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Una Ferrari al testimone, sacchi pieni di soldi agli sposi: così fu il matrimonio Mazzarella-Giuliano

Uno degli indagati nell’inchiesta sui Licciardi, intercettato, ricorda il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella, che sancì anche l’alleanza tra i due clan.
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Una donna picchiata a morte in casa nell’Anconetano. Continuano le ricerche del marito
AGI – Si chiama Sadjide Muslija la 50enne macedone trovata morta nella sua casa in Via Garibaldi a Pianello Vallesina, frazione di Monte Roberto, in provincia di Ancona. Questa mattina, a dare l’allarme, è stato il datore di lavoro della donna, allarmato perché non si era presentato al lavoro.
I carabinieri, allertati dalla datrice di lavoro e da una collega della donna, preoccupato perché non l’aveva vista arrivare in azienda, intorno alle 13 l’hanno trovata senza vita nella camera da letto, con il volto sfigurato e la testa fracassata da violente percosse. Nell’abitazione, i militari hanno rinvenuto la donna esanime, riversa sul letto con segni di violente percosse. Nessun segno di forzatura della porta d’ingresso dell’abitazione, anzi la chiave era inserita nella serratura. Da quanto si è appreso, sarebbe morta nella notte.
Il marito, principale sospettato
I carabinieri cercano il marito, Nazif Muslija, 50 anni: è sospettato di aver aggredito e ucciso la moglie, dalla quale si era separato e con la quale era tornato a convivere da pochi mesi.
L’uomo aveva già tentato di ammazzarla: il 12 aprile scorso, preso dalla gelosia, l’aveva inseguita per casa armato di un’ascia, con la quale distrusse la porta della camera da letto; lei riuscì a scampare all’aggressione rifugiandosi dai vicini. Il marito si precipitò subito dopo in un’abitazione, pensando che lì abitasse il presunto amante, sfondò la porta di casa ma non trovò nessuno.
La foto dell’uomo è stata diffusa ieri sera anche dalla trasmissione ‘Chi l’ha visto’ su Rai3. Si cercano elementi utili alle indagini per ricostruire quanto è successo nella camera da letto, dove i carabinieri hanno trovato la donna senza vita e con il volto devastato dalle percosse. Le indagini sono coordinate dal pm Rosario Lionello, che presumibilmente oggi fisserà la data dell’autopsia: dovrà stabilire quando è stata uccisa Sadjide e con cosa sia stata colpita con tanta violenza soprattutto al capo.
Mandato di ricerca internazionale
La procura di Ancona ha disposto un fermo e un mandato di ricerca internazionale nei confronti di Nazif Muslija. L’uomo è irreperibile e, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato visto lasciare la casa di via Garibaldi, a bordo di una Smart e potrebbe aver lasciato l’Italia.
Durante tutta la mattina è andato avanti il lavoro della scientifica dei carabinieri all’interno dell’abitazione dove si è consumato il delitto, alla ricerca di elementi utili a ricostruire quanto è successo nella camera da letto dove è stata rivenuto il corpo esanime della donna, con il volto massacrato dai colpi violentissimi del suo assassino.
Arresto, processo e il perdono della moglie
Fu arrestato per maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di armi, finì prima ai domiciliari con il braccialetto elettronico e poi in carcere, per un’ordinanza del gip di Ancona. Al processo patteggiò la pena a un anno e 10 mesi, condizionata alla partecipazione a un corso di recupero per uomini violenti, ottenne il perdono della moglie, che ritirò anche la causa di separazione e i due tornarono a convivere, nonostante due anni di violenze fisiche e controlli ossessivi raccontate dalla vittima.
Nazif Muslija è ricercato
Nazif Muslija è il principale sospettato dell’omicidio della moglie: non si è presentato nella ditta dove lavora da operaio, ha il cellulare spento ed è ricercato anche fuori dalle Marche.
