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Al via il processo per l’omicidio di Ilaria Sula, alla sbarra l’ex fidanzato Mark Antony Samson

AGI – È iniziato oggi davanti alla terza Corte d’Assise di Roma il processo a carico di Mark Antony Samson, presente in aula – ha seguito l’udienza nel gabbiotto per i detenuti, senza mai guardare i genitori della vittima e non lasciando trasparire nessuna emozione -, accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata Ilaria Sula, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 marzo scorso. Per lui la procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Nei confronti del giovane i pm, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre all’occultamento di cadavere. In aula anche i genitori di Ilaria che indossavano una maglietta con la foto della figlia e la scritta “Giustizia per Ilaria”.

 

 

“Noi cerchiamo giustizia per Ilaria, non meritava questa fine – hanno detto al termine dell’udienza -. Sono sette mesi che non sentiamo il suo profumo e la sua voce. Ci hanno tolto tutto dal cuore. Casa nostra non è più come prima”. Rispondendo a una domanda sulla presenza in aula dell’imputato, i genitori, visibilmente commossi, hanno aggiunto: “Per noi lui non esiste proprio”.

“I genitori di Ilaria sono stati persone di una civiltà assoluta, nel giorno di un passaggio difficilissimo, a un metro da chi ha fatto quello che ha fatto – ha spiegato l’avvocato Francesco Sforza, legale della famiglia Sula -. Hanno dimostrato una forza e un dolore infiniti. Dobbiamo ricordare che al centro di tutto c’è una ragazza che è stata uccisa”. Il penalista ha inoltre sottolineato come l’Università La Sapienza, dove la vittima studiava, sia “sempre stata vicinissima ai genitori”, e ha ringraziato le numerose associazioni che hanno manifestato solidarietà. Proprio La Sapienza ha chiesto di essere parte civile nel procedimento insieme a ‘Penelope Lazio’, ‘Associazione Italiana Vittime Vulnerabili’ e ‘Insieme a Marianna’. I giudici scioglieranno la riserva nella prossima udienza del 9 dicembre. “Il femminicidio non deve diventare normalità”, ha aggiunto.

“Per i genitori di Ilaria non ci può essere giustizia, non esisterà mai – ha concluso Sforza -. Ma per la giustizia che può rappresentare un tribunale è importante andare fino in fondo. Non abbiamo cercato lo sguardo di Samson”. È intanto in via di definizione la posizione della madre di Samson, accusata di concorso in occultamento di cadavere: secondo quanto si apprende, alla donna sarà concesso il patteggiamento a due anni.

 

Cresce la povertà a Roma, “città di cristallo”

AGI – La fotografia scattata dal Rapporto Caritas “La città di cristallo – la povertà a Roma: un punto di vista” restituisce l’immagine di una capitale attraversata da fragilità profonde, spesso sommerse, che incidono sulla dignità delle persone e sulla coesione sociale. È una povertà che non si limita all’assenza di reddito, ma si manifesta nei divari educativi, nelle crepe del sistema sanitario – soprattutto nella salute mentale – e nell’espansione silenziosa del gioco d’azzardo, divenuto un fenomeno strutturale. Una povertà che frantuma vite e comunità, lasciando i più vulnerabili esposti a nuove forme di esclusione.

La povertà educativa 

Nel cuore della città, la povertà educativa emerge come una delle ferite più dolorose. Colpisce i giovani nella fase in cui costruiscono identità e futuro, e lo fa minando le loro possibilità di comprendere, scegliere, immaginare una prospettiva.

La dispersione scolastica resta il sintomo più evidente: abbandono, assenteismo, disimpegno, lacune non colmate si concentrano in aree dove mancano spazi per lo sport, l’arte, la musica, e dove il sostegno psicologico e sociale è insufficiente.

Il disagio nelle periferie 

A Roma il 2,3% della popolazione non possiede neppure la licenza media, e il 10,7% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora. Ma nelle periferie come Grottarossa Ovest, Magliana e Santa Palomba la percentuale supera il 30%, segno di un divario territoriale che genera frustrazione, isolamento e fatalismo.

In queste zone vivono molte famiglie di origine immigrata, seconde e terze generazioni cresciute in ambienti poveri di stimoli, dove la povertà linguistica e la fragilità dei nuclei familiari aggravano la disuguaglianza di partenza. È un circolo che produce esclusione molto prima dell’età adulta.

L’emergenza sanitaria 

Accanto a questo scenario, un’altra emergenza cresce in silenzio: quella sanitaria, con particolare riferimento alla salute mentale. Il Rapporto registra un aumento delle persone – anche giovani – che convivono con fragilità psichiche senza riuscire ad accedere ai servizi adeguati. Il sistema, rinnovato sulla carta dopo la fine dell’era manicomiale, soffre di carenze strutturalirisorse limitatescarsità di personale, forti disparità territoriali, servizi frammentati.

Persistono pratiche come la contenzione meccanica, mentre le famiglie vivono spesso nella solitudine, senza sostegni che alleggeriscano un peso diventato insostenibile. Molte strutture residenziali rischiano di trasformarsi in luoghi di isolamento più che di cura, senza veri progetti di reinserimento

Caritas invita la città e le istituzioni a non voltarsi dall’altra parte, a custodire i legami e la dignità di chi soffre, a promuovere spazi di ascoltoprossimità e accoglienza reale.

