Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Ferito con un colpo di pistola alla testa, muore 19enne a Napoli
AGI – È morto in ospedale al CTO il ragazzo ferito a Napoli da un colpo di arma da fuoco. La polizia a Napoli sta indagando su quanto raccontato dagli amici di un ragazzo di 19 anni con precedenti per reati di droga, portato da loro all’ospedale CTO questa notte. Secondo il loro racconto, mentre erano in auto in via generale Francesco Pinto, nel quartiere Arena, hanno sentito una esplosione e visto il loro compagno ferito. Il 19 enne era stato colpito alla fronte.
Napoli, omicidio all’Arenaccia, morto 19enne, ucciso con un proiettile in fronte

Omicidio stanotte, vittima un giovanissimo con precedenti per droga, raggiunto da un proiettile in testa mentre era in auto con gli amici. Portato al Cto, è morto poco dopo.
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Scoppia un incendio in una casa di riposo nel Reatino, muore un’anziana
AGI – Fiamme all’interno di una Casa di Riposo in Piazza Matteotti, nel Comune di Torrita Tiberina, dove risiedevano 16 persone anziane. A perdere la vita una delle ospiti di 87 anni. Altri quattro anziani sono stati portati in ospedale, per dei controlli a causa dell’inalazione di fumi. Sul posto, oltre alle forze dell’ordine, i vigili del fuoco. Al termine dell’intervento, con lo spegnimento da parte dei pompieri dell’incendio e della messa in sicurezza della struttura, l’edificio è stato posto sotto sequestro.
Nonna Laurina compie 115 anni: è la donna più longeva d’Italia e quarta del mondo

Compie 115 anni Nonna Laurina, al secolo Lucia Laura Sangenito: è di Sturno, in provincia di Avellino, la donna più longeva d’Italia e quarta nel mondo.
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Scontri a Bologna per la partita Virtus-Maccabi, ProPal respinti dalla polizia
AGI – La polizia è dovuta ricorrere agli idranti a Bologna per contenere i manifestanti che stanno sfilando per protestare contro la partita di basket Virtus – Maccabi Tel Aviv. Alcuni di questi ultimi hanno esploso alcune bombe carta contro le forze dell’ordine. I disordini si sono verificati tra via Lame e via Marconi dove un ingente cordone di forze dell’ordine si è disteso in protezione.
Sono otto gli agenti delle forze dell’ordine rimasti secondo quanto riferito dalla Questura. Quindici i manifestanti identificati dalla polizia dopo gli scontri, la loro posizione è al vaglio della Digos.
Una carica della polizia ha disperso un nucleo di manifestanti ProPal in via Riva Reno. Gli agenti, riferisce la Questura, hanno effettuato circa 200 metri di avanzamento rapido, spingendo indietro i partecipanti alla protesta lungo la strada e sotto i portici, fino a respingerli in direzione di via Galliera. La manifestazione contro la presenza del Maccabi Tel Aviv al PalaDozza si è ormai frammentata in tre tronconi distinti.
Secondo quanto ricostruito, un gruppo ha preso la direzione di via Marconi, un altro si è mosso verso via Ugo Bassi, mentre un terzo si è diretto verso piazza Malpighi, per poi procedere in piazza San Francesco e quindi imboccare via del Pratello.
L’area più critica resta quella tra via Riva Reno e via Marconi, dove alcune centinaia di persone, hanno posto in atto una serie di azioni violente: cassonetti trascinati in strada e dati alle fiamme, lanci di fuochi d’artificio, fumogeni e bottiglie contro le forze dell’ordine. Gli agenti hanno risposto facendo nuovamente ricorso all’idrante.
In via Riva Reno, i manifestanti hanno inoltre utilizzato le reti del cantiere per costruire barricate all’altezza di via Galliera, incendiandole poco dopo. Il gruppo che si era spostato su via Ugo Bassi risulta invece aver fatto ritorno verso piazza Maggiore, punto da cui era partita la mobilitazione.
