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L’aggressione di Milano dimostra che qualcosa non funziona nella gestione di persone con disturbi psichiatrici


Vincenzo Lanni è stato arrestato il 3 novembre per il tentato omicidio di una donna di 43 anni accoltellata in piazza Gae Aulenti a Milano. Nel 2015 aveva colpito con le stesse modalità due anziani nella Bergamasca. Una perizia gli aveva diagnosticato un disturbo schizoide di personalità e dopo 5 anni di reclusione e 3 anni di Rems era tornato libero.
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L’auto ha il motore acceso, ma non c’è nessuno: dentro i carabinieri scoprono 110 chili di hashish


Maxi sequestro di droga a Casavatore, nella provincia di Napoli: l’ingente quantitativo di droga è stato scoperto dai carabinieri all’interno di un’auto lasciata accesa per strada.
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Come riconoscere i segnali di un arresto cardiaco tra i giovani

AGI – Un’analisi condotta dall’Università di Goteborg e pubblicata sull’American Journal of Cardiology rivela che molti giovani colpiti da morte cardiaca improvvisa avevano mostrato sintomi evidenti e si erano rivolti a un medico nei mesi precedenti. Lo studio suggerisce che un uso più diffuso dell’elettrocardiogramma (ECG) potrebbe permettere di identificare precocemente le persone a rischio e prevenire decessi evitabili.

La ricerca, guidata dalla cardiologa Matilda Frisk Torell della Sahlgrenska Academy e del Sahlgrenska University Hospital, ha esaminato tutti i casi di morte aritmica improvvisa in Svezia tra il 2000 e il 2010 in giovani tra 1 e 35 anni. Su 149 casi analizzati, un terzo delle vittime aveva richiesto assistenza medica nei sei mesi precedenti la morte, spesso per svenimenti o palpitazioni, sintomi che erano venti volte più frequenti rispetto al gruppo di controllo.

Quasi una persona su cinque presentava un ECG anomalo prima del decesso. “E’ sorprendente quanto spesso i ragazzi si fossero rivolti a un medico poco prima dell’evento – ha detto Frisk Torell -. Questo indica che abbiamo un margine concreto per riconoscere chi e’ a rischio prima che accada l’imprevedibile”.

Secondo Mats Borjesson, professore di fisiologia dell’esercizio alla Sahlgrenska Academy, “più comprendiamo i sintomi e le alterazioni dell’ECG che possono precedere una morte aritmica improvvisa, meglio possiamo individuare chi rischia di più”. I risultati sottolineano la necessità di prendere sul serio gli episodi di perdita di coscienza o convulsioni nei giovani e di includere sistematicamente l’ECG nei controlli clinici di routine. 

Da Polenza: “In Nepal un sfortunata combinazione meteo straordinaria”

AGI – “Gli alpinisti rimasti coinvolti negli incidenti di questi giorni sull’Himalaya sono stati molto sfortunati a causa di una serie di condizioni meteo sfavorevoli“: lo ha spiegato all’AGI, Agostino Da Polenza, storico coordinatore dei soccorsi dall’Italia con un passato da esperto capo spedizione, in merito alle tragedie sul Pambari e Yalung Ri.

“La stagione autunnale è quella delle code dei monsoni“, ha ricordato Da Polenza, “poi si è sviluppata una depressione sul mar Arabico e in aggiunta un ciclone sull’Oceano Indiano. Tutte queste componenti hanno portato a una precipitazione straordinaria“.

Le valanghe e il comitato Ev-K2-CNR

“Con queste condizioni climatiche straordinarie, i pendii cedono e cadono valanghe anche di grandi dimensioni”, ha aggiunto il 70enne alpinista lombardo famoso anche per aver fondato il Comitato Ev-K2-CNR assieme al professor Ardito Desio, il capo spedizione della prima salita sul K2 nel 1954, realizzata da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli.

La Piramide: centro di ricerca sull’Everest

Cuore operativo del progetto è la celebre Piramide costruita nel 1990 a 5.050 metri nella zona del campo base dell’Everest, versante nepalese. La Piramide è un centro d’eccellenza internazionale per la ricerca scientifica d’alta quota e successivamente è stata ribattezzata ‘Ardito Desio‘.