Capitale del gioco d’azzardo 

Su questo quadro già fragile si innesta il dato forse più impressionante: Roma è la capitale italiana del gioco d’azzardo. Nel 2024 i cittadini hanno speso oltre 8,3 miliardi di euro, quasi 600 milioni in più dell’anno precedente. Una cifra che rappresenta non solo un enorme drenaggio di risorse dall’economia reale, ma anche una deriva sociale sottovalutata.

La ‘denuncia’ della Caritas 

La Caritas denuncia un sistema che alimenta indebitamentopovertàsolitudine e dipendenze: decine di migliaia di persone, di ogni età, travolte da una spirale che distrugge relazioni, patrimoni e vite. La politica, secondo il Rapporto, continua a non affrontare l’emergenza con la necessaria lucidità, mentre lo Stato incassa molto meno dei danni sociali e sanitari prodotti, diventando così “complice” di un meccanismo che lacera il tessuto urbano, in particolare nelle famiglie e tra gli anziani.

L’azzardo, sottolinea la Caritas, non è un vizio ma una malattia, e come tale deve essere affrontata con sistemi di prevenzioneservizi sanitari adeguati e alleanze educative. Serve una trasformazione culturale basata sulla responsabilità, sulla sobrietà e su politiche pubbliche finalmente orientate al bene comune.

La povertà abitativa 

A completare la mappa delle fragilità urbane c’è la povertà abitativa, che nella Capitale riguarda il 6,9% della popolazione, superando la media nazionale. Significa oltre 114 mila nuclei familiari in condizione di instabilità, 22 mila dei quali già precipitati nell’emergenza, mentre nello stesso territorio esistono fino a 200 mila appartamenti privati vuoti.

A Roma 16.346 famiglie attendono una casa popolare, più di 7 mila da oltre dieci anni, a cui si aggiungono 2.500 persone in alloggi occupati e oltre 22 mila senza tetto registrati nell’area metropolitana.

L’esplosione degli affitti brevi ha aggravato lo spopolamento del centro: nel Municipio I, in dieci anni, i residenti sono diminuiti del 38%, mentre le case vacanza e i miniappartamenti hanno raggiunto quota 35 mila, prosciugando l’offerta abitativa per i residenti e alterando il tessuto comunitario.

Il peso dell’abitazione grava inoltre sui redditi familiari: l’8,4% delle famiglie romane destina più del 40% delle proprie entrate alla casa, contro il 5,7% della media nazionale. Nonostante un reddito medio pro capite formalmente più alto di quello italiano, il rischio di povertà coinvolge il 15,8% dei residenti e la deprivazione materiale riguarda oltre il 3%. A Roma un quarto delle famiglie è monoreddito e quasi l’8% dei minori cresce in nuclei segnati dalla fragilità lavorativa.

Salari bassi 

Sul mercato del lavoro la situazione appare contraddittoria: l’occupazione cresce, così come i contratti stabili, ma quasi un quinto dei lavoratori a termine resta intrappolato nella stessa condizione da almeno cinque anni. Il part-time involontario riguarda un lavoratore su dieci, l’8,5% degli occupati è comunque a rischio povertà e il 13,5% percepisce salari troppo bassi per vivere con dignità. La forbice salariale di genere rimane ampia, con le donne che guadagnano in media 781 euro in meno al mese rispetto agli uomini.

Arriva il “Kindness Act”: la prima proposta di legge sulla gentilezza in Italia

AGI – Arriva in Italia la prima proposta di legge in materia di gentilezza. Ad annunciarla alla vigilia della Giornata dedicata che si celebra in tutto il mondo il 13 novembre, il Movimento Italiano della Gentilezza.

Nato nel 2001, più di vent’anni fa, con lo scopo di diffondere e promuovere l’uso della gentilezza nella società favorendo il multiculturalismo e la coesione sociale, il MIG è diretto dalla presidente Natalia Re. “Abbiamo presentato in audizione al Parlamento la proposta di legge che mira al riconoscimento della gentilezza come nuovo indicatore di benessere sociale che andrebbe ad aggiungersi ai dodici Bes” così si chiamano le metriche identificate dall’Istat che includono valutazioni sociali, culturali e ambientali e non solo economiche nel definire il progresso di un Paese “già esistenti” spiega la presidente Re.

Quale messaggio volete lanciare con questa proposta?

“Innanzitutto vogliamo sottolineare che la gentilezza è un atto politico. Non appartiene alla sfera del privato, ma al campo della responsabilità pubblica e collettiva. Significa scegliere ogni giorno di orientare le relazioni, le decisioni e i linguaggi verso il rispetto, l’ascolto e la costruzione di comunità più giuste. È un dovere civico, prima ancora che un valore morale. Ognuno di noi è chiamato a farne pratica quotidiana e principio guida perché solo riconoscendo la gentilezza come atto politico possiamo trasformare la società in uno spazio di rispetto reciproco e progresso condiviso”.

Come è nata l’idea di provare a normare un sentimento così astratto come la gentilezza?

“Tutto è cominciato un anno fa, durante l’Assemblea Mondiale della Gentilezza che per la prima volta è stata ospitata dal nostro Paese. E oggi con l’affidamento alla Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere la proposta entra finalmente nel vivo”.

Ci sono esperienze di altri Paesi che hanno legiferato intorno alla gentilezza?

