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‘Torch Kiss’ nel Silo G4, la fiamma olimpica illumina il Gazometro
AGI – La torcia olimpica è sbarcata al quartiere Ostiense facendo il suo trionfale passaggio all’interno del Gazometro. La struttura, che dal 1967 è proprietà di Eni, Presenting Partner del Viaggio della Fiamma, che ospita tra l’altro la sede dell’AGI, ha visto passare i tedofori – tutti dipendenti del Gruppo Eni appassionati di sport ed entusiasti di vivere questo momento unico – prima di avviarsi verso Piazza del Popolo.
Poco dopo le 13:30 il camion con la torcia olimpica, appassionati, volontari e tedofori ha fatto il suo ingresso al Gazometro dove la torcia con la fiamma olimpica è stata presa in consegna da un tedoforo. Poi, passando di mano in mano, è arrivata al silo G4 dove è avvenuto l’atteso ‘Torch Kiss’: Caterina, ex atleta, ha acceso la torcia di Roberto condividendo per un attimo la fiamma olimpica. Poi quest’ultimo è partito e con lui la torcia ha ripreso il suo cammino verso Milano Cortina.
IL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA AL GAZOMETRO – VIDEO
Gazometro: archeologia industriale e impegno Eni
Quella al Gazometro è stata una festa, con tanti bambini e moltissimi appassionati che hanno corso accanto ai tedofori tra selfie, trombette impazzite e battimani di plastica. Per la struttura di Ostiense, esempio unico di archeologia industriale, da qualche anno aperto a grandi eventi come ‘Videocittà’ e ‘Maker Faire’ e ai programmi del ‘FAI’, l’ennesima iniziativa sostenuta dall’impegno di Eni in un luogo iconico ripartito dopo quasi cento anni, che parla a Roma e al mondo.
Il percorso della fiamma verso il centro di Roma
La torcia con la fiamma olimpica dal Gazometro è ripartita in direzione piazza del Campidoglio dove arriverà intorno alle 16. Da lì, senza soste, il convoglio si dirigerà verso i Fori Imperiali e il Colosseo. Intorno alle 19:30 l’arrivo a Piazza del Popolo.
Tatiana Tramacere è viva: ritrovata dopo 10 giorni nella mansarda dell’amico
AGI – Tatiana Tramacere è stata trovata viva dai carabinieri all’interno della mansarda della casa di Dragos Ioan Gheormescu, a Nardò, il suo amico 30enne di origini rumene, formalmente indagato dalla procura di Lecce per istigazione al suicidio nell’ambito delle indagini per la scomparsa della 27enne studentessa di Filosofia, irreperibile dal 24 novembre. Non è ancora chiaro se la donna sia stata sequestrata o se si sia trattato di allontanamento volontario, coperto dal 30enne di origini rumene. La notizia del ritrovamento di Tatiana Tramacere viva e in buone condizioni di salute, è stata confermata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia.
“Tatiana è viva e sta bene. È in apparenti condizioni di buona salute. Adesso lasciateci lavorare per comprendere se lo stato di costrizione o di sua volontà“. Lo ha detto il comandante dei carabinieri uscendo dalla casa di Dragos Ioan Gheormescu, a Nardò.
La gioia del padre di Tatiana Tramacere
“È un momento di gioia aver trovato mia figlia, un sollievo Sembrava si stesse realizzando il peggio ma ringraziando l’Arma dei CC è andato tutto bene. Aspettiamo che venga qui sono certo che sta bene perché c’è il fratello con lei grazie a tutti è un momento bellissimo un regalo di Natale“. Lo ha detto il padre di Tatiana Tramacere, Rino. “No, stiamo aspettando la telefonata. Dovrebbe tornare in serata”. Ha aggiunto rispondendo in diretta a Telerama se avesse già sentito la figlia al telefono. Quando gli viene chiesto se abbia qualcosa da dire a Dragos Ioan Gheormescu ha replicato: “A Dragos non voglio dire niente. Sarà la legge a fare il suo dovere. Ringrazio tutta la comunità di Nardò“.
“Troppe pressioni”, l’avvocato della famiglia che vive nel bosco rinuncia all’incarico. No…
AGI – “Purtroppo, ieri sera, dopo attenta riflessione ho deciso, non senza difficoltà, di rinunciare al mandato difensivo a suo tempo conferitomi dai coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham”. Giovanni Angelucci, avvocato, con una lunga dichiarazione, annuncia così la decisione di rinunciare alla difesa della coppia che vive in un bosco nella provincia di Chieti coinvolta in un caso giudiziario (e politico) dopo che il Tribunale per i Minori dell’Aquila, ha sottratto i tre figli per trasferirli in una casa famiglia.
“Mi sono visto costretto ad una simile scelta estrema – sottolinea – che è l’ultima che un professionista serio vorrebbe adottare, dal momento che negli ultimi giorni i miei assistiti hanno ricevuto troppe pressanti ingerenze esterne che hanno incrinato la fiducia posta alla base del rapporto professionale che lega avvocato e cliente. Ho visto Nathan di persona lunedì sera presso il mio studio dove era venuto per formalizzare l’incarico all’ingegnere di parte”.
Intanto sono stati già nominati i nuovi legali. Si tratta degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, entrambi del foro di Chieti. I due professionisti, che hanno preso il posto di Giovanni Angelucci stanno preparando il ricorso in vista della scadenza del 29 novembre, contro l’ordinanza del Tribunale dei Minori dell’Aquila che nei giorni scorsi ha disposto che i tre figli della coppia venissero collocati in una casa famiglia.
