voler andare a fondo. Hanno chiesto al ragazzo di mostrare il contenuto della busta ed è saltato fuori il tesoretto nascosto in un giubbotto. Anelli, bracciali e collane erano riposti anche in contenitori con tanto di indicazioni di una gioielleria. E partendo proprio da quell’indicazione gli agenti hanno rintracciato le vittime di una truffa

La storia è stata poi ricostruita e vede coinvolta una coppia di cinquantenni, raggiunti da più telefonate da un uomo che si spacciava per ufficiale delle forze dell’ordine. Nelle conversazioni, l’ufficiale ha raccontato ai coniugi che la targa dell’auto intestata al marito era stata clonata e utilizzata per consumare una rapina. L’ufficiale ha invitato l’uomo a recarsi urgentemente in un ufficio non proprio vicino per la denuncia e gli accertamenti investigativi.

Il lieto fine

Un pretesto perfetto per far allontanare il marito e telefonare ancora per convincere la moglie a raccogliere quanto di prezioso avesse in casa e a stilarne l’elenco per consegnare tutto a un delegato del tribunale che da lì a poco l’avrebbe raggiunta a casa, come è accaduto.

La storia ha però un lieto fine: la donna ha riconosciuto i suoi gioielli in quelli recuperati dalla Polizia Ferroviaria di Firenze.

Chiuse le indagini su Ramy, 4 carabinieri falsificarono il verbale

AGI – Quattro carabinieri “in concorso tra loro”, scrissero il verbale di arresto di Fares Bouzidi “attestando falsamente e omettendo i dati dei quali l’atto era destinato a provare la verità”. È quanto si legge nell’atto di chiusura delle indagini, visionato dall’AGI, per otto indagati nell’inchiesta sull’incidente in cui morì Ramy Elgaml, dopo un lungo inseguimento dei militari al motorino guidato da Bouzidi.

Tra le altre cose, vengono accusati di avere omesso di “menzionare l’urto dei veicoli coinvolti”, di indicare la presenza di un testimone oculare e di non avere dato atto della presenza di una dashcam sull’auto.

L’inchiesta unifica procedimenti e le accuse

L’atto firmato dai pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano definisce la riunione di procedimenti che prima erano separati, mettendo insieme il capitolo sull’incidente in cui morì Ramy e quello sul presunto depistaggio da parte dei carabinieri. Ad Antonio Lenoci, conducente della gazzella che inseguì lo scooter a bordo del quale viaggiava Ramy Elgaml, i pm di Milano contestano l’omicidio stradale e, novità, anche le lesioni ma viene pure riconosciuto che il fatto è stato commesso “con l’attenuante di non essere l’evento conseguenza esclusiva dell’azione del colpevole, avendo Fares Bouzidi contribuito alla causazione del sinistro con la propria condotta gravemente imprudente“.

Gli otto indagati

L’avviso di chiusura delle indagini riguarda Fares Bouzidi, Antonio Lenoci, Mario Di Micco, Luigi Paternuosto, Bruno Zanotto, Federico Botteghin, Ignazio Nicola Zuddas e Ilario Castello.

La condotta di Antonio Lenoci

Lenoci, secondo la ricostruzione della Procura. “teneva una distanza dal motoveicolo inseguito estremamente ridotta, quasi affiancandolo e, comunque, avvicinandosi allo stesso sino a 80 cm circa (distanza laterale), mentre procedeva a una velocità di 56,4 km/h (a fronte di una velocità della moto pari a circa 54,8 Km/h nel tratto finale) e, dunque, mantenendo una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni con il mezzo in fuga, considerate le condotte avventate del conducente del motociclo”.

Il depistaggio di Zanotto e Botteghin

Nell’atto di chiusura delle indagini sull’incidente in cui morì Ramy Elgaml il 24 novembre del 2024 a Milano, i pm scrivono che i carabinieri Bruno Zanotto e Federico Botteghinimmutavano artificiosamente il corpo del reato ovvero lo stato delle cose connesse al reato al fine di impedire, ostacolare e sviare l’indagine relativa al sinistro stradale“. Inoltre “costringevano” il testimone A.E. “a cancellare dal proprio telefono 9 file contenenti video registrati in orario compreso tra le 4 e 02 e le 4 e 06, appena effettuati, relativi alle diverse fasi dell’incidente stradale che si era verificato alle 4 e 03 nonché alle fasi immediatamente successive”.

