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In Italia più di una donna su tre ha subito violenza
AGI – Sono circa 6 milioni e 400 mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8% ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Il 26,5% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Lo rileva l’Istat in un report sulla violenza contro le donne, specificando che i partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze.
Il 63,8% degli stupri, infatti, è opera di partner (il 59,1% degli ex partner, il 4,7% del partner attuale), il 19,4% di un conoscente e il 10,9% di amici. Solo il 6,9% è stato opera di estranei alla vittima. I tentati stupri, oltre a quelli subiti da parte dell’ex (29,9%), sono perpetrati più da conoscenti (24,1%), amici (13,4%) ed estranei (17,2%). Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Nel 2025, il numero di vittime di violenza fisica o sessuale nei cinque anni precedenti l’intervista è sostanzialmente stabile rispetto allo stesso dato rilevato nel 2014. Gli importanti aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni) e dalle studentesse non modificano il dato medio. Il quadro fornito dai risultati dell’indagine, sottolinea l’Istat, evidenzia una maggiore consapevolezza dei rischi da parte delle donne; si registra, infatti, una diminuzione delle esperienze di violenza subite dal partner attuale, sia di natura fisica e sessuale sia psicologica ed economica.
Una maggiore consapevolezza si manifesta anche nell’aumento delle vittime che considerano un reato quanto hanno subito e di quelle che ricercano aiuto presso i Centri antiviolenza e i servizi specializzati, soprattutto per le violenze subite da parte dei partner. Rimangono stabili invece i comportamenti di denuncia (10,5% le vittime che hanno denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni), diminuiscono le violenze che hanno comportato delle ferite e per cui si teme per l’incolumità della propria vita.
Tipologie e autori della violenza
Le violenze subite variano per livello di gravità: per quelle fisiche si va dalle minacce ai tentativi di strangolamento o soffocamento, mentre per quelle sessuali si passa dalle molestie con contatto fisico non voluto (19,2%) fino agli stupri o ai tentati stupri (5,7%). Le donne subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori della coppia (26,5% delle donne) da altri uomini – parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Sono soprattutto gli ex partner a risultare responsabili delle violenze fisiche o sessuali: ciò accade per il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista avevano un ex partner. Le donne attualmente in coppia hanno subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% di chi ha un partner. Inoltre, considerando le donne che hanno sia ex sia un partner attuale, lo 0,3% le ha subite da entrambi. Circa 2 milioni 441 mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, il 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età. Il 20,8% delle donne ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa 4 milioni 174 mila.
Tra queste le molestie fisiche di natura sessuale sono più di 3 milioni 800 mila, ricevute dal 19,2% delle donne. Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, circa 705.500, sono state subite dal 3,5% delle donne. All’interno della coppia, 323.530 donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici (il 2,2% delle donne attualmente con un partner), 146.271 alle violenze sessuali (l’1%), che sono stupri o tentati stupri in quasi 39 mila casi. Sono circa 1 milione 720 mila le donne che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex.
Le violenze sessuali subite dagli ex sono quasi 950 mila, pari all’8,7% delle donne che hanno avuto partner in passato. Per violenza da un ex partner si considera sia quella esercitata durante la relazione di coppia sia quella effettuata dopo la fine della relazione di coppia. Tuttavia, nella larga maggioranza dei casi (84,1%) le violenze degli ex partner si sono verificate durante la relazione di coppia.
Va sottolineato inoltre che le donne che avevano un partner violento al momento dell’intervista, in quasi la metà dei casi (45,9%) lo hanno lasciato proprio a causa delle violenze subite, mentre per un altro 26,3% la violenza è stata solo una delle motivazioni della separazione.
L’aumento della vulnerabilità tra le giovani
Sono le donne più giovani quelle più a rischio di subire violenze fisiche, con un dato in netta crescita negli ultimi dieci anni. L’Istat nel report specifica che percentuali più alte della media si riscontrano per le studentesse (36,2%) e le donne più giovani di 16-24 anni (37,6%) e 25-34 anni. Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni), che passano dal 28,4% al 37,6%, a fronte della diminuzione o stabilità registrata nelle altre classi di età. L’incremento riguarda in particolare le violenze di natura sessuale, che crescono dal 17,7% al 30,8%, mentre le violenze fisiche mostrano variazioni più contenute. Andamenti simili si riscontrano anche per le studentesse.
L’aumento interessa tutti i tipi di autore, ma risulta più marcato per le violenze perpetrate dagli ex partner, che passano dal 5,7% nel 2014 al 12,5% nel 2025, e per quelle commesse da uomini non partner, che salgono dal 15,3% al 28,6% nello stesso periodo. Come per le più giovani, l’aumento è trainato in particolare dalle violenze sessuali, che passano dal 16,9% al 29,1%, con una crescita significativa sia di quelle commesse dagli ex partner (dal 5,3% all’11,5% delle studentesse che hanno un ex partner) sia di quelle che avvengono al di fuori della coppia (dal 15,2% al 27,4% delle donne). Nel complesso, sia tra le più giovani sia tra le studentesse, si osserva una maggiore vulnerabilità rispetto alle forme di violenza sessuale, provenienti tanto dall’ambito della coppia quanto da contesti esterni.
