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Esplode una palazzina nel Fiorentino, morto un 71enne

AGI – Un’esplosione avvenuta nella notte appena trascorsa ha provocato la morte di un uomo di 71 anni nella sua abitazione di via Garibaldi a Barberino di Mugello, in provincia di Firenze. Il boato è stato avvertito intorno alle 4.30 dai residenti della zona: subito dopo, le fiamme hanno avvolto l’appartamento situato al primo piano.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco e il personale sanitario del 118, ma quando i soccorritori sono riusciti a entrare nell’abitazione per l’uomo purtroppo non c’era più nulla da fare. I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e avviato le verifiche sulla stabilità della struttura, estendendo i controlli anche agli edifici circostanti, composti da condomini e terratetti. Non risultano altre persone coinvolte. I carabinieri hanno avviato le indagini per chiarire le cause dell’esplosione e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Danneggiata una palazzina di due piani

Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco del comando di Firenze il rogo si è sviluppato in un appartamento al primo piano di un edificio di due piani fuori terra. I vigili del fuoco sono arrivati con un’autobotte e un’autoscala e hanno domato le fiamme e bonificato l’abitazione, trovando un uomo del 1954 deceduto. Le verifiche successive hanno rilevato danni alla copertura e ad alcune strutture interne dell’edificio. Sono stati controllati anche gli edifici circostanti, tra cui condomini e terratetti, senza riscontrare altre persone ferite. Alcuni residenti sono stati evacuati in via precauzionale.

Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno avviato le indagini per accertare le cause dell’esplosione. Tra le ipotesi al vaglio, non si esclude un malfunzionamento dell’impianto a gas. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando i rilievi effettuati dai vigili del fuoco all’interno dell’abitazione. Il Comune di Barberino di Mugello ha espresso cordoglio ai familiari della vittima e sta valutando la possibilità di un momento di commemorazione pubblica.

Una neonata prematura di 600 grammi operata al cuore, sta bene

AGI – Una bimba prematura di 600 grammi e di 24 settimane di gestazione operata al cuore presso la terapia intensiva neonatale dell’ospedale ‘Barone Romeo’ di Patti.

La bimba è nata 15 giorni fa e le sue prime ore di vita sembravano stabili nonostante il basso peso. La situazione – si legge in una nota – è cambiata rapidamente con un peggioramento sia della respirazione, che del flusso del sangue agli organi vitali.

Diagnosi e intervento chirurgico

La rapida diagnosi della persistenza del dotto arterioso, cardiopatia molto frequente nei pazienti prematuri, ha indotto i medici ad avviare una terapia medica per favorire e indurre la chiusura di questa comunicazione vascolare fondamentale durante la vita fetale, ma estremamente pericolosa subito dopo la nascita per il rischio da parte degli organi vitali di ricevere poco flusso ematico. A causa del fallimento della terapia medica e il permanere del quadro di instabilità clinica i medici della terapia intensiva neonatale diretta da Caterina Cacace hanno posto indicazione a chiusura chirurgica dell’anomalia vascolare congenita.

L’intervento e le condizioni attuali

Come già avvenuto più volte in passato, un’intera equipe del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo si è recata presso l’Ospedale di Patti per eseguire l’intervento direttamente in culla. La bimba è attualmente ricoverata presso la TIN di Patti e le sue condizioni sono stabili.

La soddisfazione della direzione e l’equipe

La Direzione Strategica dell’Asp composta dal dg Giuseppe Cucci’, dal direttore amministrativo Giancarlo Niutta e dal direttore sanitario Giuseppe Ranieri Trimarchi soddisfatta ha dichiarato: “La riuscita di questo intervento su una neonato estremamente fragile è il risultato di una collaborazione clinica di altissimo livello tra la Terapia Intensiva Neonatale di Patti e il Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo di Taormina. Esprimiamo profonda gratitudine ai professionisti coinvolti per il loro impegno, competenza e dedizione. Continueremo a investire nella rete dei servizi neonatali e pediatrici per garantire cure tempestive e sicure ai nostri piccoli pazienti e per sostenere le famiglie nel percorso di assistenza”. L’equipe era composta da Enrico Iannace, Ines Andriani, Sasha Agati, dagli infermieri specializzati Antonella Pino e Manuela Favorito.