Le minacce ai testimoni e l’occultamento di prove

Oltre ai due carabinieri che avrebbero fatto cancellare dei file sul telefono al testimone A.E., la Procura contesta ad altri due militari dell’Arma, Mario Di Micco e Luigi Paternuosto, di avere cercato di “sviare le indagini” sulla morte di Ramy Elgaml con “minacce” nei confronti del testimone Omar E. In particolare, si legge nell’atto di chiusura delle indagini, avrebbero proferito “frasi del tipo ‘cancella immediatamente il video…fammi vedere che lo hai cancellato…adesso sali in macchina perché ti prendi una denuncia ti carico in macchina e aspetti che finiamo…dammi il documento che adesso ti becchi una denuncia”. Inoltre, avrebbero costretto il testimone oculare, che poi venne intervistato dalle ‘Iene‘, a cancellare dal proprio telefono cellulare un file contenente un video, appena effettuato, ritraente il sinistro stradale“. Sempre secondo i pm, Paternuosto avrebbe poi cancellato la fotografia del documento d’identità sul suo cellulare del testimone “in modo da ostacolare le indagini, impedendo la tempestiva identificazione del principale testimone oculare presente ai fatti, cui si addiveniva soltanto diversi giorni dopo a seguito di una trasmissione televisiva”. Ai due viene contestata l’aggravante “del fatto commesso mediante distruzione in tutto o in parte di documenti da impiegare come elementi di prova o comunque utili alla scoperta del reato o al suo accertamento”.

La posizione di Fares Bouzidi

Nel nuovo avviso di chiusura delle indagini preliminari resta invariato il capo d’incolpazione per Fares Bouzidi, l’amico di Ramy Elgaml, accusato dalla procura di Milano del concorso con il carabiniere Antonio Lenoci nell’omicidio stradale del 19enne dopo aver violato tre articoli del codice della strada. Al 22enne, difeso dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, viene contestato di non essersi fermato all’alt dei carabinieri in via Rosales e di essere fuggito mantengono una guida pericolosa tale da costituire pericolo ed intralcio per la circolazione e la sicurezza stradale” con le aggravanti di aver circolato contromano e senza la patente di guida“.

Il commento di Matteo Salvini

Carabinieri a processo per la morte di Ramy? Un’altra richiesta assurda e vergognosa. Onore all’arma e alle nostre forze dell’ordine! Riforma della Giustizia? Sì, grazie”. Così il segretario leghista Matteo Salvini sui social.

Il liceo più performante d’Italia è a Padova. Il migliore di Roma è il Visconti, a Milano il Berchet

AGI – A Roma, l'”Ennio Quirino Visconti” si conferma il miglior Liceo Classico della Capitale, replicando il primato dello scorso anno. A Milano, invece, il “Giovanni Berchet” supera il “Sacro Cuore” e conquista la vetta della classifica. Ma la scuola più performante in assoluto del nostro Paese si trova in Veneto, precisamente in provincia di Padova: è il liceo Giovanni Battista Ferrari di Este. A rivelarlo è la nuova edizione 2025 della piattaforma digitale gratuita Eduscopio.it della Fondazione Agnelli (www.eduscopio.it), che ogni anno rileva gli istituti – categorizzati tra liceiistituti tecnici e istituti professionali – che mettono nelle mani degli studenti i diplomi più “pesanti”, sia per chi punta alla laurea sia per chi guarda subito al lavoro.

Per farlo, come da tradizione, il team di esperti ha valutato gli istituti sulla base di due parametri principali: da un lato i risultati ottenuti dagli studenti, in particolare dei licei, nel primo anno di università; dall’altro il livello di inserimento lavorativo dei diplomati provenienti da scuole tecniche e professionali. E lo ha fatto analizzando i dati di 1.355.000 “maturati” italiani di 8.150 scuole in tre anni scolastici (a.s. 2019/20, 2020/21, 2021/22): fra questi, troviamo anche i primi 2.112 diplomati facenti parte della sperimentazione dei percorsi quadriennali avviata nell’anno scolastico 2018-19. A fare il punto della situazione è il portale Skuola.net, che ha elaborato una sintesi dei principali risultati dell’edizione 2025-26 dell’Osservatorio Eduscopio, partendo dalla Capitale e passando in rassegna, città per città e da Nord a Sud, le scuole superiori che rappresentano le migliori opzioni per ciascun indirizzo. Nel valutare gli istituti che preparano al percorso universitario, l’Osservatorio di Eduscopio non si limita ai soli licei, ma include anche gli Istituti Tecnici.

Roma e Milano: le migliori scuole superiori

Nel dettaglio, a Roma l'”Ennio Quirino Visconti” si conferma per il secondo anno consecutivo il miglior Liceo Classico della città, seguito a breve distanza dal “Terenzio Mamiani” e dal “Tasso“. Anche il “Righi” replica il primato dell’edizione 2024 tra i Licei Scientifici, mentre l’istituto paritario “San Giovanni Battista” compie un balzo in avanti, salendo dal quinto al secondo posto. A completare il podio degli scientifici è il “Giuseppe Peano“. A Milano il “Giovanni Berchet” balza in prima posizione, classificandosi come miglior Liceo Classico milanese. Alle sue spalle il Liceo Classico paritario “Sacro Cuore” – che perde il primato del 2024 – e il “Giosuè Carducci“. Per quanto riguarda invece i Licei Scientifici, la classifica si presenta simile a quella del 2024: le prime due posizioni sono occupate, rispettivamente, dall'”Alessandro Volta” e dal “Leonardo Da Vinci“.