Scontro tra motociclisti al circo nel Napoletano, morto uno stuntman
AGI – Durante uno spettacolo acrobatico in un circo itinerante a Sant’Anastasia, nel Napoletano, per cause in corso di accertamento, è avvenuto uno scontro tra due motociclisti professionisti. Uno dei due stuntman e’ deceduto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione. In arrivo anche i carabinieri della sezione rilievi del nucleo investigativo di Castello di Cisterna.
L’incidente è avvenuto mentre lo spettacolo era in atto: si trattava, in particolare, di un’esibizione di 3 motociclisti – non 2 come inizialmente sembrava – i quali giravano all’interno di una sfera d’acciaio. Lo spettacolo era al buio, illuminato dai led che i motociclisti indossavano sulla tuta. Improvvisamente, lo stuntman deceduto – un 26enne di origine cilena – è caduto a piombo al centro della sfera.
Gli altri 2 hanno tentato, rallentando, di evitare lo scontro, ma invano. Un altro motociclista coinvolto nell’incidente – un messicano 43enne – è stato trasportato in codice rosso in pericolo di vita all’ospedale del Mare. Il terzo, un colombiano di 26 anni, è cosciente e al momento sta bene.
Sconto tra 3 motociclisti durante lo show al circo a Sant’Anastasia: morto uno degli acrobati, un altro è grave

La tragedia si è verificata nella serata di oggi durante una esibizione all’Imperial Royal Circus di stanza a Sant’Anastastia, nella provincia di Napoli. Sul posto i carabinieri, che indagano sulla vicenda.
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Truffa ‘alla Psycho’: il cadavere della madre nascosto in due sacchi a pelo
AGI – Il 56enne che ha incassato la pensione della madre morta arrivando a travestirsi da lei per ingannare l’anagrafe è stato denunciato alla Procura per le ipotesi di reato di occultamento di cadavere, truffa ai danni dello Stato, sostituzione di persona e falso in atto pubblico. Una sfilza di reati per l’uomo che ha inscenato una rappresentazione degna di ‘Psyco‘ sulla quale emergono alcuni dettagli. L’uomo, secondo quanto riferito dai carabinieri di Mantova, si era presentato l’11 novembre con i “connotati femminili” all’ufficio anagrafe del Comune di Borgo Virgilio per rinnovare la carta d’identità. Aveva fatto tutto come si deve in questi casi.
Prima la consegna delle fototessere, poi le firme di rito sulla pratica seguendo le indicazioni dell’impiegata allo sportello alla quale pero’ poco dopo si era acceso un ‘campanello’ perché quella donna che dichiarava 85 anni non sembrava ne’ una donna e nemmeno anziana.
L’impiegata ha comunicato i suoi dubbi alla polizia locale e l’ufficio anagrafe ha convocato una seconda volta la persona spiegandole che averebbe dovuto sottoscrivere altre carte. L’appuntamento veniva fissato nella mattina del 19 novembre, quando si presentava allo sportello con le stesse fattezze della volta precedente. E qui gli agenti della Locale lo hanno smascherato accertandosi che era un uomo con una parrucca, gli abiti femminili, il fondotinta e lo smalto sulle unghie. Dopo essere stato scoperto, ha confessato il travestimento e ha farfugliato qualcosa di poco chiaro e inverosimile.
I carabinieri, su disposizione della Procura, hanno eseguito un controllo nell’abitazione dell’uomo dove, in un locale lavanderia vicino a un armadio, hanno trovato un involucro di grosse dimensioni composto da due sacchi a pelo. Dentro, sotto più strati di lenzuola, è stato scoperto un cadavere in evidente stato di mummificazione, che non emetteva nessun odore. I carabinieri hanno portato via alcuni oggetti di possibile interesse investigativo e hanno portato il cadavere nelle camere mortuarie dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova per gli accertamenti medico legali per stabilire le cause della morte. Oltre alla pensione della madre, percepiva anche la reversibilità della pensione del padre, che era un medico morto anni fa.