Addio a Enrico Celeghin capo pizzaiolo di Pizza Aut. Acampora: “Perdo un pezzo di me”

AGI –  “Non avremmo mai voluto fare questo post. Oggi PizzAut rimarrà chiusa tutto il giorno per un gravissimo e improvviso lutto. Siamo spiacenti con tutte le persone che avevano prenotato e programmato il pranzo o la cena da PizzAut ma siamo sicuri possiate capire il nostro stato d’animo e il nostro dolore. Ne i ragazzi ne nessuno di noi è in grado di lavorare”. Cosi’ Pizzaut ha dato la notizia della scomparsa di Enrico Celeghin, capo pizzaiolo e colonna nella catena di ristoranti in cui lavorano persone autistiche.

“Ciao amico mio, ci vediamo domani mattina. Ieri Enrico – ha scritto il fondatore di Pizzaut Nico Acampora su Facebook – mi ha salutato cosi’, ed è cosi che ci salutiamo tutte le sere, tutte le sere. Trascorro con Enrico almeno 16 ore al giorno da quando abbiamo aperto PizzAut. È la persona con cui trascorro la maggior parte del tempo della mia vita, con Enrico vado in vacanza, con Enrico mi confido, con Enrico sogno, con Enrico soffro. Insieme siamo stanchi e insieme siamo felici. Insieme gioiamo per ogni traguardo dei nostri figli…e quando dico nostri figli non intendo soltanto Leo e Matteo… Con Enrico infatti ci siamo detti che non ci si può occupare solo dei propri figli ma che PizzAut vuol dire soprattutto occuparsi dei figli che non sono i tuoi. Enrico lo fa tutti i giorni, spesso sta un passo indietro perché cosi’ può guardare tutto e tutti…ed occuparsi di tutto e tutti. Enrico non è soltanto un amico e nemmeno un fratello…io ed Enrico siamo parte l’uno dell’altro. Cazzo, parlo di Enrico ancora al presente.Quando questa mattina mi hanno detto ‘Enrico è morto’…è morto anche un pezzo di me. Enrico non era un volontario di PizzAut, come hanno scritto alcuni giornali, Enrico era PizzAut…ANZI ENRICO è PIZZAUT. Rimani vicino ai tuoi figli Matteo, a Gaia, rimani vicino a tua moglie Luisa…ma rimani vicino a tutta la famiglia di PizzAut… Enrico ti prego, ovunque tu sia non lasciare solo nemmeno me…senza di te non ce la faccio”. 

Lady Macbeth tra eros, violenza e torce umane scuote la Scala: 11 minuti di applausi

AGI – La tempesta erotica, l’impeto della passione, tradimenti, corruzione e violenza senza redenzione. Ed effetti speciali, come le ‘torce umane’. Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Sostakovic, diretta magistralmente da Riccardo Chailly, con la regia innovativa di Vasily Barkhatov che questa sera ha dato il via alla stagione del teatro alla Scala di Milano, è stata omaggiata dal pubblico del Piermarini con oltre 11 minuti di applausi. Ovazione particolare per la soprano Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmailova), il basso Alexander Roslavets (Boris Timofeevi? Izmailov) e il tenore Najmiddin Mavlyanov (Sergej).

Un’opera “Un po’ scandalosa” per la senatrice a vita Liliana Segre, seduta nel palco Reale, “ma sempre molto interessante” come tutto quello che viene a vedere alla Scala, da quando aveva cinque anni. I commenti nel foyer sono unanimi: “è molto forte, sconvolgente, di grandissimo impatto. Memorabile”. Pesa un po’ l’assenza della politica quest’anno, tanto che il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana arrivando in teatro ha commentato “Ce ne faremo una ragione, viviamo bene anche da soli”.

 

 

In rappresentanza del governo c’è solo il ministro Alessandro Giuli. Ma non manca la cultura e lo spettacolo in sala, con Achille Lauro, Mahmood, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti. Presente al completo anche il nuovo Consiglio di Amministrazione del Teatro, con Giovanni Bazoli, Barbara Berlusconi, Diana Bracco, Giacomo Campora, Claudio Descalzi, Marcello Foa e Melania Rizzoli.

L’opera procede (nonostante la sua durata, 3 ore e 40) come un film crudele, trascinata da un’onda di sentimenti estremi che la musica amplifica e sottolinea in ogni passaggio. Il titolo, che fu travolto dalla censura del regime e colpito dall’anatema della Pravda, che ne decretò la natura immorale e anti-popolare censurato da Stalin nel 1936 dopo il successo iniziale, si impone oggi come scelta forte e vincente.

