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Torna il caro voli a Natale. Tornare al sud è un salasso

AGI – “Ogni anno, puntuale come un rituale che nessuno vuole affrontare davvero, assistiamo allo stesso paradosso: per un giovane siracusano che studia o lavora al Nord, tornare a casa a Natale costa più che volare all’estero. È un fatto. È scritto nero su bianco nelle ricerche, negli articoli, nelle esperienze di migliaia di famiglie. E soprattutto è un’ingiustizia”. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, interviene sul tema del caro-voli e della continuità territoriale, dopo le analisi che mostrano come, durante il periodo natalizio, un volo per la Sicilia o la Calabria possa costare fino al triplo rispetto a un collegamento con scalo in una capitale straniera.

“Si parla moltissimo di inclusione, di un Paese che non lascia indietro nessuno, di giovani che devono avere le stesse opportunità da Nord a Sud; si parla moltissimo anche di quanto sia in crisi l’istituzione famiglia. Ma poi nei fatti permettiamo che la mobilità diventi un lusso e consentiamo che tantissimi giovani (e anche tanti non più giovani) trascorrano le festività più intime lontano dai loro cari. Chi può permetterselo vola diretto. Gli altri si arrangiano: Varsavia, Cracovia, Malta, ore e ore in aeroporti stranieri pur di risparmiare cento euro oppure decidono di rinunciare. È questa l’idea di uguaglianza che vogliamo trasmettere?”.

Il sindaco Italia ricorda che Siracusa è una delle città con la più alta percentuale di studenti universitari fuori sede: “Sono ragazzi e ragazze che rappresentano la parte migliore di questa comunità. Chiediamo loro di formarsi, di crescere, di tornare. Ma poi permettiamo che tornare a casa diventi un costo proibitivo. Che messaggio stiamo dando a questa generazione? Come possiamo parlare di “continuità territoriale” quando la continuità è lasciata alla legge del mercato e non ai diritti dei cittadini, oltre a non essere contemplata dalle politiche statali? Il bonus della Regione è certamente un’iniziativa condivisa ma a oggi non è strutturale e dovrebbe diventarlo perché si va avanti di proroga in proroga”.

Italia sottolinea che la questione non riguarda soltanto Siracusa: “è un problema strutturale che coinvolge tutto il Sud e che richiede un intervento serio e coordinato: Governo, Enac, Autorità di regolazione, Regione. Nessuno può più far finta di nulla. I collegamenti non sono un bene opzionale: sono un diritto essenziale per studenti, lavoratori, famiglie, imprese, turisti”. Il sindaco di Siracusa conclude: “Il Paese reale ci dice che le distanze non sono soltanto geografiche: sono economiche e sociali. E finché non affronteremo questo nodo, parlare di inclusione sarà solo retorica. Siracusa aggiunge la sua voce a quella di migliaia di giovani e famiglie: chiediamo equità, chiediamo rispetto, chiediamo che il Sud non debba pagare un pedaggio ogni volta che vuole tornare a casa”.

Il Pd presenta un’interrogazione al ministero

 “Il ‘pacco’ di Natale per migliaia di giovani meridionali fuorisede, sarà il costo del biglietto aereo o del treno per tornare a casa durante le festività. Esattamente come lo scorso anno, infatti, i costi del trasporto verso il sud schizzano alle stelle. Si vive addirittura il paradosso che sia più conveniente fare scalo in una meta estera che prendere un volo diretto verso Napoli, Bari o Palermo. Tornare dai propri familiari è diventata una vera e propria questione di classe. Dinanzi a tutto questo, abbiamo depositato una interrogazione parlamentare al ministro Salvini per chiedere con forza al governo di porre subito fine a questa forma speculativa messa in atto dalle compagnie di mobilità e ripristinare piena trasparenza nella dinamica dei prezzi. Il Pd farà tutto quello che è nelle sue possibilità affinché non vengano penalizzati i cittadini solo per voler trascorrere le festività con i propri cari, perché quanto si sta verificando è inaccettabile”, dice il deputato del Pd Marco Sarracino. 

 

 

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Gli scatti inediti di Sempio davanti casa Poggi il giorno dell’omicidio di Chiara

AGI – La fotografa pavese che immortalò Andrea Sempio alle 15:53 del 13 agosto 2007 davanti alla villetta di Garlasco dove venne uccisa Chiara Poggi ha consegnato ai carabinieri di via Moscova, a Milano, le immagini finora inedite.

La ragazza, fidanzata di Alberto Stasi che molti anni dopo sarà condannato all’ergastolo per l’omicidio, era stata uccisa poche ore prima, in mattinata. Gli scatti confermano il racconto dell’indagato nella nuova inchiesta pavese che, sentito dai carabinieri, mise a verbale nell’ottobre 2008 che quel giorno passò due volte da solo e una col padre davanti alla casa.

In un’occasione domandò a una cronista dal finestrino della sua auto il perché ci fosse così tanta gente davanti alla casa e lei rispose: “Hanno ammazzato una ragazza”. Oltre 18 anni dopo, è lui sul banco dell’accusa per quel delitto. Le immagini diffuse dal canale ‘Bugalalla crime’ della youtuber Francesca Bugamelli lo mostrano vestito di scuro e con una lunga chioma castana.

L’avvocato Cataliotti fa appello a possibili testimoni 

Le fotografie rafforzano la credibilità del suo racconto. È il senso della dichiarazione dell’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, che auspica un “analogo riscontro” a supporto dello scontrino del parcheggio ‘alibi’ dell’indagato. “Le immagini recentemente divulgate dai media di Andrea Sempio- afferma il legale – che, il giorno dell’efferato crimine, nel pomeriggio, alcune ore dopo il delitto, passa nella strada prospiciente alla villetta di via Pascoli, non sono null’altro che la conferma della sua versione che rese all’epoca, in epoca non sospetta, e che dunque trova banalmente conferma in quelle foto”. Ma Cataliotti si spinge oltre. “Sarebbe eccezionale che analogo riscontro venisse dato, e questo è un auspicio se non un appello che rivolgo, circa il tragitto svolto alla mattina dal ragazzo per andare al parcheggio, laddove ha digitato, pagato e ottenuto lo scontrino per la propria auto”.