Droga dalla Spagna a Marano in nave: 12 condanne e una assoluzione per il gruppo del narcos Cerullo

Condanne in primo grado per il gruppo accusato di avere trasportato ingenti quantità di stupefacenti dalla Spagna; gli stupefacenti venivano trasportati nel doppio fondo di un furgone.
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“Tutto su mio padre”, gli anni di piombo raccontati dai figli delle vittime
AGI – “Lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto”. Sbirciando dalla fessura di una porta, un bimbo di sette anni fissa un registratore ed è sorpreso da una voce concitata. Voleva fare uno scherzo (“buuuh”) ai genitori ma poi rientra subito in camera. La notte per Umberto Ambrosoli è insonne.
“Tutto su mio padre”, racconta attraverso i ricordi dei loro figli, la vita di tre professionisti esempio dell’impegno civile in Italia, vittime del terrorismo negli anni di piombo. Giorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana ammazzato nel 1979 da un sicario ingaggiato da Sindona; il giudice Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 dal terrorismo nero dopo le inchieste sul gruppo neofascista Ordine Nuovo; l’economista Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985 quando si stava sempre più affermando nel ruolo di raccordo tra società e Istituzioni.
Il documentario – prodotto da Next Different in collaborazione con Rai Documentari – è stato presentato in anteprima questa mattina in Senato nella sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro. “Essere qui al Senato è un passaggio collettivo di responsabilità”, le parole del direttore di Rai Documentari, Luigi Del Plavignano.
Luca Tarantelli, “un’autobiografia della nazione”
Luca Tarantelli aveva appena compiuto 13 anni quando il 27 marzo 1985 perse suo papà Ezio. “All’inizio ho rimosso. Preferivo non pensarci. Poi dopo anni i primi passi in soffitta dove trovai i documenti con cui ho ricostruito il pensiero e le passioni di un intellettuale libero”. Fino al documentario. “Un prisma – così definisce il processo del racconto – in cui la luce si scompone in tanti altri colori della realtà, oltre al grigio. Infatti per troppi anni quel periodo è stato raccontato solo da ex terroristi”. Gli anni di Piombo sono “l’autobiografia di un’intera nazione” perché le vittime “appartengono a tutte le classi sociali, a tutte le professioni e a tutte le forze politiche”, spiega.
Susanna Occorsio, “rafforzato il senso del dovere”
Sguardi di intesa tra i protagonisti del documentario. Annuiscono Umberto Ambrosoli e Susanna Occorsio, figlia del magistrato ucciso il 10 luglio 1976, con trentadue colpi di mitra. Quella mattina Susanna era in vacanza al mare, a Santa Marinella ospite della famiglia di un’amica. “C’era mio fratello in casa. Ha sentito una raffica di mitra. Un rumore forte simile ad una saracinesca quando si chiude. Tornai subito a Roma. La rabbia iniziale ha lasciato il posto al dolore e alla malinconia. Ma anche al senso del dovere che si è rafforzato in tutti noi. Questa è la storia di tre uomini coraggiosi che hanno inciso in modo determinante sul sociale”.
Umberto Ambrosoli, “mio papà come un depuratore”
Pochi giorni prima dell’agguato a Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 luglio 1979, Umberto era al mare insieme alla famiglia. “Io e mio fratello stavamo pescando. Le nostre lenze si sono ingarbugliate e ricordo la pazienza con cui mio papà riuscì a districare i nodi della bava”. Come fece con la matassa legata agli affari di Michele Sindona. “Un professore – racconta – paragonò mio padre ad un depuratore che avrebbe ripulito il fiume Ticino per permettere a tutti noi di tornare a fare il bagno in acque limpide. È importante coltivare la memoria come gesto di riconoscenza”.
