Archivi per la categoria ‘Cronaca’
L’omicidio di Pierluigi Beghetto, l’ex assessore ucciso per il pellet: confermati 24 anni al suo vicino di casa

La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 24 anni di carcere per Luciano Biffi, l’uomo che nel 2024 ha ucciso il vicino di casa ed ex assessore Pierluigi Beghetto a Esino Lario (Lecco) per alcuni sacchi di pellet.
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Traffico di stupefacenti, blitz da 39 arresti a Salerno: 18 in carcere, 21 ai domiciliari

Misure cautelari per 39 persone a Salerno, accusate di detenzione e spaccio di cocaina, hashish e crack; il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza.
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Le minacce alla famiglia e l’intervento della polizia a maggio: cosa sappiamo sul femminicidio di Pamela Genini

Pamela Genini è stata uccisa nella serata del 14 ottobre in casa, in zona Gorla a Milano, dal compagno Gianluca Soncin. La 29enne voleva lasciarlo e aveva pianificato la sua fuga. Il 52enne ha fatto irruzione nell’appartamento con una copia delle chiavi e già armato di coltello.
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In Italia la crisi climatica stravolge le produzioni agricole
AGI – La crisi climatica che rende i prodotti agricoli nazionali sempre meno disponibili e sempre più cari.
In Italia la stagione agricola 2025 ha rappresentato una prova concreta della vulnerabilità del Paese agli eventi climatici estremi. In occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre, il WWF Italia nell’ambito della sua campagna Our Future, accende un faro su come gli effetti del cambiamento climatico stiano evidenziando la crescente pressione su risorse idriche, produzione e sicurezza alimentare, ma anche sull’urgenza di ripensare modelli colturali, sistemi di irrigazione e strategie di adattamento. Le perdite registrate in diversi comparti mostrano come l’impatto climatico non sia affatto episodico, ma strutturale, con ricadute dirette sull’economia, sulla disponibilità, sulla stabilità delle comunità agricole e sulla qualità stessa del cibo.
Temperature da record
L’anno 2025 ha confermato il trend di riscaldamento globale ed europeo, con effetti evidenti in tutte le stagioni. L’Italia non ha fatto eccezione. Nel nostro Paese, la media nazionale dei primi tre mesi 2025 ha segnato un’anomalia di +1,67°C, inferiore al record del 2024 ma superiore al 2023, con marzo contraddistinto da condizioni variabili e un ritorno di temperature invernali nella seconda metà del mese. Giugno 2025 si è posizionato al secondo posto tra i mesi di giugno più caldi mai registrati. Secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) la temperatura media nazionale ha raggiunto un’anomalia di +3,02°C rispetto alla media climatologica del periodo 1991-2020, avvicinandosi pericolosamente al record assoluto stabilito nel giugno 2003. L’estate ha consolidato la tendenza al caldo estremo, con luglio e agosto tra i più caldi mai registrati in Europa; in particolare agosto è stato il terzo più caldo a livello globale. L’Italia ha subito ondate di calore intense.
La produzione di latte in pericolo
La crisi climatica sta avendo effetti negativi sulla produzione di latte.Uno studio, apparso su Science Advances, ha dimostrato che lo stress termico nelle vacche da latte riduce in modo significativo la produzione di latte, con effetti che possono protrarsi per oltre dieci giorni. E gli ultimi dati sembrano purtroppo dargli ragione.
Secondo dati ISMEA, nel 2025 la produzione di latte in Europa è diminuita dell’1%, trend confermato anche in Italia nel primo quadrimestre. In Lombardia, che produce quasi la metà del latte nazionale, le alte temperature estive hanno ridotto la produzione fino al 15% rispetto ai livelli normali, con perdite fino a 1,8 milioni di litri al giorno, secondo le associazioni di categoria locali. Anche in Molise si sono registrati cali fino al 30%.
