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Fermato il marito della donna uccisa a colpi di pietra. I figli con lui, uno è morto

AGI – È stato fermato dai Carabinieri a Campobasso Salvatore Ocone, il marito di Elisa Polcino, la donna uccisa oggi nel Beneventano a colpi di pietra. L’uomo si era dato alla fuga dopo l’omicidio portando con sé i figli di 16 e 15 anni. Secondo quanto si è appreso, il ragazzo 15enne è morto e la ragazza 16enne è in gravi condizioni in ospedale. 
A individuare la vettura a bordo della quale viaggiavano, un elicottero dell’Arma.

La ricostruzione 

Ha ucciso la moglie a colpi di pietra, poi è fuggito. Il fatto è accaduto a Paupisi, in contrada Frasso, nel Beneventano. Le prime informazioni frammentarie sull’accaduto ricostruiscono un litigio nella coppia, che, secondo voci che circolano in paese, aveva problemi. A indagare su quanto accaduto a Elisa Polcino i carabinieri che cercano il marito, Salvatore Ocone, che si è allontanato dopo aver colpito la donna. Non si esclude si possa essere suicidato.

La morte della donna, secondo primi accertamenti medico-legali, dovrebbe risalire a questa mattina, forse poco dopo le 8, e non, come si era ipotizzato in un primo momento, a questa notte, ma i rilievi della Scientifica sono ancora in corso. Il cadavere della donna è stato trovato da un vicino intorno alle 9,30 di questa mattina nella casa della coppia. L’uomo ha chiamato la centrale operativa.

La donna aveva lesioni alla testa che ne hanno causato la morte, causate da un oggetto contundente che potrebbe essere una pietra, ma “sono ancora in corso i rilievi, un sopralluogo all’interno dell’abitazione”, precisa ai cronisti Enrico Calandro, comandante provinciale dei carabinieri di Benevento.

Il marito è irreperibile e sono in corso ricerche non solo nella provincia sannita ma estese a tutta la Campania con il supporto di un elicottero. I figli della coppia di 10 e 15 anni pure sono irreperibili, non sono andati a scuola e “non sappiamo se sono con il padre”.

Al momento “non risultano pregressi episodi di liti o violenze nella coppia – conclude Calandro – stiamo facendo tutti gli sforzi possibili, ma ancora non è chiaro se ci sia stata una colluttazione o se la donna sia stata uccisa nel sonno. Non abbiamo certezze. Sicuramente la vicenda si è consumata all’interno della casa”. 

Salvatore Ocone, 58 anni, agricoltore, aveva avuto in passato problemi di depressione ma era stato curato. Sua moglie, Elisabetta Polcino 49 anni, era casalinga. La coppia aveva tre figli, uno maggiorenne che lavora fuori regione, e due di 10 e 15 anni, che non si sarebbero visti a scuola stamani e che sono pure ricercati da carabinieri e polizia locale. Le ricerche dell’uomo e dei minori si stanno concentrando in terreni di proprietà di Ocone.  

Il sindaco

“Oltre al marito della vittima, sono irreperibili anche i figli della coppia e questa è la nostra più grande preoccupazione. A dirlo, ai microfoni di Ntr 24, Salvatore Coletta, sindaco di Paupisi.
“La notizia di quello che è successo ha colpito la comunità e ci lascia attoniti – prosegue il primo cittadino – una famiglia che all’apparenza non mostrava alcun segno di disagio non era seguita dai servizi sociali. Lui è un grande lavoratore probabilmente non abbiamo colto qualche segnale che si è manifestato in questi ultimi giorni. Sono stato a una festa insieme alla coppia e non c’era nessun segno di disaccordo tra loro”.

“Faremo di tutto per rintracciare i ragazzini, sono due a frequentare la scuola dell’obbligo di Paupisi, un altro figlio e’ maggiorenne e non era in casa al momento della tragedia. I due bambini, ma non ho certezza, non sarebbero stati portati a scuola questa mattina”.

Eredità Agnelli: spunta nuovo testamento. I legali di Elkann: “Non è valido”

AGI – Stamattina al tribunale di Torino, durante la causa civile promossa da Margherita Agnelli nei confronti dei figli John, Lapo e Ginevra Elkann, i legali di Margherita Agnelli hanno presentato la copia di un nuovo testamento del 1998 dell’avvocato Gianni Agnelli, “rinvenuto – spiegano – nel corso delle indagini avviate dalla procura di Torino nei confronti, tra gli altri, di John Elkann e Gianluigi Ferrero, accusati di evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato“, reati per i quali i due hanno rispettivamente richiesto la messa alla prova e il patteggiamento.

Il Testamento olografo del 1998 

“Il nuovo documento – si legge in una nota dei legali di Margherita Agnelli – è un testamento olografo, sottoscritto in data 20 gennaio 1998, con cui Gianni Agnelli stabiliva che le sue partecipazioni nella società Dicembre, pari a circa il 25%, venissero attribuite al figlio Edoardo ‘a modifica di altre disposizioni precedenti’, revocando con ciò le disposizioni di cui alla ‘lettera di Monaco‘ del 1996. Quest’ultima era stata redatta prima che Gianni Agnelli si sottoponesse ad una delicata operazione a Monte Carlo e con essa prevedeva che il 25% della sua partecipazione nella Dicembre venisse riconosciuto in favore del nipote John Elkann“.

La Donazione a John Elkann 

E ancora: “All’apertura del testamento di Gianni Agnelli, avvenuta il 24 febbraio 2003 presso lo studio del Notaio Ettore Morone, le informazioni disponibili per gli eredi Margherita Agnelli e Marella Caracciolo relativamente alle quote della Dicembre erano solo circoscritte alla lettera di Monaco del 1996. Convinta di adempiere fedelmente alle volontà del marito, in pari data Marella Caracciolo, con atto rogato dal Notaio Ettore Morone, trasferiva a titolo di donazione a John Elkann una quota pari al 25,37% della Dicembre, consentendogli di acquisire la maggioranza del capitale. Il testamento sulla Dicembre del 1998 oggetto di ritrovamento, mai revocato, né modificato (neppure nell’ambito delle successive disposizioni del 20 aprile 1999) è stato, dunque, totalmente ignorato e tenuto nascosto per tutti questi anni”.