Nordio, interverrò se dovessero emergere profili disciplinari
Il caso della famiglia che in un bosco in provincia di Chiedi continua ad alimentare il dibattito politico. “Laddove dovessero emergere profili di rilievo disciplinare eserciterò i poteri conferiti dalla legge”, rileva il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time alla Camera, in merito al provvedimento con cui il tribunale dei minorenni de L’Aquila ha disposto il collocamento dei tre figli minori in una casa famiglia
L’avvocato della famiglia rinuncia all’incarico
Con una lunga dichiarazione inviata alla stampa, l’avvocato Giovanni Angelucci spiega le ragioni che lo hanno spinto a rinunciare all’incarico. Riferendosi a Nathan, il padre dei tre bimbi collocati nella casa famiglia, afferma: “Avrei dovuto incontrarlo nuovamente nel pomeriggio per eseguire insieme il sopralluogo di un’abitazione distante pochi chilometri dalla loro, messa a disposizione a titolo gratuito da un imprenditore nel campo della ristorazione di Ortona originario di Palmoli. Tale soluzione si aggiungeva a quella proposta dal Sindaco Masciulli. Tuttavia, nessuna delle due ipotesi pare andasse bene ai coniugi Trevallion – Birmingham, tanto che nessun incontro vi è stato nella giornata di ieri”.
“A ciò si aggiunga – prosegue l’avvocato – che sempre nella giornata di ieri avrei dovuto raccogliere anche un’altra firma da Nathan per procedere con il deposito presso il genio civile del progetto di ristrutturazione straordinaria dell’immobile, ma per quanto riferitomi dagli interessati simili lavori sarebbero stati per loro troppo invasivi ed impattanti, sicché hanno ritenuto di non firmare né acconsentire al deposito del progetto già predisposto dal tecnico di fiducia.
Peraltro, sempre nella mattinata di ieri “un geometra del posto che si era messo in contatto con il sottoscritto avvocato, si è recato presso la ‘casa del bosco’ insieme ad un rappresentante della ditta SSAAP San Salvo Appalti S.p.A. disposta ad eseguire i lavori di ristrutturazione a sue cure e spese: tuttavia pare che pure questa offerta sia stata respinta dal signor Trevallion”.
“Avevo inoltre preso appuntamento per questa mattina anche con una psicologa psicoterapeuta infantile – specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale, al fine di poter fornire ai coniugi Trevallion Birmingham un supporto tecnico scientifico in tal senso, ove necessario nel corso del futuro giudizio”, spiega.
“Dal momento che per il sottoscritto difensore – evidenzia sempre l’avvocato Angelucci – i predetti passaggi logistici e tecnici erano e sono imprescindibili ai fini della predisposizione del ricorso per reclamo in scadenza, e dal momento che il tempo a disposizione non permette indugi né ripensamenti, con mio sommo malincuore ho ritenuto doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo, non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti”.
Salvini, “non ci ho dormito la notte”
“Da genitore sono inorridito pensando a che qualcuno possa giudicare su modelli educativi e sociali”. Lo ha affermato il vicepremier leghista Matteo Salvini, intervenendo alla ‘Zanzara’ sul caso della famiglia del bosco di Palmoli, Chieti. “Posso dire che ho faticato a dormire pensando che quei bambini non sono più nei loro letti ma sono in una casa famiglia con il papà lontano e la mamma al piano di sotto? Secondo me è un precedente pericoloso”, ha aggiunto. Quella famiglia, ha riconosciuto, ha “un modo di vivere particolare ma questo non dà diritto allo Stato di mandare cinque pattuglie di carabinieri a portare via tre bambini dai loro letti. Non penso che quei carabinieri fossero contenti”.
Ornella Vanoni, l’addio in musica. La nipote Camilla canta “Senza fine”
AGI – “Senza fine” cantata dalla nipote Camilla. Poi le rose gialle di Gino Paoli, la carezza con le note di Paolo Fresu e il brano “Ma mi” scritto da Strehler a chiudere il sipario. Il feretro di Ornella Vanoni è uscito tra gli applausi dalla chiesa di San Marco a Brera a Milano dove si sono conclusi i funerali della cantante, scomparsa venerdì scorso all’età di 91 anni.
Tantissime le persone presenti, tra comuni cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Tra questi, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il sottosegretario alla Cultura, Giammarco Mazzi, e il sindaco Giuseppe Sala. Le esequie sono state celebrate da don Luigi Garbini.
Molti anche i volti noti dello spettacolo, tra cui Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Roberto Vecchioni, Ron e Dori Ghezzi.
Momenti di grande emozione si sono vissuti quando Paolo Fresu ha suonato con la sua tromba ‘L’appuntamento’ e alcune note di ‘Senza fine’. La stessa Vanoni aveva espresso in un’intervista il desiderio che fosse proprio Fresu a suonare al suo funerale.
Fresu è arrivato lentamente dal fondo della navata e piano piano si è avvicinato alla bara sulla quale ha posato la mano per un’ultima carezza. Un gesto simbolico che ha concluso la cerimonia, rendendo omaggio alla grande artista italiana.
L’omelia, “è stata posseduta dalla musica”
Nella sua omelia, don Luigi Garbini ha sottolineato che Ornella Vanoni “è andata più volte in pezzi nella sua vita” e ha parlato della sua depressione. “La fragilità è garanzia di creazione“, ha spiegato il prete che ha evidenziato anche il valore artistico di Vanoni.
“Impossibile scindere la sua storia personale da quella culturale del paese, Ornella Vanoni è stata posseduta dalla musica“.
La nipote Camilla canta “Senza fine”
“Cara nonna, porto una parte di te dentro di me. Grazie per l’amore che mi hai dato, per sempre. Eterna”. Poche parole e poi Camilla Ardenzi, la nipote di Ornella Vanoni, intona con grazia e voce cristallina ‘Senza fine’ alle esequie della cantante.
