Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Chiusa via Kerbaker al Vomero, donna ferita da calcinacci caduti da un palazzo

Cadono pezzi di cornicione in un palazzo all’incrocio tra via Kerbaker e via Scarlatti: ferita una donna.
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Aggredisce ebrei ortodossi alla Stazione Centrale di Milano: “Poteva causare danni più gravi, resti in carcere”

Per la giudice delle direttissime Sofia Fioretta, il 25enne arrestato ieri alla Stazione Centrale di Milano deve restare in carcere. Il giovane era stato bloccato dalla Polfer mentre aggrediva un gruppo di turisti americani ebrei ortodossi.
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Uomo muore in hotel a Ischia, indaga la Polizia

Un 50enne ucraino è morto in nell’hotel Del Postiglione di Ischia (Napoli); l’uomo avrebbe perso i sensi mentre parlava con un connazionale di una visita medica da fare.
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Salerno, 81enne si schianta e si ribalta con l’auto sulla strada provinciale a Campagna

Incidente sulla strada provinciale Galdo-Campagna, 81enne resta ferito. Sul posto ambulanza Vopi, vigili del fuoco e forze dell’ordine.
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Maxi-inchiesta sulla ‘Ndrangheta a Roma, chiesti 463 anni di carcere per 43 imputati
AGI – Il pubblico ministero della Direzione Nazionale Antimafia, Giovanni Musarò, applicato al processo ‘Propaggine’, insieme al pm di Roma, Stefano Luciani, ha chiesto condanne complessive per 463 anni di reclusione e 85 mila euro di multa nei confronti di 43 imputati. Il procedimento nasce dalla maxi-inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dalla Dia contro quella che viene considerata la prima ‘locale’ ufficiale di ‘ndrangheta nella Capitale.
Dettagli delle richieste di condanna
Nel dettaglio, la procura, nel processo con rito ordinario, ha chiesto 30 anni di carcere per il boss Vincenzo Alvaro, ritenuto una delle figure centrali del gruppo criminale. La stessa pena, 30 anni, è stata sollecitata anche per Marco Pomponio, mentre per Giuseppe Penna la richiesta è di 24 anni e 11 mesi.
Per Antonio Palamara i magistrati hanno chiesto una condanna a 21 anni e 9 mesi, mentre per Francesco Greco la pena sollecitata è di 19 anni e 5 mesi. Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione mafiosa alla cessione e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, passando per estorsione aggravata, detenzione illegale di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, truffa ai danni dello Stato aggravata dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta, oltre a riciclaggio, favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa.
In Appello, dove sono già state comminate alcune condanne a seguito del rito abbreviato scelto da diversi imputati, il boss Antonio Carzo è stato condannato a 18 anni di reclusione. Secondo l’impianto accusatorio della procura di Roma, Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo erano i vertici della ‘ndrina romana: nell’estate del 2015, Carzo avrebbe ricevuto dalla casa madre della ‘ndrangheta in Calabria l’autorizzazione a costituire una ‘locale’ nella Capitale, gestita insieme ad Alvaro. Un’intercettazione, ritenuta emblematica dagli inquirenti, li immortala mentre affermano: “Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto”.
Un negozio di alimenti abusivo, con merce tenuta tra sporcizia, pneumatici e olio motore

Un deposito di alimentari abusivo scoperto a Caserta, tenuti tra sporcizia e in pessime condizioni igienico-sanitarie. Tutto sequestrato dai carabinieri.
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Picchi confermata in Regione Lombardia nonostante sfiducia per post No-Vax, Majorino: “Fontana sotto ricatto di FdI”

Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha confermato il mandato a Federica Picchi (FdI) da sottosegretaria a Sport e Giovani nonostante il voto di sfiducia di una settimana fa. Per le opposizioni si tratterebbe di un fatto “antidemocratico” e “irrispettoso delle prerogative del Consiglio”.
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Fame di notizie: cos’è l’infobulimia entrata nella Treccani
AGI – Una fame inesauribile di informazioni che può creare confusione e frustrazione. L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha registrato tra i neologismi della lingua italiana infobulimia, definito come “la circolazione di una quantità sovrabbondante di informazioni che produce un sovraccarico cognitivo in chi le cerca e vi accede, con effetti di confusione e frustrazione” e ormai diffuso nell’uso comune.
Il termine, consultabile sul portale treccani.it, descrive un fenomeno sempre più rilevante nell’ecosistema comunicativo attuale, caratterizzato da flussi informativi continui e pervasivi che, anziché agevolare la comprensione, alimentano una fame inesauribile di informazioni che si traduce spesso in difficoltà di discernimento, disorientamento e sovraccarico mentale.
