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“Troppe pressioni”, l’avvocato della famiglia che vive nel bosco rinuncia all’incarico. No…

AGI – “Purtroppo, ieri sera, dopo attenta riflessione ho deciso, non senza difficoltà, di rinunciare al mandato difensivo a suo tempo conferitomi dai coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham”. Giovanni Angelucci, avvocato, con una lunga dichiarazione, annuncia così la decisione di rinunciare alla difesa della coppia che vive in un bosco nella provincia di Chieti coinvolta in un caso giudiziario (e politico) dopo che il Tribunale per i Minori dell’Aquila, ha sottratto i tre figli per trasferirli in una casa famiglia.

“Mi sono visto costretto ad una simile scelta estrema – sottolinea – che è l’ultima che un professionista serio vorrebbe adottare, dal momento che negli ultimi giorni i miei assistiti hanno ricevuto troppe pressanti ingerenze esterne che hanno incrinato la fiducia posta alla base del rapporto professionale che lega avvocato e cliente. Ho visto Nathan di persona lunedì sera presso il mio studio dove era venuto per formalizzare l’incarico all’ingegnere di parte”.

Intanto sono stati già nominati i nuovi legali. Si tratta degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, entrambi del foro di Chieti. I due professionisti, che hanno preso il posto di Giovanni Angelucci stanno preparando il ricorso in vista della scadenza del 29 novembre, contro l’ordinanza del Tribunale dei Minori dell’Aquila che nei giorni scorsi ha disposto che i tre figli della coppia venissero collocati in una casa famiglia.

Nordio, interverrò se dovessero emergere profili disciplinari

Il caso della famiglia che in un bosco in provincia di Chiedi continua ad alimentare il dibattito politico.  “Laddove dovessero emergere profili di rilievo disciplinare eserciterò i poteri conferiti dalla legge”, rileva il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time alla Camera, in merito al provvedimento con cui il tribunale dei minorenni de L’Aquila ha disposto il collocamento dei tre figli minori in una casa famiglia

L’avvocato della famiglia rinuncia all’incarico 

Con una lunga dichiarazione inviata alla stampa, l’avvocato Giovanni Angelucci spiega le ragioni che lo hanno spinto a rinunciare all’incarico. Riferendosi a Nathan, il padre dei tre bimbi collocati nella casa famiglia, afferma: “Avrei dovuto incontrarlo nuovamente nel pomeriggio per eseguire insieme il sopralluogo di un’abitazione distante pochi chilometri dalla loro, messa a disposizione a titolo gratuito da un imprenditore nel campo della ristorazione di Ortona originario di Palmoli. Tale soluzione si aggiungeva a quella proposta dal Sindaco Masciulli. Tuttavia, nessuna delle due ipotesi pare andasse bene ai coniugi Trevallion – Birmingham, tanto che nessun incontro vi è stato nella giornata di ieri”.

“A ciò si aggiunga – prosegue l’avvocato  – che sempre nella giornata di ieri avrei dovuto raccogliere anche un’altra firma da Nathan per procedere con il deposito presso il genio civile del progetto di ristrutturazione straordinaria dell’immobile, ma per quanto riferitomi dagli interessati simili lavori sarebbero stati per loro troppo invasivi ed impattanti, sicché hanno ritenuto di non firmare né acconsentire al deposito del progetto già predisposto dal tecnico di fiducia.

Peraltro, sempre nella mattinata di ieri “un geometra del posto che si era messo in contatto con il sottoscritto avvocato, si è recato presso la ‘casa del bosco’ insieme ad un rappresentante della ditta SSAAP San Salvo Appalti S.p.A. disposta ad eseguire i lavori di ristrutturazione a sue cure e spese: tuttavia pare che pure questa offerta sia stata respinta dal signor Trevallion”.

“Avevo inoltre preso appuntamento per questa mattina anche con una psicologa psicoterapeuta infantile – specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale, al fine di poter fornire ai coniugi Trevallion Birmingham un supporto tecnico scientifico in tal senso, ove necessario nel corso del futuro giudizio”, spiega.

“Dal momento che per il sottoscritto difensore – evidenzia sempre l’avvocato Angelucci – i predetti passaggi logistici e tecnici erano e sono imprescindibili ai fini della predisposizione del ricorso per reclamo in scadenza, e dal momento che il tempo a disposizione non permette indugi né ripensamenti, con mio sommo malincuore ho ritenuto doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo, non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti”. 

Salvini, “non ci ho dormito la notte”

“Da genitore sono inorridito pensando a che qualcuno possa giudicare su modelli educativi e sociali”. Lo ha affermato il vicepremier leghista Matteo Salvini, intervenendo alla ‘Zanzara’ sul caso della famiglia del bosco di Palmoli, Chieti. “Posso dire che ho faticato a dormire pensando che quei bambini non sono più nei loro letti ma sono in una casa famiglia con il papà lontano e la mamma al piano di sotto? Secondo me è un precedente pericoloso”, ha aggiunto. Quella famiglia, ha riconosciuto, ha “un modo di vivere particolare ma questo non dà diritto allo Stato di mandare cinque pattuglie di carabinieri a portare via tre bambini dai loro letti. Non penso che quei carabinieri fossero contenti”. 