Le ciliegie, le mandorle e la climate inflation
Anche sul fronte agricolo la situazione non è delle migliori. Non è soltanto il caldo estremo o la siccità a mettere in difficoltà questo settore: oggi una delle minacce più gravi per molte colture è la combinazione paradossale di inverni miti seguiti da improvvise gelate primaverili, in grado di compromettere intere stagioni produttive. Le temperature insolitamente elevate dell’inverno anticipano il risveglio vegetativo delle piante: gemme, fiori e germogli si sviluppano prima del previsto e diventano così estremamente vulnerabili ai ritorni di freddo. Questi eventi, sempre più frequenti e intensi soprattutto nel nord e nelle aree collinari, hanno segnato profondamente il 2025.
Le coltivazioni hanno subito danni ingenti a causa di fattori ormai ricorrenti della crisi climatica: anticipo delle fasi vegetative, forte variabilità meteorologica e oscillazioni termiche improvvise.
Il caso dei ciliegeti pugliesi
Un caso emblematico riguarda i ciliegeti pugliesi. La regione, che da sola produce circa il 30% delle ciliegie italiane, ha visto il raccolto 2025 crollare dal 70% fino al 100% in alcune zone del sud-est barese, colpite dalle gelate di marzo e aprile. I fiori sono stati letteralmente “bruciati” dal gelo, con effetti devastanti sulla produzione. Alle perdite agricole si sono aggiunti pesanti risvolti economici: a Milano, le ciliegie sono arrivate a costare fino a 23 euro al chilo.
Aumenti improvvisi come questo, legati agli effetti economici sempre più evidenti della crisi climatica, chiamati anche climateflation, stanno diventando un fenomeno diffuso e persistente. Le ripercussioni sull’accesso al cibo sono profonde, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Anche in Italia, un numero crescente di persone vive ormai vicino alla soglia di povertà e rinuncia sempre più spesso a frutta e verdura, con conseguenze dirette sulla salute.
Anche il mercato italiano delle mandorle riflette questa dinamica. Nel 2025 i prezzi, comprese le produzioni pugliesi, sono aumentati del 15-20% rispetto al 2023, poiché la produzione regionale è crollata del 60% a causa della combinazione di gelate primaverili e siccità. Una crisi analoga ha interessato i noccioleti, ancora nel pieno della raccolta, con un rendimento stimato a meno della metà del potenziale produttivo nazionale. Il venir meno di queste produzioni italiane lascia vuoti significativi sul mercato, colmati rapidamente da importazioni estere di qualità spesso inferiore e non sempre conformi agli standard europei.
I danni dal miele alle pere
Le brusche escursioni climatiche primaverili hanno anche intaccato la produzione di miele italiano. Nonostante una tradizione apistica consolidata, con oltre 30 mieli uniflorali e una ricchissima varietà di millefiori tipici del territorio, nel 2025 la produzione primaverile si è quasi azzerata, con una ripresa minima estiva. Un duro colpo per un comparto che rappresenta non solo un’eccellenza agroalimentare, ma anche un presidio fondamentale per la biodiversità. Sul fronte dei consumi, secondo l’ultima ricerca dell’Unione Italiana Food quasi 4 italiani su 10 hanno aumentato nell’ultimo anno il consumo di miele: più di 1 italiano su 2 lo consuma settimanalmente e oltre il 17% tutti i giorni, con un consumo pro capite di 400/450 grammi all’anno, leggermente più basso della media europea che arriva a 600 g.
La produzione di pesche e albicocche
Le gelate tardo-primaverili hanno intaccato anche la produzione di pesche e albicocche: quest’ultime hanno registrato una campagna 2025 estremamente difficile, con un calo stimato del 20% rispetto al 2024, anno pessimo per le albicocche, per cui ci si aspettava un raccolto decisamente migliore. Il calo è dovuto in parte anche alla riduzione di superficie coltivata: a causa del rischio dovuto alle gelate molti agricoltori stanno abbandonando progressivamente la coltivazione delle albicocche, che ha troppi costi e soprattutto troppi rischi.