Quali sono i 288 Comuni sciolti per mafia in 34 anni

AGI – Dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 sono stati 402 gli scioglimenti di enti locali per infiltrazioni mafiose decisi dal Consiglio dei ministri e promulgati da decreti del presidente della Repubblica: in 34 anni di applicazione della normativa di riferimento, la media è di uno scioglimento al mese. È uno dei dati che emergono dal dossier di Avviso Pubblico ‘Il male in Comune’ presentato stamane nella sede della Fnsi.

Dopo un picco registrato nel primo triennio di applicazione della legge (1991-1993), con ben 76 scioglimenti, si registra oltre un decennio (1994-2004) con “soli” 61 provvedimenti dissolutori. Dopo un altro aumento registrato nel 2005 (13 decreti di scioglimento), la media torna a diminuire nei successivi sei anni (2006-2011) con 40 provvedimenti complessivi. Dal 2012 a oggi l’andamento si fa sostanzialmente più continuo, con due picchi – il 2012 e il triennio 2017-2019 –, in cui la media supera i 20 scioglimenti l’anno. I governi che hanno adottato il maggior numero di decreti di scioglimento, anche in relazione alla propria effettiva durata, sono stati il governo Gentiloni (38 decreti) e il governo Monti (36 decreti), entrambi esecutivi di fine legislatura e appoggiati da maggioranze trasversali.

Enti locali coinvolti e scioglimenti plurimi

I 402 scioglimenti in questione hanno coinvolto 294 enti locali (288 Comuni e 6 Aziende sanitarie provinciali). I due dati – scioglimenti decretati/enti locali coinvolti – non coincidono per effetto degli scioglimenti plurimi di uno stesso ente, ovvero quelle amministrazioni locali (complessivamente sono 83) che hanno subito due o più scioglimenti dal 1991 a oggi. Nel dettaglio: un ente locale è stato sciolto cinque volte (Marano di Napoli), 22 enti locali sono stati sciolti tre volte, 60 sono stati sciolti due volte e 211 sono stati sciolti una volta. Dal 2010 al 30 settembre scorso le archiviazioni sono state 59.

Annullamenti dei decreti e motivazioni legali

Se la maggioranza delle sentenze ha confermato le scelte in tema di scioglimento dell’amministrazione, ci sono casi (meno del 6% del totale) in cui Tar e Consiglio di Stato hanno disposto l’annullamento dei decreti di scioglimento. Tra le motivazioni principali che conducono i giudici ad annullare lo scioglimento spicca, anzitutto, la considerazione della mancata individuazione degli “elementi univoci, concreti e rilevanti” in grado di dimostrare il collegamento o condizionamento mafioso. I provvedimenti di annullamento dei giudici amministrativi sono stati complessivamente 24.

Concentrazione geografica degli scioglimenti

L’89% degli scioglimenti di enti locali decretati dal ’91 a oggi (360) si è verificato in Calabria, Campania e Sicilia. Percentuale che sale al 96% (386) se si considera anche la Puglia. I restanti 16 scioglimenti sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). Tredici le regioni complessivamente coinvolte, anche se le verifiche in Sardegna e Veneto si sono concluse con l’archiviazione. Trentaquattro le province coinvolte su tutto il territorio nazionale.

Province più colpite e dati demografici

In cinque province – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Dei 294 enti locali soggetti a scioglimento dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Aziende sanitarie provinciali. In base ai dati demografici forniti dall’Istat, risulta che il 72% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 aveva una popolazione residente inferiore ai 20mila abitanti, il 51% una popolazione residente inferiore ai 10mila abitanti e il 34% una popolazione residente inferiore ai 5mila abitanti. Appena il 9% dei 288 Comuni sciolti per mafia aveva una popolazione residente superiore ai 50mila abitanti al momento dello scioglimento.

Procura Antimafia: “Dal calcio al basket sempre più eversione nelle curve”

AGI – Violenze nelle curve, ma anche il recente attacco al pullman del Pistoia Basket fanno riflettere sulla presenza criminale anche sugli spalti. Ha provato a fare il punto sulla situazione Antonio Ardituro sostituto procuratore nazionale presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo intervenendo all’Università LUMSA in occasione del seminario “Le mafie nello sport. Lo sport contro le mafie” organizzato dalla cattedra di Diritto processuale penale per riflettere sulle mafie nello sport e sul ruolo dello sport contro le mafie.

Nelle curve sempre più eversione

“Vi do un altro input di riflessione che attiene non al tema delle mafie, ma delle organizzazioni criminali di matrice eversiva o terroristica, perché noi registriamo sempre più spesso che molte curve sono il luogo della crescita, del proliferare del proselitismo, dell’utilizzazione di alcuni pezzi dei gruppi ultrà per far crescere soprattutto ideologie suprematiste che legano le curve e i movimenti ultrà italiani a movimenti ultrà sovranazionali. La stragrande maggioranza delle curve si esprimono con simbolismi neofascisti e neonazisti, è facilissimo vedere riferimenti alle svastiche” ha detto agli studenti presenti. 

“Che cosa possono fare le società? Io credo che ci siano delle cose che possono fare di più le società, delle cose che possono fare di più le istituzioni sportive, delle cose che possono fare di più le istituzioni nazionali. Le società innanzitutto devono dotarsi di meccanismi organizzativi che tengano lontani i tifosi ultrà dal rapporto con le società, con i calciatori, eccetera. È una cosa che si può fare. Per esempio, il meccanismo per cui si riservano tot  abbonamenti ai gruppi ultra fuori dai meccanismi di vendita ordinaria, oppure per cui si riservano un tot di biglietti per la finale di Champions a determinate categorie di soggetti che fanno parte della curva, eccetera, eccetera, è un meccanismo criminogeno che aiuta un rapporto distorto tra queste organizzazioni e la società. Oppure meccanismi, come nell’indagine sull’Inter, dove se i biglietti non vengono dati, il capo ultrà alza il telefono, perché ne ha il numero, e chiama l’allenatore dell’Inter per chiedergli di intercedere con la società. È un meccanismo che non va bene, non si crea quel muro, quella barriera di distanza che ci deve essere tra la società”.