Precedenti eventi estremi alla Piramide

“A seguito della coda dei monsoni, cicloni e depressioni, circa una quindicina di anni fa era caduta così tanta neve che aveva sfondato una parete della Piramide“, ha ricordato Da Polenza.

Uccise nonna a forbiciate, assolto per totale infermità

AGI – È stato assolto per “vizio totale di mente” Simone Monteverdi, il ventiduenne che nel settembre dello scorso anno aveva ucciso a colpi di forbici la nonna Andreina Canepa. L’omicidio era avvenuto a Chiavari, nella città metropolitana di Genova. È la decisione dei giudici della corte d’assise di Genova, i quali hanno anche stabilito che il giovane dovrà essere sottoposto a misura di sicurezza per dieci anni. Monteverdi era stato già dichiarato totalmente infermo, ma era stato comunque rinviato a giudizio.

Monteverdi, che ha vent’anni, è già stato trasferito da tempo in una Rems, a Genova Pra’. La mattina dell’omicidio, aveva preso prima un coltello da cucina per colpire l’anziana più volte.

La dinamica del delitto

Poi ha afferrato un paio di forbici, usandole per 29 volte sul collo e sul volto della donna, che aveva 82 anni. Infine ha chiamato i carabinieri, dicendo che la nonna era morta. Prima dell’arrivo dei militari, aveva lanciato l’arma dalla finestra. Madre e sorella del giovane non vivevano a casa con loro.

Contro droga e alcol: Governo, Asl Roma 1, Questura e Scuola uniti per i giovani

AGI – Le istituzioni, unite, in soccorso dei giovani che, alle volte, diventano schiavi delle ‘dipendenze’, tra tutte quelle da droga e alcol. È questo il tema centrale del progetto #SceglilastradaGIUSTA una “azione di sistema” – presentato oggi presso la sede della Asl Roma 1 a Borgo Santo Spirito -, alla presenza, tra gli altri, del padrone di casa, il Direttore Generale della Asl Roma 1 Giuseppe Quintavalle, di Antonio Pignataro – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche antidroga -, e del Questore di Roma, Roberto Massucci.

“Quello delle istituzioni insieme al servizio dei giovani è un impegno doveroso, che, da un lato, offre messaggi di fiducia verso le nuove generazioni e, dall’altro, consegna strumenti fondamentali per operare le giuste scelte nella crescita dei cittadini del futuro – ha spiegato Massucci -. Ciò risulta particolarmente importante di fronte a fenomeni, come il consumo di droghe, che costituiscono spesso la base dei più rilevanti problemi di criminalità”.

Per Quintavalle, serve “un nuovo approccio, che sia precoce, condiviso e sostenuto da tutta la rete di supporto” per i nostri ragazzi. “I genitori hanno il dovere etico di sostenere con fermezza la lotta alla diffusione della droga che si sta portando avanti per restituire a chi è caduto nell’abisso infernale della droga dignità, onore, futuro e soprattutto speranza”, ha affermato, invece, Pignataro. L’obiettivo è quello di coinvolgere attivamente diversi attori istituzionali, sociali e professionali, quali figure guida per valorizzare “la funzione dell’adulto nella scelta della strada da percorrere per i nostri ragazzi”.

L’iniziativa, molto partecipata, ha visto anche la partecipazione del professor Giulio Maira, della professoressa Marisa Luisa Di Pietro, Università Cattolica del Sacro Cuore, della dottoressa Maria Grazia Giannantonio, UOC Dipendenze Asl Roma 1, oltre a quelli dei Dirigenti scolastici delle scuole aderenti e della Dott.ssa Sandra Berivi, Staff Direzione Generale Asl Roma 1.

Si tratta di un “impegno di Comunità” il cui obiettivo prioritario è quello di radicare nei giovani la cognizione del proprio ruolo all’interno del “sistema Paese”, restituendo loro la fiducia nelle Istituzioni e nella possibilità di costruire un futuro sano, libero e fondato sui valori della legalità e del rispetto. Il fenomeno delle dipendenze ha raggiunto infatti proporzioni tali da configurarsi come una vera emergenza sociale, sanitaria ed economica.

