Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Nubifragio su Sapri, strade allagate e scuole chiuse: salvata una famiglia di 5 persone

Maltempo in Cilento, a Sapri salvata una famiglia di cinque persone, strade allagate e scuole chiuse. Massima allerta per le prossime ore.
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Uccide la sorella a coltellate e mostra il cadavere alla madre in videochiamata
AGI – Ennesimo omicidio nel Napoletano. Un uomo di San Paolo Bel Sito ha contattato intorno alle 15.15 il 112, raccontando di aver ucciso la sorella a coltellate. I carabinieri della compagnia di Nola sono andati, assieme al personale del 118, in via San Paolo Bel Sito al civico 150 (comune e via hanno lo stesso nome), a Palazzo Cassese, al quinto piano. La donna è stata trovata morta e l’uomo è stato portato in caserma per essere interrogato.
La vittima si chiamava Noemi Riccardi e aveva 23 anni. Il fratello Vincenzo ha 25 anni: la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Avrebbe ucciso in un momento a un raptus. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri coordinati dal pm di turno della procura di Nola che è sul posto.
Vincenzo ha chiamato il 112, dicendo di aver appena commesso un omicidio. Poi ha videochiamato la madre per mostrarle il corpo senza vita della figlia. I due fratelli, che erano in cura presso il centro di salute mentale a Nola, vivevano insieme alla madre, che non era in casa al momento del delitto. L’arma, un coltello da cucina, è stata trovata dai militari dell’Arma.
Chiama i carabinieri e confessa: “Ho ucciso mia sorella”. Tragedia nel Napoletano

È accaduto nel primo pomeriggio di oggi a San Paolo Bel Sito, nella provincia di Napoli. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i sanitari del 118.
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La perquisizione davanti ai genitori e le testimonianze: così sono stati incastrati gli aggressori di corso Como

Così sono stati incastrati i cinque giovani, tutti tra i 17 e i 18 anni, che la notte del 12 ottobre hanno ridotto in fin di vita uno studente della Bocconi in corso Como a Milano.
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Casa del Jazz, svolta nelle ricerche del corpo di Paolo Adinolfi: trovata la botola che porta alla galleria sotterranea

A quasi una settimana dall’inizio degli scavi sotto alla Casa del Jazz è stata ritrovata la botola nascosta che porta alla galleria sotterranea: continua la ricerca dei resti del giudice Paolo Adinolfi.
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Incendia 6 auto in 21 giorni in zona Promessi Sposi a Milano: arrestato un 40enne

Un 40enne è stato arrestato perché accusato di aver dato alle fiamme 6 auto in 21 giorni nel quartiere Promessi Sposi di Milano. I poliziotti lo hanno identificato grazie alle telecamere.
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Traffico di droga degli Amato-Pagano, assolto il genero del capoclan

Assolto Emanuele Cicalese, genero del capoclan Raffaele Amato: era accusato di avere guidato una organizzazione dedita al traffico di stupefacenti legata al clan Amato-Pagano.
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Insulta Meloni via Instagram e poi le chiede scusa: “Mi vergogno”
AGI – “Gentilissima presidente del Consiglio, le scrivo con profondo rammarico per il commento che ho pubblicato su Instagram e che, in modo improprio, ha mancato di rispetto alla sua persona e alla funzione istituzionale che ricopre e per porle le mie più autentiche scuse”. Comincia con queste parole la lettera che H.L., un ragazzo italo-cinese di 25 anni che vive a Milano, ha inviato stamattina, tramite il suo legale, alla premier Giorgia Meloni.
Il “pentimento” espresso nella missiva si riferisce alla frase ‘Qualcuno le spari un proiettile in testa” che il 3 ottobre scorso H.L. ha postato in calce a un post pubblicato sul profilo Instagram della presidente del Consiglio. A quanto apprende l’AGI, il 13 novembre la Digos, su disposizione della Procura milanese, ha effettuato una perquisizione nell’abitazione del giovane che risulta indagato per ‘istigazione a delinquere’.
L’impegno per una maggiore consapevolezza sui social
L’autore del post ha deciso di scrivere una “lettera di scuse” dopo essersi reso conto della “portata delle parole che ho scritto” impegnandosi “come forma di ammenda a diffondere, nel mio piccolo, un messaggio di maggiore consapevolezza e responsabilità nell’uso dei social network affinché errori come il mio non si ripetano e si possa contribuire a un confronto pubblico più rispettoso e civile“.
L’impatto delle espressioni impulsive
“Ammetto che nel momento in cui ho digitato il mio commento non mi sono reso conto dell’impatto che l’espressione impulsiva può avere in un contesto pubblico come i social – si legge nella lettera scritta a mano in stampatello recapitata a Meloni via mail tramite il suo legale Fan Zheng, -. Dietro lo schermo la percezione si altera, si perde la misura, si dimentica che ciò che si scrive raggiunge persone vere con la loro dignità, il loro ruolo, la loro storia”.
Sincero senso di vergogna e assunzione di responsabilità
H.L. aggiunge di non essere appassionato di politica e che il suo commento “non è in linea con ciò che sono” e che, una volta realizzato cosa ha fatto, prova un “sincero senso di vergogna e un profondo rammarico“. “Mi assumo pienamente la responsabilità del mio gesto. Resto a disposizione per qualsiasi commento – conclude – e per manifestarle personalmente il mio rammarico qualora lo ritenesse opportuno”.
Terremoto Campi Flegrei oggi magnitudo 2.7, sciame sismico in mattinata

