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Garlasco: i pm, soldi all’ex procuratore di Pavia per scagionare Sempio. “Anomalie nell’in…

AGI – Svolta su Garlasco, in corso dalle prime luci dell’alba perquisizioni di carabinieri e Guardia di Finanza nelle abitazioni di ex investigatori e inquirenti che parteciparono alle indagini sul delitto di Chiara Poggi. È quanto scrivono i social del Tg1. Perquisizioni sono in corso anche nelle abitazioni di alcuni ex carabinieri che a suo tempo fecero indagini e nella casa dei genitori di Andrea Sempio.

Sarebbe di corruzione in atti giudiziari l’ipotesi di reato a carico di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia che nel 2017 archiviò l’indagine su Sempio.

Nel 2017 l’allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, avrebbe ricevuto una somma di denaro per non indagare e poi chiedere l’archiviazione, come avvenne, su Andrea Sempio, l’amico di Marco Poggi, indicato all’epoca in un esposto dei legali di Alberto Stasi come possibile autore alternativo dell’omicidio di Chiara Poggi. È questa l’ipotesi della procura di Brescia che ha iscritto nel registro degli indagati l’ex magistrato di Pavia Mario Venditti, oggi in pensione, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Sempre secondo le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della Guardia di finanza di Pavia la somma promessa o data dalla famiglia di Sempio sarebbe tra i 20 e i 30 mila.

Una deduzione che si basa su un appunto a mano, sequestrato durante la perquisizione dello scorso 14 maggio, che avrebbe scritto Giuseppe Sempio, padre di Andrea, in cui sono riportate le parole “Venditti”, “gip archivia” e “20-30” con il simbolo dell’euro.

Serie di anomalie

Le “indagini condotte nel 2017” a carico di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco “sono state caratterizzate da una serie di anomalie, tra cui l’omissione, da parte della pg incaricata delle indagini (la sezione di pg della procura di Pavia), della trascrizione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali”. Lo scrive la procura di Brescia nel decreto di perquisizione a Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, indagato per corruzione in atti giudiziari per la presunta “corresponsione di denaro” da parte della famiglia di Andrea Sempio “correlata alla archiviazione del procedimento”.

 

Prima sfilata senza Giorgio, le modelle in passerella applaudono il genio della moda

AGI – Standing ovation all’Armani teatro di via Bergognone, modelle che applaudono sfilando, commozione e ammirazione. La prima sfilata di Emporio senza Giorgio è stata un groviglio di emozioni, occhi lucidi, e abiti meravigliosi secondo le attese. L’assenza dello stilista, scomparso il 4 settembre scorso, pesava nell’aria, percepibile nei silenzi prima dell’inizio della sfilata e nello sguardo concentrato degli invitati, consapevoli di vivere un passaggio simbolico. 

La collezione parla di ‘ritorni’ (così si intitola), di ricordi portati con sè dai viaggi e di forme che tornano a casa, alla città e allo stile inconfondibile del maestro. Forme leggere e allungate, colori neutri e il dialogo continuo tra maschile e femminile hanno dato vita a un guardaroba fluido e urbano, dove ikat, pantaloni ampi che si stringono al fondo, chiusure a kimono e obi, piccole cuffie di rafia crochet, sacche nomadi e sandali piatti dalle punte pronunciate incontrano giacche, spolverini, parka pigiama, tute e gonne corte.

 
 

La silhouette è dinamica ma sempre composta, i toni cromatici si muovono dal beige al nero, con sfumature fredde e tocchi di grigio minerale. Il gilet, simbolo della collezione, compare in molteplici varianti, mentre i codici classici vengono rimescolati fino alla sera impalpabile e leggera del nylon trasparente. Un’idea del vestire spontanea e insieme precisa, libera ma rigorosa. E alla fine, il momento più emozionante: le modelle, tutte insieme per l’uscita finale, hanno applaudito sfilando. A quel gesto ha risposto la platea, in piedi, con un lunghissimo e sentito applauso, un omaggio che andava oltre la collezione, a Re Giorgio. Un applauso doppio, specchiato, che ha trasformato la passerella in un rito collettivo, sospeso tra assenza e presenza. 