Le ultime volontà di Gianni Agnelli

Secondo gli avvocati, il testamento “dimostra come la disposizione con cui Gianni Agnelli aveva destinato al nipote John Elkann la propria quota del 25% della Dicembre non rappresentasse la sua ultima e definitiva volontà. Al contrario, dalle volontà autografe dell’Avvocato, oggi prodotte innanzi al Tribunale, emerge come al nipote sarebbe dovuta spettare soltanto una partecipazione minoritaria, mentre quella a lui riconducibile doveva spettare al figlio Edoardo – tragicamente scomparso nel 2000 – e, in mancanza, ai suoi eredi legittimi, ossia Margherita Agnelli e Marella Caracciolo. Questa circostanza costituisce un ulteriore elemento idoneo a determinare una radicale revisione degli assetti proprietari della Dicembre e, sul piano morale, rappresenta la prova che le ultime volontà dell’Avvocato siano state disattese e tradite”.

Legali Elkan: “Il nuovo testamento non incide”

“Il presunto testamento di Gianni Agnelli, contenente disposizioni a favore del figlio Edoardo e prodotto in copia fotostatica solo oggi da Margherita nell’ambito del giudizio civile, non incide in alcun modo nè sulla successione Agnelli nè sulla successione Caracciolo e quindi sull’assetto proprietario della società Dicembre”. Così in una nota i legali dei fratelli Elkann, secondo i quali “al momento del decesso dell’Avvocato, infatti, Edoardo era già scomparso: di conseguenza, le partecipazioni nella Dicembre di proprietà di Gianni Agnelli sono state trasmesse alla moglie Marella e alla figlia Margherita.

La gestione della successione Agnelli è stata poi definita con l’accordo transattivo del febbraio 2004, a seguito del quale Margherita è definitivamente uscita dal capitale della Dicembre, avendo peraltro ritenuto in quel momento la Fiat un’azienda destinata al fallimento. Inoltre, trascorsi oltre 20 anni dalla morte di Gianni Agnelli, qualsiasi pretesa di terzi sul di lui patrimonio sarebbe in ogni caso estinta. L’iniziativa del legale di Margherita – conclude la nota- appare dunque più rivolta a generare confusione mediatica che a un rigoroso approfondimento giuridico delle norme applicabili”.

Presentato il Maker Faire 2025. Tagliavanti: “Focus sull’Intelligenza Artificiale”

AGI – Presentata la tredicesima edizione del Maker Faire 2025 è pronta ad ospitare studenti, innovatori, imprese ed istituzioni dal 17 al 19 ottobre nell’area del Gazometro Ostiense. Quest’anno l’evento propone ai visitatori tre grandi aree tematiche dedicate all’Innovazione, alla Creatività e alla Scoperta. 

Sono oltre 380 gli stand espositivi che porteranno al pubblico le innovazioni e le nuove idee per il futuro. L’evento è promosso e organizzato dalla Camera di Commercio di Roma, e coinvolge quest’anno, tra gli immancabili makers, le tante realtà produttive fatte di multinazionali, imprese strutturate e startup ambiziose, laboratori e Istituti di ricerca, ben 28 Scuole secondarie (con oltre 200 progetti presentati) e 20 Università (92 progetti).

“Maker Faire Rome – ha spiegato nel corso della conferenza stampa di presentazione, Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma – è ormai un esempio consolidato di come la creatività e la forza delle idee possano generare modelli innovativi grazie alla contaminazione e divulgazione di singole iniziative e progetti brillanti. Siamo una piattaforma strutturata e dinamica in grado di coinvolgere imprese, scuole e appassionati in percorsi di co-progettazione, apprendimento, formazione e matchmaking. La Camera di Commercio di Roma – ha concluso Tagliavanti – agevola costantemente questo processo avvalendosi anche del prezioso impegno di tutti i partner che hanno condiviso con noi questo tipo di lavoro”.

Garlasco, il consulente di Stasi: “Stupiti dalle ultime notizie”. E Venditti ricorre al Riesame

AGI – “L’indagine della Procura di Brescia? Le notizie uscite ci stupiscono non poco, mi sembra un passaggio clamoroso. Come pensavamo già tutti, ci sono molte cose che non sappiamo che ha la Procura e che sta tirando piano piano fuori dal cassetto”. È la considerazione all’AGI del genetista Ugo Ricci, uno dei consulenti della difesa di Alberto Stasi, a proposito del nuovo capitolo d’indagine nell’ambito della riapertura del caso Garlasco.

L’indagine vede indagato l’ex procuratore di Pavia, ora in pensione, Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi è che l’ex magistrato, ora direttore del Casinò di Campione d’Italia, abbia “ricevuto una somma indebita di denaro, nell’ordine di 20/30 mila euro – si legge nel decreto di perquisizione – per favorire Andrea Sempio” nell’ambito del procedimento in cui venne archiviato dall’accusa di avere ucciso Chiara PoggiVenditti formulò una richiesta di archiviazione poi accolta dal gip che ritenne condivisibili le sue motivazioni.

Focus sul dna sotto le unghie della vittima

L’attenzione dal punto di vista delle analisi scientifiche che si stanno svolgendo nell’incidente probatorio è ora tutta puntata sul DNA trovato sotto i margini delle unghie della vittima. La perita Denise Albani, nominata dalla giudice pavese Daniela Garlaschelli, è chiamata a decidere sull’utilizzabilità di quel DNA e a confermare o smentire le conclusioni dello studio della Procura di Pavia, che ha ricondotto quel DNA ad Andrea Sempio.

“La data clou è il 18 dicembre quando finirà l’incidente probatorio – dice Ricci -. La giudice vuole concludere entro l’anno il deposito delle perizie”.

Venditti ricorre al Riesame

L’avvocato Domenico Aiello, intanto, presenterà ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestro a carico dell’ex procuratore di PaviaMario Venditti. Lo riferisce all’AGI il legale dell’ex magistrato, ora in pensione. Il decreto ha riguardato oltre all’ex toga anche Andrea SempioIvana SempioPatrizio SempioSilvia Maria SempioDaniela FerrariSilvio Sapone e Giuseppe Spoto. La Procura aveva ‘invitato’ carabinieri e finanzieri a svolgere nei loro confronti perquisizioni personali, delle loro abitazioni e perquisizioni informatiche dei loro pc, tablet, smartphone e di “ogni altro supporto di archiviazione di dati”.

