Archivi per la categoria ‘Cronaca’

Rinviata la partita Juve Stabia-Bari: richiesta del Viminale dopo amministrazione giudiziaria per club campano


La Lega di B ha disposto il rinvio a data da destinarsi dell’incontro tra Juve Stabia e Bari; la decisione pochi giorni dopo la decisione di sottoporre il club campano ad amministrazione giudiziaria.
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L’omicidio di Piersanti Mattarella, l’ex prefetto e i suoi vaghi ricordi: “Ho la memoria i…

AGI – “Io non ho toccato nulla: qualcuno dei miei superiori mi avrà autorizzato alla restituzione di quanto fu trovato nella 127, forse Contrada o Vasquez”: Filippo Piritore, sentito dal gip Antonella Consiglio venerdì 17 ottobre, si era presentato all’interrogatorio preventivo, da fare prima dell’eventuale arresto, con un elenco lunghissimo di farmaci che assume a causa delle sue precarie condizioni fisiche: “Io entro in agitazione e ansia – dice rispondendo alle domande anche dei pm Francesca Dessì e Antonio Carchietti – e avrò detto delle cose interpretate male, io mi protesto innocente. Probabilmente ero agitato”.

Il riferimento è alle tante contraddizioni in cui l’ex prefetto oggi in pensione, finito ai domiciliari venerdì 24 ottobre con l’accusa di depistaggio delle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella, era incappato nel corso delle sue audizioni dello scorso anno, quando i magistrati della Procura diretta da Maurizio de Lucia lo avevano convocato come persona informata dei fatti.

Piritore è accusato di avere fatto sparire un guanto ritrovato poco dopo il delitto, il 6 gennaio 1980, nell’auto dei killer, una Fiat 127 rubata. Un oggetto “repertato”, cioè annotato in un appunto formale ma mai consegnato né ai magistrati inquirenti (il pm titolare del fascicolo Mattarella era Pietro Grasso), né ai laboratori della polizia scientifica.

Secondo l’accusa, davanti ai pm, l’indagato aveva ribadito il depistaggio già fatto 45 anni fa, cercando di confondere ancora le acque su chi effettivamente fece sparire quel preziosissimo guanto. “Nella 127 c’erano dei pantaloni – ricorda l’allora funzionario della Squadra mobile – un guanto, poi un bottone da lutto. Non ho un ricordo nitido, io non ho occultato nulla”. Parte del materiale fu restituito al proprietario dell’auto, che lo riconobbe. Il guanto invece non era suo e rimase in sequestro: per finire però chissà dove. “Non so come avvenne la consegna – dice ancora l’indagato, difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Gabriele Vancheri -. Io non ho toccato nulla, ero meticoloso nelle cose che facevo. Non ho ricordi nitidi, qualcuno mi avrà detto che il dottor Grasso aveva il guanto. Avevo 30 anni appena fatti (sbaglia: ne aveva appena compiuti 29, ndr). Evidentemente mi sarò spiegato male, ero agitato e dispiaciuto perché non potevo dare un contributo lucido. Ho anche chiesto scusa ai procuratori. Sono in pensione dal 2016 e prendo una ventina di farmaci che incidono sulla memoria”.

La testimonianza di Pietro Grasso e le “anomalie”

“Nulla ho mai saputo del ritrovamento di un guanto sull’autovettura utilizzata dagli autori dell’omicidio Mattarella e che lo stesso è stato disconosciuto come proprio dal proprietario della 127. Apprendo solo ora questa circostanza”. Così, davanti ai suoi ex colleghi di Palermo, nell’ottobre 2024 si era espresso l’ex sostituto procuratore Pietro Grasso, il primo magistrato che, essendo di turno, si occupò degli accertamenti sul delitto commesso il 6 gennaio 1980 ai danni del presidente della Regione, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Capo dello Stato.

