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Processo in Vaticano, il cardinale Becciu condannato

AGI – Cinque anni e 6 mesi di reclusione, interdizione perpetua dei pubblici uffici e 8 mila di multa. È la condanna comminata al cardinale Angelo Becciu dal Tribunale vaticano, al termine del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato che ruota intorno alla compravendita del Palazzo di Londra. Becciu è stato ritenuto colpevole di tre capi di imputazione, due per peculato uno per truffa 

“Rispettiamo la sentenza ma certamente faremo appello”. Così l’avvocato del cardinale Becciu, Fabio Viglione, al termine della lettura della sentenza. Viglione ha ribadito l’innocenza del cardinale Becciu.

“C’è profonda amarezza, dopo 86 udienze, nel prendere atto che l’innocenza del Cardinale Becciu non è stata proclamata dalla sentenza, nonostante tutte le accuse si siano rivelate completamente infondate. Le prove emerse nel processo, la genesi delle accuse al Cardinale, frutto di una dimostrata macchinazione ai suoi danni, e la Sua innocenza, ci consentono di guardare all’appello con immutata fiducia”, affermano i due difensori Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione.

“Nonostante la pronuncia ci amareggi profondamente, abbiamo una solida certezza: il cardinale Becciu, fedele servitore del Papa e della Chiesa, ha sempre agito nell’interesse della Segreteria di Stato e non ha avuto per sé e per i suoi familiari alcun vantaggio”, proseguono gli avvocati.

“Rispettiamo la sentenza, leggeremo le motivazioni, ma rimaniamo certi che verrà prima o poi riconosciuta l’assurdità delle accuse contro il Cardinale e dunque la verità: Sua Eminenza Becciu è innocente”. Il tribunale ha disposto che tutti i risarcimenti vadano depositati presso un apposito conto aperto presso lo Ior, sottolineano fonti dell’Ente della Santa Sede. Si tratta della prima applicazione, disposta da un tribunale, sull’obbligatorietà dell’accentramento delle risorse della Santa Sede e delle istituzioni collegate, presso lo Ior, come disposto dal rescritto di Sua Santità del 23 agosto 2022.

Le altre condanne

Di seguito le condanne definite dal Tribunale del Vaticano per gli imputati al processo conclusosi oggi sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che ruota intorno alla compravendita del palazzo di lusso a Londra. Il monsignor Carlino è l’unico imputato assolto.

Renè Bruehlart e Tommaso Di Ruzza: multa di 1.750 euro; Enrico Crasso: 7 anni di reclusione e 10 mila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici; Raffaele Mincione: 5 anni e 6 mesi di reclusione, 8.000 euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici; Angelo Becciu: 5 anni e 6 mesi di reclusione, 8 mila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici; Fabrizio Tirabassi: 7 anni e 6 mesi e 10 mila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici; Nicola Squillace: previa concessione delle circostanze attenuanti generiche, alla pena sospesa, 1 anno e 10 mesi di reclusione; Gianluigi Torzi: 6 anni di reclusione e 6 mila euro di multa, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla sottoposizione alla vigilanza speciale per un anno; Cecilia Marogna: 3 anni e 9 mesi di reclusione con interdizione temporanea dai pubblici uffici per uguale periodo; Logsic Humanitarne Dejavnosti D.O.O. alla sanzione pecuniaria di 40 mila euro e e al divieto di contrattare con le autorita’ pubbliche per anni due.
Inoltre il Tribunale ha ordinato la confisca per equivalente delle somme costituenti corpo dei reati contestati per oltre 166 milioni di euro complessivi.
Gli imputati sono stati infine condannati, in solido tra loro, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, liquidati complessivamente in oltre 200 milioni di euro. 

Il processo più lungo

E’ terminato in Vaticano, dopo quasi due anni e mezzo, il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato che ruota intorno alla compravendita di un palazzo di lusso a Londra. Si è concluso così il più lungo e complesso dibattimento che la Santa Sede abbia mai conosciuto. 