Il tutto per ricavare eventuali elementi utili in merito all’ipotesi che l’allora procuratore Venditti sia stato corrotto per agevolare l’archiviazione di Sempio. Un’accusa che, si è difeso Venditti, “mi offende come uomo e come magistrato che per 45 anni ha servito lo Stato”. Da alcuni appunti manoscritti sequestrati lo scorso 14 maggio a casa dei genitori di Sempio “emergerebbe che agli inizi del mese di febbraio 2017 – e dunque in concomitanza con le indagini conseguenti alla prima iscrizione del nel registro degli indagati in relazione all’omicidio – fosse stata proposta o comunque ipotizzata la corresponsione al procuratore aggiunto Mario Venditti di una somma di denaro correlata alla archiviazione del procedimento, come ricavabile dalla scritta ‘Venditti gip archivia x 20. 30. euro‘” si legge nel decreto di perquisizione e sequestro della Procura di Pavia.

Archiviazione richiesta il 15 marzo 2017 e accolta dal gip Lambertucci il 23 marzo, pochi giorni dopo. Tra gli elementi valorizzati dall’accusa, si legge nell’atto notificato a Venditti, ci sono presunte “movimentazioni anomale” nei conti correnti della famiglia di Sempio. Tra dicembre 2016 e giugno del 2017 le zie paterne dell’indagato, Ivana e Silvia Maria Sempio, avrebbero “emesso assegni” per 43 mila euro “a favore del fratello Giuseppe“, padre di Andrea. Entrambi, padre e figlio, nello stesso periodo, avrebbero prelevato “contanti per 35mila euro”. A ciò si aggiungerebbero “contatti opachi” tra il giovane e i suoi familiari, con Spoto e Sapone poco prima dell’interrogatorio, di cui avrebbe saputo le domande che gli vennero poste. 

Negativi gli accertamenti bancari sull’ex procuratore

La Procura di Brescia ha svolto a maggio accertamenti tecnici bancari nei confronti dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, che hanno dato “esito negativo, altrimenti lo avremmo trovato valorizzato nel decreto di perquisizione”. Lo riferisce all’AGI l’avvocato Domenico Aiello in relazione al nuovo capitolo giudiziario sul delitto di Garlasco per il quale sta scontando la condanna definitiva a 16 anni di carcere Alberto Stasi, l’ex fidanzato della vittima Chiara Poggi. Carabinieri e Guardia di Finanza hanno effettuato perquisizioni a carico di nove persone nel contesto dell’inchiesta che vede indagato Venditti per corruzione in atti giudiziari per l’ipotesi che abbia intascato del denaro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio, poi sancita da un giudice. Gli inquirenti ritengono che tra i familiari di Sempio ci siano stati dei movimenti sospetti “anomali” che confermerebbero l’ipotesi di corruzione a carico di Venditti. 

Strage di Paderno: il 17enne sterminò la famiglia perchè “convinto di poter raggiungere l’…

AGI – Riccardo C. è stato “lucido e determinato” durate l’azione che l’ha portato a uccidere madre, padre e fratello di 12 anni a Paderno Dugnano nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre del 2024. Lo scrivono i giudici del Tribunale dei Minori nelle motivazioni alla sentenza con la quale, lo scorso giugno, hanno condannato il ragazzo a 20 anni, la pena massima col rito abbreviato.

I magistrati spiegano nella cinquantina di pagine le ragioni del verdetto nei confronti di Riccardo che all’epoca aveva 17 anni. Era guidato da “un pensiero stravagante perché è di tutta evidenza che credere di raggiungere l’immortalità attraverso l’eliminazione della propria famiglia non sia un proposito sano, ma tale pensiero era, si’, bizzarro ma ancora sotto il controllo di R. ed egli ha scelto di alimentarlo e ha agito coerentemente con quell’idea. E, certamente, nell’evenienza criminale debbono aver avuto peso potenti stati emotivi, una grossa dose di rabbia e odio narcisistici accumulati a ogni frustrazione, che hanno fatto si’ che l’atto si compisse con cotanta aggressività espressa. Lo si desume dalle modalità particolarmente spietate dell’esecuzione: per quanto si possa essere inesperti nell’uccidere, un tale accanimento e varietà delle lesioni (soprattutto nei confronti del fratello e della madre) non può non avere come “benzina” tali sentimenti”.

I giudici si soffermano sul suo percorso mentale nell’eccidio. Dall’esame del funzionamento mentale operato attraverso la descrizione delle sue condotte poste in essere durante la commissione dei fatti e anche successivamente, non si ravvede alcuna evidenza di una condizione psichica di instabilità e di ingovernabilità, di talche’ ha mantenuto lo stesso livello di organizzazione mentale durante le diverse fasi del delitto, non apparendo in alcun momento dissociato o soggetto ad alcuno scompenso rispetto alle sue intenzioni, che erano quelle di eliminare i familiari, secondo un piano ben organizzato, frutto dell’intelligenza di condotta dimostrata ed applicata”.

“Se anche i suoi tratti di personalità possono aver motivato in parte il suo comportamento – prosegue il Tribunale – se anche la sua fantasia, della quale neppure avrebbe mai parlato se non costretto dai fatti ad assumersi la responsabilità degli omicidi, può essere intervenuta nell’attribuire personale giustificazione per quanto stava compiendo, R. ha sempre adeguatamente distinto la realtà dall’immaginazione (come lui stesso ha affermato più volte), ha sempre avuto alternative comportamentali, ha lucidamente programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e dopo il fatto delittuoso”.

“Ovviamente non condivido questa motivazione – è il commento all’AGI dell’avvocato Amedeo Rizza, legale del giovane -. Il giudice non ha preso atto della concreta incidenza e del nesso di causalità che c’e’ tra la patologia di Riccardo e il reato commesso. Nessuna motivazione sul perché avrebbe commesso gli omicidi”.

Scovati a Ragusa i bracconieri dei ricci di mare

AGI – I finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa hanno sequestrato amministrativamente oltre 700 ricci di mare, lungo la costa tra Cava D’Aliga e Sampieri, nel comune di Scicli. Nel corso dell’operazione, condotta dai militari della Compagnia di Modica, sono stati identificati due soggetti aretusei mentre pescavano illegalmente in orario diurno e con attrezzatura professionale da immersione.

