Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Incendio nella notte sulla Panoramica di Procida, tanta paura ma nessun ferito

Le fiamme divampate nella notte: tanta paura ma nessun ferito a Procida. Protezione Civile subito intervenute e fiamme circoscritte.
Continua a leggere
Ponte Morandi: chiesti 18 anni e 6 mesi per l’ex ad di Autostrade Castellucci
AGI – L’accusa ha chiesto 18 anni e 6 mesi di reclusione per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, nell’ambito del processo per il crollo di ponte Morandi, viadotto crollato il 14 agosto di 7 anni fa. Nel disastro persero la vita 43 persone.
La richiesta è arrivata dal pm Walter Cotugno. Rivolgendosi ai giudici, Cotugno ha sottolineato che “per Castellucci troviamo un’enciclopedia di elementi a suo carico. Per vent’anni continue scelte a sfavore della sicurezza, non solo del Morandi”.
Per la strage sono in tutto 57 gli imputati. Secondo l’accusa, tutto è stato fatto per “profitto, benefit personali, prestigio, perché gli piaceva fare il manager rampante che tutti idolatravano, che garantiva agli azionisti profitti enormi e gestendo Autostrade come la gallina dalle uova d’oro”.
Quanto richiesto dai pm Cotugno e Airoldi nei confronti di Castellucci è “la richiesta massima per gli elementi di gravita’ contro di lui”. Con questo passaggio si è chiusa oggi l’ultima parte della requisitoria della procura di Genova iniziata lo scorso giugno. Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera, dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Avellino.
Tra le altre richieste di pena per il disastro del Morandi, figurano i 12 anni e 8 mesi per Riccardo Mollo, ex direttore generale Aspi; 10 anni per un funzionario ministeriale, Mauro Coletta, capo Direzione generale per il controllo sulle concessioni autostradali al Mit. E, ancora, Carmine Testa, responsabile dell’ufficio ispettivo territoriale di Genova del ministero dei Trasporti, per il quale sono stati chiesti 9 anni di reclusione.
Dieci anni è la richiesta sia per Carlo Casini, responsabile ufficio sorveglianza 1 tronco Spea, sia per Massimo Meliani, responsabile ufficio opere d’arte direzione 1, 2, 3 e 9 tronco Aspi. Otto anni è invece quanto l’accusa chiede per Antonio Brencich, docente universitario, consulente del comitato del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte chiamato a valutare il progetto di ristrutturazione tiranti presentato da Autostrade. Per l’ex ad di Spea, Antonino Galatà, sono stati chiesti 7 anni di reclusione.
Piantedosi ai carabinieri coinvolti nell’esplosione: “Vittime di un atto proditorio, quasi…
AGI – “Siamo qui per darvi tutta la solidarietà e le condoglianze per questa tragedia che mi ha colpito moltissimo ed è l’evidenza della difficoltà del lavoro che fate, di operazioni che troppo spesso, nell’opinione pubblica, vengono sottovalutate”. Lo ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, collegatosi con i feriti nell’esplosione a Castel d’Azzano, nel Veronese, durante la sua visita al Comando Generale dei Carabinieri a Roma, accompagnato dal Capo della Polizia, Vittorio Pisani.
“È il momento della costernazione – ha detto Piantedosi ricordando i carabinieri deceduti – e di stare vicino, nel dolore, alle famiglie dei tre militari morti e a tutti voi, che avete visto la morte in faccia e i vostri commilitoni morire tragicamente. Vi do un abbraccio fortissimo, grazie per quello che fate e per il sacrificio che ogni giorno affrontate sul territorio. Oggi purtroppo tocchiamo con mano che non esistono interventi ordinari”, ha aggiunto il ministro.
Il titolare dl Viminale ha ascoltato il racconto del comandante provinciale Claudio Papagno, ancora visibilmente provato, che ha spiegato come l’esplosione fosse stata “probabilmente predisposta da tempo”, aggiungendo che “gli autori avevano persino preparato delle molotov sul tetto, pronte a lanciarle dopo aver dato fuoco”. In collegamento nella videochiamata anche uno dei feriti con maggiori ustioni, un carabiniere completamente bendato con i soli occhi visibili, che faceva parte della seconda coppia di militari entrata nel casolare per l’operazione.