Una testimonianza che fa da supporto alla tesi del depistaggio attribuita all’ex funzionario della Squadra mobile ed ex prefetto Piritore. “Escludo di avere ricevuto per la convalida un verbale di sequestro del guanto – prosegue Grasso – probabilmente, la vicenda del guanto rappresenta l’ennesima ‘anomalia’ di quel procedimento. Mi riferisco, ad esempio, al ‘depistaggio Ciancimino‘ di cui si parla nella sentenza sugli omicidi politici; o al fatto relativo alla segretaria di Mattarella che andò a riferire quanto a sua conoscenza al procuratore generale Ugo Viola, senza che io ne sapessi nulla, pur essendo il titolare dell’indagine; o all’incarico di accertamenti bancari affidato dal mio ufficio a un colonnello della Guardia di finanza, di cui al momento non ricordo il nome, che, dopo un breve periodo, venne trasferito senza che alcuno mi riferisse sull’esito degli accertamenti. Inoltre, molte altre circostanze si seppero dopo, quando l’indagine venne trasferita per la formale istruttoria al consigliere Rocco Chinnici“, poi a sua volta ucciso da Cosa nostra.

In piazza Bellini con la pistola sullo scooter rubato: denunciati un 14enne e un 15enne


Due ragazzi sono stati bloccati e denunciati dalla Polizia tra via Santa Maria di Costantinopoli e piazza Bellini: erano su uno scooter rubato il 9 settembre, uno di loro aveva una pistola replica.
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La finta rapina e il controllo dei gioielli: la nuova tecnica dei truffatori di anziani nel Salernitano


I carabinieri hanno arrestato un 41enne napoletano: avrebbe derubato un’anziana di Castellabate (Salerno) fingendo di dover controllare che non avesse della refurtiva in casa.
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Padre disperato bloccato nel traffico a Roma con la figlia di un anno in fin di vita: salvata dai poliziotti


Due agenti di Polizia hanno salvato una bambina in grave crisi respiratoria su via Tiburtina, scortando il padre disperato in ospedale. La piccola, presa in carico dai medici, ora sta bene.
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A Roma il corteo della Cgil, Landini: “Cambi la legge di bilancio o non escludiamo sciopero”

AGI – È partito da Piazza della Repubblica il corteo nazionale della Cgil, intitolato “La democrazia al lavoro”, che sta attraversando le vie del centro di Roma diretto verso Piazza San Giovanni, dove è stato allestito il palco per gli interventi. 

“Siamo in piazza per rimettere al centro i problemi di chi lavora eppure resta povero, e il futuro dei giovani”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, aprendo il corteo della manifestazione a Roma.

“Serve – ha aggiunto – un cambiamento vero delle politiche economiche e sociali, occorre aumentare i salari, far pagare le tasse a chi non le paga, realizzare una vera riforma fiscale e investire in sanità e politiche industriali pubbliche e private”.

 

Landini ha poi avvertito che la mobilitazione “non finisce qui” e che il sindacato “valuterà senza escludere nulla” se il governo e il Parlamento non modificheranno “radicalmente una legge di bilancio che consideriamo sbagliata”. “Oggi – ha concluso – vogliamo dimostrare che c’è una parte importante del Paese che chiede cambiamenti profondi”. 

 

“Salvini racconta balle, è lui che non parla da ministro”. Ha aggiunto Landini in replica al vice premier Matteo Salvini, che lo aveva accusato di parlare come qualcuno che aspira a essere un ministro di un governo Schlein.

Landini ha poi rincarato: “Dovrebbe parlare per cambiare i problemi. Non era lui che aveva promesso di abolire la legge Fornero? Invece quello che hanno fatto ci ha reso il Paese con l’eta’ pensionabile piu’ alta, ce la giochiamo con la Grecia. I giovani sono precari, quindi chi ha raccontato balle è Salvini, che è riuscito perfino a peggiorare la Fornero”, ha concluso. 

Garlasco, che cosa sta cercando la procura di Brescia su Venditti. E il suo avvocato scrive a Nordio

AGI – Nella nuova richiesta di sequestro dei dispositivi informatici dell’ex procuratore pavese Mario Venditti e degli ex carabinieri Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, la Procura di Brescia ‘scopre’ con precisione le carte su quello che sta cercando per avvalorare l’ipotesi che l’ex magistrato sia stato corrotto per chiedere di archiviare Andrea Sempio nel 2017 a un gip che ha poi condiviso le sue considerazioni. “Tra gli elementi su cui occorre fare chiarezza, vi è l’accertata disponibilità da parte dei Sempio della consulenza di Linarello – scrivono i pm – prima che essa fosse oggetto di discovery, atteso che è stata consegnata al loro consulente tecnico generale Garofano il 13 gennaio 2017 e vi è dunque la necessita’ di cercare chi ne abbia avuto la materiale disponibilità in quel periodo, verificando se essa fosse memorizzata negli apparati informatici in sequestro e se essa sia stata inviata a terzi a mezzo di canali informatici”.

