Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Si schianta dopo l’inseguimento con i carabinieri: l’impatto è così forte che la targa resta attaccata al guardrail

Accade a Massa di Somma, nel Napoletano: un 19enne, su un’auto rubata, è scappato all’alt dei carabinieri e si è schiantato durante l’inseguimento. Il giovane, incredibilmente illeso nell’incidente, è stato arrestato.
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Smartphone in cella, 18 indagati ad Avellino
AGI – I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino, insieme a personale della Polizia Penitenziaria della locale Casa Circondariale e del Nucleo Investigativo Regionale per la Campania, stanno dando esecuzione a un decreto di perquisizione locale e personale emesso dalla procura a carico di 18 indagati che sono tutt’ora o sono stati detenuti nell’istituto penitenziario del capoluogo di provincia campano a partire da giugno 2024.
Tutti devono rispondere di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (art. 391 ter c.p.), mentre un indagato risponde anche di atti persecutori.
La perquisizione sta interessando le celle che risultino ancora occupate dagli indagati presenti nel penitenziario Antimo Graziano per sequestrare smartphone e sim telefoniche indebitamente detenute. L’indagine è nata a febbraio scorso per contrastare il crescente fenomeno dell’uso, all’interno delle carceri, di telefonini. Partendo da singoli casi emersi nel corso di altre indagini, l’inchiesta ha permesso di acquisire una ingente mole di tabulati telefonici e telematici, utili a individuare le utenze spesso intestate a persone inesistenti sul territorio italiano, e mirate indagini telematiche e l’analisi del circuito relazionale sono arrivate all’identificazione dei familiari e degli amici contattati dai detenuti. Sui profili social di alcuni indagati, alimentati grazie a quelle utenze, sono emersi messaggi e anche immagini di rilievo investigativo.
Le indagini hanno dimostrato che l’uso dei cellulari e degli smartphone, da parte dei detenuti, oltre a consentire contatti non autorizzati con l’esterno, è strumento idoneo alla realizzazione di altri reati. In tale quadro, a carico di un indagato sono emersi gravi indizi di colpevolezza per il reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) compiuti ai danni di una donna, vedova della vittima dell’omicidio per il quale lo stesso detenuto è indagato.
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In carcere per omicidio, si procura un telefono e tormenta la moglie della vittima

Perquisizioni in corso nel carcere “Antimo Graziano” di Avellino, su decreto nei confronti di 18 indagati; i controlli per trovare telefoni e sim.
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Madre uccide il figlio di 9 anni tagliandogli la gola
AGI – Ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola e facendolo morire dissanguato. Il fatto è accaduto mercoledì sera nell’abitazione in cui vivevano madre e figlio di piazza Marconi nel centro della cittadina di Muggia (Trieste). La donna, di nazionalità ucraina, è separata dal padre e la vicenda era seguita dal tribunale ma anche dai servizi sociali. A dare l’allarme è stato il padre, un triestino del 1967, che vive all’estero e che ha contattato le forze dell’ordine, non riuscendosi a mettersi in contatto con la donna per la riconsegna del minore.
Con l’ausilio dei vigili del fuoco il personale è entrato nell’abitazione rinvenendo il corpo esanime del bambino che presentava ferite di arma da taglio al collo e la madre, in stato di shock, con dei tagli sulle braccia, per i quali è stata presa in cura dai sanitari e trasportata presso il nosocomio di Cattinara.
Gli accertamenti della Squadra Mobile diretta dal pm intervenuto sul posto e i rilievi della Polizia Scientifica hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti attribuendo la responsabilità del gesto in capo alla madre, che ha tentato successivamente di togliersi la vita. Il nucleo familiare risulta essere seguito da diversi anni dai Servizi Sociali del Comune di Muggia. La donna al termine delle attività sarà tradotta presso la Casa Circondariale di Trieste.
La polizia di Trieste in una nota precisa che “ha dato esecuzione al fermo disposto dall’Autorità Giudiziaria a carico di una donna di 55 anni di origine ucraina residente a Muggia per l’omicidio del figlio di 9 anni”.
Elena sequestrata e picchiata dall’ex: “Mi ha detto che si fermerà solo dopo avermi uccisa, vivo nel terrore”

