Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Si fingono carabinieri e aggrediscono e rapinano una coppia che tornava a casa: indagini in corso

Due finti carabinieri, nel Mantovano, hanno rapinato e aggredito una coppia: sono ricercati.
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Spinge a terra un anziano durante una lite stradale: l’uomo batte la testa e muore in ospedale

Un uomo di 46 anni è stato arrestato con l’accusa di aver spinto un anziano durante una lite, provocandone la morte. Si trova ora ai domiciliari col braccialetto elettronico.
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Il viaggio dalla Svizzera, le martellate alla nonna e la fuga in treno: i passi di Vitali prima della furia omicida

Lorenzo Vitali viveva in Svizzera con la compagna e la figlia, ma era tornato ad Acilia probabilmente per trovare la famiglia. La mattina del 6 dicembre ha suonato alla casa della nonna, prendendola a martellate.
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Cosa sappiamo sull’evasione del detenuto dal carcere di Opera a Milano: le immagini

Le immagini delle sbarre segate, dei pali utilizzati per scavalcare la cinta muraria e di tutti gli strumenti usati per scappare: ecco cosa sappiamo sulla fuga di Taulant Toma, evaso da Opera.
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Esplode una palazzina nel Fiorentino, morto un 71enne
AGI – Un’esplosione avvenuta nella notte appena trascorsa ha provocato la morte di un uomo di 71 anni nella sua abitazione di via Garibaldi a Barberino di Mugello, in provincia di Firenze. Il boato è stato avvertito intorno alle 4.30 dai residenti della zona: subito dopo, le fiamme hanno avvolto l’appartamento situato al primo piano.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco e il personale sanitario del 118, ma quando i soccorritori sono riusciti a entrare nell’abitazione per l’uomo purtroppo non c’era più nulla da fare. I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e avviato le verifiche sulla stabilità della struttura, estendendo i controlli anche agli edifici circostanti, composti da condomini e terratetti. Non risultano altre persone coinvolte. I carabinieri hanno avviato le indagini per chiarire le cause dell’esplosione e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.
Danneggiata una palazzina di due piani
Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco del comando di Firenze il rogo si è sviluppato in un appartamento al primo piano di un edificio di due piani fuori terra. I vigili del fuoco sono arrivati con un’autobotte e un’autoscala e hanno domato le fiamme e bonificato l’abitazione, trovando un uomo del 1954 deceduto. Le verifiche successive hanno rilevato danni alla copertura e ad alcune strutture interne dell’edificio. Sono stati controllati anche gli edifici circostanti, tra cui condomini e terratetti, senza riscontrare altre persone ferite. Alcuni residenti sono stati evacuati in via precauzionale.
Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno avviato le indagini per accertare le cause dell’esplosione. Tra le ipotesi al vaglio, non si esclude un malfunzionamento dell’impianto a gas. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando i rilievi effettuati dai vigili del fuoco all’interno dell’abitazione. Il Comune di Barberino di Mugello ha espresso cordoglio ai familiari della vittima e sta valutando la possibilità di un momento di commemorazione pubblica.
Il corpo di una ragazza di 23 anni è stato trovato in fondo al lago di Como

Il cadavere di una 23enne è stato trovato in un fondale del lago di Como: era scomparsa da diverse ore. Non è esclusa alcuna ipotesi.
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Primario del Sant’Eugenio arrestato: 700mila euro per favorire cliniche private, minacce a chi non pagava

Roberto Palumbo è stato denunciato da un imprenditore che ha dichiarato di essere stato costretto a pagare 700mila euro al primario del Sant’Eugenio tra il 2019 e il 2021.
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Una neonata prematura di 600 grammi operata al cuore, sta bene
AGI – Una bimba prematura di 600 grammi e di 24 settimane di gestazione operata al cuore presso la terapia intensiva neonatale dell’ospedale ‘Barone Romeo’ di Patti.
La bimba è nata 15 giorni fa e le sue prime ore di vita sembravano stabili nonostante il basso peso. La situazione – si legge in una nota – è cambiata rapidamente con un peggioramento sia della respirazione, che del flusso del sangue agli organi vitali.