Il Sindaco di Monte Roberto sui social, tragedia che lascia senza fiato
“La nostra comunità è stata colpita da una tragedia che ci lascia senza fiato e senza parole. La morte di Sadjide Muslija, avvenuta nella sua abitazione a Pianello Vallesina, è un dolore che attraversa le nostre case, le nostre strade, le nostre coscienze. Come Sindaco di Monte Roberto, sento il dovere – ma soprattutto il bisogno umano – di esprimere il mio più profondo cordoglio a nome dell’intera cittadinanza. Oggi non abbiamo perso soltanto una nostra concittadina: abbiamo perso una donna, una madre, una persona che aveva diritto alla serenità, al rispetto, alla vita. Il pensiero va ai suoi familiari, travolti da un lutto crudele. A loro rivolgo, con il cuore, le mie più sincere e affettuose condoglianze. Possa la vicinanza della comunità offrire conforto in questo abisso di dolore. Come Amministrazione comunale, siamo sconvolti e profondamente turbati da quanto accaduto. La violenza che ha spezzato la vita di Sadjide Muslija è una ferita che colpisce tutti noi. Una ferita che ci chiama alla responsabilità, all’impegno, al rifiuto assoluto di ogni forma di violenza, soprattutto quella che nasce dentro le mura di casa, là dove ogni donna dovrebbe sentirsi al sicuro”. Lo scrive il sindaco di Monte Roberto, Lorenzo Focante, tramite i social del comune.
“Monte Roberto piange. Piange per una vita spezzata, per un vuoto che nulla potrà colmare. Ma piange anche con dignità e con unità, perché nessuno deve affrontare un dolore così grande da solo. Che la memoria di questa donna possa restare viva e che il nostro impegno possa contribuire a far sì che simili drammi non si ripetano”.
A meno di 18 anni mette a segno una truffa da 15 mila euro
AGI – Non somiglia di certo al Leonardo Di Caprio di “Prova a prendermi”, ma le premesse per seguire le orme di un giovane Frank Abagnale ci sarebbero. Del resto una truffa da 15 mila euro prima di festeggiare i 18 anni, non è cosa da poco.
Lo hanno trovato gli agenti della Polizia ferroviaria di Firenze. Aveva una busta pesante tra le mani e si aggirava nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. Quando ha visto gli agenti che stavano per avvicinarsi ha cercato maldestramente di nascondere tra le gambe la busta. Gli agenti si sono avvicinati chiedendogli se avesse bisogno di qualcosa ma il malloppo era troppo pesante per non essere notato con sospetto dai poliziotti.
La scoperta della truffa
Il ragazzino ha provato a spiegare che doveva partire subito per Napoli, ma quell’atteggiamento un po’ goffo, un po’ strano ha spinto gli agenti a voler andare a fondo. Hanno chiesto al ragazzo di mostrare il contenuto della busta ed è saltato fuori il tesoretto nascosto in un giubbotto. Anelli, bracciali e collane erano riposti anche in contenitori con tanto di indicazioni di una gioielleria. E partendo proprio da quell’indicazione gli agenti hanno rintracciato le vittime di una truffa.
La storia è stata poi ricostruita e vede coinvolta una coppia di cinquantenni, raggiunti da più telefonate da un uomo che si spacciava per ufficiale delle forze dell’ordine. Nelle conversazioni, l’ufficiale ha raccontato ai coniugi che la targa dell’auto intestata al marito era stata clonata e utilizzata per consumare una rapina. L’ufficiale ha invitato l’uomo a recarsi urgentemente in un ufficio non proprio vicino per la denuncia e gli accertamenti investigativi.
Il lieto fine
Un pretesto perfetto per far allontanare il marito e telefonare ancora per convincere la moglie a raccogliere quanto di prezioso avesse in casa e a stilarne l’elenco per consegnare tutto a un delegato del tribunale che da lì a poco l’avrebbe raggiunta a casa, come è accaduto.
La storia ha però un lieto fine: la donna ha riconosciuto i suoi gioielli in quelli recuperati dalla Polizia Ferroviaria di Firenze.
Sinagoga vandalizzata, le attiviste del quartiere: “Condanniamo il gesto, ma respingiamo colpevolizzazione mediatica”

Le attiviste dell’Assemblea autonoma di Monteverde condannano il vandalismo alla targa dedicata a un bambino e precisano di non aver avuto alcun coinvolgimento, respingendo i collegamenti tra il corteo per la Palestina e gli episodi.