Tra i comparti colpiti spicca quello anche la pericoltura: un anno particolarmente difficile per le pere, danneggiate da gelate fuori stagione, grandinate estive, fitopatie e dalla persistente presenza della cimice asiatica. Secondo i dati di Prognosfruit 2025, la produzione nazionale ha registrato un crollo di quasi il 25% rispetto al 2024, confermando la progressiva perdita di centralità produttiva dell’Italia, un tempo leader europeo nel settore.
Segnali più incoraggianti per olio e vino
Segnali incoraggianti arrivano dal comparto olivicolo, dove – secondo i dati degli operatori del comparto – è iniziata la raccolta 2025 con prospettive di recupero dopo un 2024 segnato da siccità e caldo anomalo. Le prime stime indicano un incremento produttivo di circa il 30%, trainato dal Sud — in particolare da Puglia e Calabria. Al Nord, invece, il maltempo e gli eventi climatici estremi hanno provocato un crollo stimato intorno al 40%, confermando la forte vulnerabilità dell’olivicoltura alla crisi ambientale.
Anche il settore vitivinicolo mostra segnali positivi. La vendemmia 2025 ha beneficiato di condizioni climatiche complessivamente equilibrate, con buona qualità e quantità delle uve dopo le difficoltà delle stagioni precedenti. Nonostante piogge primaverili irregolari e ondate di calore estive, la gestione agronomica e l’adattamento dei viticoltori hanno garantito un corretto sviluppo vegetativo. Le elevate temperature estive hanno anticipato la maturazione, con inizio della raccolta in alcune zone già da fine agosto. Si prospetta un’annata enologica di ottimo livello.
Il boom della frutta tropicale
Al tempo stesso, l’Italia sta vivendo una trasformazione inattesa: il boom della frutta tropicale. Grazie all’aumento delle temperature medie e alla sperimentazione di nuove tecniche agricole, superfici sempre più ampie vengono dedicate a mango, avocado, papaya, lime e annone, coltivati soprattutto in Sicilia, Puglia e Calabria. La produzione è ormai talmente consistente da non limitarsi al fabbisogno interno: alcune filiere hanno iniziato a esportare frutta tropicale italiana verso i mercati del Nord Europa, ribaltando il tradizionale ruolo di paese importatore e mostrando come la crisi climatica stia ridefinendo la geografia agricola nazionale.
Le soluzioni: dall’agroecologia all’economia circolare
Parallelamente, centri di ricerca e aziende agricole stanno puntando sulla selezione di nuove cultivar capaci di resistere meglio sia al caldo estremo sia alle gelate tardive. Sono in corso sperimentazioni su varietà di vite più tolleranti alle forti escursioni termiche, su drupacee (pesche, albicocche) con fioritura posticipata per ridurre il rischio di danni da gelo, e su cereali in grado di affrontare periodi di siccità alternati a precipitazioni improvvise. Queste nuove varietà, spesso considerate il salvagente contro le sfide poste dalla crisi climatica, non sono però una soluzione immediata: richiedono tempo per adattarsi ai diversi microclimi locali e, in alcuni casi, si rivelano poco utili sul lungo periodo proprio perché questi stessi microclimi sono in continua trasformazione.
“Per valorizzare davvero il potenziale del nostro comparto agricolo è necessario mettere a sistema più azioni: dall’economia circolare all’agroecologia, dall’innovazione tecnologica all’agricoltura rigenerativa, passando per la prevenzione e l’adozione di colture meno idroesigenti, il ripristino degli agroecosistemi e della fertilità dei suoli, fino al recupero e riuso delle acque reflue depurate. Occorre inoltre rafforzare la diffusione dell’agricoltura biologica e dare piena attuazione alle progettualità per il risparmio idrico. Solo così potremo costruire un’agricoltura più sostenibile, capace di garantire qualità e competitività, ma soprattutto pronta ad affrontare con maggiore resilienza la sfida della crisi climatica”, dichiara Eva Alessi, responsabile Sostenibilità WWF Italia.