Svolta nelle indagini sul sequestro lampo di un 15 enne: arrestati due uomini

AGI – Svolta nelle indagini sul sequestro lampo di un ragazzo di 15 anni, figlio di un imprenditore del Napoletano, per chiedere un riscatto di un milione e mezzo di euro. La polizia e la Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito una ordinanza cautelare emessa dal gip partenopeo nei confronti di due indagati per sequestro di persona a scopo di estorsione. Le indagini, delegate alla Squadra Mobile e al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Napoli, sono partite dal rapimento del minorenne, avvenuto a S.Giorgio a Cremano l’8 aprile scorso. Il ragazzo venne preso di peso e trascinato con forza all’interno di un furgone, per essere poi trasportato in un appartamento, dove è stato tenuto legato e incappucciato; soltanto dopo varie ore, sarebbe stato liberato. Per il suo rilascio, era stata avanzata al padre la richiesta di pagamento del riscatto milionario. Uno dei componenti della banda di rapitori, un uomo di 24 anni, era stato arrestato qualche giorno dopo il sequestro del ragazzino.

 

 

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‘Pandorogate’, la procura chiede un anno e 8 mesi per Chiara Ferragni. Lei: “Mai lucrato, …

AGI – La Procura di Milano ha chiesto una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione per Chiara Ferragni imputata con il rito abbreviato per concorso in truffa continuata e aggravata in relazione alle operazioni commerciali “Pandoro Balocco Pink Christmas, Limited Edition Chiara Ferragni” (Natale 2022) e “Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate” (Pasqua 2021 e 2022).

Le altre due richieste di pena, formulate dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal sostituto Cristian Barilli, sono di un anno e 8 mesi per l’ex braccio destro di Ferragni, Fabio Damato, e di un anno per Franco Cannillo, patron e presidente di Cerealitalia-Id, che con la Dolce preziosi aveva commercializzato le uova pasquali.

Le difese prenderanno la parola nell’udienza del 19 dicembre.

 

 

“Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede. Non ci abbiamo mai lucrato”. E’ quanto, in sostanza, ha detto l’imprenditrice nelle dichiarazioni spontanee rese in aula. “Sono fiduciosa, non posso dire altro. Grazie di essere qua”, ha aggiunto all’uscita dall’aula a fine udienza in cui i pm hanno chiesto per lei un anno e 8 mesi di condanna. 

 

 

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Stuprarono 18enne appartata in auto col fidanzato, 3 fermati a Roma

AGI – Tre cittadini nordafricani, due marocchini e un tunisino, sono stati sottoposti a un decreto di fermo dalla Squadra Mobile di Roma, su disposizione della procura, nell’ambito dell’indagine sulla violenza sessuale e la rapina avvenute, nella notte del 25 ottobre scorso, ai danni di una 18enne e del suo fidanzato nel parco di Tor Tre Teste, nella Capitale.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la coppia – entrambi italiani -, si trovava in auto quando tre uomini avrebbero rotto un finestrino, immobilizzato il ragazzo e trascinato la giovane in una zona appartata del parco dove sarebbe stata violentata. Il gruppo – che alcune fonti descrivono come la ‘gang dei nordafricani’ – si è poi dileguato dopo l’allarme lanciato dalle vittime.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, hanno portato all’individuazione dei tre indagati attraverso il riconoscimento fotografico e il successivo rintraccio: due sono stati fermati al Quarticciolo, il terzo a Verona. Gli accertamenti sul Dna avrebbero confermato tracce riconducibili ai fermati all’interno dell’auto, mentre non vi sarebbe corrispondenza tra uno dei tre e il liquido seminale repertato sul corpo della vittima.

I telefoni cellulari degli indagati sono stati sequestrati. Gli investigatori ipotizzano la presenza di altri componenti del gruppo coinvolti nell’aggressione e ancora da identificare. La stessa vittima, nelle dichiarazioni rese al Policlinico Casilino, aveva riferito che uno dei cinque aggressori l‘avrebbe costretta a un rapporto sessuale non consensuale.

I tre fermati, interrogati dopo il provvedimento, hanno negato gli addebiti sostenendo che la violenza sarebbe stata commessa da un quarto uomo, indicato come di nazionalità tunisina. Proseguono le ricerche di almeno due presunti complici.

 

Oggi Giornata contro la violenza sulle donne: “Serve prevenzione, entrare nelle scuole. E …

AGI – “E’ la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, eppure a oggi in Italia contiamo già 75 femminicidi accertati, grazie anche agli osservatori e i centri antiviolenza. Il numero di donne uccise che si susseguono a ritmo di una ogni tre giorni è un dato evidente. E il problema principale è il sommerso“. Lo dice all’AGI, Raffaella Palladino, sociologa e vice presidente della Fondazione “Una nessuna centomila”.

“Evidentemente – spiega – tutto quello che è stato fatto fino a oggi nel solco di risposte securitarie, punitive e repressive non basta. Non basta dotarsi di norme, è fondamentale spostarsi sull’asse della prevenzione“. A questo, spiega ancora l’esperta, dobbiamo aggiungere il problema fondi: “Servono più risorse per chi quotidianamente interviene nel sostegno delle donne, nel diffondere una cultura alternativa alla cultura maschile, egemonica e dominante. Quindi serve sostenere il lavoro dei centri antiviolenza, quello sinergico delle reti sui territori. E poi, occorre entrare nelle scuole con interventi di educazione sesso-affettiva, cioè praticamente l’inverso di quello che sta sostenendo l’attuale governo”. 