“È proprio vero che il tempo è galantuomo” ha commentato il sovrintendente Fortunato Ortombina, e il fatto che sia rappresentata proprio il 7 dicembre è importante perché “apre a un linguaggio di una tale modernità come forse finora non era mai successo, quindi chissà che fra qualche anno il pubblico non ci chieda di inaugurare la stagione, magari con una prima assoluta”. Il fatto che si tratti di un’opera russa non ha suscitato i temuti contrasti ideologici. D’altra parte come ha sottolineato il sovrintendente “la musica è sovrana”. E arriva come un pugno allo stomaco.

La scena della violenza e quella della seduzione si caricano della tensione dettata dall’incalzare della partitura. E pensare che non ci sono scene di nudo, se non le spalle di Sergej lacerate dalle frustate, eppure la brutalità delle immagini passa tutta, forse ancora più forte di quanto farebbe l’esibizione diretta dei dettagli. La grande presa drammatica del testo è accompagnata da effetti visivi.

Un grande schermo a led, proietta immagini in bianco e nero: è l’inventario degli oggetti rinvenuti sulla scena del crimine, numerati uno dopo l’altro. Un coltello, una corda, i primi indizi visivi, del sangue. Il linguaggio è coerente con le scene, duro, esplicito, frasi come “Fermati cagna”, sono lessico normale. Al centro del palcoscenico una botola si apre e si chiude di continuo: da lì emerge un tavolino con un poliziotto che raccoglie le deposizioni dei testimoni. Anche Katerina confessa di aver avvelenato il suocero Boris. Mentre parla, sul fondo della scena riappare il passato: lui che mangia i funghi avvelenati. Presente e memoria si sovrappongono davanti agli occhi del pubblico come in un flashback cinematografico.

La trama è uno specchio spietato della società, con 4 morti e nessun pentimento. Scene di quotidianità tra due amanti: lui in calzino corto, boxer e canottiera, lei in camicia da notte. L’amante che si rifugia nell’armadio, il più classico dei nascondigli, diventa un dettaglio ironico dentro una storia che scivola presto nel dramma.

Chailly nel suo ultimo 7 dicembre da direttore musicale, non poteva chiudere questi 12 anni al Piermarini, con un’opera più interessante dove “l’orchestra è protagonista”. Nel vero senso della parola, durante il funerale di Boris troviamo i fiati in palcoscenico. La musica potente e magnetica sottolinea ogni gesto dei cantanti e da’ ampiezza ai sentimenti.

“In Lady Macbeth l’orchestra non accompagna soltanto ma è il vero narratore dell’opera fin dall’inizio ed è rapita dentro una difficoltà tecnica enorme” spiega il maestro. La ‘noia’ di Katerina, intrappolata in un matrimonio infelice, una farsa sociale “è già tutta nei clarinetti dell’introduzione con una ripetizione ossessiva che ne racconta l’ozio”. Lo stesso vale per ogni scena: è la musica che racconta. Il regista osa e vince con un finale di forte impatto. L’omicidio-suicidio non si consuma tra i flutti gelidi di un fiume. Katerina uccide Sonetka, l’amante di Sergej, e si toglie la vita in un abbraccio di fuoco. Si cosparge di benzina e si dà alle fiamme stringendo a sé la rivale. Scene di estrema durezza, non adatte a tutti. Il teatro ne è ben consapevole. Tanto che lo segnala esplicitamente: sul tablet dei sottotitoli compare la scritta “Attenzione – Warning”, con l’avviso “al gentile pubblico che lo spettacolo include scene che potrebbero turbare la sensibilità degli spettatori”. 

 

 

 

 

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Corruzione nella sanità: arrestato primario del Sant’Eugenio mentre intasca una mazzetta

AGI – I poliziotti della Squadra Mobile di Roma hanno arrestato, in flagranza di reato, per corruzione per l’esercizio della funzione Roberto Palumbo medico nefrologo, Direttore Uoc Reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, finito in carcere, e Maurizio Terra, imprenditore nel settore delle cliniche private convenzionate con il Ssn per i servizi di dialisi. L’imprenditore è stato posto ai domiciliari. I due sono stati fermati in strada dopo essersi incontrati nei pressi della Regione Lazio e, nella circostanza, l’imprenditore a bordo dell’autovettura del medico avrebbe consegnato a quest’ultimo una somma di denaro contante di 3000 mila euro in banconote da 100 e 50 euro, poi rinvenuta dagli agenti.

