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Nel giorno della liberazione degli ostaggi al Ghetto di Roma si fa (tre volte) festa
AGI – Nella giornata della liberazione degli ostaggi, il Ghetto di Roma si prepara a un’altra doppia festa religiosa: prima la ‘Shemini Atzeret‘ e dopo la ‘Simchat Torah‘ che è la festa della gioia, la massima espressione di felicità nelle festività ebraiche. Quindi, dalle 17 di oggi il Ghetto sospende le attività quotidiane e dei negozi kosher.
Oggi termina la festività di Sukkot e la comunità ebraica, viene spiegato all’AGI, dal tramonto di oggi fino alle 19 di dopodomani (mercoledì 15 ottobre) si riunirà per la festa che, casualmente, coincide proprio con il rapimento degli ostaggi avvenuto due anni fa. Oggi inizia al tramonto e termina domani sera, la prima festa, lo Shemini Atzeret che vuol dire ‘l’ottavo stop’, collegata al Sukkot, perché anche questa ha un carattere agricolo ma è una festa indipendente. Subito dopo, a seguire da martdì 14 sera fino alle 19 di mercoledì, comincia l’altra festività, la ‘Simchat Torah‘ che è la festa della Gioia, della Torah, perché si conclude la lettura del Pentateuco. La comunità ebraica si riunirà in questi due giorni, ci saranno funzioni religiose a scandire le giornate ed è uso degli ebrei continuare a mangiare nelle capanne.
Regole e convivialità
Saranno due giorni di ‘moed‘, di festa, e ci saranno limitazioni come se fosse lo Shabbat ma considerando la lunga durata sono previste due eccezioni: si potrà trasportare e si potrà accendere il fuoco a patto che si accenda da una fiamma già accesa. Facilitazioni pensate perché non si poteva restare senza mangiare per più giorni. E anche perché, viene spiegato ancora all’AGI, un aspetto fondamentale è quello conviviale, ci saranno grandi tavolate. La coincidenza della liberazione degli ostaggi renderà la festa ancora più festa, innescando un moto di speranza. Altra coincidenza, la festa della gioia – la Simchat Torah – cade proprio nella data ebraica (perché il calendario ebraico è lunare) di quando sono stati rapiti due anni fa. Si faranno balli e canti nella sinagoga.
Al Ghetto un QR Code per ricordare
Un QR code da inquadrare per ricordare chi è rimasto ucciso e oggi non può tornare a casa. Al Ghetto di Roma c’è anche questo. Nel muro dove sono affissi foto e immagini di coloro che sono rimaste vittime, c’è anche quello di Nova, una ragazza uccisa il 7 ottobre del 2023 mentre si trovava a una festa. E accanto alla sua foto – come in quella degli altri ragazzi uccisi da Hamas – c’è il QR code da inquadrare e così leggere la sua storia.
Scetticismo sulla pace
L’esercente del Ba’Ghetto si dice “emozionato” per la liberazione degli ostaggi anche se mostra scetticismo sulla possibilità che si possa arrivare a una pace, e che sia duratura. “Non credo che Hamas lo consentirà ma lo capiremo, non so se presto ma certo tra un annetto sarà chiaro”.
La visione del gallerista
Scettico anche un gallerista del ghetto: “La pace arriverà quando gli arabi ameranno i propri figli più di quanto essi odiano gli ebrei” Questo l’ha detto Golda Meyer. Nel mondo – ha proseguito – ci sono in corso 56 conflitti e questo tra israeliani e palestinesi sarà uno degli ultimi a terminare, perché bisognerà crescere generazioni educate alla tolleranza e questo richiede 20-30 anni. Per fortuna che cominciano a esserci dei piani di paesi arabi più moderati che in qualche modo aiuteranno.
L’ex procuratrice di Milano rompe il silenzio: “Non c’era un colpevole alternativo a Stasi”
AGI – L’ex procuratrice generale di Milano, Laura Barbaini, ora in pensione, ‘rompe’ il silenzio fin qui tenuto dopo la riapertura delle indagini su Andrea Sempio. La sostanza della sua complessa nota, in replica a quanto dichiarato nella trasmissione ‘Ore 14’, è che ritenne che “gli elementi della relazione delle indagini private (svolte dalla difesa Stasi, ndr) e i relativi allegati non fossero idonei a sostenere la fondata dimostrazione dell’esistenza di un colpevole alternativo” al fidanzato di Chiara Poggi che sta terminando di scontare 16 anni di carcere per l’omicidio. Barbaini ripercorre le tortuose tappe del tentativo di riaprire il caso effettuato nel 2016 dalla difesa di Stasi.
“In data 13.12.2016, presso l’Ufficio della Procura Generale di Milano, viene depositata l’istanza dei difensori di Alberto Stasi, condannato in via definitiva con sentenza della Corte di Assise di Appello di Milano del 17.12.2014, istanza con la quale viene comunicato che in data 29.9.2016 era stato da loro conferito alla SKP Investigazioni & Servizi di Sicurezza srl incarico di investigazioni difensive” con le quali si chiedeva di valutare dei nuovi elementi che avrebbero potuto scagionare Stasi.
