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Rogo in un’abitazione nel Milanese, tre morti. Evacuate 50 persone dal palazzo

AGI – Tre membri di una famiglia, Benito Laria, 88 anni, la moglie Carmela Greco, 82 anni e il figlio Carlo, 55 anni, sono morti in un incendio che è divampato nella loro abitazione a Cornaredo, nel Milanese, intorno alle 4 e 30. 

Il rogo si è sviluppato al primo dei sei piani di un palazzo dal quale sono state evacuate 50 persone appartenenti a 17 nuclei familiari. L’appartamento è stato sottoposto a sequestro su ordine della procura.

 

 

In mattinata i vigili del Fuoco hanno concluso le operazioni di spegnimento dell’incendio ma una squadra presidia ancora il palazzo per assistere le persone che ci vivono nel recupero dei loro beni personali. Lo stabile, infatti, è stato dichiarato temporaneamente inagibile. Il pubblico ministero ha delegato il Nucleo Investigativo Antincendi della Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco Lombardia ad avviare gli accertamenti per determinare le cause del rogo. Le indagini verranno condotte in collaborazione coi carabinieri. 

Otto persone in ospedale

Secondo quanto riferito dai vigili del Fuoco, 19 persone sono state visitate dai sanitari sul posto, altre otto sono state portate in ospedale per accertamenti e cure. I vigili sono intervenuti con tre autopompe, un’autoscala, una autobotte, due furgoni. Tre di loro sono rimasti lievemente feriti durante i soccorsi, uno è stato portato in ospedale e poi dimesso.

Il padre di Sempio chiarisce l’uso dei contanti: “Eravamo in balia degli avvocati”

AGI –  “Ma voi avevate mai chiesto quanto avreste speso di spese legali?”. “No, eravamo in balia degli avvocati, non avevamo chiesto a nessuno, e nessuno ci aveva detto a quanto sarebbero ammontate le loro parcelle. Noi andavamo li’ e pagavamo, bastava che tirassero fuori il figlio. Pagavamo tutto quanto necessario, per poter andare avanti e tirar fuori Andrea, facendo le cose che andavano fatte”.

Il botta e risposta è tra gli investigatori – carabinieri e finanzieri – e Giuseppe Sempio, sentito come persona informata sui fatti il 26 settembre scorso nell’ambito dell’inchiesta della procura di Brescia in cui è indagato l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. Gli investigatori insistono: “Lei, sua moglie Daniela o vostro figlio avete conservato fatture relative ai pagamenti di avvocati e/o consulenti” in relazione all’indagine del 2017?. “Per quello che ricordo io, dovremmo avere solo la fattura della consulenza di Luciano Garofano. Per gli avvocati noi pagavamo in contanti quando andavamo in ufficio e alla fine avrebbero dovuto farci la fattura. Gli avvocati dell’epoca non hanno mai rilasciato nè ricevute nè fatture”. 

 

 

Giuseppe Sempio viene invitato a spiegare perché pagassero solo in contanti. “Non ricordo, so solo che pagavamo in contanti, ma credo che volendo avremmo anche potuto pagare in altri modi. Non andavamo spesso dagli avvocati, ma ogni qual volta c’erano delle novità, ci chiamavano, e ci dicevano di portare per la volta successiva del denaro ad esempio due o tremila euro. Capitava che gli avvocati ci chiamassero due volte in una settimana, mentre capitava anche che ci chiamassero una sola volta alla settimana. Ogni qual volta ci chiamavano, ci chiedevano di portare dei soldi”.

“Che mole di documenti hanno procurato gli avvocati a fronte di tali pagamenti?” Domandano gli investigatori. “Non so, noi non eravamo esperti, e dipendevamo da quello che ci dicevano, noi non capivamo nulla” risponde il padre di Andrea Sempio.

 

 

Una nota di previsione per le spese legali. Questo rappresentava, spiega Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, l’appunto “Venditti gip archivia X 20.30 euro” nel quale invece la Procura di Brescia intravvede il prezzo della corruzione dell’allora pm Mario Venditti.

“Dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda” detta a verbale l’uomo, sentito dai finanziari di Brescia e Pavia e dai carabinieri di Milano come testimone lo scorso 26 settembre. E arriva anche la sua spiegazione su chi fossero “quei signori li'” ai quali erano destinati dei soldi di cui parla con la moglie Daniela in una conversazione in auto.