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Convince la compagna a raggiungerlo in Italia e la obbliga a prostituirsi: lei chiede aiuto con un messaggio e si salva

L’allarme è scattato da Londra, dove vive l’ex marito della donna. È stato a lui che ha scritto per chiedere aiuto. E l’uomo, Oltremanica, ha inviato una segnalazione alle forze dell’ordine italiane.
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Chiuse le indagini su Ramy, 4 carabinieri falsificarono il verbale
AGI – Quattro carabinieri “in concorso tra loro”, scrissero il verbale di arresto di Fares Bouzidi “attestando falsamente e omettendo i dati dei quali l’atto era destinato a provare la verità”. È quanto si legge nell’atto di chiusura delle indagini, visionato dall’AGI, per otto indagati nell’inchiesta sull’incidente in cui morì Ramy Elgaml, dopo un lungo inseguimento dei militari al motorino guidato da Bouzidi.
Tra le altre cose, vengono accusati di avere omesso di “menzionare l’urto dei veicoli coinvolti”, di indicare la presenza di un testimone oculare e di non avere dato atto della presenza di una dashcam sull’auto.
L’inchiesta unifica procedimenti e le accuse
L’atto firmato dai pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano definisce la riunione di procedimenti che prima erano separati, mettendo insieme il capitolo sull’incidente in cui morì Ramy e quello sul presunto depistaggio da parte dei carabinieri. Ad Antonio Lenoci, conducente della gazzella che inseguì lo scooter a bordo del quale viaggiava Ramy Elgaml, i pm di Milano contestano l’omicidio stradale e, novità, anche le lesioni ma viene pure riconosciuto che il fatto è stato commesso “con l’attenuante di non essere l’evento conseguenza esclusiva dell’azione del colpevole, avendo Fares Bouzidi contribuito alla causazione del sinistro con la propria condotta gravemente imprudente“.
Gli otto indagati
L’avviso di chiusura delle indagini riguarda Fares Bouzidi, Antonio Lenoci, Mario Di Micco, Luigi Paternuosto, Bruno Zanotto, Federico Botteghin, Ignazio Nicola Zuddas e Ilario Castello.
La condotta di Antonio Lenoci
Lenoci, secondo la ricostruzione della Procura. “teneva una distanza dal motoveicolo inseguito estremamente ridotta, quasi affiancandolo e, comunque, avvicinandosi allo stesso sino a 80 cm circa (distanza laterale), mentre procedeva a una velocità di 56,4 km/h (a fronte di una velocità della moto pari a circa 54,8 Km/h nel tratto finale) e, dunque, mantenendo una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni con il mezzo in fuga, considerate le condotte avventate del conducente del motociclo”.
Il depistaggio di Zanotto e Botteghin
Nell’atto di chiusura delle indagini sull’incidente in cui morì Ramy Elgaml il 24 novembre del 2024 a Milano, i pm scrivono che i carabinieri Bruno Zanotto e Federico Botteghin “immutavano artificiosamente il corpo del reato ovvero lo stato delle cose connesse al reato al fine di impedire, ostacolare e sviare l’indagine relativa al sinistro stradale“. Inoltre “costringevano” il testimone A.E. “a cancellare dal proprio telefono 9 file contenenti video registrati in orario compreso tra le 4 e 02 e le 4 e 06, appena effettuati, relativi alle diverse fasi dell’incidente stradale che si era verificato alle 4 e 03 nonché alle fasi immediatamente successive”.
Le minacce ai testimoni e l’occultamento di prove
Oltre ai due carabinieri che avrebbero fatto cancellare dei file sul telefono al testimone A.E., la Procura contesta ad altri due militari dell’Arma, Mario Di Micco e Luigi Paternuosto, di avere cercato di “sviare le indagini” sulla morte di Ramy Elgaml con “minacce” nei confronti del testimone Omar E. In particolare, si legge nell’atto di chiusura delle indagini, avrebbero proferito “frasi del tipo ‘cancella immediatamente il video…fammi vedere che lo hai cancellato…adesso sali in macchina perché ti prendi una denuncia ti carico in macchina e aspetti che finiamo…dammi il documento che adesso ti becchi una denuncia”. Inoltre, avrebbero costretto il testimone oculare, che poi venne intervistato dalle ‘Iene‘, a cancellare dal proprio telefono cellulare un file contenente un video, appena effettuato, ritraente il sinistro stradale“. Sempre secondo i pm, Paternuosto avrebbe poi cancellato la fotografia del documento d’identità sul suo cellulare del testimone “in modo da ostacolare le indagini, impedendo la tempestiva identificazione del principale testimone oculare presente ai fatti, cui si addiveniva soltanto diversi giorni dopo a seguito di una trasmissione televisiva”. Ai due viene contestata l’aggravante “del fatto commesso mediante distruzione in tutto o in parte di documenti da impiegare come elementi di prova o comunque utili alla scoperta del reato o al suo accertamento”.