Infobulimia richiama l’espressione inglese information overload, coniata nel 1964 dal politologo Bertram Myron Gross per indicare “a situation in which you receive too much information at one time and cannot think about it in a clear way” (Cambridge English Dictionary online), e il corrispettivo italiano sovraccarico cognitivo.
Le attestazioni d’uso degli ultimi vent’anni mostrano l’applicazione del termine in diversi contesti: da quello legato alle psicopatologie associate alla dipendenza da connessione, dove viene impiegato per descrivere una ricerca compulsiva di informazioni; all’ambito mediatico, per indicare – come evidenziato da Leonardo Mala su Repubblica.it (3 aprile 2009) – “la massa di notizie che il sistema dei media ingerisce a ciclo continuo e che immediatamente rigetta senza elaborazione”. Più recentemente, il termine è usato anche in riferimento alle pratiche di ricerca online, che si traducono spesso “in un dispendio di tempo, energie e frustrazione”, come osservato da R. Guelfi e F. Saviano (goWare, 2024).
La registrazione di questo neologismo e il suo crescente utilizzo riflettono la necessità di selezionare, interpretare e valutare criticamente le informazioni in un contesto dominato dall’abbondanza e dall’immediatezza. Un’esigenza che papa Francesco aveva già richiamato a inizio anno, in occasione del Giubileo della Comunicazione, quando, con la premessa “volevo soltanto dire una parola” segnalava l’urgenza di contrastare la bulimia informativa attraverso essenzialità, credibilità e autenticità, principi che delineano la responsabilità di chi comunica.
Benno Neumair insegna scacchi in carcere. Una volta al mese incontra le zie
AGI – Benno Neumair, reo dell’omicidio dei genitori Laura Perselli e Peter Neumair la sera del 4 gennaio 2021 nel loro appartamento a Bolzano e successivamente di aver gettato i loro corpi del fiume Adige, ha iniziato il percorso di giustizia riparativa.
Benno, 34 anni, originario di Bolzano, è rinchiuso nel carcere di Montorio nei pressi di Verona essendo condannato all’ergastolo. Il 12 settembre del 2024 la Cassazione ha confermato la pena massima essendo stato Benno, al momento dell’omicidio di mamma e papà, nella sua piena capacità di intendere e volere.
La giustizia riparativa significa anche incontrare circa una volta al mese due sue zie, sorelle di uno dei genitori che si sono rese disponibili agli incontri. Inoltre, dopo un anno di isolamento in carcere, Benno ha ottenuto il permesso di insegnare il gioco degli scacchi ad altri detenuti. Per il momento tra Benno e la sorella, Made’ non ci sono contatti.
Chiuse le indagini sull’ex Ad di Cinecittà Maccanico
AGI – Il procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Cascini ha notificato a Nicola Maccanico, ex amministratore delegato di Cinecittà spa, e Claudio Ranocchi, all’epoca dei fatti dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili di Cinecittà spa, l’avviso di conclusione delle indagini. L’atto è, di norma, quello che anticipa la richiesta di processo da parte dei magistrati. L’accusa per entrambi, in concorso, è quella di false comunicazioni sociali. Le indagini del Nucleo di Polizia Valutaria della guardia di finanza del Comando Provinciale di Roma si sono sviluppate tra il 2022 e il 2023. A coordinare l’indagine, oltre al procuratore aggiunto Cascini, anche il pm Giorgio Orano.
Porta i figli in Russia e chiede 500mila euro al banchiere Riccardo Orcel per rivederli: condannata a 3 anni

Il Tribunale di Milano ha condannato a 3 anni di reclusione Elena Myandina per tentata estorsione e sottrazione e trattenimento di minori all’estero. Secondo l’accusa, nel 2023 avrebbe portato in Russia i figli che aveva avuto con il banchiere Riccardo Orcel e, insieme a un 51enne, gli avrebbe chiesto il pagamento di 500mila euro per rivederli.
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Lo Stato vaticano è nato a tavola
AGI – “In compagnia prese moglie un frate”, dice il proverbio. E nell’anno 728 a Sutri, nel Viterbese, con un banchetto organizzato dal papa in onore del re dei Longobardi la Chiesa ottenne un “regalo” addirittura memorabile: la nascita dello Stato pontificio.
La grande Storia era passata per il cibo. Il fatto cui si fa riferimento è noto agli storici come la Donazione di Sutri, la restituzione del castello nell’antico centro sulla via Cassia, a poco più di 50 chilometri da Roma, in favore del pontefice Gregorio II (o meglio dei santi Pietro e Paolo) da parte del “generoso” Liutprando, sovrano dei Longobardi i quali “per 140 giorni – come riporta il ‘Liber Pontificalis’, libro che raccoglie le biografie dei pontefici e considerato dagli accademici fonte ‘semiufficiale’ – ne furono i padroni”.