“Sicuramente intendevo gli avvocati.Sono sicuro che mi riferivo agli avvocati”. In quei mesi di angoscia per le sorti del figlio, nel 2017, spesero “tra i cinquantacinquemila e i sessantamila euro” per gli avvocati. “Visto che l’archiviazione è arrivata circa tre mesi dopo l’iscrizione, non è strano avere speso sessantamila euro per tre avvocati per tre o quattro mesi?” Chiedono gli inquirenti. “Lo so che sembra strano, ma è cosi’. Noi eravamo nelle loro mani, e non sapevamo una virgola di cosa facessero” torna a dire Giuseppe che per tutto il confronto raffigura lui e la moglie come “in balia” delle esigenze degli avvocati.

La madre di Sempio: “Scegliemmo Lovati perchè costava poco”

 I genitori di Andrea Sempio decisero a un certo punto di farsi seguire solo dall’avvocato Massimo Lovati “perché ci è costato solo poche centinaia di euro, e cosi’ l’avvocato Taccia. Abbiamo coperto solo le spese vive per pagare diritti di cancelleria”. Lo mette a verbale, sentita come testimone, Daniela Sempio, la madre dell’indagato nell’inchiesta della Procura di Pavia.

“Dal 11 gennaio 2017 al 26 gennaio 2017 ci sono uscite di denaro contante dai conti di suo marito e di suo figlio per tredici mila euro. A chi sono finiti quei soldi?” Domandano finanzieri e carabinieri. “Sono finiti all’avvocato che abbiamo trovato noi”.

“Si riferisce a Soldani? Possibile che in quindici giorni, ben tredicimila euro in contanti siano finiti nelle mani dell’avvocato Soldani?”incalza chi fa le indagini. “Io so cosi'” risponde secca la donna. Come il marito, anche lei viene invitata a spiegare chi fossero “quei signori li'” a cui dare dei soldi, con una “formula” da trovare, nell’intercettazione del febbraio 2017.

“Lei ci dice che è riferito al pagare gli avvocati. Ma voi dall’11 al 26 gennaio avevate già fatto prelievi per tredicimila euro in contanti, che oggi ci sta dicendo erano serviti per i legali. Dunque la ‘formulà per gli avvocati ce l’avevate già Allora, ci dice chi intendeva col pagare quei signori li’?”. “Guardi. Non lo so, sono passati tanti anni, io non mi ricordo, chiedete a mio marito”

“Non torna neanche la modalità con la quale sono stati prelevati i soldi in contanti. Perchè coinvolgere terze persone?” chiedono gli investigatori che vogliono capire perché avessero coinvolto dei familiari sui cui conti sono stati trovati movimenti ritenuti sospetti dai pm.

“Guardi tutti quei soldi ci sono serviti per pagare gli avvocati. Sapevamo che poi alla fine gli avvocati ci avrebbero fatto le fatture, ma poi non le abbiamo mai chieste. Le mie cognate si sono offerte di aiutare Andrea. Erano molto ben messe finanziariamente, avevano molta disponibilità economica”.

 

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I venezuelani in Italia: “Machado ha risvegliato un popolo”

AGI – “Oggi è un giorno bellissimo per tutti i venezuelani. Siamo felici ed emozionati”. Così, Maria Requena, presidente dell’Associazione Venezuela in Piemonte, commenta all’AGI l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace all’attivista Maria Corina Machado, leader dell’opposizione nel Paese sudamericano.

“Questo premio – spiega – è un riconoscimento alla persona, alla lotta contro il regime. È un riconoscimento che ci fa capire che siamo dalla parte giusta. E soprattutto è uno schiaffo al regime”.

 

L’Associazione “Venezuela in Piemonte” è nata nel 2018 come associazione culturale, apartitica e non profit con una visione umanitaria e sociale. “Ci occupiamo dei venezuelani che stanno fuggendo dal regime e si trovano in difficoltà – afferma – inoltre inviamo aiuti umanitari nel nostro Paese, diffondiamo notizie e organizziamo manifestazioni di piazza per sensibilizzare l’opinione pubblica e cercare di portare attenzione sulla situazione in Venezuela”.

 

“Il Premio Nobel a Machado è un riconoscimento anche per il nostro lavoro – prosegue – al cammino di lotta e di resistenza”. Tra le lacrime di commozione e la grande gioia, Requena spiega che il sentimento che prova oggi è di “profonda gratitudine”, perché Machado “è riuscita a risvegliare un popolo che era a terra, addormentato per colpa del regime”.

 

“Maria Corina Machado vive in clandestinità – spiega – non abbiamo contatti diretti con lei, ma lei ci fa sapere come vanno le cose, ci incoraggia. Ci dice ‘siamo fiduciosi’, ‘ce la stiamo facendo’ e ci racconta che per fortuna le cose si stanno muovendo”. 