Diagnosi e intervento chirurgico
La rapida diagnosi della persistenza del dotto arterioso, cardiopatia molto frequente nei pazienti prematuri, ha indotto i medici ad avviare una terapia medica per favorire e indurre la chiusura di questa comunicazione vascolare fondamentale durante la vita fetale, ma estremamente pericolosa subito dopo la nascita per il rischio da parte degli organi vitali di ricevere poco flusso ematico. A causa del fallimento della terapia medica e il permanere del quadro di instabilità clinica i medici della terapia intensiva neonatale diretta da Caterina Cacace hanno posto indicazione a chiusura chirurgica dell’anomalia vascolare congenita.
L’intervento e le condizioni attuali
Come già avvenuto più volte in passato, un’intera equipe del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo si è recata presso l’Ospedale di Patti per eseguire l’intervento direttamente in culla. La bimba è attualmente ricoverata presso la TIN di Patti e le sue condizioni sono stabili.
La soddisfazione della direzione e l’equipe
La Direzione Strategica dell’Asp composta dal dg Giuseppe Cucci’, dal direttore amministrativo Giancarlo Niutta e dal direttore sanitario Giuseppe Ranieri Trimarchi soddisfatta ha dichiarato: “La riuscita di questo intervento su una neonato estremamente fragile è il risultato di una collaborazione clinica di altissimo livello tra la Terapia Intensiva Neonatale di Patti e il Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo di Taormina. Esprimiamo profonda gratitudine ai professionisti coinvolti per il loro impegno, competenza e dedizione. Continueremo a investire nella rete dei servizi neonatali e pediatrici per garantire cure tempestive e sicure ai nostri piccoli pazienti e per sostenere le famiglie nel percorso di assistenza”. L’equipe era composta da Enrico Iannace, Ines Andriani, Sasha Agati, dagli infermieri specializzati Antonella Pino e Manuela Favorito.
Trasporti gratis per Under 25 nella Regione Lazio per Natale: chi può usufruirne, quando e su quali mezzi

L’iniziativa si chiama “Natale in tour” e consente a giovani Under 25 di muoversi gratuitamente all’interno della Regione Lazio: quali mezzi comprende, a chi è rivolta e quando termina.
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Come i virus dell’influenza penetrano nelle cellule umane
AGI – I virus dell’influenza riescono a penetrare nelle cellule umane attraverso un processo dinamico che assomiglia a una “danza” tra il virus e la cellula, in cui la cellula partecipa attivamente all’assorbimento del virus sfruttando un suo meccanismo essenziale quotidiano, noto come endocitosi mediata da clatrina. Lo rivela uno studio condotto da ricercatori dell’ETH di Zurigo, riportato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Gli scienziati hanno utilizzato una nuova tecnica di microscopia ad alta risoluzione, chiamata ViViD-AFM, per osservare dal vivo questo processo, scoprendo che le cellule non sono passive. Il virus dell’influenza si lega inizialmente alle molecole recettoriali presenti sulla superficie cellulare, un processo che gli scienziati hanno paragonato al “surf” sulla superficie cellulare. Il virus esplora la superficie finché non trova un punto di ingresso ideale, ovvero un’area in cui sono presenti numerose molecole recettoriali vicine tra loro, consentendo un legame e un assorbimento efficienti. L’interazione dinamica si verifica perché i virus hanno “dirottato” un meccanismo cellulare essenziale utilizzato quotidianamente per convogliare sostanze vitali, come ormoni, colesterolo o ferro, all’interno.
Il meccanismo di assorbimento virale
Una volta che un virus si è attaccato alla membrana cellulare, la cellula promuove attivamente il suo assorbimento. I recettori rilevano il legame, e la cellula forma una depressione, o tasca, nel punto di attacco. Questa tasca è modellata e stabilizzata da una speciale proteina strutturale nota come clatrina, che viene attivamente reclutata dalla cellula al punto in cui si trova il virus. La superficie cellulare cattura attivamente il virus anche rigonfiandosi nel punto in questione; questi movimenti ondulatori della membrana diventano più intensi se il virus tenta di allontanarsi. La tasca cresce, racchiude il virus e si stacca dalla membrana, formando una vescicola. Questa vescicola viene trasportata all’interno della cellula, dove il suo rivestimento si dissolve, rilasciando il virus che può iniziare l’infezione.
La tecnica ViViD-AFM e le sue applicazioni
La capacità di osservare questa dinamica è stata resa possibile dalla nuova tecnica virus-view dual confocal e AFM, ViViD-AFM, che combina la microscopia a forza atomica (AFM) con la microscopia a fluorescenza. Questa tecnica fornisce informazioni chiave per lo sviluppo di farmaci antivirali, poiché è adatta per testare l’efficacia di potenziali farmaci in tempo reale. Inoltre, può essere utilizzata per studiare il comportamento di altri virus o vaccini.