Finalmente la capitale universale del cattolicesimo poteva (metaforicamente) sventolare la sua bandiera in cima al Cupolone di San Pietro e mostrare di possedere un’entità politica e non solo dogmatica. Inoltre, sembra che questa volta sia stato addirittura possibile “fotocopiare” il menù che fu offerto dal santo padre al monarca. Piatto principale il pesce “sacro”, e non a caso. Infatti, l’accordo tra i due potenti fu “mandato giù” attraverso un “convivium” in cui ogni pasto aveva un suo preciso significato.
A spiegarlo è la professoressa Francesca Pandimiglio, docente di Storia dell’arte nella Scuola secondaria di secondo grado e dottoranda di ricerca all’Università della Tuscia, concentrando i suoi studi nell’arco di tempo che va dall’archeologia cristiana ai popoli barbarici.
“Atti ufficiali su come venivano fatte le imbanditure dei pranzi e delle cene tra i Longobardi – puntualizza la prof – ovviamente non esistono. Però ci sono elementi riguardanti i prodotti e le ricette: le fonti sono le cronache e le citazioni di Paolo Diacono”.
Paolo – nato in una famiglia aristocratica di Cividale del Friuli e (dice la tradizione) morto monaco benedettino a Montecassino, nel Frusinate (720 circa-799) – ha dedicato buona parte della sua vita a scrivere la biografia dei barbari d’oltralpe, prima federati dei Romani e poi, con lo sgretolarsi dell’impero, con re Alboino arrivati attraverso il Friuli e dilagati da Nord a Sud dell’Italia regnando per oltre duecento anni, dal 568 al 774. In pratica, Diacono – come scrive nel suo libro “Voci dai secoli bui” lo storico Stefano Gasparri – è stato “autore di una delle cronache più famose dell’intero medioevo europeo, la ‘Storia dei Longobardi’”.
È basandosi su questi documenti che la docente ha riproposto il menù di quel celebre giorno. La lista è stata pubblicata per la prima volta tre anni fa sulle pagine del settimanale della Tuscia “La Loggetta”. E da allora la ricercatrice ne parla alle giornate organizzate dal Gruppo archeologico “Noukria”, antico nome del comune di Nocera umbra che ospita gli incontri e dove nell’estate del 2022, al primo convegno europeo su “I cibi dei Longobardi”, una sezione è stata dedicata proprio al “Convivium con re Liutprando e papa Gregorio II in occasione della redazione e consegna della Donazione di Sutri”, (ri)servendo perfino la carrellata di piatti ai partecipanti.
“Il re Liutprando si definiva ‘catholicus’, in quanto istituito come sovrano per volere divino – scrive Pandimiglio – e questo fa supporre che a tavola ambedue (papa e re, ndr) prediligessero degustare prevalentemente il pesce, decisamente più salutare, raffinato e considerato sacro rispetto alla carne”.
Quindi l’esperta ipotizza tre carte di pietanze per il ‘convivium’ di Sutri. “Una prima lista di imbandigione – continua la prof – è con una vivanda tipica, la ‘puls’, ovvero polenta di farro e miglio, ma anche di ‘roveja’, legume simile al pisello tipico della vallata di Civita di Bagnoregio e di Cascia, in Umbria; oppure – prosegue – di farina di castagne prevalentemente dei boschi della zona, nei pressi di Sutri e dei Cimini, condita con lardo e tartufo e accompagnata da una zuppetta di erbe di campo o dalla vellutata di ortica e guanciale detto ancora oggi ‘del Duca’”.
Poi segue la seconda lista, con “cinghiale alla melangola, o arancio amaro” – suggerisce la ricercatrice – che poteva essere accompagnato da altra cacciagione, come il fagiano alla mostarda, oppure il coniglio farcito, detto alla longobarda, con ripieno di carne tritata, uova, pinoli, formaggio morbido e mele. I Longobardi – aggiunge Pandimiglio – gustavano anche il pesce di fiume e di lago condito con l’ossimello, una salsa liquida ottenuta mescolando due parti di miele e una di aceto. Il pesce che maggiormente veniva degustato era il merluzzo e le aringhe, oltre a un’ampia varietà di pesci d’acqua dolce e salata”.
