Archivi per la categoria ‘Komposer’
Bambino di 6 anni cade dalla finestra della scuola a Genova: è grave
AGI – Un bambino di circa sei anni è caduto dalla finestra del secondo piano di una scuola, a Genova Voltri, riportando ferite gravissime dopo un volo di quasi sei metri.
Sul posto il 118 con ambulanza e automedica, che ha richiesto l’intervento dell’elicottero per un trasporto d’urgenza all’ospedale pediatrico Gaslini. Per consentirne l’atterraggio, è stato chiuso il casello di Pra’ dove l’elicottero Drago è arrivato subito.
Le circostanze della caduta sono al vaglio degli inquirenti. A dare l’allarme è stata una passante che ha visto precipitare il piccolo ed è stata trasportata al pronto soccorso del Villa Scassi in stato di choc.
Valditara: “Fare chiarezza”
“Seguo con grande apprensione quanto accaduto oggi in una scuola di Genova. In questo momento il mio pensiero è rivolto innanzitutto a lui e alla sua famiglia. Un sentito ringraziamento ai soccorritori e ai medici per il pronto intervento. Sarà necessario fare rapidamente chiarezza sulle dinamiche dell’accaduto”, ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Su indicazione del ministro, il direttore dell’ufficio scolastico regionale disporrà una ispezione per fare piena luce sulle dinamiche del caso.
Bambino Gesù: ricostruito il naso di un bimbo aggredito da un animale
AGI – Ravi (nome di fantasia) è arrivato in Italia dall’India con il volto segnato da una grave mutilazione: un animale gli aveva infatti staccato il naso e una parte del labbro superiore con un morso. Oggi, grazie a una ricostruzione totale del naso e del labbro superiore realizzata all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il bimbo di 10 anni potrà avere una “vita più serena e dignitosa”.
L’intervento è stato eseguito dall’équipe di Chirurgia plastica dell’Ospedale pediatrico di Roma. Per eseguire la rinoplastica completa, i chirurghi si sono avvalsi di modelli e stampe 3D sviluppati dall’Unità di Imaging avanzato cardiotoracovascolare e fetale. “Questo intervento rappresenta una pietra miliare nella chirurgia plastica pediatrica – spiega il dottor Mario Zama, responsabile dell’Unità operativa complessa di Chirurgia Plastica e Maxillofacciale dell’Ospedale – Non solo abbiamo ripristinato una parte fondamentale dell’aspetto fisico di Ravi, ma gli abbiamo restituito la possibilità di vivere una vita più serena e dignitosa”.
La sfida principale per i chirurghi plastici non era soltanto la ricostruzione del labbro, ma quella, molto più complessa, del naso nella sua totalità. In genere, la presenza di una parte residua dell’organo rappresenta un riferimento prezioso per la ricostruzione. In questo caso, l’assenza totale del naso rendeva ogni fase – da quella preparatoria all’intervento vero e proprio – estremamente complessa.
Per superare le difficoltà preparatorie, i chirurghi si sono rivolti agli specialisti dell’Unità operativa complessa di Imaging avanzato cardiotoracovascolare e fetale guidati dal dottor Aurelio Secinaro. L’ingegnere Luca Borro del laboratorio 3D ha utilizzato le scansioni della testa di Ravi e di altri bambini assimilabili a lui per età e dimensioni del cranio per ricavarne dei modelli virtuali in 3D. È stato quindi selezionato il naso che per conformazione anatomica si adattasse meglio al volto di Ravi. A questo punto sono stati stampati in 3D sia la testa del paziente, sia il modello nasale prescelto che è stato poi utilizzato per la ricostruzione vera e propria. “I modelli 3D ci hanno permesso di ricostruire con precisione l’anatomia nasale e di supportare i chirurghi nella pianificazione dell’intervento – commenta il dottor Secinaro – Un esempio concreto di come la tecnologia possa migliorare l’efficacia e la sicurezza delle cure nei casi pediatrici più complessi”.
La ricostruzione del labbro
La ricostruzione chirurgica del labbro superiore è stata effettuata con una tecnica simile a quella utilizzata per gli interventi di labiopalatoschisi (labbro leporino): la tecnica chirurgica messa a punto molti anni fa dai chirurghi Sabatini e Abbé che utilizza il tessuto del labbro inferiore per ripristinare la forma, la funzione e l’aspetto estetico del labbro superiore. La complessa parte chirurgica riguardante il naso è stata preceduta da un approfondito studio dei casi clinici simili esistenti al mondo, soprattutto per quanto riguarda la mucosa interna. La ricostruzione completa del naso coinvolge infatti 3 parti: il rivestimento esterno, quello interno (la mucosa appunto) e la parte scheletrico/cartilaginea. Nel caso di Ravi non era disponibile tessuto locale per la ricostruzione del rivestimento mucoso interno. Pertanto si è scelto l’utilizzo di un lembo di cute dell’avambraccio (lembo radiale) trasferito con tecnica microchirurgica a livello del naso con sutura sui vasi facciali. “Abbiamo scelto un lembo vicino al polso perché si tratta di una parte dove la pelle è particolarmente sottile, quindi adatta allo scopo, e in cui è presente un peduncolo (insieme di vasi sanguigni che portano sangue e nutrimento a un organo, un tessuto o un lembo chirurgico) sufficientemente lungo da poter essere poi ricollegato microchirurgicamente alla vena e all’arteria facciale per tenere in vita il tessuto” racconta la dottoressa Francesca Grussu, chirurga plastica specializzata in microchirurgia del Bambino Gesù.