“La Procura Generale di Milano, in sede di valutazione della portata degli elementi enucleati nella Relazione delle indagini private, ritiene che non siano emersi gli elementi inidonei ad attivare i poteri di revisione, peraltro prendendo atto che neppure la difesa ha attivato i suoi autonomi poteri e ritiene, altresì, la necessità che gli elementi vengano vagliati da un Organo investigativo funzionalmente preposto (anche) allo svolgimento di attività investigativa. In data 20.12.2016, pertanto, la Procura Generale di Milano trasmette copia dell’istanza a Brescia perché l’autorità giudiziaria competente per la revisione prenda atto che comunque è stata richiesta l’attivazione dei poteri di revisione dalla difesa. Contestualmente dispone la trasmissione di copia dell’istanza e degli atti allegati al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pavia per lo svolgimento delle indagini necessarie a verificare l’esistenza degli elementi indicati dalla difesa”.
Il 22 dicembre 2016, “il Procuratore aggiunto Mario Venditti della Procura di Pavia si presenta dal Procuratore Generale per acquisire la documentazione relativa all’istanza e chiede come d’uso una nota esplicativa-riassuntiva su quanto eventualmente emerso nel corso del primo processo di appello e nel corso del processo d’appello bis sulla posizione di Andrea Sempio, soggetto individuato nella Relazione delle indagini private e sul quadro complessivo delle emergenze processuali, sfociate nella sentenza passata in giudicato, quadro nell’ambito del quale poteva eventualmente essere collocata la posizione di Sempio. Nel gennaio 2017, ho provveduto a inviare al Procuratore Aggiunto le osservazioni esplicative-riassuntive richiestemi”.
“Poiché l’appunto richiestomi non costituiva un atto giudiziario, suscettibile di far parte del fascicolo, bensì un mero riepilogo delle numerose e complesse indagini protrattesi per anni, e dei dati emersi nelle numerose sentenze, ho provveduto come d’uso a mandarlo alla mail dell’ufficio – prosegue Barbaini che rappresentò l’accusa nel processo a Stasi -. Ovviamente, il riepilogo è stato fatto richiamando le risultanze, sulla base delle quali avevo già ritenuto, con provvedimenti contestualmente adottati, che gli elementi della Relazione delle indagini private e i relativi allegati non fossero idonei a sostenere la fondata dimostrazione dell’esistenza di un colpevole alternativo al condannato“.
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Il padre di Sempio chiarisce l’uso dei contanti: “Eravamo in balia degli avvocati”
AGI – “Ma voi avevate mai chiesto quanto avreste speso di spese legali?”. “No, eravamo in balia degli avvocati, non avevamo chiesto a nessuno, e nessuno ci aveva detto a quanto sarebbero ammontate le loro parcelle. Noi andavamo li’ e pagavamo, bastava che tirassero fuori il figlio. Pagavamo tutto quanto necessario, per poter andare avanti e tirar fuori Andrea, facendo le cose che andavano fatte”.
Il botta e risposta è tra gli investigatori – carabinieri e finanzieri – e Giuseppe Sempio, sentito come persona informata sui fatti il 26 settembre scorso nell’ambito dell’inchiesta della procura di Brescia in cui è indagato l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. Gli investigatori insistono: “Lei, sua moglie Daniela o vostro figlio avete conservato fatture relative ai pagamenti di avvocati e/o consulenti” in relazione all’indagine del 2017?. “Per quello che ricordo io, dovremmo avere solo la fattura della consulenza di Luciano Garofano. Per gli avvocati noi pagavamo in contanti quando andavamo in ufficio e alla fine avrebbero dovuto farci la fattura. Gli avvocati dell’epoca non hanno mai rilasciato nè ricevute nè fatture”.
Giuseppe Sempio viene invitato a spiegare perché pagassero solo in contanti. “Non ricordo, so solo che pagavamo in contanti, ma credo che volendo avremmo anche potuto pagare in altri modi. Non andavamo spesso dagli avvocati, ma ogni qual volta c’erano delle novità, ci chiamavano, e ci dicevano di portare per la volta successiva del denaro ad esempio due o tremila euro. Capitava che gli avvocati ci chiamassero due volte in una settimana, mentre capitava anche che ci chiamassero una sola volta alla settimana. Ogni qual volta ci chiamavano, ci chiedevano di portare dei soldi”.
“Che mole di documenti hanno procurato gli avvocati a fronte di tali pagamenti?” Domandano gli investigatori. “Non so, noi non eravamo esperti, e dipendevamo da quello che ci dicevano, noi non capivamo nulla” risponde il padre di Andrea Sempio.
Una nota di previsione per le spese legali. Questo rappresentava, spiega Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, l’appunto “Venditti gip archivia X 20.30 euro” nel quale invece la Procura di Brescia intravvede il prezzo della corruzione dell’allora pm Mario Venditti.
“Dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda” detta a verbale l’uomo, sentito dai finanziari di Brescia e Pavia e dai carabinieri di Milano come testimone lo scorso 26 settembre. E arriva anche la sua spiegazione su chi fossero “quei signori li'” ai quali erano destinati dei soldi di cui parla con la moglie Daniela in una conversazione in auto.
“Sicuramente intendevo gli avvocati.Sono sicuro che mi riferivo agli avvocati”. In quei mesi di angoscia per le sorti del figlio, nel 2017, spesero “tra i cinquantacinquemila e i sessantamila euro” per gli avvocati. “Visto che l’archiviazione è arrivata circa tre mesi dopo l’iscrizione, non è strano avere speso sessantamila euro per tre avvocati per tre o quattro mesi?” Chiedono gli inquirenti. “Lo so che sembra strano, ma è cosi’. Noi eravamo nelle loro mani, e non sapevamo una virgola di cosa facessero” torna a dire Giuseppe che per tutto il confronto raffigura lui e la moglie come “in balia” delle esigenze degli avvocati.
La madre di Sempio: “Scegliemmo Lovati perchè costava poco”
I genitori di Andrea Sempio decisero a un certo punto di farsi seguire solo dall’avvocato Massimo Lovati “perché ci è costato solo poche centinaia di euro, e cosi’ l’avvocato Taccia. Abbiamo coperto solo le spese vive per pagare diritti di cancelleria”. Lo mette a verbale, sentita come testimone, Daniela Sempio, la madre dell’indagato nell’inchiesta della Procura di Pavia.
“Dal 11 gennaio 2017 al 26 gennaio 2017 ci sono uscite di denaro contante dai conti di suo marito e di suo figlio per tredici mila euro. A chi sono finiti quei soldi?” Domandano finanzieri e carabinieri. “Sono finiti all’avvocato che abbiamo trovato noi”.
“Si riferisce a Soldani? Possibile che in quindici giorni, ben tredicimila euro in contanti siano finiti nelle mani dell’avvocato Soldani?”incalza chi fa le indagini. “Io so cosi'” risponde secca la donna. Come il marito, anche lei viene invitata a spiegare chi fossero “quei signori li'” a cui dare dei soldi, con una “formula” da trovare, nell’intercettazione del febbraio 2017.
“Lei ci dice che è riferito al pagare gli avvocati. Ma voi dall’11 al 26 gennaio avevate già fatto prelievi per tredicimila euro in contanti, che oggi ci sta dicendo erano serviti per i legali. Dunque la ‘formulà per gli avvocati ce l’avevate già Allora, ci dice chi intendeva col pagare quei signori li’?”. “Guardi. Non lo so, sono passati tanti anni, io non mi ricordo, chiedete a mio marito”
“Non torna neanche la modalità con la quale sono stati prelevati i soldi in contanti. Perchè coinvolgere terze persone?” chiedono gli investigatori che vogliono capire perché avessero coinvolto dei familiari sui cui conti sono stati trovati movimenti ritenuti sospetti dai pm.
“Guardi tutti quei soldi ci sono serviti per pagare gli avvocati. Sapevamo che poi alla fine gli avvocati ci avrebbero fatto le fatture, ma poi non le abbiamo mai chieste. Le mie cognate si sono offerte di aiutare Andrea. Erano molto ben messe finanziariamente, avevano molta disponibilità economica”.
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Giallo sugli accertamenti bancari chiesti e mai fatti per il Gip e le gemelle Cappa
AGI – Il 30 luglio scorso, la Guardia di Finanza di Brescia propose alla Procura di svolgere “mirati accertamenti bancari” sui conti del giudice Fabio Lambertucci, il gip che archiviò nel 2017 l’indagine su Andrea Sempio in seguito alla richiesta del procuratore Mario Venditti, ora indagato per corruzione in atti giudiziari. Non solo: le Fiamme Gialle chiesero anche di effettuare analisi bancarie sulle gemelle Stefania e Paola Cappa, mai indagate.
Nomi che scompaiono tutti, per ragioni non spiegate, nella successiva annotazione di settembre, in cui si dà conto di altri accertamenti bancari invece svolti. Tra questi, quelli che “non rilevano anomalie” sui conti di Venditti accusato di avere agevolato in cambio di denaro l’archiviazione di Sempio. Probabilmente la Procura non ha ritenuto opportuno delegare alla Guardia di Finanza gli accertamenti sebbene un riferimento esplicito al gip Lambertucci fosse contenuto nell’ormai noto biglietto in cui Giuseppe Sempio, padre di Andrea, scrisse: ‘Venditti Gip archivia x 20.30 euro’ e le frasi: ‘Se archivia l’indagine dovrebbe mettere il nome del soggetto sull’archiviazione. Cosi’ non può essere indagato per lo stesso motivo. Il D-N-A’. Un indizio della corruzione, secondo la Procura, che tuttavia ha ritenuto di indagare il procuratore ma non il giudice che sigillo’ con la sua firma l’archiviazione.