“Se non lo fermano, il mio potrebbero essere il prossimo femminicidio”, le parole di Elena a Fanpage.it che vive nel terrore dopo mesi di stalking, minacce e violenze.
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Sequestrati 2,2 milioni a Giancarlo Tulliani
AGI – Una villa ubicata a Roma, conti correnti accesi in Italia e all’estero e due autovetture di cui una di lusso, per un valore complessivo di circa 2,2 milioni di euro: è l’inventario del maxisequestro per un importo di più di 2 milioni di euro nei confronti di Giancarlo Tulliani, residente a Dubai e attualmente latitante.
Il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (S.C.I.C.O.) ha eseguito, un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Tulliani, cognato di Gianfranco Fini.
L’attività di indagine trae origine da una precedente inchiesta giudiziaria che nel 2017 portò all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio GIP del Tribunale di Roma nei confronti dei componenti di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita alla commissione dei reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, veniva impiegato, oltre che in attività economiche e finanziarie, anche nell’acquisizione di immobili da parte della famiglia Tulliani, in particolare Giancarlo. Il predetto, dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro di provenienza illecita, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, trasferiva le somme all’estero, utilizzando i propri rapporti bancari. Tali proventi illeciti venivano reimpiegati in acquisizioni di beni immobili e mobili, sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza.
A conclusione dell’iter processuale di primo grado, Giancarlo Tulliani, tuttora latitante, è stato condannato alla pena di 6 anni di reclusione per il reato di riciclaggio; contestualmente è stata disposta la confisca dei beni, pari ai proventi illecitamente accumulati (sentenza di condanna del 30 aprile 2024 del Tribunale Ordinario di Roma – Quarta Sezione Penale).
Le indagini economico-patrimoniali e finanziarie, svolte dalle Fiamme Gialle dello SCICO hanno dimostrato la rilevante sperequazione economica tra i redditi leciti dichiarati dal proposto rispetto al suo tenore di vita e al valore dei beni (mobili, immobili e finanziari) di cui lo stesso risultava titolare o di cui ha avuto la concreta disponibilità nel periodo 2008-2015. Da qui il sequestro effettuato nella giornata odierna.
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Muore a 30 anni con il figlio durante il parto, la perizia conferma: “Deceduta a causa di un’embolia”

Una perizia depositata dalla Procura di Pavia ha confermato che Andreaa Mihaela Antochi, la 30enne morta con il suo bimbo durante il parto al San Matteo a Pavia, è deceduta per un’embolia.
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Labubu, cuffiette e cinture: maxi sequestro di merce contraffatta a Genova
AGI – Più di 1 milione di articoli sequestrati, per un valore di oltre 3,5 milioni di euro: è questo il bilancio dell’intensa attività condotta, negli ultimi tre mesi, dai Baschi Verdi del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Genova. I sestieri oggetto dei controlli quelli della Maddalena, Portoria, Prè e Molo.
L’attività si è sviluppata lungo via Adua, via Balbi, via Pré, via Gramsci, il Ghetto ebraico, via San Luca e piazza Caricamento. Tutte zone caratterizzate da elevata concentrazione di attività commerciali e flusso pedonale e, pertanto, potenzialmente ad alto rischio di vendita illegale di merce contraffatta e commercializzazione di prodotti non sicuri.
Questi i risultati: un valore di oltre 3 milioni e mezzo di merce sequestrata, 6 soggetti segnalati alla Camera di Commercio per violazioni amministrative, sanzioni per oltre 11.000 euro e 27 persone denunciate per reati di ricettazione e contraffazione.
Il materiale sequestrato – oltre 1 milione di articoli – comprende una vasta gamma di prodotti riconducibili a differenti categorie merceologiche: dai classici accessori di moda e abbigliamento – scarpe, cinture, foulard, copricapi e occhiali – recanti loghi e segni distintivi contraffatti dei più noti marchi internazionali tra cui Gucci, Louis Vuitton, Nike e Adidas, realizzati con materiali di scarsa qualità ma riprodotti con tecniche idonee a trarre in inganno il consumatore, a numerosi dispositivi elettronici falsificati, tra cui auricolari modello Apple “AirPods”, smartwatch “Apple Watch”, cinturini e orologi di lusso contraffatti. Rinvenuti anche caricatori, cavetteria USB e accessori per smartphone sprovvisti della marcatura CE, potenzialmente pericolosi per l’utente finale a causa dell’assenza di adeguati sistemi di protezione elettrica.
Tra la merce contraffatta, anche oltre 13.500 Labubu: ricercatissimi personaggi da collezione diventati virali su social media grazie a un “tam tam” di influencer e star dello spettacolo. I peluche, rinvenuti all’interno di diversi magazzini in uso al medesimo esercizio commerciale del centro storico di Genova, hanno subito catturato l’attenzione dei militari. Tali prodotti, infatti, sono in vendita soltanto nello store ufficiale di Milano, presso il temporary store della Rinascente del capoluogo meneghino, nonché sul sito online della casa produttrice, la Pop Mart. Pertanto, è apparso inverosimile che i peluche presenti nel negozio genovese fossero originali.
Diversi gli elementi che permettono di riconoscere la natura contraffatta del prodotto: primo fra tutti, il codice QR impresso sull’etichetta e sulla confezione, che rimanda a un sito creato ad hoc per ingannare il consumatore, simile a quello della Pop Mart; inoltre, i peluche contraffatti hanno delle caratteristiche fisiche ricorrenti, quali orecchie troppo distanziate tra loro e un numero di denti diverso da quello presente nel prodotto originale (nove). In alcuni casi, inoltre, i falsari hanno prodotto dei modelli Labubu mai disegnati dalla Pop Mart.
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Santa Maria a Vico, annullata ordinanza per Veronica Biondo. Martusciello: “Candidata alle Politiche”