“Se tu fai l’abbonamento in curva e il posto che ti hanno assegnato è quello dove stanno i gruppi organizzati degli ultrà, tu la non ti puoi sedere. Questa roba qui nel codice penale, si chiama articolo 610: violenza privata. Io ho il biglietto, questo è il mio posto e non mi posso sedere perché tu mi dici che mi devo allontanare in un’altra parte della curva perché questo è il posto dove stanno gli ultrà.  Come vedete c’è da fare molto, non è facile perché poi ci sono le reazioni, ma le società possono fare di più, le istituzioni sportive possono fare molto di più perché i regolamenti, perché le sanzioni quando accadono delle cose devono essere effettive e non devono essere perdoniste. – ha aggiunto Ardito –  Il calcio non deve essere trattato dalle istituzioni nazionali solo come un problema di ordine pubblico. Noi siamo abituati a trattare lo stadio e l’evento sportivo solo come un problema di ordine pubblico, perché se io tratto l’evento sportivo come un problema di ordine pubblico e non come un problema innanzitutto di legalità, sono due cose diverse la legalità e l’ordine pubblico, affronto la questione soltanto con un obiettivo che non accadano scontri, che non accadano problemi, ma se per non far accadere problemi devo cedere la sovranità dello Stato ai gruppi ultrà sto facendo crescere la cultura del gruppo ultrà che controlla la curva, il territorio e che naturalmente se controlla un luogo così importante diventa obiettivo delle organizzazioni criminali che hanno interesse a mettere i loro avamposti in tutti questi punti”. 

La criminalità organizzata infiltrata nelle tifoserie

“C’è un altro tema complesso, che interessa la serie A e la serie B, e che oggi rappresenta un grande problema per il quale il mio ufficio segue queste vicende, quello delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali camorristiche nelle tifoserie organizzate e del rapporto tra le tifoserie organizzate e le società di calcio, perché è un doppio livello che bisogna intercettare, che bisogna identificare e che rappresenta veramente il cuore del problema. Abbiamo esempi clamorosi, perché se io vi parlo di Juventus, di Inter, di Milan, di Roma, di Lazio, di Napoli, vi sto parlando del calcio che ci piace quello che vediamo alla domenica sportiva. È proprio questo nostro calcio, però ci ha presentato le infiltrazioni di ‘ndrangheta nelle tifoserie organizzate della Juventus; un processo di appena un anno fa, ha individuato infiltrazioni radicate ai livelli più alti della tifoseria organizzata del Milan e dell’Inter, che sono sfociate in regolamenti di conti con omicidi; le vicende di Diabolik della Lazio. Fenomeni che in passato hanno interessato la tifoseria organizzata del Napoli, di cui mi sono occupato direttamente”.

Gli “affari” intorno agli stadi

“Potremmo dire che tutto questo non c’entra con il calcio e le società, purtroppo non è così, perché c’è un rapporto tra le società di calcio e la tifoseria organizzata che molto spesso diventa malato e che consente – in questo c’entrano le società e anche le istituzioni sportive, i regolamenti, le norme che noi utilizziamo – di considerare le curve come un luogo extraterritoriale, dove non c’è la giurisdizione e non c’è il controllo da parte delle organizzazioni dello Stato, sportive, del calcio, delle società, per cui in curva tutto può accadere, le organizzazioni criminali possono controllare fenomeni grossi, perché parliamo di stadi importanti intorno ai quali girano affari: le aree parcheggio, la gestione degli stewart, la concessione dei biglietti e degli abbonamenti ai gruppi organizzati, cioè si crea un filo tra società e tifoserie organizzate che però non sono fatte di tifosi appassionati che cantano i cori e portano le bandiere, ma sono organizzazioni criminali che hanno delle infiltrazioni di carattere mafioso. È questo il cuore di un problema che, vi devo dire la verità, noi stentiamo a far comprendere nella sua rilevanza all’opinione pubblica, al mondo delle istituzioni sportive e forse anche al mondo delle istituzioni in generale. In questo momento, il mio ufficio con tre diverse procure della Repubblica ha ottenuto da tre diversi tribunali che si occupano di misure di prevenzione, provvedimenti di amministrazione giudiziaria di tre società di calcio professionistiche, due militano in serie C, sono il Crotone e il Foggia, una milita in serie B è la Juve Stabia. Il mio ufficio sta continuando a svolgere degli accertamenti anche sui fatti milanesi dell’Inter e del Milan. Ci troviamo di fronte a un fenomeno enorme, ma io sfido voi a sapere che qualcuno si è occupato dal punto di vista del dibattito pubblico di fatti così gravi che stanno accadendo”.

 Calcio, ma anche basket

“Molti dei ragionamenti che io ho fatto sui gruppi ultrà e sulle infiltrazioni nel calcio, soprattutto quelli, per esempio, collegati ai movimenti più estremisti, oggi iniziamo a rivederli nel basket, un altro sport che ormai ha una sua tradizione in Italia, ha una sua diffusione, un suo radicamento. Anche nel basket il tempo, purtroppo già lo so, ci porterà su situazioni analoghe a quelle del calcio”. 

 

 

Rage bait: la parola dell’anno che svela la nostra rabbia online

AGI – Hai presente quella sensazione che provi quando leggi qualcosa online e ti sembra fatto apposta per provocarti, come se volesse trascinarti nell’indignazione? Potresti esserti imbattuto nel cosiddetto “rage bait”, contenuti creati per far infuriare le persone e spingere al massimo il coinvolgimento.

Il fenomeno è ormai così diffuso che l’Oxford Dictionary ha scelto proprio “rage bait” come parola dell’anno, annunciandolo domenica. L’uso del termine è triplicato nel corso del 2024, segno che sempre più persone riconoscono quanto velocemente vengano risucchiate in discussioni polarizzate, complice il funzionamento degli algoritmi e l’attrattiva dei contenuti che fanno leva sull’indignazione.

Quasi tutti i principali dizionari hanno eletto una parola legata a Internet per il 2025, a dimostrazione dell’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana e sul linguaggio con cui la descriviamo.

A volte il rage bait è relativamente innocuo: ricette volutamente disgustose o video in cui qualcuno infastidisce un animale domestico, il partner o un fratello. Ma la dinamica è entrata anche nel dibattito politico, dove l’indignazione diventa uno strumento per ottenere visibilità e alimentare reazioni a catena.