 

Autista muore travolto da una trave a Vicenza. Operaio morto schiacciato nel milanese

AGI – Nelle ultime ore sono stati registrati altri incidenti mortali sul lavoro. A Bubbiano, nel Milanese, attorno alle 12 un operaio di 62 anni della Ticino Lamiere è rimasto schiacciato, per cause in corso di accertamento, mentre stava lavorando a una bobina per la produzione di nastri di acciaio.

L’uomo è stato soccorso dai suoi colleghi e pochi minuti dopo dai vigili del fuoco, ma le condizioni sono apparse subito gravissime. Sul posto tre mezzi del comando dei vigili del fuoco di via Messina e il 118. Sono intervenuti anche carabinieri e Ats, ai quali spetterà il compito di stabilire la dinamica che ha portato alla morte dell’operaio.

Autista muore travolto da una trave a Vicenza

L’autista di un camion è morto questa mattina dopo che, manovrando il mezzo pesante all’interno di un capannone industriale, ha accidentalmente urtato una trave che, crollando, l’ha travolto. L’incidente è accaduto in un’azienda di Montecchio Maggiore (Vicenza). Sul posto sono intervenuti i medici del Suem 118, i vigili del fuoco, i tecnici dello Spisal e i carabinieri. 

 

“Se poi prendi due schiaffi…”. Le minacce durante un volantinaggio a una militante di Fdi

AGI – Durante un volantinaggio davanti all’Istituto Romolo Zerboni di Torino, nella mattinata di ieri, una militante di Gioventù Nazionale Torino – sezione D’Annunzio è stata avvicinata da un membro del personale scolastico che ha pronunciato la frase: “Vieni qua a dare un volantino contro i maranza? In questa scuola? Ti rendi conto che se poi prendi due schiaffi…”

La sezione D’Annunzio è impegnata da settimane nel portare avanti una campagna di sensibilizzazione contro le baby gang, intese come fenomeno volto all’esaltazione della violenza, del bullismo, abuso di droghe e vandalismo. Dopo l’episodio, i militanti della sezione hanno diramato un comunicato. “Un avvertimento? Una giustificazione di eventuali episodi di violenza? Come dobbiamo interpretare una frase del genere, rivolta verso una ragazza impegnata in un’iniziativa di sensibilizzazione contro le baby gang? – si legge nella nota – le nostre campagne si svolgono sempre nel pieno rispetto delle regole e nella totale non violenza. Sentire un adulto, peraltro posto in una funzione educativa, parlare in questi termini significa non solo sminuire il valore della libertà di espressione, ma anche legittimare indirettamente l’idea che la violenza possa essere in un certo qual modo una risposta politica. Davvero, se una ragazza venisse aggredita per aver portato avanti una campagna di sensibilizzazione contro le baby gang, qualcuno potrebbe dire ‘se l’è cercata’? È un messaggio pericoloso, che respingiamo con fermezza”.

 

 

Per l’avvocato e consigliere comunale a Torino di Fratelli d’Italia, Raffaele Marascio, “l’episodio dimostra quanto serva ancora lavorare per affermare il diritto di tutti, soprattutto dei giovani, a fare politica senza avere paura. A Torino non devono esserci zone franche dove si teme di esprimere un pensiero. Chi ricopre ruoli educativi ha il dovere di dare l’esempio, non di scoraggiare con parole che suonano come una sorta di giustificazione di eventuali ripercussioni violente. Pretendiamo chiarimenti e rispetto per la libertà di espressione”.

 

Flotilla, Crosetto: “Se italiani in pericolo, noi interveniamo”

L’imprenditore confessa il delitto: “Ecco dov’è il corpo di Cinzia Pinna”

AGI – Svolta nell’inchiesta sulla scomparsa di Cinzia Pinna, la donna di Castelsardo di cui non si avevano più notizie dall’11 settembre scorso.

