Archivi per la categoria ‘Cronaca’
La fama accorcia la vita dei cantanti
AGI – Cantanti celebri di Europa, Regno Unito e Nord America vivono in media quattro anni in meno rispetto ai colleghi non famosi, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health.
La ricerca, realizzata da un team internazionale guidato da Johanna Hepp, Christoph Heine, Melanie Schliebener e Michael Dufner dell’Università di Witten/Herdecke (Germania) e basata sull’analisi retrospettiva di 648 artisti, mostra che il rischio di morte aumenta del 33% dopo l’acquisizione della fama, suggerendo che il riconoscimento pubblico possa rappresentare un ulteriore fattore di vulnerabilità oltre ai rischi professionali noti nel settore musicale.
Dati e metodologia della ricerca
Il campione comprende 324 cantanti famosi selezionati dal database “Top 2000 Artists of All Time” e abbinati per anno di nascita, genere, nazionalità, etnia, genere musicale e ruolo sul palco con altri 324 artisti meno conosciuti. La maggioranza era composta da uomini (83,5 per cento), con un’età media di nascita nel 1949 e attività prevalente nei generi rock, R&B e pop. L’analisi indica che i cantanti famosi raggiungono in media i 75 anni, contro i 79 degli artisti non celebri. L’effetto non è stato influenzato dall’appartenenza a una band, che riduceva il rischio complessivo del 26 per cento ma non eliminava l’impatto della fama.
Quando emerge il rischio di mortalità
Secondo gli autori, il rischio emerge solo dopo il raggiungimento della notorietà e rimane significativo per tutto il periodo di celebrità, escludendo che il fenomeno dipenda da condizioni preesistenti o da una relazione inversa tra fama e mortalità. Gli studiosi paragonano l’aumento del rischio a quello associato al fumo occasionale (34 per cento) e ipotizzano che i fattori psicologici possano avere un ruolo rilevante.
Spiegazioni ipotizzate e limitazioni dello studio
Tra le possibili spiegazioni vengono citati esposizione prolungata allo stress, pressione delle performance, scrutinio pubblico e perdita di privacy, che potrebbero favorire comportamenti maladattivi o aggravare vulnerabilità già presenti. Gli autori precisano che si tratta di uno studio osservazionale e che non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto. Lo studio è inoltre limitato a cantanti occidentali attivi tra il 1950 e il 1990, quindi i risultati non possono essere estesi ad altre professioni o regioni. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che, nonostante la sicurezza economica spesso associata alla fama, l’effetto negativo sembra superare i potenziali benefici socioeconomici. Gli esperti suggeriscono anche che sarebbero necessari programmi di prevenzione e supporto psicologico dedicati agli artisti esposti alla pressione della celebrità.
Terremoto ai Campi Flegrei, scossa di magnitudo 2.2 alle 21.08 nel Golfo di Pozzuoli

Scossa di 2.2 di magnitudo alle 21.08 di questa sera, al largo del Golfo di Pozzuoli. “L’evento potrebbe essere stato accompagnato da un boato” spiega il Comune.
Continua a leggere
Maltempo, frana sulla strada per il Santuario di Montevergine in Irpinia

Una frana ha travolto due tornantie della strada che porta al Santuario di Montevergine: per raggiungerlo ora c’è solo la Funicolare.
Continua a leggere
Ore d’ansia per Pasquale Pezzella, 71 anni: è scomparso dal Pronto Soccorso del Cardarelli