Il Collins Dictionary ha scelto “vibe coding”, ovvero lo sviluppo software che usa l’intelligenza artificiale per tradurre il linguaggio naturale in codice. Il Cambridge Dictionary ha invece optato per “parasocial”, termine che descrive le relazioni che le persone instaurano online con qualcuno che in realtà non conoscono.

L’Oxford ha lasciato al pubblico la scelta finale tra vari candidati, tra cui “aura farming” e “biohack”, presentando parodie video sul suo Instagram per raccontare lo spirito di ciascuna parola.

Una lunga storia guardando al futuro, i 75 anni di AGI

AGI – Una lunga storia guardando sempre al futuro. Ad aprire la mattinata con cui, al Gazometro di Roma, AGI ha celebrato i suoi primi 75 anni, il video che ripercorre tre quarti di secolo con le immagini e i lanci dell’Agenzia Italia.

Ministri e vip ai 75 anni di AGI. Gli highlights

AGI – I momenti salienti della cerimonia al Gazometro per i 75 anni di AGI con la direttrice Rita Lofano, tra interventi delle più alte cariche dello Stato, ricordi dei momenti che hanno segnato la Repubblica e riflessioni sul futuro dell’informazione

75 anni di notizie, l’AGI festeggia al Gazometro

AGI – Settantacinque anni di notizie, di scoop e di flash – gli ultimi due hanno segnato la storia: la morte di Papa Francesco e l’elezione di Papa Leone XIV – ma anche di passaggi cruciali per il Paese, di trasformazioni tecnologiche e culturali. È questo il patrimonio che l’AGI ha celebrato oggi al Gazometro di Roma festeggiando i suoi 75 anni. Un compleanno importante, segnato dalla presenza di istituzioni, personaggi della politica e della cultura e dal calore di una comunità professionale che da tre quarti di secolo nutre l’informazione italiana.

Al centro della scena, la direttrice Rita Lofano, salutata e celebrata da più parti come la guida di una nuova stagione dell’agenzia. “Il web ha rivoluzionato l’informazione, ma ci ha anche offerto un’opportunità”, ha spiegato ai cronisti prima di salire sul palco, sottolineando che il linguaggio può cambiare, diventare più immediato, più diretto, ma il ruolo dell’agenzia rimane lo stesso: dare notizie tempestive e veloci, verificate e credibili”. Un messaggio chiaro, pronunciato con quella visione pragmatica che molti oratori hanno voluto sottolineare dal palco.

 

 

Il messaggio di Mattarella e Meloni

Ad aprire l’evento, il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con cui ha ricostruito la storia dell’agenzia, sin dalla sua nascita: “Dal 1950 la nuova agenzia si è subito caratterizzata per uno stile incisivo e moderno, capace di raccontare e accompagnare la Ricostruzione. Sospinta dopo pochi anni da Enrico Mattei, la sua vocazione è stata quella di raccontare i principali fatti dell’economia e della politica italiana nella prospettiva internazionale”. Un ruolo che, sottolinea il Capo dello Stato, resta fondamentale anche oggi: “Dinamismo e lungimiranza, professionalità e affidabilità sono doti necessarie per affrontare le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale. Il mio augurio è che l’Agenzia Italia prosegua nei prossimi decenni con il prestigio e la vivacità della sua lunga storia”.

Un messaggio è stato inviato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier, dopo aver rivolto gli auguri, si è soffermata su uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana: “È stata l’AGI, il 16 marzo 1978 alle 9.28, la prima agenzia di stampa a dare la notizia del rapimento di Aldo Moro. Quel take ha segnato uno spartiacque nella nostra memoria collettiva”. Meloni ha poi sottolineato il valore del giornalismo libero e credibile: “Un’informazione di qualità costituisce un valore insostituibile per la nostra democrazia. Se invece diffonde notizie false per fini ideologici rende un pessimo servizio ai cittadini. La libertà di stampa è un bene prezioso, da difendere ogni giorno”, ha sottolineato Meloni.

Il dialogo tra Rita Lofano e Antonio Tajani

Uno dei momenti centrali della mattinata è stato il dialogo sul palco tra Lofano e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, un confronto che ha attraversato la guerra in Ucraina, le tensioni internazionali, il dibattito interno sul referendum sulla giustizia e il ruolo di Forza Italia nel governo. Un colloquio che ha acceso l’attenzione del pubblico e riportato al centro la funzione dell’informazione come ponte tra diplomazia, politica e cittadini. Scendendo dal palco, Tajani ha voluto rivolgere all’AGI un augurio che suonava come un riconoscimento di sostanza: “Buon compleanno. Quando un’agenzia di stampa va avanti e vive a lungo vuol dire che fa un buon lavoro. L’AGI è un prezioso collaboratore del ministero degli Esteri. Sono contento di una scelta fatta in base alla vostra professionalità”.

 

 

 

Gli interventi istituzionali e le sfide dell’editoria

Nel corso della mattinata si sono succeduti anche una serie di brevi interventi istituzionali. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha ringraziato l’agenzia, il suo amministratore delegato Giuseppe Macchia e la direttrice Rita Lofano, per il ruolo svolto e i giornalisti per “avere raccontato gli eventi civili della città”, sottolineando come la stabilità editoriale garantita da Eni abbia consentito all’AGI di “unire racconto e innovazione tecnologica”.

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha definito l’AGI “un patrimonio di tutta la comunità”, ribadendo che “la libertà di stampa è libertà di espressione e di pensiero”.

La capogruppo alla Camera di Italia Viva, Maria Elena Boschi, dialogando con la direttrice, si è invece concentrata sul ruolo dell’informazione e sulle sfide politiche attuali, ma anche sulla politica interna e sul futuro del centrosinistra. Ruolo del giornalismo analizzato anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Alberto Barachini, il quale ha invitato a non “rassegnarsi al declino dell’editoria”, ricordando che “il futuro dell’informazione è la lettura del contesto”.

Poi, la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo ha invece ringraziato l’AGI per un giornalismo “coraggioso”, ricordando “il diritto alla verità” e figure come Giancarlo Siani e la piccola Angelica Pirtoli, uccisa dalla Sacra Corona Unita nel 1991. Infine, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha richiamato l’importanza di “un linguaggio corretto” e di politiche inclusive, ricordando che “il 17% delle persone senza lavoro è composto da persone con disabilità”.