Gli esemplari recuperati, ancora in vita, sono stati subito rigettati in mare, per favorire il ripopolamento della specie e tutelare l’equilibrio dell’ecosistema marino. I due responsabili sono stati segnalati amministrativamente alla competente Capitaneria di Porto, perché sorpresi a esercitare la pesca del riccio di mare, mediante attrezzatura professionale, ben oltre le quantità espressamente consentite dalla normativa di settore, che limita la cattura, per il pescatore sportivo, ad un massimo di 50 esemplari al giorno.

 

 

 

 

 

Crosetto: “Flotilla non forzi il blocco o si esporrà a pericoli non gestibili”. Ma gli att…

AGI – “Oggi pomeriggio, alle ore 15.15, ho incontrato, presso il Comando della Compagnia Carabinieri Roma-San Pietro, la portavoce della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, e le altre esponenti del movimento Simona Moscarelli e Giorgina Levi. Ho ribadito loro tutte le mie preoccupazioni, ma anche l’importanza del dialogo e la necessità di evitare azioni che possano mettere a rischio qualunque vita, in primis degli attivisti italiani“. Lo afferma il ministro alla Difesa, Guido Crosetto.

L’obiettivo dichiarato della Flotilla, ricorda Crosetto, “è quello di aiutare il popolo di Gaza“, ma “è fondamentale che questo impegno non si traduca in atti che non porterebbero ad alcun risultato concreto, ma che, al contrario, rischierebbero di avere effetti drammatici con rischi elevati e irrazionali. La priorità mia e del governo è e resta la sicurezza e il ricorso a soluzioni efficaci e sicure per aiutare realmente la popolazione di Gaza, attraverso i canali umanitari e diplomatici, tutti già attivi”.

Impegno delle istituzioni italiane

Le istituzioni italiane, assicura, “a partire dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio e da tutte le principali cariche dello Stato, stanno profondendo ogni sforzo diplomatico e operativo affinché prevalga il senso di responsabilità. Ma qualora la Sumud Flotilla decidesse di intraprendere azioni per forzare un blocco navale – avverte Crosetto – si esporrebbe a pericoli elevatissimi e non gestibili, visto che parliamo di barche civili che si pongono l’obiettivo di forzare un dispositivo militare. Sono certo che si possano ottenere risultati migliori e maggiori per il popolo palestinese in altri modi, mezzi e sistemi, come ho ribadito loro, ringraziando per il confronto sincero e corretto“.

Flotilla lascia Creta

La Global Sumud Flotilla lascia Creta e riprende il mare diretta a Gaza. Lo riferisce la stessa organizzazione. “La Flotilla sta salpando – afferma – ma la vera forza è la monumentale ascesa dell’umanità che naviga con noi. Questa non è solo una missione, è una profonda unione di persone libere: palestinesi convinti, equipaggio, attivisti e ogni cuore compassionevole in tutto il mondo. Questi sono i veri eroi, non li vedrete nei film. Qualunque cosa preghiate o in cui crediate, vi prego di tenere queste persone nei vostri pensieri. Lasciate che rompano l’assedio di Gaza. Grazie Italia, Spagna e Grecia per la protezione”.

Diretta su Instagram

“Andiamo avanti, siamo a 350 miglia da Gaza, a 3/4 giorni di navigazione” da Gaza. Così, in una diretta su Instagram, l’europarlamentare del Pd Annalisa Corrado, che si trova a bordo di una delle oltre 50 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Accanto a Corrado vi erano altri due esponenti dem: Arturo Scotto e Paolo Romano e, in collegamento da casa, i colleghi Alessandro Zan e Cecilia Strada. “Siamo via dal 3 settembre, si sente un po’ di fatica”, ha aggiunto Corrado, che poi ha precisato: “La paura è abbastanza presente, ma fa parte delle emozioni che viviamo in questi giorni”. 

Bertoldi, “rischiamo dei morti”

Se come sembra la Flotilla verrà attaccata dagli israeliani si rischiano dei feriti e persino dei morti: è l’allarme lanciato in un videomessaggio da Stefano Bertoldi, il comandante della Zefiro, imbarcazione italiana della missione verso Gaza costrette a interrompere il viaggio a causa dei danni subiti dai droni. “La Flotilla è in questo momento a rischio”, ha affermato Bertoldi, “il prossimo attacco, se verrà fatto, e purtroppo i miei segnali mi dicono che verrà fatto, sarà micidiale. E’ molto probabile che questa volta ci siano gravi feriti ed eventualmente delle morti”. Bertoldi ha anche lanciato un invito a “scendere in piazza. E’ l’ora del popolo, anche per quelli più scettici su questa missione, che è politica: l’assedio deve finire”. 
 

Consegna un proiettile a don Patriciello durante la messa. Arrestato un 75enne. Il prete: …

AGI – Un uomo di 75 anni, Vittorio De Luca, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Caivano e del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, coadiuvati nella fase esecutiva dagli agenti della polizia, per aver consegnato a don Maurizio Patriciello domenica mattina, durante la celebrazione della messa nella parrocchia dei Santa Apostoli di Caivano, un fazzoletto contenente un proiettile calibro 9×21.

L’anziano, già noto alle forze dell’ordine, era stato fermato dalla scorta del sacerdote e da una pattuglia di carabinieri presenti all’esterno della chiesa mentre si trovava in fila per ricevere la comunione. Aveva appena consegnato al sacerdote la pallottola. Il 75enne deve rispondere di atti persecutori aggravati dal metodo mafioso ai danni di don Patriciello. 

Il sacerdote, “perchè questo gesto?”

“E’ stato un gesto forte e per me anche doloroso perchè la messa delle 10 è la messa dei bambini e per me i bambini sono un sacramento”. Lo ha dichiarato don Patriciello, ai microfoni del Tgr, parlando dell’intimidazione subita oggi, quando un uomo gli ha consegnato un fazzoletto con un proiettile all’interno. “Bisogna vedere chi lo ha mandato e perchè, questa è la cosa importante”, ha concluso.

Reazioni delle istituzioni

“Don Maurizio Patriciello, uomo di fede, passione, speranza, ha dimostrato con l’amore per la sua terra che una Caivano diversa è possibile. Per questo la minaccia ricevuta, oggi, è una minaccia a tutti quelli che credono nella giustizia, nella legalità e nel futuro. In questa battaglia contro la camorra e la criminalità organizzata don Maurizio non sarà mai solo e noi lo sosterremo, sempre, con tutte le nostre forze”, ha affermato la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo.