La posizione di Fares Bouzidi
Nel nuovo avviso di chiusura delle indagini preliminari resta invariato il capo d’incolpazione per Fares Bouzidi, l’amico di Ramy Elgaml, accusato dalla procura di Milano del concorso con il carabiniere Antonio Lenoci nell’omicidio stradale del 19enne dopo aver violato tre articoli del codice della strada. Al 22enne, difeso dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, viene contestato di non essersi fermato all’alt dei carabinieri in via Rosales e di essere fuggito mantengono una guida pericolosa tale da costituire pericolo ed intralcio per la circolazione e la sicurezza stradale” con le aggravanti di aver circolato contromano e senza la patente di guida“.
Il commento di Matteo Salvini
“Carabinieri a processo per la morte di Ramy? Un’altra richiesta assurda e vergognosa. Onore all’arma e alle nostre forze dell’ordine! Riforma della Giustizia? Sì, grazie”. Così il segretario leghista Matteo Salvini sui social.
Il liceo più performante d’Italia è a Padova. Il migliore di Roma è il Visconti, a Milano il Berchet
AGI – A Roma, l'”Ennio Quirino Visconti” si conferma il miglior Liceo Classico della Capitale, replicando il primato dello scorso anno. A Milano, invece, il “Giovanni Berchet” supera il “Sacro Cuore” e conquista la vetta della classifica. Ma la scuola più performante in assoluto del nostro Paese si trova in Veneto, precisamente in provincia di Padova: è il liceo Giovanni Battista Ferrari di Este. A rivelarlo è la nuova edizione 2025 della piattaforma digitale gratuita Eduscopio.it della Fondazione Agnelli (www.eduscopio.it), che ogni anno rileva gli istituti – categorizzati tra licei, istituti tecnici e istituti professionali – che mettono nelle mani degli studenti i diplomi più “pesanti”, sia per chi punta alla laurea sia per chi guarda subito al lavoro.
Per farlo, come da tradizione, il team di esperti ha valutato gli istituti sulla base di due parametri principali: da un lato i risultati ottenuti dagli studenti, in particolare dei licei, nel primo anno di università; dall’altro il livello di inserimento lavorativo dei diplomati provenienti da scuole tecniche e professionali. E lo ha fatto analizzando i dati di 1.355.000 “maturati” italiani di 8.150 scuole in tre anni scolastici (a.s. 2019/20, 2020/21, 2021/22): fra questi, troviamo anche i primi 2.112 diplomati facenti parte della sperimentazione dei percorsi quadriennali avviata nell’anno scolastico 2018-19. A fare il punto della situazione è il portale Skuola.net, che ha elaborato una sintesi dei principali risultati dell’edizione 2025-26 dell’Osservatorio Eduscopio, partendo dalla Capitale e passando in rassegna, città per città e da Nord a Sud, le scuole superiori che rappresentano le migliori opzioni per ciascun indirizzo. Nel valutare gli istituti che preparano al percorso universitario, l’Osservatorio di Eduscopio non si limita ai soli licei, ma include anche gli Istituti Tecnici.