“Una grande tragedia. Questo è il momento del dolore e dell’essere uniti, vicini all’Arma dei Carabinieri e ai familiari delle vittime – ha poi ribadito Piantedosi parlando con i giornalisti -. La difficoltà e la complessità del lavoro quotidiano degli uomini delle forze di polizia, troppo spesso sottovalutato, alcuni interventi vengono percepiti come ordinari, ma non lo sono mai. Il rischio, anche quello più tragico, si annida dietro situazioni che possono sembrare di routine – ha osservato ancora Piantedosi -, è il momento del cordoglio, ma anche della riflessione sul sacrificio e la dedizione di chi ogni giorno serve lo Stato”.
“Si doveva eseguire un provvedimento di sgombero disposto dall’autorità giudiziaria, già tentato in passato. L’Arma aveva inviato mediatori per cercare una soluzione pacifica, ma sembra che ci sia stato un atto proditorio, quasi premeditato”, ha poi spiegato il ministro dell’Interno. “Tre persone sono state arrestate, tra cui una donna e un uomo rintracciato successivamente in una campagna di sua proprietà. Le prime ricostruzioni fanno pensare che la tragedia sia stata provocata dalla saturazione volontaria del gas, poi innescato dalla stessa donna. Una dinamica inimmaginabile, di un’aggressività senza precedenti – ha osservato il ministro – l’operazione era curata nel dettaglio e condotta in modo puntuale e professionale, con il supporto di Vigili del Fuoco e 118”, ha concluso visibilmente colpito Piantedosi.
Napoli, manifestazione degli studenti per Gaza sabato 18 ottobre

Si terrà sabato a Napoli la manifestazione pro Palestina: si parte alle 14 da piazza Garibaldi. Diversi gli istituti occupati dagli studenti partenopei.
Continua a leggere
Paura al lago di Garda, bimbo di 6 mesi cade dal tetto di un van
AGI – Un bimbo di 6 mesi è stato elitrasportato in codice rosso all’ospedale Santa Chiara di Trento a seguito di una brutta caduta dal tetto di un van in un campeggio di Torbole sul lago di Garda in Trentino. Secondo le prime informazioni il piccolo è scivolato, per motivi accidentali, dal tetto di un van. I genitori presenti sul posto hanno lanciato l’allarme, Sul posto ambulanza, vigili del fuoco, Polizia di Stato e lelicottero.
Maxi operazione a Crotone contro la ‘ndrangheta, 18 arresti
AGI – Estorsioni, danneggiamenti e gare truccate, ma anche un omicidio compiuto oltre vent’anni fa: su queste vicende ha fatto luce l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che questa mattina è scaturita nell’operazione denominata ‘Saulo‘. Ventuno le misure cautelari eseguite tra le province di Crotone, Taranto e Bologna, oltre che in diverse case circondariali sul territorio nazionale, dai carabinieri del comando provinciale di Crotone.
Eseguiti 18 arresti
Diciotto persone sono finite in carcere, mentre per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, tutte ritenute affiliate al locale di ‘ndrangheta di Cirò e alle ‘ndrine collegate di Strongoli e Cariati. Un sodalizio che si sarebbe ricostituito dopo che le inchieste ‘Stige‘ e ‘Ultimo atto‘ negli ultimi anni avevano decapitato il vertice della potente cosca cirotana.
Intercettazioni e pedinamenti
L’indagine, avviata tra l’aprile 2023 e il maggio 2024 e sviluppata prevalentemente attraverso intercettazioni, attività di osservazione e pedinamento e le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, ha permesso di ricostruire l’esistenza e l’operatività del sodalizio mafioso che ha mantenuto la sua operatività e “rivitalizzando – annota il gip del Tribunale di Catanzaro – le articolazioni territoriali della ‘ndrangheta, operanti nei territori dei comuni di Crotone, Cirò, Strongoli e Cariati“.
È stato quindi delineato l’attuale organigramma della cosca, nella quale sono inseriti i cosiddetti ‘veterani’ e diverse ‘nuove leve’ del panorama associativo locale, i quali hanno potuto avvalersi dei familiari dei soggetti già detenuti.
L’omicidio e le estorsioni
L’indagine ha documentato la sussistenza di gravi indizi nei confronti di tre affiliati per un omicidio avvenuto a Cirò Marina il 9 aprile 2003: quello dell’imprenditore edile Francesco Mingrone, all’epoca 73enne classe, reo di aver molestato o infastidito, più volte, la sorella di uno degli autori del delitto.