Torino, Bologna e Napoli: le eccellenze locali

A Torino, il “Camillo Benso Di Cavour” scavalca il “Gioberti” – che scivola in seconda posizione – è per quest’anno il miglior Liceo Classico della città. Chiude il podio il “Vittorio Alfieri“. Il Liceo Scientifico “Edoardo Agnelli” è il primo classificato dell’edizione 2025, alle sue spalle ci sono l'”Altiero Spinelli” e il “Galileo Ferraris“. In quel di Bologna, la situazione è rimasta sostanzialmente simile alle rilevazioni del 2024. Anche quest’anno il “Luigi Galvani” e il “Marco Minghetti” sono i due migliori Licei Classici del territorio. Lo stesso accade nel settore “Scientifico”, dove il liceo “Niccolò Copernico” conferma la prima posizione, seguito dal “Luigi Galvani” e dall'”Enrico Fermi” in terza posizione. A Napoli, il miglior Liceo Classico della città è il “Convitto Vittorio Emanuele II“, seguito dal “Jacopo Sannazzaro” in seconda posizione e dal “Piero Calamandrei” al terzo posto. Il “Convitto Emanuele II” si distingue inoltre anche tra i Licei Scientifici, conquistando la prima posizione davanti al “Giuseppe Mercalli“, medaglia d’argento, e all'”Arturo Labriola“, che chiude il podio.

Palermo: la situazione nelle isole

Il viaggio di Eduscopio si conclude nelle Isole e, anche a Palermo, non si registrano particolari scossoni rispetto alla scorsa edizione. In vetta alla classifica dei Licei Classici si conferma il “Giuseppe Garibaldi“, seguito dal “Vittorio Emanuele II” e dall'”Umberto I“. Tra i Licei Scientifici si distingue il paritario “Gonzaga“, che conquista la prima posizione superando il “Galilei“, mentre il “Benedetto Croce” e lo “Stanislao Cannizzaro” si confermano rispettivamente al secondo e al terzo posto.

L’Aquila Capitale della Cultura 2026, il programma ufficiale con 300 eventi in 300 giorni

AGI – L’Aquila ha presentato questa mattina, nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il programma ufficiale di Capitale italiana della Cultura 2026: oltre 300 eventi in 300 giorni tra arte, musica, teatro, cinema, danza, partecipazione e ricerca, con ospiti internazionali.

Il progetto, che prenderà il via il 17 gennaio con una cerimonia ufficiale, si distingue per un forte valore identitario e per un modello culturale policentrico che coinvolge città medie e aree interne dell’Appennino.

Interventi istituzionali e visione strategica

Alla conferenza, sono intervenuti il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il coordinatore scientifico della candidatura Pier Luigi Sacco, il direttore del dossier Alessandro Crociata, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e i rappresentanti del Comitato dei garanti e del Comitato di sostegno dei privati.

“Il 2026 sarà l’occasione per mostrare all’Italia e all’Europa una città che oggi si presenta come laboratorio vivo di rigenerazione culturale, luogo di incontro, dialogo e innovazione – ha detto Marsilio -. La cultura non è un ornamento, ma un motore decisivo, capace di ricomporre il tessuto sociale, di restituirle identità e fiducia”. Marsilio ha poi ribadito che la Regione garantirà “un coordinamento efficace, una visione strategica che consenta la piena integrazione degli investimenti”, con l’obiettivo di trasformare il 2026 “in un volano di sviluppo per tutto il territorio regionale”. “Capitale italiana della Cultura non è solo un riconoscimento: è una responsabilità, è un impegno verso il Paese e verso le future generazioni”, ha concluso.

L’idea guida: un territorio, mille capitali

Il sindaco Biondi ha illustrato l’idea guida del progetto: “Un territorio, mille capitali. Non una città, ma un territorio. Non una capitale, ma mille capitali: luoghi, istituzioni, paesi e – soprattutto – mille capitali umani. La nostra forza è la coralità di una comunità ampia, policentrica e in evoluzione“, ha dichiarato, ricordando come il dossier vincitore sia frutto di un lavoro condiviso con il Comune di Rieti e le aree colpite dai sismi del 2009 e 2016. Biondi ha inoltre sottolineato l’investimento complessivo del Comune per il 2026: “Supera i 16 milioni di euro, segno di una volontà politica chiara: affiancare alla ricostruzione materiale una strategia culturale strutturale, capace di generare futuro.”