I pericoli per la salute e le fasce deboli
Gli effetti della crisi climatica sull’alimentazione sono ormai una minaccia per la salute delle persone, soprattutto per le fasce più fragili. Come riportato, la riduzione delle rese e l’aumento dei costi lungo la filiera dovuto anche alla climateinflation stanno rendendo più difficile l’accesso agli alimenti più nutrienti — frutta, verdura, cereali integrali e legumi — che la dieta della salute planetaria EAT-Lancet 2025 indica come fondamentali per prevenire malattie croniche. I risultati del 2025 confermano che un’adozione diffusa di questo modello alimentare può ridurre fino al 70% il rischio di patologie cardiometaboliche, ictus, diabete e alcune forme di cancro, abbattere significativamente le emissioni agricole globali e migliorare l’uso sostenibile delle risorse idriche e del suolo. Tuttavia, l’aumento dei prezzi di questi alimenti rischia di rendere questa dieta difficilmente accessibile per molte famiglie, accentuando le disuguaglianze: le fasce più vulnerabili sono quelle maggiormente esposte agli effetti negativi di diete poco salutari e all’inaccessibilità dei cibi sani.
Poiché la salute e il benessere delle persone dipendono da ciò che mangiano, la progressiva inaccessibilità economica (o persino la scomparsa) di alcuni alimenti rischia di diventare una delle emergenze più gravi per questa e per le prossime generazioni.
Per il WWF il “diritto?alla salute e alla sicurezza” va invece tutelato di fronte a una minaccia che ha già modificato il clima come lo conoscevamo e sta avendo?effetti?sempre più visibili e devastanti su scala globale e locale.?C’è bisogno di azioni concrete da parte di chi ci governa per invertire la rotta.
In caso di arresto cardiaco solo il 16% saprebbe come intervenire
AGI – Oggi si celebra la Giornata internazionale della rianimazione cardiopolmonare – World restart a heart Day promossa dall’International liaison committee on resuscitation (Ilcor), consenso mondiale sul trattamento dell’arresto cardiaco. Italian resuscitation council (Irc), società scientifica senza scopo di lucro riconosciuta dal ministero della Salute, che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare, promuove iniziative, attività e dimostrazioni di primo soccorso in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione sul tema.
Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Opinion leader 4 future, progetto sull’informazione consapevole nato nel 2023 dalla collaborazione tra Credem e Almed (Alta scuola in media comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), solamente il 16% degli italiani, in caso di arresto cardiaco, interverrebbe con le corrette procedure di primo soccorso come il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico esterno (Dae).
Il 29% della popolazione si limiterebbe a chiamare i soccorsi, il 21% offrirebbe supporto, ma senza agire direttamente, il 32% agirebbe solo se guidato dalle indicazioni di un operatore al telefono e il 2% non interverrebbe in alcun modo. Tra i fattori di maggiore resistenza, ci sarebbero la paura di peggiorare la situazione (56%) e la scarsa conoscenza delle manovre di emergenza (42%). Sebbene il 63% degli italiani si dichiari abbastanza (57%) o molto (6%) informato sull’arresto cardiaco, solo il 24% saprebbe definirlo esattamente e appena l’11% distinguerebbe correttamente un arresto cardiaco da un infarto.
Bassa partecipazione ai corsi di primo soccorso
La partecipazione a corsi di primo soccorso è ancora bassa: il 74% del campione non ne ha mai frequentato uno e il 12% non ricorderebbe le indicazioni ricevute nei corsi che ha seguito. Il restante 14% ha svolto una formazione specifica sul tema e ne ricorda bene i contenuti. Il 20% del campione conosce i defibrillatori automatici esterni e sa come funzionano, mentre circa il 70% li ha solo sentiti nominare, e il 5% non sa cosa sono. L’84% di chi non ha mai seguito un corso sarebbe interessato a partecipare a una formazione, anche breve, della durata di 4-5 ore.