La storia profonda e la capacità di cambiare

A margine dell’evento, il capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, intervistato dai giornalisti, ha richiamato la storia profonda dell’agenzia: “Conosco bene la sua storia che parte dal 1950. L’Agenzia Italia divenne uno strumento per raccontare la realtà del Paese senza dipendere da un’informazione condizionata dagli interessi dell’industria privata”. Un apprezzamento speciale è stato rivolto alla direttrice: “L’Agi affronta le sfide del mondo moderno con grande professionalità, grazie anche al lavoro di Rita Lofano”. Alla fine, tra un brindisi e un take letto sul telefonino – perché un’agenzia lavora sempre, anche durante la propria festa – un’idea sembrava mettersi al centro della ricorrenza: se l’AGI è arrivata a 75 anni in questa forma, molto del merito è della sua capacità di cambiare senza mai tradire se stessa.

 

 

 

Raid vandalico contro una sinagoga a Roma. “Palestina libera”

AGI – Raid vandalico contro una sinagoga a Roma: le scritte “Palestina Libera” e “Monteverde antisionista e antifasicista” sono apparse ieri mattina sul tempio in in viale di villa Pamphili ed è stata imbrattata con vernice nera la targa di intitolazione a Micheal Stefano Gaj Tachè, il bimbo di due anni ucciso nell’attentato al Ghetto del 1982. La targa e le scritte sui muri sono già state ripulite.

Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha denunciato un’azione che si inserisce “in un clima intimidatorio, l’attacco alla sede de La Stampa di Torino e, in generale, l’antisemitismo è diventato uno strumento di contestazione politica il più abietto possibile”. “Confidiamo nelle forze dell’ordine e chiediamo un intervento forte del Governo per fermare questa spirale d’odio”, ha aggiunto.

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia ha parlato “un insulto alla comunità ebraica e allo stesso tempo un attacco frontale all’Italia e ai valori su cui si fonda la nostra democrazia”.
“Chi compie atti del genere non sta facendo politica, nè esprimendo dissenso”, denuncia l’Ugei, “sta alimentando l’antisemitismo: lo stesso odio che ha già ferito l’Italia in passato e che sta riaffiorando con inquietante disinvoltura”.

“L’Ugei”, si legge ancora nella nota, “chiede una condanna immediata e inequivocabile da parte delle istituzioni e invita la società civile a respingere senza ambiguità questi atti, riconoscendoli per ciò che sono: manifestazioni di odio che minano la sicurezza di tutti”. 

Gli accertamenti della Digos

Sono in corso accertamenti della Digos della Polizia di Stato. Nelle prossime ore una prima informativa degli investigatori arriverà in procura dove è stato, intanto, aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato dall’odio razziale. 

Gualtieri, gesto infame che ferisce città

“Le scritte comparse nella notte al tempio Beth Michael a Monteverde sono un gesto infame che ferisce la Comunità Ebraica e offende l’intera città”: lo dichiara in una nota il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

“Naturalmente ho già chiesto all’Ufficio Decoro di Roma Capitale di ripulire tutto al più presto, ma voglio esprimere la mia solidarietà alla Comunità Ebraica romana, che sa di poter contare sul sostegno convinto delle istituzioni, del Campidoglio e di tutti i Municipi”, ha sottolineato Gualtieri. Per il sindaco “colpire un luogo di culto e vandalizzare la targa dedicata a Stefano Gaj Tache’, bambino vittima del terrorismo, è un atto gravissimo che mira a incrinare il rispetto che tiene unita la nostra comunità civica, ma non accadrà: saremo sempre accanto agli ebrei romani e continueremo a difendere i valori democratici della nostra città contro ogni forma di antisemitismo e di intolleranza”.

Giuli, atto grave

“La vandalizzazione della Sinagoga di Monteverde è un grave atto di antisemitismo che si aggiunge alle numerose e preoccupanti manifestazioni di violenza e intolleranza delle ultime settimane e degli ultimi giorni. Questa azione indegna non colpisce solamente la Comunità Ebraica di Roma, alla quale va la mia più totale solidarietà, ma lacera i sentimenti di concordia e di convivenza dell’intera comunità nazionale”. Lo ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

L’intervento di Ama: ripuliti dalle scritte muri e targa

Tajani, basta antisemitismo, basta odio

“Condanno con forza la profanazione della sinagoga nel quartiere Monteverde a Roma. Imbrattata la targa dedicata a Stefano Gaj Tache’, ucciso in un attentato terroristico nella Sinagoga di Roma il 9 ottobre 1982. Ho telefonato a Victor Fadlun, Presidente della Comunità Ebraica della Capitale, per esprimere la mia solidarietà. Contro ogni fantasma del passato, basta antisemitismo, basta odio”. Lo scrive sui social il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

Boschi, piena solidarietà

“Ogni gesto, ogni attacco antisemita non puo’ trovare spazio nella nostra democrazia e deve essere fermato. Alla comunità ebraica romana va la nostra piena solidarietà”. Lo dichiara la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi che, in una nota, sottolinea: “Le scritte sulla Sinagoga Beth Michael e sulla targa dedicata al piccolo Stefano Gaj Tache’ colpiscono non solo il quartiere e la comunità, ma l’intera città che non deve rivivere ferite cosi’ profonde. Difendere la memoria significa difendere la dignità di tutti noi”, conclude.

 

 

 

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I 75 anni di AGI e il backstage dell’evento al Gazometro

AGI festeggia 75 anni, una lunga storia sempre guardando al futuro. Celebreremo questa giornata con entusiasmo.

Vi portiamo con noi dietro le quinte del nostro evento che si svolgerà al Gazometro di Roma. Ci saranno ministri, esponenti dell’opposizione e tanti rappresentanti delle aziende. Ma anche qualche sorpresa speciale che teniamo ancora segreta. Buon compleanno AGI 

 

 

Terremoto nella Ternana Calcio, la famiglia Rizzo pronta a lasciare

AGI – È in corso un terremoto alla Ternana Calcio, oggi in Serie C ma con un recente passato in Serie B e diversi derby al “veleno” con i cugini del Perugia. Nelle scorse ore la famiglia Rizzo ha ribadito la possibilità di lasciare il club e di abbandonare il progetto stadio-clinica.