L’arresto si inserisce nell’ambito di una più ampia e articolata attività d’indagine delegata dalla procura e condotta dalla Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Roma, finalizzata a far luce su ipotesi di corruzione in ambito sanitario, in particolare nella gestione dei pazienti necessitanti di dialisi e assegnati alle cliniche private convenzionate con il Ssn ricadenti nella giurisdizione della Asl Rm/2, della quale l’Ospedale Sant’Eugenio è centro di riferimento di nefrologia e dialisi. Secondo l’ipotesi investigativa, il medico – in cambio di denaro contante e altre utilità ricevuti dagli imprenditori dei centri dialisi compiacenti, sfruttando la propria posizione quale Dirigente della Uoc del Sant’Eugenio, smistava i pazienti nelle cliniche di suo interesse anche attraverso disposizioni al proprio staff affinché i pazienti venissero indirizzati o comunque convinti a effettuare la dialisi esclusivamente presso le cliniche nelle quali aveva diretti o indiretti interessi.

Parte dei pagamenti illeciti legati al rapporto corruttivo, inoltre, sono stati ‘dati’ con fatture per operazioni inesistenti, emesse da una società “schermo” avente quale oggetto sociale lo svolgimento di attività di consulenza, costituita ad hoc attraverso un prestanome e nella quale formalmente il primario non riveste alcuna carica sociale nè detiene partecipazioni. Contestualmente all’arresto in flagranza, inoltre, è stato eseguito un decreto di perquisizione personale e informatico emesso dalla procura nei confronti degli arrestati, di altri medici, imprenditori e società indagati nell’ambito del medesimo procedimento, nonché nei confronti di soggetti terzi.

Bonelli, grazie a toghe

 “Mentre sei milioni di persone rinunciano a curarsi per le lunghe liste d’attesa e perché non hanno i soldi per rivolgersi al privato, i magistrati scoprono un giro di mazzette che serviva a indirizzare i pazienti verso strutture private. Una vergogna che rende urgente il potenziamento della sanità pubblica. Oggi diciamo grazie ai magistrati, troppo spesso attaccati solo per finalità politiche”. Cosi’, in una nota, Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, commentando l’arresto di Roberto Palumbo, primario dell’ospedale romano Sant’Eugenio. 

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Vuole prendere il bus fuori dalla fermata e aggredisce l’autista

AGI – Tenta di salire sul bus nel centro di Taranto in un punto diverso dalla normale fermata passeggeri, non ci riesce, raggiunge il mezzo al capolinea del rione Tamburi – distante qualche chilometro da dove il passeggero voleva prendere il mezzo pubblico – e sferra un pugno sulla faccia dell’autista che stava per concludere il suo turno di lavoro. Lo rende noto Kyma Mobilità, l’azienda del trasporto pubblico urbano partecipata dal Comune di Taranto, che parla di “episodio di inaudita violenza” che “ha causato lesioni fisiche e un profondo turbamento psicologico al dipendente”. L’uomo è stato subito soccorso e portato in ospedale dove i medici del pronto soccorso gli hanno diagnosticato una contusione all’occhio.

“Solo per pura fortuna è stato scongiurato un danneggiamento permanente della vista, ma restano gravi le conseguenze psicologiche dell’accaduto” commenta l’azienda, che “condanna fermamente e senza riserve questi gesti di gratuita, inopportuna e inaccettabile violenza nei confronti del personale di servizio, che garantisce quotidianamente un essenziale servizio pubblico alla cittadinanza”.

L’azienda assicura “che l’autore dell’aggressione sarà presto individuato con certezza grazie alle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza a circuito chiuso installato su tutti i mezzi della flotta Kyma Mobilità. Le registrazioni sono già state messe a disposizione delle forze dell’ordine per l’identificazione formale. La sicurezza dei nostri lavoratori è una priorità assoluta – dichiara l’azienda del Comune di Taranto -. Non tollereremo in alcun modo atti di inciviltà e violenza. L’autore del gesto sarà perseguito legalmente in tutte le sedi competenti con la massima severità prevista dalla legge”.

È stato lo stesso conducente del bus aggredito a Taranto (guidava un mezzo della linea 1-2 da parco Cimino al rione Tamburi) a chiamare le forze di polizia. Lo rendono noto i segretari territoriali e aziendali delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil di categoria. I sindacati esprimono “la massima solidarietà al collega aggredito e ribadiscono che tali episodi non sono più tollerabili. È necessario l’intervento immediato delle istituzioni per garantire la sicurezza e la tutela dei lavoratori del trasporto pubblico. Non dimentichiamo – affermano i sindacati di settore – l’evento di un mese fa, che ha colpito due ausiliari della sosta, aggrediti verbalmente da un parcheggiatore abusivo sempre mentre svolgevano il loro turno di lavoro, e tutte le aggressioni fisiche e verbali che hanno interessato altri lavoratori nel capoluogo. Non possiamo abbassare l’attenzione davanti a una piaga sociale che sta colpendo sempre di più dei lavoratori vittime del dovere e colpevoli di svolgere il loro lavoro in un contesto sociale sempre più degradato. Si rinnova, pertanto, la richiesta di un incontro urgente al prefetto e al questore di Taranto – chiedono le sigle sindacali – affinché vengano adottate misure concrete e tempestive per prevenire ulteriori atti di violenza e per assicurare un ambiente di lavoro sicuro”.