“Nonnina mia”, il ricordo del nipote Matteo
Nonnina mia”: comincia con un’espressione affettuosa l’intervento di Matteo Ardenzi, l’amato nipote di Ornella Vanoni. Tra lacrime e battute che rimandano alla verve comica della nonna, il ragazzo emoziona e strappa più di un sorriso in chiesa.
“Sei stata un’artista grandiosa, una mente irriverente, icona di stile e personaggio dei social. Una persona forte e indipendente. Quando ero piccolo – racconta – mi facevi ‘ghirighiri’ prima di dormire e poi quando ti accompagnavo a qualche evento mi presentavi come il tuo fidanzato e mi facevi ridere così tanto. Nonna era il tipo di persona che mi chiamava ogni giorno per chiedermi come stessi, e a volte rispondeva ai miei messaggi un secondo dopo che avevo già risposto io. Era quella che minacciava di diseredarmi quando fallivo un esame all’università, che mi chiedeva cosa avessi fatto prima e di ‘Tic Tic Toc (TikTok, ndr). Era l’unica persona che mi lasciava messaggi in segreteria lunghi tre o quattro minuti, a volte cantando My Funny Valentine, altre volte cambiando quattro o cinque voci deliranti per chiedermi se mi fossi dimenticata di mia nonna.
“È stata la mia più grande sostenitrice, quella che credeva in me anche quando io ero il primo a fallire, quella che sapeva darmi amore e affetto ogni volta che ne avevo bisogno. Semplicemente, era mia nonna”.
Gli ultimi giorni e l’orgoglio del nipote
Poi, arriva agli ultimi giorni, di dolore, ma anche di gratitudine: “Te ne sei andata senza dirmi nulla. Così, all’improvviso. Ogni tanto mi dicevi: ‘Amore, prima o poi dovrò morire, lo sai, vero?’. Ma io non ti ho mai creduto davvero. Oggi siamo tutti qui per te, e sono più orgoglioso che mai di come l’essere tuo nipote mi abbia definito come persona, di come averti nel mio mondo mi abbia aiutato a scrivere il mio ruolo in questa tragicommedia che è la vita“.
La canzone di Giorgio Strehler (Video)
Sulle note di ‘Ma mi’, la canzone in dialetto milanese scritta da Giorgio Strehler, la bara di Ornella Vanoni ha lasciato la chiesa tra gli applausi.
La canzone venne portata al successo e cantata da Vanoni coi detenuti quando visitò il carcere di San Vittore nel 2019 e racconta di un partigiano che sopportò quaranta giorni di interrogatorio pur di non tradire i compagni.
Campania e Puglia al Centrosinistra, il Veneto conferma il Centrodestra. Flop affluenza
AGI – Chiusi i seggi elettorali in Campania, Veneto e Puglia per l’elezione dei presidenti e il rinnovo dei consigli regionali. Il centrodestra conferma la Presidenza della regione Veneto con Alberto Stefani che sostituisce Luca Zaia. Quando restano da scrutinare 496 sezioni venete su 4.729, il vantaggio di Stefani che ha il 64,33% è incolmabile.
Il centrosinistra conferma la Presidenza della regione Puglia con Antonio Decaro che sostituisce Michele Emiliano. Quando restano da scrutinare 521 sezioni pugliesi su 4.032, il vantaggio di Decaro, che ha il 64,28% dei voti. La Campania va al campo larghissimo di Roberto Fico, che prende il posto di Vincenzo De Luca alla guida della Regione. Rispetto alla precedente tornata di amministrative, nelle tre regioni l’affluenza si è fermata al 43,63% rispetto al 57,69%.
Fico: “Adesso al lavoro”
Fico celebra sui social la vittoria alle elezioni, accompagnando il messaggio con una foto in cui sorride, scattata al suo comitato elettorale subito dopo il risultato. “è una vittoria della nostra comunità”, esordisce il neopresidente della Regione Campania rivendicando l’esito del voto e rivolgendo “un grazie di cuore ai campani e alle campane”.
“Adesso al lavoro per la sanità pubblica, per i trasporti, per il lavoro, per i più fragili”, aggiunge l’ex presidente della Camera, tracciando le priorità della nuova fase politica.
Stefani: “Il primo obiettivo è l’assessorato al sociale”
“La prima cosa che farò da presidente? Istituire un assessorato al sociale“. L’ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti il neoeletto Stefani. “Su questo punto, che è il primo punto del programma di governo, distinto ovviamente dall’assessorato alla sanità, io voglio investire moltissimo perché credo che il sociale sia la sfida del futuro – ha poi proseguito – la società del futuro sarà una società piu’ longeva e quindi si dovrà tener conto di questa circostanza per garantire servizi socio-assistenziali a una popolazione che invecchierà sempre di piu’ e alla quale va doverosamente data attenzione con Rsa attrezzate, con quartieri inclusivi, villaggi inclusivi, con dei servizi socio-assistenziali e territoriali a portata di mano, dei servizi per la prima infanzia, dei servizi educativi”.
Salvini: “Tematiche leghiste”
“Al centro della campagna elettorale di Alberto Stefani c’erano alcune tematiche definite come non ‘prettamente leghistè. “è stata un’ottima scelta di Alberto” parlare di “sociale, ambiente, ultimi… non c’è solo la sinistra che parla di alcuni temi“. L’ha detto il segretario federale della Lega Matteo Salvini commentando la vittoria di Stefani. “è un pò il mondo al contrario” ha poi ironizzando ricordando che “siamo stati i primi a difendere le scelte di vita di una famiglia che nel nome di una sostenibilità rifugge dalle comodità delle grandi città ed educa i figli non con il telefonino ma con la natura e gli animali. Teoricamente dovrebbe essere stata la sinistra a difenderla”.