“Questi dati – osserva Andrea Scapigliati, presidente di Irc, docente di anestesia e rianimazione dell’Università Cattolica e responsabile dell’Unità operativa semplice di Terapia intensiva cardiochirurgica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs – evidenziano l’urgenza di promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e di dare piena attuazione alla legge italiana 116/2021, che introduce interventi mirati per intervenire in modo più efficace in caso di arresto cardiaco, come la formazione obbligatoria a scuola sul primo soccorso, e per aumentare le probabilità di sopravvivenza. Le tecniche di primo soccorso dovrebbero essere insegnate fin dalla scuola, trasmesse ai giovani e agli operatori delle strutture sportive, integrate nei percorsi per il conseguimento della patente di guida e diffuse il più possibile nella popolazione. In questa direzione si inserisce l’accordo recentemente siglato da Irc con l’Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica (Unasca), volto a promuovere l’inserimento della formazione sul primo soccorso nei corsi per futuri automobilisti. Un altro strumento previsto dalla legge, ma ancora adottato solo in alcune regioni, è l’app nazionale per smartphone che consente di localizzare i defibrillatori automatici esterni presenti sul territorio, facilitando un intervento tempestivo. Misure come queste possono fare la differenza: ogni anno in Europa si verificano circa 400mila arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 60mila in Italia, e la sopravvivenza media si ferma al 7,5%. Dove la formazione è più diffusa, le probabilità di sopravvivere possono triplicare. È quindi essenziale coinvolgere e formare il maggior numero possibile di persone”.
Per sensibilizzare su questi temi, Irc promuove tra il 13 e il 19 ottobre “Viva! La settimana della rianimazione cardiopolmonare” con decine di eventi gratuiti e aperti al pubblico in più di 20 città in tutta Italia, tra cui Roma, Bologna, Torino, Napoli, Cagliari, Catania, Modena, Chiavari, Novara, Gela e Nuoro. Tra le attività in programma anche una maxi-formazione sull’Isola della Maddalena (Sardegna) che coinvolgerà oltre 300 partecipanti. Giunta alla tredicesima edizione, l’iniziativa ha il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei deputati, ministero per lo Sport e i Giovani, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Sport & Salute.
L’ex fidanzato di Pamela Genini, uccisa dal compagno: “Voleva fuggire, è morta per salvare la sua famiglia”

L’ex fidanzato di Pamela Genini era diventato negli ultimi mesi uno dei suoi amici più stretti. Era al telefono con lui la sera del 14 ottobre quando il suo compagno, Gianluca Soncin, è entrato in casa a Milano e l’ha uccisa con 24 coltellate.
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Prova a imbarcarsi in aereo con una penna-pistola in valigia: arrestato all’aeroporto di Orio al Serio

La polizia di frontiera ha arrestato un passeggero all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) nella mattinata del 15 ottobre. Lo scanner ha individuato nel suo trolley una penna-pistola calibro 6.35.
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Med Dialogues, a Napoli anche il ministro degli esteri di Israele Gideon Sa’ar

Alle 17.45 l’evento nel Salone d’Ercole di Palazzo Reale a Napoli. Solo pochi giorni fa, il ministro israeliano aveva detto: “Non ci sarà uno stato palestinese”
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Femminicidio a Milano, al via l’interrogatorio di Soncin. L’ex fidanzato di Pamela: “Volev…
AGI – “Le aveva fatto lasciare il lavoro, l’aveva costretta a cambiare radicalmente le abitudini di vita, non le permetteva di vedere le amiche e nemmeno di contattarle per telefono, l‘aveva aggredita e minacciata di morte”. F.D. è l’ex fidanzato di Pamela Genini, l’ultima persona con cui la giovane donna ha parlato lasciandole intendere di essere in pericolo mentre Gianluca Soncin era in casa sua col coltello col quale l’avrebbe uccisa.
F.D.è anche il testimone che ha messo a verbale i contorni del “quadro agghiacciante”, lo definiscono gli inquirenti, entro i quali la storia tra i due è finita in un imbuto di violenza, con tante ‘bandiere rosse’ di pericolo che sventolavano in modo sinistro. I due si erano messi assieme nel marzo 2024.