“La Ternana, nell’assoluto rispetto della città, della tifoseria e di se stessa – si legge in una nota affidata all’avvocato Manlio Morcella – si trova costretta a fornire un ulteriore e, se non sollecitata, si augura ultimo, intervento chiarificatore sul tema stadio-clinica“.

La famiglia Rizzo sta riesaminando, e facendo riesaminare in radice, le attestazioni di una società di revisione sulle cui indicazioni si era spinta all’ingresso nella Ternana Calcio – prosegue la nota –. L’esito dell’accertamento in corso sarà comunicato ai precedenti proprietari del club. Dal confronto che ne scaturirà dipenderà l’impegno o il disimpegno della famiglia Rizzo, entrata con slancio nell’iniziativa ma con intendimenti e con un ruolo di irrinunciabile indipendenza.

Se l’esito di tale confronto sarà positivo, la rimarcata autonomia verrà dimostrata su un duplice piano – aggiunge l’avvocato –: con l’avvio di interlocuzioni con le istituzioni e con una profonda rivisitazione strutturale della società calcistica. Se invece il confronto dovesse risolversi negativamente, la famiglia Rizzo illustrerà pubblicamente le ragioni dell’uscita di scena dal progetto stadio/clinica.

Gli accertamenti sui finanziamenti e la Ternana

La vicenda è legata, in parte, anche agli accertamenti delle forze dell’ordine, coordinati dai pm di Roma, sui finanziamenti al mondo del cinema – finiti sotto i riflettori dopo l’omicidio di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, uccise da Francis Kaufmann, per cui due giorni fa la procura ha chiesto il giudizio immediato – e che, si ipotizza, potrebbero essere stati utilizzati per finalità diverse dai film. Da qui sono partiti gli investigatori, che ora stanno vagliando varie vicende. Una ruota proprio attorno alla Ternana che, prima dei Rizzo, era di proprietà di Nicola Guida, fondatore della Pharmaguida, azienda nata nel dicembre del 2004 che opera nel settore farmaceutico in Italia e all’estero.

Il giro di soldi e le sponsorizzazioni

Tra i “finanziamenti” sotto la lente degli inquirenti compaiono diverse migliaia di euro per sponsorizzazioni della società calcistica, contabilizzate dalla Crick Crock (e mai versate alla squadra) quando al timone dell’azienda c’era Antonio Scaramuzzino. A questi si aggiunge una fattura da 25 mila euro emessa dalla società Sirius sempre dello stesso imprenditore – vicino ad Alessandro Di Paolo che ha “aiutato” l’Ancona Calcio attraverso la Romana Film –, il 27 settembre 2023 nei confronti della squadra di Terni, con oggetto ufficiale “attività di consulenza per ricerca sponsor“.

Un giro di soldi su cui sono in corso accertamenti. I rapporti tra Scaramuzzino e Di Paolo sono buoni e la passione dell’imprenditore, ex della Isoardi, per il calcio è cosa nota. In passato, infatti, la famiglia – e in particolare il padre Roberto – aveva finanziato l’Ostiamare (oggi di proprietà del tecnico del Genoa ed ex bandiera della Roma Daniele De Rossi).

E anche sul litorale compare un finanziamento della Crick Crock di Scaramuzzino, coincidenze sulle quali gli inquirenti vogliono però vederci chiaro.

Di Roberto Di Paolo, a Ostia e non solo, si parla ancora. Conosciuto come “un presidente appassionato e vulcanico”, lo ricorda così Federico Orlando, ex dipendente dell’Ostiamare.

 

Assalto Pro-Pal alla redazione de ‘La Stampa’, la solidarietà di Mattarella e Meloni. Indi…

AGI – Blitz ieri alla sede de ‘La Stampa’ a Torino da parte di attivisti Pro-Pal. Il fatto è accaduto nelle prime ore del pomeriggio durante la giornata di sciopero generale che ha portato in strada circa duemila persone a Torino.

 La Digos di Torino ha identificato 34 persone per l’assalto. Gli inquirenti hanno visionato i filmati delle videocamere di sorveglianza e proceduto all’identificazione degli attivisti, alcuni dei quali, da quanto si apprende, sarebbero vicini a centri sociali e collettivi studenteschi cittadini. 

Prima un lancio di letame contro i cancelli e le scritte sui muri, poi, forzando un’entrata secondaria, l’irruzione all’interno della redazione, gridando “giornalista terrorista, sei il primo della lista”.

“Free Shahin” la scritta sullo striscione retto dai manifestanti davanti all’ingresso principale. Poche ore prima, la convalida di trattenimento, da parte della Corte d’Appello di Torino di Mohamed Shahin, 47 anni, iman della moschea torinese destinatario di un provvedimento di espulsione.

 

Al momento del blitz degli attivisti Pro Pal la redazione era vuota per l’adesione dei giornalisti alla giornata di sciopero proclamata dalla Fnsi per il mancato rinnovo del contratto di lavoro. 

La condanna del Comitato di Redazione de ‘La Stampa’ è netta: “Hanno invaso la redazione, imbrattato i muri con scritte e buttato all’aria libri e carte preziose che usiamo quotidianamente per il nostro lavoro. Un violento attacco al nostro giornale e all’informazione tutta”. 

Solidarietà e condanna bipartisan delle Istituzioni e della politica per l’assalto di ieri. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto pervenire al direttore Andrea Malaguti e alla redazione de La Stampa la sua solidarietà, unita alla ferma condanna della violenta irruzione nella sede del quotidiano.

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al direttore del quotidiano per esprimere a lui e a tutti i giornalisti della testata la solidarietà per ciò che è accaduto. Per Meloni quanto accaduto rappresenta “un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna, ribadendo che la libertà di stampa e informazione è un bene prezioso da difendere e tutelare ogni giorno”.

La segretaria del Pd Elly Schlein ha espresso solidarietà e condanna per “l’inqualificabile episodio dell’irruzione avvenuta nella sede del quotidiano torinese al termine di una manifestazione. Un atto grave e inaccettabile, ogni sede di giornale è presidio di libertà e democrazia”.

Il presidente del Senato, Ignazio la Russa, “nel condannare con assoluta fermezza l’intrusione violenta di una cinquantina di antagonisti avvenuta oggi nella redazione torinese del quotidiano La Stampa“, ha rivolto “al direttore Andrea Malaguti e a tutti i giornalisti, la sincera solidarietà mia personale e del Senato della Repubblica”.