“Moltissime, l’Italia in questo senso non sarebbe sola. Un esempio è il Giappone che ha leggi che promuovono il rispetto reciproco e l’inclusione culturale; il Canada, che già nel 1988 aveva varato il Multiculturalism Act, una legge federale che promuove la multiculturalita? come un valore fondamentale per la societa? canadese. In Bhutan, invece, è stata introdotta la Felicita? Interna Lorda (Gnh), una misura di benessere adottata per guidare le politiche pubbliche, un’alternativa al prodotto interno lordo tradizionale. Poi ricordiamo l’Australia che si è concentrata sul combattere il bullismo e la violenza, in particolare nelle scuole e, infine, i Paesi Scandinavi che promuovono la gentilezza, il rispetto e l’inclusione sociale come parte integrante delle loro politiche pubbliche”.

Nel concreto cosa prevederebbe il nostro “Kindness Act”?

“Oltre alla proposta di far rientrare la gentilezza nel novero dei Bes, la proposta di legge si compone di due testi collegati, uno rivolto al mondo dell’istruzione, per promuovere la gentilezza come metodo educativo e di prevenzione del bullismo anche online e uno rivolto al mondo del lavoro e alla pubblica amministrazione in particolare, volto a favorire ambienti professionali inclusivi e rispettosi, liberi da molestie e discriminazioni. Inoltre, come parte integrante della proposta, è stata sviluppata anche una “Carta dei Sei Valori della Gentilezza” composta da sei principi fondamentali – rispetto, ascolto, solidarieta?, equita?, pazienza e generosita? – pensata per essere usata per orientare le politiche pubbliche, dalla gestione dei servizi sociali alla promozione della cultura, fino alla definizione delle politiche economiche. Il nostro obiettivo e? quello di costruire una societa? che, attraverso la gentilezza, promuova una crescita economica piu? inclusiva e sostenibile”.

Ma la gentilezza, quindi, può avere un “valore” quantificabile?

“Sebbene venga comunemente percepita come un concetto legato principalmente all’ambito sociale e psicologico  ha in realta? ripercussioni di vasta portata anche nell’economia. Questa connessione, pur non essendo immediatamente visibile o quantificabile tramite strumenti economici tradizionali, e? stata oggetto di diversi studi che esplorano la sua influenza sulla produttivita?, sul benessere individuale e, in ultima analisi, sull’andamento dell’economia di un paese, con un impatto tangibile sul Prodotto Interno Lordo”.

 

Stanzione: “Nessuna dimissione, agiamo in autonomia”

AGI – “Nessuna dimissione. Noi agiamo in piena autonomia anche quando prendiamo una decisione scomoda”. Lo ha detto in un’intervista al Tg1 il presidente dell’Autorità Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, che dopo le polemiche di questi giorni sottolinea: “Nessuna dimissione. Le accuse sollevate sono infondate, infatti non vi è mai stata una decisione del Garante assunta per ragioni diverse dall’applicazione della legge, in piena indipendenza di giudizio“. Secondo Stanzione “la narrazione del Garante come subalterno alla maggioranza di governo è una mistificazione che mira a delegittimarne l’azione, soprattutto quando le decisioni sono sgradite o scomode”.

“Ci dobbiamo ricordare – ha proseguito Stanzione – che il Garante assume delle decisioni talvolta contrarie al governo, talvolta favorevoli allo stesso. E questa è la vicenda dell’autonomia. Quando la politica può gridare allo scioglimento o alle dimissioni non è più credibile”.

Bonelli: “Stanzione si arrampica sugli specchi”

“Le parole di Stanzione al Tg1 sono una presa in giro per il Paese. Altro che autonomia: il Garante della Privacy è ormai diventato lo scudo politico del governo Meloni. Invece di spiegare perché un componente dell’Autorità, Ghiglia, sia andato nella sede di Fratelli d’Italia a parlare della sanzione contro Report – come dimostra l’email ‘domani vado da Arianna Meloni’ – Stanzione si autoassolve in diretta tv, come se nulla fosse accaduto. È una scena indegna per un’istituzione che dovrebbe essere indipendente: chi doveva vigilare sulla privacy dei cittadini e sull’autonomia dell’informazione si è trasformato in difensore del potere politico. Il Garante che doveva decidere sull’audio Boccia-Sangiuliano ha preso il posto di Sangiuliano stesso: siamo oltre la commistione, è un abuso istituzionale. Chiedo ancora una volta le dimissioni immediate di Stanzione e dell’intero collegio, perché dopo questa intervista non rappresentano più un’Autorità indipendente ma un apparato di copertura del governo Meloni”. Così Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e co-Portavoce di Europa Verde.

M5s: “Comizio del Garante al Tg1 senza domande”

“Stasera il Garante chiamato a decidere sull’audio Boccia-Sangiuliano sembrava aver preso il posto di Sangiuliano al Tg1. L’intervista al presidente del Garante della privacy Stanzione andata in onda al Tg1, è stato più che altro un comizio senza vere domande. Nessuna parola sui rapporti che Ghiglia ha intrattenuto con Giorgia e Arianna Meloni. Solo una difesa d’ufficio, costruita su misura per permettere di dire che, nonostante tutto ciò che è emerso, Stanzione e gli altri ben saldi sulla poltrona. Presenteremo un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai su tutto questo perché il principale telegiornale della Rai non può essere utilizzato per comizi in chiave difensiva senza che venga fatta alcuna vera domanda”. Così gli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai.