Mattinata “agitata” ai Campi Flegrei: scosse di magnitudo bassa ma distintamente avvertite dalla popolazione dell’area. La più alta alle 13.49, 2.7 di magnitudo.
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Bimbo di 8 anni morto strangolato a Calimera, la madre rinvenuta in mare. Si rafforza l’ip…
AGI – Un bimbo di 8 anni, Elia Perrone, è stato trovato morto in casa a Calimera, in provincia di Lecce. In precedenza il corpo della madre, Najoua Minniti, di 36 anni, è stato rinvenuto in mare al largo della marina di Melendugno, dove un subacqueo in immersione si è imbattuto nel cadavere.
Il bambino è stato trovato senza vita nella serata di martedì 18 novembre dalle forze dell’ordine. La scomparsa del piccolo era stata denunciata dal padre dopo il rinvenimento del cadavere della donna in mare, collegando così i due drammatici ritrovamenti tra Calimera e Melendugno.
Un primo esame esterno della salma del bambino ha evidenziato la presenza di segni sul collo compatibili con lo strangolamento, mentre sul corpo non vi sarebbero ferite da taglio. La circostanza darebbe corpo all’ipotesi dell’omicidio-suicidio che avrebbe visto protagonista la madre.
La donna, seguita dai servizi sociali a causa di una presunta situazione di disagio economico, potrebbe avere infierito sul figlio per motivi ancora non chiari. Il ritrovamento del corpo della 36enne, avvenuto ieri mattina in mare, al largo della località di San Foca, sulla costa orientale della penisola salentina, farebbe ipotizzare il suicidio.
L’autopsia è stata affidata al medico legale Alberto Tortorella dal pm della Procura di Lecce, Erika Masetti. Delle indagini si stanno occupando i carabinieri del comando provinciale. A dare l’allarme ai militari è stato il padre del bambino, Fabio Perrone, infermiere in servizio all’ospedale Ferrari di Casarano, dopo avere appurato che il figlio, nella giornata di ieri, non si era presentato a scuola. Gli stessi carabinieri hanno poi rinvenuto il cadavere del piccolo nel pomeriggio.
Secondo le prime informazioni, il bambino potrebbe essere stato soffocato nel sonno dalla madre che poi si sarebbe tolto la vita. Najoua Minniti e Fabio Perrone, dopo avere convissuto per un certo periodo, si erano separati da tempo.
Sul finire dello scorso anno Fabio Perrone aveva manifestato all’autorità giudiziaria il sospetto che la madre del bambino non rispettasse le prescrizioni imposte dall’affidamento congiunto disposto dal Tribunale del minorenni di Lecce. In particolare, l’affidamento prevedeva restrizioni solo a carico della madre, che non avrebbe potuto allontanarsi con il bimbo oltre determinati limiti territoriali.
In sostanza l’uomo pare temesse che Najoua Minniti potesse portare via il bambino a sua insaputa facendo perdere le proprie tracce. Non vi sarebbero state, invece, evidenze di maltrattamenti da parte della donna nei confronti del figlio.
In attesa di saperne di più dall’autopsia (la tesi prevalente di chi indaga è che il piccolo sia morto per asfissia meccanica), è emerso il dettaglio che Elia è stato trovato supino nel suo letto, con la testa rivolta da un lato.
La madre potrebbe averlo ucciso durante la notte tra lunedì e martedì. E dopo, recatasi verso il mare, si sarebbe gettata in acqua con l’intento di togliersi la vita. Il suo corpo è stato ritrovato da un sub che ne ha segnalato la presenza alla Guardia costiera, cui è toccato il compito di estrarre la donna ormai esanime dall’acqua.
Neonato morto a 5 mesi, lo zio in aula: “Colpito con la spazzola dal cuginetto”. Il processo a Benevento