Dunque i dolci, per esempio il “nucato”: “Un vino speziato e aromatico – spiega la prof – utilizzato fino al XVII secolo”. E infine la colomba: “La storia – racconta Pandimiglio – narra di una fanciulla prigioniera la quale, per suscitare la clemenza di re Alboino preparò e donò un dolce a forma di colomba. La pietanza risultò essere davvero eccezionale, tanto che il re graziò la giovane e la lasciò libera”.
L’ultimo incontro che si è svolto a Nocera Umbra ha riguardato l’artigianato orafo dei Longobardi, mentre i precedenti, rispettivamente, hanno trattato i tessuti, i corredi e il cibo del popolo del Nord Europa. Il prossimo? “Non si sa – dice l’instancabile fondatore del Gruppo archeologico “Noukria”, Angelo Brancaleone, 70 anni, ex ispettore del lavoro appassionato di storia – forse sarà sulla superstizione longobarda”.
Cecchettin ascoltato alla Camera: “La giustizia arriva dopo, serve educare”
AGI – La giustizia “serve ma arriva sempre dopo”, è invece importante la prevenzione e quindi l’educazione, “educare al rispetto, all’empatia, alla comprensione reciproca, e questo può avvenire attraverso la famiglia e attraverso la scuola”. Lo ha detto Gino Cecchettin, padre di Giulia uccisa dall’ex fidanzato, intervenendo in audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
Oggi ricorre il secondo anniversario di quel femminicidio commesso da Filippo Turetta, il quale è stato condannato all’ergastolo per il delitto aggravato dalla premeditazione e dal legame affettivo con la vittima e che nei giorni scorsi ha rinunciato a difendersi in appello. A seguire, la Procura generale presso la Corte di appello di Venezia ha deciso di rinunciare a sua volta alla impugnazione contro la condanna all’ergastolo, cosa che aveva invece inizialmente annunciato per vedere riconosciute le ulteriori aggravanti della crudeltà e dello stalking, e quindi tra tre giorni, con una udienza davanti alla Corte di assise d’appello nell’aula bunker di Mestre, le parti prenderanno atto e formalizzeranno la doppia rinuncia, il che significa che la condanna all’ergastolo per Turetta diventa subito definitiva senza passaggio in Cassazione.
amare non è possesso, la forza non è dominio
E oggi ricorre il primo anniversario della Fondazione che porta il nome di Giulia e il cui presidente è proprio Gino Cecchettin. In audizione, l’uomo ha sottolineato di essere “un padre che ha visto la propria vita cambiare per sempre, ma non potevo stare fermo. Eventi simili ti cambiano, non c’è futuro, ed ho scelto di reagire e dare un senso a quel dolore. La Fondazione non è per coltivare il dolore ma per cambiare le cose“. Ed ha aggiunto che la prevenzione e l’educazione devono far capire che “amare non è possesso, la forza non è dominio”.
La violenza di genere è un “fenomeno strutturato, non nasce all’improvviso, non è un raptus, cresce lentamente in una società che minimizza”. Per Gino Cecchettin “non possiamo delegare ai tribunali ciò che spetta alla famiglia, alla scuola, prima che diventi tragedia“. E “se una scuola tace, parlano i social, parlano i modelli tossici, è il silenzio degli adulti a parlare”. L’impegno della Fondazione nasce dal desiderio di evitare che altri genitori soffrano quello che soffro io. Vorrei non ci fossero più Fondazioni per Giulia e per tutte le Giulie che verranno. Vi chiedo – ha detto ai componenti della commissione parlamentare – di fare prevenzione“.
Cecchettin ha spiegato che la Fondazione conta un comitato scientifico, con il compito di “creare elementi valoriali che poi trasmettiamo ai giovani”; un comitato divulgativo, che serve appunto per andare sul territorio; un comitato assistenziale composto da psicologi che ascoltano donne vittime di violenza e ci sono anche figure maschili che vi si rivolgono. Inoltre, un comitato giuridico, con 4 avvocati impegnati nella tematica relativa alle leggi e quindi nel caso avanzare proposte, e un comitato giovanile, “con cui cerchiamo di portare i valori della formazione tra i giovani e quindi attraverso questi raccogliere più informazioni e definire meglio come operare per prevenire ed educare al rispetto”. Tanti i progetti messi in piedi dalla Fondazione, “sono una cinquantina”, e – ha concluso Gino Cecchettin – “il mio, il nostro desiderio è quello di guardare il futuro con occhi di speranza. Ascolto i giovani, auspico che facciano tante domande e noi tutti dovremmo ascoltarli di più”.
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Le 79 sostanze psicoattive usate per compiere violenza sessuale
Sono 79 le nuove sostanze psicoattive (NPS) circolanti in Italia che possono essere impiegate nei casi di violenza sessuale. A dare l’allarme è il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, che condivide regolarmente con i laboratori di analisi le nuove evidenze in campo tossicologico.