Giallo sugli accertamenti bancari chiesti e mai fatti per il Gip e le gemelle Cappa

AGI –  Il 30 luglio scorso, la Guardia di Finanza di Brescia propose alla Procura di svolgere “mirati accertamenti bancari” sui conti del giudice Fabio Lambertucci, il gip che archiviò nel 2017 l’indagine su Andrea Sempio in seguito alla richiesta del procuratore Mario Venditti, ora indagato per corruzione in atti giudiziari. Non solo: le Fiamme Gialle chiesero anche di effettuare analisi bancarie sulle gemelle Stefania e Paola Cappa, mai indagate.

Nomi che scompaiono tutti, per ragioni non spiegate, nella successiva annotazione di settembre, in cui si dà conto di altri accertamenti bancari invece svolti. Tra questi, quelli che “non rilevano anomalie” sui conti di Venditti accusato di avere agevolato in cambio di denaro l’archiviazione di Sempio. Probabilmente la Procura non ha ritenuto opportuno delegare alla Guardia di Finanza gli accertamenti sebbene un riferimento esplicito al gip Lambertucci fosse contenuto nell’ormai noto biglietto in cui Giuseppe Sempio, padre di Andrea, scrisse: ‘Venditti Gip archivia x 20.30 euro’ e le frasi: ‘Se archivia l’indagine dovrebbe mettere il nome del soggetto sull’archiviazione. Cosi’ non può essere indagato per lo stesso motivo. Il D-N-A’. Un indizio della corruzione, secondo la Procura, che tuttavia ha ritenuto di indagare il procuratore ma non il giudice che sigillo’ con la sua firma l’archiviazione. 

 

 

 

 

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Addio al timbro sul passaporto per i viaggiatori extra Ue. Come funzionerà

AGI –  Impronte digitali e fotografia invece del ‘vecchio’ timbro manuale sul passaporto. Da domenica 12 ottobre cambiano le regole per i viaggiatori extra Ue in arrivo in 29 Paesi dell’area Ue per soggiorni anche di breve durata, fino a 90 giorni ogni 180: alle frontiere entrerà infatti in funzione il nuovo sistema digitale di ingresso/uscita (EES), destinato a essere implementato gradualmente nell’arco di sei mesi, fino al 9 aprile 2026.

In Italia i primi test riguarderanno Roma Fiumicino, Milano Linate e Malpensa – dove già sono in funzione i sistemi per la rilevazione delle impronte digitali – con procedure gestite direttamente dalla Polizia di frontiera. In una fase successiva verranno coinvolti anche i porti di Civitavecchia e Genova.

L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza, contrastare la criminalità e verificare il rispetto del limite di permanenza: i dati di tutti i viaggiatori extra-Ue, britannici compresi, finiranno nel sistema europeo eu-LISA, il Centro informatico europeo con sede a Tallinn (Estonia), che gestira’ le informazioni provenienti da 25 Paesi dell’area Schengen (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia) e da quattro fuori dalla Ue, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Dopo la prima registrazione, i controlli successivi saranno più rapidi, essendo i dati memorizzati.

I dati raccolti saranno conservati per 36 mesi dopo ogni viaggio. Sebbene la raccolta di dati biometrici possa avere un impatto sulla privacy dei viaggiatori, la tecnologia utilizzata nell’EES promette di garantire la tutela dei diritti fondamentali delle persone.

Ma ecco come funzionerà nello specifico:

– L’Ees raccoglie e memorizza in un database le informazioni chiave per tracciare l’ingresso, l’uscita e nel caso registrare il respingimento di cittadini di paesi terzi che viaggiano da e verso lo spazio Schengen.

– Si applica in caso di soggiorni di un massimo di 90 giorni totali nell’arco di 6 mesi.

– I cittadini di paesi terzi che arrivano per la prima volta alla frontiera (in aeroporti, porti e valichi via terra) devono fornire i propri dati personali. Gli ufficiali di frontiera ne scannerizzano le loro impronte digitali e scattano foto del volto.

– In un file digitale saranno raccolti: i dati riportati nel documento di viaggio; data e il luogo di ogni entrata e uscita;
dati biometrici (immagine del volto e impronte digitali); eventuali respingimenti.

– Ogni volta che il viaggiatore torna in territorio Ue, gli addetti al controllo passaporti dovranno solo verificare le impronte digitali e la foto. In rari casi, potrebbe essere necessario raccogliere e registrare nuovamente i dati.

– I titolari di passaporto biometrico potranno attraversare il valico più rapidamente utilizzando il sistema self-service (se disponibile).