Gli inquirenti hanno poi accertato numerose estorsioni, tentate e consumate, nei confronti di ditte e società aggiudicatarie di appalti pubblici in materia edilizia, anche nell’ambito dei fondi del Pnrr, nonché nei confronti di un lido balneare, di un esercizio commerciale di apparecchi elettronici e di uno di ristorazione ubicato a Cariati.
Dalle indagini sono poi emersi i tentativi di far assumere alcuni affiliati o loro familiari in aziende del Cirotano, non andati in porto per l’opposizione delle vittime, e una turbata libertà degli incanti per impedire la partecipazione di un privato cittadino all’asta giudiziaria di un immobile al cui interno operava già un ristoratore che per la sua ‘protezione’ pagava alla cosca mille euro mensili ad alcuni affiliati.
È stata documentata, quindi, l’esistenza della classica ‘bacinella’, utilizzata per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti e pagare le relative spese legali, dalla quale sono stati prelevati circa 30 mila euro per l’acquisto di un’autovettura da parte di un affiliato, ma adoperata e messa nella disponibilità permanente di un altro elemento di vertice della consorteria.
In concomitanza con l’esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate 17 perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di ulteriori indagati che rispondono a vario titolo delle stesse accuse degli arrestati: associazione mafiosa, omicidio, estorsione, turbativa d’asta, danneggiamento, ricettazione e reati in materia di armi.
Due di loro, in particolare, sono indiziati anche di diverse attività estorsive avvenute tra il novembre del 2024 e il gennaio di quest’anno, tra gli episodi contestati l’imbrattamento della saracinesca di un esercizio commerciale, danneggiamento di un’autovettura e di alcuni mezzi meccanici ai danni di altrettanti imprenditori di Cirò Marina, finalizzati a ottenere dalle vittime delle somme di denaro.
Le forze in campo
I provvedimenti sono stati eseguiti nella provincia di Crotone, nonché presso le case circondariali di Agrigento, Prato, Secondigliano e Ancona, le case di reclusione di San Gimignano e Saluzzo, dai Carabinieri del comando provinciale di Crotone, coadiuvati nella fase esecutiva da quelli dei comandi provinciali di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, del Nucleo Cinofili, dell’8° Nucleo Elicotteri e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Vibo Valentia.
Frana su un escavatore, un operaio sepolto vivo
AGI – Ci sono volute dieci ore di lavoro dei vigili del fuoco per estrarre da acqua, detriti e fango il corpo di Francesco Broda, 48 anni, sepolto vivo ieri alle 15 mentre stava lavorando con un escavatore nella zona industriale di Corridonia, in provincia di Macerata.
A dare notizia dell’ennesimo incidente sul lavoro il Corriere Adriatico e il Resto del Carlino. L’uomo lavorava con un escavatore, quando il mezzo è stato travolto da uno smottamento e il fango ha infranto i vetri della cabina, invadendola completamente, e con il passare del tempo, solidificandosi. I vigili del fuoco sono riusciti a liberare la salma dell’operaio all’una di notte, scavando senza sosta.
Chi sono i 3 carabinieri morti nell’esplosione del casolare
AGI – Sono due 56enni e un 36enne i Carabinieri morti nell’esplosione di Castel d’Azzano, nel veronese. L’esplosione è avvenuta durante le operazioni di perquisizione dell’immobile interessato da una procedura di sgombero coattivo: la struttura è crollata travolgendo gli operatori. Al momento risultano anche 15 feriti, alcuni dei quali ricoverati in codice rosso.
– Marco Piffari, 56 anni. Luogotenente carica speciale comandante della Squadra Operativa di Supporto Separato (Sos) del 4 Battaglione Veneto. Nato il 4/2/1969, si era arruolato nel 1987. Viveva in provincia di Padova ed era separato.
– Valerio Dapra’, 56 anni. Brigadiere capo qualifica speciale .
operatore delle Aliquote di primo intervento (Api) del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Padova.
Nato a Brescia il 9/10/1969, si era arruolato nel 1988. Lascia la compagna con cui conviveva e due figli di 27 e 26 anni.
– Il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni, operatore delle Aliquote di primo intervento (Api) del Nucleo operativo e Radiomobile (Norm) di Padova. Nato a Camposampiero, in provincia di Padova, il 31/8/1989, si era arruolato nel 2014. Era celibe.