L’uomo, 71 anni, è originario di Casandrino ma si trovava al Pronto Soccorso del Cardarelli di Napoli: è sparito dalle 10 circa di questa mattina.
Continua a leggere
Omicidio di Willy Monteiro, la Cassazione conferma l’ergastolo per Marco Bianchi
AGI – La Corte di Cassazione ha messo un punto fermo nel procedimento per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, confermando in via definitiva la condanna all’ergastolo per Marco Bianchi, ritenuto uno dei principali responsabili del pestaggio avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro (Roma), nel quale perse la vita il ventunenne di Paliano.
La Suprema Corte ha invece disposto un nuovo processo d’appello (il terzo) per il fratello, Gabriele Bianchi. I giudici della Quinta sezione penale hanno accolto il ricorso sulla parte relativa alle circostanze attenuanti generiche, già riconosciute nel secondo grado di giudizio, che si era concluso con una condanna a 28 anni di reclusione.
Il rinvio alla corte d’appello
Il procedimento torna quindi alla Corte d’Appello per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio. L’accoglimento del ricorso da parte dei giudici della Quinta sezione penale si concentra sulla necessità di rivalutare le attenuanti generiche, un aspetto cruciale che aveva influenzato la precedente condanna a 28 anni di reclusione per Gabriele Bianchi.
L’iter giudiziario e la responsabilità confermata
La decisione arriva dopo un lungo iter giudiziario che ha visto confermare, nelle varie fasi, la responsabilità dei fratelli Bianchi nel violento pestaggio che ha sconvolto la comunità di Colleferro e l’intero Paese. Questo verdetto definitivo per Marco Bianchi e la riapertura del processo per Gabriele segnano un momento fondamentale nella ricerca di giustizia per la vittima Willy Monteiro Duarte.
Aereo precipitato a Milano, la famiglia del magnate romeno alla guida del jet: “Colpa di un guasto”

Nell’incidente aereo del 3 ottobre 2021 a San Donato Milanese morirono anche il 36enne Filippo Nascimbene, la moglie coetanea Claire Alexandrescou e il loro bimbo di un anno.
Continua a leggere
Bruciato vivo dopo una lite a Cervinara, vicino di casa condannato a 16 anni

Evita l’ergastolo l’imputato per l’omicidio di Giuseppe Tirone, bruciato vivo a Cervinara nel 2023; Massimo Passariello condannato a 16 anni di reclusione.
Continua a leggere
A Napoli è vietato morire a Natale e Capodanno
AGI – Quando il parto casalingo era una pratica diffusa, altrettanto diffusa era l’abitudine, quando il lieto evento avveniva nell’ultimo scorcio dell’anno, di registrare il neonato all’anagrafe nei primi giorni dell’anno. E così i registri comunali un po’ datati contano una folla di nuovi cittadini ogni due gennaio. Poi con i parti sempre più assistiti anche questo piccolo escamotage per regalare un anno in più al nuovo nato è andato a finire. Toccherà rispolverarlo, almeno a Napoli ma non per i nati bensì per i morti. E non per strappare alla trista mietitrice l’illusione di un anno in più di vita, ma perché l’ufficio anagrafe a Natale e a Capodanno chiude. Solo che tenere un morto in casa, per quanto caro, diventa piuttosto complicato. Né si può pensare di scoraggiare amici e parenti invitandoli a resistere ancora, se il momento di andare è proprio arrivato.
Troppo facile ricorrere al black humor in casi come questi, ma di divertente c’è ben poco se la denuncia viene da chi è del ramo e si troverà a dover immaginare una soluzione per far fronte alla chiusura dell’ufficio di Stato Civile. “In attesa dell’ordinanza sui fuochi d’artificio, sappiamo già una cosa: a Napoli sicuramente è vietato morire a Natale e Capodanno“. Lo denuncia Gennaro Tammaro, inviando agli organi d’informazione la nota protocollata con cui l’amministrazione partenopea informa che l’Ufficio di Stato Civile per le comunicazioni di decesso sarà chiuso il 25 dicembre 2025 e il 1 gennaio 2026. “Ancora una volta – spiega il noto impresario funebre – il Comune di Napoli agisce non tenendo conto del fatto che i decessi difficilmente si programmano. Del resto, lo sanno tutti che è preferibile non morire nei giorni rossi in calendario. A Natale e Capodanno è giusto stare tutti a casa… compresi i morti”.
Le conseguenze della chiusura dell’ufficio
Nella pratica, la scelta di chiudere l’Ufficio in questione si traduce nell’impossibilità di fare funerali nei tempi consueti se, ad esempio, il decesso dovesse registrarsi già nelle ultime ore del 23 e del 30 dicembre, stante la necessaria attesa delle 16 ore per poterlo poi dichiarare (atto necessario per poter poi proseguire con il rito funebre e con la tumulazione, l’inumazione o la cremazione). “Sono anni che denunciamo a fasi alterne tale situazione”, ribadisce amaramente Tammaro. “L’amministrazione cittadina continua a credere, non sappiamo per quale logica, di poter gestire l’ufficio decessi come un qualsiasi sportello volto a ricevere documenti. Non è così, e il fatto che il Comune ci provi lo stesso ad ogni occasione diventa lesivo della dignità delle famiglie, già esposte a incredibile sofferenza, che in momenti così dolorosi devono affrontare anche una burocrazia a dir poco squinternata”.
Appello per soluzioni digitali
“Ci rivolgiamo direttamente ai dirigenti e alle istituzioni, sperando non siano troppo presi dalla politica regionale: esistono strumenti digitali e organizzazioni del lavoro smart che permetterebbero di superare l’impasse della consegna fisica. C’è bisogno solo della volontà di voler cambiare le cose, che purtroppo ancora una volta non vediamo”, conclude Tammaro.
I rapitori del 15enne scrivono su WhatsApp: “Se chiami la polizia non vedi più tuo figlio”