Consapevolezza e richiesta di aiuto
Diminuisce la gravità delle violenze subite dal partner o ex partner. La quota di vittime che riporta ferite rispetto all’ultimo episodio di violenza subita sono pari al 29,8%, erano il 40% nel 2014; il 28,9% si è sentita in pericolo di vita, il dato era pari al 33,4% negli ultimi cinque anni prima del 2014. Ma la percezione della gravità attribuita dalle vittime alle violenze subite fornisce indicazioni diverse: l’82,3% giudica l’episodio molto o abbastanza grave, contro il 77,7% del 2014, un dato che è possibile leggere alla luce di una maggiore consapevolezza del male che è stato inflitto.
Il report evidenzia che è proprio la consapevolezza che emerge con chiarezza dalle altre informazioni raccolte: aumentano dal 30,1% al 36,3% le vittime che considerano un reato la violenza subita dal partner e raddoppia la percentuale delle richieste di aiuto ai Centri antiviolenza e gli altri servizi specializzati (dal 4,4% del 2014 all’8,7% nel 2025), un risultato completamente in linea con quanto emerso nei dati delle altre fonti inerenti la protezione delle donne, come le chiamate al numero di pubblica utilità 1522 (il numero contro la violenza e lo stalking) e la rilevazione sulle prestazioni e servizi offerti dai Centri antiviolenza. Resta stabile invece il sommerso dei reati: rispetto al 2014 non aumenta la quota di chi denuncia la violenza da parte dei partner (intorno al 10% le denunce delle violenze subite negli ultimi cinque anni da parte dei partner attuali o passati, circa 58 mila donne) e non aumenta la condivisione con altri delle esperienze vissute. Il 22,5% delle vittime della violenza nella coppia non ha mai parlato della violenza subita (lo ha fatto per la prima volta con l’intervistatrice stessa), percentuale che sale al 37,8% per le violenze subite da parte del partner con cui la vittima sta ancora insieme. Rispetto al 2014, diminuisce la soddisfazione (molto più o abbastanza) verso le forze dell’ordine dal 48,7% al 38,2% per le vittime che hanno denunciato la violenza subita dai partner. Tra le donne che si rivolgono alle Forze dell’ordine, molte ritengono che l’intervento potrebbe essere più efficace: il 55,1% auspica un’azione più decisa nei confronti del colpevole, il 37,7% chiede un aiuto immediato più concreto, il 21,3% vorrebbe ricevere maggiori informazioni e il 4,2% una maggiore tempestività. Il 29% desidererebbe che la denuncia fosse presa più seriamente e che fosse offerto un sostegno più attento e partecipe; il 23,4% chiede protezione e supporto per allontanarsi da casa, mentre il 44,6% ritiene necessario l’allontanamento del violento dalla propria abitazione. In generale, tutte le donne concordano sull’importanza di essere indirizzate verso un Centro antiviolenza o una struttura di accoglienza, considerandolo un aiuto fondamentale che le Forze dell’ordine dovrebbero sempre garantire.
Liceale pestata a Messina: individuate due ragazze grazie ai filmati della scuola
AGI – Erano state riprese dalle telecamere esterne della scuola, le due ragazze che l’altra mattina si erano intrufolate all’istituto artistico Basile di Messina picchiando una studentessa di 17 anni dopo averla condotta con una scusa nei bagni vicini alla palestra del liceo. La minorenne ha riportato una prognosi di otto giorni. A seguito della denuncia presentata dai genitori della diciassettenne e dalla preside sono intervenuti i carabinieri che hanno già acquisito il filmato delle telecamere nell’ambito delle indagini coordinate dalla procura per i minorenni. I fotogrammi del sistema di sorveglianza della scuola hanno permesso di identificare le due ragazze, una delle quali l’anno scorso frequentava l’istituto artistico quindi sapeva come muoversi all’interno.
Truffa ‘alla Psycho’: si traveste da madre morta per incassarne la pensione
AGI – Impossibile non pensare a ‘Psycho’, il capolavoro di Alfred Hitchcock incentrato sulla figura di Norman Bates, il gestore di un motel che teneva il cadavere della madre in cantina. A Borgo Virgilio, un uomo di 56 anni ha ‘tenuto’ la madre morta per cause naturali in cantina per tre anni senza denunciarne la scomparsa e incassando ogni mese la pensione.
Ad accomunarlo ancora al personaggio interpretato da Anthony Perkins è il fatto che il signore si è travestito da sua madre, con tanto di parrucca e abiti da donna. È successo ieri quando si è presentato nell’anagrafe del piccolo Comune di 15mila abitanti per rinnovare la carta d’identità in scadenza, presupposto necessario per continuare a godere della pensione.
Il travestimento e la scoperta all’anagrafe
Ma, spiega una fonte all’AGI, i dipendenti dell’ufficio anagrafe si sono accorti che quell’anziana donna era in realtà un uomo di mezza età con le sembianze della povera mamma. Allo stipendio che percepiva da lavoratore aveva aggiunto un bel gruzzolo in più. La truffa è stata scoperta proprio durante il tentativo di rinnovare i documenti.
Le accuse e il macabro ritrovamento del cadavere
Sono scattati gli accertamenti e la vera trama della storia è stata svelata con scontata denuncia per truffa all’Inps e occultamento di cadavere. I resti della donna erano ormai mummificati, richiamando macabramente quelli di Norma Bates, la madre di Norman, rappresentata come un feticcio impagliato.
Caso Shalabayeva: tutti gli imputati condannati a 4 anni nell’Appello bis
AGI – La Corte d’Appello di Firenze ha condannato tutti gli imputati nel processo bis per l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua. I cinque imputati, gli alti funzionari di polizia Renato Cortese, Maurizio Improta, Francesco Stampacchia, Luca Armeni e Vincenzo Tramma sono stati condannati a 4 anni. Per tutti gli imputati cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Tutti erano accusati di sequestro persona. Per loro, il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini aveva chiesto l’assoluzione.