Il cordoglio dell’Arma dei Carabinieri
“Non è possibile esprimere il dolore che ha colpito l’intera Arma, a partire dal Com. Gen. Salvatore Luongo, per la scomparsa dei Carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, travolti dal crollo di un edificio a Castel D’Azzano (VR) durante attività di servizio”. È quanto si legge in un post pubblicato sul profilo X dell’Arma dei Carabinieri.
\ Clicca qui e iscriviti al nostro canale Whatsapp! Le notizie, in tempo reale, dell\’Agenzia Italia ora anche sul tuo smartphone
Operaio muore mentre fa i lavori in una casa, arrivano i carabinieri: dramma a Giugliano

Operaio muore mentre lavora in un appartamento a Giugliano in Campania. Sul posto carabinieri e 118.
Continua a leggere
Protestano i tassisti di Napoli: “Piano traffico ad hoc e riattivazione delle ZTL sospese”

I sindacati dei tassisti napoletani chiedono un “piano del traffico urbano che garantisca fluidità di circolazione e la riattivazione delle ZTL sospese”
Continua a leggere
Donna legata e abbandonata a Brescia, il 42enne arrestato: “Abbiamo consumato droghe, poi c’è stato un litigio”

È stato interrogato ieri, 13 ottobre, il 42enne arrestato insieme a un 31enne con le accuse di aver sequestrato, torturato e violentato una 47enne lo scorso settembre a Gavardo (Brescia). L’uomo ha negato di aver abusato di lei, ma avrebbe raccontato che i tre avevano consumato droghe. “C’è stato un litigio e la situazione è degenerata”, ha spiegato il suo avvocato Francesco Corbetta.
Continua a leggere
Droga ordinata via app e consegnata a domicilio, tre arresti a Benevento

Prendevano le “ordinazioni” di cocaina e crack sulle app di messaggistica, poi organizzavano la consegna a domicilio: a Benevento arrestate tre persone.
Continua a leggere
Esplode un casolare durante uno sgombero: morti tre carabinieri. Funerali di Stato e lutto nazionale
AGI – Di quel casolare fatiscente nel piccolo comune di Castel d’Azzano (Verona) non resta che un cumulo di macerie. Sotto mattoni e travi hanno trovato la morte tre carabinieri che avevano bussato a quella porta nel cuore della notte per eseguire uno sfratto e una perquisizione. Ma si contano anche 17 feriti tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.
L’ultima volta che le forze dell’ordine avevano bussato a quella porta, esattamente un anno fa, avevano trovato il casolare saturo di gas e pronto a esplodere. In un’altra occasione gli occupanti avevano minacciato di darsi fuoco cospargendosi di liquido incendiabile.
La famiglia Ramponi: disagio e violenza
La storia di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi è una storia di grande disagio, terminata con una azione violenta premeditata e architettata nei minimi particolari. I tre sono stati ora arrestati per omicidio premeditato e volontario, anche se la procura sta valutando di contestargli il reato di strage. Due dei tre fratelli sono anche tra i feriti, il terzo l’hanno dovuto stanare con un elicottero perché era riuscito a fuggire.
Sfratto e perquisizione: il dramma annunciato
Le forze dell’ordine sono arrivate intorno alle 3 del mattino assieme ai reparti speciali per circondare l’edificio. Ma appena i militari hanno varcato la soglia del casolare, Maria Luisa, al piano superiore, circondata da molotov e bombole di gas aperte ha utilizzato l’accendino che teneva in mano. “Sapevamo che la situazione era complessa, ma nessuno poteva aspettarsi un gesto di tale follia“, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona, colonnello Claudio Papagno.
I militari dell’Arma avrebbero dovuto dare esecuzione a due atti giudiziari: uno civile, lo sgombero, e uno penale, ovvero una perquisizione per la ricerca di armi ed esplosivi, dato che in un precedente sopralluogo per lo sgombero erano state infatti viste molotov nascoste sul tetto della casa dai droni. “Sapevamo che la situazione era disastrosa. Si erano cosparsi di benzina l’ultima volta. Avevano perso tutto ormai… vivevano senza corrente, senza riscaldamento, vivevano come dentro ad una grotta. Sapevamo tutti che era una situazione difficile, e già in 4/5 occasioni avevano preannunciato il peggio. Ora che gli avevano pignorato tutto dicevano: piuttosto che lasciare casa ci facciamo saltare in aria“, ha spiegato all’AGI un vicino di casa.