Caso Garlasco, conversazione in casa Sempio: “I soldi servono per pagare quei signori lì”

AGI – In una conversazione ambientale intercettata il 9 febbraio 2017 dai carabinieri, Giuseppe Sempio parla con la moglie delle modalità con cui pagare gli avvocati che assistono il figlio Andrea Sempio nell’inchiesta conclusa con l’archiviazione dall’accusa di avere ucciso Chiara Poggi. “Adesso bisogna che troviamo la formula di pagare quei signori lì” e, alla domanda della moglie su chi intendesse, Giuseppe, diceva: ‘Eh, portare i soldi all’avvocato visto che escono…’, al che i tre familiari prospettavano varie soluzioni onde trovare il modo di effettuare pagamenti non tracciabili e nel contesto si faceva espresso riferimento alle zie di Andrea Sempio, ossia Ivana e Silvia, nonché al marito di quest’ultima.

L’interpretazione di questa intercettazione, riportata nell’annotazione della Guardia di Finanza di Brescia datata 30 luglio 2025 che rientra nell’indagine per corruzione a carico dell’ex pm Mario Venditti, sembra contraddittoria in due passaggi del documento. A pagina 5 si legge: “Le modalità prospettate sembrano più vicine all’ipotesi di dover pagare in maniera occulta persone diverse, ‘quei signori lì’, piuttosto che i difensori di fiducia”. Parrebbe quindi avallata l’ipotesi dell’accusa secondo la quale Venditti avrebbe ricevuto una somma dai 20mila ai 30mila euro per agevolare l’archiviazione di Sempio, poi avvalorata dal gip Fabio Lambertucci.

La seconda interpretazione: parcella ai legali

Ma a pagina 6 l’interpretazione sembra diversa: “Dalla lettura delle intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri emerge un chiaro riferimento ai presunti pagamenti della famiglia Sempio nei confronti dei legali di fiducia all’epoca, Massimo Lovati e Federico Soldani“. Si torna quindi a parlare del denaro come parcella ai legali.

Un ‘tuffo’ nel fiume di Roma, 150 eventi per la settima edizione del Tevere Day

AGI – Un ‘tuffo’ nel Tevere per riscoprire la bellezza di Roma. E’ quello che metaforicamente accade fino a domenica 12 ottobre durante la settima edizione del Tevere Day, la più grande manifestazione dedicata al rilancio e alla valorizzazione del fiume di Roma.

Un evento che, negli anni, è diventato un vero e proprio modello di cittadinanza attiva e partecipazione collettiva, capace di mobilitare centinaia di associazioni, federazioni sportive, istituzioni e decine di migliaia di cittadini. Il Tevere Day 2025 è realizzato con il contributo di Roma Capitale – assessorato alla Cultura – dipartimento Attività culturali, Regione Lazio, Istituto del Credito Sportivo e Culturale e la partnership di Acea, Banca del Fucino, Bulgari, Enel, Open Fiber, Garbage Group, POIS, Litografia Bruni.

Fondamentale, come ogni anno, è l’apporto delle oltre duecento associazioni culturali, sportive, ambientali e sociali che rappresentano l’anima pulsante della manifestazione: grazie al loro impegno, il Tevere Day si trasforma in un grande contenitore di energie e competenze diffuse, capace di generare comunità e di costruire un modello partecipativo che guarda al futuro della città e del suo fiume. Quest’anno, lungo oltre 80 km di fiume, da Nazzano Farfa a Ostia e Fiumicino, prenderanno vita più di 150 eventi tra sport, cultura, spettacoli, musica, navigazione, laboratori ambientali e momenti di approfondimento.  

 

 

Il sostegno di Roma Capitale

Il forte sostegno delle istituzioni capitoline alla manifestazione è testimoniato anche dalle le parole di Sabrina Alfonsi, assessora all’Agricoltura, Ambiente Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale: “Anche quest’anno confermiamo il nostro convinto sostegno al Tevere Day, che si è affermato negli anni come un autentico evento di città, capace di raccogliere attorno al rilancio e alla valorizzazione del fiume di Roma una vasta e vitale rete di associazioni e comitati impegnati in un lavoro appassionato di tutela e di cittadinanza attiva”.

Nell’anno dell’apertura di cinque parchi fluviali

“Questa settima edizione, inoltre, assume un particolare significato – prosegue l’assessora – poiché si svolge nell’anno che ha visto l’apertura dei cinque parchi fluviali di Ponte Milvio, Foro Italico, Prati dell’Acqua Acetosa, Lungotevere delle Navi e Ostia Antica, realizzati dall’amministrazione recuperando aree del Tevere abbandonate e degradate, restituendole alla città come nuovi spazi per il tempo libero, lo sport e la riscoperta dell’ecosistema del fiume. Un grande progetto che Tevere Day ha accompagnato con le sue competenze e la sua partecipazione, confermandosi interlocutore prezioso e rafforzando una collaborazione che continuerà con tante iniziative con l’obiettivo di rimettere il Tevere al centro della vita della città”..