Miguel Gotor, “dal dolore alla conoscenza”
L’obiettivo, spiega lo storico Miguel Gotor, voce di ‘raccordo’ nel documentario, “è stato raccontare il fiore della vita di queste tre figure simbolo della storia italiana. Per trasformare il dolore in memoria e conoscenza”.
Megastore cinese abusivo a Pozzuoli: gli agenti della Municipale si sono finti clienti nel giorno dell’inaugurazione

Il megastore era in esercizio senza l’opportuna autorizzazione del Comune. Alla titolare, gli agenti della Polizia Municipale hanno comminato una multa da 5mila euro.
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Test medicina, accuse di irregolarità al primo esame. Bernini: “Resta valido. Troveremo i furbetti”
AGI – Falle nei controlli al primo test per il semestre filtro alla facoltà di Medicina, svolto nella giornata di ieri. Alcune foto dei quesiti sono circolate online mentre la prova era ancora in corso. Immediata la reazione del ministero dell’Università che ha avviato le verifiche per individuare i responsabili.
Da quanto si apprende il ministero potrebbe annullare l’esame dei candidati individuati come responsabili della diffusione delle immagini sui social dei test di Medicina. Annullamento quindi che non riguarderebbe tutta la procedura. Secondo fonti Mur, il ministero trasmetterà agli atenei, per il tramite della Crui, tutte le immagini degli esami per l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria attualmente in circolazione online e sui social, affinché possano essere individuati i responsabili e ripristinato il pieno rispetto delle procedure previste, incluso l’annullamento della prova, come prevede il regolamento. Il ministero continua il monitoraggio in corso per segnalare anche nuovi contenuti eventualmente pubblicati.
“È andato bene, la macchina ha retto, 55mila studentesse e studenti che avevano lavorato e studiato hanno sostenuto il loro esame e il 3 di dicembre avranno i loro risultati: se qualche furbetto ha cercato di portare telefonini all’interno delle Università, e alcuni sono stati trovati ed espulsi, o ha cercato di falsare gli esiti di questa importantissima prova pubblicando online i compiti noi risaliremo a questi furbetti e annulleremo i loro compiti”. Ha affermato il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini parlando a margine della sua visita alla Biennale di Architettura, all’Arsenale di Venezia, sul test d’ingresso a medicina, che si è svolto ieri. “Chiunque cerchi di mettere in difficoltà le Università – ha aggiunto Bernini – uccide ogni idea di futuro”.
“Per noi il risultato è assolutamente positivo e aspettiamo quelli che non ce l’hanno fatta o i furbetti che speriamo imparino dall’esperienza al secondo appello del 10 dicembre” ha poi concluso.
Critica invece l’Unione degli universitari. “Le prime prove del semestre filtro” per Medicina “svolte ieri in tutta Italia, hanno confermato ciò che denunciamo da mesi: è un meccanismo ingiusto e mal costruito. Come Unione degli universitari eravamo davanti a ogni sede per ribadire un fatto evidente: questo sistema danneggia gli studenti e non migliora l’università’. In poche ore sono emerse decine di segnalazioni di irregolarità, circolate online e attraverso canali privati”. Le prove sono state un susseguirsi di errori e disorganizzazione – dichiara Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale Udu – avevamo avvertito che l’anonimato e le procedure non sarebbero state garantite. Oggi è emersa chiaramente l’impreparazione del ministero, che ha scelto di forzare una riforma mai realmente discussa con chi l’università la vive tutti i giorni. Non è governance: è propaganda spacciata per innovazione”.
“Per tutelare gli studenti e fare piena luce su quanto accaduto – prosegue – insieme allo studio dell’avvocato Michele Bonetti abbiamo avviato sia le procedure per un ricorso collettivo sia per un accesso agli atti, con l’obiettivo di raccogliere tutte le irregolarità e costruire un dossier completo da portare nelle sedi opportune. La nostra posizione è netta: questo Governo continua a costruire un’universita’ che seleziona, esclude e scarica responsabilità sugli studenti invece di investire davvero nel sistema. Per le irregolarità di tutti questi giorni e per un sistema che caccia fuori gli studenti dopo sei mesi, spostandoli da una parte all’altra del Paese, siamo pronti a un ricorso collettivo che chieda per tutti l’ingresso in sovrannumero e nella prima sede”.
