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Dossieraggi su personaggi politici, chiusa l’indagine sull’ex finanziere Striano

AGI – Nelle 270 pagine di avviso di conclusione delle indagini – atto che precede la richiesta di processo – notificato agli indagati nell’ambito dell’inchiesta del procuratore aggiunto con delega alla pubblica amministrazione Giuseppe De Falco, inviato a 23 persone, tra cui, l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dna Antonio Laudati c’è traccia delle ricerche abusive in banche dati compiute ai danni di diversi personaggi politici di primissimo livello.

Le accuse sono quelle di diffusione di informazioni riservate e accesso abusivo ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione nazionale antimafia. Sono oltre 1000 gli accessi abusivi rilevati. Tra gli altri sono stati oggetto delle ricerche il partito Fratelli d’Italia, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ex premier Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, la deputata di Forza Italia Marta Fascina, Giulio Centemero della Lega, Antonio Angelucci, parlamentare della Lega ed editore.

E ancora: il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’ex presidente della Liguria Giovanni Toti. Non solo. Oggetto di ricerche anche personaggi dello sport, come Gabriele Gravina e Massimiliano Allegri, allenatore del Milan ed ex mister della Juventus. Per finire poi con la criminalità: compaiono, infatti, anche i nomi dei Casamonica e dei Gambacurta di Montespaccato.

 

 

L’obiettivo, secondo quanto si legge nelle carte, era fornire materiale per articoli di stampa. Infatti, a Striano si contesta di aver commesso accessi abusivi alle banche dati, il 3 maggio 2022 “ricercando il nominativo ‘Crosetto Guido'”, per fornire informazioni a un quotidiano.

Sul nome di Crosetto, il 28 luglio 2022 viene effettuato un accesso abusivo alla banca dati Serpico per consultare le informazioni contenute nelle sezioni ‘dati anagrafici’ e ‘redditi percepiti’ per le annualità 2019-2020-2021-2022 e un altro il 10 ottobre 2022 sul portale analisti per individuare la presenza di segnalazione di operazioni sospette nei confronti di Crosetto.

Nel capo di imputazione si contesta un altro accesso abusivo alla banca dati Serpico per consultare le informazioni sui redditi percepiti dal ministro Crosetto “nelle annualità 2017, 2018, 2019, 2020, 2021”. 

 

Bimbo di 11 anni investito da un furgone a MIiano. E’ gravissimo

AGI – Un bambino di 11 anni è stato investito nel tardo pomeriggio a Milano da un camion ed è stato trasportato in condizioni gravissime con l’elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’episodio è avvenuto poco dopo le 17.30 in via Bernardino Verro. Il conducente del mezzo si è subito fermato.

Il piccolo sarebbe stato da solo al momento dell’investimento avvenutoprobabilmente  fuori dalle strisce pedonali. Le indagini sono affidate alla polizia locale: dalla prima ricostruzione il furgone, un Peugeot Boxer, procedeva in via Verro verso via Antonini.

All’arrivo dei primi soccorsi il bambino investito a Milano era già incosciente. I genitori sono arrivati in un secondo momento.

 

 

Botte e violenze su pazienti disabili, 17 misure cautelari a Cuneo

AGI – Maltrattamenti contro persone affidate, lesioni personali, sequestro di persona e violenza privata. Sono questi i reati contestati nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Cuneo che ha scoperto episodi di violenza nei confronti dei pazienti con disabilità di una struttura gestita dalla Società Cooperativa “PER MANO”, con sede a Cuneo.

In carcere sono finite due persone mentre altre quattro agli arresti domiciliari. Inoltre sono altri 11 indagati sono stati sottoposti a divieto di avvicinamento e comunicazione con le persone offese, con l’aggiunta dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

L’indagine, avviata nel dicembre 2024, ha permesso di raccogliere i gravi indizi di colpevolezza a carico di personale direttivo e dipendente della struttura, facendo emergere un quadro inquietante di abusi e condotte vessatorie nei confronti di soggetti particolarmente vulnerabili.

Oltre alle misure personali, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo della struttura, dei beni aziendali e strumentali, nonché dei conti correnti riconducibili alla cooperativa.

Le persone arrestate sono state condotte presso la Casa Circondariale di Torino, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La posizione di tutti gli indagati è ora al vaglio del giudice, che ne valuterà la responsabilità penale nel corso del procedimento giudiziario.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Cuneo, con il supporto operativo del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, delle Compagnie dipendenti del Comando Provinciale, del N.A.S. di Alessandria e del N.I.L. di Cuneo.

Arriva la pizza “Papa Leone XIV” dedicata al Pontefice

AGI – Un mix di farine di grani antichi ma anche di lenticchie, canapa e piselli, per un impasto nutriente e al tempo stesso digeribile. E poi ingredienti di qualità e di eccellenza italiana, come mozzarella e fior di latte, burrata fresca, pistacchi e fiori di zucca e prosciutto crudo San Daniele Dop o in alternativa – per un tocco di internazionalità – salmone. È la pizza “Papa Leone XIV”, creata dall’Institute for Advanced Studies and Cooperation, in occasione del decimo anniversario del World Changers Summit che ha riunito scienziati, imprenditori, accademici e leader istituzionali per affrontare le sfide globali legate all’evoluzione tecnologica e al progresso umano. Il summit era organizzato dall’Istituto di Studi Avanzati e Cooperazione (Iasc) sotto la guida del suo presidente, Gabriele Pao-Pei Andreoli.