Nel corso del processo sulla morte del neonato di 5 mesi di Benevento è stato ascoltato lo zio; la madre del bambino è imputata in Corte d’Assise per maltrattamenti.
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“Troppa violenza sui bambini”. L’allarme Unicef per la giornata dei diritti dell’infanzia
AGI – “Stiamo vivendo in questo momento la peggiore epoca per l’infanzia dal 1946 ad oggi, è per questo che mi viene da dire che non c’è nulla da celebrare. Il 20 novembre è la giornata mondiale dell’infanzia. Ma in realtà è la giornata dell’infanzia che abbiamo dimenticato, che abbiamo violato, di cui ci ricordiamo solo quando vediamo le immagini dei bombardamenti, delle morti che ci indignano un giorno, perché poi torniamo alla nostra quotidianità”.
Lo dice Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia che in una intervista all’AGI, in occasione della giornata mondiale per l’infanzia che si celebra il 20 novembre, lancia un appello a non abbassare la guardia, a non dimenticarsi mai, neanche per un minuto, dei bambini vulnerabili del mondo.
Vediamo immagini, soffriamo, ma poi ci riprendiamo il nostro vivere, “anche se oggi – prosegue – la nostra quotidianità è fatta anche in Italia di grandi violenze sui bambini, all’interno delle famiglie, e di episodi di cronaca violenti nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita di un minorenne. Abbiamo davanti ai nostri occhi le immagini dei bambini di Gaza, dell’Ucraina, dei piccoli vittime delle guerre: 500 milioni in tutto il mondo. Ma abbiamo anche le immagini dei bambini vittime di violenza in Italia”.
E allora, prosegue il portavoce Unicef, “siamo davanti a una spirale di violenza nella quale l’infanzia è coinvolta. E viene da dire che questo trattato del 1989, il più ratificato al mondo, e preciso che solo l’America non l’ha fatto, è anche il più violato al mondo. Per questo, mi sento sostenere che celebriamo un trattato che di fatto noi adulti non stiamo assolutamente rispettando e che in qualche modo, mette ogni giorno i bambini in condizioni opposte a quelle che invece il testo ci richiede”.
Cosa chiede?
“Il diritto a essere protetti, ad avere una casa, a non stare sotto le bombe. Il diritto a essere uguali per razza, per religione senza alcuna distinzione. I bambini – precisa Iacomini – in molte parti del mondo, sono privi di diritti e hanno sempre più bisogno del nostro sostegno”.
Il portavoce dell’Unicef snocciola dei dati che fanno rabbrividire: “213 milioni di bambini in 146 paesi hanno bisogno di assistenza umanitaria – spiega – un bambino su 5 vive in una zona di conflitto, (500 milioni circa), 50 milioni di bambini sono sfollati, un miliardo vive in 33 paesi in condizioni di povertà e ad altissimo rischio di impatto per i cambiamenti climatici. E poi, c’è il problema dei tagli ai finanziamenti e agli aiuti umanitari che stanno avendo le conseguenze sul loro presente e sul loro futuro”.
E davanti a questi numeri, è lecito chiedersi: che cosa celebriamo il 20 novembre?
“Giusto. Che cosa celebriamo se per esempio a Gaza – sottolinea Andrea Iacomini – dopo due anni di conflitto, 64 mila bambini sono stati uccisi, sono stati feriti, hanno perso le loro case, gli ospedali sono distrutti, altri 56 mila hanno perso uno entrambi i genitori…Quale giornata celebriamo se in Ucraina 3,2 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria o se in Sudan che è la vera grande crisi del pianeta, completamente oscurata, ci sono 16 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto, vengono violentati e stuprati..”
Ma perché non si riesce a fare di più per la fame, la povertà e il disagio?
“Le analisi dell’Unicef dicono che almeno 14 milioni di bambini affronteranno l’interruzione dei servizi e verranno privati del supporto nutrizionale a causa dei tagli ai finanziamenti globali – risponde Iacomini – quindi se prima era complesso, ora lo sarà sempre di più ed esporremo i minorenni a un rischio sempre maggiore di malnutrizione grave e anche di morte. Morte che oggi è la piaga della nostra epoca nella quale vivono i bambini. La crisi dei finanziamenti avviene proprio in un momento di bisogni senza precedenti per i bambini, che continuano ad affrontare dei livelli record di sfollamento, nuovi e prolungati conflitti, epidemie di malattie, conseguenze mortali del cambiamento climatico. Tutti fattori che stanno minando il loro accesso a una alimentazione naturalmente adeguata”.
Il portavoce in Italia dell’Unicef ricorda che presto, ci sarà anche la giornata contro la violenza sulle donne: “Vogliamo con forza ribadire e chiedere agli Stati un impegno concreto per contribuire a risolvere grandi problemi che riguardano le giovanissime: a livello globale – aggiunge – una ragazza su 5 si sposa durante l’infanzia; ci sono 700 milioni di ragazze che si sono sposate prima dei 18 anni; in 122 milioni non frequentano la scuola; 4 ragazze adolescenti e giovani donne su 10 non completano gli studi della secondaria e superiore; una ragazza su 4 di età compresa tra i 15 e i 19 anni che ha avuto una relazione, ha subito una violenza da parte del partner. In tutto il mondo l’Unicef collabora proprio con gruppi e associazioni guidate da ragazze per fare in modo che loro voci non siano solo ascoltate, ma anche seguite da azioni concrete, proprio per definire le politiche, la programmazione e la risposta umanitaria”.
Ma come possiamo aiutare?
“Innanzitutto non dobbiamo restare indifferenti. E oggi accade il contrario. Si spendono 3 bilioni dollari per armi – sottolinea Iacomini – e solo il 10% di quella spesa, ad esempio, potrebbe contribuire a risolvere il problema della povertà globale. Oggi più che mai, proprio a fronte dei tagli e degli investimenti nelle armi dobbiamo salvare la vita dei nostri figli investendo in aiuti, aiutando, prestando soccorso. L’aiuto è la risposta a questa epoca, la donazione è la risposta a questo momento terribile per l’infanzia che stiamo, ripeto ironicamente, celebrando. Aiutare vuol dire sostenere le organizzazioni umanitarie in modo che le politiche dei tagli non privino i bambini dei tanti successi che si sono ottenuti, come il calo della mortalità infantile, le vaccinazioni, gli accessi a scuola. La risposta è una sola quindi: donare. E poi, trovare un nuovo modo di amare. Il professor Leo Buscaglia diceva che l’opposto dell’amore non è l’odio come noi pensiamo, perché l’odio si può sconfiggere, non è la rabbia, perché la rabbia si può incanalare: il contrario dell’amore è l’indifferenza. E quindi, la cosa importante è combattere con l’amore, l’indifferenza”.
Ha un desiderio Andrea Iacomini maturato da quando è portavoce Unicef in Italia?
“Sembra paradossale eppure, il mio auspicio sarebbe quello di rimanere disoccupato. Si, perché se Unicef chiude, vuol dire che il suo compito è finito e abbiamo salvato tutti i bambini del mondo e non c’è più bisogno di lavorare per una grande organizzazione come questa. E perché se cosi fosse, finalmente, l’infanzia non vive più le condizioni drammatiche di oggi”.
Il racconto del medico di guardia dopo gli spari ad Acerra: “Mi ha puntato la pistola contro”