L’Impegno della Regione Lazio per il Tevere

Anche dalla Regione Lazio c’è il pieno supporto al Tevere Day. L’Assessore alla Mobilità, Tutela del Territorio, Ciclo dei rifiuti, Demanio e Patrimonio Fabrizio Ghera, sottolinea: “La Regione Lazio anche quest’anno promuove l’iniziativa del Tevere Day. Questo fiume è la culla della storia di Roma che noi vogliamo valorizzare, rendendolo sempre più fruibile per i cittadini. Grazie ai tanti interventi realizzati e agli investimenti già stanziati, la Regione Lazio intende garantire la messa in sicurezza della funzione idraulica, la pulizia dalle plastiche e la navigabilità del fiume per restituirlo alla cittadinanza sempre più fruibile”.

 

 

Tevere Day: un ponte tra Storia, natura e turismo

Secondo Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, “il Tevere Day è un’iniziativa preziosa che consentirà a tantissimi romani e turisti di scoprire nuovi posti. Ringrazio gli organizzatori e le centinaia di società, associazioni e federazioni che parteciperanno e animeranno il fiume con eventi e appuntamenti. È fondamentale trasmettere ai visitatori che il patrimonio storico, naturalistico e monumentale di Roma non si limita solo nel sito Unesco, ma è esteso in ogni quartiere, dove ci sono luoghi che da soli valgono un biglietto per Roma. Il Tevere è l’elemento che unisce la città e tutte le ricchezze, dal Circo Massimo a Ostia Antica”.

 

 

Rigopiano, processo bis per 10 imputati rinviato al 17 novembre

AGI – È iniziato davanti ai giudici di Perugia l’appello bis per la tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). La struttura venne travolta il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò 29 morti. Il processo di appello bis è stato rinviato al 17 novembre dopo l’esposizione della relatrice, Carla Giangamboni dal presidente della Corte d’appello di Perugia, Paolo Micheli. Il 17 novembre si terrà la requisitoria del sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi. Altre udienze sono state già fissate per il 20, 24 e 27 novembre e l’1 e 4 dicembre. 

Il 3 dicembre scorso la Cassazione aveva annullato la decisione della Corte d’appello dell’Aquila, disponendo un nuovo processo d’appello per sei dirigenti del Servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo che in primo e secondo grado erano invece stati assolti. 

La Cassazione aveva anche disposto l’appello bis per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, e il tecnico comunale di Farindola, Enrico Colangeli relativamente ai dirigenti della Regione, che sono accusati anche di disastro colposo. la Cassazione nella motivazione aveva sottolineato che “la mancata redazione della Carta localizzazione pericolo valanghe incise, quindi, precludendola, sull’attuazione e poi sull’attivazione dei successivi meccanismi di previsione e prevenzione del rischio dal momento che bloccò la catena della protezione proprio nei suoi passaggi più significativi”. 

Per i due dipendenti provinciali, l’ex sindaco e il tecnico comunale, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose, i reati sono prescritti. 

Oggi in aula i parenti delle vittime si sono presentati indossando pettorine con le foto dei propri cari.
 

Trentini telefona ai genitori dopo 11 mesi: “Sono forte, grazie a tutti”

AGI – Alberto Trentini “ha potuto chiamare casa. È la terza telefonata in quasi 11 mesi di detenzione. Ha raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro e ha assicurato di essere forte. Ha voluto ringraziare tutte le persone che gli sono state vicine in questi mesi e ha ribadito il suo affetto per i suoi cari”. Così l’avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Trentini. 

“Questa telefonata, che segue la visita in carcere del nostro ambasciatore e l’arrivo a Roma di una delegazione Venezuelana, apre spiragli di speranza – ha proseguito il legale – e in questi 327 giorni la nostra fede non è mai venuta meno. Grazie a chi sta lavorando al nostro fianco per la liberazione di Alberto”. 

Uccide l’ex moglie a colpi di pistola nel pescarese, arrestato dai carabinieri

AGI – Una donna è stata uccisa a colpi di pistola dall’ex marito, nel tardo pomeriggio, a Lettomanoppello, in provincia di Pescara. L’omicidio è avvenuto in strada davanto ad una farmacia. Sul posto sono presenti i carabinieri della Compagnia di Popoli e quelli del Reparto operativo del Comando provinciale di Pescara.

La vittima C.M., 66 anni, di Lettomanoppello, sarebbe stata raggiunta da più colpi, almeno due o tre al torace.

L’omicida è un settantenne pluripregiudicato catturato dai carabinieri a Turrivalignani. L’uomo, dopo essere fuggito dal luogo del delitto, è entrato in un bar dove, secondo le prime notizie, ha sparato uno o più colpi di pistola senza ferire nessuno. 