Decaro: “Primo impegno è sulle liste d’attesa”
“Cercherò la leale collaborazione con il governo di questo paese, qualunque ne sarà il colore”, ha commentato Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia. “Il primo impegno sarà occuparmi delle liste di attesa, chiedendo alle realtà convenzionate di stare aperte fino alle 23″. Lo dice Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia.
Schlein: “Premiata l’unità sui temi cari alle persone”
“La candidatura di Antonio Decaro è stata fortemente voluta da tutte le forze della coalizione, nessuna esclusa. La stessa cosa è successa anche in Veneto. Mi avete sentito dire piu’ volte che uniti si vince e il risultato straordinario di Antonio Decaro con un margine di 30 punti, e di quello di Roberto Fico in Campania dimostrano che uniti si stravince. Ma anche dove non vinciamo, come accaduto in Veneto, abbiamo raddoppiato il consenso rispetto a cinque anni fa. Questo ci conferma che la strada di costruire l’unita’ sui temi che interessano alle persone viene premiata“. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein durante il suo discorso presso il comitato elettorale di Antonio Decaro, candidato del centrosinitra alla presidenza della Regione Puglia
Il caso dei bambini tolti alla ‘famiglia del bosco’, nuovo scontro governo-magistratura
AGI – Scontro politico tra governo e magistratura sul caso della ‘famiglia del bosco‘, dopo che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento urgente dei tre figli, una bimba di otto anni e due gemelli di sei, che vivevano con la famiglia anglo-australiana in un casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, sospendendo la responsabilità genitoriale e collocandoli in una casa-famiglia. “Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire”, ha avvertito da Stresa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo le richieste di inviare gli ispettori arrivate da più parti, “bisogna fare accertamenti profondi, in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale”.
“Siamo bombardati da decenni da profeti che dicono che bisogna smetterla con consumismo, con la tecnologia, e bisogna tornare allo stato di natura“, ha aggiunto Nordio, “qualcuno probabilmente lo fa e bisogna vedere se questo comprometta l’educazione dei bambini. Penso che i genitori siano i primi a essere consapevoli dei loro doveri”.
La dura reazione del vicepremier Matteo Salvini
A rincarare la dose è stato il vicepremier e leader leghista, Matteo Salvini: “Un sequestro di tre bambini portati via da una mamma e da un papà in maniera indegna, preoccupante, pericolosa e vergognosa”, ha commentato durante un evento a Milano, “sono impegnato ad andare fino in fondo e se serve anche a parlare con il giudice del tribunale dei minori“. “Anche questa storia dimostra che una profonda riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale”, ha aggiunto.
La replica dell’Associazione nazionale magistrati
L’Associazione nazionale magistrati (ANM), però, ha ribattuto che “l’ordinanza è stra-motivata, è lunga dieci pagine”. “Leggete i provvedimenti prima di attaccare a occhi chiusi un giudice”, ha affermato Rocco Maruotti, segretario generale dell’ANM, “perché un giudice prima di emettere un provvedimento esercita una funzione molto delicata, che è quella di decidere sulla vita delle persone e lo fa con grandissimo scrupolo”. La Giunta esecutiva centrale dell’ANM in una nota ha sottolineato che il provvedimento “si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico“. Per la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, “in questa vicenda ciò che ora appare sfrontato, smisurato e disturbante è l’irresponsabilità con cui il Governo la cavalca“.
La posizione della madre e l’educazione parentale
Intanto i tre figli della coppia anglo-australiana, che hanno dai 6 agli 8 anni, sono stati visitati da un pediatra nella casa famiglia in cui è presente ma separata da loro anche la madre, la 45enne australiana Catherine Birmingham. “Non abbiamo fatto nulla di male”, ha dichiarato a Il Centro, “non abbiamo violato la legge italiana, viviamo sotto la legge naturale e i diritti costituzionali. I nostri bambini fanno educazione parentale, come previsto dalla legge”.
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“Tutto su mio padre”, gli anni di piombo raccontati dai figli delle vittime
AGI – “Lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto”. Sbirciando dalla fessura di una porta, un bimbo di sette anni fissa un registratore ed è sorpreso da una voce concitata. Voleva fare uno scherzo (“buuuh”) ai genitori ma poi rientra subito in camera. La notte per Umberto Ambrosoli è insonne.
“Tutto su mio padre”, racconta attraverso i ricordi dei loro figli, la vita di tre professionisti esempio dell’impegno civile in Italia, vittime del terrorismo negli anni di piombo. Giorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana ammazzato nel 1979 da un sicario ingaggiato da Sindona; il giudice Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 dal terrorismo nero dopo le inchieste sul gruppo neofascista Ordine Nuovo; l’economista Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985 quando si stava sempre più affermando nel ruolo di raccordo tra società e Istituzioni.
Il documentario – prodotto da Next Different in collaborazione con Rai Documentari – è stato presentato in anteprima questa mattina in Senato nella sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro. “Essere qui al Senato è un passaggio collettivo di responsabilità”, le parole del direttore di Rai Documentari, Luigi Del Plavignano.
Luca Tarantelli, “un’autobiografia della nazione”
Luca Tarantelli aveva appena compiuto 13 anni quando il 27 marzo 1985 perse suo papà Ezio. “All’inizio ho rimosso. Preferivo non pensarci. Poi dopo anni i primi passi in soffitta dove trovai i documenti con cui ho ricostruito il pensiero e le passioni di un intellettuale libero”. Fino al documentario. “Un prisma – così definisce il processo del racconto – in cui la luce si scompone in tanti altri colori della realtà, oltre al grigio. Infatti per troppi anni quel periodo è stato raccontato solo da ex terroristi”. Gli anni di Piombo sono “l’autobiografia di un’intera nazione” perché le vittime “appartengono a tutte le classi sociali, a tutte le professioni e a tutte le forze politiche”, spiega.