Ottantasei udienze, compresa questa di oggi, nell’arco di 29 mesi (la data del rinvio a giudizio: 3 luglio 2021, di inizio processo: 27 luglio 2021). Oltre 600 ore trascorse in aula, 69 testimoni ascoltati, 124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine comprensive di allegati depositate dalla difesa, 48.731 dalle parti civili. 

Numeri importanti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del giudizio, definito il “century trial”, il processo del secolo. Quattordici gli imputati: 10 persone fisiche (il cardinale Angelo Becciu, monsignor Mauro Carlino, Enrico Crasso, Raffaele Mincione, Fabrizio Tirabassi, Cecilia Marogna, Gianluigi Torzi, Nicola Squillace, Renè Bruelhart, Tommaso Di Ruzza) e 4 società (Logsic Humitarne Dejavnosti con sede in Slovenia, la Prestige Family Office Sa, la Sogenel Capital Investment e la HP Finance LLC). 

Quarantanove i capi di imputazione, 5 le parti civili (la Segreteria di Stato vaticana, lo Ior, l’Apsa, l’Asif e monsignor Perlasca, ex responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, definito il teste chiave del processo). I capi d’accusa inizialmente erano 37, poi sono saliti a 41 il 25 gennaio 2022 e a 49 il 30 marzo di quest’anno.

Le ipotesi di reato andavano dalla truffa aggravata al peculato, dall’abuso d’ufficio aggravato all’appropriazione indebita, dalla corruzione aggravata al riciclaggio e autoriciclaggio, dall’estorsione fino alla subornazione di testimone e al falso materiale in atto pubblico commesso dal privato. 

Il processo è stato preceduto da un’inchiesta lunga e articolata, avviata dall’allora Promotore di Giustizia, Gian Piero Milano e dall’aggiunto Alessandro Diddi (nominato nel frattempo Promotore). L’inchiesta si è sviluppata attraverso le indagini della Gendarmeria vaticana e con l’ausilio di quattro rescripta del Papa pubblicati in corso d’opera che hanno ampliato il raggio d’azione dei pubblici ministeri; condotta attraverso una gran mole di documenti e di apparecchi elettronici sequestrati e il confronto degli interrogatori ai testimoni. Il tutto confluito in 487 pagine di rinvio a giudizio.

Processo che solo dopo sette mesi e un giorno, il primo marzo 2022, è entrato realmente nel vivo, lasciando prima ampio margine alle istanze preliminari che hanno tenuto banco per tutte le prime otto udienze per volontà dello stesso Tribunale vaticano che ha lasciato tempo a schermaglie procedurali, repliche, eccezioni di nullità. Processo in cui, proprio per questo “spazio e ascolto” concesso a tutti, sembrano trovare riscontro, sottolinea Vatican News, le parole incise nell’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui ricorre il 75esimo anniversario: “Ogni individuo ha diritto in posizione di piena uguaglianza a una equa e pubblica udienza davanti ad un Tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta”. 

Pignatone, tempi di dibattimento non scontati, grazie a chi ci ha permesso di celebrarlo

“Questo processo giunge oggi a conclusione a un anno e mezzo dal concreto inizio del dibattimento, tenuto conto di due sospensioni feriali e delle difficoltà legate alla pandemia da Covid-19: non mi sembra un risultato marginale ne’ scontato“. Così il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone concludendo il suo saluto, nella 86esima e ultima udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che ruota intorno alla compravendita di un palazzo di lusso a Londra. Il Tribunale si è ritirato in camera di consiglio. La lettura della sentenza è prevista alle 15:45. 
    
Prima di dichiarare chiusa l’istruttoria dibattimentale, Pignatone ha espresso, anche a nome dei colleghi, “gratitudine a quanti hanno reso possibile la celebrazione di questo processo, certamente inusuale, per complessità quantitativa e qualitativa, per lo Stato della Città del Vaticano”.

Pignatone ha voluto ringraziare i presidenti del Governatorato, il cardinale Bertello prima e il cardinale Vergez poi, “nonchè alla direttrice dei Musei e ai loro collaboratori che hanno tempestivamente allestito, in periodi di emergenza Covid, quest’aula che ha consentito a tutti noi, credo, di svolgere il nostro lavoro nelle migliori condizioni possibili”.