F.D., 40 anni, era rimasto amico della giovane imprenditrice dopo una relazione di 3 anni con lei. “Fin da subito Soncin non permetteva a Pamela di lavorare facendole lasciare il lavoro. Dopo qualche settimana dall’inizio della relazione si trasferivano nell’abitazione di Soncin a Cervia, dove lui iniziava ad assumere atteggiamenti controllanti e privativi verso Pamela non permettendole di vedere le amiche nè tanto meno di sentirle telefonicamente. Tuttavia, Pamela, di nascosto mi contattava con il numero anonimo, raccontandomi quanto stava vivendo, mandandomi messaggi effimeri con la cancellazione automatica, facendo la stessa cosa con alcune amiche. Sono a conoscenza, sempre su racconto di Pamela, che Soncin per sfuggire ai controlli della Polizia si accompagnava nei viaggi con lei”. Il testimone delinea “il climax ascendente di vessazioni e violenza”.
“Ricordo che nel maggio del 2024 un amico mi aveva contattato riferendomi di aver visto Pamela, che si era recata nella sua abitazione in viale Monza per riprendersi il cane, particolarmente trasandata e con vistosi ematomi sulle braccia. Nell’estate 2024 erano in vacanza all’Isola d’Elba dove Soncin l’aveva aggredita con calci e pugni, oltre a minacciarla con dei cocci di vetro nella camera d’albergo, cercando di buttarla dal balcone, dicendole che l’avrebbe ammazzata. A quel punto Pamela era riuscita a contattare il personale dell’albergo che era riuscito ad allontanarlo”.
E poi, sempre secondo quanto detto da F.D. che riporta le narrazioni della modella, “a settembre 2024 avevano organizzato una gita alla fiera del cinema di Venezia e, il giorno prima di partire, Pamela aveva annunciato a Soncin di aver chiamato un fotografo per andare all’evento, cosa che scatenava l’ira di lui che l’aggrediva fisicamente strappandole i vestiti, colpendola con vari pugni e cercando di accoltellarla, minacciandola di morte”. A quel punto, F.D. spiega di avere deciso di interrompere i suoi rapporti con la sua ex fidanzata “a causa del suo rapporto con Soncin”.
Qualche mese dopo, è la ragazza a implorarlo di aiutarla ad allontanarsi da Soncin “dicendomi che non sapeva più a chi chiedere aiuto”. “Temeva di chiudere con lui per paura che lui facesse del male a lei e ai suo genitori, come minacciava. Ci sentivamo tutti i giorni e ogni ventina di giorni lei mi raccontava di episodi di violenza fisica“.
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Muore e lascia i gioielli in eredità al Comune di Macerata per comprare il defibrillatore
AGI – Una signora maceratese, deceduta nel giugno scorso e che ha espresso la volontà di rimanere anonima, ha deciso di donare al comune di Macerata due anelli e una collana in oro con brillanti “con l’onere a carico del beneficiario di acquistare con il ricavato della vendita degli stessi del materiale utile per le attività sportive che si svolgeranno presso lo stadio Helvia Recina e in particolar modo, ove possibile, per l’acquisto di un defibrillatore”.
“Il lascito della signora, è un atto di un importante valore civico e un grande esempio di coinvolgimento nella vita sociale cittadina – ha commentato l’assessore comunale al Patrimonio, Andrea Marchiori – Il patrimonio della città si arricchisce non solo di un bene strumentale salvavita ma anche e soprattutto di un sentimento di chi in vita ha avuto a cuore la comunità pensando al futuro della stessa”.
Oggi la giunta ha deliberato di acquisire il legato testamentario e ha dato mandato agli uffici competenti di far valutare i gioielli a un orafo, per poi procedere alla vendita e al conseguente acquisto di materiale utile.
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Pamela Genini, l’ultimo messaggio all’ex fidanzato: “Ho paura, ha il doppione delle chiavi. Chiama la polizia”

Pamela Genini è riuscita a inviare un ultimo messaggio al suo ex fidanzato e amico prima di essere uccisa dal compagno Gianluca Soncin nella serata del 14 ottobre. La 29enne ha scritto che l’uomo aveva fatto il “doppione delle chiavi” del suo appartamento in zona Gorla, a Milano, e che ormai era “entrato”.