La pizza, fiore all’occhiello della cucina italiana, conosciuta in tutto il mondo, è stata quindi scelta per omaggiare il Pontefice, e per gli organizzatori, vuole essere un “simbolo di tradizione, salute e speranza per il futuro dell’umanità”. “È un invito a ritrovare il senso della cura, a condividere la bellezza del vivere insieme, a celebrare la vita in tutte le sue forme”.     

Ogni ingrediente, precisano gli organizzatori, “è stato scelto con cura per evocare un’idea di genuinità e longevità, affinché questa pizza non sia soltanto cibo, ma un messaggio di equilibrio e di speranza: equilibrio per la salute, speranza per una vita più lunga, più consapevole e più giusta”. La prima pizza ufficiale “Papa Leone XIV” è stata sfornata e presentata alla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, durante il decimo World Changers Summit, come segno inaugurale di un cammino che unisce cultura, fede e scienza, tradizione e futuro. 

In Italia oltre 23mila centenari, 8 su 10 sono donne

AGI – Italia paese di donne centenarie. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2025 i residenti in Italia che hanno almeno cento anni sono 23.548, e l’82,6% è rappresentato da donne: 8 su 10. I semi-supercentenari (105 anni e più), sono 724 (la quota di donne sale al 90,7%). I supercentenari (110 anni e più) sono 19, di cui soltanto uno di sesso maschile. Secondo il rapporto “I centenari in Italia”, fra i più vecchietti, decani d’Italia ancora in vita c’è, fino a ottobre 2025 anche per quest’anno, un uomo residente in Basilicata che ha superato i 111 anni. La decana, invece, risiede in Campania e, fra pochi giorni, festeggerà 115 anni.

Complessivamente, sono 222 le persone che tra il 2009 e il 2025 hanno oltrepassato i 110 anni di età, di questi solo 17 sono uomini (8%).
In dettaglio, abbiamo 2mila centenari in più tra il 2024 e il 2025, l’anno precedente se ne contavano 21.211. L’83% è di sesso femminile. Rispetto al 1 gennaio 2009, quando erano 10.158, i centenari sono più che raddoppiati (+130%). La crescita in tale periodo non è stata sempre lineare, in particolare la flessione registrata tra il 2015 e il 2019 si deve all’ingresso tra gli ultracentenari delle generazioni venute al mondo durante il primo conflitto mondiale, di minore consistenza numerica.

All’inizio di quest’anno, i residenti con almeno 105 anni di età (semi-supercentenari) sono 724, in aumento rispetto ai 654 dell’anno precedente. L’incremento è dovuto all’ingresso di 382 individui della coorte del 1919 che hanno più che compensato i 312 decessi avvenuti nel corso del 2024. Il rapporto di genere tra i semi-supercentenari propende ancora di più a favore delle donne: sono infatti 657 (il 90,7% del totale) contro 67 uomini (9,3%). I cittadini che, alla stessa data, hanno compiuto almeno 110 anni (supercentenari) sono 19, due unità in meno rispetto all’anno precedente.

In attesa del rilascio dei risultati definitivi del censimento (dicembre 2025), spiega l’Istat, i dati che si riferiscono alla popolazione di 100-104 anni sono stimati. In particolare, la popolazione di tale classe di età superstite viene elaborata applicando alla popolazione censita di 99-103 anni al 1 gennaio 2024 specifiche probabilità per età di sopravvivere un anno. I dati riferiti alla popolazione di 105 anni e oltre sono invece definitivi, afferendo alla Rilevazione della popolazione semi-super e supercentenaria.

Come si chiamano i centenari?

Spiccano soprattutto i nomi classici ovvero, Giuseppe e Maria. Sono nomi legati alla tradizione religiosa che oggi assai raramente si ritrovano nelle nuove generazioni: nel 2023, ad esempio, il nome Maria è stato scelto solo per lo 0,4% delle neonate, quello di Giuseppe per l’1,3% dei nuovi nati.Nel periodo 2009-2025 ben 8.980 individui hanno superato 104 anni di età, di cui quasi 8mila donne.

I centenari si trovano soprattutto in Molise: al 1 gennaio 2025 la provincia molisana presenta la concentrazione più elevata (78,7 per 100mila abitanti), quella sarda, a sua volta, detiene la più alta quota di semi- supercentenari (4,6 per 100mila abitanti). Fra i semi-supercentenari del periodo 2009-2025 prevale lo stato di vedovanza (86% donne e 80% uomini). Le nubili sono il doppio dei celibi (12% contro il 6%), mentre gli uomini coniugati (14%) prevalgono sulle donne coniugate (1%).

Da notare, come già evidenziato da alcuni studi internazionali, che dopo i 105 anni di età il rischio di morte non cresce in misura esponenziale, come si riteneva in passato. I dati italiani sembrano confermare un rischio con evoluzione quasi costante all’aumentare dell’età.