I ringraziamenti sono stati estesi anche al personale di Cancelleria “che – ha detto – ci hanno assistito in tutte queste udienze, 86, spesso fino a tarda sera”, e quello della Gendarmeria “che ne ha garantito il regolare svolgimento”. “Grazie ai giornalisti e agli operatori dell’informazione, che – nelle legittime diversità di posizioni – hanno puntualmente dato conto all’opinione pubblica di quanto avveniva in udienza”, ha proseguito.

Pignatone ha poi aggiunto: “Non posso fare a meno, in questa occasione, di ricordare il professor Gian Piero Milano, il quale per ragioni di salute ha potuto partecipare solo alla prima udienza, quella del 27 luglio 2021, di un processo che aveva contribuito a istruire fin dall’inizio. Ho avuto l’onore e il privilegio negli anni precedenti di conoscere e diventare amico del professor Milano e di apprezzarne la raffinata conoscenza del diritto canonico e di quello Vaticano e, prima ancora, la sapienza giuridica e umana”. 

“Last but not least, voglio ringraziare tutti voi, Promotori di giustizia, difensori delle parti civili e degli imputati, per l’impegno, lo studio, la passione e la professionalità con cui avete svolto – ovviamente da posizioni e con prospettive diverse – il vostro compito dando un eccezionale contributo all’attività che il collegio ha svolto e che deve ancora svolgere”. 

“Come molti di voi hanno rilevato, il dibattimento ha fatto emergere non pochi nuovi elementi di valutazione, non importa qui se a conferma o smentita dell’impostazione iniziale dell’accusa”, ha aggiunto Pignatone. “Se così è, e il Collegio ne è convinto – ha osservato ancora il presidente -, risulta confermato che il contraddittorio tra le parti è il metodo migliore per raggiungere la verità processuale e, mi permetto di aggiungere, per cercare di avvicinarsi alla verità senza aggettivi”.

Per questo “il collegio ha sempre cercato, nei limiti consentiti all’interprete dal quadro normativo vigente, di adottare interpretazioni e prassi operative che garantissero l’effettività del contraddittorio, assicurando il più ampio spazio alle parti, e in specie alle difese”. In tal senso, “abbiamo registrato con piacere il riconoscimento da parte di molti difensori della sensibilità e dell’impegno del Tribunale su questa questione cruciale”. 

Aggiornamento:

Riceviamo dai legali del signor Mincione la seguente comunicazione: 

Si tenga conto della sentenza del 21 febbraio 2025, emessa dall’Alta Corte di Giustizia (High Court of Justice) – Commercial Court – King’s Bench Division (Regno Unito), nel procedimento Athena Capital Fund SICAV-FIS S.C.A. e altri contro la Segreteria di Stato della Santa Sede. La Corte ha riconosciuto che: le parti agirono in buona fede nella negoziazione e nella conclusione degli accordi commerciali contestati; i requisiti di legittimità, validità e vincolatività degli atti sono stati pienamente soddisfatti; è stata esclusa ogni responsabilità civile in capo al nostro assistito

 

Garlasco: Parodi, spettacolarizzazione della giustizia non giova a nessuno

AGI – “Con tutto il rispetto, l’interesse pubblico è un’altra cosa: questo è un interesse per il pubblico, non è un interesse pubblico. Questa è una vicenda strettamente privata, dolorosa, pluriennale”. Lo ha detto parlando degli effetti mediatici del caso Garlasco il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, a margine di un convegno sulla situazione delle carceri nell’aula magna del Palazzo di Milano.

“Trovo che ci sia una forma di spettacolarizzazione della giustizia che non giova a nessuno – ha aggiunto -. Le indagini sono complesse, vanno a ripercorrere anni di approfondimenti ma tante persone hanno già le risposte pronte. Io le invidio molto perché credo che sia molto difficile arrivare a ricostruire certi fatti ma questo probabilmente fa vendere e fa audience. Abbiamo trasmissioni di ore su questi temi, il pubblico chiede questo e le tv glielo danno, ma mi domando quanto tutto questo giova per una piena comprensione dei problemi del sistema giudiziario”. 