Una volta ricostruita la mucosa interna, è stata poi la volta del rivestimento esterno. Per questo intervento è stato utilizzato un lembo di pelle e muscolo della fronte sagomato, così come il lembo microchirurgico, sulla base del modello nasale elaborato in 3D nella fase preparatoria e poi ribaltato verso il basso per formare il rivestimento esterno del naso. Grazie alla vascolarizzazione che porta con sé, il lembo resta vitale e si adatta perfettamente alla zona da ricostruire. Questa tecnica permette di ottenere un risultato naturale e funzionale, ideale per i casi più complessi come quello di Ravi. Dopo 3 settimane, una volta verificata la riuscita dei due interventi precedenti e la vascolarizzazione dei due lembi di pelle, l’équipe è passata alla ricostruzione dello scheletro di supporto. Per questo intervento è stato necessario risollevare temporaneamente il lembo di pelle che ricopriva la parte esterna del naso e utilizzare innesti di cartilagine prelevati dalla costola per costruire la struttura scheletrica del naso, inclusi il dorso e la columella (la parte inferiore del naso che separa le due narici). “Con questi interventi, siamo riusciti a ricostruire da zero il naso di Ravi – commenta il dottor Zama – Un risultato eccezionale nel suo genere reso possibile grazie alla stretta collaborazione tra chirurghi plastici, ingegneri, radiologi, anestesisti, rianimatori e altri specialisti dell’Ospedale che hanno applicato le più avanzate tecniche in campo chirurgico, utilizzando tecnologia 3D per pianificare l’intervento e migliorare i risultati”.
Filippo Turetta aggredito in carcere
AGI – Filippo Turetta, 24 anni a dicembre, è stato aggredito ad agosto nel carcere di Montorio, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin avvenuto l’11 novembre 2023. La notizia, riportata dal giornale ‘L’Arena’ di Verona, viene confermata all’AGI da fonti penitenziarie. Turetta, condannato alla massima pena in primo grado dalla Corte d’Assise di Venezia, sarebbe stato colpito con un pugno da un recluso, anche lui con una condanna all’ergastolo da scontare.
La Sardegna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito
AGI – La Sardegna è la seconda regione italiana ad avere una legge sul fine vita, dopo la Toscana.
Oggi, infatti, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato con 32 voti a favore, 19 contrari e un astenuto la proposta di legge sul suicidio medico assistito, basata sul testo promosso dall’Associazione Luca Coscioni.
La proposta numero 59, della quale è primo firmatario il capogruppo del Pd, Roberto Deriu, stabilisce le ‘Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019′.
Gasparri, “la Sardegna pensi ai problemi dei sardi”
“Mentre il Senato lavora con impegno al tema del fine vita – commenta il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri – la Sardegna mal governata da Todde, che tra l’altro dovrebbe lasciare il suo incarico acquisito con modalità non conformi alle leggi, vara una inutile legge-propaganda su una materia che non è di competenza delle Regioni. È gravissimo che la Regione Sardegna, invece di pensare ai problemi dei sardi, sia guidata abusivamente da una persona che non ha titolo per essere Presidente, la cui decadenza attendiamo affinché possa presto esprimersi nuovamente l’elettorato dell’isola. La Corte costituzionale è stata chiara. C’è una sentenza che ha riguardato la Toscana e che ha logicamente affermato che il tema del fine vita non può essere di competenza di singole Regioni, ma le leggi devono essere fatte dal Parlamento nazionale. Invece i grillini immersi nel loro fallimento politico si dedicano a un’operazione cinica di propaganda sapendo di non avere né le competenze né i poteri per affrontare il tema. Una vergogna che i sardi non meritano con una pantomima e una recita davvero spregevole”, conclude Gasparri.
Magi, legge sia nel programma alle regionali
“Dopo la Toscana, anche la Sardegna ha fatto un passo in avanti sul terreno dei diritti delle persone e dell’autodeterminazione. L’avversione ideologica della Presidente Meloni e della maggioranza contro una legge di civiltà non la comprende più nessuno, risulterebbe ridicola se non ci fossero in gioco la sofferenza e la libertà delle persone, invece è disumana, e la proposta della maggioranza in discussione al Senato va respinta al mittente, essendo di gran lunga peggiorativa perfino rispetto alle sentenze della Corte Costituzionale”. Lo dichiara il segretario di +Europa, Riccardo Magi, sulla scia dell’approvazione odierna della legge sarda sul fine vita. “Ora il Governo che farà? Impugnerà anche questa legge davanti alla Consulta, su ricatto dei pro vita?”, prosegue il leader di + Europa chiedendo anche alla altre regioni e in Umbria di andare “avanti con ‘Liberi Subito'”. “Come +Europa abbiamo chiesto – conclude – in tutti i tavoli della coalizione progressista in vista delle Regionali, l’impegno ad approvare leggi regionali sul fine vita come quelle approvate in Toscana e Sardegna”.