Cultura come infrastruttura primaria e impatto sociale

Pier Luigi Sacco, coordinatore scientifico di candidatura, ha definito la cultura “una infrastruttura primaria per le aree interne“, evidenziando come essa produca impatti concreti sul benessere e sulla coesione sociale. “Con L’Aquila 2026 faremo un passo in più: mostreremo come la costante esposizione della Capitale alla cultura durante l’anno produca effetti concreti non solo sulla salute mentale, ma anche su quella fisica”. Il direttore del dossier, Alessandro Crociata, ha spiegato la logica della Capitale diffusa come “mosaico di capitali”: “Abbiamo applicato un modello di sviluppo culturale che valorizza il ruolo delle città medie come motori dell’economia territoriale. L’Aquila è sede del primo Osservatorio Culturale Urbano in Italia, uno strumento che misurerà l’impatto delle politiche culturali e offrirà dati utili per orientare lo sviluppo locale“.

L’alleanza interregionale e il programma eventi

Il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, ha evidenziato il valore dell’alleanza interregionale: “Ci apprestiamo a vivere una fondamentale occasione di valorizzazione del territorio dell’Aquila, di Rieti e dell’intero Appennino centrale. Rieti sarà protagonista insieme all’Aquila, con entusiasmo e orgoglio”. “La sfida è mettere al centro del dibattito culturale italiano il tema delle aree interne dell’Appennino centrale e delle città medie, troppo spesso dimenticate”, ha aggiunto. Il programma 2026 propone oltre 300 eventi. Tra i principali, una grande mostra dedicata a Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila; l’esposizione “Convergenze e continuità” su architetture e paesaggi urbani abruzzesi; la parata artistica “Sond – The School of Narrative Dance” di Marinella Senatore; e il progetto “Oltre il visibile” dell’artista cinese Liu Bolin. Il 2026 segnerà inoltre la riapertura del Teatro Comunale, del Teatro San Filippo e il rientro del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco.

La motivazione del ministro Giuli

“Avete ascoltato la voce del mio predecessore che annunciava l’apertura della busta, vi assicuro che in un anno abbondante al Ministero della Cultura quello è un momento davvero emozionante. L’emozione a volte genera anche dei raptus canori, ma L’aquila di Lucio Battisti ve la risparmio”. Con una battuta, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha aperto il suo intervento sottolineando la natura rigorosa del processo di selezione: “La scelta di una città capitale è frutto di una selezione rigorosissima“.

 

 

Il ministro ha quindi motivato la designazione della città: “Nel caso dell’Aquila è evidente che il mio cuore batteva forte. Quando viene conferito un titolo molto importante significa che si trasforma un dato di fatto in stato di diritto, in termini più semplici L’Aquila è capitale della cultura da molto tempo“. Il ministro ha ricordato la capacità della comunità aquilana di trasformare la tragedia in una spinta propulsiva: “Quando queste attività sono radicate in un tessuto sociale che ha saputo trasformare un trauma così grande in una forza propulsiva, riuscendo a trasformare ferite e cicatrici in forza e progetti”.

“La missione del Mic è quella di promuovere, garantire la valorizzazione di una identità plurale che trova una vetrina speciale nell’Aquila, che è effettivamente l’avanguardia di una buona amministrazione”, ha concluso Giuli.

 

Chiede sesso a una donna in cambio di un ‘favore istituzionale’: 5 anni a un carabiniere

AGI – Un carabiniere 47enne in servizio in una caserma del Cesenate è stato condannato a cinque anni di reclusione per concussione e violenza sessuale. La sentenza è stata pronunciata dal gup Elisabetta Giorgi al termine del rito abbreviato.

L’uomo, per i pm e ora per i giudici di primo grado, ha chiesto rapporti sessuali a una trentenne in cambio di un ‘favore istituzionale’, promettendo cioè di intervenire su una decurtazione di punti patente a un familiare della donna e di evitare ulteriori procedimenti nei confronti del fratello, già noto alle forze dell’ordine.

I fatti e la richiesta del pubblico ministero

I fatti risalgono al 2023 e si sono consumati all’interno della caserma dove la donna era stata convocata. Il pubblico ministero Andrea Marchini aveva chiesto 7 anni e un mese di reclusione.

La linea difensiva e il ricorso in appello

Il militare dell’Arma, sospeso dal servizio dopo l’apertura dell’indagine, ha sempre negato ogni forma di coercizione sostenendo che il rapporto fosse consenziente. I difensori, Alessandro Pinzari e Piero Porciani, annunciano ricorso in Appello, definendosi “increduli” dopo la condanna. Hanno inoltre ricordato che la donna, giudicata capace di intendere e volere, negli ultimi mesi ha presentato altre denunce per presunte violenze, circostanza che – sostengono – renderebbe fragile la sua attendibilità.

La posizione dell’imputato e l’attesa delle motivazioni

L’imputato, incensurato e con carriera ritenuta fino ad allora irreprensibile, era presente in aula alla lettura della sentenza. Ora si attendono le motivazioni.

Quindicenne travolto in monopattino da una bici elettrica, è grave

AGI – E’ ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Andria il ragazzo di 15 anni  in monopattino che è stato investito da una bici elettrica nel centro storico di Corato, nella tarda serata di ieri. Il conducente del mezzo non si è fermato per prestare soccorso.