I record

A livello mondiale il record di superamento dei 110 anni di età è detenuto oggi, tra gli uomini, da Joao Marinho Neto, residente in Brasile (112 anni di età festeggiati da poco) e, per le donne, da Ethel Caterham, residente nel Regno Unito (116 anni). Si tratta di record del momento, accertati tra le persone che risultano oggi viventi, ma che in passato sono stati già abbondantemente superati: la donna più longeva al mondo, Jeanne Calment, aveva 122 anni alla data di morte nel 1997.

Nella classifica mondiale dei primi 10 supercentenari, da quando esiste una documentazione ufficialmente riconosciuta a livello internazionale, vi sono solo donne e l’unica italiana è Emma Morano, vissuta fino a oltre 117 anni; il Giappone conta ben tre supercentenari fra le donne. Anche nella graduatoria nazionale, ci sono solo donne fra le prime posizioni e ad Emma Morano, prima nella classifica, seguono Maria Giuseppa Robucci, deceduta a 116 anni e 90 giorni, e Giuseppina Projetto, deceduta a 116 anni e 37 giorni. T

ra gli uomini, il più longevo al mondo è stato il giapponese Jiroemon Kimura deceduto poche settimane dopo aver compiuto 116 anni. A livello nazionale, resiste il record di longevita’ maschile detenuto da Antonio Todde, deceduto alla soglia dei 113 anni. Dopo di lui, il secondo italiano più longevo è stato Giovanni Frau morto all’età di 112 anni; entrambi sono sardi sia nella nascita sia nella residenza al decesso.

Dove sono i centenari

In valore assoluto la presenza più alta dei centenari si registra in Lombardia (quasi 4mila), Lazio ed Emilia-Romagna (oltre 2mila per entrambe). In termini relativi, il Molise si colloca in cima alla graduatoria, con circa 61 centenari ogni 100mila residenti. Tuttavia, la regione più forte storicamente quanto a invecchiamento del Paese è la Liguria. A parte il Molise, tenuto conto del suo numero contenuto di centenari, una posizione preminente in termini di longevità è quella espressa effettivamente dalla Liguria, come evidenzia anche la più elevata età media dei suoi residenti, giunta a sfiorare i 50 anni. La sua quota di centenari è pari a 59,4 per 100mila residenti al 1 gennaio 2025, davanti a quella del Friuli-Venezia Giulia (55,4) e della Toscana (49,1).

Tra le province, Isernia presenta la più alta concentrazione di centenari (78,7), davanti a quella di Nuoro (65,5), di Siena e Gorizia (63,5 entrambe). Seguono tre province liguri, Imperia (61,2), Genova (61,1) e La Spezia (61,0). In Sardegna, oltre a Nuoro, anche la Provincia di Oristano presenta una concentrazione significativa di centenari (52,7, 18 in graduatoria). Nel loro insieme le due province sarde, che includono zone della Barbagia e dell’Ogliastra (la cosiddetta “Blue Zone”), testimoniano della estrema longevità sarda.

Considerando la popolazione semi-supercentenaria, quest’anno è la Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste a presentarne la maggiore concentrazione, ovvero 2,4 ogni 100mila residenti. Un risultato quello raggiunto dalla regione associato alla sua piccola dimensione demografica (circa 123mila abitanti), considerando che solo l’anno scorso figurava in fondo alla graduatoria regionale per incidenza di over-105enni. Al secondo posto, invece, ritroviamo una regione demograficamente importante come la Liguria (2,3) che precede le Marche (2,0) e la Basilicata (1,9). Con 9 over-105enni superstiti e oltre 195mila residenti totali, Nuoro presenta la più alta concentrazione di semi-supercentenari tra le province, pari a 4,6 per 100mila abitanti, seguono la Provincia di Ascoli con il 4,5 (corrispondenti anche in questo caso a 9 over 105enni superstiti) e quella di Imperia con il 3,8 (pari a 8 superstiti over 105enni).

Come vivono questi vecchietti?

(89% nella classe 100-104 anni; 88% fra i 105 anni e oltre) rispetto a chi risiede in una convivenza istituzionalizzata (2.598 in totale). Fra i supercentenari la quota di chi vive in famiglia sale al 91%, a suggerire che l’ambiente familiare garantisce un’assistenza più attenta e personalizzata, consentendo maggiore protezione per la salute e migliore qualità della vita

Scontro auto-scuolabus nel Torinese, un morto. Feriti 10 minori. A Milano preso il pirata …

AGI – Un automobilista è morto stamattina ad Arignano, nel Torinese, dopo che la vettura sulla quale viaggiava si è scontrata frontalmente con uno scuolabus che trasportava una cinquantina di studenti diretti a scuola.

Dieci giovani, tutti minorenni, hanno riportato ferite non gravi e sono stati trasportati dal 118 all’ospedale di Chieri per accertamenti. Sul posto procedono carabinieri e vigili del fuoco.

La polizia locale di Milano, invece, ha rintracciato il presunto pirata della strada che ieri ha investito e ucciso un pedone di 87 anni e lo ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto. Si tratta di un egiziano di 29 anni accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. L’incidente è avvenuto ieri mattina in via Fratelli Bronzetti. L’anziano stava attraversando la strada quando è stato falciato da un furgone. Il conducente dopo essersi inizialmente fermato e poi scappato. 

