Archivi per la categoria ‘Cronaca’

Incendio a Cornaredo, trovata sostanza accelerante nella camera da letto del 55enne: esami anche sui corpi


Una sostanza accelerante è stata trovata nella camera da letto dalla quale si è generato l’incendio che ha portato al decesso di un 55enne e dei suoi genitori in un appartamento di Cornaredo (Milano). Nei prossimi giorni verranno svolti esami anche sulle salme dei tre per capire se sia presente anche sui corpi delle vittime.
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Tenta di uccidere i genitori nel sonno. Arrestato 14enne a Ravenna

AGI – Un 14enne è stato arrestato dalla polizia a Ravenna con l’accusa di aver tentato di uccidere entrambi i genitori nel sonno. L’aggressione è avvenuta nella notte tra mercoledì e giovedì, in un’abitazione alla periferia della città. Poco dopo le tre, una chiamata al 112 ha fatto intervenire le Volanti e i sanitari del 118, che hanno trovato i due coniugi feriti da arma da taglio.

Le vittime non sono in pericolo di vita. Il minore, ancora in casa e in evidente stato di confusione, è stato fermato dagli agenti e accompagnato in Questura. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati due coltelli e un telefono cellulare, dove sarebbero state rinvenute ricerche che indicherebbero una possibile premeditazione. La Procura per i Minorenni ha convalidato l’arresto per tentato omicidio plurimo e ha disposto la custodia cautelare in un istituto penale minorile.

 

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Arrestate 7 persone a Milano per spaccio: sequestrati 50 chili di droga, un 29enne aveva 14mila euro negli slip


La polizia di Stato di Milano ha arrestato 7 persone per spaccio. Gli agenti hanno sequestrato in tutto circa 50 chili di droga, tra hashish, marijuana, ketamina e cocaina. Un 29enne aveva nascosto 14mila euro negli slip.
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Spruzzano spray al peperoncino in classe al Bertacchi di Lecco: soccorsi 24 studenti e 2 docenti, scuola evacuata


L’Istituto superiore “Giovanni Bertacchi” di Lecco è stato evacuato nella mattinata dell’11 ottobre dopo che alcuni studenti avevano iniziato ad accusare difficoltà a respirare e irritazione agli occhi. Stando a quanto emerso, qualcuno avrebbe azionato uno spray al peperoncino in aula durante la lezione. In tutto sono stati soccorsi 24 giovani e 2 docenti.
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Alfredo Fico morto a 25 anni durante il Tso, giudice propone risarcimento a famiglia


Il Tribunale Civile ha proposto all’Asl Napoli 1 di risarcire la famiglia di Alfredo Fico: il giovane sarebbe morto dopo una “carenza assistenziale” mentre era sottoposto a Tso.
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Ucciso mentre litiga in strada con l’ex moglie, arrestato il killer: “Voleva difendere la donna”


Secondo quanto riportato da alcuni testimoni presenti sulla scena, il 44enne che ha ucciso Mamadou Diallo sarebbe intervenuto per provare a difendere la donna, ex moglie della vittima.
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Omicidio-suicidio nel Modenese, strangola la moglie 89enne e si toglie vita

AGI – Questa mattina a Mirandola, nel Modenese, un uomo di 86 anni, secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, ha ucciso la moglie di 89 anni e malata da tempo di demenza senile prima di togliersi la vita gettandosi dal terzo piano della palazzina in cui abitavano.
Il fatto è successo in un appartamento di in via San Faustino. L’anziano ha strangolato la donna prima di compiere il gesto estremo.

All’arrivo dei sanitari del 118 non è stato possibile fare altro che constatare il decesso di entrambi. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di polizia di Mirandola, che hanno avviato accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e le motivazioni che potrebbero aver spinto l’uomo al gesto.
L’episodio richiama un caso analogo avvenuto appena pochi giorni fa, il 7 ottobre, a Castelfranco Emilia, dove un 92enne, Enzo Manzini, ha ucciso la moglie 88enne, Maria Capitati, affetta da Alzheimer, prima di suicidarsi lanciandosi dalla finestra della loro abitazione.

Caso Garlasco, il carabiniere Spoto e il giallo della microspia nell’auto di Sempio

AGI – Giuseppe Spoto, il carabiniere della polizia giudiziaria perquisito da non indagato lo scorso 26 settembre, racconta la sua versione sulla microspia che venne piazzata nell’auto di Andrea Sempio ai tempi dell’inchiesta condotta dall’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. L’indagine in cui viene sentito è quella di Brescia sulla presunta corruzione di Venditti per archiviare Sempio. “Ricordo che dovevo far perdere tempo a Sempio perché dovevamo fare l’installazione sulla vettura e siccome, ricordo ma non ne sono certo, che il tecnico della ditta aveva sbagliato strada, ci abbiamo messo diverso tempo e quindi mi sono dovuto trattenere con Sempio per evitare che uscisse e si accorgesse dell’intervento sull’auto”.