Le motivazioni fra 90 giorni. I legali annunciano già i ricorsi.
In aula erano presenti sia gli imputati, che Alma Shalabayeva che, a fine udienza, ha fatto i complimenti ai suoi legali e in italiano ha commentato: “sentenza giusta”.
Il caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, trasferite dal territorio italiano verso il Kazakistan, risale al 2013. La donna è la moglie di Mukhtar Ablyazov, all’epoca dissidente kazako ricercato dalle autorità del suo paese.
Madre e figlia vennero prelevate dalla polizia nella loro abitazione a Casalpalocco, a Roma. Ad Alma Shalabayeva fu contestato il possesso di un passaporto falso.
Due giorni dopo arrivò il decreto di espulsione e le due donne vennero imbarcate su un volo privato diretto in Kazakhstan. Al loro rientro in Italia, avvenuto alcuni mesi più tardi, a Shalabayeva e alla figlia fu riconosciuto lo status di rifugiate politiche.
Piantedosi, vicinanza a poliziotti condannati
“Pur nel rispetto sempre dovuto alle decisioni giudiziarie, sento di esprimere la mia vicinanza personale ai cinque dirigenti della polizia condannati nel caso Shalabayeva”. A dichiararlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“È una vicenda estremamente complessa, come dimostrano sia la assoluzione della Corte di Appello di Perugia in appello sia la richiesta di assoluzione del pg di Firenze, con esiti inaspettati – sottolinea il titolare del Viminale -. Tutto questo a conferma di quanto sia difficile, per chi lavora per la sicurezza dei cittadini, svolgere i compiti assegnati e corrispondere alle attese senza rischiare personalmente. Rimane il fatto che sono stati condannati servitori dello Stato con un curriculum importante e una vita trascorsa a lavorare per affermare i principi di legalità e giustizia. Per questo, la mia speranza è che nell’ultimo grado di giudizio possano essere assolti da ogni accusa”.
Funzionari polizia, amarezza per sentenza
L’Associazione nazionale funzionari di polizia esprime “stupore e profonda amarezza per la decisione assunta dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha confermato le condanne nei confronti dei cinque funzionari di polizia imputati nel procedimento relativo al rimpatrio di Alma Shalabayeva del 2013”.
“Una decisione – scrive il segretario nazionale dell’associazione, Enzo Letizia – che desta ancor più sorpresa alla luce della richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale di Firenze, perché il fatto non sussiste. I funzionari coinvolti agirono in un contesto operativo complesso, attenendosi alle procedure vigenti e alle informazioni allora disponibili, nell’esclusivo adempimento dei loro doveri istituzionali tanto che è la stessa Procura ad affermare che l’espulsione fu eseguita in modo legale. L’Anfp rinnova la propria vicinanza ai funzionari coinvolti, confidando che la successiva impugnazione possa restituire piena chiarezza e ristabilire la verità dei fatti, riaffermando i principi di legalità e di tutela di chi serve lo Stato con lealtà, professionalità e dedizione”.
I Savoia raddoppiano la battaglia sui gioielli della Corona, “ricorso alla Cedu”
AGI – “I gioielli appartengono alla nostra famiglia, non allo Stato Italiano”. I (tenaci) Savoia non si arrendono. Anzi, raddoppiano. E ricorreranno anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) dopo aver impugnato davanti alla Corte d’appello di Roma la sentenza con cui nel maggio scorso il tribunale capitolino ha stabilito che il tesoro della Corona d’Italia è di proprietà dello Stato.
Emanuele Filiberto di Savoia “ha appreso con notevole stupore il provvedimento del 12 novembre scorso” con cui la stessa Corte d’appello ha rinviato “la causa per la discussione e la precisazione delle conclusioni al 26 gennaio 2028”, dichiara all’AGI l’avvocato di casa Savoia, Sergio Orlandi.
Il Principe Emanuele Filiberto di Savoia “sin da ora incarica il sottoscritto difensore per agire al fine di ricorrere presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, annuncia il legale.
I gioielli contesi
Da tempo gli eredi di Re Umberto chiedono la restituzione dei preziosi. Il contenzioso iniziò nel 2022, quando Vittorio Emanuele, Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia avviarono un’azione contro la Banca d’Italia, la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Economia, a seguito di un primo rifiuto formale ricevuto nel 2021. Richiesta che è stata appunto respinta dal tribunale e su cui si è ora innescato il doppio ricorso ai giudici.
Il tesoro della Corona
Nel tesoretto custodito a Roma – consegnato alla Banca d’Italia il 5 giugno 1946, tre giorni dopo il referendum costituzionale che portò alla nascita della Repubblica – ci sarebbero i cosiddetti gioielli di uso quotidiano per un totale di 6.732 brillanti e 2 mila perle di diverse misure montati su collier, orecchini, diademi e spille varie in un cofanetto a tre ripiani in pelle di colore nero, con una fodera in velluto azzurro. Beni stimati in circa 300 milioni di euro, oggetto di una battaglia legale ora in mano ai giudici di Roma e, presto, di Strasburgo.