Tre rapine al Vomero in una notte, la quarta non riuscita: fermato un 16enne, caccia al complice


Tre colpi al Vomero in una sola notte, il quarto solo tentato: fermato un 16enne, si cerca il complice. Le vittime tutte avvicinate armi in pugno su uno scooter.
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Chiuso il mercato di via Trencia a Pianura, era abusivo: sequestrati cibo e vestiti sporchi


Permessi scaduti dal 2020: per questo Polizia Locale, carabinieri e Asl hanno chiuso il mercato di via vicinale Trencia a Pianura, periferia Ovest di Napoli.
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Sicurezza rafforzata a Roma: in programma il Forum della Fao e la commemorazione della dep…

AGI – Roma blindata per questi giorni di ‘fuoco’ – che seguono la visita di Papa Leone XIV al Quirinale -, con le forze dell’ordine in prima linea per garantire la sicurezza nella città.

 

Giornate complesse nella cornice dell’attuale contesto internazionale che vede, tra l’altro, nella giornata di domani – per la ricorrenza dell’82esimo anniversario della deportazione degli ebrei di Roma, compiuta dai nazisti il 16 ottobre 1943 -, anche la commemorazione al Portico d’Ottavia, nel cuore del quartiere ebraico.

 

Da ieri sono oltre 130 le delegazioni provenienti da tutto il mondo arrivate e previste in città. Fra loro il re di Giordania, Abdullah II. Saranno in campo unita’ specializzate antiterrorismo, tiratori scelti, nuclei Nbrcr, reparti antisommossa, dispositivi antidrone e droni della polizia in sorvolo per il monitoraggio aereo.

 

Per il World food forum – Forum alimentare mondiale -, nel palazzo della Fao, le aree interessate alla zona dell’Aventino sono organizzate con livelli di massima sicurezza che richiederanno modifiche alla viabilità. Tutti i servizi – come disposto dal questore di Roma Roberto Massucci -, tenderanno a limitare al massimo i disagi per i cittadini che saranno chiamati ancora a giornate difficili per le aree centrali della città. 

 

 

 

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La tiktoker Rita De Crescenzo a processo per le minacce a Francesco Borrelli


Francesco Emilio Borrelli denunciò la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo e suo figlio Rosario Bianco dopo alcuni video pubblicati sui social in cui i due avrebbero rivolto offese e minacce al deputato.
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Venerdì a Padova i funerali di Stato dei carabinieri morti nell’esplosione

AGI – I funerali di Stato dei tre carabinieri deceduti nell’esplosione di un casolare a Castel d’Azzano (Verona) si celebreranno venerdì alla Basilica di Santa Giustina di Padova.

La camera ardente del brigadiere capo Valerio Dapra’, 56 anni, del carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni, e del luogotenente Marco Piffari, 56 anni, sarà allestita al comando della Legione Veneto dei Carabinieri.

I ricoverati ancora in prognosi riservata

Intanto tre persone sono ancora ricoverati in Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona nell’ospedale di Borgo Trento: due militari dell’Arma dei carabinieri e la donna che ha azionato la deflagrazione. Per tutti la prognosi è ancora riservata.

Per quanto riguarda i due carabinieri, uno è ricoverato in Terapia intensiva Cardio toraco vascolare. L’altro si trova al Centro grandi ustionati.
Dopo la notte si evidenzia una minore intensità di pericolo per il paziente ustionato, anche per il carabiniere in Terapia intensiva c’è un progressivo miglioramento ma rimane
intubato.

La donna è ricoverata in Terapia intensiva generale. E’ il paziente più grave dei tre, resta intubata e si prosegue nel supporto farmacologico e respiratorio

La fiaccolata

Domani, annuncia la Città di Castel d’Azzano sui canali social, si terrà una “fiaccolata silenziosa e veglia di preghiera per Valerio, Davide e Marco, carabinieri venuti a mancare durante lo svolgimento del loro servizio il 14 ottobre 2025”. 
La partenza è alle 18 con partenza da Piazza Pertini

 

 

 

Il palazzo occupato Spin Time di Roma ospiterà il Giubileo dei Movimenti Popolari

AGI – Lo Spin Time, palazzo occupato nel quartiere Esquilino di Roma, ospiterà gli eventi del Giubileo dei Movimenti Popolari. La “casa di riferimento per tanti movimenti popolari”, come ha sottolineato don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, durante la conferenza stampa di presentazione in Vaticano.