Morta l’ex brigatista Anna Laura Braghetti. Fu la “vivandiera” nel sequestro Moro

AGI – È morta a 72 anni Anna Laura Braghetti, figura chiave delle Brigate Rosse, protagonista di spicco nel sequestro di Aldo Moro e in diversi attentati. La famiglia ha dato l’annuncio della scomparsa con una nota: “Ci ha lasciati la nostra cara Anna Laura circondata dall’amore dei famigliari e degli amici. I funerali si svolgeranno in forma strettamente riservata. La sua comunità degli affetti”.

Componente della colonna romana delle Brigate Rosse, entrò in clandestinità nel 1978, subito dopo la morte dell’ex presidente della Dc, di cui fu la “vivandiera” nei 55 giorni di prigionia in via Montalcini. 

Negli anni ricoprì un ruolo di primo piano in alcune delle più cruente azioni dell’organizzazione terroristica di estrema sinistra, tra cui l’irruzione nella sede del comitato regionale per il Lazio della Democrazia Cristiana in piazza Nicosia del 3 maggio 1979, uccidendo, insieme a Francesco Piccioni, gli agenti della Polizia di Stato Antonio Mea e Pierino Ollanu, e l’omicidio del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet, il 12 febbraio 1980. Arrestata il 27 maggio dello stesso anno e condannata all’ergastolo, Braghetti rimase in carcere fino al 2002. Nel 1981 sposò un altro pezzo da novanta delle Br, Prospero Gallinari, dal quale poi si separò.

 

 

A ricordarla con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il fratello Gianluca Peciola, attivista ed ex consigliere comunale: “È troppo dispari questo mondo, hai detto qualche giorno fa, mentre la malattia correva veloce. Eri sempre col pensiero a cercare di risolvere i problemi degli altri. A trovare un posto protetto per chi non aveva protezione. Diranno e scriveranno di te all’indietro. Dove già non eri da tanto tempo. Perché stavi dove l’umanità chiamava. Ciao Lalla, ti voglio bene”. 

 

 

 

 

 

 

Elezioni in Campania, Maria Rosaria Boccia si ritira

AGI – Una lettera a Stefano Bandecchi, per motivare il suo ritiro dalla corsa alle regionali in Campania. Sette ore fa erano insieme a un appuntamento della Coldiretti a Pompei. Poi la riflessione su un avviso di garanzia e l’annuncio della volontà di farsi da parte.

Maria Rosaria Boccia, l’influencer e imprenditrice nota alle cronache per il caso che ha portato alle dimissioni da ministro di Gennaro Sangiuliano, imprenditrice scrive a Bandecchi perché non vuole affrontare un “calvario”. “Caro presidente nella serata di ieri ho ricevuto il mio secondo avviso di garanzia in poco più di un anno. È stata una notizia che mi ha profondamente ferita. Sono giunta alla conclusione che non avrei la forza di affrontare nuovamente un simile calvario. Per questo motivo ho deciso di ritirare la mia candidatura al Consiglio Regionale della Campania” si legge.

La posizione dello staff di Bandecchi

“È una scelta personale delicata, visto ciò che le sta accadendo, ma resta accanto a noi in ogni caso proseguendo nell’attività di comunicazione“, fanno sapere dallo staff di Bandecchi.

Spara al rapinatore che gli entra in casa: la procura di Rovigo spiega perchè è un caso di…

AGI – La Procura della Repubblica di Rovigo ha fatto sapere che relativamente alla rapina in villa avvenuta a Rovigo dove “la persona offesa ha sparato, mirando a parti non vitali e ferendo l’aggressore, con un’arma regolarmente denunciata” si è trattato di una “condotta tenuta per difendersi dal soggetto travisato da passamontagna che si trovava all’interno della sua abitazione al buio e che stava cercando di colpirlo con un cacciavite nonostante fosse scattato l’allarme e la persona offesa avesse già avvisato ad alta voce che era armata nonchè avesse invitato ad andarsene chi si trovava dentro la sua abitazione”.

“Tale condotta della persona offesa” si legge in una nota firmata dalla procuratrice Manuela Fasolato “rientra nel perimetro della legittima difesa” e quindi la procura “non procede allo stato nei confronti della persona offesa per ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa“.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli accertamenti sono stati delegati dalla Procura di Rovigo alla Questura di Rovigo.

Il commento di Giorgia Meloni

In mattinata, commentando un articolo del Corriere del Veneto dal titolo “Rovigo, spara al ladro nella villa ma non è indagato grazie alle nuove norme sulla legittima difesa“, anche la premier Giorgia Meloni aveva detto la sua su X: “La difesa è sempre legittima“.

Lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, tolto l’ergastolo ad Alessia Pifferi

AGI – L’ergastolo inflitto in primo grado è stato cancellato: la Corte di assise di appello di Milano ha ridotto a 24 anni di reclusione la pena per Alessia Pifferi, la donna accusata dell’omicidio volontario della figlia Diana abbandonata e lasciata morire di stenti nel luglio 2022. 

In mattinata, la procura generale di Milano ha chiesto di confermare il carcere a vita, in quanto “pena congrua”. L’avvocato generale Lucilla Tontodonati nella sua requisitoria ha ribadito la piena capacità di intendere e volere dell’imputata. Dal giorno dopo in cui la madre ha lasciato la piccola di 18 mesi “si rappresenta con conseguenze certe o comunque altamente probabili che sua figlia possa avere lesioni gravi in quello stato o la morte”.