Pd: “Il garante non minimizzi, necessarie le dimissioni”

“Il quadro è preoccupante. Le inchieste giornalistiche hanno rivelato una gestione fortemente politicizzata dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, segnata da opacità e conflitti di interesse. Di fronte a tutto questo, il presidente Stanzione non può limitarsi a minimizzare. Serve un segnale netto di discontinuità per ristabilire fiducia e trasparenza. Chiediamo le dimissioni dell’intero Consiglio del Garante Privacy, unico atto in grado di restituire credibilità all’istituzione e di garantire ai cittadini una reale tutela dei propri diritti. Solo attraverso un rinnovamento profondo e indipendente sarà possibile assicurare la necessaria terzietà di un organismo che deve restare al di sopra di ogni logica politica”, dice il capogruppo democratico nella commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano commentando le parole del presidente Stanzione al Tg1.

Cecchettin ascoltato alla Camera: “La giustizia arriva dopo, serve educare”

AGI – La giustizia “serve ma arriva sempre dopo”, è invece importante la prevenzione e quindi l’educazione, “educare al rispetto, all’empatia, alla comprensione reciproca, e questo può avvenire attraverso la famiglia e attraverso la scuola”. Lo ha detto Gino Cecchettin, padre di Giulia uccisa dall’ex fidanzato, intervenendo in audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.

Oggi ricorre il secondo anniversario di quel femminicidio commesso da Filippo Turetta, il quale è stato condannato all’ergastolo per il delitto aggravato dalla premeditazione e dal legame affettivo con la vittima e che nei giorni scorsi ha rinunciato a difendersi in appello. A seguire, la Procura generale presso la Corte di appello di Venezia ha deciso di rinunciare a sua volta alla impugnazione contro la condanna all’ergastolo, cosa che aveva invece inizialmente annunciato per vedere riconosciute le ulteriori aggravanti della crudeltà e dello stalking, e quindi tra tre giorni, con una udienza davanti alla Corte di assise d’appello nell’aula bunker di Mestre, le parti prenderanno atto e formalizzeranno la doppia rinuncia, il che significa che la condanna all’ergastolo per Turetta diventa subito definitiva senza passaggio in Cassazione.

amare non è possesso, la forza non è dominio

E oggi ricorre il primo anniversario della Fondazione che porta il nome di Giulia e il cui presidente è proprio Gino Cecchettin. In audizione, l’uomo ha sottolineato di essere “un padre che ha visto la propria vita cambiare per sempre, ma non potevo stare fermo. Eventi simili ti cambiano, non c’è futuro, ed ho scelto di reagire e dare un senso a quel dolore. La Fondazione non è per coltivare il dolore ma per cambiare le cose“. Ed ha aggiunto che la prevenzione e l’educazione devono far capire che “amare non è possesso, la forza non è dominio”.

La violenza di genere è un “fenomeno strutturato, non nasce all’improvviso, non è un raptus, cresce lentamente in una società che minimizza”. Per Gino Cecchettin “non possiamo delegare ai tribunali ciò che spetta alla famiglia, alla scuola, prima che diventi tragedia“. E “se una scuola tace, parlano i social, parlano i modelli tossici, è il silenzio degli adulti a parlare”. L’impegno della Fondazione nasce dal desiderio di evitare che altri genitori soffrano quello che soffro io. Vorrei non ci fossero più Fondazioni per Giulia e per tutte le Giulie che verranno. Vi chiedo – ha detto ai componenti della commissione parlamentare – di fare prevenzione“.

 

 

Cecchettin ha spiegato che la Fondazione conta un comitato scientifico, con il compito di “creare elementi valoriali che poi trasmettiamo ai giovani”; un comitato divulgativo, che serve appunto per andare sul territorio; un comitato assistenziale composto da psicologi che ascoltano donne vittime di violenza e ci sono anche figure maschili che vi si rivolgono. Inoltre, un comitato giuridico, con 4 avvocati impegnati nella tematica relativa alle leggi e quindi nel caso avanzare proposte, e un comitato giovanile, “con cui cerchiamo di portare i valori della formazione tra i giovani e quindi attraverso questi raccogliere più informazioni e definire meglio come operare per prevenire ed educare al rispetto”. Tanti i progetti messi in piedi dalla Fondazione, “sono una cinquantina”, e – ha concluso Gino Cecchettin – “il mio, il nostro desiderio è quello di guardare il futuro con occhi di speranza. Ascolto i giovani, auspico che facciano tante domande e noi tutti dovremmo ascoltarli di più”.

 

 

 

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Anziana travolta e uccisa da un’auto a Pordenone. Trascinata per 20 metri sull’asfalto

AGI – Una donna è stata investita e uccisa da un’auto, che l’ha trascinata per diversi metri sull’asfalto dopo l’impatto. È quanto accaduto a Pordenone dove – secondo quanto riportato dalla stampa locale – la vittima è stata travolta da un veicolo.

La donna sarebbe rimasta agganciata al veicolo e trascinata. Alla guida dell’auto un uomo di 32 anni. Il guidatore non si sarebbe accorto ne’ dell’impatto, ne’ di aver, agganciato la donna. La donna – si legge sempre sui media – è stata trasportata in ospedale dove e’ deceduta per i traumi riportati.

Incendio in un edificio occupato a Roma, si lancia dalla finestra per sfuggire alle fiamme

AGI – Paura questa mattina a Tor Cervara, alla periferia est di Roma, dove un violento incendio è divampato intorno alle 7.20 all’interno di un edificio abbandonato in via Cesare Tallone. Dalle prime ricostruzioni, un uomo che si trovava al secondo piano dell’edificio avrebbe tentato di mettersi in salvo lanciandosi da una finestra per sfuggire alle fiamme. Soccorso dal personale sanitario, è stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale Sandro Pertini. L’uomo avrebbe riportato diverse fratture e un’intossicazione da monossido di carbonio. E’ in pericolo di vita.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno trovato alcune persone all’interno della struttura, utilizzata come rifugio da occupanti. Le fiamme si sono propagate rapidamente, rendendo necessario l’intervento di piu’ squadre per domare il rogo e mettere in sicurezza l’area.