Roma e Milano: le migliori scuole superiori
Nel dettaglio, a Roma l'”Ennio Quirino Visconti” si conferma per il secondo anno consecutivo il miglior Liceo Classico della città, seguito a breve distanza dal “Terenzio Mamiani” e dal “Tasso“. Anche il “Righi” replica il primato dell’edizione 2024 tra i Licei Scientifici, mentre l’istituto paritario “San Giovanni Battista” compie un balzo in avanti, salendo dal quinto al secondo posto. A completare il podio degli scientifici è il “Giuseppe Peano“. A Milano il “Giovanni Berchet” balza in prima posizione, classificandosi come miglior Liceo Classico milanese. Alle sue spalle il Liceo Classico paritario “Sacro Cuore” – che perde il primato del 2024 – e il “Giosuè Carducci“. Per quanto riguarda invece i Licei Scientifici, la classifica si presenta simile a quella del 2024: le prime due posizioni sono occupate, rispettivamente, dall'”Alessandro Volta” e dal “Leonardo Da Vinci“.
Torino, Bologna e Napoli: le eccellenze locali
A Torino, il “Camillo Benso Di Cavour” scavalca il “Gioberti” – che scivola in seconda posizione – è per quest’anno il miglior Liceo Classico della città. Chiude il podio il “Vittorio Alfieri“. Il Liceo Scientifico “Edoardo Agnelli” è il primo classificato dell’edizione 2025, alle sue spalle ci sono l'”Altiero Spinelli” e il “Galileo Ferraris“. In quel di Bologna, la situazione è rimasta sostanzialmente simile alle rilevazioni del 2024. Anche quest’anno il “Luigi Galvani” e il “Marco Minghetti” sono i due migliori Licei Classici del territorio. Lo stesso accade nel settore “Scientifico”, dove il liceo “Niccolò Copernico” conferma la prima posizione, seguito dal “Luigi Galvani” e dall'”Enrico Fermi” in terza posizione. A Napoli, il miglior Liceo Classico della città è il “Convitto Vittorio Emanuele II“, seguito dal “Jacopo Sannazzaro” in seconda posizione e dal “Piero Calamandrei” al terzo posto. Il “Convitto Emanuele II” si distingue inoltre anche tra i Licei Scientifici, conquistando la prima posizione davanti al “Giuseppe Mercalli“, medaglia d’argento, e all'”Arturo Labriola“, che chiude il podio.
Palermo: la situazione nelle isole
Il viaggio di Eduscopio si conclude nelle Isole e, anche a Palermo, non si registrano particolari scossoni rispetto alla scorsa edizione. In vetta alla classifica dei Licei Classici si conferma il “Giuseppe Garibaldi“, seguito dal “Vittorio Emanuele II” e dall'”Umberto I“. Tra i Licei Scientifici si distingue il paritario “Gonzaga“, che conquista la prima posizione superando il “Galilei“, mentre il “Benedetto Croce” e lo “Stanislao Cannizzaro” si confermano rispettivamente al secondo e al terzo posto.
Sinagoga vandalizzata a Monteverde da due persone incappucciate: si indaga per odio razziale

Continuano le indagini sull’atto vandalico alla sinagoga di Monteverde per danneggiamento aggravato dall’odio razziale. Gli accertamenti affidati alla Digos.
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Linea 1 metro Napoli ferma su tutta la tratta: passeggero si è sentito male su un treno

La circolazione ferroviaria è stata interrotta su tutta la linea a causa di un malore accusato da un passeggero nei pressi della stazione Università.
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L’Aquila Capitale della Cultura 2026, il programma ufficiale con 300 eventi in 300 giorni
AGI – L’Aquila ha presentato questa mattina, nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il programma ufficiale di Capitale italiana della Cultura 2026: oltre 300 eventi in 300 giorni tra arte, musica, teatro, cinema, danza, partecipazione e ricerca, con ospiti internazionali.
Il progetto, che prenderà il via il 17 gennaio con una cerimonia ufficiale, si distingue per un forte valore identitario e per un modello culturale policentrico che coinvolge città medie e aree interne dell’Appennino.
Interventi istituzionali e visione strategica
Alla conferenza, sono intervenuti il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il coordinatore scientifico della candidatura Pier Luigi Sacco, il direttore del dossier Alessandro Crociata, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e i rappresentanti del Comitato dei garanti e del Comitato di sostegno dei privati.