Susanna Occorsio, “rafforzato il senso del dovere”
Sguardi di intesa tra i protagonisti del documentario. Annuiscono Umberto Ambrosoli e Susanna Occorsio, figlia del magistrato ucciso il 10 luglio 1976, con trentadue colpi di mitra. Quella mattina Susanna era in vacanza al mare, a Santa Marinella ospite della famiglia di un’amica. “C’era mio fratello in casa. Ha sentito una raffica di mitra. Un rumore forte simile ad una saracinesca quando si chiude. Tornai subito a Roma. La rabbia iniziale ha lasciato il posto al dolore e alla malinconia. Ma anche al senso del dovere che si è rafforzato in tutti noi. Questa è la storia di tre uomini coraggiosi che hanno inciso in modo determinante sul sociale”.
Umberto Ambrosoli, “mio papà come un depuratore”
Pochi giorni prima dell’agguato a Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 luglio 1979, Umberto era al mare insieme alla famiglia. “Io e mio fratello stavamo pescando. Le nostre lenze si sono ingarbugliate e ricordo la pazienza con cui mio papà riuscì a districare i nodi della bava”. Come fece con la matassa legata agli affari di Michele Sindona. “Un professore – racconta – paragonò mio padre ad un depuratore che avrebbe ripulito il fiume Ticino per permettere a tutti noi di tornare a fare il bagno in acque limpide. È importante coltivare la memoria come gesto di riconoscenza”.
Miguel Gotor, “dal dolore alla conoscenza”
L’obiettivo, spiega lo storico Miguel Gotor, voce di ‘raccordo’ nel documentario, “è stato raccontare il fiore della vita di queste tre figure simbolo della storia italiana. Per trasformare il dolore in memoria e conoscenza”.
Caso Shalabayeva: tutti gli imputati condannati a 4 anni nell’Appello bis
AGI – La Corte d’Appello di Firenze ha condannato tutti gli imputati nel processo bis per l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua. I cinque imputati, gli alti funzionari di polizia Renato Cortese, Maurizio Improta, Francesco Stampacchia, Luca Armeni e Vincenzo Tramma sono stati condannati a 4 anni. Per tutti gli imputati cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Tutti erano accusati di sequestro persona. Per loro, il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini aveva chiesto l’assoluzione.
Le motivazioni fra 90 giorni. I legali annunciano già i ricorsi.
In aula erano presenti sia gli imputati, che Alma Shalabayeva che, a fine udienza, ha fatto i complimenti ai suoi legali e in italiano ha commentato: “sentenza giusta”.
Il caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, trasferite dal territorio italiano verso il Kazakistan, risale al 2013. La donna è la moglie di Mukhtar Ablyazov, all’epoca dissidente kazako ricercato dalle autorità del suo paese.
Madre e figlia vennero prelevate dalla polizia nella loro abitazione a Casalpalocco, a Roma. Ad Alma Shalabayeva fu contestato il possesso di un passaporto falso.
Due giorni dopo arrivò il decreto di espulsione e le due donne vennero imbarcate su un volo privato diretto in Kazakhstan. Al loro rientro in Italia, avvenuto alcuni mesi più tardi, a Shalabayeva e alla figlia fu riconosciuto lo status di rifugiate politiche.
Piantedosi, vicinanza a poliziotti condannati
“Pur nel rispetto sempre dovuto alle decisioni giudiziarie, sento di esprimere la mia vicinanza personale ai cinque dirigenti della polizia condannati nel caso Shalabayeva”. A dichiararlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“È una vicenda estremamente complessa, come dimostrano sia la assoluzione della Corte di Appello di Perugia in appello sia la richiesta di assoluzione del pg di Firenze, con esiti inaspettati – sottolinea il titolare del Viminale -. Tutto questo a conferma di quanto sia difficile, per chi lavora per la sicurezza dei cittadini, svolgere i compiti assegnati e corrispondere alle attese senza rischiare personalmente. Rimane il fatto che sono stati condannati servitori dello Stato con un curriculum importante e una vita trascorsa a lavorare per affermare i principi di legalità e giustizia. Per questo, la mia speranza è che nell’ultimo grado di giudizio possano essere assolti da ogni accusa”.
Funzionari polizia, amarezza per sentenza
L’Associazione nazionale funzionari di polizia esprime “stupore e profonda amarezza per la decisione assunta dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha confermato le condanne nei confronti dei cinque funzionari di polizia imputati nel procedimento relativo al rimpatrio di Alma Shalabayeva del 2013”.
“Una decisione – scrive il segretario nazionale dell’associazione, Enzo Letizia – che desta ancor più sorpresa alla luce della richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale di Firenze, perché il fatto non sussiste. I funzionari coinvolti agirono in un contesto operativo complesso, attenendosi alle procedure vigenti e alle informazioni allora disponibili, nell’esclusivo adempimento dei loro doveri istituzionali tanto che è la stessa Procura ad affermare che l’espulsione fu eseguita in modo legale. L’Anfp rinnova la propria vicinanza ai funzionari coinvolti, confidando che la successiva impugnazione possa restituire piena chiarezza e ristabilire la verità dei fatti, riaffermando i principi di legalità e di tutela di chi serve lo Stato con lealtà, professionalità e dedizione”.
Uccide la sorella a coltellate e mostra il cadavere alla madre in videochiamata
AGI – Ennesimo omicidio nel Napoletano. Un uomo di San Paolo Bel Sito ha contattato intorno alle 15.15 il 112, raccontando di aver ucciso la sorella a coltellate. I carabinieri della compagnia di Nola sono andati, assieme al personale del 118, in via San Paolo Bel Sito al civico 150 (comune e via hanno lo stesso nome), a Palazzo Cassese, al quinto piano. La donna è stata trovata morta e l’uomo è stato portato in caserma per essere interrogato.