Annullata l’ordinanza per voto di scambio politico mafioso nel Casertano; agli arresti erano finiti sindaco, vicesindaco, amministratori e due esponenti del clan Massaro.
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Muore per una meningite non diagnosticata, tre medici a processo: “Ricordare l’accaduto ci fa a pezzi”

Per la morte di Valeria Fioravanti sono finiti a processo tre medici. Ieri sono stati chiamati a testimoniare i familiari della giovane: “Ricordare ci fa a pezzi”.
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Fedez e Mr Marra denunciano: “Sono venuti a cercarci due finti poliziotti, non ci facciamo intimidire”

Mr Marra e Fedez hanno presentato un esposto in Procura dopo che due persone si sono presentate alla portineria dell’ufficio della società Doom, quella di Fedez, fingendosi poliziotti.
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Case vendute a 15 milioni di euro, solo 50mila vanno al Comune: l’edilizia di lusso è sulle spalle dei milanesi

Perché il cantiere appena sequestrato di viale Papiniano 48 è l’emblema di come a Milano il privato ha portato via risorse al pubblico, con il benestare degli uffici comunali: per un condominio extralusso in pieno centro, con piscine private e appartamenti da milioni di euro, al costruttore si chiede di versare nelle casse della città poco più di 50mila euro. L’esclusiva di Fanpage.it.
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Simone Cicalone denuncia: “Aggredito nella metro Ottaviano di spalle, erano in dieci”

“Erano in dieci, mi hanno colpito di spalle”. Simone Cicalone, lo youtuber che cerca i borseggiatori nelle metro a Roma ha denunciato una nuova aggressione.
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La Procura sequestra il cantiere di viale Papiniano a Milano: “Abuso edilizio e area sottoposta a vincolo”