Giuseppe Maddaluno era stato contattato su Whatsapp dai rapitori del figlio 15enne; nelle chat uno dei criminali reitera richieste e minacce: un milione e mezzo di euro se vuole che il figlio venga rilasciato.
Continua a leggere
Diciannovenne accoltellato al Colosseo da pusher minorenne, si è rifiutato di comprare la droga

Accoltellamento vicino al Colosseo, dove un pusher minorenne ha ferito un 19enne che si è rifiutato di comprare la droga. Arrestato per tentato omicidio.
Continua a leggere
Cede la pavimentazione, chiusa via Cifariello al Vomero: polizia e pompieri sul posto

Chiusa al traffico veicolare via Filippo Cifariello al Vomero: in mattinata, il cedimento della pavimentazione stradale. Sul posto la Polizia Locale di Napoli.
Continua a leggere
Pasolini, una nuova istanza per riaprire le indagini sull’omicidio
AGI – La procura di Roma torni a indagare sulla morte di Pier Paolo Pasolini, assassinato all’età di 53 anni all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975, delitto per il quale fu definitivamente condannato l’allora 17enne Giuseppe Pelosi.
Nella conferenza stampa tenutasi mercoledì 26 novembre presso il Sindacato di Stampa Romana in merito allo spettacolo “Pasolini un caso mai chiuso”, promosso da Cittadinanzattiva Lazio APS con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, l’avvocato Stefano Maccioni ha annunciato di aver depositato, in nome e per conto dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio (rappresentato dal presidente Guido D’Ubaldo), del regista David Grieco e di Giovanni Giovannetti, scrittore ed editore, una nuova istanza per la riapertura delle indagini.
I nuovi elementi che spingono alla riapertura del caso
L’iniziativa del legale trae spunto da nuovi elementi ricavabili anche dalla visione delle immagini fornite dalla RAI del telegiornale dell’epoca, ma soprattutto dall’elaborazione dei dati finora raccolti “che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono a un’unica conclusione: Pelosi non era con certezza da solo la sera dell’omicidio. Quindi è fondamentale accertare chi fosse con lui, perché venne attribuita esclusivamente a lui la responsabilità dell’omicidio e quale sia stato il movente“.
L’appello alla magistratura e al parlamento
“Al fine di sollecitare finalmente una nuova riapertura delle indagini e/o l’istituzione di una Commissione parlamentare di Inchiesta – ha spiegato Maccioni – ho pensato addirittura di ricorrere anche al teatro. Un ringraziamento particolare va all’Ordine dei Giornalisti del Lazio che ha deciso di combattere questa battaglia per la verità per un collega barbaramente ucciso e a tutti quelli che mi stanno sostenendo. Lo spettatore potrà autonomamente valutare gli angoli oscuri, mai investigati, del caso anche attraverso la visione di documenti e filmati inediti. Mi auguro che finalmente Magistratura e Parlamento vogliano attivarsi per far piena luce su quanto accaduto la notte tra il primo e 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia”, ha dichiarato il legale, che da oltre 17 anni si batte perché si possa arrivare alla verità su questo omicidio.
La storia delle precedenti istanze e i nuovi indizi
Nel 2009 l’avvocato presentò insieme alla criminologa Simona Ruffini la prima istanza di riapertura delle indagini che venne accolta nel 2010 dopo le dichiarazioni rese dal senatore Marcello Dell’Utri in merito al presunto ritrovamento dell’appunto 21 di Petrolio.