 

Il programma si articolerà in tre grandi momenti: dal 21 al 24 ottobre si svolgerà l’incontro dei movimenti popolari, che culminerà il 23 ottobre con l’udienza con Papa Leone. Parallelamente, dal 21 al 25 ottobre, è in programma il Festival dei Movimenti, spazio di dialogo e partecipazione aperto alla cittadinanza, in piazza Vittorio, organizzato con il supporto del Comune di Roma Capitale.

 

Infine, la settimana si concluderà con il Pellegrinaggio Giubilare, previsto per il 25 e 26 ottobre, segno di unita’ e cammino comune nella fede e nella solidarietà, che culminerà nella messa del Giubileo delle equipe sinodali e degli organismi di partecipazione presieduta da Papa Leone alle 10 nella Basilica di San Pietro.

 

 

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Litiga con un 44enne in un bar a Treviglio e lo accoltella alla gola: 27enne arrestato per tentato omicidio


I carabinieri di Treviglio (Bergamo) hanno arrestato un 27enne per tentato omicidio. Sarebbe stato lui, la sera del 13 ottobre, ad accoltellare alla gola un 44enne al culmine di una lite all’esterno di un bar della città.
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Trasportano rifiuti illegali in Terra dei Fuochi, auto senza targa, niente patente e assicurazione: denunciati


Denunciate due persone dalla Polizia Locale di Afragola che trasportavano rifiuti in Terra dei Fuochi: a bordo di auto senza targa, senza patente e assicurazione.
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Femminicidio Pamela Genini, uccisa con 24 coltellate da Gianluca Soncin: “L’aveva già minacciata di morte”


La Procura contesta a Gianluca Soncin, 52 anni, le aggravanti della premeditazione e degli atti persecutori: dopo aver minacciato la fidanzata Pamela Genini per mesi, ieri sera si è introdotto in casa sua a Milano con un coltello e l’ha uccisa mentre i poliziotti si trovavano fuori dalla porta.
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Giornalista ferita durante Italia-Israele ad Udine: “Una brutta sassaiola. Ora mi sento meglio”

AGI – “Ora mi sento meglio, mi hanno lanciato sulla caviglia un sasso del diametro di 10/15 centimetri: sul momento non ho avuto paura, ma dopo, realizzando il rischio che abbiamo corso, sì. È stata davvero una brutta sassaiola. Se mi avessero colpito alla tempia non so cosa sarebbe successo”. Così all’AGI Elisa Dossi, inviata di RaiNews24, colpita da una pietra alla caviglia nel corso della manifestazione di attivisti pro Pal all’esterno dello stadio di Udine dove era in corso la partita di calcio valevole per le qualificazioni ai Mondiali, Italia-Israele.

 

“Inizialmente” il corteo “è arrivato pacifico in piazza Primo Maggio”, poi, “circa 100 persone si sono staccate e sono andate verso le forze dell’ordine”, i giornalisti, tra cui Dossi, si trovavano lì, “per fare il nostro lavoro”. Le prime tensioni e poi il lancio di “fumogeni e petardi” da una parte, la risposta della polizia con il solo utilizzo degli idranti e i cronisti in mezzo.

 

“Questa frangia violenta ha iniziato ha lanciare di tutto, anche i tombini contro la polizia – ricostruisce Dossi -. Durante la diretta mi è arrivato un sasso sul piede. Eravamo chiusi: da un lato le forze dell’ordine e dall’altra i violenti”.

 

Nel corso del corteo altre due persone sono rimaste ferite. Si tratta di “Davide Albini Bevilacqua, un operatore di Local Team che è stato colpito allo zigomo ed è più grave e di un carabiniere che non era li’ per il servizio d’ordine, ma per fare da scorta a un giornalista”, racconta Dossi. 