Un uomo ha esploso 4 colpi di pistola contro la sede del Serd di Acerra (Napoli), nello stesso cortile della Guardia Medica; indagano i carabinieri, ipotesi tentativo di rapina.
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Nasconde 18 chili di droga nella cameretta del figlio appena nato: 29enne arrestato a Secondigliano

In casa del 29enne, precisamente nell’armadio della camera da letto del figlio neonato, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato 18 chili di droga di vario tipo.
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Omicidio Serena Mollicone: ammessa la testimonianza del carabiniere Tersigni
AGI – I giudici della Corte d’Assise di Appello di Roma, nell’ambito del processo per l’omicidio di Serena Mollicone, hanno ammesso, tra le testimonianze, anche quella di Gabriele Tersigni, il carabiniere a cui il collega Santino Tuzi – poi morto suicida -, raccontò di avere visto la 18enne entrare nella caserma di Arce il primo giugno del 2001.
Il processo di appello bis si celebra dopo la decisione della Cassazione che ha annullato l’assoluzione nei confronti dell’ex l’ex comandante della stazione dell’Arma, Franco Mottola, del figlio Marco e della moglie Anna Maria accusati di concorso in omicidio. La Corte sciogliendo la richiesta avanzata dal pg hanno ammesso la maggior parte dei testi ma non si sono espressi sulla richiesta di una nuova perizia sul buco individuato su una porta della caserma. La prossima udienza è stata fissata al 17 dicembre per ascoltare i testimoni.