Archivi per la categoria ‘Cronaca’

L’anziano che accudisce soffre di demenza senile, lei riesce a farsi intestare la casa: badante arrestata


La donna, 58 anni, originaria del Napoletano, era già stata arrestata per furto: ora dovrà rispondere anche di circonvenzione di incapace.
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Muore dopo uno schianto sulla tangenziale, la vittima è Claudio Messena: stava andando al lavoro


Claudio Messena, l’uomo di 63 anni che è morto in un incidente stradale avvenuto sulla tangenziale Sp11 tra Desenzano e Sirmione. Stava andando a lavoro quando ha perso il controllo del mezzo.
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Salvata dalle reti, torna in mare una Caretta caretta – VIDEO

AGI – Ha ritrovato la libertà e soprattutto è tornato in salute. È uno splendido esemplare di tartaruga Caretta caretta che ha rischiato di morire perché intrappolato in una rete e con delle vecchie fratture rimarginate. L’animale era stato recuperato lo scorso 18 luglio al largo di Cala Luna, in seguito alla segnalazione di un diportista che lo aveva notato in difficoltà.

L’allarme, lanciato alla Capitaneria di Porto di Cala Gonone, ha attivato la Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina. Sono stati coinvolti nell’intervento i biologi dell’Acquario di Cala Gonone per la prima assistenza e l’Area Marina Protetta di Tavolara, che ha poi contattato il CReS (Centro di Recupero e di Primo Soccorso).

 

 

L’esemplare è stato recuperato dalla Blon di Siniscola e trasferito con una staffetta, gestita dai biologi del CReS, alla clinica veterinaria Duemari di Oristano. Gli esami diagnostici eseguiti in clinica hanno identificato il sesso maschile e hanno rilevato vecchie fratture rimarginate sul carapace e sull’omero della pinna destra (con formazione di callo osseo) e un principio di affogamento, verosimilmente causato da un intrappolamento in una rete da pesca. Nonostante le problematiche riscontrate, l’animale presentava un buon stato nutrizionale generale.

Il percorso di riabilitazione e la liberazione

Trasportato al CReS per la fase di riabilitazione e monitoraggio, la tartaruga ha gradualmente recuperato tutte le sue funzioni vitali, tra cui l’assetto corretto, la capacità di riposare sul fondo e l’autonomia nell’alimentazione. Raggiunte queste condizioni, è stato stabilito il momento della reintroduzione in mare. Le attività di recupero sono svolte nell’ambito della Rete Regionale, coordinata dall’Assessorato per la Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna, che vede come partner principali le Aree Marine Protette e i Parchi Nazionali. Supportano l’operatività il Corpo Forestale, la Guardia Costiera e i Corpi di Vigilanza.

L’importanza dell’Acquario e la minaccia per le Caretta caretta

L’Acquario di Cala Gonone fa spesso da punto di riferimento locale per il primo soccorso e l’ospitalità temporanea degli animali prima del trasferimento ai centri specializzati. Si ricorda che la specie Caretta caretta è classificata a grave rischio di estinzione a causa di fattori come l’inquinamento da plastica, la minaccia delle “reti fantasma” e l’eccessiva pressione antropica sulle coste, che compromette la riproduzione.

 

Tragedia a scuola: una 12enne precipita nel vuoto a Marcianise

AGI – Un’alunna è morta durante l’orario di lezione. Il fatto è accaduto a Marcianise nel Casertano nella scuola media Calcara. Una ragazzina di 12 anni è precipitata nel vuoto, ed è deceduta poi in ospedale, dopo essere stata soccorsa dal 118. Sono in corso le indagini della polizia per fare luce su quanto accaduto. Non è escluso che si sia trattato di un gesto volontario. 

Bimba di 12 anni morta a scuola, precipitata dal secondo piano durante le lezioni a Marcianise


Bimba di 12 anni cade dal secondo piano della scuola e muore. La tragedia alla scuola media Calcara di Marcianise in provincia di Caserta.
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Picchia la compagna in strada a Milano, lividi anche sul figlio di appena 7 mesi: arrestato


Un uomo di 53 anni è stato arrestato perché accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi. Ha picchiato sia la compagna 36enne in strada a Milano che il figlio di 7 mesi.
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Violenza sulle donne, un maschio su 5 pensa di aver ragione

AGI – La violenza economica è considerata accettabile da un uomo su tre, e lo è per quasi la metà dei maschi Millennials e per quelli della Gen Z. Per uno su quattro la violenza verbale e quella psicologica sono ampiamente motivate. La maggioranza (55%) dei Millennials ritiene legittimo il controllo sulla partner, soprattutto in caso di tradimento o di mancata cura della casa e dei figli.