L’imprenditore vitivinicolo di Arzachena (Sassari) di 41 anni, Emanuele Ragnedda, ha confessato. Secondo quanto riporta il quotidiano regionale L’Unione Sarda, durante l’interrogatorio che si è svolto nella caserma dei carabinieri di Palau, Ragnedda ha indicato dove si trova il corpo di Cinzia Pinna, la trentatreenne di Castelsardo, che risultava scomparsa da 13 giorni. La sera dell’11 settembre era uscita con amici, e da immagini di telecamere di sorveglianza risultava camminare in evidente stato confusionale, quando ad un certo punto era salita su un’auto che l’aveva avvicinata. Il veicolo è intestato a proprio Emanuele Ragnedda. Il telefono cellulare della donna era stato attivo fino alla mattina del giorno dopo, e le celle l’avevano localizzata in zona porto.

La posizione dell’imprenditore – indagato (con lui anche un lombardo) per omicidio e occultamento di cadavere – si era aggravata dopo un tentativo di fuga. Ragnedda avrebbe lasciato inizialmente stamane il porto di Cannigione, a bordo di un gommone, ma il suo natante era poi stato ritrovato gravemente danneggiato.

L’imprenditore, difeso dall’avvocato Luca Montella, era stato poi raggiunto dai militari nella sua abitazione, all’interno della tenuta Conca Entosa, tra Palau e Arzachena. Qui, come indicato da Ragnedda, sono stati trovati anche i resti della ragazza. La confessione, sempre secondo quanto riporta il quotidiano regionale, è arrivata dopo un lungo confronto con gli inquirenti, davanti al procuratore di Tempio Gregorio Capasso e la pm Noemi Mancini. 

 

Arrivano i gioielli in cemento, tra scienza e moda

AGI – Gioielli di cemento, con tanto di brillanti o altre pietre preziose: l‘idea è di un’artista milanese, Giuliana Cella, che ha presentato in una mostra a Milano le sue creazioni. Il cemento ‘da indossare’ è una nuova moda che l’artista ha lanciato anche grazie alla collaborazione con Sensorial, di Maria Chiara Monacelli.

Creatività, ricerca scientifica e precisione artigianale, consapevolezza del cemento inteso come materia viva in grado di dare forma e luce a monili sono gli elementi che hanno reso possibile il processo. Attraverso il materiale di Fuji, cemento forgiato con innesto di metalli fusi, e Moon, cemento fotoluminescente che assorbe la luce naturale per restituirla al buio, si creano oggetti molto originali.

Fuji diventa la base per pendenti unici, mentre Moon è protagonista di anelli con cabochon di turchese e corallo, bracciali con charms in oro e brillanti, orecchini e pendenti a cuore con rubini e zaffiri. Ogni pezzo è realizzato a mano come opera unica, una perfetta fusione tra perizia artigianale, design e innovazione scientifica.

Esperta di materiali preziosi e ricercatrice di rarità uniche, Giuliana Cella ha attraversato culture e tradizioni grazie ai suoi viaggi in Cina, India, Giappone e Tibet. Le sue opere hanno calcato luoghi prestigiosi, dall’Europarlamento di Bruxelles a Sotheby’s, dal Jamaica di Brera alla Casa della Cultura di Milano.

 

Furgone senza autista travolge un bambino di 10 anni

AGI – Un bambino di dieci anni è stato travolto da un furgone in movimento senza conducente nel Leccese. L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio, poco dopo l’uscita da scuola. Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo si sarebbe messo in movimento autonomamente, forse a causa di un guasto o della mancata attivazione del freno a mano. Il bambino è stato soccorso e trasportato in ospedale; al momento non sono note con precisione le sue condizioni. Sull’accaduto indagano i carabinieri. 