“Il 2026 sarà l’occasione per mostrare all’Italia e all’Europa una città che oggi si presenta come laboratorio vivo di rigenerazione culturale, luogo di incontro, dialogo e innovazione – ha detto Marsilio -. La cultura non è un ornamento, ma un motore decisivo, capace di ricomporre il tessuto sociale, di restituirle identità e fiducia”. Marsilio ha poi ribadito che la Regione garantirà “un coordinamento efficace, una visione strategica che consenta la piena integrazione degli investimenti”, con l’obiettivo di trasformare il 2026 “in un volano di sviluppo per tutto il territorio regionale”. “Capitale italiana della Cultura non è solo un riconoscimento: è una responsabilità, è un impegno verso il Paese e verso le future generazioni”, ha concluso.
L’idea guida: un territorio, mille capitali
Il sindaco Biondi ha illustrato l’idea guida del progetto: “Un territorio, mille capitali. Non una città, ma un territorio. Non una capitale, ma mille capitali: luoghi, istituzioni, paesi e – soprattutto – mille capitali umani. La nostra forza è la coralità di una comunità ampia, policentrica e in evoluzione“, ha dichiarato, ricordando come il dossier vincitore sia frutto di un lavoro condiviso con il Comune di Rieti e le aree colpite dai sismi del 2009 e 2016. Biondi ha inoltre sottolineato l’investimento complessivo del Comune per il 2026: “Supera i 16 milioni di euro, segno di una volontà politica chiara: affiancare alla ricostruzione materiale una strategia culturale strutturale, capace di generare futuro.”
Cultura come infrastruttura primaria e impatto sociale
Pier Luigi Sacco, coordinatore scientifico di candidatura, ha definito la cultura “una infrastruttura primaria per le aree interne“, evidenziando come essa produca impatti concreti sul benessere e sulla coesione sociale. “Con L’Aquila 2026 faremo un passo in più: mostreremo come la costante esposizione della Capitale alla cultura durante l’anno produca effetti concreti non solo sulla salute mentale, ma anche su quella fisica”. Il direttore del dossier, Alessandro Crociata, ha spiegato la logica della Capitale diffusa come “mosaico di capitali”: “Abbiamo applicato un modello di sviluppo culturale che valorizza il ruolo delle città medie come motori dell’economia territoriale. L’Aquila è sede del primo Osservatorio Culturale Urbano in Italia, uno strumento che misurerà l’impatto delle politiche culturali e offrirà dati utili per orientare lo sviluppo locale“.
L’alleanza interregionale e il programma eventi
Il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, ha evidenziato il valore dell’alleanza interregionale: “Ci apprestiamo a vivere una fondamentale occasione di valorizzazione del territorio dell’Aquila, di Rieti e dell’intero Appennino centrale. Rieti sarà protagonista insieme all’Aquila, con entusiasmo e orgoglio”. “La sfida è mettere al centro del dibattito culturale italiano il tema delle aree interne dell’Appennino centrale e delle città medie, troppo spesso dimenticate”, ha aggiunto. Il programma 2026 propone oltre 300 eventi. Tra i principali, una grande mostra dedicata a Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila; l’esposizione “Convergenze e continuità” su architetture e paesaggi urbani abruzzesi; la parata artistica “Sond – The School of Narrative Dance” di Marinella Senatore; e il progetto “Oltre il visibile” dell’artista cinese Liu Bolin. Il 2026 segnerà inoltre la riapertura del Teatro Comunale, del Teatro San Filippo e il rientro del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco.
La motivazione del ministro Giuli
“Avete ascoltato la voce del mio predecessore che annunciava l’apertura della busta, vi assicuro che in un anno abbondante al Ministero della Cultura quello è un momento davvero emozionante. L’emozione a volte genera anche dei raptus canori, ma L’aquila di Lucio Battisti ve la risparmio”. Con una battuta, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha aperto il suo intervento sottolineando la natura rigorosa del processo di selezione: “La scelta di una città capitale è frutto di una selezione rigorosissima“.
Il ministro ha quindi motivato la designazione della città: “Nel caso dell’Aquila è evidente che il mio cuore batteva forte. Quando viene conferito un titolo molto importante significa che si trasforma un dato di fatto in stato di diritto, in termini più semplici L’Aquila è capitale della cultura da molto tempo“. Il ministro ha ricordato la capacità della comunità aquilana di trasformare la tragedia in una spinta propulsiva: “Quando queste attività sono radicate in un tessuto sociale che ha saputo trasformare un trauma così grande in una forza propulsiva, riuscendo a trasformare ferite e cicatrici in forza e progetti”.