Anche la violenza fisica è giustificabile per quasi due maschi adulti su 10. Un quadro che va dalla generazione over 60 dei Boomers, che nega la violenza di genere e non sa vederne le diverse forme, agli uomini più giovani, che pur riconoscendola, la legittimano. È quanto emerge da ‘Perché non accada‘, ricerca condotta da ActionAid e Osservatorio di Pavia e B2Research sulle percezioni della violenza e delle discriminazioni in Italia: “Un viaggio tra la vita quotidiana delle donne, dalla casa agli spazi pubblici, dai trasporti alla cultura e al digitale per indagare come disuguaglianze e stereotipi di genere si riproducono e contribuiscono a legittimare la violenza.”

Ogni spazio, ruolo sociale e privato che le donne vivono è attraversato da disuguaglianze di genere, dove si riproducono ruoli tradizionali e squilibri di potere che limitano l’autonomia delle donne. A casa per esempio: il 74% delle donne si occupa da sola dei lavori domestici, contro il 40% degli uomini, con divari ancora più ampi tra le generazioni più anziane (80% delle Boomer e 83% delle donne della Gen X). Anche nella genitorialità il carico resta sbilanciato: il 41% delle madri si occupa da sola dei figli e delle figlie, contro il 10% dei padri.

La paura degli spazi pubblici

Se si esce dalla sfera privata si sperimenta che anche gli spazi pubblici sono ‘a misura d’uomo’: il 52% delle donne ha provato paura negli spazi pubblici (contro il 35% degli uomini), quota che sale al 79% tra le più giovani e resta alta anche tra le Boomers (55%). L’uso dei mezzi pubblici per le donne significa “mobilità della cura” e maggiore insicurezza: alta frequenza, spostamenti più brevi e frammentati legati al lavoro, alla gestione familiare. Il 38% delle persone ha avuto paura almeno una volta sui mezzi pubblici, ma tra le giovani donne della Gen Z il dato sale al 65,5%.

Quando si passa alla cultura e a prodotti come film, serie tv, spettacoli dal vivo si comprendono gli stereotipi che ne sono alla base: il 55% delle donne si è sentita svalutata nei contenuti culturali, sono il 70% le giovani donne della Gen Z. Anche online quattro donne su dieci (40%) dichiarano di aver avuto “spesso” o “a volte” timore di ricevere reazioni sessiste ai propri contenuti online.

Appello di ActionAid: prevenzione e parità

Le scelte del governo – denunciano gli autori – “non hanno segnato alcuna svolta. Sebbene l’applicazione del gender mainstreaming – la prospettiva di genere trasversale a ogni politica – sia indicata come una delle priorità della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, questo principio non è mai stato attuato. Infatti, quest’anno l’European Institute for Gender Equality evidenzia come in Italia l’impegno per l’uguaglianza di genere sia inferiore alla media europea, con un punteggio di 5 su 14, in calo rispetto al 2021.

Per questo ActionAid ribadisce che la responsabilità di trasformare le parole in politiche concrete riguarda tutto il governo e il Parlamento, nessuno escluso. Un primo impegno che ActionAid chiede al governo è quello di “agire subito vincolando almeno il 40% dei fondi del Piano nazionale antiviolenza alla prevenzione primaria. Questo permetterebbe all’Italia di avvicinarsi alle buone pratiche di Paesi come la Spagna, dove oltre il 50% dei fondi è destinato ad azioni che promuovono l’uguaglianza di genere, con risultati tangibili: dal 2003 al 2024 i femminicidi sono diminuiti di oltre il 30%”.

“Non si può prevenire la violenza senza promuovere uguaglianza, e non si può costruire uguaglianza senza assumere la prospettiva di genere in ogni politica pubblica. Significa intervenire sulle cause profonde, non solo sugli effetti – spiega Katia Scannavini, co-segretaria generale ActionAid Italia – ActionAid chiede al governo e al Parlamento che almeno il 40% delle risorse annuali del Piano antiviolenza sia vincolato ad attività di prevenzione primaria. La prevenzione primaria non si può limitare all’educazione nelle scuole, ma deve coinvolgere le persone di ogni età, perché solo un cambiamento culturale profondo può fermare la violenza maschile contro le donne.”

Alcolisti, ma è tutta colpa di un enzima

AGI – Scoperta associazione tra un enzima, noto come Khk, e la dipendenza da alcol. A farlo i ricercatori dell’Università del Colorado Anschutz. I risultati, descritti su ‘Nature Metabolism’, hanno rivelato che l’alcol dirotta un percorso metabolico nel corpo che porta alla produzione interna di fruttosio. Questo processo è guidato dall’enzima Khk.

Il fruttosio prodotto internamente sembra svolgere un ruolo chiave nel rafforzare le abitudini di consumo di alcol e nell’aumentare il desiderio. I topi geneticamente privi di Khk mostravano una propensione e un consumo di alcol notevolmente inferiori in diversi test basati sulla ricompensa e mostravano una ridotta attività nelle regioni cerebrali associate alla dipendenza.