Solidarietà da Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto pervenire a don Maurizio Patriciello la sua vicinanza e la sua solidarietà dopo il grave gesto intimidatorio di cui è stato vittima.

Meloni: “Lo Stato è con voi”

“Inaccettabile quanto accaduto oggi a Caivano, nella parrocchia di San Paolo Apostolo, dove durante la messa un uomo, confondendosi tra i fedeli, ha consegnato a don Maurizio Patriciello un fazzoletto con dentro un proiettile, per poi dileguarsi velocemente. Un gesto vigliacco e criminale – scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni -compiuto nel luogo e nel momento più sacro, che non intimidirà chi, come don Patriciello, rappresenta coraggio e dedizione a favore della comunità e della legalità. Al fianco di don Patriciello e di tutti coloro che non si piegano alla criminalità. Lo Stato è con voi, e non faremo mai un passo indietro”.

Piantedosi: intensificata la tutela

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sentito al telefono don Patriciello per esprimergli la propria solidarietà e ribadire la vicinanza dello Stato alla comunità di Caivano. Nell’occasione, il ministro gli ha anche preannunciato una visita a breve. Già da oggi, gli operatori della polizia di Stato e dei carabinieri hanno inviato pattuglie aggiuntive per presidiare Parco Verde. Inoltre, è stata disposta l’intensificazione delle misure di tutela nei confronti di don Patriciello. Domani si terrà una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica focalizzato sugli episodi di Parco Verde

Il Post di don Patriciello sui social 

Don Patriciello aveva pubblicato un post sui social per commentare il raid con colpi di pistola esplosi sabato sera in aria nelle vie del Parco Verde di Caivano. “Caivano, domenica 28 settembre 2025. I “terroristi” che ieri sera hanno seminato il panico a Caivano, erano tutti giovanissimi. Ragazzi, nel nome di Dio, fermatevi! Godetevi la vostra bella gioventù. La strada che avete intrapreso è un vicolo cieco. Finisce sempre o al carcere o al camposanto. Sempre. Voi lo sapete. Stolti, non illudetevi. Non siete più scaltri di chi vi ha preceduto. Avete il fiato sul collo. A Caivano qualcosa sta cambiando. Checché ne dica chi non vuole bene al nostro popolo. E voi, poveri fratelli schiavi della maledetta droga, alzatevi! Ritornate a vivere. Non lasciatevi abbattere. Non sfidate la morte. Smettetela di tormentare le vostre mamme, i vostri figli, la vostra gente. La vita è bella ma tanto fragile. Si vive una volta sola. È domenica. Il giorno del Signore. Il giorno della vittoria. Il giorno della gioia. Il giorno della luce. Il giorno della fraternità. Andate a Messa. Se siete cattolici, andate a Messa. Se siete evangelici, andate al culto. Ma alzate gli occhi al cielo e ringraziate Dio per il dono incommensurabile della vita. Benedico tutti. Tutti. Anche chi si illude di vivere a sbafo sulla pelle della povera gente. Anche chi, ieri sera, ha spento il sorriso e riacceso la paura sul volto dei nostri bambini. Padre Maurizio Patriciello”

Ciciliano: “Lo Stato è qui e non indietreggia”

Sulla vicenda è intervenuto anche il commissario straordinario di governo, prefetto Fabio Ciciliano: “Se qualcuno ha pensato di intimorire lo Stato ha sbagliato di grosso. Lo Stato è qui e non indietreggia di un millimetro, Caivano non indietreggia di un millimetro. La comunità caivanese ha alzato la testa e questi tentativi sono la dimostrazione che lo stato ha vinto”. Così il commissario straordinario di governo, prefetto Fabio Ciciliano, dopo il raid con colpi di pistola esplosi in aria nelle vie del Parco Verde di Caivano. “Questa mattina ho attraversato le stesse strade che sono state attraversate ieri da questi criminali, per ricordare a quella comunità che il Governo c’è e da settembre 2023 c’è sempre stato, lavorando e collaborando con istituzioni locali al fine di realizzare progetti e interventi ma anche per ascoltare la collettività – ha proseguito Ciciliano – ho poi voluto incontrare gli uomini e le donne delle forze dell’ordine costantemente presenti e operative sul campo, il cui lavoro viene facilitato dall’imponente sistema di videosorveglianza messo in campo dalla struttura del Commissario straordinario, e che potrà essere utile per individuare gli autori di questo gesto vigliacco. Così come vigliacca è l’intimidazione che ha subito nella giornata di oggi don Patriciello, a cui ho portato la solidarietà mia e della struttura commissariale di governo”.

La periferia di Roma si mobilita, al Quarticciolo con Zerocalcare ed Elodie

AGI – Oltre un migliaio di persone ha sfilato oggi per le vie del Quarticciolo, periferia est di Roma, in un corteo organizzato da associazioni, comitati e realtà di base. La marcia, partita dal parco Modesto da Veglia, ha attraversato luoghi simbolo dell’abbandono come il parco di Tor Tre Teste, il cantiere mai completato di un asilo nido, ma anche di rinascita sociale come la palestra popolare del quartiere.

Accanto alle rivendicazioni locali, la piazza ha scandito più volte “Palestina libera” e ha sventolato decine di bandiere, intrecciando le lotte sociali del quartiere con la solidarietà internazionale. 

Zerocalcare “periferie non solo degrado”

Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha preso parte oggi al corteo del Quarticciolo al fianco delle associazioni e delle realtà popolari del quartiere. “Quarticciolo oggi è sotto i riflettori, ma rischia che tutte le esperienze costruite in questi anni vengano spazzate via dal modello Caivano, che prevede la riqualificazione dei quartieri attraverso la polizia”, ha detto il fumettista, che da anni sostiene le realtà sociali della periferia romana. “Nei quartieri ci sono realtà che lavorano dall’interno, insieme alla comunità, e gli danno nuova vitalità: vanno valorizzate, non asfaltate”, ha ribadito Zerocalcare. Per l’autore, è fondamentale anche cambiare la narrazione: “Le periferie vengono raccontate solo con la lente del degrado o come mito del buon selvaggio. In realtà ci vivono persone normali, escluse dai servizi, che si arrangiano: raccontare questa complessità serve a chi abita i quartieri e a chi li governa”.