“Questa mancanza di consapevolezza – ha commentato il Questore anticannabis Antonio Pignataro –, è dovuta a ideologie che hanno causato un lungo periodo di letargo e oggi, grazie al Presidente Giorgia Meloni e al Sottosegretario Mantovano, si sta cercando di superare l’indifferenza, il lassismo, la superficialità, e soprattutto la normalizzazione e sottovalutazione di un fenomeno così grave che ha causato la morte di migliaia di ragazzi e dolore in tante famiglie italiane”.

“Se gli interventi di contrasto svolgono un ruolo importante nell’arginare i fenomeni di dipendenza, è quanto mai necessario lavorare sulla prevenzione”, ha aggiunto la professoressa Di Pietro, Direttore Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa, Università Cattolica del Sacro. “Implementare conoscenza e consapevolezza sui rischi dei comportamenti di consumo è fondamentale, anche se non sufficiente – ha aggiunto -. L’azione di prevenzione deve essere, infatti, accompagnata dalla individuazione e dalla minimizzazione dei fattori che portano a distorcere la reale rappresentazione del rischio e da una capillare e costante azione educativa”.

Il progetto

Il progetto si articolerà in una serie di step progressivi per ciascun istituto scolastico aderente. Un incontro valoriale in cui gli enti partecipanti potranno portare e fornire il proprio contributo e, a seguire, singole lezioni con le classi sul tema delle dipendenze patologiche e delle problematiche legate all’uso/abuso di alcol. Le attività vedranno coinvolti, a partire dal 5 novembre, l’Istituto Comprensivo Pablo Neruda, l’Istituto Comprensivo Largo San Pio V, l’Istituto Comprensivo Rosetta Rossi e l’Istituto Comprensivo Don Roberto Sardelli.

#Sceglilastradagiusta – ha sottolineato la dirigente scolastica Daniela De Simone dell’IC Largo San Pio V – rappresenta un esempio concreto di come la sinergia interistituzionale costituisca un valore aggiunto prezioso per la formazione dei ragazzi e delle ragazze: la condivisione di competenze e risorse consente infatti di offrire ai nostri studenti e alle nostre studentesse un percorso educativo sul tema delle dipendenze volto a favorire la presa di coscienza, con l’obiettivo comune di fornire loro gli strumenti necessari per confrontarsi ogni giorno con la realtà, compiendo scelte di benessere e agendo da cittadini consapevoli e responsabili.”

Dello stesso parere la Dirigente Scolastica dell’IC Neruda, Brunella Martini “è un’iniziativa di grande valore educativo e sociale, pensata per accompagnare i ragazzi e le ragazze della Scuola Secondaria di Primo Grado in un percorso di crescita consapevole, orientato alla costruzione di scelte responsabili e rispettose di sé e degli altri”. Così come quello della Dirigente Scolastica Stella Fiorillo IC Rosetta Rossi che ha parlato di una preziosa opportunità per toccare “temi cruciali come la prevenzione delle dipendenze, la gestione dello stress e dell’ansia, l’importanza delle relazioni positive e la consapevolezza dei rischi legati alla malamovida”.

Per la dirigente scolastica Alessia Cossu dell’Istituto Don R. Sardelli si tratta di una testimonianza di fiducia nel ruolo educativo “sono convinta che solo unendo le forze sia possibile promuovere nei giovani una cultura della consapevolezza, del benessere e della responsabilità e generare risultati concreti e duraturi”. I conduttori degli incontri saranno tutte figure professionali specialistiche che da anni si occupano di tale tematiche e che si avvicenderanno negli incontri. “La progressiva diminuzione della percezione del rischio, accentuata da uso di sostanze, insieme alla fragilità emotiva e sociale che stanno vivendo i nostri ragazzi – ha spiegato il Direttore Generale Giuseppe Quintavalle -, devono portare a un nuovo approccio, che sia precoce, condiviso e sostenuto da tutta la rete di supporto. Una risposta centrata sulla persona e fornita da personale formato. La nostra città ha circa 600 mila ragazzi sotto ai 25 anni, un terzo dei quali sono residenti della Asl Roma 1, proteggere loro vuol dire proteggere il nostro futuro”.