Parlando poi dell’introduzione del reato di femminicidio, Palladino si è detta convinta che “possa essere importante da un punto di vista soprattutto culturale, perché si, è evidente, che gli ergastoli per gli autori di femminicidio stanno arrivando. Non è solo l’inasprimento delle pene che ci interessa però, ma il riconoscimento da un punto di vista culturale di un reato specifico. E questo ha condotto a un cambiamento: si nomina il femminicidio come reato di un uomo che uccide una donna in quanto donna, ed è importantissimo perché si può finalmente riconoscere questa tipologia di reati”.

Abbiamo nominato i centri antiviolenza. Quanto è importante il loro lavoro?
“Sono il presidio fondamentale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e non solo perché sono i luoghi deputati all’ascolto, ma anche perché sono gli spazi per donne all’interno dei quali riescono a riconoscere la violenza, a darle il nome e ad essere accompagnate in un percorso di recupero dell’autostima, dignità e soprattutto di liberazione dalla violenza. I centri antiviolenza – prosegue l’esperta – sono quei luoghi dai quali parte il cambiamento culturale, sono gli spazi politici per donne che sono stati nel tempo i primi a svelare la violenza e a darle soprattutto un nome. E poi, sono quei luoghi che fanno sensibilizzazione e formazione sul territorio agli operatori sociali, sanitari e di giustizia e attivano le reti antiviolenza nel Paese”.

La Fondazione Una Nessuna Centomila è in prima linea con le campagne di sensibilizzazione: “Quelle del 2025 – ha spiegato ancora Palladino – sono dedicate soprattutto alle giovanissime. Abbiamo avviato una campagna attraverso l’uso della intelligenza artificiale: da una parte per rimarcare che la violenza digitale è reale e dall’altra per dire che la tecnologia può anche avere un uso positivo e può essere usata a favore delle donne e non solo per veicolare stereotipici culturali. La nostra campagna vira ora soprattutto verso le giovanissime che sono un elemento preoccupante perché la violenza verso di loro è molto cresciuta. Lo rivelano anche gli ultimi dati Istat”. Bene quindi il reato di femminicidio ma, conclude Palladino “attenzione al sommerso e soprattutto, andiamo a incentivare la prevenzione ed entrare nelle scuole”. 

Ornella Vanoni, l’addio in musica. La nipote Camilla canta “Senza fine”

AGI – “Senza fine” cantata dalla nipote Camilla. Poi le rose gialle di Gino Paoli, la carezza con le note di Paolo Fresu e il brano “Ma mi” scritto da Strehler a chiudere il sipario. Il feretro di Ornella Vanoni è uscito tra gli applausi dalla chiesa di San Marco a Brera a Milano dove si sono conclusi funerali della cantante, scomparsa venerdì scorso all’età di 91 anni.

Tantissime le persone presenti, tra comuni cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Tra questi, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il sottosegretario alla Cultura, Giammarco Mazzi, e il sindaco Giuseppe Sala. Le esequie sono state celebrate da don Luigi Garbini.

Molti anche i volti noti dello spettacolo, tra cui Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Roberto Vecchioni, Ron e Dori Ghezzi.

Momenti di grande emozione si sono vissuti quando Paolo Fresu ha suonato con la sua tromba ‘L’appuntamento’ e alcune note di ‘Senza fine’. La stessa Vanoni aveva espresso in un’intervista il desiderio che fosse proprio Fresu a suonare al suo funerale.

Fresu è arrivato lentamente dal fondo della navata e piano piano si è avvicinato alla bara sulla quale ha posato la mano per un’ultima carezza. Un gesto simbolico che ha concluso la cerimonia, rendendo omaggio alla grande artista italiana.

L’omelia, “è stata posseduta dalla musica” 

Nella sua omelia, don Luigi Garbini ha sottolineato che Ornella Vanoni “è andata più volte in pezzi nella sua vita” e ha parlato della sua depressione. “La fragilità è garanzia di creazione“, ha spiegato il prete che ha evidenziato anche il valore artistico di Vanoni.

“Impossibile scindere la sua storia personale da quella culturale del paeseOrnella Vanoni è stata posseduta dalla musica“.

La nipote Camilla canta “Senza fine” 

 “Cara nonna, porto una parte di te dentro di me. Grazie per l’amore che mi hai dato, per sempre. Eterna”. Poche parole e poi Camilla Ardenzi, la nipote di Ornella Vanoni, intona con grazia e voce cristallina ‘Senza fine’ alle esequie della cantante.

“Nonnina mia”, il ricordo del nipote Matteo 

Nonnina mia”: comincia con un’espressione affettuosa l’intervento di Matteo Ardenzi, l’amato nipote di Ornella Vanoni. Tra lacrime e battute che rimandano alla verve comica della nonna, il ragazzo emoziona e strappa più di un sorriso in chiesa.