I primi a lanciare l’allarme sono stati alcuni agenti dell’Unità Spe della polizia locale di Roma Capitale, di passaggio nella zona che hanno allertato i soccorsi. In supporto sono poi giunte altre pattuglie del V Gruppo Casilino, impegnate nella gestione della viabilità e nell’assistenza alle operazioni dei pompieri. Via Cesare Tallone è stata chiusa al traffico, con interdizione anche dell’accesso da via di Tor Cervara.  Sulle cause del rogo sono in corso accertamenti da parte della polizia di stato. 

Nas smascherano ambulatorio estetico abusivo: denunciato studente fuori corso a Catania

AGI – Studente di medicina fuori corso, ma già con suo ambulatorio di medicina estetica. È la scoperta dei carabinieri del Nas di Catania. In un appartamento, eseguiva trattamenti estetici a base di botulino e acido ialuronico un ragazzo della provincia catanese, ora denunciato.

 

 

I militari, nel corso delle attività di indagine e controllo volte a garantire la sicurezza e la salute pubblica, che include anche la lotta all’esercizio abusivo delle professioni sanitarie, in una perquisizione domiciliare, disposta dalla magistratura etnea, hanno rinvenuto confezioni ancora integre di botulino e acido ialuronico, dispositivi medici di varia tipologia (aghi, cannule, bende, etc.) e, nella spazzatura, i medicinali già inoculati.

 

Molti dei farmaci utilizzati sono risultati di produzione estera e privi dell’autorizzazione all’immissione in commercio rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Trovate anche le schede pazienti dove erano state annotate le generalità dei clienti, i trattamenti eseguiti o da eseguire e il tariffario applicato, grazie alle quali è stato possibile ricostruire il giro d’affari di oltre 75.000 euro relativo al solo primo quadrimestre del 2025. Lo studente di medicina, che aveva una partita Iva come commerciante ambulante, deve rispondere di esercizio abusivo della professione di medico estetico. 

 

Ritrovato l’elicottero precipitato, a bordo l’orafo Paglicci e l’imprenditore Casini

AGI – È stato individuato dalle squadre dei soccorritori nei boschi di Badia Tebalda (Arezzo), un’area particolarmente impervia, l’elicottero scomparso di radar ieri pomeriggio, mentre volava sull’Alpe della Luna, al confine tra le province di Pesaro-Urbino e Arezzo. A bordo due persone: Mario Paglicci, 77 anni, imprenditore aretino e fondatore di Gimar, azienda che opera nel mondo della gioielleria orafa e Fulvio Casini di 67, originario di Sinalunga, in provincia di Siena.

Avevano la comune passione del volo ed erano considerati piloti esperti. Amici da sempre, erano partiti ieri dall’aeroporto ‘Giovanni Nicelli’, dal Lido di Venezia, a bordo di un Augusta Westland 109, con destinazione l’aviosuperficie ‘Serristori’ di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.

Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe stata un’avaria a bordo, mentre il velivolo viaggiava tra Marche e Toscana, segnalata al cellulare a una parente di Paglicci, poi l’allarme, scattato intorno alle 17 con una richiesta di aiuto al 118 della Asl Toscana Sud Est attraverso il sistema satellitare internazionale Cospas-Sarsat, progettato per coordinare operazioni di ricerca e soccorso.

Sul posto dove è stato ritrovato il velivolo stanno convergendo le squadre di terra del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza, elitrasportate da mezzi dell’Aeronautica Militare e degli stessi Vigili del Fuoco.

Aperta un’inchiesta

L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) ha avviato un’inchiesta di sicurezza sull’incidente occorso all’AW109S marche di registrazione I-CLMH. L’Ansv e’ in contatto con gli enti preposti alla ricerca e soccorso ed ha disposto l’invio, nella zona dell’incidente, di un proprio team investigativo per la raccolta di evidenze utili all’indagine. 

Labubu introvabili e falsi, maxi sequestro a Palermo

AGI – Sono ormai un’ossessione, più che una tendenza di moda. Al punto che hanno invaso anche il mercato del falso. E a Palermo di Labubu, i pupazzetti cinesi che hanno conquistato anche star internazionali della musica e del cinema, ne sono stati trovati oltre diecimila. Rigorosamente falsi da vendere come autentici al costo medio di 50 euro. Ma il colpo che avrebbe consentito di raccogliere oltre 500 mila euro sul mercato è fallito grazie a un’operazione della Guardia di Finanza di Palermo.

È scattato il sequestro e i diecimila pezzi, del tutto simili a quelli disegnati da Kasing Lung, un artista di Hong Kong, e venduti in tutto il mondo dal colosso nella produzione e vendita di giocattoli Pop Mart, sono stati sottratti ad alcune attività commerciali che avrebbero provveduto a distribuirli sul mercato. Sette persone sono state denunciate. Tra gli articoli sequestrati c’erano anche pezzi considerati da collezione e di un valore decisamente superiore al prezzo base.