Inchiesta ‘Clean’: perquisito a Milano l’ufficio del pm Pietro Paolo Mazza

AGI – Perquisizioni in Procura a Milano. La Guardia di Finanza di Brescia e la pm Claudia Moregola, titolare del fascicolo col procuratore di Brescia Francesco Prete, si sono recati al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano nell’ufficio del pubblico ministero Pietro Paolo Mazza. I finanzieri hanno portato via materiale ritenuto utile nell’ambito della vasta indagine ‘Clean’ che sta scuotendo Pavia ipotizzando un sistema di illegalità che coinvolgerebbe magistrati, avvocati, esponenti della polizia giudiziaria e imprenditori.

In questo contesto è indagato anche l’ex procuratore capo Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari sul caso Garlasco. Mazza si era occupato dell’inchiesta su Asm Pavia che aveva portato a quattro arresti con l’accusa di appalti pilotati. Il magistrato viene definito “molto prostrato” da chi ha potuto parlarci.

Pm Mazza indagato per peculato e corruzione

II pm Pietro Paolo Mazza, attualmente in servizio a Milano, è indagato per peculato e corruzione nell’ambito dell’indagine della Procura di Brescia sul ‘sistema Pavia’, un presunto intreccio di malaffare che coinvolgerebbe, tra gli altri, diversi magistrati e personale della polizia giudiziaria. L’indagine riguarda il periodo in cui Mazza lavorava a Pavia. 

 Il pm di Milano, Pietro Paolo Mazza, risponde di un episodio di peculato e corruzione risalente al 2019. Il magistrato, all’epoca in servizio a Pavia, sarebbe stato corrotto con un’automobile in cambio di agevolazioni alla società di intercettazioni Esitel che svolse le intercettazioni nell’inchiesta del 2017 di Garlasco, quella archiviata per Andrea Sempio su sollecitazione dell’allora procuratore di Pavia Mario Venditti. Esitel si è occupata per anni di intercettazioni per la Procura pavese e di noleggio auto. “Sono molto fiducioso che tutto si risolva nel più breve tempo possibile per il mio assistito” dice all’AGI l’avvocato Massimo Dinoia.

14 ottobre l’udienza per il ricorso presentato da Venditti

È stata fissata al 14 ottobre l’udienza davanti al Riesame di Brescia in cui si discuterà del ricorso presentato dalla difesa dell’ex magistrato Mario Venditti contro il decreto di perquisizione e sequestro a suo carico nell’ambito dell’indagine che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari. È accusato di essere stato corrotto per agevolare l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta che vedeva quest’ultimo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nel 2017.

Nuove accuse per Venditti

Nuova accusa per l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti che chiese l’archiviazione per Andrea Sempio nel 2017. Dopo quella di ‘corruzione in atti giudiziari’ perché sarebbe stato corrotto per agevolare l’archiviazione, ora emerge che è indagato anche per corruzione ‘semplice’ perché avrebbe favorito esponenti di Esitel, la società che svolse le attività di intercettazioni per l’indagine sull’omicidio Poggi del 2017, ricevendo in cambio agevolazioni per un’automobile. L’episodio risalirebbe a qualche anno fa.

Paura a Regina Coeli: tarme nelle travi, crolla parte del tetto del carcere

AGI – Crollo, questa mattina, di una porzione del tetto della area ‘seconda Rotonda’ del carcere romano di Regina Coeli. A riferirlo sono stati alcuni sindacati di Polizia penitenziaria: nessuna persona, afferma la Fns Cisl, sarebbe rimasta ferita. “Per fortuna nessuno si è fatto male ma si è corso un grave pericolo”, scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe.

Non appena appresa la notizia del crollo, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele si è immediatamente recato nell’istituto romano. Insieme al direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, al direttore generale per la Gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria Antonio Bianco e al vicedirettore generale del Personale Augusto Zaccariello, e con la collaborazione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, il capo del Dap sta valutando i necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l’improvvisa situazione d’emergenza che si è venuta a creare nell’istituto penitenziario romano. 

Delmastro, “tarmatura delle travi interne non rilevabile”

“Oggi, alla Casa Circondariale ‘Regina Coeli’ di Roma, è crollata improvvisamente, e in termini non prevedibili, la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall’umidità, non rilevabile. Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili”. E’ quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, portatosi sul posto, presente anche la ditta a cui verranno affidati i lavori in somma urgenza, la quale sta già facendo i primi rilievi tecnici.