 Elodie: “Io orgogliosa coatta di borgata”

“Quando sono in borgata mi sento in famiglia. È molto difficile quando parti da zero pensare di diventare un adulto che può stare nella società: ci tolgono la possibilità di accedere allo studio, la possibilità di credere in qualcosa, di sognare. Può sembrare una cavolata, ma in realtà è tutto: è la base per avere una vita dignitosa, per amarsi e per credere che si possa fare del bene a se stessi e agli altri”. Lo ha detto la cantante Elodie intervenendo al Quarticciolo durante l’evento organizzato dalle associazioni del quartiere.

“È bellissimo che siate cosi’ tanti oggi – ha aggiunto – perché si parte dallo stare insieme, dal confrontarsi e dal pensiero che tutti abbiamo paure e limiti. Io stessa ne ho ancora tante: non avendo studiato e non avendo creduto in me da ragazzina, ho cominciato a pensare di avere un ruolo nella società solo più tardi”.

“Oggi – ha continuato la cantante – penso di essere un’adulta con dei valori, e questo me l’ha insegnato la strada, me l’ha insegnato la borgata. Noi abbiamo dei valori e questa sera ha un senso perché ci rende orgogliosi di quello che siamo: una comunita’. Se le istituzioni non ci aiutano, la chiamata deve partire da noi, insieme, per capire di cosa abbiamo bisogno e chiederlo tutti insieme”. 

Manifestazione Pro Pal a Torino, scontri con la polizia a Caselle

AGI – Ancora disordini a Torino, dove alcuni manifestanti Pro Palestina, dopo il corteo dei giorni scorsi e il blocco dei binari, sono partiti nel pomeriggio dalla città per raggiungere e bloccare l’aeroporto di Caselle. Dopo un tentativo di trattativa, la Polizia ha bloccato i manifestanti, che hanno lanciato petardi, fumogeni, bottiglie e altri oggetti.

 

Le forze dell’ordine hanno quindi risposto utilizzando idranti e lacrimogeni. Nel frattempo è stata chiusa la superstrada che conduce all’aeroporto, con altri presidi che si sono raggruppati appena fuori città. 

Corteo al Quarticciolo per periferie, cori per Gaza

Oltre un migliaio di persone ha sfilato oggi per le vie del Quarticciolo, periferia est di Roma, in un corteo organizzato da associazioni, comitati e realtà di base. La marcia, partita dal parco Modesto da Veglia, ha attraversato luoghi simbolo dell’abbandono come il parco di Tor Tre Teste, il cantiere mai completato di un asilo nido, ma anche di rinascita sociale come la palestra popolare del quartiere. “Questo non è un quartiere di serie B: servono case dignitose, lavoro, salute e prevenzione” ha detto Annalisa, medico dell’Ambulatorio popolare di Roma Est, che ha ricordato come “nei quartieri popolari l’aspettativa di vita sia molto più bassa rispetto al resto della città”. La dottoressa ha respinto il “modello Caivano”, definendolo “un approccio emergenziale e repressivo che non risolve i problemi ma aumenta la rabbia”.

 

Anche da Napoli è arrivata una delegazione di Bagnoli, operai che lottano per il loro diritto al lavoro: “Dalle periferie deve partire un’alternativa sociale” ha dichiarato un manifestante, aggiungendo che “il decreto Caivano ha prodotto solo più arresti di minori senza affrontare i problemi di lavoro, studio e inclusione”. Dalla Palestra popolare Quarticciolo, Davide ha sottolineato: “La vera violenza non è nei quartieri, ma quando lo Stato costringe la gente a vivere in case fatiscenti, con salari da fame e senza spazi di socialità”.

 

Una residente del Quarticciolo ha denunciato la “mancanza di aiuto delle istituzioni”, spiegando che “quel poco che abbiamo ottenuto lo abbiamo fatto con le nostre forze”. In corteo anche il movimento per il diritto all’abitare: “Siamo qui per dire no agli sgomberi senza soluzioni”, ha affermato una militante, ricordando che “nelle occupazioni vivono famiglie con bambini piccoli, che lo Stato vorrebbe mandare in mezzo alla strada”. Accanto alle rivendicazioni locali, la piazza ha scandito più volte “Palestina libera” e ha sventolato decine di bandiere, intrecciando le lotte sociali del quartiere con la solidarietà internazionale. “La battaglia per la Palestina è la battaglia dell’umanita’”, ha dichiarato una manifestante, mentre dal palco si ribadiva che “questa è una lotta che non riguarda un solo popolo ma tutti, perché i soldi delle armi si possono spendere per scuole, sanità e rilancio sociale”. Tra i tanti che hanno partecipato alla due giorni organizzata da “Quarticciolo ribelle” anche artisti come Valerio Mastandrea, Elodie e Zerocalcare

 

 

Piazza Scala divisa tra moda e pro Pal

Due piazze distanti e unite per qualche minuto. I manifestanti pro Palestina che stanno presidiando Piazza della Scala per Gaza, hanno cercato di richiamare l’attenzione del popolo luccicante della moda riunito davanti il Piermarini per il Cnmi Sustainable Fashion Awards. Avevano chiesto di avere un minuto di attenzione agli organizzatori dell’evento ma gli è stato “vergognosamente” negato, come hanno sottolineato parlando al megafono. Hanno chiesto solidarieta’ per il “genocidio del popolo palestinese” e gridato slogan come “Free free Palestine. Non un chiodo per Israele. Se non finirà intifada pure qua”. Slogan che pero’ non hanno coinvolto il pubblico di Piazza Scala.

Lentamente pero’ la breccia: qualcuno si è voltato, e una signora in abito lungo da sera, che aveva partecipato anche al corteo dei giorni scorsi, ha iniziato a intonare gli stessi slogan, si e’ avvicinata ai manifestanti che le hanno consegnato una bandiera. È stata la scena dell’unione delle due piazze. Al di la’ della barriera di protezione della polizia la signora in abito lungo ha sventolato la bandiera della Palestina, seguita poi da alcuni presenti.
Poi le due piazze hanno proseguito le due vite diverse. I manifestanti hanno promesso presidi permanenti “bloccheremo questo paese se servira’”, se la situazione non cambiera’ e se governi non interverranno perche’ “E’ assurdo parlare di etica e diritti umani, ignorando quello che sta succedendo in Palestina”. 