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha condannato “con fermezza l’azione e le parole violente rivolte ai giornalisti, a cui va la mia vicinanza“.

Anche l’Associazione Stampa Parlamentare esprime “piena solidarietà al direttore del quotidiano La Stampa Andrea Malaguti, ai colleghi giornalisti e a tutti i dipendenti del giornale dopo la gravissima irruzione nella redazione centrale. I giornali sono presidi di democrazia, la libertà di stampa deve essere tutelata con ogni mezzo”.

 

 

 

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Capannelle a fine corsa? Il futuro dell’ippica romana è appeso a un filo

AGI –  All’Ippodromo di Capannelle si vive con il fiato sospeso e non per azzeccare un vincente o un piazzato. Da giorni è partita la lettera di licenziamento collettivo per i 29 dipendenti a tempo indeterminato. La società Hippogroup che l’anno scorso con una delibera comunale ha gestito l’impianto di Via Appia Nuova in “qualità di custode”, è pronta a riconsegnare le chiavi a partire dal 1 gennaio 2026.

Nella struttura risalente al 1884, che spazia su una superficie di oltre 140 ettari, vivono stabilmente 500 cavalli. Questo vuol dire che intorno a questa attività c’è un indotto di circa 800/1000 persone che resterebbero senza lavoro dalla chiusura delle attività, oltre ai circa 100 lavoratori stagionali. Senza contare, e Roma ha l’esempio di Tor di Valle sotto gli occhi, che un impianto di questo tipo una volta chiuso è destinato all’ammaloramento e al degrado. Un impianto entrato nella storia dell’ippica anche grazie ai suoi ospiti illustri come la Regina Elisabetta II e il marito, il Principe Filippo di Edimburgo, l’ex presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, il regista Luchino Visconti che dagli spalti, muniti di binocolo, osservavano le gare dei cavalli, ora rischia di scomparire.

In questi mesi, il comune di Roma, avrebbe dovuto trovare un nuovo affidatario per garantire la continuità operativa dell’ippodromo. L’anno scorso un bando è andato deserto. Ora sono in corso le conferenze di servizi relative ad alcuni progetti pervenuti a seguito di una manifestazione di interesse del 2024. Tuttavia, è improbabile che tali procedure si svolgano e concludano entro la fine dell’anno. Lunedì 1 dicembre, i sindacati e gli operatori del settore sono stati convocati al Comune di Roma, dove incontreranno l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato, che ha sulla scrivania i dossier degli impianti. 

 

 

A pesare come un macigno sul destino di Capannelle è anche l’ulteriore taglio dei fondi ministeriali che quest’anno hanno sottratto alla struttura circa 900 mila euro, e che renderanno ulteriormente complicata la gestione di chi arriverà. Per questo i sindacati chiedono che il tavolo comunale sia spostato al Masaf al fine di trovare una soluzione in grado non solo di salvaguardare i posti di lavoro, ma anche un’attività storica, in uno dei luoghi di riferimento, e simbolo, dell’ippica romana e nazionale.

Intanto, nella giornata del 26 novembre, Federippodromi e Unione Nazionale Ippodromi (UNI) hanno inviato una lettera al Masaf per chiedere di revocare il finanziamento a Roma Capitale di circa 626,411 euro per investimenti non fatti. Al centro della contestazione ci sono due gare pubblicate il 20 novembre scorso per l’acquisto delle gabbie di partenza del galoppo e delle autostart del trotto. “Come risulta evidente le procedure sono state rese pubbliche dopo il termine perentorio del 15 novembre 2025 (…) che imponeva la realizzazione, conclusione e pagamento dell’investimento entro tale data” si legge nella missiva. 

La replica di Onorato, soluzione entro Natale

“Abbiamo pubblicato l’indagine di mercato per individuare gli operatori che potranno partecipare alla successiva procedura negoziata per gestire nel 2026 l’ippodromo delle Capannelle, in attesa che venga affidata la nuova concessione tramite la gara europea in corso”. Lo dichiara Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. 

“Le società in possesso dei requisiti richiesti dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare per la gestione delle gare di trotto e galoppo hanno tempo fino al 5 dicembre per manifestare il proprio interesse a partecipare alla successiva fase negoziata, che resterà aperta per ulteriori 10 giorni.  L’obiettivo – conclude Onorato – è procedere con l’individuazione del gestore temporaneo prima di Natale. Garantiremo, come abbiamo fatto negli ultimi anni, la continuità sportiva e occupazionale dell’impianto”.

 

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Garlasco, il dna sulle unghie di Chiara Poggi compatibile con Sempio. Lui: “Sono innocente”

AGI – C’è “piena concordanza” tra l’aplotipo y rilevato nel 2007 su due unghie di Chiara Poggi e la linea paterna di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Garlasco. È l’esito della perizia, riportato da alcuni quotidiani e confermato all’AGI da più fonti, firmata dalla genetista Denise Albani, l’ultimo e più importante capitolo dell’incidente probatorio in corso da mesi a Pavia.

“Abbiamo ricevuto via mail le anticipazioni della perizia – spiega all’AGI Ugo Ricci, consulente di Alberto Stasi -. C’è una conferma esplicita sulla concordanza tra il dna sulle unghie di Chiara Poggi e quello di Sempio. Vengono così confermati i risultati ai quali ero giunto col collega Lutz Rower nella consulenza depositata in Procura nel 2023. Ora però a dirlo è anche la perizia di Albani nominata dal Tribunale di Pavia. A questo punto siamo spettatori di quello che succederà in base alle risultanze investigative”.

Secondo quanto si apprende, la pec firmata da Denise Albani è arrivata alle parti ieri, mercoledì, intorno alle 12 e non contiene valutazioni della genetista ma solo una serie di analisi biostatistiche dalle quali si può dedurre la concordanza tra le tracce di dna sulle unghie di Chiara Poggi e il dna di Sempio.

In sostanza, Albani spiega alle parti di rimettere alle loro valutazioni gli esiti delle analisi biostatistiche che concordano con quelle eseguite nella consulenza di parte firmata da Rower e Ricci depositata in Procura nel 2023, per conto della difesa di Alberto Stasi, e con la perizia dei genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani nominati dalla Procura di Pavia.