Come distinguere un Labubu falso

A destare sospetti su originalità e provenienza, anche la fattura e il packaging dei prodotti: dai controlli è emerso che quasi tutti i Labubu fossero imitazioni perfette degli originali, realizzate con materiali di qualità inferiore ma riprodotti con una cura tale da rendere difficile per un comune acquirente distinguere gli esemplari autentici da quelli falsi. I prodotti, acquistati senza fattura da canali non ufficiali o da piattaforme e-commerce venivano venduti a prezzi di poco inferiori a quelli praticati per gli originali e riportavano loghi, colori e confezioni del tutto simili a questi ultimi, spesso corredati da etichette e codici identificativi non conformi o falsificati.

Il caso del negozio e le blind box

In un caso, l’intervento dei finanzieri ha riguardato un negozio di giocattoli di una nota catena di distribuzione, all’interno di un centro commerciale cittadino: proprio in questo esercizio commerciale è stato rinvenuto il maggior numero di pupazzetti falsi, ben 3mila tra negozio e magazzino, dove sono stati trovati molti cartoni colmi sia di Labubu imbustati sia di scatole per il confezionamento, segno evidente che gli addetti al negozio provvedevano anche a creare i pacchetti sorpresa, o blind box, che hanno finito per creare una vera e propria dipendenza dall’acquisto per i collezionisti di tutto il mondo. Tra gli esemplari sequestrati anche alcune copie più piccole di un modello, in teoria introvabile, venduto nel mese di giugno a un’asta di Pechino al prezzo di 130.000 euro.

 

 

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Tragico incidente sulla tangenziale sud di Bergamo, tre morti

AGI – Un tragico incidente all’alba di domenica ha causato tre morti alle porte di Bergamo: le vittime sono un 21enne di Lodi, un 23enne di Melzo e un 62enne della Bassa Bergamasca. Erano le 7.30 quando sulla Tangenziale Sud, nei pressi dello svincolo di Stezzano, una Mercedes con a bordo due giovani milanesi ha superato una Hyndai con a bordo due donne e si è scontrata frontalmente con un furgone Berlingo che viaggiava nella direzione opposta, verso Curno.

A perdere la vita sono stati il 23enne alla guida della Mercedes diretta verso Seriate e il 62enne alla guida del furgone e poche ore dopo è deceduto in ospedale anche il 21enne che si trovava sul posto del passeggero dell’auto. Ferito in modo serio anche un 64enne, fratello del conducente del furgone. Illese invece le due donne di 55 e 56 anni che viaggiavano sulla Hyundai superata dalla Mercedes. Il tratto interessato dall’incidente è stato riaperto al traffico solo dopo alcune ore.

Anche se il tratto era in rettilineo, c’era il divieto di sorpasso con la linea continua e la visibilità era scarsa. Già il 14 febbraio nello stesso tratto aveva perso la vita un 33enne di Stezzano a causa di un sorpasso azzardato. Per i rilievi sono intervenuti i carabinieri di Bergamo. 

La chiesa di Albano rischia di crollare, non ci sono fondi

AGI – La chiesa è chiusa per rischio crolli e scatta l’appello ai fedeli per finanziare la ricostruzione. Dopo il recente cedimento di una parte della Torre dei Conti nel cuore di Roma, un’altra struttura di importante valore culturale mostra pericolosi segni di cedimento. Si tratta di San Pietro Apostolo in pieno centro storico di Albano, proprio sulla via Appia. Il suo nome è legato al ricordo del passaggio del santo pescatore in territorio albanese sin dai tempi di papa Ormisda (514-523). Dal marzo dell’81 l’edificio è affidato all’Opera della Chiesa.

“Da lunedì – annuncia il parroco don Luigi Maqueda – consentiremo ai fedeli di vedere con i propri occhi in che condizioni si trova la chiesa affinché sia evidente la portata dei lavori di ristrutturazione necessari”. E poi a ciascuno (diecimila è il numero dei cattolici nell’area di competenza della parrocchia) sarà chiesto di partecipare alla raccolta fondi secondo la propria “buona volontà”. Già è pronto il volantino da distribuire ai devoti: “Custodiamo la storia insieme. Il tuo contributo fa la differenza”, recita la scritta che sovrasta la galleria di personaggi che hanno contribuito a tenere viva San Pietro Apostolo, ognuno vestito con gli abiti delle varie epoche storiche attraversate dall’antico luogo di preghiera.

Finanziamenti regionali per il recupero

Oggi la situazione è critica e il tempo corre. La parrocchia è già presente nella delibera regionale del dicembre scorso con la quale si danno soldi (oltre un milione e 600 mila euro in tutto) per il recupero di sei chiese. E cioè, San Martino in Torano e Borgorose e al Santuario di S. Vittoria a Monteleone Sabino (Rieti), il monastero di Santa Rosa (Viterbo) e, nella provincia di Roma, le parrocchie di Sacramento e Santi Martiri Canadesi, S. Maria in Domnica e San Pietro Apostolo appunto. Il totale della spesa pubblica è di oltre un milione e mezzo di euro e la chiesa di Albano risulta beneficiaria dell’importo maggiore: 500 mila.

Però c’è un dettaglio. La Regione si è messa le mani in tasca specificando che il suo è un “concorso nelle spese”. Ovvero, oltre il 30 per cento (vale a dire circa 230 mila euro) va messo da altri. Da chi? “La parrocchia s’impegnerà al massimo”, garantisce don Luigi. E la Diocesi di Albano? “Faremo la nostra parte – assicura il vescovo Vincenzo Viva – se serve ricorreremo anche ai fondi dell’8 per mille”.