Licheri, “approvata una legge di civiltà”
“Anche la Regione Sardegna, dopo la Toscana, ha una legge sul fine vita”. Lo sottolinea la senatrice del M5s, Sabrina Licheri. “Una legge di civiltà – aggiunge – che accoglie le istanze di tanti cittadini e le loro famiglie che ogni giorno si confrontano con il dolore, ogni singolo giorno. Sulla scia di una sentenza della Corte costituzionale la Regione Sardegna ha approvato la legge sul suicidio assistito con 32 voti favorevoli. Una risposta per quanti si confrontano con il dolore indicibile di una malattia irreversibile purchè capace di esprimere chiaramente le sue volontà di essere assistito da un medico nella sua scelta finale. Una legge che restituisce dignità alla sofferenza grazie alla possibilità di scelta”, conclude.
Studente 14enne derubato della sua bici. Un imprenditore gliene regala una nuova
AGI – “Ho il cuore grande e mi sono commosso: appena ho letto la notizia sui social ho deciso di fare un regalo a questo ragazzo e restituirgli un po’ di speranza“. Così all’AGI Francesco Lopolito, imprenditore barlettano e titolare di un negozio specializzato nella vendita di bici elettriche, ha scelto di rispondere a un appello arrivato da Pordenone.
La storia dello studente e l’appello sui social
La storia è quella di un ragazzo di 14 anni che ogni giorno si sveglia all’alba per raggiungere il liceo musicale di Portogruaro. Da Gemona del Friuli prende tre treni e percorre in bicicletta il tratto fino alla stazione. Proprio quel mezzo, soprannominato dall’adolescente ‘Sgraziella da combattimento‘, gli era stato rubato dopo appena due giorni di scuola.
Il furto è stato raccontato dalla madre Susanna in un post su Facebook che ha subito fatto il giro dei social: “Buongiorno, mio figlio ha 14 anni e ogni mattina si alza alle 4:30 per prendere da Gemona del Friuli tre treni per raggiungere la vostra bellissima Portogruaro per frequentare lo stimato liceo musicale XXV Aprile. Si era comprato con i suoi soldini una bici usata da ‘combattimento’ per arrivare in tempo a scuola e soprattutto per non dover correre per non perdere il treno al rientro, con due cestini la voleva, uno per lo zaino e uno per il violino… Non è durata due giorni”. Il 13 settembre l’amara sorpresa: “al momento dell’arrivo in stazione, perché la sua ‘Sgraziella‘ non c’era più”, ha aggiunto la donna. E da lì l’appello alla restituzione, confidando “nel buon cuore della gente e soprattutto nella voglia di legalità”.
La promessa di aiuto
Un appello che ha colpito anche Lopolito, pronto a intervenire: “Ci siamo messi in contatto con la signora tramite messaggi e a breve faremo una videochiamata con il ragazzo, affinché possa scegliere una bici dal nostro negozio: sarà nostra premura fargliela recapitare a casa. I ragazzi hanno bisogno di fiducia e di sapere che nel mondo esistono persone buone. Soprattutto merita di arrivare a scuola senza problemi”.
Blitz Pro Pal nell’università di Pisa, un docente contuso. Bernini: “Intollerabile”
AGI – Una quindicina di studenti dei collettivi di sinistra per la causa pro Gaza ha fatto irruzione oggi in un’aula dell’Università di Pisa al Polo Piagge interrompendo una lezione e turbando studenti e docente.
Saliti in piedi sulla cattedra e urlando con un megafono slogan proPal, gli studenti hanno occupato l’aula.
Irruzione all’Università di Pisa
“Impossibile seguire le lezioni quando c’è un genocidio in corso e l’attacco dell’esercito israeliano a Gaza City“, la motivazione con cui il gruppetto ha giustificato l’irruzione scontrandosi verbalmente e non solo con il professore Rino Casella, associato di Diritto Pubblico Comparato.
Il docente in seguito all’accaduto ha sporto denuncia e si è recato al pronto soccorso. Sul canale Instagram del collettivo Studenti per la Palestina, il docente è stato definito “sionista“, e sono state pubblicate foto e video dell’azione.
Reazione della Ministra Bernini
La ministra Anna Maria Bernini – che ha telefonato al rettore dell’Ateneo, Riccardo Zucchi, allo stesso professore, Rino Cascella, e al prefetto di Pisa, Maria Luisa D’Alessandro – ha stigmatizzato quanto successo: “Le Università non sono zone franche dove è consentito interrompere lezioni o aggredire professori. Quanto accaduto all’ateneo di Pisa è intollerabile per una società che si riconosce nei valori della democrazia e irricevibile per una comunità accademica, come quella pisana e italiana tutta, aperta, libera e inclusiva. Esprimo la mia più sincera vicinanza a tutta la comunità dell’Università di Pisa e al professor Rino Casella. Sono al suo fianco! Colpire la libertà accademica significa attaccare il cuore della nostra democrazia: dobbiamo difenderla tutti, senza se e senza ma”, ha scritto sui social.