 

 

 

Le Capitali “nascoste” della Storia

AGI – Il Lazio è la patria di Capitali della Storia. Ma sembrano “nascoste”, messe quasi in ombra dalle meraviglie della vicina Roma. Eppure sono autentiche “chicche” del passato. Per esempio, nella regione sono nati il monachesimo di san Benedetto poi diffusosi in tutta Europa (Cassino) e il presepe di san Francesco diventato elemento essenziale dei festeggiamenti natalizi (Greccio); un’ostia consacrata ha sudato sangue tra le mani di un sacerdote mentre diceva Messa portando il papa di allora a istituire la celebrazione del “Corpus Domini” (Bolsena); è avvenuto il primo lungo conclave della Chiesa cattolica (Viterbo) e ha avuto origine lo Stato pontificio (Sutri). E questa è solo una parte degli eventi straordinari che si possono elencare.

La cartina politica di questa parte dell’Italia centrale conta cinque province: Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone e Roma appunto. Stando ai numeri, dopo il periodo della pandemia del Covid-19 in ciascun capoluogo il flusso turistico ha mantenuto una crescita costante. Secondo le cifre pubblicate dalla Regione sulle pagine web di Lazio Statistica, aggiornate al settembre scorso, nel 2023 (ultimo anno menzionato) l’ammontare di arrivi e presenze è stato più che incoraggiante. In dettaglio, stando al glossario Istat per arrivi negli esercizi ricettivi della regione s’intende il “numero di clienti ospitati nel periodo considerato”, mentre le presenze si riferiscono al “numero delle notti trascorse”.

Nel 2023 nel Lazio gli arrivi sono stati 11.376.944, oltre due milioni in più rispetto ai dodici mesi precedenti (9.093.706). E un uguale incremento si è registrato anche nelle altre città: a Frosinone, da 301.814 di arrivi nel 2022 si è passati a 366.607 nel 2023; Latina, da 430.821 a 475.281; Rieti, da 54.804 a 57.171; Viterbo, 312.568 e 348.526. E chiaramente Roma in testa: da 7.993.699 a 10.129.359. Insomma, il turismo gode di buona salute.

Dalla stessa fonte statistica, però, salta fuori anche qualche sorpresa. Tra le mete più visitate nelle cinque province, infatti, si scopre che a fare i grandi numeri non sono stati i luoghi dove sono avvenuti gli eventi storici memorabili, ma altri. Per esempio, nella provincia viterbese le destinazioni maggiormente raggiunte sono state il capoluogo medievale (72.494 nel 2023), l’etrusca Tarquinia (53.328) e la “mariana” Bolsena (50.0449). Mentre è scivolata a fanalino di coda la suggestiva e antica Sutri (5.671) dove è avvenuta la fondazione dello Stato vaticano.

Oppure, rifacendosi sempre alle tabelle del 2023 di Lazio Statistica, nel Reatino il capoluogo è stato primo in classifica con 23.277 arrivi, seguito da Magliano Sabina salito a 13.978, invece Greccio – luogo di nascita del presepe – si è fermato a soli 180 curiosi. Anche il Frusinate mostra le sue tipicità: il benessere offerto della stazione termale di Fiuggi ha attirato più della papalina Anagni: 135.849 arrivi la prima contro i 15.092 della seconda. Nel Pontino, invece, le località di mare sono andate alla grande. Sempre nel 2023 (per dirne solo alcune), 69.093 ingressi a Gaeta, 39.639 a Sperlonga e 30.890 a Sabaudia.   

Allargando lo sguardo e rifacendosi sempre alla rilevazione disponibile di due anni fa, da menzionare l’osservazione relativa all’area di provenienza dei visitatori. Gli italiani sono stati la maggioranza: 4.215.905. Ma secondi non si sono piazzati i turisti provenienti dai Paesi “vicini” dell’Unione europea (2.748.016), bensì quelli dal resto del mondo: 4.060.874.

È chiaro che Roma, principale città del Paese, ha una forza centripeta che attira tutto e tutti lasciando il resto “ai margini”. Bastano pochi dettagli per farla ingombrante: è la “città più conosciuta al mondo” (fonte Unesco), “cuore” del cristianesimo, ha dato i natali al Barocco e nel 2024 è stata la meta italiana più affollata di turisti arrivati a spendere 3,63 miliardi di euro (dal secondo rapporto Tourism and Incoming Watch pubblicato dal ministero del Turismo). Non solo, dopo Torino la “Caput mundi” è la seconda metropoli più estesa del Paese (dati Istat 2023) ed è sede di due Stati e residenza dei loro rispettivi più alti rappresentanti, papa e presidente della Repubblica.