“Sei stata un’artista grandiosa, una mente irriverenteicona di stile e personaggio dei social. Una persona forte e indipendente. Quando ero piccolo – racconta – mi facevi ‘ghirighiri’ prima di dormire e poi quando ti accompagnavo a qualche evento mi presentavi come il tuo fidanzato e mi facevi ridere così tanto. Nonna era il tipo di persona che mi chiamava ogni giorno per chiedermi come stessi, e a volte rispondeva ai miei messaggi un secondo dopo che avevo già risposto io. Era quella che minacciava di diseredarmi quando fallivo un esame all’università, che mi chiedeva cosa avessi fatto prima e di ‘Tic Tic Toc (TikTok, ndr). Era l’unica persona che mi lasciava messaggi in segreteria lunghi tre o quattro minuti, a volte cantando My Funny Valentine, altre volte cambiando quattro o cinque voci deliranti per chiedermi se mi fossi dimenticata di mia nonna.

“È stata la mia più grande sostenitrice, quella che credeva in me anche quando io ero il primo a fallire, quella che sapeva darmi amore e affetto ogni volta che ne avevo bisogno. Semplicemente, era mia nonna”.

Gli ultimi giorni e l’orgoglio del nipote

Poi, arriva agli ultimi giorni, di dolore, ma anche di gratitudine: “Te ne sei andata senza dirmi nulla. Così, all’improvviso. Ogni tanto mi dicevi: ‘Amore, prima o poi dovrò morire, lo sai, vero?’. Ma io non ti ho mai creduto davvero. Oggi siamo tutti qui per te, e sono più orgoglioso che mai di come l’essere tuo nipote mi abbia definito come persona, di come averti nel mio mondo mi abbia aiutato a scrivere il mio ruolo in questa tragicommedia che è la vita“.

La canzone di Giorgio Strehler (Video) 

Sulle note di ‘Ma mi’, la canzone in dialetto milanese scritta da Giorgio Strehler, la bara di Ornella Vanoni ha lasciato la chiesa tra gli applausi.

La canzone venne portata al successo e cantata da Vanoni coi detenuti quando visitò il carcere di San Vittore nel 2019 e racconta di un partigiano che sopportò quaranta giorni di interrogatorio pur di non tradire i compagni.

 

 

 

 

Campania e Puglia al Centrosinistra, il Veneto conferma il Centrodestra. Flop affluenza

AGI – Chiusi i seggi elettorali in Campania, Veneto e Puglia per l’elezione dei presidenti e il rinnovo dei consigli regionali. Il centrodestra conferma la Presidenza della regione Veneto con Alberto Stefani che sostituisce Luca Zaia. Quando restano da scrutinare 496 sezioni venete su 4.729, il vantaggio di Stefani che ha il 64,33% è incolmabile.

Il centrosinistra conferma la Presidenza della regione Puglia con Antonio Decaro che sostituisce Michele Emiliano. Quando restano da scrutinare 521 sezioni pugliesi su 4.032, il vantaggio di Decaro, che ha il 64,28% dei voti. La Campania va al campo larghissimo di Roberto Fico, che prende il posto di Vincenzo De Luca alla guida della Regione. Rispetto alla precedente tornata di amministrative, nelle tre regioni l’affluenza si è fermata al 43,63% rispetto al 57,69%.

Fico: “Adesso al lavoro”

Fico celebra sui social la vittoria alle elezioni, accompagnando il messaggio con una foto in cui sorride, scattata al suo comitato elettorale subito dopo il risultato. “è una vittoria della nostra comunità”, esordisce il neopresidente della Regione Campania rivendicando l’esito del voto e rivolgendo “un grazie di cuore ai campani e alle campane”.
“Adesso al lavoro per la sanità pubblica, per i trasporti, per il lavoro, per i più fragili”, aggiunge l’ex presidente della Camera, tracciando le priorità della nuova fase politica.

Stefani: “Il primo obiettivo è l’assessorato al sociale”

“La prima cosa che farò da presidente? Istituire un assessorato al sociale“. L’ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti il neoeletto Stefani. “Su questo punto, che è il primo punto del programma di governo, distinto ovviamente dall’assessorato alla sanità, io voglio investire moltissimo perché credo che il sociale sia la sfida del futuro – ha poi proseguito – la società del futuro sarà una società piu’ longeva e quindi si dovrà tener conto di questa circostanza per garantire servizi socio-assistenziali a una popolazione che invecchierà sempre di piu’ e alla quale va doverosamente data attenzione con Rsa attrezzate, con quartieri inclusivi, villaggi inclusivi, con dei servizi socio-assistenziali e territoriali a portata di mano, dei servizi per la prima infanzia, dei servizi educativi”.

Salvini: “Tematiche leghiste”

“Al centro della campagna elettorale di Alberto Stefani c’erano alcune tematiche definite come non ‘prettamente leghistè. “è stata un’ottima scelta di Alberto” parlare di “sociale, ambiente, ultimi… non c’è solo la sinistra che parla di alcuni temi“. L’ha detto il segretario federale della Lega Matteo Salvini commentando la vittoria di Stefani. “è un pò il mondo al contrario” ha poi ironizzando ricordando che “siamo stati i primi a difendere le scelte di vita di una famiglia che nel nome di una sostenibilità rifugge dalle comodità delle grandi città ed educa i figli non con il telefonino ma con la natura e gli animali. Teoricamente dovrebbe essere stata la sinistra a difenderla”. 