L’origine dei problemi e la spirale di debiti
I problemi erano iniziati con un incidente avvenuto di notte, mentre i tre stavano sottraendo del fieno in un campo vicino con un trattore, a fari spenti. Un incidente che ha provocato il decesso di una terza persona. Da qui la richiesta di risarcimento, la vendita di alcuni campi, i problemi economici, un mutuo ottenuto falsificando la firma di uno dei familiari e il pignoramento della loro abitazione.
“Era una casa disastrata, senza luce, non so neanche se c’era l’acqua. Era una casa veramente fatiscente. Non c’era neanche l’allaccio della corrente elettrica: una casa per modo di dire – ha spiegato i cronisti il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito – è stato uno dei momenti più duri della mia carriera, sicuramente, quindi anch’io ho visto i carabinieri portati fuori sotto le macerie e devo dire che mi ha molto colpito. Una tragedia che non ha uguali. Una cosa è una guerra di mafia, un’altra è morire così”.
Verona in lutto per i Carabinieri
Un cittadino di Verona nel pomeriggio ha deposto un mazzo di gigli davanti alla caserma provinciale dei Carabinieri di Verona. Il governatore Luca Zaia ha proclamato tre giorni di lutto.
Le reazioni istituzionali e il ricordo delle vittime
Nel pomeriggio la visita del ministro della Difesa Guido Crosetto e del comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo. “È una tragedia che ha colpito l’Arma e il Paese. Dobbiamo prima di tutto pensare ai familiari di questi tre Carabinieri che oggi stanno vivendo il dolore di questa perdita. Calcolate che non abbiamo avuto così tante perdite dalla strage del Pilastro e da Nassiria” ha detto il generale.
Mattarella, cordoglio ai familiari dei carabinieri e all’Arma
“Ho appreso con sconcerto e profondo dolore la notizia della morte dei tre militari dell’Arma dei Carabinieri, Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, Carabiniere Scelto Davide Bernardello e Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Dapra’, travolti da un’esplosione durante un’operazione di sgombero in provincia di Verona, nella quale sono rimasti feriti anche altri operatori delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco. In questa drammatica circostanza, esprimo la mia solidale vicinanza all’Arma dei Carabinieri e sentimenti di partecipe cordoglio ai familiari, insieme all’augurio di pronta guarigione agli operatori feriti”. Ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo.
Meloni, cordoglio del governo ai familiari delle vittime
“Con profondo dolore apprendo della tragica scomparsa di tre Carabinieri e del ferimento di altri tredici tra militari dell’Arma, Vigili del Fuoco e Polizia, a seguito di un’esplosione avvenuta durante un’operazione di sgombero nel Veronese. Il mio cordoglio e quello del Governo vanno ai familiari delle vittime”. Ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il Consiglio dei ministri ha deliberato i funerali di Stato per i tre Carabinieri. Sempre a quanto si apprende, sarà, inoltre, dichiarato il lutto nazionale nelle giornate di oggi e nel giorno delle esequie.
Lite al bar finisce con un accoltellamento: grave un 44enne ferito alla gola, in fuga l’aggressore

Un 44enne è stato accoltellato alla gola nella serata del 13 ottobre in un bar di Treviglio (Bergamo). L’uomo sarebbe stato ferito al culmine di una lite. Il suo aggressore è riuscito a fuggire.
Continua a leggere
Un colpo di pistola sparato a bruciapelo, così è morto Paolo Taormina
AGI – È stato un colpo di pistola alla testa sparato a bruciapelo a causare la morte di Paolo Taormina, il 21enne ucciso nella notte tra sabato e domenica a Palermo, dopo essere intervenuto per sedare una rissa davanti al pub in cui lavorava, a pochi passi dal teatro Massimo. La conferma arriva al termine dell’autopsia eseguita all’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo.
Per questo delitto è stato fermato con l’accusa di omicidio, Gaetano Maranzano, 28 anni, che ha ammesso davanti agli investigatori dei carabinieri e ai magistrati di avere visto, per caso, Taormina che in passato avrebbe fatto delle avances alla sua fidanzata e di avere quindi perso la testa.
Le indagini e la pistola ritrovata
Nel corso della perquisizione domiciliare eseguita poco dopo l’arresto i carabinieri avevano trovato nella sua abitazione una pistola semiautomatica calibro 9 illegalmente detenuta. Una ricostruzione, quella fornita dall’indagato, che soffre di vuoti su cui si stanno concentrando gli investigatori, dal movente ad altre persone che erano arrivate assieme a Maranzano.