Sempio e la consulenza di Linarello

Gli inquirenti ipotizzano che Andrea Sempio fosse consapevole delle domande che gli sarebbero state rivolte interrogatorio del 10 febbraio 2017 prima dell’archiviazione arrivata un mese dopo, a cominciare dai contenuti della consulenza del genetista della difesa Stasi, Pasquale Linarello. La Procura esplicita che si cerca “la documentazione e i dati di tipo informatico contenuti o memorizzati all’interno dei dispositivi e dei supporti consistenti in comunicazioni effettuate mediante c-mail, sms,mms o applicativi di messaggistica istantanea, file di documenti e fotografie presenti sui pc, sui dispositivi smartphone o tablet e sui supporti di archiviazione di dati” relativi ad alcuni “temi investigativi”. L’obiettivo è ‘superare’ lo stop del Riesame al precedente sequestro di dispositivi elettronici bocciato perché non ben circostanziato ma “non nel merito”.

Temi investigativi chiave

Ed ecco quindi quali sono i temi investigativi. Spiccano le “modalità di svolgimento delle indagini compiute nel 2016/2017 a carico di Sempio, i rapporti tra gli inquirenti (pm e polizia giudiziaria) con la famiglia Sempio o i loro avvocati e consulenti tecnici, il versamento di denaro agli inquirenti, anche attraverso terzi-soggetti, per influire su tali indagini, i canali di monetizzazione del denaro da parte della famiglia Sempio”. Per acquisire questa massa di dati, precisano, “è indispensabile disporre della integrale copia forense dei contenuti dei dispositivi e supporti indicati, non essendo possibile allo stato individuare delle specifiche chiavi di ricerca per effettuare una selezione mirata delle informazioni utili ai fini delle indagini, solo che si consideri come le indagini a carico di Sempio abbiano coinvolto una pluralità di soggetti (polizia giudiziaria, difensori dell’indagato e della parte civile, consulenti tecnici, magistrati) e siano state potenzialmente, ma molto verosimilmente, oggetto di commenti e di interazioni con ulteriori persone (che non sono identificabili ex ante) non solo all’epoca del loro svolgimento, ma anche in epoca più recente, coincidente con la richiesta di riapertura delle indagini presentata dalla Procura di Pavia al gip”. 

Indicare le parole chiave, precisano i pm, farebbe correre “il rischio di tralasciare elementi di rilievo investigativo non più recuperabili dopo la restituzione della copia-mezzo (cioè la copia integrale di tutto il materiale sequestrato, ndr)”. “Ad esempio, non è possibile ricercare con parole chiave delle fotografe che in ipotesi siano utili alla ricostruzione e alla prova dei fatti, quali immagini di atti del procedimento, di soldi, di incontri, di rapporti personali tra gli indagati – si legge nella richiesta di sequestro -. Inoltre, non è possibile individuare con parole chiave delle conversazioni contenenti linguaggio criptico o allusivo (che deve ritenersi utilizzato in contesti quale quello di specie in cui si trattano argomenti illeciti ovvero scambiate con soggetti memorizzati nei device con nomignoli o abbreviazioni”. Per questo la proposta della Procura bresciana è quella di selezionare i temi d’indagine e non delle semplici parole “entro due mesi dalla disponibilità della copia forense, a seguito di ispezione informatica della copia-mezzo da parte della Polizia Giudiziaria sulla scorta delle acquisizioni investigative in continuo sviluppo”. Nemmeno è possibile selezionare, in questa fase, tra i dispositivi a disposizione delle persone interessate dal sequestro perché i dati potrebbero essere stati memorizzati “in diversi apparati alla luce dell’ampio arco temporale in cui essi si possono essere sviluppati, potendo tale selezione essere svolta solo all’esito della loro complessiva analisi e dell’analisi degli alt strumenti e dati acquisiti nel corso delle indagini”. 