Khk protegge il fegato dall’alcol

Il blocco di Khk ha anche mostrato effetti protettivi contro la malattia epatica associata all’alcol (Ald). Il danno epatico indotto dall’alcol era inesistente nei topi in cui Khk era stato bloccato geneticamente o farmacologicamente. I fegati mostravano un ridotto accumulo di grasso, infiammazione e cicatrici.

Un potenziale trattamento per malattie epatiche

Poiché i meccanismi indotti dal fruttosio sono condivisi sia dalla malattia epatica associata all’alcol che dalla malattia epatica steatosica associata alla disfunzione metabolica (Masld), precedentemente nota come Nafld, l’inibizione del metabolismo del fruttosio tramite Khk potrebbe essere utile a un’ampia gamma di pazienti affetti da malattie epatiche legate alla dieta o all’alcol.

Un nuovo approccio per dipendenza e fegato

In conclusione, colpendo l’enzima Khk, i ricercatori mirano a interrompere il ciclo che collega l’alcol al metabolismo dello zucchero, offrendo un nuovo approccio per trattare contemporaneamente la dipendenza da alcol e le malattie del fegato ad essa correlate.

Chi è Paolo Adinolfi, l’unico giudice scomparso della storia repubblicana

AGI  – Di Paolo Adinolfi non si hanno più notizie dal 2 luglio 1994 quando è uscito di casa in Via della Farnesina senza farvi più ritorno. Alle 9 di quel sabato mattina era nella biblioteca del Tribunale Civile di Roma, in viale Giulio Cesare, dove ha lavorato per molti anni prima alla sezione fallimentare, poi alla seconda civile. La sua auto fu ritrovata al Villaggio Olimpico lo stesso giorno. Dopo 31 anni, le indagini sono state riaperte e si stanno svolgendo scavi sotto la Casa del Jazz a Roma, su un bene confiscato alla Banda della Magliana, dove si ipotizza possa trovarsi il suo corpo. Paolo Adinolfi è l’unico giudice scomparso nell’era repubblicana. 

Di formazione cattolica, superato da giovanissimo il concorso in magistratura, dopo una prima esperienza a Milano, tornò a Roma dove – al momento della scomparsa – era da poco diventato consigliere alla Corte di Appello, dopo anni passati alla sezione fallimentare. In tale sezione Adinolfi si era occupato di fascicoli come il crac Fiscom che lambivano il punto di congiunzione tra potere economico, servizi deviati e criminalità organizzata, ovvero quella che verrà denominata banda della Magliana.

Nello Speciale “Chi l’ha Visto?” del 30 giugno 1995, il Parroco di S. Valentino ha riferito di alcune telefonate anonime che parlavano di un   assassinio del magistrato. Già nella trasmissione del 25 ottobre 1994 era giunta una telefonata anonima che annunciava la morte di Adinolfi, ma anche allora la notizia non aveva avuto alcun riscontro.

Il contesto

Fra la fine degli anni 70 e l’inizio dei ’90, svariate organizzazioni criminali attive sul territorio nazionale cambiano modus operandi, e iniziano a riciclare il denaro sporco in attività legali, anche con l’utilizzo di prestanomi e società fantasma. Sono gli anni in cui le grosse organizzazioni criminali del paese varcano la linea gotica e si trasferiscono al nord, anche grazie a gruppi criminali locali. È un po’ quello che avviene a Roma, dove a preparare il terreno c’è la Banda della Magliana in grado di controllare tutto il territorio della Capitale. Fatto è che al tribunale fallimentare di Roma, dove molte di queste inchieste passano, opera proprio Adinolfi che ha la fama di essere un integerrimo servitore dello Stato. In questa vicenda, si è sospettato che nelle aule di giustizia romane ci fosse un “commercio di sentenze” e che proprio Adinolfi fosse il meccanismo che faceva inceppare il meccanismo della corruzione. Questo è il filone dominante sulla sparizione del giudice e il coinvolgimento della Banda della Magliana che avrebbe trovato il modo di risolvere “il problema”. 

Le indagini sulla sua scomparsa, archiviate all’inizio del 1996, vengono riaperte in seguito alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia,  e conducono sino al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti che nella villa oggi sede della Casa del Jazz viveva. Sarà Nicoletti a dichiarare al giudice: “tanto non glielo dico dove è Adinolfi.

Adinolfi due giorni dopo la sparizione, sarebbe dovuto andare a Milano dove ancora si indaga sui filoni nati da Tangentopoli. Secondo alcuni testimoni avrebbe dovuto riportare al pm milanese Nocerino alcuni documenti su investimenti miliardari da parte di membri dei Servizi  coinvolti in reati come bancarotte fraudolente, falsi, peculati, compravendita fittizia di immobili.