 

 

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Grave incidente di caccia a Lucca: un uomo è stato colpito all’addome

AGI – Grave incidente di caccia in provincia di Lucca. Questa mattina poco prima delle 11:00 un cacciatore di 50 anni è rimasto ferito per un colpo da arma da fuoco che lo ha raggiunto all’addome. Il fatto, di cui al momento non è ancora chiara l’esatta dinamica, è successo alla Croce di Brancoli, in una zona impervia in provincia di Lucca.

Le operazioni di recupero sono state complesse e molto lunghe: è stato infatti necessario verricellare l’equipaggio dall’elisoccorso prima di poter soccorrere l’uomo. Il cacciatore, una volta tratto in salvo, è stato poi portato con l’elisoccorso in codice rosso all’ospedale Cisanello di Pisa. Sul posto sono intervenuti, il 118, i vigili del fuoco, gli uomini del Soccorso alpino e le forze dell’ordine.

Si alza il sipario alla Scala. Polemiche per l’assenza del Governo, Fontana: “Ce ne faremo…

AGI – Sulle note dell’inno di Mameli, come di consueto, si è aperta la stagione del Teatro alla Scala di Milano. In un teatro sold out, affollato da attori e personaggi della cultura, va in scena l’opera Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovi?, diretta da Riccardo Chailly al suo ultimo 7 dicembre come direttore musicale, per la regia di Vasily Barkhatov, proposto nell’anno del cinquantesimo anniversario della morte del compositore.

 

 

Nel palco Reale ci sono la senatrice a vita Liliana Segre, storica habituèe del Piermarini (siede al posto riservato al presidente della Repubblica, stavolta assente), il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il sindaco e presidente della Fondazione Scala Giuseppe Sala, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la sottosegretaria di Stato Usa Sara Rogers, il presidente della Regione Attilio Fontana e il prefetto Claudio Sgaraglia. 

 

 

Folto il drappello di volti noti di Milano, dell’imprenditoria, della politica, dello spettacolo e della cultura stasera alla Scala. Hanno varcato la soglia del Piermarini, tra gli altri, Barbara Berlusconi, Claudio Descalzi, Diana Bracco, Fedele Confalonieri, Stefano Boeri, Renato Mazzoncini, Claudio Durigon, Antonio Patuelli, Maurizio Lupi, Federico Mollicone, Federico e Paolo Romani, Dominque Meyer. In sala anche Mahmood, Achille Lauro, Pierfrancesco Favino e Giorgio Pasotti. 

Come ogni anno, nel solco di una tradizione ‘parallela’, accanto alle polemiche per le assenze importanti, o al mormorio su outfit più o meno appropriati, più o meno stravaganti, ogni Prima alla Scala che si rispetti ha il suo contorno di proteste esterne a sfondo politico e sociale. Quest’anno il flash-mob di protesta del centro sociale del Cantiere in occasione della Prima della Scala a Milano.

Tra i bersagli dell’intervento la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e lo sviluppatore immobiliare Manfredi Catella. Un militante, davanti un piccolo palcoscenico di fortuna sui cui campeggia uno striscione con la scritta ‘Il teatro delle complicità’, ha detto “Non vogliamo essere complici di un genocidio e non vogliamo un sindaco che dice ‘Palestina libera‘ e poi il Comune continua a incassare soldi da Israele”.

 

L’incasso definitivo è di 2.679.482 euro, il più alto di sempre. La Forza del destino dello scorso anno aveva registrato 2.560.000 euro e Don Carlo nel 2023, 2.582.000 euro. Un risultato che conferma l’attenzione del pubblico verso una scelta artistica coraggiosa e non consolatoria.

Ricordato Ramy Elgaml

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato anche a Ramy Elgaml, il 19enne morto in seguito a un incidente stradale dopo un inseguimento stradale con i carabinieri. L’assegnazione dell’Ambrogino d’oro, la benemerenza civica, al Nucleo radiomobile dell’Arma di Milano, “è un’onorificenza che ci ricorda che le forze polizia possono uccidere in questa città perché non tutti i milanesi contano”. Da alcune casse sono stati diffusi i suoni di bombardamenti e di colpi di mitragliatrice.