E l’interesse mediatico potrebbe avere fatto accrescere il materiale utile visto che si fa riferimento alla “più che verosimile presenza di contatti e conversazioni, avvenute in qualsivoglia modalità (testuale, vocale, fotografica, etc.), aventi a oggetto lo svolgimento – già definito anomalo – delle indagini” della Procura di Pavia quando c’era Venditti. Ipotesi “ulteriormente corroborata dall’imponente eco mediatica che la vicenda ha avuto nell’ultimo anno e mezzo, elemento che supporta l’ipotesi di presenza, all’interno dei dispositivi in sequestro, di nuove conversazioni utili a ricostruire i fatti e le connesse responsabilità”. Gli inquirenti parlano “di sviluppi allo stato non prevedibili delle indagini, quali il coinvolgimento di terzi allo stato non individuati ovvero dinamiche illecite ma a oggi non note”. Caccia anche alle fotografie “di rilevante utilità che possono essere memorizzate negli apparati informatici oggetto di sequestro. Deve infatti considerarsi come, per la distanza temporale dai fatti, non sia possibile acquisire i tabulati del traffico telefonico e come sia dunque indispensabile ricavare i dati dei contatti e delle connessioni avvenute”. Infine, “di estrema utilità potrebbe rivelarsi l’individuazione e l’acquisizione dei contenuti delle cosiddette ‘device notification‘, cioè delle anteprime dei messaggi di testo inviati per il tramite di applicazioni di messaggistica istantanea, acquisibili anche laddove le relative chat fossero state medio tempore cancellate; ipotesi tutt’altro che remota, alla luce delle considerazioni sopra esposte sull’eco mediatica dell’indagine e della discovery della stessa”.

E il difensore di Venditti scrive a Nordio

Onorevole Ministro Nordio, ancora una volta, e con maggiore allarme, mi rivolgo fiducioso a Lei per quanto accade nella vicenda Garlasco, vicenda che si sottrae a ogni forma di regola di civiltà giuridica“. Lo scrive l’avvocato Domenico Aiello, legale dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, rivolgendosi al ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

“Oggi i due principali quotidiani italiani, evidentemente garantisti a convenienza, danno ampio risalto dell’avvenuta notifica di un nuovo decreto di sequestro notificato a tre o più indagati, l’imprecisione è d’obbligo atteso che nessuno, tra indagati e difensori, allo stato ha ricevuto la citata notifica.- scrive ancora Aiello – Ai cronisti contattati allo scopo mi confermano che avrei ricevuto ieri la notifica, a mia insaputa dunque, e pertanto già da ieri sera risulterebbero legittimati a riportare notizia e presunti contenuti. Sarebbe il terzo decreto di sequestro sui beni del dottor Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari da corruttore ignoto”.

I decreti di sequestro e le irregolarità

Il legale entra nello specifico: “Il primo decreto di sequestro è stato annullato dal Riesame di Brescia, siamo in attesa di conoscere le motivazioni, il secondo sequestro è stato gravato da istanza di Riesame e siamo da settimane in attesa: il Tribunale non ha potuto fissare udienza per omesso deposito degli atti da parte della Procura di Brescia, la stessa che avrebbe emesso un terzo, ripeto terzo sequestro (o altro provvedimento), sempre sui medesimi beni già detenuti dagli inquirenti da fine settembre scorso. Rammento che il Tribunale di Brescia ha ordinato, decidendo il primo riesame, la restituzione degli apparati e l’inutilizzabilità di ogni informazione nelle more estratta. Decisione inutile vista l’aggressione in corso, senza precedenti. La difesa è costretta a misurarsi con l’ignoto, e con la stampa che ha notoriamente ben altri pur legittimi scopi.

L’appello al ministro: giustizia e decoro

La imploro signor Ministro: è necessario sottrarre la critica di un giudicato al ‘furor di Popolo‘; è necessario ripristinare rispetto e decoro per la Giustizia; è necessario garantire l’indagato di fronte a tali abusi“.

Campagna demolitoria e sospensione delle regole

E ancora Aiello, riferendosi a Venditti, scrive che “pare sia in corso tra Pavia (incompetente) e Brescia una ampia indagine, senza confini o termini, sulle diverse indagini condotte in passato dall’ex Procuratore aggiunto, una vera campagna demolitoria in assenza di regolerispetto e di notizie criminis. Le più elementari regole processuali e la stessa Costituzione paiono sospese nella vicenda Garlasco. Tutto avviene a mezzo media e stampa dispiegate massicciamente a supportare le fazioni in campo. Cui bono prodest?”.