“Il numero chiuso va abolito, non reinventato peggio – conclude Bruscella – siamo pronti a un ricorso collettivo di massa”.
Rocca dispone ispezione al San Michele dopo inchiesta di Fanpage.it: “Tolleranza zero se non c’è trasparenza”

Il presidente Francesco Rocca della Regione Lazio ha disposto un’attività ispettiva sull’Istituto Romano San Michele di Roma dopo l’inchiesta di Fanpage.it. “Tolleranza zero se manca trasparenza”.
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Affitti brevi, “obbligatorio il riconoscimento de visu”
AGI – Il Consiglio di Stato, accogliendo le istanze del Ministero dell’Interno e di Federalberghi, ha annullato definitivamente la sentenza del TAR Lazio del 27 maggio scorso che aveva sospeso l’efficacia della circolare del Viminale sul riconoscimento de visu degli alloggiati.
La decisione del massimo organo di giustizia amministrativa ribadisce dunque che i gestori di tutte le strutture ricettive, incluse le unità immobiliari destinate alle locazioni brevi, oltre a ricevere il documento d’identità dell’ospite e a trasmetterlo all’autorità di pubblica sicurezza, devono effettuare il riconoscimento delle persone alloggiate verificando di persona la corrispondenza tra il titolare del documento e l’effettivo ospite della struttura.
Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ricorda che “questa procedura contribuisce a elevare in maniera significativa i livelli di sicurezza, a vantaggio sia degli ospiti delle strutture ricettive sia della cittadinanza, a partire dalle persone che subiscono i disagi derivanti dall’abitare nei palazzi in cui si registra un continuo viavai di persone sconosciute, dirette agli appartamenti affittati ai turisti”.
“Il riconoscimento de visu degli alloggiati – prosegue Bocca – comporta un impegno che gli albergatori (così come i gestori di residence, bed and breakfast, affittacamere e campeggi) assolvono da sempre con grande senso civico, consapevoli delle ricadute positive di cui beneficia tutta la comunità, come dimostrano i recenti casi in cui sono stati individuati e catturati pericolosi malviventi”.
Federalberghi è intervenuta nel giudizio a seguito di un decreto del Presidente del Consiglio di Stato che ha sollevato, d’ufficio, un’eccezione di possibile inammissibilità del ricorso primo sul quale si è espresso il TAR, in quanto il contraddittorio instaurato nel giudizio di primo grado si profilava prima facie non integro senza il coinvolgimento di un ente associativo rappresentativo del settore della ricettività alberghiera.
Piantedosi, “bene l’obbligo di riconoscimento de visu”
“La decisione del Consiglio di Stato che conferma l’obbligo di riconoscimento ‘de visu’ degli alloggiati rafforza la sicurezza e chiarisce in modo definitivo le regole per tutte le strutture ricettive, comprese le locazioni brevi“, ha commentato il ministro dell’Interno MatteoPiantedosi aggiungendo che “la verifica diretta dell’identità tutela chi viaggia e chi vive nei quartieri più esposti e sostiene il lavoro quotidiano delle forze di polizia. È una pronuncia che conferma la linea sostenuta fin dall’inizio dal Viminale”.
In Italia più di una donna su tre ha subito violenza
AGI – Sono circa 6 milioni e 400 mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8% ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Il 26,5% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Lo rileva l’Istat in un report sulla violenza contro le donne, specificando che i partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze.