Polemica sulla scarsa partecipazione del governo

E polemiche ha suscitato anche la mancata partecipazione di esponenti del governo alla Prima della stagione, fatta eccezione per il ministro Giuli. “Ce ne faremo una ragione, viviamo bene anche da soli”, ha detto il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana taglia corto, arrivando al Piermarini.

“Noi ci siamo – ha replicato il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi –. La senatrice a vita Liliana Segre c’è, ci sono i vicepresidenti di Camera e Senato, però quello che conta è la Scala e quello che rappresenta la Prima. È bello anche che si è diffusa molto la possibilità di vedere la Prima della Scala non solo in diretta televisiva ma in tutta la città. Ne ha fatte tante non buone il mio amico Beppe Sala – ha scherzato – ma questa mi sembra una bellissima iniziativa. Ogni tanto qualche complimento bisogna farglielo”.

 

 

 

 

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Escursionisti precipitano per 30 metri, due morti in Friuli

AGI – Due escursionisti, non ancora identificati, sono morti precipitando da 30 metri da una parete rocciosa in Friuli. Il tragico incidente di montagna è avvenuto nel pomeriggio di oggi in una zona impervia nei boschi del comune di Enemonzo dove le due persone sono scivolate nel vuoto mentre percorrevano un tratto ripido ghiaiato per raccogliere vischio.

Ad essere trovati oramai privi di vita dai soccorritori in fondo alla parete rocciosa dopo un volo di 30 metri sono due uomini, uno residente a Udine, l’altro a Portogruaro, di età compresa tra i 55 e i 60 anni.

Le vittime non erano equipaggiate

Erano usciti per cercare vischio in questo periodo prenatalizio, ma – secondo quanto trapela – non sarebbero stati adeguatamente equipaggiati per affrontare un ambiente montano, con semplici scarpe da ginnastica e senza l’idonea attrezzatura. I soccorritori con i vigili del fuoco, Guardia di finanza e carabinieri, allertati attorno alle 13.30, sono intervenuti rapidamente, ma le operazioni di recupero si sono rivelate particolarmente difficili a causa della zona impervia

Una squadra di volley femminile intossicata da monossido di carbonio

AGI – Una squadra intera di pallavolo femminile messa ko da una intossicazione da monossido di carbonio. È successo una partita di pallavolo femminile al palazzetto dello sport di Zafferana Etnea. Protagonista involontaria la Asd Volley 96 di Milazzo impegnata contro la squadra locale.

Il panico è scattato alla fine del terzo set. Una giocatrice ha cominciato a sentirsi male, a lamentare difficoltà respiratorie, fino a perdere i sensi. E a una ad una anche le altre giocatrici si sono accasciate con gli stessi sintomi.

Intervento dei soccorsi

I soccorsi immediati sono stati immediati in campo e in pochi minuti sono arrivate diverse ambulanze al Palatenda di Zafferana Etnea. Anche i vigili del fuoco sono intervenuti per prestare soccorso e per mettere in sicurezza la struttura.

Atlete ricoverate e ipotesi di intossicazione

Alla fine sono state in 15 le atlete trasferite al pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Per tutte è stata ipotizzata un’intossicazione da monossido di carbonio, respirato presumibilmente nel palatenda, durante la partita.

Trattamenti e dimissioni

Otto atlete sono state sottoposte anche a camera iperbarica mentre le altre 7 sono state sottoposte a ossigeno-terapia nel pronto soccorso. Nella notte sono state poi tutte dimesse in buone condizioni.

La procura apre un’inchiesta

Lesioni colpose: è l’ipotesi di reato con cui la procura di Catania ha aperto un’inchiesta – al momento senza indagati – per chiarire quanto accaduto a Zafferana Etnea, nel Catanese. Da una prima ricostruzione, dopo l’intervento dei vigili del fuoco, l’emergenza è stata dovuta a una fuga di gas dall’impianto di riscaldamento dal palatenda comunale mentre era in corso la partita di pallavolo femminile tra Zafferana Volley e Volley 96 Milazzo. L’impianto di riscaldamento, ma non la struttura, è stato sequestrato.

Ritrovata la sedicenne scomparsa nel Napoletano, sta bene

AGI – La 1sedicenne, ospite di una casa famiglia dalla quale si era allontanata martedì dopo le lezioni al liceo, è stata trovata dai carabinieri e sta bene. La denuncia di allontanamento è stata presentata dalla responsabile della struttura proprio ai carabinieri. L’appello lanciato via social dalla madre quarantenne, alla quale il Tribunale per i minorenni aveva sospeso la potestà genitoriale a gennaio 2025, facendo diventare pubblico il caso. 