ActionAid inaugura MUPA, il Museo del Patriarcato: viaggio nel 2148
AGI – Buste paga di colori diversi per uomini e donne, ante segnate da pugni, specchi che restituiscono frasi di mansplaining. Sono alcune delle opere esposte al MUPA – Museo del Patriarcato, inaugurato a Roma in anteprima mondiale da ActionAid in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Ad accompagnare l’apertura ufficiale, l’attrice Violante Placido, che ha dichiarato: “Il patriarcato ha tante sfaccettature, certo nel tempo alcuni aspetti sono stati superati ma non ancora del tutto, qualunque negazione della sua esistenza è frutto della paura di nuovi equilibri. La libertà della donna nella società al pari di un uomo fa sì che certi privilegi a cui l’uomo è abituato vengano meno, ed è per questo che alcuni uomini scalpitino, e cercano di sminuirne l’esistenza, ma da certe consapevolezze non si può tornare indietro solo andare avanti. È tempo di costruire insieme un cammino più vero e potenzialmente più complice”.
Il MUPA proietta i visitatori nel 2148, anno in cui – secondo l’ultimo Global Gender Gap Report – sarà finalmente raggiunta l’uguaglianza di genere. In questo futuro desiderabile il pubblico è chiamato a interrogarsi su credenze, comportamenti e stereotipi che nel XX e XXI secolo hanno alimentato la disparità e la violenza di genere esplorando alcune delle più emblematiche “reliquie” di un mondo che non c’è più.
Il museo nasce dalla consapevolezza che il patriarcato, invece, appartiene ancora al presente. A confermarlo la ricerca “Perché non accada”, realizzata da ActionAid con l’Osservatorio di Pavia e B2 Research, che fotografa quanto stereotipi e disuguaglianze di genere restino profondamente radicati nella società italiana. Un uomo su tre giustifica la violenza economica, uno su quattro quella verbale o psicologica e quasi due su dieci ritengono ammissibile anche la violenza fisica. Dalla generazione dei Boomer, che tende a negare o minimizzare, agli uomini più giovani, che pur riconoscendola spesso la legittimano, emerge un filo culturale che unisce le generazioni. Le disuguaglianze attraversano ogni ambito della vita quotidiana: il 74% delle donne si occupa ancora da sola dei lavori domestici; negli spazi pubblici e sui mezzi la percezione di insicurezza è diffusa – soprattutto tra le più giovani – e anche nel mondo della cultura e del digitale persistono stereotipi e sessismo.
“Non si può prevenire la violenza senza promuovere uguaglianza, e non si può costruire uguaglianza senza mettere in discussione le radici culturali del patriarcato. Il MUPA nasce proprio da questa consapevolezza: per sradicare la violenza serve un cambiamento profondo, che attraversi il linguaggio, l’educazione, le politiche pubbliche e la vita quotidiana. È necessario che le istituzioni vadano oltre la risposta emergenziale e si impegnino in interventi strutturali e trasformativi, capaci di agire sulle cause e non solo sugli effetti. Con il MUPA vogliamo offrire uno spazio di riflessione e di azione collettiva, per immaginare insieme un futuro in cui la parità non sia più un obiettivo, ma una realtà” dichiara Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale di ActionAid Italia.
Il programma. Il MUPA sarà aperto dal 20 al 25 novembre, con l’unica eccezione di sabato 22, giornata di chiusura per sostenere la partecipazione collettiva alla manifestazione nazionale di Non Una di Meno. Oltre all’esposizione, il programma propone talk, workshop, laboratori e performance dal vivo, in collaborazione con centri antiviolenza, reti e realtà femministe di tutta Italia.
Venerdì 21 novembre il talk “Immaginare un altro mondo: la cultura come atto politico di trasformazione”, moderato da Annalisa Camilli, vedrà dialogare Chiara Becchimanzi, Barbara Leda Kenny e Barbara Piccoli (InQuiete), Laura Tedesco (Amleta) e l’illustratrice Rita Petruccioli. A seguire, lo stand-up show di Chiara Becchimanzi, che intreccia ironia e attivismo. Domenica 23 novembre il laboratorio “Per piacere. Uno shooting femminista” anticipa il talk “Corpi sotto controllo: potere, sguardi e libertà”, moderato da Eugenia Nicolosi con Lara Lago, Kaaj Shilya Tshikalandand e Federica Di Martino, fondatrice della community “IVG, ho abortito e sto benissimo”.
Lunedì 24 novembre il laboratorio “Ricamo erotico selvaggio” a cura di Goga Mason precede il talk “Abitare la città: sguardi e pratiche transfemministe” con Simona Ammerata (Lucha y Siesta), Azzurra Muzzonigro (Sex and the City), Sylvia De Fanti (Collettivo Angelo Mai) e la moderazione di Sara Giudice. A seguire il laboratorio “Spazio. Copi. Desideri” a cura di Lucha y Siesta.
Martedì 25 novembre si chiude con la registrazione live e aperta al pubblico di un’edizione speciale del podcast Scanner, con Valerio Nicolosi, Giulia Paganelli, Simonetta Sciandivasci e Natascia Grbic, dedicata al racconto mediatico della violenza contro le donne. Nel pomeriggio, il laboratorio “Il cerchio della narrazione” a cura di Federica Scrollini (BeFree) sarà seguito dall’incontro “Normalizzare la violenza: media, cultura, responsabilità”, con Cecilia D’Elia, Giulia Blasi, Karen Ricci (Caraseimaschilista) e la moderazione di Natascia Grbic.
L’ingresso all’esposizione e agli eventi è gratuito, ma è richiesta la registrazione su Eventbrite. Il programma e i link di prenotazione sono disponibili su actionaid.it/mupa.