A dettare le linee guida sulle azioni da compiere per garantire il corretto svolgimento degli esami sulle vittime è il documento Procedure operative per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle matrici biologiche nei casi di vittime di violenza droga-correlata, pubblicato a settembre dal gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio). Queste sostanze – tra cui i sedativi e narcotici come il GBL e il GHB, ma anche oppiacei, stimolanti, cannabinoidi e allucinogeni – vengono spesso utilizzate per favorire le violenze. Oggi è possibile individuarle attraverso specifiche analisi di laboratorio. Se ne è parlato a Firenze, in occasione del 57° Congresso Nazionale della SIBioC.
Le NPS e l’aiuto alle vittime
“Le nuove sostanze psicoattive impiegate nelle violenze sessuali sono spesso le stesse che circolano per un utilizzo, per così dire, ricreativo – afferma Paolo Bucchioni del gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC – grazie alle nuove tecnologie, più sensibili rispetto al passato, possiamo individuare con certezza le molecole utilizzate, anche le più nuove, ed essere così d’aiuto alle vittime anche negli iter giudiziari.”
Il protocollo Codice Rosa e i prelievi
“La presa in carico avviene con l’arrivo della persona in pronto soccorso – prosegue – e l’avvio del protocollo Codice Rosa, dedicato alle vittime di violenza: i primi prelievi effettuati sono di sangue e urina, che danno esiti differenti basati sul momento di assunzione della sostanza: il sangue permette di individuare ciò che è stato assunto nelle poche ore precedenti e le urine consentono un’analisi un po’ più ampia nel tempo. È importante sensibilizzare la vittima, informandola che nei 30-45 giorni successivi all’episodio di violenza potrà effettuare un prelievo di matrice cheratinica (il capello) poiché tale matrice biologica può aiutare a individuare la presenza di una sostanza stupefacente o psicotropa anche a distanza di giorni. È fondamentale che la persona venga avvisata che non deve effettuare alcun trattamento cosmetico prima del prelievo del campione, in quanto potrebbe influire sull’esito. Queste analisi possono non solo permettere di individuare le sostanze in diversi momenti di assunzione, grazie alle differenti proprietà delle tre matrici, ma possono anche essere analizzate presso un altro laboratorio qualora la struttura che ha effettuato la raccolta dei campioni non sia dotata delle tecnologie necessarie.”
Accuratezza vs. Rapidità delle analisi
“Tale procedura – spiega ancora – è giustificata dal fatto che, in questo contesto, la priorità è garantire l’accuratezza e l’affidabilità del dato analitico, piuttosto che la rapidità dell’esito, come invece avviene nelle analisi effettuate a scopo clinico o in situazioni di emergenza diagnostica.”
La disomogeneità dei laboratori e le proposte
Non tutti i laboratori di tossicologia, infatti, sono in grado di svolgere queste indagini – per mancanza sia delle tecnologie necessarie che di expertise – e quelli presenti sono distribuiti sul territorio in modo disomogeneo: “Alcune regioni presentano diversi centri, altre non ne hanno nemmeno uno – continua Bucchioni – la loro presenza è invece essenziale per rendere il dato di laboratorio certo e sostenibile dal punto di vista medico-legale e per armonizzare le procedure da attuare in campo nazionale.
Di fronte a episodi di violenza fisica, è molto importante che l’intervento sanitario in emergenza tenga conto sia degli aspetti clinici che delle successive implicazioni medico-legali, e quindi è necessario che i campioni vengano raccolti e trattati con attenzione volta a evitare contaminazione e degradazione. Per rendere il sistema più sostenibile avremmo bisogno di almeno un centro per ogni regione, con le tecnologie più innovative e personale appositamente formato: è uno dei suggerimenti che abbiamo incluso nel documento recentemente pubblicato.”
Anziana travolta e uccisa da un’auto a Pordenone. Trascinata per 20 metri sull’asfalto
AGI – Una donna è stata investita e uccisa da un’auto, che l’ha trascinata per diversi metri sull’asfalto dopo l’impatto. È quanto accaduto a Pordenone dove – secondo quanto riportato dalla stampa locale – la vittima è stata travolta da un veicolo.
La donna sarebbe rimasta agganciata al veicolo e trascinata. Alla guida dell’auto un uomo di 32 anni. Il guidatore non si sarebbe accorto ne’ dell’impatto, ne’ di aver, agganciato la donna. La donna – si legge sempre sui media – è stata trasportata in ospedale dove e’ deceduta per i traumi riportati.