Decaro: “Primo impegno è sulle liste d’attesa”

“Cercherò la leale collaborazione con il governo di questo paese, qualunque ne sarà il colore”, ha commentato Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia. “Il primo impegno sarà occuparmi delle liste di attesa, chiedendo alle realtà convenzionate di stare aperte fino alle 23″. Lo dice Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia.

Schlein: “Premiata l’unità sui temi cari alle persone”

“La candidatura di Antonio Decaro è stata fortemente voluta da tutte le forze della coalizione, nessuna esclusa. La stessa cosa è successa anche in Veneto. Mi avete sentito dire piu’ volte che uniti si vince e il risultato straordinario di Antonio Decaro con un margine di 30 punti, e di quello di Roberto Fico in Campania dimostrano che uniti si stravince. Ma anche dove non vinciamo, come accaduto in Veneto, abbiamo raddoppiato il consenso rispetto a cinque anni fa. Questo ci conferma che la strada di costruire l’unita’ sui temi che interessano alle persone viene premiata“. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein durante il suo discorso presso il comitato elettorale di Antonio Decaro, candidato del centrosinitra alla presidenza della Regione Puglia

 

 

 

 

 

Risolto un cold case di 22 anni fa: 3 arresti a Palermo

AGI – Era un cold case di mafia l’omicidio di Antonio Pelicane, commesso 22 anni fa, il 30 agosto 2003, in corso dei Mille a Palermo: i carabinieri del Comando provinciale di Palermo, insieme con i colleghi dei Comandi di Napoli e Cuneo, hanno arrestato tre persone, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, appartenenti alla famiglia mafiosa di Villabate, di età compresa tra i 52 e i 65 anni: due di loro si trovavano già in cella per altri reati. L’accusa ora è di concorso in omicidio premeditato con l’aggravante mafiosa.

I provvedimenti nascono da una indagine condotta tra il 2024 e il 2025 dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo, aperta alla luce delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Il delitto Pelicane sarebbe maturato nell’ambito della guerra di mafia iniziata negli anni Ottanta e proseguita fino ai primi anni del duemila e che vide in contrapposizione due famiglie mafiose di Villabate.

La vittima, titolare di una ferramenta a Misilmeri, benché incensurata sarebbe appartenuta all’ala mafiosa contrapposta a quella degli indagati, storicamente legati ai corleonesi, che ne avrebbero deciso l’eliminazione. L’indagine ha incrociato le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, ritenute convergenti e attendibili tra loro. Grazie anche ad alcune intercettazioni, gli investigatori hanno dimostrato come i rapporti tra gli indagati, anche se a distanza di anni dal delitto, si fossero mantenuti “stabili e continuativi”. Sono stati acquisiti poi “ulteriori elementi oggettivi” riguardo alla responsabilità dei tre indagati. 

Chi sono gli arrestati

Sono Michele Rubino, Nicola Mandala’ e Ignazio, detto Ezio, Fontana, i destinatari del provvedimento di custodia cautelare per l’omicidio di Antonino Pelicane. Dei tre, solo Rubino era in libertà, dopo essere stato assolto da un altro omicidio per il quale invece Mandala’ e Fontana erano stati condannati all’ergastolo: si tratta della lupara bianca che, il 13 novembre 2002, portò all’eliminazione di Andrea Cottone, anche lui di Villabate ed eliminato nell’ambito della stessa faida che porto’ alla successiva eliminazione di Pelicane.

Mandala’, coinvolto negli anni ’90 nell’ambito del processo “Venerdi’ nero”, fu uno di coloro che organizzarono il viaggio di Bernardo Provenzano, allora latitante, fino a Marsiglia, dove il capomafia, nel 2003, sotto il falso nome di Antonino Troja, fu operato a spese del Servizio sanitario nazionale alla prostata. Lo stesso Nicola Mandala’ è figlio di Antonino, che nel 1994 aveva fondato a Villabate il primo club di Forza Italia in Sicilia, ha scontato otto anni per associazione mafiosa e oggi ha un suo blog personale in cui parla di tutto, anche di mafia e antimafia.

 

 

 

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Il caso dei bambini tolti alla ‘famiglia del bosco’, nuovo scontro governo-magistratura

AGI – Scontro politico tra governo e magistratura sul caso della ‘famiglia del bosco‘, dopo che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento urgente dei tre figli, una bimba di otto anni e due gemelli di sei, che vivevano con la famiglia anglo-australiana in un casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, sospendendo la responsabilità genitoriale e collocandoli in una casa-famiglia. “Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire”, ha avvertito da Stresa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo le richieste di inviare gli ispettori arrivate da più parti, “bisogna fare accertamenti profondi, in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale”.

“Siamo bombardati da decenni da profeti che dicono che bisogna smetterla con consumismo, con la tecnologia, e bisogna tornare allo stato di natura“, ha aggiunto Nordio, “qualcuno probabilmente lo fa e bisogna vedere se questo comprometta l’educazione dei bambini. Penso che i genitori siano i primi a essere consapevoli dei loro doveri”.