Corteo a Trieste in favore della Palestina

Manifestazione a sostegno della Palestrina nel pomeriggio a Trieste. Iniziata in piazza della Borsa, è poi proseguita con il passaggio del corteo in piazza Unita’ d’Italia e lungo le Rive. La conclusione è avvenuta in piazza Goldoni, dove i partecipanti si sono fermati. Forti disagi per residenti e commercianti e massiccio dispiegamento dei servizi di sicurezza per monitorare la situazione. 

A Novara 1.200 in corteo per la Palestina

Circa 1200 persone hanno preso parte oggi pomeriggio a Novara al corteo pro Palestina organizzato da un coordinamento di associazioni e con la collaborazione dei partiti del campo progressista. Il corteo, presidiato dalle forze dell’ordine, ha attraversato tutto il centro storico partendo dalla stazione ferroviaria e concludendosi in piazza Puccini, tra il Duomo e il teatro Coccia. Lungo il percorso cori contro il governo e slogan, ma nessun incidente.

 

Scoperta a Cassino la più grande fabbrica di sigarette contraffatte

AGI – Una fabbrica clandestina di sigarette contraffatte nascosta all’interno di un bunker sotterraneo: la più grande mai rinvenuta in Italia con i suoi 1.600 metri quadri di superficie e una capacità produttiva di 2 miliardi e 700 milioni di sigarette in un solo anno, circa 7 milioni e 200 mila al giorno. E’ la scoperta fatta a Cassino (Frosinone) dai finanzieri del Comando provinciale di Ancona che, al termine di una complessa operazione condotta con i colleghi del capoluogo laziale, hanno sequestrato oltre 300 tonnellate di tabacchi lavorati esteri – record nazionale ed europeo – e beni per un valore complessivo di oltre 53 milioni (macchinari di produzione, 2 auto, 4 autoarticolati, l’immobile utilizzato per l’attività illecita valutato circa 3 milioni e 600 mila euro) e 150 tonnellate di sigarette di contrabbando pronte per essere immesse sul mercato illegale per un valore di vendita di poco meno di 47 milioni e mezzo.

La fabbrica “interrata”

L’ingresso alla fabbrica era consentito da un sofisticato congegno idraulico che mascherava perfettamente il bunker con i macchinari. Gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle anconetane hanno permesso di individuare un apparente deposito di logistica di oltre 3.200 metri quadri, ubicato a pochi km da Cassino, che in realtà celava una vera e propria fabbrica. Al momento dell’accesso, alla vista dei militari è apparso un capannone quasi completamente vuoto ma durante le perquisizioni è stato trovato, nascosto in uno scatolone in un angolo del locale, un telecomando elettrico che azionava delle leve idrauliche che consentivano il sollevamento di un ufficio in alluminio, passaggio a una realtà sotterranea simmetrica rispetto a quella di superficie. La struttura, raggiungibile mediante un montacarichi, era caratterizzata da una viabilità costituita da corridoi, percorsi guidati e gallerie tra loro collegate, il tutto ben illuminato e con impianti di areazione che impedivano la fuoriuscita dei miasmi produttivi. Sempre nel piano interrato sono stati individuati alloggi di fortuna con 18 posti letto, bagni, docce e sala da pranzo, dove si alternavano, per riposare, gli operai addetti alla produzione, nonché una officina utilizzata per effettuare le riparazioni sul posto dei macchinari.

 

 

A seguito dell’irruzione dei finanzieri del Gruppo Ancona all’interno del bunker è stata scoperta una vera e propria manifattura illecita di tabacchi costituita da tre linee di lavorazione del tabacco e confezionamento di pacchetti di sigarette, nonché oltre 150 tonnellate di sigarette di contrabbando di marchi quali Marlboro, Benson and Hedges, 821, Camel, Mayfair, Jps, Winston, LandB pronte per essere distribuite sul mercato nazionale ed europeo, macchinari adibiti alla produzione e alla lavorazione del tabacco, oltre 170 tonnellate di precursori, tra cui 12 milioni di cartoncini contraffatti, 15 milioni di filtri, 20 milioni di fogli laminati, bobine e altro materiale da packaging.

Di oltre 1.750.000 euro il valore dell’impianto, realizzato secondo i più avanzati standard tecnologici e in grado di produrre circa 5.000 ‘bionde’ al minuto, per un valore di vendita annuo di oltre 900 milioni di euro. Le indagini, coordinate dalla procura di Cassino, hanno consentito l’individuazione di ulteriori stabilimenti poco distanti dalla fabbrica, il tabacco contrabbandato veniva stoccato.

L’operazione ha portato a un arresto e a diverse denunce per contrabbando aggravato: a oggi è emerso un totale di circa 600 milioni di euro in tributi evasi, tra Iva dazi doganali e accise, e proventi illeciti stimati, sulla base delle perizie tecniche eseguite sui macchinari, in circa 130 milioni di euro.

 

 

Il ragazzo sequestrato nel Ragusano si è presentato in commissariato, sta bene

AGI – Si è presentato questa sera al commissariato di Vittoria, nel Ragusano, il ragazzo di 17 anni rapito ieri sera. Non sono noti altri dettagli. E’ in buone condizioni di salute e starebbe parlando con gli inquirenti. Ancora da chiarire i contorni della vicenda. Molte voci si erano diffuse nel pomeriggio: una di queste riguardava la presunta richiesta di una elevata somma di riscatto, ma con il blocco “automatico” dei beni della famiglia del giovane sarebbe risultata una strada impraticabile per i gruppo di rapitori. La notizia della richiesta di denaro non è stata pero’ confermata da fonti ufficiali.

Da ieri sera, lavoro serrato degli inquirenti in un sottotraccia estremamente riservato. Non si esclude che il giovane possa essere stato liberato da chi lo aveva rapito, per la pressione proprio delle forze dell’ordine. 

Esclusiva TG1: l’arrivo in Commissariato

Ieri sera un commando di due uomini armati e incappucciati a bordo di due autovetture avrebbe agito con estrema freddezza, chiamando per nome il ragazzo, isolandolo dal gruppo di giovani con i quali si accompagnava. Gli hanno fatto abbandonare il telefono per evitare possibilità di essere rintracciati con le celle telefoniche prima di farlo salire su una delle due autovetture con cui sono arrivati sul posto.

Avrebbero parlato in italiano, non si tratterebbe di stranieri. Si sono dileguati nel nulla. Le modalità di azione e la freddezza operativa fanno pensare ad un gruppo esperto.