Il MUPA è accessibile e inclusivo: gli spazi e i contenuti sono pensati per garantire accoglienza a persone con disabilità cognitive, motorie, visive e uditive, grazie a percorsi assistiti e materiali in formati accessibili.
Papa Leone ad Assisi prega sulla tomba di San Francesco
AGI – Una visita lampo di due ore ad Assisi per Papa Leone XIV. Sotto una pioggia battente, ha prima pregato, in forma privata, sulla tomba di San Francesco (“per la pace”, come ha confidato ai giornalisti) e poi ha incontrato, a porte chiuse, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, i vescovi italiani, a conclusione dell’81esima Assemblea Generale della Cei. Ma il Pontefice ha promesso di ritornare il prossimo anno per gli 800 anni della morte del santo Poverello, un appuntamento, ha detto, che ci dà modo di prepararci “mentre il mondo cerca segni di speranza”.
Ai vescovi il Pontefice, nel suo discorso, ha invitato a dare sempre più forma a “una Chiesa collegiale”, promuovendo “un umanesimo integrale” in un “tempo segnato da fratture” dove “si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza”. L’esortazione è essere “artigiani di amicizia, di fraternità”.
Leone ha anche raccomandato ai vescovi di intervenire “profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà”.
Infine la raccomandazione a essere attenti “ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso”.
AGI compie 75 anni, il video del “dietro le quinte” della nostra agenzia
AGI – In occasione dei 75 anni di AGI, con un video vi portiamo all’interno della nostra redazione. Un’agenzia di stampa è una meravigliosa fabbrica di notizie. AGI è un laboratorio in movimento con giornalisti, corrispondenti, collaboratori e sguardi aperti sul mondo. In un’epoca di polarizzazione, velocità estrema, algoritmi e social, la nostra missione resta quella originaria: offrire notizie verificate, tempestive, essenziali. Il 1 dicembre alle 9:30, al Gazometro di Roma, festeggeremo 75 anni di informazione che guarda sempre avanti con innovazione e rigore.
Video realizzato da Mena Grimaldi
Credits music: Emotional Epic Violin by Grégoire Lourme – Music licensed by Jamendo Licensing
A Roma una clinica abusiva per cittadini cinesi (VIDEO)
AGI – Operava come una normale clinica di chirurgia estetica, con tanto di sala operatoria, anestesista e chirurgo, ma in realtà la struttura era completamente abusiva. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato in un ambulatorio illegale di Viale Palmiro Togliatti, pubblicizzato su siti internet in lingua cinese e rivolto esclusivamente a cittadini cinesi.
L’indagine, avviata dalla Divisione Amministrativa della Questura di Roma, è partita da un annuncio apparso online lo scorso giugno, nel quale venivano offerti interventi estetici invasivi – come mastoplastiche additive, liposuzioni e addominoplastiche – a fronte di pagamenti di migliaia di euro e con tanto di servizio di trasporto per i clienti. Dall’offerta “sospetta” sono partite le verifiche degli agenti sulla società gestrice della struttura.
Nel corso dei successivi sopralluoghi, è emerso che la clinica operava in locali diversi da quelli autorizzati dalla Regione Lazio e senza le necessarie certificazioni sanitarie. Peraltro, pur risultando abilitata solo a interventi minori, in realtà “ospitava” operazioni di chirurgia maggiore, che, in quanto tali, prevedono l’anestesia totale e standard di sicurezza molto più elevati e l’uso di anestesia totale.
Cristallizzato il quadro indiziario, il blitz degli agenti della Divisione Amministrativa e della Polizia Scientifica è scattato nel giorno in cui era programmato un nuovo intervento. All’interno della struttura, già allestita come una sala operatoria – con ferri chirurgici, macchinari per anestesia, bombole di ossigeno e medicinali pronti all’uso – è stata trovata la completa equipe medica pronta ad accogliere, nella sala di attesa, una paziente cinese in procinto di sottoporsi ad un intervento di addominoplastica per il quale aveva già pagato 6.500 euro.
La donna, identificata, è risultata irregolare sul territorio nazionale e pertanto accompagnata presso l’Ufficio immigrazione della Questura per gli approfondimenti necessari alla valutazione di una sua eventuale espulsione. Nei suoi confronti, il Questore di Roma ha disposto l’ordine di allontanamento dall’Italia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la clinica era attiva da almeno sei mesi ed eseguiva regolarmente interventi di chirurgia estetica ad alto rischio, senza alcuna autorizzazione e in condizioni potenzialmente pericolose per la salute dei pazienti. L’intera struttura, insieme a strumentazioni e medicinali, è stata posta sotto sequestro dalla Polizia di Stato. Il provvedimento è stato convalidato dall’Autorità giudiziaria.
Uno studio rivela che l’86% dei giocattoli comprati online non è sicuro
AGI – L’86% dei giocattoli venduti su piattaforme quali Shein, Temu, AliExpress, è pericoloso per i bambini, con un rischio concreto per la loro sicurezza e salute. A poche settimane da Natale, l’allarme è contenuto in uno studio congiunto della Federazione europea dell’industria del giocattolo (Toy of Industries of Europe) e della Federazione francese dell’industria del giocattolo e dell’infanzia (Ffjp), sulla base delle verifiche attuate su 70 prodotti, risultati quasi tutti non conformi agli standard di sicurezza europei.