“La missione del Mic è quella di promuovere, garantire la valorizzazione di una identità plurale che trova una vetrina speciale nell’Aquila, che è effettivamente l’avanguardia di una buona amministrazione”, ha concluso Giuli.
Attese troppo lunghe alla fermata del bus e in metro, Atac rimborsa il tempo perso a cittadini e pendolari

Rimborso per ogni 15 minuti di attesa dell’autobus o della metropolitana. Questa la decisione di Atac dopo le accuse all’Antitrust secondo cui la municipalizzata avrebbe violato il Codice del Consumo.
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Chiede sesso a una donna in cambio di un ‘favore istituzionale’: 5 anni a un carabiniere
AGI – Un carabiniere 47enne in servizio in una caserma del Cesenate è stato condannato a cinque anni di reclusione per concussione e violenza sessuale. La sentenza è stata pronunciata dal gup Elisabetta Giorgi al termine del rito abbreviato.
L’uomo, per i pm e ora per i giudici di primo grado, ha chiesto rapporti sessuali a una trentenne in cambio di un ‘favore istituzionale’, promettendo cioè di intervenire su una decurtazione di punti patente a un familiare della donna e di evitare ulteriori procedimenti nei confronti del fratello, già noto alle forze dell’ordine.
I fatti e la richiesta del pubblico ministero
I fatti risalgono al 2023 e si sono consumati all’interno della caserma dove la donna era stata convocata. Il pubblico ministero Andrea Marchini aveva chiesto 7 anni e un mese di reclusione.
La linea difensiva e il ricorso in appello
Il militare dell’Arma, sospeso dal servizio dopo l’apertura dell’indagine, ha sempre negato ogni forma di coercizione sostenendo che il rapporto fosse consenziente. I difensori, Alessandro Pinzari e Piero Porciani, annunciano ricorso in Appello, definendosi “increduli” dopo la condanna. Hanno inoltre ricordato che la donna, giudicata capace di intendere e volere, negli ultimi mesi ha presentato altre denunce per presunte violenze, circostanza che – sostengono – renderebbe fragile la sua attendibilità.
La posizione dell’imputato e l’attesa delle motivazioni
L’imputato, incensurato e con carriera ritenuta fino ad allora irreprensibile, era presente in aula alla lettura della sentenza. Ora si attendono le motivazioni.
Quindicenne travolto in monopattino da una bici elettrica, è grave
AGI – E’ ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Andria il ragazzo di 15 anni in monopattino che è stato investito da una bici elettrica nel centro storico di Corato, nella tarda serata di ieri. Il conducente del mezzo non si è fermato per prestare soccorso.
Per fare luce sulla vicenda, sulla quale indagano i carabinieri della stazione di Ruvo, le forze dell’ordine stanno facendo verifiche sulle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della zona. Lo riportano i media locali.
La vittima stava percorrendo piazza Di Vagno quando è avvenuto l’incidente. Da una primissima ricostruzione non si esclude che il conducente della bici elettrica abbia pochi anni d’età in più della vittima. Dopo il primo intervento dei sanitari del 118 la il 15enne è stato trasportato prima all’ospedale di Corato e poi, a causa della gravita’ delle ferite riportate, è stato trasferito al Bonomo di Andria.
Scomparsa Emanuela Orlandi, il figlio dello zio Mario Meneguzzi: “Su mio padre soltanto bugie”

“Puntano il dito contro mio zio per allontanarlo dalla verità”, dice Pietro Orlandi condividendo il messaggio del cugino dopo le ennesime accuse allo zio Mario sulla scomparsa di Emanuela.
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Appicca 8 incendi in un anno all’impianto elettrico del suo condominio, arrestato un 74enne sotto sfratto

Tra settembre 2024 e ottobre 2025 un 74enne di Brescia avrebbe appiccato 8 incendi nel condominio Aler dove vive. L’uomo si sarebbe giustificato dicendo di aver agito come reazione al provvedimento di sfratto che è stato avviato nei suoi confronti.
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