Garlasco, escluso il secondo killer
AGI – Non sarebbe emersa “nessuna svolta” dall’attesissima consulenza effettuata attraverso la ‘Bloodstain Pattern Analysis’ disposta dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi ed eseguita dal comandante del Ris di Cagliari, Andrea Berti. I risultati dell’esame sono stati depositati oggi.
Non ci sarebbe, stando a quanto trapela, nulla che farebbe pensare a un secondo killer. Attraverso la BPA si studiano la forma, la dimensione, la posizione e la distribuzione delle macchie di sangue per ricostruire la dinamica del crimine. Il 9 giugno scorso, gli esperti dell’Arma si erano recati in via Pascoli, nella villetta del delitto, per ripetere l’esame con una tecnica già utilizzata nell’ambito delle indagini che hanno portato alla condanna definitiva a 16 anni di carcere di Alberto Stasi.
La novità consisteva nell’utilizzo di laser, droni e scanner con la ricostruzione in 3D degli ambienti scenario del crimine. Gli investigatori si erano soffermarti, in particolare, sulla parete destra delle scale dove, in base alla consulenza dattiloscopica della Procura di Pavia, era stata repertata l’impronta 33 attribuita ad Andrea Sempio. Un esito contestato da altri studi commissionati dai legali di parte civili in rappresentanza della famiglia Poggi e dalla difesa di Sempio.
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In Italia l’avanzata delle febbri tropicali
AGI – Dengue, West Nile, Chikungunya. Parole che suonano quasi esotiche ma entrate ormai nel lessico quotidiano. Parole che tornano puntuali ogni estate insieme alla notizia di qualche contagio e purtroppo anche di qualche decesso. Si tratta di alcune febbri tropicali particolarmente diffuse (che, evidentemente, solo tropicali non lo sono più).
Come spiegato all’AGI da Fabrizio Montarsi, biologo responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe): “l’aumento delle temperature, la globalizzazione, i viaggi fanno sì che le malattie tropicali non siano più solo “tropicali”, ma siano presenti anche tra di noi. Dobbiamo abituarci”. In molti casi si tratta di infezioni “importate”, ovvero trasportate in Italia magari da qualche vacanziero asintomatico o con sintomi lievi ma recentemente il Nord Italia (Veneto ed Emilia Romagna soprattutto) è stato interessato anche da focolai autoctoni.
Diffusione e sintomi delle infezioni
“Per quanto riguarda la West Nile l’andamento è simile a quello degli altri anni in Nord e Nord-Est – ha spiegato – con un incremento dei casi che si registra a settembre perché le zanzare hanno avuto il tempo di infettarsi prendendo il virus dagli uccelli. Quest’anno per la prima volta si sono registrati casi anche nel Lazio, in Campania e qualcosa in Toscana. Per la Chikungunya invece, al di là dei casi di importazione, stiamo avendo due focolai autoctoni in Veneto e uno in Emilia-Romagna, che fanno aumentare i contagi perché si tratta di trasmissione locale: da un caso importato le zanzare si sono infettate e hanno trasmesso il virus ad altre persone, facendo così proliferare la malattia”. I sintomi sono quelli classici di una normale influenza: mal di testa, male alle ossa, febbre. Una variante tipica della Chikungunya sono dolori alle ossa e alle articolazioni che possono durare anche molto a lungo, anche più di un mese. “Sappiamo che la West Nile – ha proseguito – può essere rischiosa per i soggetti fragili e ogni anno si contano alcuni decessi. Per la Chikungunya non si sono mai registrati decessi, tuttavia i sintomi possono persistere a lungo, con un impatto importante sulla gestione sanitaria perché in alcuni casi le persone non riescono a lavorare per settimane o mesi. Nessun rischio particolare invece per la Dengue che può essere grave ma solo in caso di reinfezione, cosa molto improbabile se non nelle aree dove la malattia è endemica”.
Sorveglianza e prevenzione
Sul fronte della sorveglianza secondo Montarsi “esiste un sistema abbastanza rodato e funzionante, soprattutto in Nord Italia. In Centro Italia, dove la malattia è una novità, il sistema deve invece essere ancora implementato”. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di febbri tropicali veicolate dalla zanzara tigre, che solitamente muore con l’arrivo dell’inverno, e che quindi non restano nel territorio ma vengono reintrodotte in Italia ogni estate. “La protezione personale resta l’arma più importante – ha infine concluso – con l’uso di repellenti per zanzare, così come eliminando i ristagni d’acqua nei giardini privati che favoriscono la proliferazione delle zanzare. È molto importante che i cittadini collaborino per ridurre i rischi. Infine va ricordato che vale sempre la pena, in caso di febbri estive, magari al ritorno da qualche paese tropicale, alzare il livello di attenzione e chiedere il parere di un medico“.