Spoto viene sentito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e dei finanzieri di Pavia anche sulla questione intercettazioni che, ipotizza l’indagine in corso, sarebbero state trascritte solo parzialmente nel 2017. Gli inquirenti ritengono sospetto l’averci messo più di un’ora per notificare l’8 febbraio 2017 un atto a Sempio. Ritardo giustificato da Spoto con la necessità di evitare che Sempio si accorgesse della ‘cimice’.

 

 

Il ruolo di Spoto nelle indagini

“Ho partecipato alle indagini nella misura in cui mi sono occupato delle intercettazioni e allaccio delle linee e dell’installazione dell’ambientale sulla vettura di Sempio in occasione di una notifica – mette a verbale Spoto sentito il giorno stesso delle perquisizioni – Sicuramente facevo le intercettazioni nei ritagli di tempo rispetto alle mie mansioni principali”.

La controversia sull’installazione della microspia

“Risulterebbe che le intercettazioni sulla vettura siano partite alle 01:35 dell’ 8 febbraio 2017 e quindi non durante la notifica” gli fa notare chi pone le domande. “Ribadisco che il giorno della notifica, all’orario della notifica, venne materialmente installata la microspia. Non ero solo, ero col maresciallo Scopetta (anche lui perquisito, ndr) che però non è entrato ma è rimasto fuori per l’installazione ad aspettare il tecnico. Ricordo anche di aver fatto il verbale di operazioni tecniche. Non ho assistito materialmente all’intervento tecnico sull’autovettura, il tecnico era con il maresciallo Scopetta”.

 

 

Intercettazioni rilevanti e l’urgenza di Venditti

“Nell’ascolto delle intercettazioni, ha mai riscontrato qualche cosa di rilevante?” lo incalzano gli investigatori. “Sì, mi ricordo dell’intercettazione avvenuta dopo l’interrogatorio dove padre e figlio si confrontavano su ciò che avevano detto – le parole di Spoto -. Era rilevante perché parlavano dell’interrogatorio. Ricordo comunque che le intercettazioni mi venne chiesto in tutta fretta di trascriverle, tanto è vero che le feci in uno o due giorni, perché il dottor Venditti disse che gli servivano subito le intercettazioni per fare l’archiviazione“.

 

 

Morto a Roma bimbo di 3 anni, era arrivato da Gaza con un tumore: “Cure cominciate troppo tardi”


Il bambino aveva un tumore in fase avanzata: quando era nella Striscia di Gaza, a causa dei continui bombardamenti di Israele, non è riuscito ad accedere alle cure. Arrivato a Roma, era ormai troppo tardi.
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Donna in ospedale con proiettile nella spalla: ipotesi collegamento con spari in piazza Bellini


Una 64enne è arrivata al Pronto Soccorso del “Pellegrini” con una ferita da arma da fuoco; non si esclude collegamento con i colpi di pistola esplosi nella notte in piazza Bellini.
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Garlasco: la zia di Sempio, “seppi solo dopo che i soldi erano per Andrea”

AGI – “Che i soldi richiesti servissero a Giuseppe per aiutare Andrea lo abbiamo saputo solo poi”. E’ il 26 settembre 2025 e Silvia Maria Sempio, sorella di Giuseppe, viene sentita dai carabinieri e finanzieri che svolgono le indagini della Procura di Brescia sulla presunta corruzione dell’ex procuratore pavese Mario Venditti per archiviare l’inchiesta su Andrea Sempio.

Tra le altre cose, racconta anche che diede al fratello più soldi di quelli richiesti. “Siamo una famiglia molto unita ma non è che discutiamo dei reciproci interessi. Se qualcuno ha bisogno di denaro, chiediamo a vicenda e ci aiutiamo” dice la donna alla quale vengono chieste le “motivazioni per le quali il 28 maggio 2017 ha emesso un assegno bancario di 30mila euro a favore del fratello”.

“Ricordo che Giuseppe è venuto a casa mia. C’era anche mia sorella Ivana – prosegue la narrazione -. In quella circostanza ci disse che aveva bisogno di soldi in quanto aveva delle necessità e siccome siamo fratelli ci siamo aiutati. Ricordo che Giuseppe mi aveva chiesto 20000 euro ma io, siccome ho notato che era veramente in difficoltà, ho deciso di dargli 30000 euro. Gli chiesi a cosa gli servissero ma lui mi disse semplicemente che era in difficoltà. Ho capito che non si voleva aprire di più e non sono andata oltre. Poi con il tempo ci ha detto che questi soldi gli erano serviti per le spese che aveva dovuto affrontare per la vicenda giudiziaria che aveva visto coinvolto suo figlio Andrea“. 