Per fare luce sulla vicenda, sulla quale indagano i carabinieri della stazione di Ruvo, le forze dell’ordine stanno facendo verifiche sulle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della zona. Lo riportano i media locali.

La vittima stava percorrendo piazza Di Vagno quando è avvenuto l’incidente. Da una primissima ricostruzione non si esclude che il conducente della bici elettrica abbia pochi anni d’età in più della vittima. Dopo il primo intervento dei sanitari del 118 la il 15enne è stato trasportato prima all’ospedale di Corato e poi, a causa della gravita’ delle ferite riportate, è stato trasferito al Bonomo di Andria.

Disabilità e sport: luci e ombre, tra strutture inadeguate e casi virtuosi

AGI – Per migliaia di persone con disabilità, fare sport è ancora un sogno impossibile, con oltre il 20% delle strutture ancora inaccessibili, sostegni insufficienti e un sistema ancora lontano dall’essere davvero inclusivo. Questo il quadro emerso in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che cade oggi 3 dicembre. Secondo il recente Rapporto Osservatorio Valore Sport 2025, redatto da The European House Ambrosetti in collaborazione con il CONI, il Comitato Italiano Paralimpico, l’ICSC (Istituto per il Credito Sportivo e Culturale) e Sport e Salute, il nostro Paese conta circa 77.000 impianti, molti dei quali obsoleti (il 44% risale agli anni ’70-’80) e caratterizzati da gravi barriere architettoniche.

I numeri della disabilità a scuola

Questa esclusione infrastrutturale si inserisce in un quadro più ampio di domanda in crescita: secondo quanto riportato dall’ISTAT nell’ultima indagine sul settore, infatti, per l’anno scolastico 2023-2024 si registrano quasi 360.000 alunni con disabilità, pari al 4,5% degli iscritti (+6% rispetto all’anno precedente e +26% in cinque anni).

Nonostante un incremento della quota di docenti con formazione specifica per il sostegno (+10% in quattro anni), permane una discontinuità nella didattica: sempre l’ISTAT evidenzia che oltre il 57% degli studenti con disabilità cambia insegnante di sostegno da un anno all’altro. Per quanto concerne la pratica sportiva, l’Istituto rileva che nel 2024 oltre 21,5 milioni di persone (il 37,5% della popolazione di 3 anni e più) dichiarano di praticare sport, ma le barriere di accesso possono rendere questa partecipazione meno equa di quanto il dato complessivo suggerisca.

Il caso virtuoso: No Limits Team di Monza

In questo contesto, No Limits Team di Monza rappresenta un modello virtuoso di integrazione e accessibilità alla pratica sportiva: si tratta di una vera e propria squadra di pallavolo iscritta a Special Olympics per persone con disabilità intellettive. È stata fondata nel 2017 come frutto della collaborazione tra l’Associazione Silvia Tremolada e il Vero Volley, il quale riconosce il valore che lo sport riveste per tutti e la sua importanza nello sviluppo fisico, psichico e sociale della persona: consente di approfondire la conoscenza del proprio corpo e delle potenzialità, ma anche dei propri limiti.

In particolare, per le persone con disabilità lo sport è un elemento fondamentale, in quanto rappresenta un’opportunità di crescita e di formazione che permette di raggiungere un giusto benessere interiore. “L’elemento più prezioso del lavoro con i No Limits è il valore umano che viviamo ogni giorno insieme ai ragazzi della squadra”, afferma Alessandra Marzari, presidente di Vero Volley. “Non offriamo solo un’attività sportiva: creiamo un ambiente accogliente in cui ogni persona, indipendentemente dalle proprie abilità, può sentirsi parte integrante di un progetto condiviso. Se non lo si vive è difficile comprendere che significato abbia l’attesa del momento di sport insieme per i ragazzi e per le loro famiglie: ciò che si innesca è invece chiaro sotto i nostri occhi e siamo grati di poter portare avanti progetti come questo e come tutti gli altri con la persona al centro, ad esempio con San Patrignano e Change the Game”.

Attualmente gli iscritti alla squadra sono circa cinquanta, suddivisi in 35 atleti (20 maschi e 15 femmine) e circa venti partner che arrivano, per esempio, dal mondo del volontariato o dalle scuole superiori. Gli atleti di No Limits condividono il campo di allenamento dell’Opiquad Arena con le campionesse di Vero Volley come Paola Egonu e Anna Danesi, ma con regole leggermente diverse. Si giocano vere e proprie partite di pallavolo 6 contro 6, tuttavia per ogni squadra devono esserci sempre in campo 3 atleti e 3 partner, che li aiutano a eseguire azioni sempre più evolute. Ci sono poi tre regole in più rispetto alle partite di Serie A: non si possono effettuare più di 3 battute consecutive per ogni giocatore, al termine dei 3 turni di servizio si esegue una rotazione della formazione; in ogni azione di gioco almeno uno dei 3 tocchi deve essere fatto da un atleta, poiché non possono essere fatti tocchi esclusivamente dai partner prima di mandare la palla nel campo avversario.