Le zone rosse anti epidemia nacquero a Parma nel 1836
Uno studio presentato al 58 Congresso della Società Italiana di Igiene ricostruisce la gestione della prima epidemia di colera che colpì Parma nel 1836, mostrando come il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla adottò misure organizzative avanzate per fronteggiare un’emergenza sanitaria allora poco compresa. Il lavoro, realizzato dall’Università di Parma con l’Archivio Storico del Comune, analizza documenti originali che descrivono la diffusione del contagio e gli interventi messi in atto sotto il governo di Maria Luigia d’Austria.
Il colera, da secoli confinato nella valle del Gange, raggiunse Parma con il primo caso registrato il 19 giugno 1836. Seguirono mesi di contagi fino all’11 ottobre, in un contesto di forte incertezza scientifica e timori diffusi tra la popolazione.
La ricostruzione dell’epidemia
La ricostruzione presentata al congresso ripercorre le tappe dell’epidemia attraverso nove pannelli espositivi e un video che visualizza la propagazione del morbo nei quartieri cittadini, evidenziando le aree più colpite e la dinamica urbana del contagio.
La risposta delle autorità ducali
Nonostante l’assenza di conoscenze microbiologiche, le autorità ducali misero in campo una risposta sorprendentemente strutturata: controlli sanitari, regolamentazione degli spazi comuni, isolamento dei malati, pulizia straordinaria delle vie e interventi amministrativi mirati. Alcuni documenti segnalano l’indicazione di “purificare le mani con ripetute lavature di cloruro di calce“, anticipando di anni l’evidenza scientifica che Ignaz Semmelweis avrebbe formulato sulla prevenzione delle infezioni.
Confronto con COVID-19 e lezioni per la sanità pubblica
Il confronto con la pandemia di COVID-19, sottolineano gli autori, mette in luce continuità significative: paura, isolamento, misure restrittive, necessità di informare e rassicurare la popolazione. La vicenda del 1836 mostra come la capacità organizzativa e la rapidità d’azione possano incidere sull’impatto di un’epidemia anche in assenza di strumenti moderni, offrendo elementi utili per comprendere l’evoluzione storica della sanità pubblica.
Addio a Enrico Celeghin capo pizzaiolo di Pizza Aut. Acampora: “Perdo un pezzo di me”
AGI – “Non avremmo mai voluto fare questo post. Oggi PizzAut rimarrà chiusa tutto il giorno per un gravissimo e improvviso lutto. Siamo spiacenti con tutte le persone che avevano prenotato e programmato il pranzo o la cena da PizzAut ma siamo sicuri possiate capire il nostro stato d’animo e il nostro dolore. Ne i ragazzi ne nessuno di noi è in grado di lavorare”. Cosi’ Pizzaut ha dato la notizia della scomparsa di Enrico Celeghin, capo pizzaiolo e colonna nella catena di ristoranti in cui lavorano persone autistiche.
“Ciao amico mio, ci vediamo domani mattina. Ieri Enrico – ha scritto il fondatore di Pizzaut Nico Acampora su Facebook – mi ha salutato cosi’, ed è cosi che ci salutiamo tutte le sere, tutte le sere. Trascorro con Enrico almeno 16 ore al giorno da quando abbiamo aperto PizzAut. È la persona con cui trascorro la maggior parte del tempo della mia vita, con Enrico vado in vacanza, con Enrico mi confido, con Enrico sogno, con Enrico soffro. Insieme siamo stanchi e insieme siamo felici. Insieme gioiamo per ogni traguardo dei nostri figli…e quando dico nostri figli non intendo soltanto Leo e Matteo… Con Enrico infatti ci siamo detti che non ci si può occupare solo dei propri figli ma che PizzAut vuol dire soprattutto occuparsi dei figli che non sono i tuoi. Enrico lo fa tutti i giorni, spesso sta un passo indietro perché cosi’ può guardare tutto e tutti…ed occuparsi di tutto e tutti. Enrico non è soltanto un amico e nemmeno un fratello…io ed Enrico siamo parte l’uno dell’altro. Cazzo, parlo di Enrico ancora al presente.Quando questa mattina mi hanno detto ‘Enrico è morto’…è morto anche un pezzo di me. Enrico non era un volontario di PizzAut, come hanno scritto alcuni giornali, Enrico era PizzAut…ANZI ENRICO è PIZZAUT. Rimani vicino ai tuoi figli Matteo, a Gaia, rimani vicino a tua moglie Luisa…ma rimani vicino a tutta la famiglia di PizzAut… Enrico ti prego, ovunque tu sia non lasciare solo nemmeno me…senza di te non ce la faccio”.