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Il Friuli Venezia Giulia diventa una mappa di Fortnite
AGI – Il Friuli Venezia Giulia sbarca ufficialmente su Fortnite, uno dei videogiochi multiplayer più giocati in Italia e al mondo, grazie a un innovativo progetto di promozione turistica digitale ideato e realizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso PromoTurismoFVG e in collaborazione con Novo Esports, che introduce un nuovo modo di raccontare il territorio.
Una mappa Personalizzata
Attraverso la creazione di una mappa personalizzata ispirata al territorio regionale, il Friuli Venezia Giulia diventa così la prima Regione italiana a portare le proprie peculiarità e le caratteristiche del territorio all’interno dell’universo di Fortnite, con l’obiettivo di unire turismo e gaming, intercettando il pubblico giovane e gli appassionati di cultura digitale, per invitarli a scoprire le bellezze della destinazione in una chiave completamente nuova. Trieste, Udine, Pordenone, Gorizia e Palmanova sono i cinque punti di interesse individuati e riproposti in 3D con uno stile cartoon caratteristico del gioco, che faranno da sfondo alla grafica del videogame in cui gli sviluppatori si sono ispirati fedelmente alla geografia del Friuli Venezia Giulia.
Le città
Trieste viene rappresentata con piazza Unità d’Italia, tra i palazzi del Comune, della Regione, della Prefettura, le statue monumentali, ma anche l’area portuale funge da elemento strategico da un punto di vista di gameplay; la città di Udine è stata costruita attorno agli elementi architettonici più significativi, piazza Libertà, la Loggia del Lionello e la Torre dell’Orologio, ricreati fedelmente in 3D, per poi salire sul colle del castello. A Gorizia lo scenario è fortemente simbolico grazie alla presenza del castello medievale in cima a una collina tra torri, mura merlate e disposizione a ferro di cavallo, intorno al quale sono stati inseriti altri elementi ispirati al borgo storico.
A Pordenone spiccano merlature, bifore, lo stemma cittadino e le decorazioni in pietra, e il campanile di San Marco; infine Palmanova, la cui presenza nella mappa di Fortnite si presta perfettamente a creare un punto di interesse memorabile e strategicamente complesso con la sua pianta stellata a nove punte, le mura, porte e sotterranei con al centro l’edificio principale, la riproduzione ispirata alla piazza Grande e ai suoi edifici storici che rievocano il contesto rinascimentale della città.
La tradizione gastronomica
La mappa personalizzata integra inoltre elementi paesaggistici simbolo come Piancavallo, Tarvisio, i laghi di Fusine, la laguna di Marano e i fiumi Tagliamento e Isonzo. Non mancano tre elementi “consumabili” tipici della tradizione del territorio (frico, prosciutto di San Daniele e uva) che i giocatori potranno raccogliere per recuperare energia o difese. La mappa sarà disponibile dal 20 settembre 2025.
Fermato con il taser, 41enne muore in ospedale a Reggio Emilia
AGI – Un 41enne è morto all’ospedale di Reggio Emilia, dopo essere stato colpito con un taser dalla polizia. È accaduto a Massenzatico, a Reggio Emilia, dove l’uomo, un pluripregiudicato sarebbe andato in escandescenze e il taser è stato usato per fermarlo.
Il fatto sarebbe accaduto stamattina, tra le 5.30 e le 6. Sono in corso le indagini della polizia, coordinata dalla procura di Reggio Emilia, per fare chiarezza sull’accaduto.
Tre casi in meno di un mese
Quello del 41enne della provincia di Reggio Emilia è il terzo in meno di un mese. Il 16 agosto scorso, infatti, un uomo di 57 anni era morto di sabato notte a Olbia. Gianpaolo Demartis, stava finendo di scontare una condanna per spaccio, si era introdotto furtivamente in due case in via San Michele e poi in stato di evidente alterazione aveva importunato i passanti.
Dopo diverse chiamate al 112, erano arrivati i carabinieri. Demartis aveva anche colpito un militare dell’Arma che cercava di fermarlo, e a questo punto si era deciso di usare il taser. Il 57enne si era accasciato e le sue condizioni di salute erano apparse subito gravi; trasportato in ambulanza verso l’ospedale di Olbia il cuore aveva smesso di battere. La procura di Tempio Pausania (pm Alessandro Bosco) ha indagato per omicidio colposo i due carabinieri intervenuti.
Morte a Genova dopo l’intervento dei Carabinieri
Ventiquattro ore dopo, di domenica, a morire dopo essere stato colpito con il taser dai carabinieri, Elton Bani, un uomo di 47 anni di origini albanesi, spirato a Sant’Olcese, nella frazione Manesseno, sulle alture di Genova. Alcune persone avevano chiamato il 112 perché Bani, in stato di agitazione, aveva minacciato una di loro. I carabinieri a un certo punto avevano deciso di usare il taser, e l’uomo era stato colpito almeno due volte. Il pm di Genova Paola Calleri ha indagato per omicidio colposo i due militari.