Il 63,8% degli stupri, infatti, è opera di partner (il 59,1% degli ex partner, il 4,7% del partner attuale), il 19,4% di un conoscente e il 10,9% di amici. Solo il 6,9% è stato opera di estranei alla vittima. I tentati stupri, oltre a quelli subiti da parte dell’ex (29,9%), sono perpetrati più da conoscenti (24,1%), amici (13,4%) ed estranei (17,2%). Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Nel 2025, il numero di vittime di violenza fisica o sessuale nei cinque anni precedenti l’intervista è sostanzialmente stabile rispetto allo stesso dato rilevato nel 2014. Gli importanti aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni) e dalle studentesse non modificano il dato medio. Il quadro fornito dai risultati dell’indagine, sottolinea l’Istat, evidenzia una maggiore consapevolezza dei rischi da parte delle donne; si registra, infatti, una diminuzione delle esperienze di violenza subite dal partner attuale, sia di natura fisica e sessuale sia psicologica ed economica.
Una maggiore consapevolezza si manifesta anche nell’aumento delle vittime che considerano un reato quanto hanno subito e di quelle che ricercano aiuto presso i Centri antiviolenza e i servizi specializzati, soprattutto per le violenze subite da parte dei partner. Rimangono stabili invece i comportamenti di denuncia (10,5% le vittime che hanno denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni), diminuiscono le violenze che hanno comportato delle ferite e per cui si teme per l’incolumità della propria vita.
Tipologie e autori della violenza
Le violenze subite variano per livello di gravità: per quelle fisiche si va dalle minacce ai tentativi di strangolamento o soffocamento, mentre per quelle sessuali si passa dalle molestie con contatto fisico non voluto (19,2%) fino agli stupri o ai tentati stupri (5,7%). Le donne subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori della coppia (26,5% delle donne) da altri uomini – parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Sono soprattutto gli ex partner a risultare responsabili delle violenze fisiche o sessuali: ciò accade per il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista avevano un ex partner. Le donne attualmente in coppia hanno subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% di chi ha un partner. Inoltre, considerando le donne che hanno sia ex sia un partner attuale, lo 0,3% le ha subite da entrambi. Circa 2 milioni 441 mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, il 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età. Il 20,8% delle donne ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa 4 milioni 174 mila.
Tra queste le molestie fisiche di natura sessuale sono più di 3 milioni 800 mila, ricevute dal 19,2% delle donne. Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, circa 705.500, sono state subite dal 3,5% delle donne. All’interno della coppia, 323.530 donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici (il 2,2% delle donne attualmente con un partner), 146.271 alle violenze sessuali (l’1%), che sono stupri o tentati stupri in quasi 39 mila casi. Sono circa 1 milione 720 mila le donne che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex.
Le violenze sessuali subite dagli ex sono quasi 950 mila, pari all’8,7% delle donne che hanno avuto partner in passato. Per violenza da un ex partner si considera sia quella esercitata durante la relazione di coppia sia quella effettuata dopo la fine della relazione di coppia. Tuttavia, nella larga maggioranza dei casi (84,1%) le violenze degli ex partner si sono verificate durante la relazione di coppia.
Va sottolineato inoltre che le donne che avevano un partner violento al momento dell’intervista, in quasi la metà dei casi (45,9%) lo hanno lasciato proprio a causa delle violenze subite, mentre per un altro 26,3% la violenza è stata solo una delle motivazioni della separazione.
L’aumento della vulnerabilità tra le giovani
Sono le donne più giovani quelle più a rischio di subire violenze fisiche, con un dato in netta crescita negli ultimi dieci anni. L’Istat nel report specifica che percentuali più alte della media si riscontrano per le studentesse (36,2%) e le donne più giovani di 16-24 anni (37,6%) e 25-34 anni. Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni), che passano dal 28,4% al 37,6%, a fronte della diminuzione o stabilità registrata nelle altre classi di età. L’incremento riguarda in particolare le violenze di natura sessuale, che crescono dal 17,7% al 30,8%, mentre le violenze fisiche mostrano variazioni più contenute. Andamenti simili si riscontrano anche per le studentesse.