Scontro sulla A5: bimba di 2 mesi sbalzata fuori e investita da un’auto

AGI – Una bambina di due mesi è morta ieri sera in un incidente stradale sull’autostrada A5 Torino-Aosta, all’altezza di Volpiano. La piccola viaggiava a bordo dell’auto condotta dalla mamma. Secondo quanto riportato dai media online la macchina è stata coinvolta in uno scontro. L’auto ha fatto una carambola, concludendo la corsa contro lo spartitraffico che separa le due direzioni di marcia.

Nel momento dell’urto la bambina è stata sbalzata fuori dall’abitacolo della vettura ed è finita al centro della carreggiata. Secondo le prime ricostruzioni nella stessa direzione di marcia sopraggiungeva un’automobile che avrebbe travolto in pieno la piccola. In pochi minuti è intervenuto il 118 insieme ai vigili del fuoco. I sanitari, purtroppo, ne hanno constatato il decesso.

Ferita in modo non grave la madre della piccola. E’ stata soccorsa dagli operatori della Croce Rossa mentre si trovava in forte stato di choc. Secondo i primi accertamenti il conducente della vettura potrebbe non essersi accorto di nulla, forse complice la nebbia. 

Intossicazione da monossido, squadra di pallavolo finisce in ospedale

AGI – L’impianto di riscaldamento del palazzetto dello sport mal funzionante e un’intera squadra di pallavolo femminile che finisce in ospedale per un’intossicazione da monossido di carbonio: è quanto accaduto a Zafferana Etnea, nel Catanese, sul finire della gara tra Zafferana Volley e Volley Milazzo. Ad accusare il primo malore è stata un’atleta della squadra ospite con capogiri e difficoltà respiratorie. Poco dopo anche le compagne di squadra e l’immediata attivazione dei soccorsi.

È scattata una maxi emergenza e sul posto sono arrivate diverse ambulanze del servizio 118. Le giocatrici sono state trasportate all’ospedale Cannizzaro di Catania e per alcune in via precauzionale è stata attivata la camera iperbarica. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che dopo aver accertato la presenza di monossido di carbonio hanno avviato le ispezioni per ricostruire l’accaduto.

I dettagli dell’intossicazione 

L’emergenza da monossido di carbonio che ha intossicato le pallavoliste durante la gara al palazzetto dello sport di Zafferana Etnea, nel Catanese, è avvenuta al terzo set, sul punteggio di 1-1 e con il parziale di 3-5 a favore della squadra ospite. A renderlo noto è la società sportiva Asd Volley 96 di Milazzo. Un’atleta ha improvvisamente perso i sensi, riprendendo conoscenza dopo alcuni minuti. Nel giro di pochi minuti, tutte le ragazze della formazione milazzese hanno iniziato a lamentare forti mal di testa e problemi respiratori.

L’intervento dei soccorsi e la richiesta di chiarezza

Sul posto sono intervenute diverse ambulanze del 118. Il medico presente, insospettito da un odore anomalo, ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. La società Asd Volley 96 ha sottolineato: “Non possiamo fare silenzio. Lo dobbiamo alle nostre ragazze, alle loro famiglie e a chi ogni giorno entra in quella palestra“.

La vita da schiavo a Pompei non era poi così dura

AGI – Le recenti indagini archeologiche nella lussuosa villa di Civita Giuliana, a breve distanza dagli scavi di Pompei, stanno riscrivendo una parte della storia sulla vita degli schiavi nell’età imperiale romana. I Romani li definivano “strumenti parlanti” (instrumentum vocale), ma i reperti suggeriscono un quadro inatteso, che sembra dare credito alle antiche fonti scritte: in alcuni casi, gli schiavi potevano godere di una nutrizione persino superiore a quella dei loro vicini “liberi”.

Le risultanze di una campagna di scavo, finanziata anche con un contributo del Ministero della Cultura tramite la Legge di Bilancio 2024, sono state pubblicate sull’E-Journal degli Scavi di Pompei. All’interno di un ambiente al primo piano del quartiere servile della grande villa, sono emersi ritrovamenti eccezionali: anfore contenenti fave (una parzialmente vuota) e un grande cesto colmo di frutta come pere, mele o sorbe. Questi alimenti erano destinati agli uomini, alle donne e ai bambini ridotti in schiavitù, i quali vivevano in anguste celle di 16 mq che ospitavano fino a tre letti.