 

 

 

 

“Ti sparo in bocca”: minacce alla giornalista Bertone, direttrice di “Cronache”, condanna confermata per killer dei Casalesi


La Corte di Appello ha confermato la condanna a un anno e sei mesi per Giovanni Cellurale, esponente di vertice dei Casalesi, per le minacce alla giornalista Maria Bertone.
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La madre del giornalista decapitato dall’Isis: “Ho incontrato l’assassino di James”

AGI – “Ho voluto incontrare l’assassino di mio figlio per raccontargli chi era James. Lui l’aveva ucciso senza conoscerlo. Non so se ho trovato pace, ma sono grata di avere potuto incontrare questa persona. Lui voleva dirmi che cosa c’era dietro l’omicidio di mio figlio e io volevo ascoltare Alexander“. Lo afferma Diane Foley, madre di James Wright Foleygiornalista americano decapitato in video dall’Isis in Siria, intervenendo a un incontro su “una giustizia capace di riparare le ferite del male”, nell’ambito del Festival della missione nella chiesa di San Filippo Neri, a Torino.

 

 

“Quell’incontro – racconta – è stato molto triste, l’odio colpisce e devasta; noi abbiamo perso James e Alexander molto probabilmente non vedrà più la sua famiglia. La violenza porta violenza ed è importante ascoltarsi… Dio mi ha dato la forza di ascoltarlo. La fede mi dà la certezza, la speranza, che James vive in quello che facciamo. Lui voleva diventare un uomo di grande coraggio, è stato un uomo di pace e di giustizia, anche con il suo lavoro. È stato coraggioso nel decidere di andare in un luogo così e lui mi sfida continuamente a usare la mia voce e la mia vita per il bene. Dio sfida ognuno di noi ad amare l’altro”. E James “amava i bambini, per molti anni ha lavorato in un’associazione che si occupava di bimbi con disabilità mentali, di giovani con gravi problemi familiari e in un certo senso Alexander poteva essere una delle persone che avrebbe seguito e aiutato”.

La missione di James e la nascita della Fondazione

Continua Diane Foley: “James è morto per raccontare le sofferenze delle persone che abitano in Siria e oggi abbiamo bisogno di conoscere le storie delle persone che soffrono per aiutarle”. Gli Stati Uniti, accusa Diane, non hanno fatto nulla per salvare il figlio, un bersaglio annunciato, in quanto americano e giornalista. Per questo, spiega, “abbiamo deciso di creare una fondazione: per incoraggiare la nostra nazione a riportare gli americani a casa sani e salvi, così come fanno i Paesi europei, capaci di intavolare negoziazioni con esiti positivi“.

I successi della James W. Foley Legacy Foundation

Dal 2015 “abbiamo aiutato 170 americani a tornare a casa vivi. Un’altra cosa che facciamo è quella di supportare la sicurezza dei giornalisti perché di loro abbiamo bisogno per far sapere cosa accade nel mondo”. Diane è presidente e fondatrice della James W. Foley Legacy Foundation, istituita nel settembre 2014 dopo l’uccisione del figlio. Da allora è un’instancabile sostenitrice degli ostaggi, di coloro che sono detenuti ingiustamente e delle loro famiglie, operando nel sistema statunitense per il recupero degli ostaggi, al Congresso e con le amministrazioni presidenziali dal 2014 a oggi, sensibilizzando l’opinione pubblica sul fenomeno del sequestro internazionale e della detenzione arbitraria.

Verità, speranza e pace in tempi bui

“Questi – conclude – sono tempi molto bui e il mondo è pieno di falsa informazione e di informazione pilotata. Dobbiamo fare la nostra parte per la verità, la speranza e la pace a farsi strada”.

 

Morto a Napoli dopo essere stato colpito col taser: indagati 5 carabinieri


Cinque carabinieri sono indagati per la morte di Anthony Ihaza Ehogonoh; l’uomo è deceduto dopo essere stato colpito col taser. Il reato contestato è eccesso colposo dell’uso legittimo di armi.
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Accoltellato mentre litiga in strada con la compagna a Roma, morto 39enne: fermato il killer


Un uomo è morto all’ospedale San Pietro dopo essere stato accoltellato in strada. Il 39enne stava litigando con la compagna quando è stato ferito: fermato il killer, ha tentato di fuggire.
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