“La prevenzione è uno dei andati istituzionali dei servizi per le dipendenze. I programmi si basano sul modello dell’influenza sociale e sull’educazione normativa e mirano al potenziamento delle competenze personali e sociali (life skills) dei ragazzi”, ha detto Maria Grazia Giannantonio, dirigente dipendenze della Asl Roma 1. “Al di là di un approccio normativo o colpevolizzante – ha concluso la dottoressa Berivi -, è fondamentale aprire un dialogo diretto e sincero che permetta ai giovani di accedere a informazioni corrette e di conoscere modelli di scelta alternativi per affrontare le proprie difficoltà”.

Cuffaro vasa-vasa, vita spericolata tra politica e giustizia

AGI – Andarono a prenderlo dopo che aveva finito di pregare in una chiesa romana, in una fredda mattina di gennaio 2011: la sua mesta e rassegnata salita a bordo di un’auto, tra due carabinieri che lo portavano in carcere, sembrava l’epilogo della parabola politica e umana di Salvatore “TotòCuffaro, detto vasa-vasa per la sua mania di baciare chiunque gli capiti a tiro. Invece la conferma in Cassazione della condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra, di quella parabola era solo una tappa.

Anche quel giorno Cuffaro fu prelevato dagli uomini del Raggruppamento operativo speciale, gli stessi che oggi sono tornati a indagare sull’ex presidente della Regione siciliana, non più per fatti di mafia, ma per appalti truccati. Eletto nel 2001 per la prima volta governatore, venne confermato nel 2006, fino alle dimissioni del gennaio 2008, quando fu condannato in primo grado. Alla politica è tornato da anni, rivendicando sempre il diritto di farlo, influente alleato del governo di centrodestra e con una robusta delegazione di deputati all’Ars.

La pena scontata e il ritorno alla politica

Cuffaro ha scontato la sua pena, 5 anni e 10 mesi in carcere, perché sui sette che gli erano stati dati aveva ottenuto uno sconto legato alla condotta impeccabile in cella. Pur non ammettendo le proprie responsabilità e limitandosi a sostenere di avere voluto “aiutare un amico”, aveva incassato in silenzio la permanenza in prigione, scrivendo due libri per raccontare la propria esperienza.

Nuove indagini e il passato giudiziario

Ora il nome di Cuffaro, sempre chiacchierato dopo la sua riabilitazione giudiziaria e il suo rientro a pieno titolo nel suo vecchio amore, la Dc, torna a far discutere anche nelle aule di giustizia. Oltre vent’anni fa la storia cominciò con un avviso di garanzia emesso nel 2001 per l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa: interrogato dai pm coordinati dal procuratore aggiunto Guido Lo Forte, Cuffaro, presidente della Regione in carica, uscì dalle stanze della procura senza perdere la sua fiducia in se stesso.

I mantra e l’inchiesta sfilata

Il suo “ho risposto a tutte le domande” diventò un mantra, come se avesse messo ogni cosa a posto. Come una sorta di mantra divenne poi il suo “la mafia fa schifo“. Nel breve volgere di qualche mese, in effetti, le cose sembrarono andare a suo favore: un pm – Gaetano Paci, oggi procuratore a Reggio Emilia – si vide sfilare l’inchiesta dall’allora procuratore, Pietro Grasso, per dissidi sul tipo di reato da ipotizzare.

L’inchiesta aveva infatti virato dal concorso esterno al favoreggiamento aggravato, dal “contesto” al fatto specifico. E il fatto specifico condannò Cuffaro, contro ogni sua aspettativa. Si trattava infatti della rivelazione al boss Giuseppe Guttadauro, chirurgo e capomafia di Roccella, del fatto che in casa sua, in via De Cosmi, nel centro di Palermo, c’era una microspia. Informazione attinta da Cuffaro chissà dove (c’era una misteriosa “fonte romana” di cui non ha voluto mai parlare) e da lui riferita a Mimmo Miceli, assessore comunale nella giunta guidata da Diego Cammarata.

Di lì a poco Guttadauro (fratello del cognato di Matteo Messina Denaro) scoprì e distrusse la cimice che aveva captato tutti i suoi dialoghi compromettenti, diretti a riorganizzare la cosca dopo anni e anni trascorsi in carcere, anche nei rapporti con la politica (e da qui la presenza di Miceli nel suo salotto). La fuga di notizie vanificò l’indagine che era stata aperta e condotta dal Ros.