Incendio devasta casa di produzione a Roma: “Fiamme anche in archivio: rischiamo di perdere un patrimonio insostituibile”


“Rischiamo di perdere un patrimonio fra nastri e pellicole: non tutto era stato digitalizzato”, le parole della regista Giorgia Furlan a Fanpage.it che con la casa di produzione 42°Parallelo ha pubblicato il suo primo documentario, “Magma- Mattarella: il delitto perfetto”.
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Fabrizio Corona risponde al pentito che lo accusa di aver avuto legami con la mafia: “Vuole solo pubblicità”


Fabrizio Corona risponde alle accuse di William Alfonso Cerbo, nuovo pentito nel maxi procedimento Hydra sull’alleanza tra mafie in Lombardia che lo ha accusato di aver intrecciato rapporti con i clan siciliani. “Un modo per evitare la condanna”
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La Torino storica rivive con i disegni di Francesco Corni

AGI – Un minuzioso racconto per immagini della Torino antica, con le vedute ricostruttive della città nelle sue prime fasi di sviluppo e sui suoi primi luoghi di culto. È “Furberie d’inchiostro, tra la città antica e le prime chiese di Torino“, la mostra di disegni di Francesco Corni che presenta le tavole originali dell’artista, raramente esposte. L’esposizione, organizzata dal Museo Diocesano di Torino diretto da Gianluca Popolla, e dalla Fondazione Francesco Corni, con il sostegno della Compagnia di SanPaolo, trova il suo ambiente ideale nei suggestivi spazi del Museo diocesano dove, dal 26 ottobre al 31 gennaio 2026, verranno esposte circa 25 tavole in inchiostro di china su foglio di carta da lucido. Oggi alle 17 l’inaugurazione della mostra.

 

 

“La mostra – spiega Popolla – mette sapientemente in mostra l’eccezionalità della figura di Corni come divulgatore, aspetto molto caro al Museo, che si pone nel cuore della città fin dalla sua origine e custodisce luoghi unici per il racconto la sua storia”. “Il talento grafico di Corni – prosegue – unito alla sua preparazione storica acquisita con l’attività di disegnatore e rilevatore negli scavi in varie località italiane ed estere, gli ha permesso di realizzare tavole che restituiscono non solo la ricostruzione di iconici edifici, ma anche meravigliosi spaccati che rivelano gli interni e spiegano le tecniche costruttive antiche“.

 

 

L’accessibilità e la visione di Corni

Per Popolla, la mostra “è stata un’importante occasione per lavorare su un aspetto chiave per il futuro del museo, che ci sta molto a cuore, quello dell’accessibilità. In questa occasione abbiamo messo a frutto una grande collaborazione con il dipartimento Iulm nella persona dell’architetto Davide Mezzino, che ha elaborato i disegni di Corni in tavole adatte a un pubblico diversamente abile“. Nel contesto della mostra verranno organizzati anche eventi e conferenze.

 

 

Secondo Elisabetta Corni “Il talento più grande di questo artista è la sua capacità di visione spaziale tridimensionale; la sua missione, quella di spiegare la realtà”. “Anche oggi, nell’era del digitale – spiega – il disegno fatto a mano ha un potere comunicativo molto forte e il disegno di Corni è una sintesi dinamica di molti elementi che dà vita a scorci e prospettive che non sarebbe possibile vedere in altro modo. La minuzia e la dedizione con cui curava ogni dettaglio dei suoi disegni era il suo strumento, il suo modo speciale per catturare l’attenzione dell’osservatore e comunicare ‘qui c’è qualcosa che merita attenzione’, lui stesso definisce questa caratteristica una ‘furberia‘”. Da qui il titolo della mostra.

 

 

I temi dell’esposizione

L’esposizione è idealmente divisa in tre argomenti, la forma della città antica, l’evoluzione dell’area della cattedrale e le prime chiese di Torino, quelle che si trovano nel centro storico, l’antico quadrilatero di origine romana.

“Questa mostra – prosegue Elisabetta Corni – ci permette in primo luogo di mostrare i disegni originali di Corni, che hanno un valore e una portata comunicativa diversa rispetto alle riproduzioni e di portare avanti un tema molto caro alla fondazione, quello di promuovere la creatività personale attraverso l’uso delle mani, quella che io definisco ‘intelligenza artigianale‘, titolo del progetto di Fondazione Francesco Corni in cui questa iniziativa si inscrive, non per togliere valore al digitale, che ha molti ambiti d’eccellenza, ma per restituire importanza e bellezza a quanto fatto attraverso alla connessione mente-corpo dell’essere umano, oggi molto a rischio di dissociazione, soprattutto nelle giovani generazioni“.