 

 

 

La dieta degli schiavi e il valore economico

Il padrone, in considerazione dell’elevato valore economico dei suoi lavoratori agricoli (che poteva raggiungere diverse migliaia di sesterzi per schiavo), aveva previsto un’integrazione alla loro dieta base di grano. L’aggiunta di alimenti ricchi di vitamine (come pere e mele) e proteine (come le fave) era essenziale per evitare il diffondersi di malattie legate alla malnutrizione.

Logica della conservazione dei viveri

 

 

 

La scelta di conservare i viveri al primo piano, in una zona dove le indagini stratigrafiche proseguiranno, aveva verosimilmente una doppia finalità strategica: in primo luogo, gli alimenti erano più al sicuro dai roditori. Resti di topi e ratti erano stati infatti rinvenuti negli alloggi al pianterreno, che non possedevano un pavimento vero e proprio ma solo un battuto di terra. In secondo luogo, la conservazione al piano superiore facilitava il controllo e il razionamento quotidiano dei viveri. Si ipotizza che in quest’area potessero alloggiare i servi più fidati del padrone, i quali avevano il compito di sovrintendere agli altri schiavi, secondo un complesso sistema ricostruito precedentemente.

L’investimento nella dieta e l’efficienza agricola

Si stima che per i cinquanta lavoratori che costituivano la capienza del quartiere servile di Civita Giuliana — uno dei più grandi noti dell’area di Pompei — fossero necessari circa 18.500 chilogrammi di grano all’anno, la cui produzione richiedeva una superficie di circa 25 ettari. L’integrazione dietetica era dunque un investimento cruciale per mantenere l’efficienza della “macchina agricola“.

 

 

 

Strutture e reperti archeologici

Gli scavi si sono concentrati nel settore nord del quartiere servile, in particolare sotto l’attuale Via Giuliana, rivelando strutture murarie riferibili ai piani superiori e quattro ambienti delimitati da tramezzi in opus craticium.

Tra i ritrovamenti al piano terra spiccano diversi calchi: il calco dell’anta di una porta a doppio battente, probabilmente quella che dal portico conduceva al corridoio terminante all’ingresso del sacrario, completa delle borchie in ferro. Un secondo calco riferibile agli attrezzi agricoli, forse un aratro a spalla o una stegola, l’elemento usato per guidare l’aratro trainato da animali. Infine, un calco di notevoli dimensioni, interpretabile come l’anta di un portone a doppio battente. La sua posizione inclinata vicino a quella che è stata definita la “stanza del carpentiere” suggerisce che potesse trovarsi in attesa o in fase di riparazione.

Lotta al saccheggio e prospettive future

La villa di Civita Giuliana è stata oggetto di una campagna di scavo iniziata nel 2017, in stretta collaborazione con la Procura di Torre Annunziata. Questa sinergia, formalizzata da un Protocollo d’intesa rinnovato nel tempo, è stata cruciale per fermare il saccheggio sistematico che per anni aveva colpito il sito.

Le indagini più recenti (2023-24) hanno esplorato l’area urbana interposta tra il già noto settore residenziale a nord e quello servile a sud. È in corso il progetto “Demolizione, scavo e valorizzazione in località Civita Giuliana”, finanziato con fondi del Parco, che prevede la demolizione di due costruzioni sovrastanti il quartiere servile. L’ampliamento degli scavi consentirà di ottenere un quadro più completo dell’organizzazione planimetrica della villa, elemento fondamentale per mettere a punto nuove strategie di conservazione e valorizzazione dell’intera area.

 

 

 

Gualtieri con la torcia e Christian De Sica ultimo tedoforo. In migliaia a Roma per il via…

AGI – Migliaia di persone hanno affollato Piazza del Popolo per la City Celebration in occasione della partenza del viaggio in Italia della Fiamma Olimpica di Milano Cortina.Tra musica, performance e attività dedicate a grandi e piccini, all’evento hanno preso parte anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Il primo cittadino, visibilmente emozionato, si è soffermato allo stand di Eni, partner della manifestazione assieme a Coca Cola, dove ha posato con una delle torce olimpiche esposte per il pubblico, simbolo dell’imminente avventura verso i Giochi.

Christian De Sica, protagonista del film ‘Vacanze di Natale’ girato proprio a Cortina, è stato l’ultimo tedoforo, arrivato tra gli applausi del pubblico dopo aver percorso via del Corso. Ad accoglierlo sul palco gli Autogol e il sindaco Gualtieri. Con l’accensione del braciere, si è conclusa questa prima giornata del viaggio della fiamma olimpica. Domenica seconda tappa a Viterbo.

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