I coinvolgimenti nell’indagine

Nella vicenda specifica, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone con i pm Maurizio de Lucia (attuale capo della Dda palermitana), Michele Prestipino e Nino Di Matteo (anche lui poi lasciò per dissidi con gli altri colleghi), furono coinvolti pure due marescialli, Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro. Il primo, in forza al Ros, aveva materialmente messo la microspia; l’altro, finanziere in forza alla Dia, collaborava col pm Antonio Ingroia. Entrambi erano le talpe della Procura, dato il loro rapporto con il magnate della sanità privata, Michele Aiello, che era in rapporti con l’allora latitante Bernardo Provenzano. Tutti e tre furono condannati (Ciuro in un processo abbreviato) come Cuffaro e Miceli (giudicato a parte). Era coinvolto anche un altro carabiniere poi eletto deputato regionale dell’Udc, Antonio Borzacchelli, ma dopo anni e anni fu assolto, al termine di un processo in cui era unico imputato.

La condanna e le dimissioni

In primo grado Cuffaro fu condannato per favoreggiamento non aggravato, a 5 anni: disse che non si sarebbe dimesso, poiché aveva evitato l’accusa di mafia, e un vassoio di cannoli mandato da un amico del suo paese, Raffadali (Agrigento), per “festeggiare”, finito sulla sua scrivania dopo la sentenza del tribunale, provocò un’ondata di indignazione nazionale. Pochi giorni dopo (era l’aprile 2008) il governo Prodi si apprestava a defenestrarlo, quando lui stesso si dimise.

L’appello e la pena definitiva

Candidato ed eletto al Senato, subì l’appello della Procura e in appello l’aggravante scattò, cosa che portò ad aumentare la pena a sette anni. E mentre Cuffaro finiva in cella, con la decadenza dalla carica di parlamentare, la procura guidata da Francesco Messineo cercava di ri-contestargli il concorso esterno, col pm Di Matteo: i giudici dissero di no per il ne bis in idem. Sembrava finita così. Sembrava.

Chi era Anchara Prakash, il 31enne morto dopo essere precipitato per 10 metri in una cava nel Bresciano


Anchara Prakash è morto ieri mattina, lunedì 3 novembre, dopo essere precipitato per 10 metri in una cava a Nuvolento (Brescia). Il 31enne stava seguendo alcuni lavori quando, forse a causa del fango, è scivolato.
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Diciassettenne stuprata in casa al Celio, assolto Abdulrahman Taher A Jalgem


Assolto “per non aver commesso il fatto”. È la sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Roma nei confronti di Abdulrahman Taher A Jalgem, finito a processo per violenza sessuale nei confronti di una 17enne.
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In un garage di Striano si preparava ‘o pere e ‘o musso abusivamente e nella sporcizia


Il blitz della Guardia di Finanza e dei tecnici dell’ASL: il laboratorio di lavorazione era stato riprodotto abusivamente in un garage.
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Chiara Ferragni si presenta in tribunale a Milano per il caso pandoro: è accusata di truffa aggravata


Chiara Ferragni si è presentata oggi in Tribunale a Milano in occasione della seconda udienza pre-dibattimentale del procedimento che la vede imputata per truffa aggravata dopo i casi del Pandoro Pink Christmas Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Con lei anche l’ex braccio destro Fabio Maria Damato.
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Donna accoltellata a Milano, Lanni confessa

AGI – Vincenzo Lanni, il 59enne accusato del tentato omicidio di A.L.V., 43enne manager di Finlombarda, avrebbe spiegato di aver agito “forte risentimento nei confronti della comunità di recupero che lo scorso giovedì lo aveva allontanato per cattiva condotta” e l'”insofferenza per il licenziamento subito 10 anni prima da parte di un’azienda di programmazione informatica per cui lavorava”.

Nella notte è stato interrogato dal pm di turno Maria Cristina Ria e dai carabinieri. Agli inquirenti avrebbe detto di aver scelto solo il luogo dell’aggressione in quanto “simbolo del potere economico, ovvero accanto al palazzo dell’Unicredit” mentre di aver individuato la donna, che non conosceva, per “mera scelta casuale, volendo colpire, attraverso lei, il contesto nel quale si trovava“.