Quest’anno la squadra, sponsorizzata da ArgenX, disputerà i secondi Incontri Regionali Ricreativi di pallavolo indetti da Special Olympics sfidando altri 7 team lombardi: Bergamo, Brescia, Cazzago, Montichiari, Morbegno, Agrate e Lodi. Inoltre da anni partecipa a progetti e manifestazioni organizzate dal Comune di Monza, come “Entra in gioco”, e da quelli limitrofi, che garantiscono una o due giornate al mese di attività agonistica. Sonia Ciboldi, una delle veterane tra le atlete di No Limits, è stata selezionata per rappresentare l’Italia alla prima World Cup di pallavolo che si è tenuta quest’anno a Katowice in Polonia, classificandosi sesta con la nostra Nazionale.

“L’esempio di Sonia è motivo di grande orgoglio della nostra squadra e testimonia la bontà del nostro lavoro” dichiara Massimo Tadini, Direttore responsabile di No Limits Team. “Personalmente ritengo che questo mondo, che attualmente sta riscuotendo parecchio interesse da Enti, aziende e media, debba cogliere l’occasione per fare un salto di qualità, in modo che la parola Inclusione, ultimamente molto in voga, voglia significare un’autentica mescolanza di persone che hanno opportunità diverse dalla vita: finché continueremo a parlare di integrazione di un mondo con l’altro, continuandone con questo a sottolinearne la diversità, non potremo parlare di vera e propria inclusione. Troppe sono le occasioni in cui i due mondi (quello dei normali e quello dei diversi) stanno insieme integrati nello stesso luogo ma empaticamente separati tra loro. Per questo continuerò a stare vicino, come allenatore, direttore responsabile o nel modo in cui mi sarà permesso a questa realtà in cui tutti servono agli altri per raggiungere uno scopo comune: fare punto e vincere le partite attraversando e vivendo sensazioni, paure, situazioni ed emozioni, come tutti fanno nella propria vita”. 

Arresti domiciliari per Totò Cuffaro

AGI – Il Ros dei Carabinieri ha eseguito l’ordinanza del gip di Palermo, Carmen Sallustro, che prevede gli arresti domiciliari per Salvatore Cuffaro, Antonio Iacono e Roberto Colletti.

Il gip ha deciso l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto temporaneo di esercitare per un anno attività imprenditoriali e uffici direttivi per Mauro Marchese e Marco Dammone, oltre all’obbligo di firma per Vito Raso. E’ stata invece respinta la richiesta di arresti domiciliari, formulata dall’accusa, nei confronti del parlamentare nazionale Saverio Romano.

 

 

Il gip non ha inoltre disposto misure cautelari nei confronti di: Antonio Abbonato, Ferdinando Aiello, Paolo Bordonaro, Alessandro Caltagirone, Giuseppa Di Mauro, Vito Fazzino, Sergio Mazzola, Carmelo Pace, capogruppo all’Assemblea regionale Siciliana della Democrazia Cristiana, Paolo Emilio Russo, Giovanni Giuseppe Tomasino e Alessandro Vetro che restano tutti indagati ma a piede libero.

L’inchiesta sulla corruzione nella sanità siciliana

Si tratta di alcuni degli indagati coinvolti nell’importante inchiesta su corruzione e turbativa degli incanti nella sanità siciliana, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo. Nei giorni scorsi, tutti erano stati sentiti dal giudice nel corso dell’interrogatorio preventivo.

L’indagine che ha portato il gip a decidere per gli arresti domiciliari dell’ex presidente della Regione Siciliana Cuffaro si riferisce alla presunta “ingerenza nelle nomine di dirigenti e funzionari negli enti amministrativi regionali operanti nei settori nevralgici della sanità, degli appalti e delle opere pubbliche” e, spiegano gli investigatori, al suo “diretto coinvolgimento nella conclusione di accordi corruttivi stipulati nell’ambito di gare e concorsi pubblici, tra l’altro e, in particolare, nel settore sanitario”. 

La soddisfazione di Romano

“Esprimo grande soddisfazione per l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che non ha ravvisato gli elementi indiziari sufficienti riguardo alla mia posizione. Ribadisco la mia piena fiducia nei confronti della magistratura, nella piena consapevolezza della mia totale estraneità alle accuse che sono state formulate nei miei confronti”. Lo ha dichiarato il coordinatore di Noi moderati Saverio Romano dopo che il gip di Palermo ha respinto la richiesta di arresti domiciliari nei suoi confronti.

Dopo l’inchiesta di AGI, nuova bufera nel mondo del calcio

AGI – Dopo l’inchiesta di AGI si muove la procura di Roma. Sono 52 le perquisizioni eseguite questa mattina ad altrettanti indagati, tra persone fisiche e giuridiche, in relazione ai finanziamenti presi da alcune società di calcio, tra cui Ancona, Ternana e Triestina.