Chiusura per motivi di sicurezza

Dal marzo scorso, per motivi di sicurezza la sede religiosa è stata chiusa al culto, perché “dopo un’attenta analisi delle riprese fotografiche ad alta definizione – ha scritto l’architetto Mauro Guadagnoli – è emersa una grave compromissione della stabilità della quarta capriata”. Per cui, “si raccomanda di disporre con urgenza la chiusura dell’edificio, al fine di garantire la pubblica incolumità”.

Una storia di danni e incuria

I danni non sono nuovi. È dal 1996 che sono agli atti richieste e avvio di lavori di recupero. Eppure la situazione è andata sempre peggiorando, fino al “2003/2004 – ricorda il parroco – quando si è verificato l’assestamento del tetto della chiesa, con il conseguente ‘gonfiamento’ dell’intonaco sotto le travi, la caduta di pezzi di intonaco a terra e, nei momenti di pioggia forte, infiltrazioni d’acqua nella parte centrale della chiesa dovuta alla mancata collocazione della guaina nel ‘colmo’ della chiesa”.

Al momento le Messe (e l’adorazione eucaristica) si celebrano in un ambiente adiacente, sempre del complesso parrocchiale. Mentre le altre funzioni (per esempio battesimi, matrimoni, funerali) vengono “ospitate” nella vicina Cattedrale di San Pancrazio martire. La speranza è l’ultima a morire.

Sangue sulle strade, una 36enne incinta muore sull’A22 e una 18enne nel Bolognese

AGI – Una 36enne al nono mese di gravidanza è morta in un incidente stradale sulla A22 tra i caselli di Mantova Nord e Nogarole Rocca, in direzione Brennero. Tra pochi giorni avrebbe partorito. La vittima, deceduta sul colpo a causa di un forte tamponamento, è la modenese Stefania Palmieri.

Molto nota nel capoluogo emiliano perché figlia di un chirurgo, ha riferito Il Resto del Carlino. Lavorava a Dolo, in provincia di Venezia, per un’azienda di scarpe milanese, mentre a Modena gestiva alcune proprietà insieme alla famiglia. La donna stava andando a fare visita ad alcuni parenti nel Veronese. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del fuoco e la Polizia stradale del compartimento di Verona per gli accertamenti.

Tragedia nel Bolognese, diciottenne travolta e uccisa

Un altro incidente mortale si è verificato nel bolognese e la vittima ha soltanto 18 anni. Era una studentessa, che ieri intorno alle 18 è stata travolta da un’auto. Stava attraversando la strada nei pressi della sua abitazione a Pieve di Cento, in provincia di Bologna. Era sulle strisce pedonali, quando l’auto l’ha centrata in pieno. Alla guida della vettura un 78enne che si è fermato e ha cercato di prestare i primi soccorsi. L’anziano ha anche chiesto l’intervento del 118. Un’ambulanza ha raggiunto il luogo dell’incidente ma i soccorsi si sono rivelati subito inutili. La 18enne è morta poco dopo il violento impatto.

Ventenne muore dopo uno scontro nel Novarese

Un ragazzo di 20 anni ha perso la vita in un incidente stradale questo pomeriggio a Barengo, in provincia di Novara. Il giovane, alla guida della sua auto, stava percorrendo la provinciale 17 quando, per cause ancora in corso di accertamento, si è scontrato con un camion. Sul posto i soccorritori del 118, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del giovane automobilista. 

Fiuto, norme e IA: cosa serve per riportare a casa le opere d’arte rubate

AGI – Quadri, gioielli, reperti archeologici, pale d’altare, scomparsi e mai più ritrovati. Furti che hanno sottratto al patrimonio artistico italiano pezzi di inestimabile valore. Il 3 gennaio 2018 al Palazzo Ducale di Venezia sono stati sottratti due orecchini e una spilla di diamanti appartenenti al tesoro dei Moghul e dei Maharaja, preziosissimi oggetti realizzati tra il XVI e il XX secolo per un importo da 3 milioni di euro. I responsabili furono arrestati, ma della refurtiva si perse traccia. Nel 2024, al Vittoriale degli Italiani furono portate via 49 opere d’arte del maestro Umberto Mastroianni. Ma in tutto, sono oltre un milione e 700 mila le opere d’arte che mancano all’appello. 

Ma ogni tanto c’è anche qualche buona notizia. “La Madonna con Bambino” di Antonio?Solario e una pala d’altare dell’artista bolognese Orazio Samacchin sono gli ultimi beni a tornare a casa dopo oltre 50 anni grazie al lavoro di uno speciale nucleo dei carabinieri specializzato in questo tipo di indagini. A raccontare all’AGI come agiscono i nostri detective dell’arte è il Tenente Colonnello Lanfranco Disibio, Capo Sezione Operazioni e Logistica del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e “Casco Blu della Cultura” , tra gli artefici delle indagini che hanno riportato in Italia il dipinto “Il vaso di fiori” rubato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il nucleo Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) viene istituito nel 1969, precedendo di un anno la Convenzione Unesco di Parigi del 1970, con la quale si invitavano, tra l’altro, gli Stati Membri ad adottare le opportune misure per impedire l’acquisizione di beni illecitamente esportati e favorire il recupero di quelli trafugati, nonché a istituire uno specifico servizio a ciò finalizzato. Quello che rende unico questo nucleo è la stretta collaborazione con il ministero della Cultura e a spiegarlo è proprio il Tenente Colonnello Disibio presentando le attività “I nostri carabinieri vengono tratti dall’organizzazione territoriale, devono avere un’esperienza di carattere investigativo per cercare di recuperare le opere d’arte, mentre la componente tecnico-scientifica è fornita dal Ministro della Cultura. Non siamo archeologi, non siamo architetti, non siamo storici dell’arte, facciamo un corso di specializzazione che ha lo scopo di preparare il personale a conoscere quegli strumenti normativi, giuridici e legislativi che consentono di fare le attività investigative funzionali al recupero dei beni culturali. Ovviamente il lavoro viene condotto insieme al ministero della Cultura: questa è, la peculiarità, la cifra distintiva italiana che attira molto dal punto di vista dell’attenzione internazionale”. 