Inoltre, Roma sfoggia il suo patrimonio culturale con noncuranza e a cielo aperto. Infatti, molti “gioielli” sono incastonati proprio in mezzo al traffico cittadino. Come il Colosseo dell’impero romano, che nel 2024 – vanto del ministero della Cultura – è stato il parco archeologico più “amato” e frequentato d’Italia con 14.733.395 visitatori. Poi c’è la basilica di San Pietro, gli obelischi dell’antico Egitto e altre “gemme” ancora. La Capitale (non dappertutto) è un monumento senza barriere, una grande bellezza che lo scorso anno “con 51,4 milioni di presenze e 22,2 milioni di arrivi – ha esultato il Campidoglio a gennaio – ha stabilito il proprio record storico sul turismo”. In breve, Roma è Roma ed è difficile farle concorrenza. Quindi è normale che qui siano capitate e continuino a succedere cose indimenticabili. Ciononostante, nel Lazio ci sono posti dove si sono vissute vite e vicende che hanno cambiato il corso degli eventi nell’Occidente e nel mondo intero.
 

 

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“La Torre dei Conti un paziente fragile. Serve un piano di sicurezza su scala nazionale”

AGI – “Un paziente dallo scheletro potenzialmente molto fragile come migliaia di monumenti storici in Italia. Serve una diagnosi mirata sui singoli, una cartella clinica per ogni struttura. E mai come ora, è tempo di schierare un esercito composto dai migliori ingegneri, geologi, architetti e costruttori del nostro Paese per guidare un piano nazionale di valutazione e miglioramento della sicurezza di case, scuole, ospedali, chiese ed edifici storici”. Stefano Pampanin, docente ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Sapienza, non si può sbilanciare sulle cause che hanno portato al collasso della Torre dei Conti, ai Fori Imperiali ma non esclude una “correlazione” con il terremoto di magnitudo 3.3 registrato sulla costa laziale, sabato scorso alle ore 22.47.

Vittima del crollo l’operaio rumeno Octay Stroici, 66 anni, estratto dopo 11 ore dalle macerie e morto al pronto soccorso del Policlinico Umberto Primo. 

Il sisma sulla costa laziale 

“Questi edifici storici – spiega Pampanin all’AGI – sono particolarmente delicati. Sassi, mattoni e malta di scarsa qualità sono le componenti di base di una struttura muraria già compromessa dal tempo e da terremoti precedenti. Non abbiamo ancora in mano i dati tecnici sulle cause del collasso parziale“. 

“Tuttavia non si può escludere che il sisma di sabato 1 novembre abbia provocato uno scuotimento al terreno anche ai Fori Imperiali con caratteristiche in frequenza e ampiezza non trascurabili per la Torre. Comportando sforzi, deformazioni e quindi livelli di danno aggiuntivi nella torre e superiori ai livelli di resistenza locali in uno o più punti, con la conseguente perdita di equilibrio ed effetto catastrofico osservato con la ripresa dei lavori di ristrutturazione nella giornata di lunedì”.

Uno scheletro vulnerabile e già deteriorato

Un pre-danno, ipotizza sempre l’esperto, che potrebbe aver caricato di ulteriore pressione uno ‘scheletro’ vulnerabile e già deteriorato. Fino al parziale collasso. Come durante una delicata operazione chirurgica su un paziente particolarmente delicato e fragile, questo il ragionamento del professore, è molto difficile prevedere con esattezza i rischi legati alle operazioni di rinforzo e miglioramento della sicurezza di questi pazienti-edifici.

Agire sul ‘corpo-edificio’ insomma è un’operazione complicata legata ad una molteplicità di fattori. Le complicanze si possono mitigare ma non annullare.

Il caso della Torre civica di Pavia 

Il pensiero del docente, nato e formato a Pavia prima di trasferirsi in Nuova Zelanda per sedici anni a partire dal 2002, va al 17 marzo 1989. Quella mattina la Torre Civica di Pavia si piegò su se stessa improvvisamente. Il crollo uccise quattro persone.

“Le cause non sono ancora state determinate con esattezza. Si è introdotto il concetto di ‘fatica’ delle strutture murarie”, osserva. “Purtroppo nonostante i protocolli di intervento siano tra i più avanzati al mondo, il rischio non si può eliminare ma solo ridurre”.

“Serve un esercito di tenici in campo”

E in questo scenario, il docente sollecita un’azione coordinata tra le migliori menti e portatori di interesse (stakeholders) del Paese sul piano della sicurezza. Sulla scia del modello neozelandese – Pampanin era nel team di scienziati in campo e Presidente eletto della Associazione Nazionale di Ingegneria Sismica neozelandese – che risollevò il Paese dopo la sequenza di terremoti a Christchurch (185 morti) nel 2010-2011.

“Schieriamo ingegneri, architetti, geologi, costruttori per una campagna su tutto il territorio. Un’armata di tecnici per far partire un piano nazionale di valutazione della sicurezza del costruito e riduzione del rischio. In modo da avere una lista di priorità di interventi basata sul rischio di crollo, a salvaguardia sia della vita umana sia del patrimonio costruito esistente”, sollecita.

Restauro e sicurezza: un equilibrio delicato

“Come principio generale negli interventi di rinforzo e restauro il valore estetico del monumento non deve penalizzare la salvaguardia della vita umana“, osserva ancora il professore. 

La Torre di Pisa e la Torre del Maino a Pavia 

Ad esempio sulla Torre di Pisa (oggetto nel 1997 della tesi di laurea di Pampanin) “le commissioni predisposte per la sua salvaguardia nei secoli hanno agito per portarla ai posteri del secolo successivo non per raddrizzarla”, spiega ancora il docente.