Per anni urina sui vestiti del fratello, poi lo picchia a colpi di pala: arrestato a Cercola (Napoli)


Un uomo di 46 anni è stato arrestato a Cercola, nel Napoletano, per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti del fratello minore, per anni vittima di violenze.
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L’Intelligence italiana festeggia i 100 anni con un francobollo e una moneta commemorativa

AGI – Ricorre oggi il Centenario della nascita del primo Servizio di Intelligence nazionale, il Servizio informazioni militare (Sim), istituito con regio decreto nel 1925 per unificare le strutture informative di alcune forze armate – Esercito, Marina e Aeronautica – e porre le basi per la costruzione di un sistema informativo coordinato a tutela della sicurezza dello Stato.

I Servizi di informazione italiani hanno accompagnato il Paese attraverso le fasi più complesse della nostra storia, contribuendo a difenderne la stabilità e le Istituzioni democratiche: nel 1949 nasce il Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR), nel 1966 il SIFAR viene riorganizzato nel SID (Servizio Informazioni Difesa), sciolto nel 1977 e sostituito da due strutture distinte: il SISMI (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) e il SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica). Nasce inoltre il CESIS (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza).

Da ultimo la riforma del 2007 che istituisce il Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica e la nascita del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), con funzioni di coordinamento, e delle Agenzie AISE (per la sicurezza esterna) e AISI (per la sicurezza interna) ad assicurare, grazie a una fisionomia moderna, un sistema civile, democratico, coordinato e trasparente in cui operare in sinergia per un obiettivo comune: proteggere gli interessi del Paese nel rispetto dei valori costituzionali.

 

Per celebrare questo secolo di storia e di servizio al Paese sono stati presentati un francobollo appartenente alla serie tematica ‘Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy’, emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy in collaborazione con Poste italiane, e una moneta commemorativa da 5 euro in argento, finitura Proof, emessa dal ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

 

 

Alla presentazione e annullo sono intervenuti il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, il direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Vittorio Rizzi, il presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Paolo Perrone, e il responsabile filatelia di Poste Italiane, Giovanni Machetti. Hanno inoltre preso parte il sottosegretario del Mimit con delega alla filatelia, Fausta Bergamotto, il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, dell’Aisi Bruno Valensise, i membri del Copasir, e i rappresentanti delle armate e di polizia. 

“È trascorso un secolo, il tempo è passato, la realtà è completamente mutata – ha ricordato il direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Vittorio Rizzi – Sono cambiati gli strumenti, le minacce, le sfide ma di fatto la missione dell’Intelligence è rimasta la stessa: proteggere la Repubblica, difendere i suoi interessi vitali, garantire la libertà e la sicurezza dei cittadini nel rispetto della Costituzione e della legge”.

“Il valore reale della moneta è un simbolo del valore effettivo di questa cerimonia – ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano – che non è una mera commemorazione ma è l’occasione per ribadire l’identità tra i principi su cui si fonda la nostra Repubblica e i principi su cui si fonda e si è fondata per tutto questo periodo l’attività dell’Intelligence”.

Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “è un’occasione rara vedere insieme sia il francobollo sia la moneta: il francobollo è un tassello di una memoria collettiva, presentato ai collezionisti ma non solo, un po’ come era una volta l’immagine dell’Italia che per esempio possedevano i nostri migranti nel mondo”.

 

 

 

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Todde resta presidente della Regione Sardegna. La Consulta: “Il Collegio di garanzia non p…

AGI – Alessandra Todde resta presidente della Regione Sardegna perchè non spettava al Collegio regionale di garanzia elettorale, con l’ordinanza/ingiunzione emessa il 20 dicembre scorso, imporne la decadenza dalla carica.

Questa la decisione presa dalla Corte costituzionale, con una sentenza depositata oggi, la quale ha sancito che il Collegio “ha esorbitato dai propri poteri” pronunciandosi sulla decadenza della presidente “in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità“, così “cagionando una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione”.

Le “pur gravi fattispecie contestate” alla presidente, quali “la mancata nomina di un ‘mandatario elettorale’ con il compito di raccogliere i fondi della campagna elettorale, e la produzione una dichiarazione sulle spese sostenute, con relativo rendiconto, caratterizzata da diverse non conformità rispetto alle previsioni di legge”, osservano i giudici costituzionali, “non sono riconducibili” a quelle che, “in modo esplicito”, la legge (n.515/1993) che ha istituito i Collegi regionali di garanzia elettorale “ha selezionato come ipotesi di ineleggibilità e, quindi, di decadenza“.