Precedenti casi di uso del Taser
L’uso del taser si era già concluso in modo tragico lo scorso giugno a Pescara, vittima un trentenne che era stato fermato in strada dalla Polizia per una rissa. Gli accertamenti dimostrarono però che l’uomo era morto a causa di un trauma toracico e non per effetto dell’arma. Altri due casi si sono verificati nel 2024 e nel 2023.
Travolta da un camion alla fermata del bus, muore una 15enne
AGI – Aspettava l’autobus che l’avrebbe portata a scuola a Tione, ma in classe, nell’istituto superiore ‘Don Guetti’ che frequentava da una settimana, non ha più messo piede. Una ragazzina di 15 anni è morta questa mattina alle 7,15 travolta da una betoniera mentre attraversava la strada per arrivare alla fermata del bus lungo la Statale 239.
Incidente mortale a Giustino, Val Rendena
È successo a Giustino, in Val Rendena, piccolo centro in provincia di Trento. Il tutto si è consumato in pochi minuti e la dinamica dell’incidente, secondo una prima ricostruzione, descrive la giovane mentre attraversa la strada sulle strisce pedonali e viene travolta dal mezzo pesante che passava con il verde e non è riuscito a frenare. Violentissimo l’impatto.
Vani i soccorsi e indagini in corso
I soccorsi sono stati immediati: due persone del posto hanno prestato le prime cure e due ambulanze sono giunte sul posto in pochi minuti ma i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Sul posto anche i carabinieri di Carisolo e Madonna di Campiglio per eseguire tutti i rilievi e avviare le indagini. I vigili del fuoco di Giustino e Treno hanno messo in sicurezza l’area e avevano fatto alzare in volo un elicottero per un trasferimento immediato in ospedale, ma è stato tutto inutile.
Antisemitismo, Fadlun: “Preoccupa l’escalation di casi”. Barbareschi: “Gli artisti che boi…
AGI – È partita con i saluti istituzionali nei giardini del Tempio Maggiore di Roma la ventiseiesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema “Il popolo del libro“. Un filo conduttore che richiama la centralità del libro e della parola scritta come strumenti di trasmissione della fede, della memoria e dell’identità ebraica.
L’importanza dei testi religiosi
“È una festa importante – ha sottolineato a margine il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun – che ricorda l’importanza dei testi religiosi non solo per l’ebraismo ma per l’intera civiltà, fondata sulla religione del libro. La comunità si apre alla città per mostrare il contributo secolare dato alla cultura di Roma e dell’Italia. Il popolo del libro mette al centro le regole morali e religiose contenute nella Torah. Ma siamo anche la comunità senza libri, perché non possiamo dimenticare la razzia nazista del 1943, quando venne rubata l’antica e preziosa biblioteca“.
Riscoprire le radici comuni
Per il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, “la Giornata ci permette di riscoprire le radici comuni della civiltà europea, legate alla tradizione del Talmud, opera che educa all’etica e alla formazione. In un momento come questo significa anche testimoniare una solidarietà concreta, ricordando che il Ministero ha sostenuto la pubblicazione di una storia della comunità ebraica di Roma. Il messaggio più bello del Talmud è che educando un figlio si educano le generazioni future“.
Un legame profondo con la città di Roma è stato ribadito dal vicesindaco Silvia Scozzese: “La comunità ebraica è parte integrante della storia di Roma e ha dato un contributo fondamentale alla sua identità culturale e sociale. La collaborazione e l’integrazione con l’amministrazione e con tutte le componenti cittadine dimostrano che Roma è una città aperta, che vuole costruire fraternità e amicizia.
Barbareschi, “la violenza non porta a nulla”
A sottolineare l’attualità dello studio del Talmud è stato l’attore e regista Luca Barbareschi, protagonista del reading “Signori il Talmud!“: “È impressionante pensare a come la storia si ripeta. Le parole, oggi più che mai, sono fondamentali per la crescita dell’individuo: la violenza non porta a nulla, esiste solo il potere delle idee. Siamo il popolo della parola, del libro“, ha spiegato a margine dell’evento.
Presenti tra gli altri Civita Di Russo, Vice Capo di Gabinetto della Regione Lazio, e Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma. Il programma della giornata prevede appuntamenti diffusi tra il Portico d’Ottavia, il rione Monti e Ostia Antica, con incontri, reading, lectio magistralis, musica e visite guidate alle sinagoghe e al Museo Ebraico di Roma. A chiudere, i festeggiamenti per i 15 anni della libreria Kiryat Sefer, madrina d’eccezione la scrittrice Lia Levi. La manifestazione gode del patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e si conferma un’occasione di dialogo, conoscenza e convivenza, nonché un antidoto all’antisemitismo.