L’aumento interessa tutti i tipi di autore, ma risulta più marcato per le violenze perpetrate dagli ex partner, che passano dal 5,7% nel 2014 al 12,5% nel 2025, e per quelle commesse da uomini non partner, che salgono dal 15,3% al 28,6% nello stesso periodo. Come per le più giovani, l’aumento è trainato in particolare dalle violenze sessuali, che passano dal 16,9% al 29,1%, con una crescita significativa sia di quelle commesse dagli ex partner (dal 5,3% all’11,5% delle studentesse che hanno un ex partner) sia di quelle che avvengono al di fuori della coppia (dal 15,2% al 27,4% delle donne). Nel complesso, sia tra le più giovani sia tra le studentesse, si osserva una maggiore vulnerabilità rispetto alle forme di violenza sessuale, provenienti tanto dall’ambito della coppia quanto da contesti esterni.
Consapevolezza e richiesta di aiuto
Diminuisce la gravità delle violenze subite dal partner o ex partner. La quota di vittime che riporta ferite rispetto all’ultimo episodio di violenza subita sono pari al 29,8%, erano il 40% nel 2014; il 28,9% si è sentita in pericolo di vita, il dato era pari al 33,4% negli ultimi cinque anni prima del 2014. Ma la percezione della gravità attribuita dalle vittime alle violenze subite fornisce indicazioni diverse: l’82,3% giudica l’episodio molto o abbastanza grave, contro il 77,7% del 2014, un dato che è possibile leggere alla luce di una maggiore consapevolezza del male che è stato inflitto.
Il report evidenzia che è proprio la consapevolezza che emerge con chiarezza dalle altre informazioni raccolte: aumentano dal 30,1% al 36,3% le vittime che considerano un reato la violenza subita dal partner e raddoppia la percentuale delle richieste di aiuto ai Centri antiviolenza e gli altri servizi specializzati (dal 4,4% del 2014 all’8,7% nel 2025), un risultato completamente in linea con quanto emerso nei dati delle altre fonti inerenti la protezione delle donne, come le chiamate al numero di pubblica utilità 1522 (il numero contro la violenza e lo stalking) e la rilevazione sulle prestazioni e servizi offerti dai Centri antiviolenza. Resta stabile invece il sommerso dei reati: rispetto al 2014 non aumenta la quota di chi denuncia la violenza da parte dei partner (intorno al 10% le denunce delle violenze subite negli ultimi cinque anni da parte dei partner attuali o passati, circa 58 mila donne) e non aumenta la condivisione con altri delle esperienze vissute. Il 22,5% delle vittime della violenza nella coppia non ha mai parlato della violenza subita (lo ha fatto per la prima volta con l’intervistatrice stessa), percentuale che sale al 37,8% per le violenze subite da parte del partner con cui la vittima sta ancora insieme. Rispetto al 2014, diminuisce la soddisfazione (molto più o abbastanza) verso le forze dell’ordine dal 48,7% al 38,2% per le vittime che hanno denunciato la violenza subita dai partner. Tra le donne che si rivolgono alle Forze dell’ordine, molte ritengono che l’intervento potrebbe essere più efficace: il 55,1% auspica un’azione più decisa nei confronti del colpevole, il 37,7% chiede un aiuto immediato più concreto, il 21,3% vorrebbe ricevere maggiori informazioni e il 4,2% una maggiore tempestività. Il 29% desidererebbe che la denuncia fosse presa più seriamente e che fosse offerto un sostegno più attento e partecipe; il 23,4% chiede protezione e supporto per allontanarsi da casa, mentre il 44,6% ritiene necessario l’allontanamento del violento dalla propria abitazione. In generale, tutte le donne concordano sull’importanza di essere indirizzate verso un Centro antiviolenza o una struttura di accoglienza, considerandolo un aiuto fondamentale che le Forze dell’ordine dovrebbero sempre garantire.