Annullata la decadenza 

L’ordinanza/ingiunzione del Collegio di garanzia, dunque, è stata annullata limitatamente alla parte relativa alla decadenza di Todde: resta ora “impregiudicata”, spiega la Consulta, la questione relativa alla “possibilità di riqualificazione dei fatti”, rimessa al giudice civile.

La causa giudiziaria e la sanzione pecuniaria

Il provvedimento del Collegio di Garanzia è infatti al centro della causa giudiziaria promossa da Todde: il tribunale di Cagliari ha confermato, con una sentenza emessa il 28 maggio scorso, la sanzione pecuniaria pari a 40mila euro, e il processo in appello è fissato per il 7 novembre.

Inammissibilità del conflitto di attribuzione

Anche la sentenza del tribunale cagliaritano è stata al centro di un conflitto di attribuzione, sollevato dalla Regione Sardegna, davanti alla Corte costituzionale: i giudici della Consulta, con una seconda pronuncia depositata questa mattina, ne hanno dichiarato l’inammissibilità, osservando che la sentenza di primo grado “è stata pronunciata unicamente nei confronti delle due parti intervenute”, dunque nei confronti della Todde, “personalmente, in quanto destinataria delle sanzioni” e del Collegio di garanzia, “in quanto autorità che ha emesso l’atto”, e non anche nei confronti della Regione Sardegna, rimasta estranea al giudizio.

Todde, “avanti a testa alta”

“Oggi la Corte Costituzionale si è espressa. E noi continuiamo ad andare avanti, a lavorare a testa alta, con ancor più energia e determinazione con un solo obiettivo in mente: il bene della Sardegna”. Lo ha detto la presidente della Regione, Alessandra Todde, dopo la decisione della Consulta, notizia che ha appreso da Bruxelles mentre presiedeva il Forum delle regioni insulari europee.

“La Consulta ha riconosciuto che il Collegio di garanzia elettorale ha esorbitato dai propri poteri – ha argomentato Todde – pronunciandosi sulla mia decadenza in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità, e ha quindi menomato le attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione Sardegna. In parole semplici, la Corte ha affermato che non spettava ne’ allo Stato, ne’ al Collegio di garanzia dichiarare la mia decadenza ne’ che vi erano i presupposti per poterla dichiarare”.

La ‘governatrice’ sarda ha aggiunto che “in questi mesi mi hanno chiamata decaduta, hanno provato ad affossare il lavoro della Giunta, a screditare il mandato che le cittadine e i cittadini sardi mi hanno affidato. Hanno provato a mettere in discussione la legittimità di un governo democraticamente eletto. Noi, invece, abbiamo scelto un’altra strada – ha sottolineato – quella della fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, della serietà e del lavoro quotidiano. Abbiamo continuato a fare ogni giorno tutto ciò che è necessario per risollevare la Sardegna, ignorando i detrattori. Lo abbiamo fatto con la schiena dritta e con la convinzione che la verità avrebbe parlato da sè”.

Riformatori Sardi, “restano le gravi inadempienze”

“La sentenza dice chiaramente che il processo civile andrà avanti. Quindi, vedremo come andrà avanti. E dice anche una cosa che oggi in pochi stanno cercando di leggere e cioè che le gravi inadempienze restano. Quindi il pasticcio politico e l’imperizia rimangono, e resta tutto quello che abbiamo sempre detto”. L’ha detto Umberto Ticca, capogruppo Riformatori Sardi del Consiglio regionale, commentando la sentenza della Consulta.

“Adesso, la parte della sentenza andrà avanti e questo, sicuramente – ha aggiunto Ticca -, dà valore alla tesi per cui il Consiglio regionale ha una autonomia decisionale importante e, soprattutto, riafferma dei principi di poteri garantiti dalla Costituzione alla Regione Sardegna. Questo, però, non cancella certamente il pasticcio che mai era stato fatto nella storia delle elezioni regionali sarde”

 

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