I giocattoli esaminati sono stati acquistati da venditori terzi non europei e messi in vendita su sette piattaforme, tra cui alcune che hanno gia’ fatto notizia: Shein, Temu, AliExpress, Amazon Marketplace, Cdiscount, Fruugo e Joom. I risultati sono inequivocabili: il 96% dei 70 giocattoli è stato dichiarato “non conforme ai requisiti di sicurezza europei” da un laboratorio accreditato. Inoltre, “l’86% di questi giocattoli si è rivelato pericoloso e presenta gravi rischi per la sicurezza e la salute dei bambini”, afferma un comunicato stampa della Federazione francese dei produttori di giocattoli e giochi, aggiungendo che “questo tasso allarmante è persino superiore all’80% rilevato nello studio pubblicato nell’ottobre 2024”.
Un altro motivo di preoccupazione è rappresentato dal fatto che i prodotti gia’ identificati lo scorso anno e segnalati come pericolosi “sono ancora disponibili per la vendita, a volte dagli stessi venditori terzi, e sono ancora non conformi e pericolosi”. In particolare, questi giocattoli destinati ai bambini piccoli contengono piccole parti che possono essere ingerite o inalate, rappresentando un rischio di soffocamento. Ancora peggio, i bambini hanno accesso diretto alle batterie a bottone al litio di alcuni prodotti, esponendoli a “gravi rischi di lesioni interne”. Anche le “ventose rimovibili” possono “ostruire le vie respiratorie” e causare soffocamento, rappresentando “un’emergenza”.
Di fronte a questa situazione, i rappresentanti dell’industria dei giocattoli sono indignati per le “norme certamente rigide dell’Unione Europea, che possono essere facilmente ignorate ed eluse quando i venditori terzi hanno sede al di fuori dell’Ue e non hanno nominato rappresentanti legali autentici sul territorio che si assumano la responsabilità dei prodotti venduti”.
Per i professionisti del settore, “devono essere adottate misure normative a livello europeo affinché le piattaforme online diventino legalmente responsabili quando questi venditori terzi non hanno nominato un rappresentante legale autenticato nell’Ue”.
Lo scorso ottobre, quattro associazioni europee, tra cui UFC-Que Choisir, avevano già acquistato 54 giocattoli dai marketplace Shein e Temu. I risultati erano allarmanti, con una “qualità di fabbricazione” che poteva “rivelarsi catastrofica” e meta’ dei prodotti ispezionati conteneva “piccole parti che si staccavano troppo facilmente”. Shein aveva quindi assicurato di aver “implementato il suo protocollo standard per garantire che questi prodotti fossero ritirati dalla vendita a livello globale e richiamati”.
Da allora, il colosso del fast fashion – sotto accusa dopo l’apertura del suo primo negozio fisico al mondo presso il Bazar de l’Hotel de Ville (Bhv) di Parigi, per la vendita di bambole pedopornografiche e di armi – ha rimosso tutti i venditori terzi dalla sua piattaforma. Altri siti, come Temu e AliExpress, hanno invece mantenuto i loro marketplace e continuano a vendere articoli considerati pericolosi per i consumatori europei, secondo le due federazioni dei giocattoli.
La replica di Temu, “informazione non corretta”
Temu respinge con forza questa informazione, ritenendola “non corretta”. “Temu prende molto sul serio la sicurezza dei prodotti – ha fatto sapere il portavoce – e vieta rigorosamente la pubblicazione o la vendita di articoli non conformi alle leggi vigenti. Temu applica un sistema di conformità e controllo qualità multilivello, che include la selezione dei venditori, il monitoraggio continuo, ispezioni e test fisici, oltre a rimozioni proattive. Temu – ha concluso – collabora inoltre con organizzazioni indipendenti di testing per garantire ulteriormente la sicurezza dei prodotti”.
Trittico di monete: dialogo tra le tre religioni monoteiste a Roma
AGI – Un trittico di monete in argento è stato dedicato alle tre religioni monoteiste che, sotto il cielo di Roma, hanno la stessa radice abramitica: l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam. Queste monete invitano al dialogo intrecciato e costante. Sono emesse dal MEF e coniate dalla Zecca di Stato, e il trittico è accompagnato dal tema “Tre religioni monoteiste sotto il cielo di Roma”.
Questa mattina, si è svolta nell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio, la presentazione ufficiale delle monete e la loro consegna ai rappresentanti delle tre religioni monoteiste nella capitale: monsignor Vincenzo Paglia per il cristianesimo; Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, per l’ebraismo; l’Imam Nader Akkad della Grande Moschea di Roma, attuale guida spirituale nella capitale, per l’Islam. Roma era rappresentata dal sindaco Roberto Gualtieri. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha mandato un videomessaggio. Erano presenti i vertici dell’Istituto Poligrafico e della Zecca di Stato. A disegnare le monete sono state Monica e Giulia Ciucci, sorelle gemelle con la stessa passione per l’incisione, che hanno realizzato un’opera di grande levatura per il messaggio di fratellanza che viene trasmesso.
Dettagli e simboli delle monete del trittico
Ciascuna delle tre monete ha una faccia propria, che rappresenta un simbolo di Roma della rispettiva religione: una raffigura la Basilica di San Pietro, il riferimento più importante per il culto del cristianesimo; una seconda la Grande Moschea per l’Islam, la più grande in Europa; una terza il Tempio Maggiore per l’ebraismo, che a sua volta costituisce il punto di riferimento storico della più antica comunità ebraica d’Europa. Uguale per tutte e tre le monete è invece l’altra faccia: tre cerchi si uniscono e si integrano con la piazza del Campidoglio sotto un cielo stellato, proprio quel cielo stellato cui faceva riferimento Abramo.