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Softlab, licenziamento per i 127 lavoratori di Caserta e Maddaloni: sono gli ex Jabil di Marcianise

Partiti i licenziamenti collettivi per i 127 lavoratori delle sedi di Caserta e Maddaloni: sono gli ex lavoratori della Jabil di Marcianise, chiusa a sua volta.
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La dinamica del femminicidio di Pamela Genini: l’irruzione in casa con il coltello e le chiavi prese di nascosto

Gianluca Soncin, imprenditore 52enne, è accusato di omicidio aggravato dallo stalking e dalla premeditazione. La sera del 14 ottobre ha fatto irruzione nella casa milanese della fidanzata Pamela Genini armato di coltello: ha usato una copia delle chiavi che aveva fatto di nascosto settimane prima.
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Garlasco: legali Venditti, distrutto senza indizi
AGI – Quella portata avanti dalla Procura di Brescia nei confronti dell’ex magistrato pavese Mario Venditti è stata “una feroce e precoce attività di perquisizione e sequestro finalizzata a colmare quel vuoto indiziario”. Lo scrive l’avvocato Domenico Aiello nella memoria depositata ieri al Tribunale del Riesame di Brescia chiamato a decidere, entro sabato, se accogliere il suo ricorso per l’annullamento del decreto di perquisizione a sequestro nell’ambito dell’indagine che vede Venditti indagato per corruzione in atti giudiziari per il caso Garlasco.
L’ex procuratore aggiunto è accusato di essersi fatto corrompere per chiedere l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017, poi accolta da un gip.
“Sono state emesse con solerzia deleghe e direttive di indagine non sufficientemente stratificate, e per nulla supportate da adeguato fumus e persino troppo ampie nel contenuto rispetto all’oggetto dell’analisi, oggi è indagato soltanto il magistrato preteso corrotto – si legge nel documento -. L’azione impugnata ha quindi subito prodotto una manifestazione intempestiva dell’attività di indagine in corso, una discovery anticipata su confusi obiettivi di interesse investigativo). Risultato, all’esordio il procedimento ha definitivamente condotto alla distruzione irreversibile del patrimonio di onorabilità del mio assistito”.
Esplicite le critiche alla strategia della Procura bresciana: “L’accusa, nell’ansia di attivismo, ha assunto, ritengo con singolare leggerezza un importante e drammatico rischio: distruggere la reputazione e soltanto poi prodigarsi alla ricerca della prova. L’effetto è stato istantaneo quanto irreversibile. È stata sacrificata ogni prudenza, a favore della speditezza non necessaria, trattandosi di fatti non recenti, prudenza che avrebbe condotto, prima a raccogliere, in segreto, e dunque per definizione con maggiore efficacia, la prova, per poi render noto lo status di indagato del magistrato oggi al vostro cospetto”.
Il legale allarga la prospettiva evidenziando che l’attività investigativa può minare la fiducia dei cittadini nelle toghe.
“Tutto quanto si traduce nella valutazione del comportamento di un magistrato assume una delicatezza peculiare poiché, in un organismo, la patologia che investe un singolo organo interessa, con effetti perniciosi, tutto il corpo. Il reato commesso dal magistrato, nell’esercizio delle sue funzioni, mina l’autorevolezza dell’intera magistratura, poichè crea una crepa in un organo che deve erigere mura invalicabili contro l’aggressione mossa da logiche estranee alla motivazione giuridica dei provvedimenti. L’indagato, l’imputato, la parte civile, il cittadino, potranno maturare il convincimento che dietro la sentenza di condanna, dietro l’assoluzione, dietro l’esercizio della azione penale o dietro qualsivoglia determinazione giudiziaria vi sia una spiegazione parallela e patologica”.
Il caso del gioielliere ucciso a Padenghe: dopo 28 anni, condannato Alessandro Galletta per il Dna su una calza

Il gioielliere Carlo Mortilli era stato ucciso nel maggio del 1997 da tre uomini nel parcheggio dell’hotel West Garda di Padenghe (Brescia). Due sono stati condannati in via definitiva nel 2008, il terzo è stato incastrato 28 anni dopo per il Dna trovato su una calza che avrebbe usato come passamontagna.
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