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Trentini telefona ai genitori dopo 11 mesi: “Sono forte, grazie a tutti”
AGI – Alberto Trentini “ha potuto chiamare casa. È la terza telefonata in quasi 11 mesi di detenzione. Ha raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro e ha assicurato di essere forte. Ha voluto ringraziare tutte le persone che gli sono state vicine in questi mesi e ha ribadito il suo affetto per i suoi cari”. Così l’avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Trentini.
“Questa telefonata, che segue la visita in carcere del nostro ambasciatore e l’arrivo a Roma di una delegazione Venezuelana, apre spiragli di speranza – ha proseguito il legale – e in questi 327 giorni la nostra fede non è mai venuta meno. Grazie a chi sta lavorando al nostro fianco per la liberazione di Alberto”.
Inchiesta ‘Clean’: perquisito a Milano l’ufficio del pm Pietro Paolo Mazza
AGI – Perquisizioni in Procura a Milano. La Guardia di Finanza di Brescia e la pm Claudia Moregola, titolare del fascicolo col procuratore di Brescia Francesco Prete, si sono recati al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano nell’ufficio del pubblico ministero Pietro Paolo Mazza. I finanzieri hanno portato via materiale ritenuto utile nell’ambito della vasta indagine ‘Clean’ che sta scuotendo Pavia ipotizzando un sistema di illegalità che coinvolgerebbe magistrati, avvocati, esponenti della polizia giudiziaria e imprenditori.
In questo contesto è indagato anche l’ex procuratore capo Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari sul caso Garlasco. Mazza si era occupato dell’inchiesta su Asm Pavia che aveva portato a quattro arresti con l’accusa di appalti pilotati. Il magistrato viene definito “molto prostrato” da chi ha potuto parlarci.
Pm Mazza indagato per peculato e corruzione
II pm Pietro Paolo Mazza, attualmente in servizio a Milano, è indagato per peculato e corruzione nell’ambito dell’indagine della Procura di Brescia sul ‘sistema Pavia’, un presunto intreccio di malaffare che coinvolgerebbe, tra gli altri, diversi magistrati e personale della polizia giudiziaria. L’indagine riguarda il periodo in cui Mazza lavorava a Pavia.
Il pm di Milano, Pietro Paolo Mazza, risponde di un episodio di peculato e corruzione risalente al 2019. Il magistrato, all’epoca in servizio a Pavia, sarebbe stato corrotto con un’automobile in cambio di agevolazioni alla società di intercettazioni Esitel che svolse le intercettazioni nell’inchiesta del 2017 di Garlasco, quella archiviata per Andrea Sempio su sollecitazione dell’allora procuratore di Pavia Mario Venditti. Esitel si è occupata per anni di intercettazioni per la Procura pavese e di noleggio auto. “Sono molto fiducioso che tutto si risolva nel più breve tempo possibile per il mio assistito” dice all’AGI l’avvocato Massimo Dinoia.
14 ottobre l’udienza per il ricorso presentato da Venditti
È stata fissata al 14 ottobre l’udienza davanti al Riesame di Brescia in cui si discuterà del ricorso presentato dalla difesa dell’ex magistrato Mario Venditti contro il decreto di perquisizione e sequestro a suo carico nell’ambito dell’indagine che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari. È accusato di essere stato corrotto per agevolare l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta che vedeva quest’ultimo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nel 2017.
Nuove accuse per Venditti
Nuova accusa per l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti che chiese l’archiviazione per Andrea Sempio nel 2017. Dopo quella di ‘corruzione in atti giudiziari’ perché sarebbe stato corrotto per agevolare l’archiviazione, ora emerge che è indagato anche per corruzione ‘semplice’ perché avrebbe favorito esponenti di Esitel, la società che svolse le attività di intercettazioni per l’indagine sull’omicidio Poggi del 2017, ricevendo in cambio agevolazioni per un’automobile. L’episodio risalirebbe a qualche anno fa.
Paura a Regina Coeli: tarme nelle travi, crolla parte del tetto del carcere
AGI – Crollo, questa mattina, di una porzione del tetto della area ‘seconda Rotonda’ del carcere romano di Regina Coeli. A riferirlo sono stati alcuni sindacati di Polizia penitenziaria: nessuna persona, afferma la Fns Cisl, sarebbe rimasta ferita. “Per fortuna nessuno si è fatto male ma si è corso un grave pericolo”, scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe.
Non appena appresa la notizia del crollo, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele si è immediatamente recato nell’istituto romano. Insieme al direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, al direttore generale per la Gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria Antonio Bianco e al vicedirettore generale del Personale Augusto Zaccariello, e con la collaborazione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, il capo del Dap sta valutando i necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l’improvvisa situazione d’emergenza che si è venuta a creare nell’istituto penitenziario romano.