A seguito di quelle indagini si è pervenuti alla scoperta e individuazione di ben tre DNA presenti sui reperti custoditi presso il museo criminologico di Roma. Nonostante questo, tuttavia, il procedimento veniva archiviato nel maggio del 2015. La battaglia dell’avvocato Maccioni non si è tuttavia fermata. Nel 2016 e nel 2023 ha infatti proposto altre istanze di riapertura delle indagini sempre respinte dalla Procura della Repubblica di Roma. La seconda si basava sulle dichiarazioni rese dall’ex boss della Banda della Magliana Maurizio Abbatino in relazione al furto delle “pizze” dell’ultimo film al quale stava lavorando Pasolini, ovvero Salò o le 120 giornate di Sodoma, rubate nell’agosto del 1975 dagli stabilimenti della Technicolor sulla via Tiburtina. Durante la conferenza stampa è stato anche proiettato un video messaggio di Dacia Maraini, fermamente convinta anche lei della necessità di riaprire le indagini e di istituire una Commissione di inchiesta.
Lo spettacolo “Pasolini un caso mai chiuso”
Lo spettacolo è liberamente tratto dal libro “Pasolini un caso mai chiuso” dell’avvocato Stefano Maccioni ed è interpretato dallo stesso autore, da Irma Ciaramella e Tonino Tosto. Diretto da Enzo De Camillis. Il regista Enzo De Camillis ha evidenziato come la rappresentazione, un reading interpretativo, si compone di momenti teatrali e audiovisivi dedicati alla vicenda giudiziaria dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, nonché con precisi riferimenti all’opera e all’impegno civile dell’Artista.
“L’evento si inserisce anche nel percorso avviato da Cittadinanzattiva sul tema della legalità, in particolare sull’importanza della cultura, dell’arte e del teatro come strumenti per arrivare alla Giustizia. L’impegno per la legalità passa anche mediante il confronto trasparente e consapevole con la propria storia e l’esigenza di fare finalmente chiarezza sulla vicenda della morte di Pier Paolo Pasolini”, ha dichiarato Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio, che ha promosso lo spettacolo. Lo stesso ha ricordato anche che la Presidenza della Repubblica ha chiamato la sede dell’associazione per augurare una buona riuscita dell’iniziativa. Tonino Tosto, attore, ha evidenziato come l’obiettivo principale dello spettacolo sia quello di far riaprire il caso perché è necessario conoscere la storia del nostro Paese. Irma Ciaramella, attrice, ha sottolineato come la rappresentazione non passi attraverso una spettacolarizzazione dei fatti ma incarni la volontà di far conoscere gli avvenimenti soprattutto in favore delle giovani generazioni, alle quali principalmente è rivolto. Lo spettacolo si terrà al Teatro Brancaccio di Roma il primo dicembre.
Due cuori e una coperta bastano per sancire una “convivenza giuridica” tra senzatetto
AGI – Anche tra due senzatetto, che condividono semplicemente una coperta sotto la quale dormire, può esserci una convivenza in termini giuridici. Lo stabilisce la vicenda processuale, conclusa oggi con un patteggiamento, di due clochard che hanno condiviso per due anni una coperta nel parco di Largo Marinai d’Italia a Milano.
L’aspetto interessante è che E.A. ha concordato davanti alla prima sezione della Corte d’appello la pena di tre anni e sei mesi in continuazione con una precedente condanna nel processo in cui era accusato, si legge nel capo d’imputazione, di maltrattamenti in famiglia ai danni di A.B. “alla quale era legato da un’intima amicizia e con la quale condivideva una tenda procurandole penose condizioni di vita attraverso reiterate violenze fisiche e psicologiche, pressoché quotidiane, costringendola a vivere in un clima costante di ansia e timore per la propria incolumità a tal punto da ritenere che, se lo avesse denunciato, sarebbe stata uccisa”. In aula c’è stata battaglia tra parte civile e difesa sul tema se potesse essere definita in termini giuridici una “convivenza” la relazione tra l’uomo e la donna transessuale.