L’inchiesta ruota attorno ai finanziamenti arrivati da Banca Progetto e a occuparsi dell’indagine sono i magistrati Mario Dovinola e Vincenzo Palumbo coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini.

Il decreto di perquisizione, milioni di euro per mutui senza garanzie

Un mutuo chirografario di un milione e mezzo di euro in favore della Au 79 produzione e servizi srl (attività di produzione cinematografica, produzione video e programmi televisivi) erogato da Banca Progetto in violazione di ogni criterio di valutazione del merito creditizio con garanzia pubblica prestata dalla Banca del Mezzogiorno – Medio Credito Credito Centrale Spa. E ancora, un mutuo di un milione e 200 mila euro versati dalla stessa banca e alle stesse condizione in favore della società editoriale 7 Colli. E un altro mutuo da 3 milioni di euro con copertura del 80% alla stessa 7 Colli. Soldi versati omettendo di effettuare le verifiche antifrode e antiriciclaggio e senza alcuna analisi sulle effettive finalità del finanziamento.

Questi sono solo alcuni dei dettagli che emergono dal decreto di perquisizione – di cui AGI è in possesso -, della Guardia di Finanza che, su delega della procura di Roma, questa mattina ha perquisito le sedi di 52 tra persone fisiche e società, accusate a vario titolo di aver creato un sistema attraverso il quale diverse società di capitali con sede a Roma, dopo aver effettuato operazioni di simulazioni di aumento del capitale, richiedevano e ottenevano indebitamente da Banca Progetto risorse con garanzia pubblica del Medio Credito Centrale destinate altrimenti a finanziare le piccole e medie imprese meritevoli in aree svantaggiate. 

Gli indagati: Scaramuzzino, Di Paolo e i fondi alla Ternana

Tra le persone perquisite anche Antonio Scaramuzzino che era al timone della Crick Crock negli anni in cui la società finanziava per migliaia di euro la Ternana calcio. A questi si aggiunge una fattura da 25 mila euro emessa dalla società Sirius sempre dello stesso imprenditore – vicino ad Alessandro Di Paolo che ha “aiutato” l’Ancona Calcio attraverso la Romana Film –, il 27 settembre 2023 nei confronti della squadra di Terni, con oggetto ufficiale “attività di consulenza per ricerca sponsor“. Un giro di soldi su cui sono in corso accertamenti. I rapporti tra Scaramuzzino e Di Paolo sono buoni e la passione dell’imprenditore, ex della Isoardi, per il calcio è cosa nota.

I legami con Ostia e Roberto Di Paolo

In passato, infatti, la famiglia – e in particolare il padre Roberto – aveva finanziato l’Ostiamare (oggi di proprietà del tecnico del Genoa ed ex bandiera della Roma Daniele De Rossi). E anche sul litorale compare un finanziamento della Crick Crock di Scaramuzzino, coincidenze sulle quali gli inquirenti vogliono però vederci chiaro. Di Roberto Di Paolo, a Ostia e non solo, si parla ancora. Conosciuto come “un presidente appassionato e vulcanico”, lo ricorda così Federico Orlando, ex dipendente dell’Ostiamare.

L’affare Triestina e i 16 milioni di euro da Banca Progetto

Poi c’è la parte che riguarda Trieste, o meglio la Triestina calcio dell’ex presidente della Triestina, Simone Giacomini che è indicato – da chi indaga -, in relazioni d’affari con Piergiorgio Crosti e lo stesso Antonio Scaramuzzino entrambi consulenti delle aziende di Alessandro Di Paolo che, ad un certo punto, siamo ad inizio del 2023, rilevano delle quote della Triestina calcio dopo il disimpegno di Giacomini, che le aveva affidate a sua volta ad un fondo di investimento statunitense.

I finanziamenti utilizzati per sostenere la Triestina – secondo gli investigatori – sono stati ottenuti attraverso società di comodo nella reale disponibilità di Crosti, Scaramuzzino e Di Paolo con fondi provenienti proprio da Banca Progetto per un totale di circa 16 milioni di euro e “richiesti per finalità mai realizzate”.

 

 

Salvati nel chietino 15 cani che vivevano nel fango

AGI – Vivevano nel fango, circondati da recinzioni fatiscenti e senza una copertura che potesse ripararli davvero dalle intemperie. Altri, invece, erano rimasti chiusi all’interno di un’attività commerciale non operativa. Sono in tutto 15 i cani portati in salvo a Fara Filiorum Petri (Chieti) grazie a un’operazione di controllo del benessere animale condotta dal Servizio veterinario di Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretto da Giovanni Di Paolo. 