La dura reazione del vicepremier Matteo Salvini

A rincarare la dose è stato il vicepremier e leader leghista, Matteo Salvini: “Un sequestro di tre bambini portati via da una mamma e da un papà in maniera indegna, preoccupante, pericolosa e vergognosa”, ha commentato durante un evento a Milano, “sono impegnato ad andare fino in fondo e se serve anche a parlare con il giudice del tribunale dei minori“. “Anche questa storia dimostra che una profonda riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale”, ha aggiunto.

 

 

La replica dell’Associazione nazionale magistrati 

L’Associazione nazionale magistrati (ANM), però, ha ribattuto che “l’ordinanza è stra-motivata, è lunga dieci pagine”. “Leggete i provvedimenti prima di attaccare a occhi chiusi un giudice”, ha affermato Rocco Maruotti, segretario generale dell’ANM, “perché un giudice prima di emettere un provvedimento esercita una funzione molto delicata, che è quella di decidere sulla vita delle persone e lo fa con grandissimo scrupolo”. La Giunta esecutiva centrale dell’ANM in una nota ha sottolineato che il provvedimento “si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico“. Per la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, “in questa vicenda ciò che ora appare sfrontato, smisurato e disturbante è l’irresponsabilità con cui il Governo la cavalca“.

La posizione della madre e l’educazione parentale

Intanto i tre figli della coppia anglo-australiana, che hanno dai 6 agli 8 anni, sono stati visitati da un pediatra nella casa famiglia in cui è presente ma separata da loro anche la madre, la 45enne australiana Catherine Birmingham. “Non abbiamo fatto nulla di male”, ha dichiarato a Il Centro, “non abbiamo violato la legge italiana, viviamo sotto la legge naturale e i diritti costituzionali. I nostri bambini fanno educazione parentale, come previsto dalla legge”.

 

 

 

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Addio a Roberto Ettorre, per anni responsabile Agi-Abruzzo

AGI – È morto stamani all’età di 58 anni Roberto Ettorre, responsabile della redazione dell’AGI dell’Abruzzo per diversi anni. Dopo un’esperienza come collaboratore della redazione abruzzese del quotidiano “Il Tempo“, Roberto era stato collaboratore e poi direttore dell’emittente Teleabruzzo.

Aveva iniziato la sua collaborazione con l’Agenzia Italia nel 1990, per essere assunto come redattore il 1 marzo 1996 e diventare successivamente responsabile della redazione abruzzese. Per alcuni anni era stato segretario dell’Ordine dei giornalisti dell’Abruzzo.

La passione per la politica

Alla passione per il giornalismo, Ettorre affiancava quella per la politica. Alla fine degli anni novanta era stato, infatti, assessore esterno del Comune dell’Aquila in una giunta di centro-destra dopo essere stato vice presidente del Teatro Stabile dell’Aquila.

I funerali

I funerali si terranno lunedì nel capoluogo abruzzese, alle ore 11, nella chiesa Santa Maria del Soccorso del cimitero cittadino.

Le condoglianze dell’AGI

Ai familiari di Roberto la vicinanza e le condoglianze della direzione e della redazione dell’AGI.

Il cordoglio del Sindacato

 “Cronista di razza, tra i protagonisti di una stagione professionalmente indimenticabile, ha seguito con grande attenzione professionale i principali fatti di cronaca che si sono verificati in Abruzzo negli ultimi decenni. Impegnato negli istituti di categoria è stato anche consigliere regionale dell’Ordine dei giornalisti“. Così il Sindacato giornalisti abruzzesi ricorda Roberto Ettorre, per anni responsabile regionale dell’Agenzia giornalistica Italia, morto questa mattina a L’Aquila. Il sindacato “abbraccia con grandissimo affetto la figlia Paolina ed è vicino a tutte le persone che a Roberto hanno voluto bene”.

Mattarella: “Europa e Africa connesse. Il Piano Mattei è centrale”

AGI – L’occasione è il meeting annuale di Medici con l’Africa Cuamm, che quest’anno compie 75 anni come ONG. La concomitanza è con il G20 di Johannesburg, dove è impegnata la premier Giorgia Meloni.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tiene a ribadire l’importanza e la centralità dei rapporti tra Europa e Africa. “Il futuro di Europa e Africa è sempre di più fortemente connesso. Il Piano Mattei è un avanzamento del percorso verso un maggiore coinvolgimento e collaborazione. È importante in questi giorni la presenza italiana al G20 di Johannesburg e alla Conferenza in Angola UE-Africa“, ha dichiarato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervenendo a Padova dal palco del 75° annual meeting del Cuamm.

L’appello del presidente: costruire la pace

“Tutti sono chiamati a costruire la pace“, ha aggiunto poi il Presidente, che ha sottolineato il valore del Cuamm, dal quale arriva “un messaggio di esortazione, quasi una preziosa provocazione” perché “non si è troppo piccoli per cambiare il mondo“.

Scontri a Bologna per la partita Virtus-Maccabi, ProPal respinti dalla polizia

AGI – La polizia è dovuta ricorrere agli idranti a Bologna per contenere i manifestanti che stanno sfilando per protestare contro la partita di basket Virtus – Maccabi Tel Aviv. Alcuni di questi ultimi hanno esploso alcune bombe carta contro le forze dell’ordine. I disordini si sono verificati tra via Lame e via Marconi dove un ingente cordone di forze dell’ordine si è disteso in protezione. 