Il passato e il percorso di Lanni

Lanni, dopo aver espiato una condanna per duplice tentato omicidio commesso nel 2015, era libero e aveva intrapreso in una comunità terapeutica in provincia di Varese un percorso di reinserimento sociale.

Vincenzo Lanni confessa l’aggressione in piazza Gae Aulenti: “Luogo scelto perché simbolo del potere economico”


Vincenzo Lanni ha confessato di aver accoltellato Anna Laura Valsecchi in piazza Gae Aulenti a Milano la mattina del 3 novembre. Il 59enne ha spiegato di aver scelto il luogo perché “simbolo del potere economico”, ma il fatto che la 43enne lavorasse lì sarebbe “un fattore del tutto estemporaneo”.
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Nord Stream, Kuznietsov è in sciopero della fame

AGI – Serhii Kuznietsov, il 49enne ex capitano delle milizie ucraine accusato di essere uno dei coordinatori dell’esplosione ai gasdotti Nord Stream, avvenuta nel settembre 2022, e attualmente in carcere alla Dozza di Bologna, ha iniziato lo sciopero della fame. Lo comunica il suo avvocato, Nicola Canestrini, precisando che “dal 31 ottobre rifiuta il cibo per chiedere il rispetto dei propri diritti fondamentali, tra cui il diritto a un’alimentazione adeguata, a un ambiente salubre, a condizioni di detenzione dignitose e a pari trattamento con gli altri detenuti in materia di visite familiari e accesso alle informazioni”.

Kuznietsov – ricorda – è detenuto in un carcere di alta sicurezza italiano in attesa della decisione sul mandato d’arresto europeo emesso dalla Germania. Il 49enne è stato arrestato dai Carabinieri lo scorso 22 agosto, in una struttura ricettiva nel riminese e il 27 ottobre la Corte d’Appello di Bologna ha disposto per la seconda volta la sua consegna alla Germania.

Il ricorso in Cassazione e la dieta negata

Canestrini ha già annunciato un nuovo ricorso in Cassazione, contro la pronuncia della Corte d’appello. La decisione di avviare lo sciopero della fame, spiega il legale, si deve, in particolare, al fatto che “dal giorno dell’arresto” a Kuznietsov “non è mai stata garantita una dieta compatibile con le sue condizioni di salute, con conseguente peggioramento fisico“.

Appello urgente per i diritti dei detenuti

Canestrini annuncia di “aver chiesto un intervento urgente della direzione del carcere e del ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per garantire condizioni conformi ai principi costituzionali e internazionali“. “Lo sciopero della fame di un detenuto – sottolinea il legale – è un segnale preoccupante non solo per il singolo. Nessuno dovrebbe essere costretto a gesti estremi per vedere riconosciuti diritti elementari“.

Appalti sanità, la procura di Palermo chiede i domiciliari per Cuffaro e altre 17 persone

AGI – La procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari per 18 persone – tra cui l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro, leader della Dc, e il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano e il deputato regionale all’Ars Carmelo Pace – accusate a vario titolo di associazione a delinquereturbativa d’asta e corruzione.

Carabinieri del Ros – si legge in una nota diramata dal capo della Procura della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia – hanno notificato a tutti l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo.

Solo dopo l’interrogatorio il gip deciderà se accogliere o meno la richiesta di domiciliari avanzata per Cuffaro e per gli altri e se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per Romano

La procura di Palermo ha fatto sapere di aver disposto le perquisizioni del Ros dei carabinieri “al fine di evitare la dispersione delle prove a seguito della discovery delle indagini imposta dalla notifica dell’invito a rendere interrogatorio preventivo a seguito della richiesta di applicazione di misura cautelare” avanzata nei confronti di Antonio Abbonato, 53 anni, Ferdinando Aiello, 53 anni, Paolo Bordonaro, di Canicattini Bagni, 59 anni, Alessandro Maria Caltagirone, 54 anni, Roberto Colletti, di Siculiana, 66 anni, Salvatore Cuffaro, di Raffadali, 67 anni, Maroco Damone, 51 anni, Giuseppa Di Mauro, di Lentini, 60 anni, Vito Fazzino, di Siracusa, 43 anni, Antonio Iacono, 66 anni, Mauro Marchese, di Napoli, 65 anni, Sergio Mazzola, di Belmonte Mezzagno, 61 anni, Carmelo Pace, di Ribera, 54 anni, Vito Raso, 62 anni, Francesco Saverio Romano, 61 anni, Paolo Emilio Russo, di Catania, 62 anni, Giovanni Giuseppe Tomasino, 54 anni, Alessandro Vetro, di Agrigento, 45 anni. Tra questi spiccano i nomi di Roberto Colletti, ex manager di aziende sanitarie pubbliche siciliane e Vito Raso, storico segretario di Salvatore Cuffaro. 