Un altro esempio è la Torre del Maino a Pavia “dove sono stati applicati dei tutori, ovvero delle piastre di acciaio negli angoli con barre passanti ben visibili e reversibili per metterla in sicurezza”.

 

 

Fiano torna all’Università di Venezia dopo le contestazioni (e si commuove)

AGI – “Credo che sia compito di tutti noi, anche del governo, garantire che le università rimangano luogo libero di confronto. Avrei voluto parlare con quei ragazzi che mi hanno contestato, anzi ho scambiato qualche parola con quello che ci ha interrotto. Il dissenso è il sale della democrazia ma il silenzio è la sua morte”. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele – Due popoli Due Stati, torna all’Università Ca’ Foscari di Venezia dopo le contestazioni che la scorsa settimana gli avevano impedito di parlare. L’ex parlamentare dem si è commosso raccontando la sua storia personale.

“Io sono perché nessuno boicotti nessun altro e perché nelle università italiane nessuno boicotti la cooperazione con Israele sul fronte dell’istruzione” ha poi aggiunto, ironizzando sulla presenza all’incontro della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini: “mi fa da scorta civile”.

 

 

“Genocidio? Non sono d’accordo”

Genocidio? Non sono d’accordo con questa espressione a meno che una sentenza non me lo dimostri. Segnalo che da due anni la Corte Penale Internazionale indaga ma non è mai arrivata a una decisione. Sono arrivate sentenze per crimini di guerra contro l’umanità nei confronti di Netanyahu, del ministro della Difesa di Israele e di quelli che erano i capi di Hamas, sui quali è stato spiccato mandato di cattura internazionale, ma non per genocidio. A meno che una sentenza non lo certifichi, io rimango di questa idea – ha poi proseguito – Io non sono d’accordo con le politiche del governo Netanyahu, ma mai negare la libertà delle relazioni internazionali. Con il boicottaggio non si fermano le guerre” ha poi concluso.

“Contro di me parole di una violenza terribile”

“Dire ‘P38’ e ‘Fiano a testa in giù’ sono parole di una violenza terribile e non so se i ragazzi che la scorsa volta qui a Ca’ Foscari mi hanno contestato ne abbiano piena consapevolezza. Non so se sappiano davvero cosa significano e hanno significato anche per me che ricordo bene quei tempi a Milano”. Così l’ex deputato dem Emanuele Fiano, tornato a parlare di Israele e Medio Oriente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, assieme alla ministra Anna Maria Bernini, dopo le contestazioni della scorsa settimana che l’avevano costretto a interrompere il suo intervento.

 

Appalti sanità, la procura di Palermo chiede i domiciliari per Cuffaro e altre 17 persone

AGI – La procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari per 18 persone – tra cui l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro, leader della Dc, e il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano e il deputato regionale all’Ars Carmelo Pace – accusate a vario titolo di associazione a delinquereturbativa d’asta e corruzione.

Carabinieri del Ros – si legge in una nota diramata dal capo della Procura della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia – hanno notificato a tutti l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo.

Solo dopo l’interrogatorio il gip deciderà se accogliere o meno la richiesta di domiciliari avanzata per Cuffaro e per gli altri e se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per Romano

La procura di Palermo ha fatto sapere di aver disposto le perquisizioni del Ros dei carabinieri “al fine di evitare la dispersione delle prove a seguito della discovery delle indagini imposta dalla notifica dell’invito a rendere interrogatorio preventivo a seguito della richiesta di applicazione di misura cautelare” avanzata nei confronti di Antonio Abbonato, 53 anni, Ferdinando Aiello, 53 anni, Paolo Bordonaro, di Canicattini Bagni, 59 anni, Alessandro Maria Caltagirone, 54 anni, Roberto Colletti, di Siculiana, 66 anni, Salvatore Cuffaro, di Raffadali, 67 anni, Maroco Damone, 51 anni, Giuseppa Di Mauro, di Lentini, 60 anni, Vito Fazzino, di Siracusa, 43 anni, Antonio Iacono, 66 anni, Mauro Marchese, di Napoli, 65 anni, Sergio Mazzola, di Belmonte Mezzagno, 61 anni, Carmelo Pace, di Ribera, 54 anni, Vito Raso, 62 anni, Francesco Saverio Romano, 61 anni, Paolo Emilio Russo, di Catania, 62 anni, Giovanni Giuseppe Tomasino, 54 anni, Alessandro Vetro, di Agrigento, 45 anni. Tra questi spiccano i nomi di Roberto Colletti, ex manager di aziende sanitarie pubbliche siciliane e Vito Raso, storico segretario di Salvatore Cuffaro. 

La procura ha specificato che per “Romano sussistono le garanzie di cui all’art. 68 della Costituzione”, in quanto parlamentare.

Romano, “sono tranquillo e a disposizione”

“Apprendo dalla stampa di una richiesta della procura di Palermo che mi riguarderebbe: non ne so nulla e non ho ricevuto alcuna comunicazione”, afferma il coordinatore politico di Noi Moderati, Saverio Romano.
“In ogni caso – riprende – sono assolutamente tranquillo e a disposizione, pronto a chiarire eventuali dubbi dei magistrati, dei quali ho la massima stima e considerazione”. 