Delmastro, “tarmatura delle travi interne non rilevabile”
“Oggi, alla Casa Circondariale ‘Regina Coeli’ di Roma, è crollata improvvisamente, e in termini non prevedibili, la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall’umidità, non rilevabile. Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili”. E’ quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, portatosi sul posto, presente anche la ditta a cui verranno affidati i lavori in somma urgenza, la quale sta già facendo i primi rilievi tecnici.
“Le autorità presenti stanno già affrontando anche le misure per l’interdizione dell’area e lo sfollamento dei detenuti delle sezioni interessate che avverrà in data odierna, a seguito dell’individuazione delle strutture che li accoglieranno. Al termine della giornata – conclude Delmastro – procederemo con lo sfollamento necessario dei detenuti e inizieranno le operazioni tecniche necessarie per i lavori con la somma urgenza, per ripristinare il prima possibile la cupola oggetto del crollo e l’agibilità dell’intero istituto, che non presenta problemi di agibilità nel suo complesso”.
Sfrattato a 71 anni, si lancia dal sesto piano. Il sindaco: “Era ludopatico”
AGI – Un uomo di 71 anni si è gettato dalla finestra al sesto piano quando l’ufficiale giudiziario ha suonato al suo citofono per notificargli lo sfratto dall’appartamento in cui viveva a Sesto San Giovanni. È accaduto stamattina intorno alle 9 in via Puricelli Guerra.
Oggi era in programma l’esecuzione dello sfratto dall’appartamento dove l’anziano viveva da solo senza pagare l’affitto al proprietario da qualche mese. L’ufficiale giudiziario avrebbe dovuto eseguire lo sfratto su disposizione del Tribunale civile di Monza.
L’uomo che si è tolto la vita mentre veniva sfrattato dall’appartamento si chiamava Letterio Buonomo ed era originario di Messina. Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto in cui esprimeva la sua disperazione.
Il sindaco: “Buonomo era ludopatico”
Letterio Buonomo viveva una “situazione di fragilità personale legata alla ludopatia” e “non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato”. Lo fa sapere Roberto De Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni dove stamattina il 71enne si è buttato dal sesto piano mentre erano in corso le operazioni di sfratto. “L’alloggio in cui risiedeva non è di proprietà del Comune nè di Aler. La persona non era seguita dai servizi sociali comunali – prosegue De Stefano -. Dalle informazioni disponibili, non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato. Tuttavia, era noto che il cittadino vivesse una condizione di fragilità personale, legata a una situazione di ludopatia. Qualche settimana fa, si era rivolto per la prima volta agli uffici comunali per richiedere informazioni sugli alloggi popolari. Gli uffici competenti gli avevano fornito tutte le indicazioni necessarie per presentare domanda di assegnazione di un alloggio abitativo temporaneo nell’ambito del Servizio Abitativo Transitorio. Il soggetto non si è piu’ presentato agli uffici, forse per timore che potesse giungere notizia ai famigliari”.
Nell’esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’uomo, De Stefano sottolinea il suo “rammarico per il tentativo di alcune forze politiche di opposizione di strumentalizzare questa vicenda, evocando un’emergenza abitativa che nel nostro Comune non risulta esistente. Comprendo che per alcuni la campagna elettorale risulti già iniziata, tentando di sfruttare una situazione di fragilità patologica per presentarla come un’emergenza abitativa. Invito tuttavia tutti a rispettare il dolore di chi vive condizioni di vulnerabilità o drammi psicologici, evitando qualsiasi speculazione.” Infine, invita “chi si trova in condizioni di fragilità, a contattare gli uffici comunali. Il nostro personale è sempre disponibile per fornire informazioni, orientamento e supporto nell’accesso alle misure disponibili”.
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Corteo pro-Pal a Bologna, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, 1 fermato
AGI – Scontri a Bologna tra manifestanti Pro Pal e forze dell’ordine, durante la manifestazione dei Giovani palestinesi per celebrare i massacri del 7 ottobre. Gli agenti hanno usato gli idranti e hanno caricato in Via Rizzoli per disperdere i partecipanti al presidio di piazza del Nettuno. Un manifestante è stato fermato e accompagnato in Questura per accertamenti a Bologna in seguito agli scontri durante la manifestazione Pro Pal per ‘celebrare’ il 7 ottobre, a cui hanno partecipato oltre 500 persone. Lo ha reso noto la Questura di Bologna.
I manifestanti si sono dispersi nelle vicinanze di via Ugo Bassi e Rizzoli per poi ricompattarsi e procedere verso Strada Maggiore, seguiti a breve distanza dalle forze dell’ordine. Dopo una nuova carica, gli attivisti hanno lanciato oggetti contro gli agenti e hanno eretto barricate con i cassonetti.