La vittima si chiamava Noemi Riccardi e aveva 23 anni. Il fratello Vincenzo ha 25 anni: la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Avrebbe ucciso in un momento a un raptus. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri coordinati dal pm di turno della procura di Nola che è sul posto.
Vincenzo ha chiamato il 112, dicendo di aver appena commesso un omicidio. Poi ha videochiamato la madre per mostrarle il corpo senza vita della figlia. I due fratelli, che erano in cura presso il centro di salute mentale a Nola, vivevano insieme alla madre, che non era in casa al momento del delitto. L’arma, un coltello da cucina, è stata trovata dai militari dell’Arma.
L’operazione contro la mafia nigeriana a Vicenza incassa i complimenti della Meloni
AGI – Un’operazione dei carabinieri di Vicenza ha smantellato su tutto il territorio nazionale un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. L’attività, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia, ha previsto l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 persone, finalizzata a disarticolare un importante sodalizio di criminalità nigeriana radicata a Vicenza.
Nelle attività sono stati impiegati 300 carabinieri provenienti da tutto il Veneto, con il supporto dei reggimenti Lombardia ed Emilia Romagna, delle squadre di intervento speciale dei reggimenti 7 trentino Alto Adige, 13 Friuli Venezia Giulia e del 4 battaglione veneto, aliquota pronto intervento del provinciale di Padova, unità cinofile antidroga e velivolo del 14 elinucleo di Belluno. Oltre le misure cautelari personali sono in atto decine di perquisizioni domiciliari.
“Esprimo il più vivo apprezzamento per il successo dell’operazione “Marshall” che ha disarticolato un’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. La mia piena e assoluta soddisfazione per la professionalità e l’eccezionale livello della risposta che hanno dimostrato le donne e gli uomini dell’Arma, alle mai sopite minacce della criminalità organizzata”, sottolinea il Generale Luongo. Il vertice dell’Arma dei Carabinieri si è complimentato con il Comandante provinciale di Vicenza, Colonnello Loreto Biscardi, sottolineando “il brillante risultato conseguito oggi, consistito nell’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare, frutto di lunghe, articolate e complesse attività investigative svolte dall’Arma, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria”.
Risultati che dimostrano, ancora una volta, la quotidiana e fondamentale azione dell’Arma a tutela dei cittadini italiani. “Lo Stato” – ha concluso il Comandante Generale – “attraverso l’odierno lavoro svolto dai Carabinieri e dall’Autorità Giudiziaria, ha nuovamente dimostrato che il diritto e la convivenza civile hanno la meglio sulla violenza e sulla prevaricazione criminale”.
Meloni, brillante operazione
“Complimenti ai Carabinieri di Vicenza per la brillante operazione che ha smantellato un’organizzazione criminale attiva nel traffico internazionale di stupefacenti. Un risultato importante nella lotta allo spaccio e nella tutela della sicurezza dei cittadini. Avanti cosi'”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social network. L’operazione per smantellare una organizzazione criminale nigeriana, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia, ha portato all’arresto di 20 persone.
Bimbo ucciso dalla madre, il parroco di Muggia: “Il padre si era opposto agli incontri liberi”
AGI – “Tanti amici di Giovanni chiedono perché non c’è più. Lo scoglio è spiegare come una mamma possa diventare un pericolo, un posto non sicuro”. Il giorno dopo la morte del bimbo di 9 anni ucciso dalla madre, il parroco di Muggia (Trieste), Andrea Destradi, descrive una comunità “frantumata, ancora incredula e scossa”. “Molti genitori mi fermano per strada e nelle ultime ore ho ricevuto anche molte telefonate. Siamo ancora sotto choc”, spiega contattato telefonicamente dall’AGI.
Il dialogo con il padre
Don Destradi ha parlato con il padre nelle ore successive all’intervento della polizia. “Mi ha trasmesso tutto il suo dolore e la sua costernazione. Ha criticato il fatto che alla donna con cui era in atto una difficile separazione fosse stato dato il permesso di vedere il figlio in una situazione non protetta. Lui si era opposto”.
Da pochi giorni gli incontri ‘non protetti’
Il legame familiare era seguito dal tribunale e dai servizi sociali. Il padre triestino e la madre di nazionalità ucraina. Fino a pochi giorni fa gli incontri tra la mamma e il figlio – che era affidato al padre – erano in forma protetta alla presenza degli assistenti sociali. Poi il via libera agli incontri liberi.
Le carenze delle istituzioni
“Chi è stato vicino a questa famiglia, in modo informale, ad esempio l’allenatore della squadra di calcio, il catechista o le altre famiglie della comunità ci vede molto più chiaro rispetto alle istituzioni che forse subissate da diverse situazioni di criticità non hanno le risorse sufficienti per fronteggiare tutto”, osserva il parroco riferendosi anche alla “situazione legata alla salute mentale” della donna descritta dallo stesso religioso come una persona “fragile”.
La veglia di preghiera per Giovanni
Il sindaco di Muggia ieri ha proclamato il lutto cittadino. E domani sera (ore 20.30) Giovanni sarà ricordato con una veglia di preghiera nel Duomo della città. “Era un bambino solare e gioioso che era riuscito a normalizzare la complicata separazione dei genitori perché la viveva da tempo”. Si allenava nella squadra di calcio di Muggia e “si stava preparando alla prima comunione”, ricorda don Destradi.