Influenza stagionale, Villani: “Sarà pesante, vaccinate tutti i bambini”

AGI – L’influenza stagionale quest’anno minaccia di essere pesante: i dati dall’Australia, che da sempre anticipano quello che succederà in Europa, parlano di un +70% di casi, con una co-circolazione di virus di ceppo A e di ceppo B che porta all’aumento dei contagi e delle ospedalizzazioni.

Per questo “è importante la campagna vaccinale, che in Italia partirà a ottobre. Il vaccino è raccomandato e gratuito per i bambini da 6 mesi a sei anni, ma il mio consiglio è di vaccinare tutti i bambini: si evita una malattia in maniera facile e sicura”. Lo sottolinea all’AGI Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale all’ospedale Bambino Gesù.

“È vero che generalmente ai bambini l’influenza viene in forma lieve – spiega l’esperto – ma è comunque meglio evitare le assenze a scuola, i disagi al lavoro per i genitori, e anche la trasmissione del virus a tutta la famiglia, compresi magari anziani e soggetti fragili che invece possono correre rischi maggiori”.

 

Non c’è motivo insomma, secondo Villani, di non vaccinarsi: “Il vaccino è sicuro, viene somministrato milioni di volte l’anno. Peraltro esistono i vaccini che si iniettano ma anche quelli in forma spray nasale. Si possono avere dal pediatra curante o nei centri vaccinali. Direi che è bene fare il vaccino a tutti: so che ci sono colleghi che lo sconsigliano, ma penso che un medico che sconsiglia un vaccino debba trovare il tempo di studiare e aggiornarsi. Poi certo un genitore può scegliere di non farlo fare al figlio: quando il bambino si ammalerà magari cambierà idea”.

Al di là delle raccomandazioni ministeriali, insomma, il consiglio è quello di “vaccinare tutti i soggetti in eta’ evolutiva: meno circola un virus e meglio è, sia per i bambini stessi sia, come detto, per evitare che persone più fragili possano infettarsi”. 

Sequestrati i beni vincolati dello storico Caffè Greco

 

I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Roma – con la collaborazione del personale della Soprintendenza Speciale Abap di Roma -, hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso dal gip, su richiesta dei pm, di numerosi beni mobili, di rilevante pregio, sottoposti a vincolo culturale e dichiarati di interesse culturale particolarmente importante, allocati presso lo storico Caffè Greco.

Beni sequestrati di pregio

Tra i beni oggetto di sequestro figurano dipinti, sculture e oggetti di antiquariato di pregevole valore nonché simbolo della Roma settecentesca. Il provvedimento si è reso necessario dopo gli accertamenti eseguiti dai militari del Tpc dai quali è emerso che l’attuale locatario dell’immobile, sede del caffè, aveva rimosso i suddetti beni mobili – di stretta pertinenzialità rispetto agli ambienti dell’immobile storico ove erano allocati e da questo inamovibili – trasportandoli in due distinti depositi senza ottenere il previsto consenso della Soprintendenza di Roma, ponendo gli stessi beni al rischio di dispersione o distruzione, in violazione della disciplina contenuta nel Codice di beni culturali e del paesaggio.

Intervento e messa in sicurezza

L’intervento immediato dei carabinieri del Tpc e della Soprintendenza Abap di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha permesso di effettuare un nuovo censimento dei beni, provvedendo alla loro custodia in depositi sicuri in attesa che gli stessi possano tornare presto nella loro originale collocazione e alla pubblica fruizione.

Carlo Pellegrini, amministratore della società ‘Antico Caffè Greco srl‘, è indagato per aver rimosso “senza l’autorizzazione prescritta, depositandoli in locali nella sua disponibilità a Roma in via della Mercede e in via Otranto” beni mobili, tra cui arredi, dipinti e suppellettili, sottoposti a vincolo e dichiarati di interesse culturale, e ora sequestrati dai carabinieri del Tpc dopo il provvedimento, emesso dal gip Paolo Scotto di Luzio in seguito alla richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del pm Claudio Santangelo. “In sede di ispezione funzionari del ministero hanno riscontrato che gli arredi, i quadri, le suppellettili, già presenti all’interno dello storico locale erano stati trasferiti senza alcuna comunicazione preventiva né autorizzazione nei due locali di proprietà dell’indagato”, si legge nel decreto di sequestro preventivo. Per il gip “sul piano del pericolo cautelare va impedita la definitiva dispersione dei beni o che siano possibili attività ulteriori tali da vanificare gli effetti del vincolo posto sui beni”.