Le monete sono in argento 925 e sono l’ultimo conio dell’anno 2025 della produzione numismatica dell’Istituto Poligrafico e della Zecca di Stato. Ne sono stati coniati 5mila pezzi e, al costo di 195 euro, il cofanetto è acquistabile solo in formato trittico. “Questa – ha spiegato il presidente dell’Istituto Poligrafico e della Zecca, Paolo Perrone – è una scelta che è già un forte messaggio“.
Il valore simbolico e il messaggio di pace del ministro Giorgetti
Nel suo videomessaggio il ministro Giancarlo Giorgetti ha parlato del trittico di monete con un “alto valore simbolico” e ha ringraziato i rappresentanti delle tre religioni perché “con la loro partecipazione danno un senso di comunione e pace“. Questa iniziativa è “una risposta civile e culturale in un periodo in cui, in varie parti del mondo, è più difficile incontrarsi”. Il titolare del MEF ha aggiunto che una moneta non è solo strumento di scambio e di commercio, “è anche un messaggio, è memoria, è un racconto. E Roma è parte fondamentale di questo racconto”. Giorgetti ha anche sottolineato che per la realizzazione di questo progetto “c’è stata grande collaborazione tra i responsabili delle tre religioni e la città di Roma”, e la moneta può anche essere veicolo di incontro tra i popoli.
Roma, vocazione al dialogo e alla pacifica convivenza interreligiosa
Il sindaco Roberto Gualtieri ha parlato di “bella e significativa iniziativa che vede insieme realtà istituzionali e voci diverse nel dialogo comune e della fratellanza. Siamo felici di ospitare qui questo trittico di monete che entra a far parte della collezione numismatica italiana“. Il sindaco ha parlato di “pace e integrazione attraverso queste monete in un tempo difficile segnato da conflitti, e dunque il dialogo e la comprensione reciproca è importante che ci siano e che questo avvenga anche sotto il cielo di Roma”.
A proposito della faccia che accomuna le tre monete, Gualtieri ha messo in evidenza che questa costituisce ancora una volta l’indicazione che Roma ha “la vocazione al dialogo, alla fratellanza, all’accoglienza, alla cultura, alla pacifica convivenza interreligiosa ospitando luoghi così importanti”. Roma “è abituata da sempre a ospitare pellegrini. C’è il dovere di rinnovare la tradizione di città che respinge l’odio, l’intolleranza”. E dunque il trittico di monete è veicolo della “capacità dell’umanità di comprendere, capirsi, dialogare, sentirsi fratelli”. Monsignor Paglia ha messo in evidenza che si tratta di una iniziativa “dal senso particolarmente significativo”, nell’ottica proprio del dialogo, e ha rimarcato la forte e immediata sintonia che si è realizzata con i rappresentanti delle altre due religioni monoteiste, oltre che con il MEF e il Poligrafico e la Zecca di Stato.
Uccide la sorella a coltellate e mostra il cadavere alla madre in videochiamata
AGI – Ennesimo omicidio nel Napoletano. Un uomo di San Paolo Bel Sito ha contattato intorno alle 15.15 il 112, raccontando di aver ucciso la sorella a coltellate. I carabinieri della compagnia di Nola sono andati, assieme al personale del 118, in via San Paolo Bel Sito al civico 150 (comune e via hanno lo stesso nome), a Palazzo Cassese, al quinto piano. La donna è stata trovata morta e l’uomo è stato portato in caserma per essere interrogato.
La vittima si chiamava Noemi Riccardi e aveva 23 anni. Il fratello Vincenzo ha 25 anni: la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Avrebbe ucciso in un momento a un raptus. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri coordinati dal pm di turno della procura di Nola che è sul posto.
Vincenzo ha chiamato il 112, dicendo di aver appena commesso un omicidio. Poi ha videochiamato la madre per mostrarle il corpo senza vita della figlia. I due fratelli, che erano in cura presso il centro di salute mentale a Nola, vivevano insieme alla madre, che non era in casa al momento del delitto. L’arma, un coltello da cucina, è stata trovata dai militari dell’Arma.
Insulta Meloni via Instagram e poi le chiede scusa: “Mi vergogno”
AGI – “Gentilissima presidente del Consiglio, le scrivo con profondo rammarico per il commento che ho pubblicato su Instagram e che, in modo improprio, ha mancato di rispetto alla sua persona e alla funzione istituzionale che ricopre e per porle le mie più autentiche scuse”. Comincia con queste parole la lettera che H.L., un ragazzo italo-cinese di 25 anni che vive a Milano, ha inviato stamattina, tramite il suo legale, alla premier Giorgia Meloni.
Il “pentimento” espresso nella missiva si riferisce alla frase ‘Qualcuno le spari un proiettile in testa” che il 3 ottobre scorso H.L. ha postato in calce a un post pubblicato sul profilo Instagram della presidente del Consiglio. A quanto apprende l’AGI, il 13 novembre la Digos, su disposizione della Procura milanese, ha effettuato una perquisizione nell’abitazione del giovane che risulta indagato per ‘istigazione a delinquere’.
L’impegno per una maggiore consapevolezza sui social
L’autore del post ha deciso di scrivere una “lettera di scuse” dopo essersi reso conto della “portata delle parole che ho scritto” impegnandosi “come forma di ammenda a diffondere, nel mio piccolo, un messaggio di maggiore consapevolezza e responsabilità nell’uso dei social network affinché errori come il mio non si ripetano e si possa contribuire a un confronto pubblico più rispettoso e civile“.