Lady Macbeth tra eros, violenza e torce umane scuote la Scala: 11 minuti di applausi
AGI – La tempesta erotica, l’impeto della passione, tradimenti, corruzione e violenza senza redenzione. Ed effetti speciali, come le ‘torce umane’. Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Sostakovic, diretta magistralmente da Riccardo Chailly, con la regia innovativa di Vasily Barkhatov che questa sera ha dato il via alla stagione del teatro alla Scala di Milano, è stata omaggiata dal pubblico del Piermarini con oltre 11 minuti di applausi. Ovazione particolare per la soprano Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmailova), il basso Alexander Roslavets (Boris Timofeevi? Izmailov) e il tenore Najmiddin Mavlyanov (Sergej).
Un’opera “Un po’ scandalosa” per la senatrice a vita Liliana Segre, seduta nel palco Reale, “ma sempre molto interessante” come tutto quello che viene a vedere alla Scala, da quando aveva cinque anni. I commenti nel foyer sono unanimi: “è molto forte, sconvolgente, di grandissimo impatto. Memorabile”. Pesa un po’ l’assenza della politica quest’anno, tanto che il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana arrivando in teatro ha commentato “Ce ne faremo una ragione, viviamo bene anche da soli”.
In rappresentanza del governo c’è solo il ministro Alessandro Giuli. Ma non manca la cultura e lo spettacolo in sala, con Achille Lauro, Mahmood, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti. Presente al completo anche il nuovo Consiglio di Amministrazione del Teatro, con Giovanni Bazoli, Barbara Berlusconi, Diana Bracco, Giacomo Campora, Claudio Descalzi, Marcello Foa e Melania Rizzoli.
L’opera procede (nonostante la sua durata, 3 ore e 40) come un film crudele, trascinata da un’onda di sentimenti estremi che la musica amplifica e sottolinea in ogni passaggio. Il titolo, che fu travolto dalla censura del regime e colpito dall’anatema della Pravda, che ne decretò la natura immorale e anti-popolare censurato da Stalin nel 1936 dopo il successo iniziale, si impone oggi come scelta forte e vincente.
La scena della violenza e quella della seduzione si caricano della tensione dettata dall’incalzare della partitura. E pensare che non ci sono scene di nudo, se non le spalle di Sergej lacerate dalle frustate, eppure la brutalità delle immagini passa tutta, forse ancora più forte di quanto farebbe l’esibizione diretta dei dettagli. La grande presa drammatica del testo è accompagnata da effetti visivi.
Un grande schermo a led, proietta immagini in bianco e nero: è l’inventario degli oggetti rinvenuti sulla scena del crimine, numerati uno dopo l’altro. Un coltello, una corda, i primi indizi visivi, del sangue. Il linguaggio è coerente con le scene, duro, esplicito, frasi come “Fermati cagna”, sono lessico normale. Al centro del palcoscenico una botola si apre e si chiude di continuo: da lì emerge un tavolino con un poliziotto che raccoglie le deposizioni dei testimoni. Anche Katerina confessa di aver avvelenato il suocero Boris. Mentre parla, sul fondo della scena riappare il passato: lui che mangia i funghi avvelenati. Presente e memoria si sovrappongono davanti agli occhi del pubblico come in un flashback cinematografico.
La trama è uno specchio spietato della società, con 4 morti e nessun pentimento. Scene di quotidianità tra due amanti: lui in calzino corto, boxer e canottiera, lei in camicia da notte. L’amante che si rifugia nell’armadio, il più classico dei nascondigli, diventa un dettaglio ironico dentro una storia che scivola presto nel dramma.
Chailly nel suo ultimo 7 dicembre da direttore musicale, non poteva chiudere questi 12 anni al Piermarini, con un’opera più interessante dove “l’orchestra è protagonista”. Nel vero senso della parola, durante il funerale di Boris troviamo i fiati in palcoscenico. La musica potente e magnetica sottolinea ogni gesto dei cantanti e da’ ampiezza ai sentimenti.