Sull’A4 con l’auto in panne, uomo travolto e ucciso nel Novarese

AGI – Un uomo di 53 anni, residente a Trieste, è stato investito e ucciso nel Novarese sulla A4. Secondo quanto appreso, l’uomo, che stava camminando a piedi lungo l’autostrada, è stato travolto da un mezzo in transito nella notte appena trascorsa sulla Torino-Milano.

Sul posto sono intervenuti il 118 e le forze dell’ordine. Secondo una prima ricostruzione l’uomo sarebbe rimasto in panne con l’automobile, una Citroen C1, in una piazzola della corsia per Milano, mentre transitava sul tratto autostradale tra i caselli di Novara est e Novara ovest.

Ricerca di aiuto e tragico epilogo

Per cercare aiuto nel vicino autogrill, l’uomo si è messo in cammino ma, all’altezza del km 85, è stato travolto probabilmente da un camion: il suo corpo è stato sbalzato di 35-40 metri. La Polizia Stradale è al lavoro per individuare il veicolo che lo ha investito. Il corpo della vittima si trova ora all’obitorio nell’Ospedale di Novara.

Catturato il boss Pino Piromalli, “il padrone di Gioia Tauro”

AGI – Un’operazione condotta fin dalle prime ore della mattinata ha portato all’esecuzione di 26 misure cautelari in carcere. Tra gli arrestati, anche il boss Pino Piromalli.

Il blitz, disposto dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) locale, è il risultato di un’indagine condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, supportato da Comandi Provinciali dislocati su tutto il territorio nazionale che ha colpito la cosca Piromalli, un’articolazione della ‘ndrangheta calabrese.

La procura: “Piromalli era il padrone di Gioia Tauro”

“Pino Piromalli, uscendo dal carcere, ha dimostrato di non essere un tranquillo vecchietto che passa il tempo alla coltivazione dell’orto di casa, ma un capo ‘ndrangheta ancora in servizio”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto della Dda, Stefano Musolino. “Nella nostra impostazione accusatoria – ha proseguito Musolino, riconosciuta dal Gip – Piromalli è diventato quello che ha sempre detto, il padrone di Gioia Tauro. Tutto ciò reso possibile grazie ad una particolare mollezza del tessuto sociale di Gioia Tauro, su cui si prenda consapevolezza, che non si vedeva l’ora che Pino Piromalli tornasse a comandare”.

Stefano Musolino, ancora, ha sottolineato “il comunicato stampa emesso dal comune di Gioia Tauro, un comunicato stampa anodino, prudente magari, sperando che ne facciano un altro, dopo avere letto quanto emerge da questa indagine, al di la’ della rilevanza penale dei fatti. Le indagini confermano comunque l’esistenza di varie ‘ndrine all’interno del territorio di Gioia Tauro, spesso in contrasto, su cui comunque i Piromalli esercitano ancora un potere in grado di mediare gli interessi criminali”.

Chi era Pino Piromalli

Pino Piromalli capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, 80 anni, è uomo noto alle cronache giudiziarie degli ultimi sessant’anni. Pino è figlio di Antonio Piromalli, fratello dei più noti ‘don Mommo’ e ‘don Peppino’, assurti a capi della ‘ndrangheta di Gioia Tauro e sul proscenio criminale nazionale, dopo avere sconfitto in una lunga e sanguinosa faida tra gli anni ’60 e gli anni ’70, gli avversari storici, i Tripodi e i loro ‘satelliti’, spazzati via a colpi di lupara dalla Piana di Gioia Tauro e inseguiti anche nel nord Italia.