L’impatto delle espressioni impulsive
“Ammetto che nel momento in cui ho digitato il mio commento non mi sono reso conto dell’impatto che l’espressione impulsiva può avere in un contesto pubblico come i social – si legge nella lettera scritta a mano in stampatello recapitata a Meloni via mail tramite il suo legale Fan Zheng, -. Dietro lo schermo la percezione si altera, si perde la misura, si dimentica che ciò che si scrive raggiunge persone vere con la loro dignità, il loro ruolo, la loro storia”.
Sincero senso di vergogna e assunzione di responsabilità
H.L. aggiunge di non essere appassionato di politica e che il suo commento “non è in linea con ciò che sono” e che, una volta realizzato cosa ha fatto, prova un “sincero senso di vergogna e un profondo rammarico“. “Mi assumo pienamente la responsabilità del mio gesto. Resto a disposizione per qualsiasi commento – conclude – e per manifestarle personalmente il mio rammarico qualora lo ritenesse opportuno”.
Bimbo di 8 anni morto strangolato a Calimera, la madre rinvenuta in mare. Si rafforza l’ip…
AGI – Un bimbo di 8 anni, Elia Perrone, è stato trovato morto in casa a Calimera, in provincia di Lecce. In precedenza il corpo della madre, Najoua Minniti, di 36 anni, è stato rinvenuto in mare al largo della marina di Melendugno, dove un subacqueo in immersione si è imbattuto nel cadavere.
Il bambino è stato trovato senza vita nella serata di martedì 18 novembre dalle forze dell’ordine. La scomparsa del piccolo era stata denunciata dal padre dopo il rinvenimento del cadavere della donna in mare, collegando così i due drammatici ritrovamenti tra Calimera e Melendugno.
Un primo esame esterno della salma del bambino ha evidenziato la presenza di segni sul collo compatibili con lo strangolamento, mentre sul corpo non vi sarebbero ferite da taglio. La circostanza darebbe corpo all’ipotesi dell’omicidio-suicidio che avrebbe visto protagonista la madre.
La donna, seguita dai servizi sociali a causa di una presunta situazione di disagio economico, potrebbe avere infierito sul figlio per motivi ancora non chiari. Il ritrovamento del corpo della 36enne, avvenuto ieri mattina in mare, al largo della località di San Foca, sulla costa orientale della penisola salentina, farebbe ipotizzare il suicidio.
L’autopsia è stata affidata al medico legale Alberto Tortorella dal pm della Procura di Lecce, Erika Masetti. Delle indagini si stanno occupando i carabinieri del comando provinciale. A dare l’allarme ai militari è stato il padre del bambino, Fabio Perrone, infermiere in servizio all’ospedale Ferrari di Casarano, dopo avere appurato che il figlio, nella giornata di ieri, non si era presentato a scuola. Gli stessi carabinieri hanno poi rinvenuto il cadavere del piccolo nel pomeriggio.
Secondo le prime informazioni, il bambino potrebbe essere stato soffocato nel sonno dalla madre che poi si sarebbe tolto la vita. Najoua Minniti e Fabio Perrone, dopo avere convissuto per un certo periodo, si erano separati da tempo.
Sul finire dello scorso anno Fabio Perrone aveva manifestato all’autorità giudiziaria il sospetto che la madre del bambino non rispettasse le prescrizioni imposte dall’affidamento congiunto disposto dal Tribunale del minorenni di Lecce. In particolare, l’affidamento prevedeva restrizioni solo a carico della madre, che non avrebbe potuto allontanarsi con il bimbo oltre determinati limiti territoriali.
In sostanza l’uomo pare temesse che Najoua Minniti potesse portare via il bambino a sua insaputa facendo perdere le proprie tracce. Non vi sarebbero state, invece, evidenze di maltrattamenti da parte della donna nei confronti del figlio.
In attesa di saperne di più dall’autopsia (la tesi prevalente di chi indaga è che il piccolo sia morto per asfissia meccanica), è emerso il dettaglio che Elia è stato trovato supino nel suo letto, con la testa rivolta da un lato.
La madre potrebbe averlo ucciso durante la notte tra lunedì e martedì. E dopo, recatasi verso il mare, si sarebbe gettata in acqua con l’intento di togliersi la vita. Il suo corpo è stato ritrovato da un sub che ne ha segnalato la presenza alla Guardia costiera, cui è toccato il compito di estrarre la donna ormai esanime dall’acqua.
Trovato il cadavere di un bimbo di 8 anni in una casa del Salento, il corpo della madre in mare
AGI – Un bimbo di 8 anni è stato trovato morto in casa a Calimera, in provincia di Lecce. In precedenza il corpo di una donna, presumibilmente la madre, è stato rinvenuto in mare al largo della marina di Melendugno, dove un subacqueo in immersione si è imbattuto nel cadavere. Lo riporta il Quotidiano di Puglia.
Al momento non c’è stata ancora identificazione formale dei corpi, ma potrebbe trattarsi di una donna originaria di Polistena, in provincia di Reggio Calabria e residente a Calimera.
Il ritrovamento del bambino e i segni sul corpo
Il bambino è stato trovato senza vita in serata dalle forze dell’ordine. Sul corpo sarebbero presenti ferite e segni di strangolamento, elementi che aggravano la natura del tragico evento.
La scomparsa del bambino era stata denunciata dal padre dopo il rinvenimento del cadavere della donna in mare, collegando così i due drammatici ritrovamenti tra Calimera e Melendugno.