La perita depositerà nei prossimi giorni la perizia nella sua forma definitiva. L’anticipazione degli esiti serve alle parti per presentare le loro osservazioni che poi saranno discusse nell’udienza del 18 dicembre a Pavia davanti alla giudice Daniela Garlaschelli. Una data che segnerà la fine di un lungo e complesso incidente probatorio. 

La difesa di Sempio: “Mancano dati decisivi, non siamo preoccupati”

“Le indiscrezioni riguardano meri dati biostatistici e non una perizia completa: anche ove fossero stati correttamente interpretati, non saremmo né sorpresi né preoccupati”. Lo scrivono in una nota Liborio Cataliotti e Angela Taccia, legali Andrea Sempio, e i loro periti, Armando Palmegiani e Marina Baldi. “Sarebbe solo confermato quanto sostenevano – prosegue la comunicazione – cioè che non è una comparazione individualizzante e, soprattutto, che il dna è misto: quindi se venisse confermato che l’autore dell’omicidio è uno non avrebbe già per questo valore probatorio. Ma, soprattutto, mancano i dati decisivi che rendano quel dna probante rispetto all’omicidio: fu da contatto diretto fra i due corpi o da contatto con lo stesso oggetto? E quando avvenne il contatto? Senza queste risposte ogni valutazione è affrettata”.

Sempio, “sono innocente”

“Ribadisco la mia innocenza”. Andrea Sempio reagisce così, secondo quanto riferito da fonti a lui vicine, alle anticipazioni della perizia sul dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Il dato del dna riconducibile a Sempio, commenta Angela Taccia, “non è ancora stato ne’ motivato ne’ contestualizzato da Albani. Non ci esclude ma nemmeno ci include. Così com’è per noi non significa niente”.

“Non arriveranno mai a dire con certezza che il dna è mio – aveva affermato Sempio in un’intervista a Bruno Vespa -. L’unico punto su cui sono concordi è che c’è una qualche traccia parziale e che forse alcuni punti potrebbero essere di Sempio o di altri suoi familiari o di una qualche persona non presente nel database. Se fosse stata una traccia lasciata durante un’aggressione sarebbe certa”.
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C’è un altro dna ignoto

C’è anche un altro dna maschile, oltre a quello riconducibile a Sempio, su un’unghia di Chiara. La sua presenza era già stata riscontrata negli studi affidati dalla difesa di Alberto Stasi ai genetisti Ricci e Rower e nella consulenza della Procura pavese firmata da Previderè e Grignani. Ed è ribadita nelle anticipazioni della perizia di Denise Albani per conto del Tribunale di Pavia.

“Si tratta di un dna minoritario e non informativo”, spiega Ricci. “Il secondo dna maschile ignoto è da valutare. Ha pochissimi elementi e non si può fare una biostatistica”, sottolinea Palmegiani. 

A Napoli è vietato morire a Natale e Capodanno

AGI – Quando il parto casalingo era una pratica diffusa, altrettanto diffusa era l’abitudine, quando il lieto evento avveniva nell’ultimo scorcio dell’anno, di registrare il neonato all’anagrafe nei primi giorni dell’anno. E così i registri comunali un po’ datati contano una folla di nuovi cittadini ogni due gennaio. Poi con i parti sempre più assistiti anche questo piccolo escamotage per regalare un anno in più al nuovo nato è andato a finire. Toccherà rispolverarlo, almeno a Napoli ma non per i nati bensì per i morti. E non per strappare alla trista mietitrice l’illusione di un anno in più di vita, ma perché l’ufficio anagrafe a Natale e a Capodanno chiude. Solo che tenere un morto in casa, per quanto caro, diventa piuttosto complicato. Né si può pensare di scoraggiare amici e parenti invitandoli a resistere ancora, se il momento di andare è proprio arrivato.

Troppo facile ricorrere al black humor in casi come questi, ma di divertente c’è ben poco se la denuncia viene da chi è del ramo e si troverà a dover immaginare una soluzione per far fronte alla chiusura dell’ufficio di Stato Civile. “In attesa dell’ordinanza sui fuochi d’artificio, sappiamo già una cosa: a Napoli sicuramente è vietato morire a Natale e Capodanno“. Lo denuncia Gennaro Tammaro, inviando agli organi d’informazione la nota protocollata con cui l’amministrazione partenopea informa che l’Ufficio di Stato Civile per le comunicazioni di decesso sarà chiuso il 25 dicembre 2025 e il 1 gennaio 2026. “Ancora una volta – spiega il noto impresario funebre – il Comune di Napoli agisce non tenendo conto del fatto che i decessi difficilmente si programmano. Del resto, lo sanno tutti che è preferibile non morire nei giorni rossi in calendario. A Natale e Capodanno è giusto stare tutti a casa… compresi i morti”.

Le conseguenze della chiusura dell’ufficio

Nella pratica, la scelta di chiudere l’Ufficio in questione si traduce nell’impossibilità di fare funerali nei tempi consueti se, ad esempio, il decesso dovesse registrarsi già nelle ultime ore del 23 e del 30 dicembre, stante la necessaria attesa delle 16 ore per poterlo poi dichiarare (atto necessario per poter poi proseguire con il rito funebre e con la tumulazione, l’inumazione o la cremazione). “Sono anni che denunciamo a fasi alterne tale situazione”, ribadisce amaramente Tammaro. “L’amministrazione cittadina continua a credere, non sappiamo per quale logica, di poter gestire l’ufficio decessi come un qualsiasi sportello volto a ricevere documenti. Non è così, e il fatto che il Comune ci provi lo stesso ad ogni occasione diventa lesivo della dignità delle famiglie, già esposte a incredibile sofferenza, che in momenti così dolorosi devono affrontare anche una burocrazia a dir poco squinternata”.

Appello per soluzioni digitali

“Ci rivolgiamo direttamente ai dirigenti e alle istituzioni, sperando non siano troppo presi dalla politica regionale: esistono strumenti digitali e organizzazioni del lavoro smart che permetterebbero di superare l’impasse della consegna fisica. C’è bisogno solo della volontà di voler cambiare le cose, che purtroppo ancora una volta non vediamo”, conclude Tammaro.

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