Gli inquirenti stanno scandagliando ogni aspetto della vita privata e lavorativa della famiglia per capire il movente e al contempo acquisendo tutte le immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati. Nessuna pista esclusa al momento. Non e’ noto se vi siano stati o meno contatti dei rapitori con la famiglia.

La risposta dalla Flotilla: “Non possiamo accettare la proposta di Mattarella”

AGI –  “Condividiamo al cento per cento” la necessità della “tutela della vita umana” sottolineata nell’appello del presidente Mattarella, “ma non possiamo accettare questa proposta”. A dirlo è Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla. “La questione degli aiuti è importantissima – ha aggiunto – noi siamo pronti a valutare delle mediazioni ma non cambiando rotta perchè cambiare rotta significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla”. 

“Abbiamo ricevuto la proposta del presidente Mattarella – premette la portavoce italiana – di accettare per il nostro bene e la tutela in generale della vita umana, che noi condividiamo al cento per cento, di deviare la nostra rotta e accattare la proposta di mediazione di portare gli aiuti a Cipro e da Cipro poi, tramite l’intermediazione di Nazioni Unite, Patriarcato di Gerusalemme e governo italiano farli arrivare a Gaza”.

“Noi non possiamo accettare questa proposta – continua Delia – perchè questa proposta arriva per evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali col rischio di essere attaccate: è come dire ‘se vi volete salvare, noi non possiamo chiedere a chi vi attaccherà di non farlo malgrado sia un reato, chiediamo a voi di scansarvi”.

Questo nodo legale non è solo una questione di principio ma sostanziale, all’origine del fatto che sino ad ora la stessa entità che ha creato questo cortocircuito cioè Israele sta commettendo un genocidio senza che nessuno dei nostri governi abbia avito ancora il coraggio di porre delle sanzioni, mettere un embargo sulle armi, chiudere almeno una parte dei rapporti commerciali. Se una di queste tre o tutte e tre le soluzioni potessero essere prese in considerazione ne saremmo ben felici ma noi non stiamo facendo nulla di male: perché non dobbiamo navigare in acque internazionali? Che cosa succederebbe se invece delle nostre barche ci fossero, ad esempio, le barche di alcuni turisti aggrediti in acque internazionali da droni in modo violento?”. 

Fallito colpo in una gioielleria nel Barese, feriti il rapinatore e un carabiniere

AGI – Paura questa mattina al centro commerciale Gran Shopping Mongolfiera di Molfetta, nel Barese, dove un uomo armato ha tentato una rapina in una gioielleria.

Il malfattore, con il volto coperto da una maschera di plastica bianca, avrebbe fatto irruzione nell’esercizio commerciale intorno alle 10.30, minacciando i presenti.

A fermarlo è stato un carabiniere dei forestali in pensione che, nel tentativo di bloccarlo, ha ingaggiato una colluttazione durante la quale sarebbe partito un colpo d’arma da fuoco.

Il bilancio è di due feriti: lo stesso rapinatore e l’ex militare intervenuto. Entrambi sono stati soccorsi dagli operatori del 118. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno fermato il rapinatore e avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

 

Ragusa, 17enne rapito in piazza da due uomini armati e incappucciati

AGI – Un giovane non ancora maggiorenne è stato rapito ieri sera al quartiere Forcone di Vittoria nel Ragusano. Un commando di due uomini armati e incappucciati a bordo di due autovetture avrebbe chiamato per nome il giovane che era in compagnia di alcuni coetanei costringendolo a salire in una macchina per poi darsi alla fuga.

Immediato l’intervento delle forze dell’ordine. Indaga la squadra mobile e il commissariato di Vittoria. Il giovane sarebbe il figlio di un commerciante.

Il giovane rapito è un 17enne figlio maggiore di una famiglia molto nota a Vittoria. Commercianti nel settore della produzione e vendita di prodotti ortofrutticoli. Una famiglia tranquilla. L’episodio appare gravissimo anche per le modalità con cui è stato messo in atto.

Un commando che avrebbe agito con estrema freddezza, chiamando per nome il ragazzo, isolandolo dal gruppo di giovani con i quali si accompagnava. Gli hanno fatto abbandonare il telefono per evitare possibilità di essere rintracciati con le celle telefoniche prima di farlo salire su una delle due autovetture con cui sono arrivati sul posto.

Avrebbero parlato in italiano, non si tratterebbe di stranieri. Si sono dileguati nel nulla. Le modalità di azione e la freddezza operativa fanno pensare ad un gruppo esperto.

Gli inquirenti stanno scandagliando ogni aspetto della vita privata e lavorativa della famiglia per capire il movente e al contempo acquisendo tutte le immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati. Nessuna pista esclusa al momento. Non e’ noto se vi siano stati o meno contatti dei rapitori con la famiglia. 

Il sindaco riunisce la giunta

Il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, ha convocato la giunta municipale in via urgente “per cercare di capire ciò che è accaduto e che sta accadendo. È impressionante, sconcertante; un ragazzo di 17 anni è stato sequestrato. Ora bisogna lavorare e sperare che possa al più presto tornare dai suoi famigliari”.

Il primo cittadino aggiunge: “Inquietante non solo la modalità di questo agguato con gente armata e con il volto travisato ma per gli elementi in campo che riguardano il territorio, le condizioni economico e sociali, strutture importanti come il mercato ortofrutticolo, lo spaccio nel territorio…ci possono essere mille ipotesi che non siamo in grado oggi di capire e calibrare. Ci affidiamo – dice – al lavoro investigativo con fiducia”.

“Si pone comunque il problema di una svolta strategica nel modo in cui i temi della sicurezza vengono affrontati qui. Già negli anni Novanta, Domenico Sica parlava di buchi neri nel controllo e investigazione da parte degli organi dello Stato. Da allora credo siano stati fatti passi in avanti ma non basta. Occorre una attività investigativa e una modalità di affrontare questioni di altro grado rispetto all’ordinario, e non si parla solo di uomini e mezzi che sono importantissimi ma si parla di una attività diversa perché le strutture in campo sono diverse rischiamo di entrare in zone che non riusciamo a controllare o a capire”. Aiello conclude: “Siamo vicini alla famiglia e speriamo che il ragazzo possa tornare presto dai suoi cari”.

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