“Mi sono recato alla caserma dei carabinieri a Palermo per chiedere gli atti – spiega ancora Romano -. Sono lontano da queste pratiche. Chiarirò alla magistratura e al gip, ma anche quando diranno che io non c’entro e avrò dimostrato la mia totale estraneità rispetto a una vicenda di cui non so niente, il danno sarà già fatto“. 

Romano sarà sentito dal giudice il 14 novembre, alle 9.30. Lo rivela lo stesso politico spiegando che gli viene contestato di “avere accettato una promessa di assunzioni, contratti, subappalti e altri vantaggi patrimoniali da un’azienda che avrebbe dovuto aggiudicarsi una gara all’Asp di Siracusa”. Il parlamentare afferma di avere “preso sommarie informazioni e che questa gara, aggiudicata a questa azienda, è sub judice in forza di un giudizio recente del Tar per un contenzioso tra chi stava facendo quel lavoro e chi dovrebbe subentrare: per cui l’Asp non ha assegnato alcuna gara, sebbene si sostenga che l’azienda avrebbe elargito queste promesse anche in mio favore. Assicuro tutti che in questa vicenda non ho ricevuto alcuna promessa di assunzione, non ho mai chiesto nulla a nessuno e mai me ne sono occupato”.

Una “mezza paginetta” di contestazioni “per la quale si chiedono gli arresti di un parlamentare sul quale non si troveranno mai carte o intercettazioni riferibili a richieste di condizionamento o alcunchè”. Insomma, “un processo mediatico – per Romano – su una bolla di sapone a cui risponderò anche mediaticamente. Viene messo alla gogna chi sta svolgendo una funzione nobile come quella del parlamentare e di dirigente di un partito importante della maggioranza, per una fuga di notizie su un fatto circoscrivibile e che poteva essere chiarito senza arrivare alla richiesta di arresto. Sono molto più che tranquillo. E’ una vicenda abnorme e surreale rispetto alla quale non mi sottraggo e risponderò colpo su colpo”.

Cuffaro, “non conosco nè le vicende nè le persone”

“Stamani mi hanno notificato un avviso di garanzia e hanno effettuato perquisizioni nella mia abitazione e in ufficio. Ho fornito ai carabinieri la massima collaborazione e sono sereno, rispetto ai fatti che mi sono stati contestati, per alcuni dei quali non conosco nè le vicende nè le persone”. Lo afferma l’ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro, segretario nazionale della Dc, in merito all’inchiesta per corruzione su presunti appalti pilotati. Il politico era stato condannato a 7 anni con verdetto divenuto definitivo nel 2011, per favoreggiamento alla mafia. Aveva lasciato il carcere nel 2015 dopo avere scontato 4 e 11 mesi grazie all’indulto di un anno e allo sconto per buona condotta. “Sono fiducioso nel lavoro degli organi inquirenti e pronto a chiarire la mia posizione”, aggiunge. 

Corsa clandestina di cavalli nel Catanese, fantini denunciati

AGI – Due fantini del Messinese, di 50 e 37 anni, sono stati denunciati dalla Squadra a cavallo della questura di Catania per aver organizzato, l’11 ottobre, una gara clandestina a Camporotondo Etneo.

La corsa clandestina si è tenuta nella zona delle cosiddette “piscine“, teatro di altre gare in passato, denominata così perché vi è un’opera incompiuta per realizzazione di un impianto sportivo per il nuoto. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la corsa tra i due fantini, al comando di calessi trainati da cavalli, è terminata prima del tempo per un grave incidente che ha coinvolto uno degli animali e alcune moto che a folle corsa inseguivano i concorrenti.

Il video rivelatore della corsa clandestina

 

 

L’incidente è stato registrato dallo smartphone di uno dei sostenitori che seguivano i calessi a bordo di scooter di grossa cilindrata. Il video è stato presto inviato a numerosi ‘appassionati‘. Dal video era possibile notare che poco prima dell’incidente i due cavalli venivano frustati per spingerli a correre alla massima velocità, preceduti e circondati da numerosi scooter che suonavano il clacson all’impazzata per sollecitare i cavalli.

Le indagini e la salute dei cavalli

Appresa la notizia, i poliziotti della Squadra a cavallo hanno dato avvio a una serie di controlli di stalle e scuderie etnee per ricostruire i fatti accaduti e se vi fosse qualcuno rimasto ferito. Dal video era stato appurato come il cavallo non avesse riportato gravi ferite in quanto subito dopo l’incidente aveva continuato la corsa, ma non si poteva escludere un malore dopo il fortissimo stress. I fantini protagonisti hanno ammesso di aver organizzato e preso parte alla corsa.

Purosangue e ‘scarti di pista’

I due cavalli, controllati dai veterinari dell’Asp, sono stati sottoposti a fermo sanitario in attesa di ulteriori accertamenti di tipo tecnico-scientifico: si tratta di due purosangue inglesi di 5 e 10 anni, entrambi con un’ottima genealogia e valgono intorno ai 15 mila euro. Dal microchip e dal registro è stato possibile risalire alla provenienza francese e italiana. Entrambi sono ritenuti ‘scarti di pista‘: cavalli che non hanno raggiunto i tempi utili per gareggiare in pista e quindi venduti alle scuderie del territorio italiano ed estero, a volte coinvolto in gare clandestine.

 

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