Un dolore che resta
“Non siamo di fronte soltanto a una morte violenta e non è un semplice dramma familiare. Inevitabilmente con il passare dei giorni i fari si spegneranno su questa vicenda ma il dolore resta”.
L’avvocato della donna chiederà una perizia psichiatrica
“Una valutazione clinica psichiatrica sulla capacita’ di partecipare al processo” della sua cliente. La chiedera’ l’avvocata Chiara Valente, che assiste Olena Stasiuk, la donna di 55 anni che due giorni fa ha ucciso nell’appartamento di Muggia il figlio di 9 anni.
“Dovranno esserci accertamenti” ha precisato. Oggi la donna non ha potuto partecipare all’udienza di convalida del fermo perchè, come ha reso noto la stessa legale, è ancora ricoverata in ospedale Maggiore di Trieste e “le sue condizioni sono riservate”. L’accusa nei confronti di Olena è di omicidio volontario pluriaggravato. E’ continuato anche oggi intanto il silenzioso pellegrinaggio davanti alla casa di piazza Marconi. Fiori, giocattoli e bigliettini sono stati lasciati anche oggi da compagni di scuola del bambino, da amici e anche da semplici cittadini, davanti a una tragedia che ha colpito fortemente tutta la comunità locale. Da ieri sono presenti a Muggia numerose troupe di giornalisti inviati e operatori televisivi provenienti anche dall’estero, specie dalla vicina Slovenia.
Madre uccide il figlio di 9 anni tagliandogli la gola
AGI – Ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola e facendolo morire dissanguato. Il fatto è accaduto mercoledì sera nell’abitazione in cui vivevano madre e figlio di piazza Marconi nel centro della cittadina di Muggia (Trieste). La donna, di nazionalità ucraina, è separata dal padre e la vicenda era seguita dal tribunale ma anche dai servizi sociali. A dare l’allarme è stato il padre, un triestino del 1967, che vive all’estero e che ha contattato le forze dell’ordine, non riuscendosi a mettersi in contatto con la donna per la riconsegna del minore.
Con l’ausilio dei vigili del fuoco il personale è entrato nell’abitazione rinvenendo il corpo esanime del bambino che presentava ferite di arma da taglio al collo e la madre, in stato di shock, con dei tagli sulle braccia, per i quali è stata presa in cura dai sanitari e trasportata presso il nosocomio di Cattinara.
Gli accertamenti della Squadra Mobile diretta dal pm intervenuto sul posto e i rilievi della Polizia Scientifica hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti attribuendo la responsabilità del gesto in capo alla madre, che ha tentato successivamente di togliersi la vita. Il nucleo familiare risulta essere seguito da diversi anni dai Servizi Sociali del Comune di Muggia. La donna al termine delle attività sarà tradotta presso la Casa Circondariale di Trieste.
La polizia di Trieste in una nota precisa che “ha dato esecuzione al fermo disposto dall’Autorità Giudiziaria a carico di una donna di 55 anni di origine ucraina residente a Muggia per l’omicidio del figlio di 9 anni”.
Sterminò la famiglia nel 1998, finita la fuga di Del Grande
AGI – È terminata la fuga di Elia Del Grande che si era allontanato dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. L’uomo è stato rintracciato dai carabinieri vicino a Varese. Nel 1998 sterminò a fucilate la famiglia.
Del Grande è stato catturato dai carabinieri di Varese e Modena a Cadrezzate con Osmate, il borgo natio dove, il 7 gennaio del 1998, uccise il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico in quella che venne definita ‘la strage dei fornai‘ per il lavoro dei genitori.
La fuga e le motivazioni
Nel 2023 era uscito dal carcere dopo 26 anni di detenzione ed era stato sottoposto alla libertà vigilata perché ritenuto socialmente pericoloso. Dopo avere violato più volte le prescrizioni era stato trasferito nella casa lavoro. In una lettera a Varesenews, Del Grande aveva scritto di essere trattato “peggio di un detenuto” nella struttura emiliana e per questo di avere deciso di scappare. “Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora sopravvive in questi istituti – aveva recriminato – che dovrebbero risocializzare e reinserire col lavoro”.
La fuga anche con un pedalò
Quella di Elia Del Grande è stata una fuga tra i canneti lacustri e le darsene, anche a bordo di un pedalò sul lago di Monate, di notte, portata avanti anche grazie a delle complicità. Del Grande, catturato e fermato dai carabinieri dopo l”evasione’ dalla casa-lavoro emiliana il 30 ottobre scorso, ha “potuto contare su persone che lo hanno favorito”, scrivono in una nota congiunta il procuratore di Modena, Antonio Gustapane, e quello di Modena, Luca Masini.
“Le indagini, condotte tra le due Procure e le due componenti investigative dell’Arma di Modena e Varese, si sono, da subito, concentrate nel varesotto – si legge nel comunicato – dove Del Grande era cresciuto e dove aveva vissuto, non solo prima del compimento della ‘strage dei fornai’ del 1998, ma anche prima del 30 settembre scorso, quando i carabinieri della Compagnia di Gallarate lo avevano sottoposto alla misura di sicurezza della permanenza nella casa di lavoro”.
Non è stato facile catturarlo, spiegano gli inquirenti, anche per “la conoscenza del territorio di Del Grande che non ha agevolato le operazioni di ricerca del fuggitivo, che si è spostato ripetutamente con facilità tra la ricca vegetazione dell’area ricompresa tra Ternate, Travedona Monate e Cadrezzate con Osmate, potendo anche contare su soggetti che lo hanno favorito”. Del Grande “non ha esitato anche a utilizzare un pedalò per spostarsi sul lago di Monate, di notte, evidenziando, particolare disinvoltura, tra darsene e canneti lacustri”. Fino all’epilogo di stasera quando è stato trovato a Cadrezzate, a casa sua, dove si era spostato alcune ore prima.