Sono otto gli agenti delle forze dell’ordine rimasti secondo quanto riferito dalla Questura. Quindici i manifestanti identificati dalla polizia dopo gli scontri, la loro posizione è al vaglio della Digos.

Una carica della polizia ha disperso un nucleo di manifestanti ProPal in via Riva Reno. Gli agenti, riferisce la Questura, hanno effettuato circa 200 metri di avanzamento rapido, spingendo indietro i partecipanti alla protesta lungo la strada e sotto i portici, fino a respingerli in direzione di via Galliera. La manifestazione contro la presenza del Maccabi Tel Aviv al PalaDozza si è ormai frammentata in tre tronconi distinti.

Secondo quanto ricostruito, un gruppo ha preso la direzione di via Marconi, un altro si è mosso verso via Ugo Bassi, mentre un terzo si è diretto verso piazza Malpighi, per poi procedere in piazza San Francesco e quindi imboccare via del Pratello.

L’area più critica resta quella tra via Riva Reno e via Marconi, dove alcune centinaia di persone, hanno posto in atto una serie di azioni violente: cassonetti trascinati in strada e dati alle fiamme, lanci di fuochi d’artificio, fumogeni e bottiglie contro le forze dell’ordine. Gli agenti hanno risposto facendo nuovamente ricorso all’idrante.

In via Riva Reno, i manifestanti hanno inoltre utilizzato le reti del cantiere per costruire barricate all’altezza di via Galliera, incendiandole poco dopo. Il gruppo che si era spostato su via Ugo Bassi risulta invece aver fatto ritorno verso piazza Maggiore, punto da cui era partita la mobilitazione.

 

 

Truffa ‘alla Psycho’: il cadavere della madre nascosto in due sacchi a pelo

AGI – Il 56enne che ha incassato la pensione della madre morta arrivando a travestirsi da lei per ingannare l’anagrafe è stato denunciato alla Procura per le ipotesi di reato di occultamento di cadavere, truffa ai danni dello Stato, sostituzione di persona e falso in atto pubblico. Una sfilza di reati per l’uomo che ha inscenato una rappresentazione degna di ‘Psyco‘ sulla quale emergono alcuni dettagli. L’uomo, secondo quanto riferito dai carabinieri di Mantova, si era presentato l’11 novembre con i “connotati femminili” all’ufficio anagrafe del Comune di Borgo Virgilio per rinnovare la carta d’identità. Aveva fatto tutto come si deve in questi casi.

Prima la consegna delle fototessere, poi le firme di rito sulla pratica seguendo le indicazioni dell’impiegata allo sportello alla quale pero’ poco dopo si era acceso un ‘campanello’ perché quella donna che dichiarava 85 anni non sembrava ne’ una donna e nemmeno anziana.

L’impiegata ha comunicato i suoi dubbi alla polizia locale e l’ufficio anagrafe ha convocato una seconda volta la persona spiegandole che averebbe dovuto sottoscrivere altre carte. L’appuntamento veniva fissato nella mattina del 19 novembre, quando si presentava allo sportello con le stesse fattezze della volta precedente. E qui gli agenti della Locale lo hanno smascherato accertandosi che era un uomo con una parrucca, gli abiti femminili, il fondotinta e lo smalto sulle unghie. Dopo essere stato scoperto, ha confessato il travestimento e ha farfugliato qualcosa di poco chiaro e inverosimile.

I carabinieri, su disposizione della Procura, hanno eseguito un controllo nell’abitazione dell’uomo dove, in un locale lavanderia vicino a un armadio, hanno trovato un involucro di grosse dimensioni composto da due sacchi a pelo. Dentro, sotto più strati di lenzuola, è stato scoperto un cadavere in evidente stato di mummificazione, che non emetteva nessun odore. I carabinieri hanno portato via alcuni oggetti di possibile interesse investigativo e hanno portato il cadavere nelle camere mortuarie dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova per gli accertamenti medico legali per stabilire le cause della morte. Oltre alla pensione della madre, percepiva anche la reversibilità della pensione del padre, che era un medico morto anni fa. 

“Tutto su mio padre”, gli anni di piombo raccontati dai figli delle vittime

AGI – “Lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto”. Sbirciando dalla fessura di una porta, un bimbo di sette anni fissa un registratore ed è sorpreso da una voce concitata. Voleva fare uno scherzo (“buuuh”) ai genitori ma poi rientra subito in camera. La notte per Umberto Ambrosoli è insonne.

Tutto su mio padre”, racconta attraverso i ricordi dei loro figli, la vita di tre professionisti esempio dell’impegno civile in Italia, vittime del terrorismo negli anni di piomboGiorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana ammazzato nel 1979 da un sicario ingaggiato da Sindona; il giudice Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 dal terrorismo nero dopo le inchieste sul gruppo neofascista Ordine Nuovo; l’economista Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985 quando si stava sempre più affermando nel ruolo di raccordo tra società e Istituzioni.

Il documentario – prodotto da Next Different in collaborazione con Rai Documentari – è stato presentato in anteprima questa mattina in Senato nella sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro. “Essere qui al Senato è un passaggio collettivo di responsabilità”, le parole del direttore di Rai Documentari, Luigi Del Plavignano.