Dopo giorni di polemiche, l’iniziativa è stata formalmente vietata dal Questore di Bologna, mentre anche il Comune aveva chiesto di non svolgerla. Nonostante il divieto, gli organizzatori hanno deciso di mantenere la presenza in piazza, con l’adesione di Potere al Popolo e dei collettivi Cua, Cambiare Rotta e Osa. I manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta “Free Palestine”. Sul perimetro della piazza sono stati schierati blindati della polizia: tre sul lato del Comune e due davanti a Questura e Prefettura.
Manifestazione anche a Torino
A Torino si è conclusa con musica e balli in piazza Vittorio Veneto la manifestazione a sostegno della Palestina organizzata senza autorizzazione nell’anniversario delle stragi del 7 ottobre. Al corteo hanno preso parte oltre 6mila persone (10mila secondo gli organizzatori) che hanno sfilato per le strade della periferia nord e del centro, intonando cori a favore del popolo palestinese e contro il sionismo.
“Il 7 ottobre è quella data storica in cui la resistenza ha sfondato il muro che la teneva imprigionata”, ha urlato un manifestante dal megafono.
Nel corso della marcia, la questura ha divulgato una nota precisando che “nessuna manifestazione ne’ statica ne’ dinamica e’ stata autorizzata per la giornata odierna”, specificando che “i responsabili delle violazioni saranno denunciati all’autorità giudiziaria”.
Detenuto finge malore ed evade da finestra del tribunale di Trento
AGI – Rocambolesca evasione oggi pomeriggio dalla finestra del bagno del tribunale di Trento. Un detenuto, a processo per violenza sessuale, ha finto un malore ed è scappato dalla finestra del tribunale in Largo Luigi Pigarelli. La comunicazione è stata data dall’organizzazione sindacale Uil della Polizia Penitenziaria (Uilpa).
L’uomo in fuga è un 30enne di origine marocchina accusato di aver commesso una violenza sessuale nel 2024 a Trento. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria, ha affermato che “sono in corso le ricerche da parte della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine”.
Scontri a Roma tra manifestanti e polizia. Auto e cassonetti in fiamme. Oltre 260 identificati
AGI – Comincia bene, con “un milione di persone in piazza”, ma finisce male la manifestazione nazionale a Roma a sostegno della Palestina con un ‘fiume’ umano di tre chilometri che si snoda da Piramide fino a Piazza San Giovanni, con bandiere della Palestina, dei sindacati (Cobas e Usb) e arcobaleno. I dati della questura ridimensionano il numero dei partecipanti (“sono 250mila”), ma l’adesione a questa manifestazione contro la politica di Israele e contro “l’atteggiamento vile” del governo italiano è massiccia. Questa che segue è la cronaca della giornata.
Spinto dal coro “Palestina libera” il corteo parte da Porta San Paolo a Roma dopo le 15. Migliaia di persone accompagnano lo striscione “Stop complicità con Israele. Contro occupazione e genocidio. Con la Resistenza palestinese”, simbolo della nuova giornata di mobilitazione indetta dai movimenti palestinesi. Il fiume di manifestanti ha attraversato il centro della Capitale per approdare in piazza San Giovanni.
In corteo manifestanti di tutte le età
Nelle strade della Capitale sfilano persone di tutte le età. Tra le bandiere e i cori a sostegno di Palestina libera, tra gli esponenti delle sigle sindacali con le loro bandiere – Cobas, USB, Cgil – spiccano i volti di giovani e giovanissimi. Anche di neonati, portati nei passeggini, nonostante la folla, da giovani madri e spesso da giovani padri. Ci sono bambini di tutte le età: c’è chi partecipa contento – un bambino neanche di 8 anni avvolto nella bandiera palestinese cammina felice a bordo di un monopattino – e chi invece sarebbe voluto tornare a casa ma si fa trascinare dal padre che non vuole abbandonare il corteo.
Ovviamente ci sono anche rappresentanti ‘senior’, over 70, che sfilano sfilato con il loro passo tranquillo (chi si aiuta con un bastone), qualcuno addirittura avvolto nella bandiera palestinese, con la gioia dipinta nel volto. Il lungo serpentone umano è chiuso dalle forze di polizia a garanzia dell’ordine. Per fortuna non si registrano problemi, anche grazie all’azione di prevenzione della polizia che ha bloccato cinque ragazzi, tutti minorenni, nei pressi del parco di Colle Oppio diretti al corteo ProPal. Ai giovani, provenienti da Pisa, dopo essere stati identificati dalla polizia di Stato, sequestrano caschi, fumogeni, bottiglie in vetro e bombolette spray.
Sequestrate anche mazze di legno, caschi e maschere antigas nel corso dei controlli, partiti questa mattina alle 7. Fermate diverse vetture: una macchina nonché due pullman a bordo dei quali si trovano maschere antigas, indumenti usa e getta abitualmente utilizzati per aggirare il rischio di identificazione da parte delle forze dell’ordine, oltre ad aste metalliche e in legno
Slogan e striscioni controversi
Non mancano, purtroppo, striscioni indegni a sostegno dei terroristi. Tra gli striscioni più visibili quello con la scritta “7 ottobre resistenza palestinese”, accanto al quale sventolano bandiere di Hamas e di Hezbollah, entrambe organizzazioni terroristiche.