Preoccupazioni per l’antisemitismo crescente
“È innegabile che viviamo un momento molto difficile, con un’escalation di episodi di antisemitismo che non sono più soltanto verbali ma anche fisici. Pensiamo a Venezia o, ancora più grave, all’assassinio di Kirk negli Stati Uniti. Sono segnali che ci fanno capire come stiamo attraversando un periodo in cui si vuole eliminare il diritto alla parola e ad esprimersi“, ha commentato Fadlun, “Siamo preoccupati, ma anche rasserenati dall’intervento del Ministero dell’Interno, che ha innalzato i livelli di protezione e consente alla nostra comunità di vivere nel modo più possibile ordinario – ha aggiunto interrogato sulle commemorazioni del prossimo 7 ottobre -. Abbiamo fiducia nello Stato e in ciò che sta facendo per difendere la nostra sicurezza. Il vaccino contro l’intolleranza è la cultura“. Fadlun ha inoltre espresso solidarietà al ministro degli Esteri Antonio Tajani, definito in Aula “influencer prezzolato da Israele“: “La violenza è anche verbale e va condannata con la stessa fermezza. Siamo vicini a chiunque subisca aggressioni, fisiche o morali“.
“Non possiamo tacere di fronte ai crescenti episodi di antisemitismo – ha spiegato Mollicone -. Gli episodi di violenza a Venezia dimostrano che non si può abbassare la guardia, la vigilanza non è mai troppa. Come ha sottolineato il ministro Piantedosi, nulla può giustificare episodi così gravi contro persone o simboli della comunità ebraica e dello Stato di Israele. Lo Stato italiano deve rispondere con fermezza. L’antisemitismo in qualunque sua forma è un oltraggio ai valori storici della Repubblica italiana“.
Parlando di cultura, il presidente della Commissione Cultura della Camera ha poi sottolineato l’importanza di contrastare i tentativi di censura nei confronti di Israele, non ultimo la proposta di boicottaggio di alcuni paesi in vista dell’Eurovision 2026: “Un conto è rispondere all’istanza umanitaria della popolazione di Gaza, come l’Italia ha fatto, unica nazione non araba a muoversi concretamente. Un conto è mistificare e falsificare la realtà, arrivando addirittura a censurare la presenza di Israele nelle competizioni culturali e sportive. Ci siamo già opposti pubblicamente a chi voleva annullare la partita Italia-Israele. Quella partita si è giocata, è stata una dimostrazione di sport e dimostra che ogni forma di obliterazione della cultura ebraica va respinta con decisione”, ha concluso.
“Bisognerebbe che tutti andassero a vedere cosa ha fatto Israele negli ultimi anni e cosa hanno fatto Hamas, Arafat o altri delinquenti. Chi non è contro le stragi? Io ho dei figli e non voglio aggiungere nessuna verità, ma la narrazione che viene raccontata è finta e sbagliata“, ha osservato Barbareschi, che ha criticato i recenti appelli al boicottaggio culturale sia dagli attori che in vista di Eurovision 2026: “È stato orrendo quest’anno a Venezia vedere artisti che boicottano altri artisti. Questo è un segno di inciviltà e di imbecillità“, ha concluso.
Abusano di una 12enne e diffondono il video su Whatsapp
AGI – Hanno abusato di una dodicenne e poi filmato le violenze diffondendole su gruppi Whatsapp. E’ accaduto a Sulmona, in provincia di L’Aquila. Secondo quanto riportato dai quotidiani: il Centro e il Messaggero un diciottenne e un quattordicenne, sono stati indagati dalla Procura con l’accusa di violenza sessuale aggravata e revenge porn. Le abitazioni dei 2 sarebbero anche state perquisite per la ricerca di materiale informatico.
La minorenne è stata abusata ripetutamente in casa e minacciata di divulgare in rete i video girati durante le violenze. Le indagini sono partite dopo che la ragazzina si e’ confidata con la madre.
Auto di lusso a prezzi scontati da un imputato che aveva assolto: il Csm punisce un magistrato
AGI – La sezione disciplinare del Csm ha sanzionato con il blocco della progressione di stipendio e della carriera, fino alla prossima valutazione di professionalità (fra due anni), il giudice Lirio Conti, da alcuni anni in servizio a Palermo, ma punito per alcuni episodi avvenuti quando era al tribunale di Gela (Caltanissetta), sede che aveva dovuto lasciare nel 2019 per incompatibilità ambientale.
Accuse e ricorso in Cassazione
Il magistrato, che ha preannunciato il ricorso in Cassazione, è stato riconosciuto responsabile di episodi ritenuti in contrasto con l’esercizio della giurisdizione: avrebbe cioè acquistato e avuto più rapporti di compravendita con i titolari di una concessionaria gelese, coinvolti in vari processi proprio a Gela. Si tratta di Salvatore e Rocco Luca, padre e figlio, con cui Conti avrebbe trattato almeno sei auto, tra cui una Porsche Cayenne (avuta in comodato e assicurata con una polizza intestata alla Car auto srl). Salvatore Luca, tra l’altro, era stato imputato in un procedimento penale celebrato da un collegio presieduto nel 2008 da Lirio Conti; l’accusa era di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra (riguardava un componente del clan Madonia Emmanuello): l’uomo era stato assolto e poi, su ricorso della Procura, condannato in appello, con una pena successivamente divenuta definitiva. In caso di esito negativo alla prossima valutazione, il giudice potrebbe essere radiato dalla magistratura.