La tesi della difesa: convivenza non è coabitazione
L’avvocata Maria Laura Ghitti, legale di E.A., aveva scritto nella memoria in vista dell’appello, letta dall’AGI, che “la convivenza non può essere confusa con la coabitazione o, come afferma il giudice, con la spartizione della stessa coperta o degli stessi ‘spazi di riposo’, in quanto la maggior pena che il legislatore prevede nel delitto di maltrattamenti trova infatti la sua giustificazione non solo e non tanto nella mera condivisione di spazi abitativi bensì nella tensione psicologica patita dalla persona offesa in ragione della particolare relazione interpersonale che la lega al soggetto maltrattante”. Per la difesa, inoltre, il giudice Alberto Carboni non avrebbe tenuto conto che la stessa vittima dei maltrattamenti aveva negato di avere una relazione sentimentale con E.A e che i due non avevano un rapporto esclusivo.
La posizione della parte civile: familiarità del rapporto
Per Patrizio Nicolò, legale della persona transessuale, “il fatto che l’imputato avesse un ulteriore partner non esclude la familiarità del rapporto creato con la parte lesa: sono ben pregne le cronache di soggetti che hanno due vite, due mogli, due famiglie, senza che l’esistenza della prima escluda la seconda. L’imputato aveva creato due relazioni affettive e le portava avanti contemporaneamente, senza nulla togliere alle aspettative di vita comune ingenerate nella mente della persona offesa”.
La decisione della Corte: vincoli affettivi e assistenza
La sentenza ha stabilito che l’articolo del codice penale sui maltrattamenti in famiglia “è applicabile non solo ai nuclei familiari fondati sul matrimonio, ma a qualunque relazione sentimentale che, per la consuetudine dei rapporti creati, implichi l’insorgenza di vincoli affettivi e aspettative di assistenza assimilabili a quelli tipici della famiglia o della convivenza abituale”.
“Nel caso di specie, pur non risultando l’imputato e la parte offesa parte di uno stesso nucleo familiare, né residenti in una medesima abitazione, in quanto entrambi senza fissa dimora, non può dubitarsi dell’integrazione dell’elemento oggettivo del reato contestato. Invero, l’imputato condivideva con la parte offesa la stessa coperta nel parco e dormiva con lei da due anni. Ciò, a prescindere dal fatto che i due si considerassero fidanzati, implica la sussistenza di un rapporto affettivo stabile e radicato, tale da determinare una reciproca aspettativa di mutua solidarietà e di affetto. Le condotte descritte dalla parte offesa in quanto inscritte nell’alveo di un rapporto affettivo rilevante, che si estrinseca nella condivisione degli spazi di vita e di riposo nel parco Formentano, integrano pertanto il reato”. Tra la sentenza di primo grado e l’appello, E.A., dopo un periodo trascorso a San Vittore, ha iniziato un percorso di recupero in una comunità.
Mezza tonnellata di carne conservata nei bagagliai di auto: maxi sequestro al Mercato Esquilino

Mezza tonnellata di carne chiusa in sacchi e nascosta nei bagagliai al Mercato Esquilino di Roma. È la scoperta fatta dagli agenti della polizia locale.
Continua a leggere
L’influencer Momoka Banana sugli abusi dell’ex: “Non potevo avere amici, mi chiamava muso giallo: credevo fosse colpa mia”

“Avevo paura che la mia vita non sarebbe mai cambiata. È stato difficile, lo è sempre e per tutte, ma alla fine sono riuscita a chiudere una relazione che mi stava annientando”: il racconto di Momoka Banana a Fanpage.it.
Continua a leggere