“Le autorità presenti stanno già affrontando anche le misure per l’interdizione dell’area e lo sfollamento dei detenuti delle sezioni interessate che avverrà in data odierna, a seguito dell’individuazione delle strutture che li accoglieranno. Al termine della giornata – conclude Delmastro – procederemo con lo sfollamento necessario dei detenuti e inizieranno le operazioni tecniche necessarie per i lavori con la somma urgenza, per ripristinare il prima possibile la cupola oggetto del crollo e l’agibilità dell’intero istituto, che non presenta problemi di agibilità nel suo complesso”.

Sopravvissuta al disastro del Vajont, “ancora macerie e ferite da sanare”

AGI – Il buio e la valanga di acqua. Poi una mano che la trascina fuori dal fango. Tutto avviene in pochi istanti. Micaela Coletti aveva 12 anni quando la sua famiglia, la sua casa, e Longarone, il suo paese, furono distrutti dalla frana colossale che uccise 1.917 persone tra cui 487 bambini e adolescenti. 

La frana si staccò dal Monte Toc, precipitò nel bacino artificiale del Vajont generando un’onda di 300 metri che sommerse case e interi centri abitati. 

Nel giorno in cui ricorre il 62esimo anniversario del disastro del Vajont, la presidente del Comitato sopravvissuti continua a raccontare la sua storia, quella di un’intera Valle e di un intero Paese. La sera del 9 ottobre 1963 perse entrambi i genitori, la nonna e una sorella di 14 anni.

“Il tuono poi il buio. Sommersa dal fango”

Il ricordo di quella notte non si cancella e si declina nel presente. “Sono già a letto. C’è un forte tuono”, dice Micaela Coletti all’AGI. “Mia nonna entra nella mia cameretta per chiudere le imposte. La luce si spegne e il letto parte si sposta a una velocità impressionante. Mi tocco gli occhi, penso di non averli più. Non capisco se è un sogno. Mi trovo fuori sommersa dal pantano. E’ tutto buio. Poi sento una mano che mi tira fuori dal fango. ‘Acqua, acqua, tanta acqua’. Sono le uniche parole che riesco a pronunciare”. 

Micaela viene trasportata all’ospedale di Cadore dove vengono soccorsi centinaia di feriti. All’inizio è sola in camera. Poi il passare delle ore il reparto si riempie. “Ma i miei genitori non potevano farmi visita”. 

Il cimitero delle vittime, monumento nazionale 

Dopo aver lavorato per anni in una impresa di pulizie, vive con una pensione di 600 euro mensili. “Non è sufficiente per poter pagare le cure psicologiche di cui avrei bisogno”, racconta. Vive a Fortogna, frazione di Longarone, dove si trova il cimitero delle vittime del disastro, diventato nel 2003 un monumento nazionale.

“Vicino alla tomba c’è una foto di mio padre. Accanto alla sua foto ho messo anche un’immagine del suo corpo, uno dei pochi restituiti dalle macerie, è un ammasso di carne nera”.

“Ancora ‘macerie’ e ferite da sanare” 

Anche oggi Micaela porterà la sua testimonianza di sopravvissuta.  Del comitato fanno parte solo lei e il compagno supportati da una rete di volontari più giovani. “Oggi andrò a Longarone,  anche se ogni volta mi fa male ritornarci”. Sarà ospite degli Alpini. “Il Vajont, oggi, non è solo terra e acqua, non è solo un paesaggio mozzafiato. La diga è ancora bella da guardare ma tutto quello che rimane è l’importante. Ci sono ancora tante ‘macerie’ e ferite da sanare”.

 

 

 

Caporalato tra i sub-fornitori di Tod’s. Il pm: “Azienda va commissariata”

AGI – Nella richiesta della Procura di commissariare Tod’s si parla di “condizioni di lavoro ottocentesche” degli operai cinesi. Il ricorso è rivolto alla Cassazione che dovrà valutarlo dopo l’iniziale rigetto arrivato dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano che si era dichiarato incompetente a favore del Tribunale di Ancona. Un primo ricorso della Procura alla Corte d’Appello è già stato bocciato nei mesi scorsi. Dalle verifiche della polizia giudiziaria svolte su indicazione del pm Paolo Storari sarebbero emerse numerose illegalità nei laboratori con lavoratori cinesi dove vengono prodotti gli articoli della Tod’s, che non è indagata. ” I lavoratori cinesi sarebbero stati sottoposti dai loro datori connazionali a “condizioni alloggiative degradanti” in un contesto di “caporalato”. 

“Francamente incomprensibile la ragione per cui il Tribunale ritiene che il livello di controllo di Tod’s sulla catena produttiva deve arrestarsi quando si tratta di prodotti non destinati alla vendita” si legge nel ricorso alla Suprema Corte. Secondo la Procura, la legge di riferimento non distingue, come propugnato dal Tribunale, “tra prodotti destinati alla vendita (scarpe, dove Tod’s dovrebbe effettuare un penetrante controllo) e prodotti ad uso interno (divise, dove Tod’s non dovrebbe controllare nulla) non emerge in alcun modo. Quando censura l’attività di agevolazione di soggetti indagati per caporalato, non si preoccupa certo (e sarebbe sorprendente il contrario) della tipologia di prodotto realizzato in condizioni di sfruttamento.