In quella faida, i Piromalli persero Antonio, macellaio, padre di Pino e di Gioacchino Piromalli (nato nel 32), noto per ricevere chi andava a implorare ‘grazia e giustizia’ nel suo distributore di carburanti, sulla vecchia statale 18 che taglia in due Gioia Tauro. Durante quella faida con i Tripodi, pur perdendo Antonio Piromalli, cresce la forza militare dei Piromalli, alleati con i cugini Molè, ma soprattutto cresce il loro prestigio criminale in Calabria e nel resto d’Italia e d’Europa. Stringono alleanze ferree con i Pesce di Rosarno, con i Mancuso di Limbadi e con i De Stefano, di Reggio Calabria.

Sono gli anni ’70. Nella contrada ‘Lamia’ della vicina San Ferdinando, iniziano gli espropri degli aranceti e dei mandarineti pregiati agli agricoltori e i lavori per la realizzazione del grande porto. Affari miliardari e centinaia di ruspe, camion e betoniere, che scavano, trasportano inerti e cementificano l’area portuale. Un ‘affare’ che i Piromalli gestiscono con ‘equilibrio’ criminale, consentendo alle cosche di tutta la provincia di Reggio Calabria più importanti di partecipare alla divisione della ‘torta’.

In questo clima, ben presto, Pino Piromalli eredita il ‘bastone’ di comando della ‘famiglia’, retta dal fratello Gioacchino dopo la morte per cause naturali dal capostipite don Mommo, recuperando la scissione sanguinosa con i cugini Mole’. Pino Piromalli viene comunque arrestato nel 1999, dopo sei anni di latitanza, in un’abitazione allo svincolo autostradale di Gioia Tauro dai carabinieri del Ros, allora diretto da Mario Mori, in un’operazione coordinata dall’attuale sostituto procuratore della Cassazione, Alberto Cisterna, al tempo in forza alla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta da Salvo Boemi.

Il carcere – ben 22 anni di reclusione – fino alla sua liberazione, nel 2021. Torna, nella sua Gioia Tauro e riprende i vecchi contatti – come affermano le odierne indagini – ma nonostante le sue cautele, i carabinieri e la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta oggi da Giuseppe Borrelli, stringono il cerchio attorno alle sue presunte attività criminali: dal controllo asfissiante delle attività portuali, con i traffici di cocaina, all’agricoltura. 

I dettagli dell’operazione

Ventidue indagati in carcere, quattro agli arresti domiciliari e 46 indagati. E’ la sintesi dell’ operazione del Ros eseguita la scorsa notte a carico di capi e gregari della cosca Piromalli, di Gioia Tauro. Oltre al boss Pino Piromalli, i carabinieri hanno tradotto in carcere: Rosario Bruzzese, Raoul Centenari, Antonino Cipri, Francesco Copelli, Salvatore Copelli, Rocco Delfino, Giuseppe Ferraro, Giovanni Furfaro, Davide Macri’, Rosario Mazzaferro, Aurelio Messineo, Gioacchino Piromalli (classe ’69) detto l’avvocato, Domenico Giuseppe Rigano’, Cosimo Romagnosi, Domenico Saverino, Domenico Sibio, Francesco Giuseppe Spizzica, Michele Trimarchi, Antonio Zito, Giuseppe Zito e Vincenzo Zito. Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti Francesco Adornato, Nicola Calle’, Antonio Piromalli (classe ’39), padre di Gioacchino e fratello di Giuseppe Piromalli; Michelangelo Timpani. Gli indagati dalla Procura distrettuale sono reggina sono 46. 

Cadavere a pezzi ritrovato in un sacco a Spoleto

AGI – Parti di un cadavere fatto a pezzi sono state ritrovate in un sacco nero, nella tarda serata del 22 settembre, a Spoleto, in provincia di Perugia. Il ritrovamento è avvenuto casualmente ad opera di un residente del quartiere Casette. Il sacco sarebbe stato recuperato tra un giardino pubblico e la linea ferroviaria.