“In Lady Macbeth l’orchestra non accompagna soltanto ma è il vero narratore dell’opera fin dall’inizio ed è rapita dentro una difficoltà tecnica enorme” spiega il maestro. La ‘noia’ di Katerina, intrappolata in un matrimonio infelice, una farsa sociale “è già tutta nei clarinetti dell’introduzione con una ripetizione ossessiva che ne racconta l’ozio”. Lo stesso vale per ogni scena: è la musica che racconta. Il regista osa e vince con un finale di forte impatto. L’omicidio-suicidio non si consuma tra i flutti gelidi di un fiume. Katerina uccide Sonetka, l’amante di Sergej, e si toglie la vita in un abbraccio di fuoco. Si cosparge di benzina e si dà alle fiamme stringendo a sé la rivale. Scene di estrema durezza, non adatte a tutti. Il teatro ne è ben consapevole. Tanto che lo segnala esplicitamente: sul tablet dei sottotitoli compare la scritta “Attenzione – Warning”, con l’avviso “al gentile pubblico che lo spettacolo include scene che potrebbero turbare la sensibilità degli spettatori”.
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Investito e ucciso mentre cammina in strada: incidente stradale a Montesano (Salerno)

Un uomo è stato investito e ucciso mentre camminava sulla strada statale 19 a Montesano della Marcellana.
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Corruzione nella sanità: arrestato primario del Sant’Eugenio mentre intasca una mazzetta
AGI – I poliziotti della Squadra Mobile di Roma hanno arrestato, in flagranza di reato, per corruzione per l’esercizio della funzione Roberto Palumbo medico nefrologo, Direttore Uoc Reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, finito in carcere, e Maurizio Terra, imprenditore nel settore delle cliniche private convenzionate con il Ssn per i servizi di dialisi. L’imprenditore è stato posto ai domiciliari. I due sono stati fermati in strada dopo essersi incontrati nei pressi della Regione Lazio e, nella circostanza, l’imprenditore a bordo dell’autovettura del medico avrebbe consegnato a quest’ultimo una somma di denaro contante di 3000 mila euro in banconote da 100 e 50 euro, poi rinvenuta dagli agenti.
L’arresto si inserisce nell’ambito di una più ampia e articolata attività d’indagine delegata dalla procura e condotta dalla Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Roma, finalizzata a far luce su ipotesi di corruzione in ambito sanitario, in particolare nella gestione dei pazienti necessitanti di dialisi e assegnati alle cliniche private convenzionate con il Ssn ricadenti nella giurisdizione della Asl Rm/2, della quale l’Ospedale Sant’Eugenio è centro di riferimento di nefrologia e dialisi. Secondo l’ipotesi investigativa, il medico – in cambio di denaro contante e altre utilità ricevuti dagli imprenditori dei centri dialisi compiacenti, sfruttando la propria posizione quale Dirigente della Uoc del Sant’Eugenio, smistava i pazienti nelle cliniche di suo interesse anche attraverso disposizioni al proprio staff affinché i pazienti venissero indirizzati o comunque convinti a effettuare la dialisi esclusivamente presso le cliniche nelle quali aveva diretti o indiretti interessi.
Parte dei pagamenti illeciti legati al rapporto corruttivo, inoltre, sono stati ‘dati’ con fatture per operazioni inesistenti, emesse da una società “schermo” avente quale oggetto sociale lo svolgimento di attività di consulenza, costituita ad hoc attraverso un prestanome e nella quale formalmente il primario non riveste alcuna carica sociale nè detiene partecipazioni. Contestualmente all’arresto in flagranza, inoltre, è stato eseguito un decreto di perquisizione personale e informatico emesso dalla procura nei confronti degli arrestati, di altri medici, imprenditori e società indagati nell’ambito del medesimo procedimento, nonché nei confronti di soggetti terzi.
Bonelli, grazie a toghe
“Mentre sei milioni di persone rinunciano a curarsi per le lunghe liste d’attesa e perché non hanno i soldi per rivolgersi al privato, i magistrati scoprono un giro di mazzette che serviva a indirizzare i pazienti verso strutture private. Una vergogna che rende urgente il potenziamento della sanità pubblica. Oggi diciamo grazie ai magistrati, troppo spesso attaccati solo per finalità politiche”. Cosi’, in una nota, Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, commentando l’arresto di Roberto Palumbo, primario dell’ospedale romano Sant’Eugenio.
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