Agevolazioni economiche e autovetture
Dai due titolari della concessionaria, “parti offese o indagati in numerosi processi al Tribunale di Gela“, ivi inclusi “alcuni a lui assegnati – scrive il Csm – Conti avrebbe ottenuto numerose agevolazioni economiche… Il magistrato acquistava presso la Lucauto autovetture a prezzi scontati; vendeva o permutava le proprie auto alle stesse concessionarie a prezzi vantaggiosi; riceveva in comodato gratuito, anche per lunghi periodi, autovetture di grossa cilindrata; fruiva del pagamento della polizza assicurativa con riferimento alle vetture cedute in comodato gratuito“.
Oltre alla Porsche Cayenne, nel 2006 Conti comprò una Mercedes a 17.500 euro, quando ne valeva 24 mila e nel 2016 avrebbe rivenduto una Land Rover alla stessa somma a cui l’aveva acquistata l’anno prima. Il procedimento penale contro il giudice, aperto a Catania per competenza funzionale, si era chiuso con l’archiviazione, su richiesta dello stesso pm. Poi però era scattato il trasferimento obbligato e ora la condanna disciplinare.
Martina uccisa con 4 colpi alla testa. Una lenta agonia
AGI – Si stava voltando, Martina. Aveva già detto tutto, aveva scelto di chiudere, di mettere fine a una storia. E mentre girava le spalle ad Alessio Tucci, 17 anni, suo ex fidanzato, nella speranza che quella fosse l’ultima parola, ha ricevuto il primo colpo. Alla nuca. Un masso come arma. Quattro i colpi in totale. Un trauma cranico ha portato alla morte. E un’agonia durata fino a un’ora.
Il tragico epilogo di una relazione
Sono queste le conclusioni dell’autopsia sul corpo della giovane Martina Carbonaro, 14 anni, brutalmente uccisa all’interno dell’ex stadio comunale di Afragola, un luogo abbandonato, divenuto la scena di un delitto che ha scioccato l’intera nazione. A firmare la consulenza medico-legale è la dottoressa Raffaela Salvarezza, dirigente della ASL Napoli Nord, nominata consulente dal pubblico ministero della Procura di Napoli Nord, Della Valle. È lei ad aver ricostruito con precisione drammatica gli ultimi istanti di vita della ragazza.
La dinamica dell’aggressione
Secondo quanto emerso dalla perizia, Martina è stata colpita per la prima volta alla parte posteriore destra della testa, mentre si voltava. I successivi colpi, uno alla zona parietale sinistra, un altro alla parte frontale. La scena si chiude con un colpo finale, inferto alla fronte, quando ormai la giovane era probabilmente già a terra, indifesa. Il masso utilizzato, ritrovato sul luogo del delitto con tracce di sangue, è l’oggetto con cui Alessio Tucci ha inferto i colpi mortali.
Il movente: un rifiuto non accettato
Un gesto che, secondo l’accusa, sarebbe maturato al termine di un crescendo di ossessione e possesso: Martina voleva lasciarlo, lui non ha accettato il rifiuto. L’autopsia ha inoltre chiarito che Martina non è morta subito. Il decesso è avvenuto entro un’ora dai traumi subiti, ma resta imprecisato il momento esatto. Una questione non secondaria: in quell’ora ci sarebbero potuti essere margini di salvezza con un intervento tempestivo? Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’assassino abbia lasciato la giovane agonizzante o se sia rimasto sul posto per accertarsi della sua morte.
Le dichiarazioni della difesa
“A mio avviso – dice all’AGI l’avvocato di Alessio Tucci, Mario Mangazzo – sono risultati che non sconfessano quanto raccontato da Tucci durante gli interrogatori. C’è un riscontro, ma siamo in attesa di ulteriori esiti. Ce ne sono tanti altri che non sono stati ancora depositati”.
Il legale della famiglia di Martina
Non si è trattato di semplice raptus. È sostanzialmente la linea di Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro. Pisani, a poche ore dalla presentazione in Procura della consulenza medico-legale effettuata sul corpo della 14enne, all’AGI dice che “è presto per azzardare conclusioni”. “Certo è – spiega – che se Martina è rimasta in agonia per un’ora, questo fa pensare non solo che non si sia trattato di un semplice raptus, ma anche che, se il cantiere PNNR fosse stato sorvegliato come previsto, qualcuno avrebbe potuto soccorrerla”. Il legale della famiglia, infatti, fin dall’inizio ha posto un ulteriore tassello sul casolare dove fu ritrovato il corpo; non era un edificio abbandonato, ma un cantiere pubblico e attivo, finanziato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un luogo che avrebbe dovuto essere sotto rigorosa vigilanza e che, invece, era rimasto incustodito.