Accanto al sacco c’era una bicicletta elettrica che ha messo i carabinieri subito sulle tracce di un 21enne del Bangladesh, Bala Sagor, detto Obi, che risultava scomparso da giovedì scorso. Il giovane, ospite di una casa di accoglienza, lavorava come aiuto cuoco in un ristorante di Spoleto. La ricognizione dei resti ha permesso di trovare conferma all’ipotesi sulla sua identità.

I militari dell’Arma, al lavoro anche con gli esperti del Ris, stanno indagando per ricostruire quanto accaduto e datare la morte del giovane. Al setaccio le videocamere del Comune ed eventuali immagini di impianti privati. Nel sacco, a quanto si apprende, ci sono alcune parti del corpo, le altre non si troverebbero ancora. Sarà l’autopsia a indicare tempi e modalità del decesso. Si sospetta che lo straniero sia stato ucciso a coltellate e poi sezionato successivamente, con ogni probabilità altrove, prima che sacco e bicicletta fossero portate nel luogo del ritrovamento.

 

Stupro di gruppo, condannati a 8 anni Grillo jr e due suoi amici. Sei anni e mezzo al quar…

AGI – Si è chiuso con la condanna di tutti e quattro gli imputati il processo per il presunto stupro di gruppo ai danni di avvenuto nei confronti di una studentessa italo-norvegese e di una sua amica in Costa Smeralda nel luglio del 2019.

Il collegio del Tribunale di Tempio Pausania, presieduto dal giudice Marco Contu, dopo quasi quattro ore di camera di consiglio ha inflitto, 8 anni di reclusione a Ciro Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5Stelle Beppe Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. Francesco Corsiglia è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere. Il pubblico ministero Gregorio Capasso aveva sollecitato la condanna per i quattro imputati a 9 anni di reclusione, mentre le difese si erano pronunciate per l’assoluzione.

Nessuno dei quattro era in aula. Assente anche la principale accusatrice, la studentessa italo-norvegese all’epoca 19enne, rappresentata in udienza dall’avvocato Giulia Bongiorno.

Maccarani, ex dt della Nazionale rinviata a giudizio per maltrattamenti

AGI – L’ormai ex direttore tecnico della Nazionale italiana di ginnastica ritmica, Emanuela Maccarani è stata rinviata a giudizio. La decisione è stata presa dal gup di Monza, Silvia Pansini. Lo conferma all’Agi l’avvocata Danila De Domenico, legale di Maccarani. La storica allenatrice della ritmica azzurra, è accusata di maltrattamenti nei confronti di alcune atlete dell’Accademia Internazionale della Ritmica di Desio. La fase del dibattimento si aprirà il 10 febbraio 2026. 

Il Legale di Maccarani, è un processo mediatico

Dispiace dirlo ma questo è un processo mediatico, questa difesa ha rappresentato tutte quelle che sono le falsità e criticità, le falsità delle persone offese come quella di aver dichiarato di aver mangiato bresaola per un anno interno. Abbiamo smentito il concetto degli infortuni non curati, abbiamo portato gli elementi, per far comprende all’organo giudicante, chi dice bianco e chi dice nero. La verità verrà fuori, ne siamo certi, forse già in dibattimento”. Lo ha detto all’AGI, Danila De Domenico, legale di Emanuela Maccarani, già direttore tecnico della Nazionale italiana di ginnastica ritmica che oggi è stata rinviata a giudizio dal gup di Monza, Silvia Pansini perchè accusata di maltrattamenti aggravati dalla presenza di minori.

“Non è stato valutato il concetto dell’abitualità, un presupposto per questo reato – ha aggiunto il legale -. Anche le accusatrici hanno detto che l’atteggiamento era durante gli allenamenti vicini alle gare. Ricordiamoci che nel 2018, Maccarani, una volta direttrice tecnica, ha fornito due figure, psicologo e nutrizionista”. 

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