 

 

 

 

“Li volevo per la mia collezione”: turista denunciato a Pompei per furto di reperti

AGI – A pochi giorni dalla denuncia di un turista polacco, nuovo caso di furto di reperti negli scavi di Pompei. Questa volta il protagonista è sempre un turista, un pensionato americano che ha raccolto alcune pietre lungo via delle Ginestre, le ha riposte anche lui in uno zaino come l’uomo individuato 4 giorni fa, e si è avviato verso l’ uscita. Un altro visitatore vede tutto e in piazza Esedra avvisa la guardia giurata, che chiama al telefono i militari dell’Arma del posto fisso Scavi. Una rapida descrizione del turista, che intanto sta uscendo dal parco, e poi l’intervento. Pietre recuperate.

La giustificazione: “Volevo portarle a casa come ricordo” e “sono per la mia collezione”. Turista denunciato anche questa volta. 

Il giornalista Alessandro Sahebi: “Aggredito da neofascisti mentre ero con la mia compagna e nostro figlio di sei mesi”


Il giornalista è stato aggredito a Roma in via Merulana mentre era insieme alla compagna, la scrittrice Francesca Bubba, e il loro bimbo di sei mesi. “Volevano che mi levassi la felpa con scritto ‘azione antifascista’. Lunedì andrò a sporgere denuncia”.
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Inseguimenti e arresti in flagranza, ma era tutto inventato per fare carriera: indagati sette poliziotti a Milano


Sette agenti della Questura di Milano, tutti in servizio alle volanti, sono finiti sotto inchiesta della Procura di Milano per falso in atto pubblico e perquisizione arbitraria: in due episodi avrebbero effettuato perquisizioni senza che ve ne fossero i presupposti e redatto verbali “gonfiati”.
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Garlasco: la Procura di Brescia dispone un nuovo sequestro per Venditti

AGI – La Procura di Brescia ha disposto un nuovo sequestro dei dispositivi informatici nei confronti dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e degli ex carabinieri della polizia giudiziaria Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione dell’ex magistrato per agevolare l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 per l’omicidio di Chiara Poggi.

La ‘mossa’ del procuratore Francesco Prete e della pm Claudia Moregola arriva dopo la bocciatura dei sequestri dei dispositivi elettronici, tra i quali pc e tablet, da parte del Tribunale del Riesame di Brescia nei giorni scorsi. Non sono ancora note le motivazioni degli annullamenti del Riesame ma è probabile, visto che invece è stato dato il ‘libera’ al sequestro di materiale cartaceo, che sia riconducibile ad alcune lacune nella richiesta della Procura. Ieri l’avvocato Marco Casali, legale di Spoto, aveva ipotizzato “che l’annullamento sia avvenuto perché non sono state indicate le parole chiave da cercare, le tempistiche per la restituzione dei dispositivi e il perimetro temporale entro cui cercare visto che si tratta di eventi lontani nel tempo”. Precisazioni ritenute necessaria, anche dalla giurisprudenza della Cassazione, dal momento che una perquisizione viene ritenuta un atto molto invasivo nella sfera personale di un indagato e deve essere il più possibile circoscritto all’ambito del presunto reato. 

 

 

 

 

 

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Gratteri: “Bisogna essere compatti contro la separazione delle carriere”

AGI – “Ho ritenuto importante essere qui, perché bisogna essere compatti contro la separazione delle carriere”. Lo ha detto il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, presente all’assemblea generale dell’Anm, riunita nell’Aula Magna della Cassazione.
Secondo il magistrato, “c’è l’idea strisciante e non molto nascosta di controllare il pubblico ministero, di normalizzare la magistratura, di far diventare i magistrati dei perfetti burocrati, di non farli andare a mettere il naso oltre la scrivania per lavorare invece solo su ciò che arriva sul loro tavolo. Noi dobbiamo invece – ha concluso – tenere alta l’idea che la magistratura deve essere libera, indipendente e, soprattutto, serena”. 

 

 

 

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