La procura ha specificato che per “Romano sussistono le garanzie di cui all’art. 68 della Costituzione”, in quanto parlamentare.

Romano, “sono tranquillo e a disposizione”

“Apprendo dalla stampa di una richiesta della procura di Palermo che mi riguarderebbe: non ne so nulla e non ho ricevuto alcuna comunicazione”, afferma il coordinatore politico di Noi Moderati, Saverio Romano.
“In ogni caso – riprende – sono assolutamente tranquillo e a disposizione, pronto a chiarire eventuali dubbi dei magistrati, dei quali ho la massima stima e considerazione”. 

“Mi sono recato alla caserma dei carabinieri a Palermo per chiedere gli atti – spiega ancora Romano -. Sono lontano da queste pratiche. Chiarirò alla magistratura e al gip, ma anche quando diranno che io non c’entro e avrò dimostrato la mia totale estraneità rispetto a una vicenda di cui non so niente, il danno sarà già fatto“. 

Romano sarà sentito dal giudice il 14 novembre, alle 9.30. Lo rivela lo stesso politico spiegando che gli viene contestato di “avere accettato una promessa di assunzioni, contratti, subappalti e altri vantaggi patrimoniali da un’azienda che avrebbe dovuto aggiudicarsi una gara all’Asp di Siracusa”. Il parlamentare afferma di avere “preso sommarie informazioni e che questa gara, aggiudicata a questa azienda, è sub judice in forza di un giudizio recente del Tar per un contenzioso tra chi stava facendo quel lavoro e chi dovrebbe subentrare: per cui l’Asp non ha assegnato alcuna gara, sebbene si sostenga che l’azienda avrebbe elargito queste promesse anche in mio favore. Assicuro tutti che in questa vicenda non ho ricevuto alcuna promessa di assunzione, non ho mai chiesto nulla a nessuno e mai me ne sono occupato”.

Una “mezza paginetta” di contestazioni “per la quale si chiedono gli arresti di un parlamentare sul quale non si troveranno mai carte o intercettazioni riferibili a richieste di condizionamento o alcunchè”. Insomma, “un processo mediatico – per Romano – su una bolla di sapone a cui risponderò anche mediaticamente. Viene messo alla gogna chi sta svolgendo una funzione nobile come quella del parlamentare e di dirigente di un partito importante della maggioranza, per una fuga di notizie su un fatto circoscrivibile e che poteva essere chiarito senza arrivare alla richiesta di arresto. Sono molto più che tranquillo. E’ una vicenda abnorme e surreale rispetto alla quale non mi sottraggo e risponderò colpo su colpo”.

Cuffaro, “non conosco nè le vicende nè le persone”

“Stamani mi hanno notificato un avviso di garanzia e hanno effettuato perquisizioni nella mia abitazione e in ufficio. Ho fornito ai carabinieri la massima collaborazione e sono sereno, rispetto ai fatti che mi sono stati contestati, per alcuni dei quali non conosco nè le vicende nè le persone”. Lo afferma l’ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro, segretario nazionale della Dc, in merito all’inchiesta per corruzione su presunti appalti pilotati. Il politico era stato condannato a 7 anni con verdetto divenuto definitivo nel 2011, per favoreggiamento alla mafia. Aveva lasciato il carcere nel 2015 dopo avere scontato 4 e 11 mesi grazie all’indulto di un anno e allo sconto per buona condotta. “Sono fiducioso nel lavoro degli organi inquirenti e pronto a chiarire la mia posizione”, aggiunge. 

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