Spy-cam nei bagni: disposto il divieto di avvicinamento alle parti offese
AGI – Nell’ambito dell’inchiesta relativa alle spy-cam negli appartamenti affittati a ignari clienti, è stata accolta la richiesta della difesa dell’indagato del divieto di avvicinamento alle parti offese. Lo ha deciso il Gip del Tribunale dell’Aquila, rigettando la misura più grave degli arresti domiciliari per G.G., il 56enne aquilano, accusato di interferenza illecita nella vita privata e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.
L’uomo, proprietario di diversi appartamenti di un condominio a poca distanza dall’ospedale dell’Aquila, è accusato di aver installato microcamere nei bagni degli alloggi dati in locazione a studenti, studentesse e allievi della Scuola di ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza dell’Aquila.
A far scattare l’inchiesta il ritrovamento casuale da parte di un affittuario di uno di questi dispositivi sistemato dietro uno specchio. Dopo la sua corsa alla Questura per denunciare il particolare ritrovamento, gli agenti della squadra volante della Questura del capoluogo, hanno eseguito perquisizioni domiciliari in tutti i 12 appartamenti di proprietà dell’indagato, rinvenendo in 8 di questi altrettante telecamere collegate via wi-fi a un’applicazione installata al cellulare dell’indagato, consentendo di visualizzare in diretta le immagini degli inquilini mentre erano nei bagni. Nel corso sempre della perquisizione nell’abitazione del 56enne, è stato effettuato il sequestro di un computer e una chiavetta di memoria esterna. Una prima visione dei dispositivi (ora in mano a un consulente della Procura per gli approfondimenti del caso) ha fatto emergere la presenza di oltre mille tra foto e video fraudolentemente registrati nei bagni. Di qui la richiesta dei domiciliari da parte della Procura, per evitare un possibile inquinamento delle prove, rigettata pero’ oggi dal Gip.
Ieri l’indagato (assistito dall’avvocato Roberto De Cesaris del Foro dell’Aquila) si è sottoposto all’interrogatorio di garanzia, nel quale ha ammesso le proprie responsabilità, negando la presenza di minori nei file e la loro stessa diffusione a terze persone. L’uomo ha anche negato che la somma di 80 mila euro in denaro contante rinvenuto in sede di perquisizione sia di provenienza illecita, ma piuttosto frutto della sua attività di imprenditore.
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Garlasco, caos nel team legale che assiste Lovati
AGI – È caos nel team di legali che assiste Massimo Lovati, l’ex avvocato di Andrea Sempio che domani sarà sentito dalla pm di Brescia Claudia Moregola nell’indagine per corruzione in atti giudiziari su Giuseppe Sempio e l’ex magistrato Mario Venditti. Fino a stamattina ad affiancare Lovati c’era solo l’avvocato Fabrizio Gallo, poi nel pomeriggio è successo di tutto.
Massimo Lovati ha ricevuto un ‘biglietto d’invito’, così viene definito nell’atto della Guardia di Finanza di Pavia, per presentarsi domattina alle 9 e 30 in Procura a Brescia. L’ex legale di Andrea Sempio sarà sentito dalla pm Claudia Moregola che indaga su Giuseppe Sempio e l’ex magistrato Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi è che Venditti sia stato corrotto dal padre di Andrea Sempio per favorire l’archiviazione dall’accusa di omicidio di Chiara Poggi.
Alfredo Scaccia, il portavoce controverso
È emerso che Lovati ha scelto come suo portavoce un ex legale, Alfredo Scaccia, che ha lasciato da poco la toga dopo essere stato arrestato nel marzo scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma, con l’accusa di avere corrotto un carabiniere. “L’avvocato Lovati mi ha chiesto di essere il suo portavoce – ha spiegato Scaccia contattato dall’AGI – per portare equilibrio nel caos delle notizie. Per domani Lovati è stato convocato dalla Procura di Brescia come persona ‘interessata’, non è indagato”.
Le accuse a Scaccia e l’addio alla toga
Pochi giorni fa, Scaccia ha annunciato di avere lasciato la toga. “Quando la legge ti chiama a rispondere personalmente di ipotesi di reato, la toga non ha più senso che la si indossi – aveva affermato secondo quanto riportato dal sito tg24.info -. Ove minato ciò con incriminazioni, anche gravi innanzi a chi amministra la giustizia, bisogna fare un passo indietro e io lo faccio per sempre”. Nel marzo scorso, Scaccia era stato arrestato assieme al figlio Gabriele, anche lui penalista, e a un sottufficiale dei carabinieri in un’inchiesta in cui sono ipotizzate le accuse di corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. Il processo per lui comincerà a gennaio.
La reazione di Fabrizio Gallo
La sua nomina non è stata accolta con particolare calore da Fabrizio Gallo. “Difendo Lovati perché è il mio compito, faccio da 35 anni l’avvocato e continuo nel mio mandato difensivo. Certo, vorrei capire l’arrivo di questo addetto stampa e di eventuali manager televisivi”.
Un nuovo legale per Lovati: Christian Alviani
Infine si è aggiunto un nuovo legale a fianco di Lovati. È Christian Alviani del foro di Frosinone. “Sono stato nominato per assistere Massimo Lovati nell’inchiesta di Milano in cui è accusato di diffamazione dello studio Giarda. Sostituirò Gallo? Non lo so, so che sta riflettendo” ha detto il neo difensore all’AGI. Di certo domani Lovati è stato convocato a Brescia per essere sentito. Il ‘biglietto d’invito’, così viene definita dalla Guardia di Finanza la convocazione, prevede il suo ascolto in Procura dalle 16 e non, come erroneamente scritto in precedenza, in mattinata.