Non mancano cartelli e slogan contro il premier Giorgia Meloni e l’esecutivo, accusati di sostenere Israele e di essere complici dei bombardamenti, ma anche cori diretti alla stampa italiana, accusata dai partecipanti di “nascondere la verità” e di fare propaganda.
Profanata statua di Papa Wojtyla
In mattinata desta indignazione la profanazione della statua di Papa Wojtyla alla Stazione Termini su cui è stato scritto con lo spray “Fascista di m…”.
Tensione a Santa Maria Maggiore
Nel tardo pomeriggio, si registra il primo momento di tensione a Santa Maria Maggiore, nel centro città, dove sfila un troncone del grande corteo. La polizia fronteggia i manifestanti con lacrimogeni e idranti, isolando il gruppo proprio accanto alla storica basilica romana. La coda del corteo, con diverse persone incappucciate, tenta di forzare il varco di sicurezza verso piazza Vittorio ma, di fronte al muro degli agenti in tenuta antisommossa e a una camionetta con idranti, fa retromarcia proseguendo lungo il percorso. Anche gli altri poliziotti lungo il corteo estraggono i manganelli e osservano i manifestanti.
Gli incappucciati poi incendiano un cassonetto e acceso petardi. Un gruppo di manifestanti si stacca dal corteo pro Pal e devia in direzione di Santa Maria Maggiore, dove c’è il blocco della polizia. Si tratta di un gruppo di circa 100 persone. Si azionano gli idranti, ma non viene posta in essere alcuna carica di alleggerimento. I poliziotti sono in tenuta anti sommossa con i manganelli in mano verso San Giovanni, dov’è il cuore della manifestazione pro-Pal a Roma.
E alla gente che va via urla “è pieno di black block” per far capire cosa sta succedendo. Negli scontri tra manifestanti e polizia resta ferito un manifestante, medicato sul posto e poi portato via in ambulanza. Altri manifestanti reagiscono rivolgendo insulti alle forze dell’ordine.
I disordini veri e proprio scoppiano all’altezza di largo Brancaccio, su via Merulana, dove avviene un fitto lancio di bombe carta e molotov contro le forze dell’ordine. Viene data alle fiamme un’auto civetta al centro di via Merulana, la polizia risponde con i lacrimogeni. Gli agenti, schierati in tenuta antisommossa con camionette a presidio della zona, riescono a contenere l’avanzata dei manifestanti più violenti.
In zona San Giovanni, viene arrestata, in flagranza, una persona che aveva aggredito un agente di polizia nel corso della manifestazione pro Pal. Undici i manifestanti fermati per identificazione in via Labicana, all’altezza di Largo Brancaccio. Altri 5 fermi a Porta Maggiore. Due dei fermati sono stati poi arrestati in serata.
Il bilancio della Questura
“Al termine della giornata, un gruppo di alcune centinaia di persone, incappucciate e travisate, hanno dato luogo a varie intemperanze che hanno richiesto l’intervento delle Forze dell’ordine”. E’ quanto si legge in un comunicato della Questura. “Prima un gruppo di estremisti si è diretto verso il centro, col volto travisato e incappucciato, con l’intento di raggiungere obiettivi sensibili. Tutti sono stati bloccati alle spalle di piazza Santa Maria Maggiore e via Lanza, per poi essere identificati e rilasciati. Complessivamente sono state identificate 262 persone. Per tutte sarà valutato il deferimento per i reati di danneggiamento, adunata sediziosa e resistenza a pubblico ufficiale.
Nelle successive fasi di deflusso, gruppi di facinorosi hanno dato alle fiamme due autovetture e diversi cassonetti, lanciando oggetti e petardi all’indirizzo delle Forze dell’ordine. Per questi fatti 12 persone, tutte appartenenti alla frangia antagonista, sono state fermate, foto segnalate e avviate al deferimento alla autorità giudiziaria per gli stessi reati. La Digos della Questura di Roma è già in possesso di molte immagini per il successivo sviluppo delle indagini”.
Alla fine, sono 35 gli agenti di polizia di Stato, 3 operatori della guardia di finanza, 2 dell’Arma dei carabinieri e uno della polizia penitenziaria che hanno fatto ricorso alle cure mediche.
Meloni ringrazia le forze dell’ordine
“Un sentito ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro straordinario svolto in questi giorni complessi, nonostante abbiano dovuto fronteggiare aggressioni, lanci di oggetti e tentativi organizzati di scontro. La mia vicinanza va a tutti gli agenti rimasti feriti: la loro professionalità, il loro coraggio rappresentano un presidio indispensabile per la sicurezza della nostra nazione”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.
Il Garante blocca Clothoff, l’app che spoglia le persone
AGI – Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, in via d’urgenza e con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali degli utenti italiani nei confronti di una società, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che gestisce l’app Clothoff.