Il Tribunale pare introdurre una sorta di distinzione tra caporalato consentito e non consentito fuori dal sistema“. Il pubblico ministero scrive: “Posto allora che il Tribunale di Milano è certamente competente (il Tribunale lo nega, ma perchè non ha chiara la distinzione tra profili di competenza e profili di merito), si deve passare al merito e anche qui non sono necessarie molte parole in quanto è lo stesso Tribunale, quantomeno per i fornitori marchigiani, che ammette una agevolazione colposa della Tod’s. Del resto difficile sostenere il contrario: paghe da fame, lavoro notturno e festivo, luoghi di lavoro fatiscenti, dove si lavora, si mangia e si dorme, macchinari privi di sistemi di sicurezza per aumentare la produttività concretizzano condizioni di lavoro ottocentesche”.

Parlando di uno dei laboratori, il pm delinea questo quadro: “In buona sostanza Tod’s si avvale, per la produzione, di un fornitore (Ritaglio magico) privo di dipendenti e reparti produttivi; questo fornitore è espressamente autorizzato da Tod’s ad avvalersi di terzi; tra i subfornitori sono presenti opifici cinesi che opera in situazione di pesante sfruttamento; Tod’s omette qualsiasi controllo sui subfornitori , non effettua alcun audit, alcun controllo, esternalizza la produzione al fine di “liberarsi” di inutili costi e problemi; la conclusione del Tribunale è che Tod’s non è in colpa, il che non appare condivisibile posto che l’omissione di controllo di Tod’s nei confronti dei propri sub fornitori integra quella violazione cautelare che concretizza la colpa di organizzazione in tema di misure di prevenzione”. 

Sfrattato a 71 anni, si lancia dal sesto piano. Il sindaco: “Era ludopatico”

AGI – Un uomo di 71 anni si è gettato dalla finestra al sesto piano quando l’ufficiale giudiziario ha suonato al suo citofono per notificargli lo sfratto dall’appartamento in cui viveva a Sesto San Giovanni. È accaduto stamattina intorno alle 9 in via Puricelli Guerra.

Oggi era in programma l’esecuzione dello sfratto dall’appartamento dove l’anziano viveva da solo senza pagare l’affitto al proprietario da qualche mese. L’ufficiale giudiziario avrebbe dovuto eseguire lo sfratto su disposizione del Tribunale civile di Monza. 

L’uomo che si è tolto la vita mentre veniva sfrattato dall’appartamento si chiamava Letterio Buonomo ed era originario di Messina. Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto in cui esprimeva la sua disperazione.

Il sindaco: “Buonomo era ludopatico”

Letterio Buonomo viveva una “situazione di fragilità personale legata alla ludopatia” e “non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato”. Lo fa sapere Roberto De Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni dove stamattina il 71enne si è buttato dal sesto piano mentre erano in corso le operazioni di sfratto. “L’alloggio in cui risiedeva non è di proprietà del Comune nè di Aler. La persona non era seguita dai servizi sociali comunali – prosegue De Stefano -. Dalle informazioni disponibili, non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato. Tuttavia, era noto che il cittadino vivesse una condizione di fragilità personale, legata a una situazione di ludopatia. Qualche settimana fa, si era rivolto per la prima volta agli uffici comunali per richiedere informazioni sugli alloggi popolari. Gli uffici competenti gli avevano fornito tutte le indicazioni necessarie per presentare domanda di assegnazione di un alloggio abitativo temporaneo nell’ambito del Servizio Abitativo Transitorio. Il soggetto non si è piu’ presentato agli uffici, forse per timore che potesse giungere notizia ai famigliari”.

 Nell’esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’uomo, De Stefano sottolinea il suo “rammarico per il tentativo di alcune forze politiche di opposizione di strumentalizzare questa vicenda, evocando un’emergenza abitativa che nel nostro Comune non risulta esistente. Comprendo che per alcuni la campagna elettorale risulti già iniziata, tentando di sfruttare una situazione di fragilità patologica per presentarla come un’emergenza abitativa. Invito tuttavia tutti a rispettare il dolore di chi vive condizioni di vulnerabilità o drammi psicologici, evitando qualsiasi speculazione.” Infine, invita “chi si trova in condizioni di fragilità, a contattare gli uffici comunali. Il nostro personale è sempre disponibile per fornire informazioni, orientamento e supporto nell’accesso alle misure disponibili”.

 

 

 

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