 

 

 

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Suv va inversione e si scontra con una moto nel Lodigiano: morto un motociclista


Incidente stradale a Bisnate, in provincia di Lodi. Una moto si è scontrata con un Suv, che stava facendo inversione di marcia, e nell’impatto è morto il motociclista.
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“Il corpo del giudice Paolo Adinolfi è sotto la Casa del Jazz”: dopo 31 anni si cerca con i cani molecolari


Il giudice Paolo Adinolfi è scomparso nel 1994: da questa mattina investigatori si trovano con i cani molecolari alla Casa del Jazz: il suo corpo potrebbe trovarsi lì.
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Nel Tirolo qualcuno vuole staccarsi dall’Italia. E lo scrive

AGI – Dopo i recenti episodi del cippo di confine coperto e del cartello sull’occupazione coloniale e delle tante proteste di stampo secessioniste degli anni passati, al Brennero ora c’è una nuova provocazione. “Salve e benvenuti nel Tirolo riunificato“, è quanto stato scritto sul grande cartello posizionato in prossimità del confine con l’Austria al Brennero.

Il mese scorso il vicino cippo di frontiera era stato coperto da una bandiera e un cartello era stato scritto “occupazione coloniale dell’Alto Adige” e successiva “rivendicazione di secessione non solo della provincia di Bolzano, ma anche di quella di Trento sino alle porte di Verona”.

L’attacco a Sinner per l’italianità

Un periodo ‘caldo’. Solo pochi giorni fa Jannik Sinner, il top del tennis mondiale originario di Sesto Pusteria, impegnato nelle ATP Finals di Torino, era stato attaccato dal comandante degli Schützen, Christoph Schmid dopo le sue dichiarazioni di essere “orgoglioso di essere italiano” e “felice di essere nato in Italia e non in Austria o da un’altra parte”.

Ripresi gli scavi alla Casa del Jazz, si cerca il corpo del giudice scomparso nel ’94

AGI – Le operazioni di scavo sotto la ‘Casa del Jazz‘, all’inizio di via Cristoforo Colombo, a Roma, sono riprese. Lo si apprende da fonti investigative. Sul posto – coordinati dalla Prefettura -, polizia, carabinieri e la guardia di finanza. Ieri, giovedì, è iniziata un’operazione di ispezione nell’edificio sequestrato alla Banda della Magliana, attuale ritrovo culturale della capitale.

Il luogo non è mai stato ispezionato prima e potrebbe portare a una svolta sul caso del giudice Paolo Adinolfi scomparso 31 anni fa. All’interno non è escluso che possano esserci armi. Tra le ipotesi anche quella che, all’interno dei luoghi ispezionati, possa esserci il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994. Non c’è al momento alcuna delega alle indagini da parte dei pm della Capitale.

 

 

Le ragioni dell’ispezione

“È necessario fare una verifica” sotto alla ‘Casa del Jazz‘ “non perché si stia cercando in particolare qualcosa”, ma perché “si ha avuto notizia che nel bene confiscato alla Banda della Magliana ci sta questa parte, una galleria che è stata tombata, non conosciuta ed è giusto verificare cosa ci sia dentro”.

 

 

Il commento del Prefetto Giannini

Sono le prime parole del Prefetto Lamberto Giannini che, conversando con l’AGI, racconta l’ispezione di questa mattina di carabinieri, polizia, guardia di finanza e Sovrintendenza del Campidoglio. Le forze dell’ordine sono state coinvolte perché, “se dovesse esserci qualcosa”, in questo tunnel chiuso da ben 30 anni, è giusto che sia preso in consegna”.

 

 

La famiglia Adinolfi attende sviluppi

“È un momento nel quale bisogna solo aspettare l’evoluzione di questa attività. Io e la mia famiglia, in questo momento, non ci sentiamo di dire nulla”, ha detto all’AGI l’avvocato Lorenzo Adinolfi, figlio del magistrato scomparso. Le forze dell’ordine hanno delimitato l’area e stanno operando con il supporto tecnico della Sovrintendenza per la mappatura delle strutture sotterranee.

 

 

 

Agguato a Pozzuoli: in manette 26enne e minore, vicini al clan Longobardi-Beneduce


Un 26enne vicino al clan e un minorenne sono stati arrestati con l’accusa di avere sparato, ad agosto, ad un 28enne in via Tiberio, a Pozzuoli (Napoli).
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Incidente in scooter a Mondragone, Luigi Rennella muore a 37 anni


Sono in corso le indagini dei carabinieri per chiarire la dinamica dell’incidente: Luigi Rennella, padre di tre figli, è stato sbalzato dalla sella dello scooter ed è morto nell’impatto con il suolo.
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