La Procura di Milano ha disposto il “sequestro preventivo d’urgenza” del cantiere di viale Papiniano 48, in zona Navigli. Secondo gli inquirenti, ci sarebbe un “abuso edilizio” e l’area sarebbe già sottoposta a vincolo.
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Milano Cortina, svelate le uniformi ufficiali firmate Salomon
La Fondazione Milano Cortina 2026 ha presentato le uniformi ufficiali che saranno indossate da oltre 18.000 volontari e dal personale del Comitato Organizzatore durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. In totale, più di 25.000 persone vestiranno le nuove uniformi, frutto della collaborazione creativa tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e Salomon, Premium Partner dell’evento.
Capi d’abbigliamento che sono il risultato di un lavoro collettivo, l’incontro tra innovazione, design e l’impegno di tanti professionisti. La presentazione ufficiale si è svolta a Milano, con un evento esclusivo che ha offerto agli ospiti la possibilità di assistere ad una delle tappe più significative della “Road to the Games”.
Per un evento di portata globale come i Giochi Olimpici e Paralimpici, le uniformi vanno infatti oltre l’abbigliamento tecnico: rappresentano valori quali l’identità, l’appartenenza e lo spirito di squadra. I volontari, primo punto di contatto con atleti e spettatori, incarnano lo spirito di accoglienza e organizzazione.
Le loro uniformi li rendono immediatamente riconoscibili, rafforzando il senso di partecipazione e diventando il simbolo di un’esperienza unica. Un elemento semplice ma potente, che parla di uguaglianza, rispetto reciproco e impegno collettivo. Le uniformi uniscono persone di origini diverse in una missione condivisa, affinché l’impegno di ognuno si trasformi in un’eredità comune.
La collaborazione con Salomon e il valore delle uniformi
La creazione delle uniformi nasce dalla collaborazione avviata due anni fa tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e Salomon. Questo progetto rappresenta uno dei risultati più emblematici della partnership: l’espressione di un lavoro di squadra che troverà il suo compimento quando le uniformi saranno indossate durante i Giochi.
Guidata da quasi 80 anni dalla passione per gli sport di montagna, Salomon ha messo la propria esperienza al servizio dell’evento, realizzando capi ad alte prestazioni pensati per coloro che dedicheranno tempo ed energia per realizzare uno spettacolo unico e memorabile. “Le uniformi sono molto più di un semplice abbigliamento: rappresentano design, stile e funzionalità – ha spiegato Andrea Varnier, Ceo di Milano Cortina 2026 – Saranno i nostri volontari e lo staff, con la loro passione ed entusiasmo, a donare a questi capi un significato unico ed eccezionale. I Giochi di Milano Cortina 2026 sono la sintesi perfetta dell’unione, capaci di legare territori, culture e comunità. Per questo, anche le uniformi sono il frutto di un autentico lavoro collettivo. Insieme a Salomon, abbiamo realizzato un progetto che andrà ben oltre le caratteristiche tecniche di questi capi: le uniformi trasmetteranno un profondo senso di coesione, appartenenza e spirito di squadra. L’immagine delle volontarie, dei volontari e della workforce dei Giochi, resterà viva nella memoria di chi vivrà l’evento, diventando parte integrante della storia che Milano Cortina 2026 racconterà al mondo.”
Dettagli del progetto e sviluppo tecnico
Un progetto d’avanguardia Sviluppato in 18 mesi dal team di Fondazione Milano Cortina 2026 e dal Centro di Design di Annecy di Salomon, il progetto ha coinvolto oltre 50 esperti, designer, ingegneri e tecnici, per creare 17 elementi interconnessi, adatti a ogni ruolo e condizione climatica. In totale sono stati prodotti più di 400.000 pezzi, nati dall’incontro tra performance tecnica e identità visiva. Ciascun volontario riceverà un kit completo, progettato per garantire funzionalità massima in ogni contesto operativo, dalle piste di montagna alle arene in città. Le uniformi sono state ideate per due ambienti principali – città e montagna – ciascuno con il proprio equilibrio tra protezione, comodità e visibilità.
Il kit completo e la visione di Salomon
Il kit comprende: giacca outdoor (il pezzo iconico del kit Ispirata a un best-seller montano Salomon), strati intermedi, pantaloni (due versioni: una isolante per condizioni più estreme, una più leggera per le attività quotidiane), cappelli, guanti, zaino e scarpe. Attraverso 17 elementi per ogni kit e 400.000 pezzi complessivi, ogni dettaglio, dall’abbigliamento agli accessori, contribuisce a creare un’immediata riconoscibilità e un senso di unità visiva. Il risultato è un’uniforme dinamica, pensata per unire volontari e personale sotto un’unica identità visiva, simbolo dello spirito dei Giochi. “Queste uniformi rappresentano l’essenza di come il design e la collaborazione possano dare forma a nuovi futuri. Uniscono precisione e visione, trasformando la tecnica in emozione e i Giochi in una storia collettiva, plasmata dalle persone che lavorano per renderli possibili” ha spiegato Scott Mellin, Global Chief Brand Officer di Salomon.”