Cosa serve a questo tipo di indagini? 
Sicuramente un quadro normativo nazionale e internazionale adeguato e poi una banca dati. Dal 2022, è stato introdotto il titolo VIII nel Codice Penale specificamente dedicato ai beni culturali che ha introdotto una serie di condotte illecite che riguardano il patrimonio culturale tipizzando l’oggetto giuridico di tutela, innalzando le pene: furto di bene culturale, ricettazione di bene culturale, appropriazione indebita di bene culturale.

E la tecnologia come vi aiuta?
La banca dati è un pilastro fondamentale. Perché questi beni riappaiono sul un mercato a distanza di moltissimi anni, perché viaggiano su un mercato grigio e non su un mercato illegale, perché un’opera rubata può riapparire dopo 80 anni. Si può perdere la memoria del furto, e l’opera può apparire in un museo, in una mostra come se nulla fosse. La banca dati serve per sopravvivere all’Alzheimer, e attraverso le immagini continuare la ricerca nel mercato dell’arte, con la comparazione continua dei beni in vendita con quelli da ricercare. Questa banca dati che originariamente era analogica, è diventata a partire dagli anni ‘80-’90 digitalizzata.

 

 

Quanti beni contiene?

Abbiamo 1.325.327 beni rubati e 1.042.333 immagini inserite. All’interno della banca dati ci sono più di 67.436 beni denunciati, di cui 61.870 in Italia e 5.566 provenienti dall’estero, perché i paesi stranieri sanno che noi facciamo questo lavoro sistematico di controllo e moltissime volte recuperiamo beni che sono stati rubati e sottratti in un paese straniero.

Come funziona materialmente la banca dati?
Per fare un esempio. Se c’è la tela che contiene una Madonna con Bambino, questa viene scomposta e con un menù a tendina, con una serie di questioni pre – impostate viene catalogata. Quando sarà il momento di fare una ricerca con un’opera analoga ci sarà una ricerca dove verranno restituiti i risultati di tutte le madonne con bambino e con magari una candela che sono presenti nella banca dati. Con la digitalizzazione, questo processo è stato migliorato con un riconoscimento fotografico. Quello che prima si faceva a mano, oggi si fa con pochi passaggi, molto più veloci. 

L’intelligenza artificiale vi sta aiutando?
Il progetto SWOTS sta per Stolen Works of Architecture System che è un’evoluzione dell’infrastruttura informatica della banca dati che viene utilizzata per la ricerca automatica dei dati sul web, sul social network e sul dark web. L’operatore dà le indicazioni alla macchina di ricercare un determinato evento, un determinato spazio e questo permette al sistema di individuare un’opera, un quadro con determinate caratteristiche anche all’interno di un sito, di un’agenzia immobiliare che sta vendendo una casa e nel vendere quella casa ha messo un’immagine di una stanza dove c’è un’opera scomparsa e quindi andiamo a ritrovare questi beni. Questo permette di fare controlli massivi sui beni che noi controlliamo, aumentare la quantità delle informazioni sui beni culturali in circolazione e questo rafforza anche la cooperazione internazionale. 

È un sistema che ha già portato i suoi frutti?
Abbiamo avuto molti effetti positivi dall’utilizzo di questo sistema. Un’evoluzione del software permetterà di fare questo tipo di verifiche anche sui beni tridimensionali, fare accerti sui video, anche su immagini non particolarmente nitide. Grazie all’Intelligenza artificiale, a  partire dal 2023 sono stati localizzati 192 beni: dei quali 66 sono già stati recuperati; 128 rubati in Italia e localizzati in Italia; 30 rubati in Italia e localizzati all’estero; 23 rubati all’estero e localizzati all’estero e infine, 2 rubati all’estero e trovati in Italia.

Nei furti di un’opera pittorica o di una pala d’altare succede spesso che per non renderla riconoscibile e per massimizzare i profitti viene tagliata. Da una pala d’altare posso ricavare 4 o 5 quadri che poi rimetterò sul mercato, così la rendo più difficilmente riconoscibile Il sistema di intelligenza artificiale riesce a individuare quel dettaglio che è stato tagliato e che è diventato praticamente un quadro a parte.

 

(continua…)

 

 

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Esplode una palazzina del Torinese, donna ferita in modo grave

AGI – Forte esplosione questa mattina in una palazzina di Rivarolo Canavase, in provincia di Torino, dove un’anziana coppia è rimasta ferita, lei in modo grave, il marito con lesioni lievi.  A dare l’allarme, intorno alle 7, sono stati i residenti che hanno udito un forte boato. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 e i vigili del fuoco, impegnati a ricostruire la dinamica dell’incidente. 

Italgas: impianti integri

Dai primi rilievi effettuati nell’abitazione coinvolta nell’esplosione, è emerso che gli impianti di pertinenza della Società sono esterni all’appartamento e risultano integri. La causa sarebbe dunque da ricercare in un possibile malfunzionamento dell’impianto interno o di un’apparecchiatura”. E’ quanto si legge in una nota di Italgas, a seguito della forte esplosione. 

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