L’intervento, scattato nelle ultime settimane nell’ambito di un’intensificazione della vigilanza sul territorio, ha portato al sequestro preventivo degli animali in due distinte operazioni, con l’ipotesi di reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. La situazione più critica è emersa durante il primo sopralluogo, condotto in collaborazione con i Carabinieri forestali. I veterinari della Asl hanno individuato nove cani di media e piccola taglia costretti a vivere in condizioni di degrado: il terreno era un pantano fangoso, le recinzioni precarie e mancavano strutture stabili per proteggerli. Oltre al contesto ambientale, a preoccupare i sanitari è stato lo stato di nutrizione degli animali, giudicati sottopeso. Per poter intervenire e mettere in sicurezza i cani è stato necessario l’intervento del magistrato di turno, che ha emesso un decreto di esecuzione. Il provvedimento ha permesso al personale della Asl e ai militari dell’Arma di prelevare gli animali e trasferirli immediatamente nel canile sanitario, dove sono stati sottoposti alle cure necessarie. Al momento si procede contro ignoti. Sempre a Fara Filiorum Petri, una segnalazione arrivata da un cittadino ha fatto scattare il secondo intervento.

La Polizia locale ha richiesto il supporto del Servizio veterinario per verificare la presenza di animali all’interno di un esercizio commerciale chiuso. Una volta entrati, gli operatori hanno trovato sei cani. Anche in questo caso è scattato il sequestro, convalidato successivamente dal pubblico ministero. La proprietaria dell’attività, assente al momento del sopralluogo, ma identificata come proprietaria degli animali, è stata segnalata all’autorità giudiziaria. Tutti i 15 cani recuperati sono stati affidati al canile sanitario di Lanciano (Chieti) per le visite cliniche approfondite e le procedure di rito. L’attività di vigilanza del Servizio veterinario di sanità animale non si ferma: sono attualmente in corso altri accertamenti sul territorio provinciale per contrastare il fenomeno del maltrattamento.

Moody’s migliora il rating della Regione Lazio: da Baa3 a Baa2

AGI – Moody’s ha annunciato un nuovo miglioramento del rating della Regione Lazio, che passa da Baa3 a Baa2 con outlook stabile. È il secondo upgrade in pochi mesi e conferma la solidità del percorso intrapreso dall’Amministrazione regionale, sostenuto da una gestione più efficace del bilancio, della sanità e del debito.

L’agenzia riconosce un andamento operativo solido, entrate stabili, una struttura del debito più snella e un’elevata probabilità di supporto statale in caso di necessità. Il nuovo giudizio accresce la reputazione del Lazio e ne rafforza la posizione come istituzione affidabile nel panorama nazionale e internazionale.

“Questo upgrade conferma in modo chiaro gli effetti del lavoro avviato fin dall’inizio della legislatura. Abbiamo fatto scelte nette, puntato sulla responsabilità e riportato ordine in settori che per anni hanno pesato sui conti regionali. Il riconoscimento di Moody’s non riguarda solo la dimensione finanziaria, ma parla anche del Lazio come istituzione che oggi si presenta con maggiore credibilità sul piano internazionale. È un risultato che rafforza la fiducia degli investitori e dimostra che la nostra Regione sta tornando un punto di riferimento affidabile”, dichiara il presidente Francesco Rocca.

“Il secondo upgrade in tre anni del rating della Regione Lazio premia i nostri sforzi. Abbiamo lavorato per ridurre un debito mostruoso ed investito senza crearne di nuovo. Abbiamo reso più efficiente la spesa e, soprattutto, stiamo restituendo credibilità alla Regione Lazio. Infatti, questo processo virtuoso non è solo tecnico, ma ha un impatto diretto sulla reputazione del Lazio. Nel momento in cui Moody’s riconosce che la gestione finanziaria è solida e orientata al futuro, cambia il paradigma con cui la Regione Lazio viene percepita nel mondo imprenditoriale, istituzionale e sui mercati. Un decisivo passo avanti per restituire attrattività e competitività, che si tradurranno in più investimenti, più opportunità per imprese, più lavoro per i giovani e più ricchezza per i cittadini”, afferma l’assessore al Bilancio, Giancarlo Righini

 “Il nuovo upgrade di Moody’s rappresenta un traguardo storico per la Regione Lazio: il passaggio a Baa2 con outlook stabile non è soltanto un dato tecnico importante, ma la conferma concreta della credibilita’ recuperata e della solidita’ del percorso avviato in questi due anni e mezzo dalla Giunta Rocca. E’ un risultato che premia una gestione rigorosa e lungimirante del bilancio regionale e che rafforza in modo significativo la reputazione del Lazio sul piano nazionale e internazionale”. Lo ha dichiarato la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli.

“Questo riconoscimento è frutto dell’impegno costante dell’assessore Giancarlo Righini, che con competenza, determinazione e serietà ha contribuito in maniera decisiva a questo cambio di passo – ha aggiunto – a lui vanno i miei complimenti per un lavoro che oggi produce effetti tangibili e che apre nuove opportunità per cittadini, imprese e istituzioni del territorio. Un rating più forte significa anche maggiore capacita’ di attrarre risorse e investimenti: un vantaggio fondamentale che ci consentira’ di promuovere progetti importanti per lo sviluppo del territorio e per la crescita delle nostre imprese”.

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