Luca Tarantelli, “un’autobiografia della nazione”

Luca Tarantelli aveva appena compiuto 13 anni quando il 27 marzo 1985 perse suo papà Ezio. “All’inizio ho rimosso. Preferivo non pensarci. Poi dopo anni i primi passi in soffitta dove trovai i documenti con cui ho ricostruito il pensiero e le passioni di un intellettuale libero”. Fino al documentario. “Un prisma – così definisce il processo del racconto – in cui la luce si scompone in tanti altri colori della realtà, oltre al grigio. Infatti per troppi anni quel periodo è stato raccontato solo da ex terroristi”. Gli anni di Piombo sono “l’autobiografia di un’intera nazione” perché le vittime “appartengono a tutte le classi sociali, a tutte le professioni e a tutte le forze politiche”, spiega.

Susanna Occorsio, “rafforzato il senso del dovere” 

Sguardi di intesa tra i protagonisti del documentario. Annuiscono Umberto Ambrosoli e Susanna Occorsio, figlia del magistrato ucciso il 10 luglio 1976, con trentadue colpi di mitra. Quella mattina Susanna era in vacanza al mare, a Santa Marinella ospite della famiglia di un’amica. “C’era mio fratello in casa. Ha sentito una raffica di mitra. Un rumore forte simile ad una saracinesca quando si chiude. Tornai subito a Roma. La rabbia iniziale ha lasciato il posto al dolore e alla malinconia. Ma anche al senso del dovere che si è rafforzato in tutti noi. Questa è la storia di tre uomini coraggiosi che hanno inciso in modo determinante sul sociale”.

Umberto Ambrosoli, “mio papà come un depuratore” 

Pochi giorni prima dell’agguato a Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 luglio 1979, Umberto era al mare insieme alla famiglia. “Io e mio fratello stavamo pescando. Le nostre lenze si sono ingarbugliate e ricordo la pazienza con cui mio papà riuscì a districare i nodi della bava”. Come fece con la matassa legata agli affari di Michele Sindona. “Un professore – racconta – paragonò mio padre ad un depuratore che avrebbe ripulito il fiume Ticino per permettere a tutti noi di tornare a fare il bagno in acque limpide. È importante coltivare la memoria come gesto di riconoscenza”.

Miguel Gotor, “dal dolore alla conoscenza”

L’obiettivo, spiega lo storico Miguel Gotor, voce di ‘raccordo’ nel documentario, “è stato raccontare il fiore della vita di queste tre figure simbolo della storia italiana. Per trasformare il dolore in memoria e conoscenza”.

 

 

 

Affitti brevi, “obbligatorio il riconoscimento de visu”

AGI – Il Consiglio di Stato, accogliendo le istanze del Ministero dell’Interno e di Federalberghi, ha annullato definitivamente la sentenza del TAR Lazio del 27 maggio scorso che aveva sospeso l’efficacia della circolare del Viminale sul riconoscimento de visu degli alloggiati.

La decisione del massimo organo di giustizia amministrativa ribadisce dunque che i gestori di tutte le strutture ricettive, incluse le unità immobiliari destinate alle locazioni brevi, oltre a ricevere il documento d’identità dell’ospite e a trasmetterlo all’autorità di pubblica sicurezza, devono effettuare il riconoscimento delle persone alloggiate verificando di persona la corrispondenza tra il titolare del documento e l’effettivo ospite della struttura.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ricorda che “questa procedura contribuisce a elevare in maniera significativa i livelli di sicurezza, a vantaggio sia degli ospiti delle strutture ricettive sia della cittadinanza, a partire dalle persone che subiscono i disagi derivanti dall’abitare nei palazzi in cui si registra un continuo viavai di persone sconosciute, dirette agli appartamenti affittati ai turisti”.

“Il riconoscimento de visu degli alloggiati – prosegue Bocca – comporta un impegno che gli albergatori (così come i gestori di residence, bed and breakfast, affittacamere e campeggi) assolvono da sempre con grande senso civico, consapevoli delle ricadute positive di cui beneficia tutta la comunità, come dimostrano i recenti casi in cui sono stati individuati e catturati pericolosi malviventi”.

Federalberghi è intervenuta nel giudizio a seguito di un decreto del Presidente del Consiglio di Stato che ha sollevato, d’ufficio, un’eccezione di possibile inammissibilità del ricorso primo sul quale si è espresso il TAR, in quanto il contraddittorio instaurato nel giudizio di primo grado si profilava prima facie non integro senza il coinvolgimento di un ente associativo rappresentativo del settore della ricettività alberghiera.

Piantedosi, “bene l’obbligo di riconoscimento de visu” 

“La decisione del Consiglio di Stato che conferma l’obbligo di riconoscimento ‘de visu’ degli alloggiati rafforza la sicurezza e chiarisce in modo definitivo le regole per tutte le strutture ricettive, comprese le locazioni brevi“, ha commentato il ministro dell’Interno MatteoPiantedosi aggiungendo che “la verifica diretta dell’identità tutela chi viaggia e chi vive nei quartieri più esposti e sostiene il lavoro quotidiano delle forze di polizia. È una pronuncia che conferma la linea sostenuta fin dall’inizio dal Viminale”.

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