Clothoff, spiega il Garante in una nota, offre un servizio di AI generativa che rende possibile – gratuitamente e a pagamento – la generazione di immagini di ‘deep nude’, ovvero foto e video falsi che ritraggono persone reali in pose nude o sessualmente esplicite o, addirittura, pornografiche. L’applicazione consente a chiunque – inclusi i minorenni – di creare fotografie e realizzare video partendo da immagini, anche ritraenti minori, in assenza di qualsiasi accorgimento che permetta di verificare il consenso della persona ritratta e senza apporre alcuna segnalazione circa il carattere artificiale di foto e video.
Il blocco del Garante, che comunque ha avviato un’attività di indagine finalizzata a contrastare tutte le app di nudificazione, si è reso necessario – si legge ancora nella nota – a causa degli “elevati rischi che tali servizi possono comportare per i diritti e le libertà fondamentali, con particolare riguardo alla tutela della dignità della persona, ai diritti di riservatezza e di protezione dati personali dei soggetti coinvolti in queste tipologie di trattamenti, specie se coinvolgono ragazzi minorenni. Lo confermano – conclude il Garante – i numerosi e recenti fatti di cronaca nazionale italiana, dai quali emerge come l’abuso di immagini in tal modo artefatte stia ormai generando un vero e proprio allarme sociale”.
Flotilla: scontri alla stazione di Bologna, occupata la Statale di Milano
AGI – Scontri tra manifestanti e forze di polizia e facoltà universitarie occupate. Alla vigilia dello sciopero generale proclamato per domani dai sindacati, studenti e attivisti pro Pal si mobilitano da nord a sud per la Flotilla e contro l’abbordaggio da parte delle forze israeliane che hanno fermato gli attivisti sulle navi della missione umanitaria diretta a Gaza.
Bologna
Scontri in stazione a Bologna, dove gli studenti delle scuole superiori e dell’Università, in corteo per la Palestina e la Global Sumud Flottilla da stamattina, sono arrivati davanti all’entrata.
Durante il tragitto avevano annunciato la volontà di bloccare la stazione, ma hanno trovato le forze dell’ordine in tenuta antisommossa ad aspettarli.
Gli studenti hanno cercato a più riprese di oltrepassarli, ma sono stati respinti da manganellate a cui hanno risposto con lanci di oggetti contro le forze dell’ordine.
Milano
Occupata l’Università Statale di Milano. “La Statale è pronta per lo sciopero generale di domani” si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook di ‘Cambiare Rotta Milano’.
“Come abbiamo promesso, se avessero toccato la Flotilla, avremmo bloccato tutto: così questa mattina, dopo il corteo che ieri ha bloccato la stazione di Milano Cadorna, abbiamo occupato l’università Statale di Milano”, si legge nel comunicato.
“Come equipaggio di terra della Global Sud Flotilla siamo da tre settimane in mobilitazione permanente, con presidi, assemblee studentesche con i lavoratori, mobilitazioni nei dipartimenti e il blocco degli ingressi dell’università il 22 settembre in occasione dello sciopero generale indetto dall’@unionesindacaledibase”.
Occupazioni in scuole e università
“Oggi, di fronte alla gravità di quanto successo e alla sempre più diffusa indignazione degli studenti, abbiamo deciso di seguire l’appello lanciato dalla facoltà di Lettere occupata in Sapienza e di lanciare un segnale forte per rompere ogni complicità con il genocidio e il sionismo. Il 22 settembre ce l’ha dimostrato: studenti e lavoratori uniti possono bloccare guerra e genocidio, ogni ateneo sarà una barricata!”. Alle 10 è stata convocata un’assemblea”.
Un giovedì caldo in tutta Italia per scuole e università. In molti atenei sono scattate le occupazioni e per oggi sono in programma cortei e assemblee, da Nord a Sud in vista dello sciopero generale di venerdì.
L’Università Statale di Milano è stata occupata dagli attivisti di ‘Cambiare Rotta Milano‘ dopo tre settimane in mobilitazione permanente, con presidi, assemblee studentesche con i lavoratori e mobilitazioni.
A Roma gli studenti di ‘Cambiare Rotta‘ hanno bloccato la facoltà di Lettere a La Sapienza. Assemblee anche al Morgagni e in molti altri licei della Capitale.
A Torino è stata bloccata la didattica al Palazzo Nuovo, una delle principali sedi dell’Università degli Studi di Torino. A Genova proseguono le mobilitazioni nella zona universitaria del Balbi.
A Bologna sui social vengono segnalate le mobilitazioni degli studenti del Sabin, del Minghetti, del Fermi e diversi altri, con un corteo aperto dallo striscione “Blocchiamo tutto“. Mobilitazioni anche a Bari con un presidio di studenti universitari e un sit-in in programma davanti al rettorato dell’università Aldo Moro.
La mobilitazione degli studenti arriva sulla scia delle proteste dei pro-Pal che ieri era hanno coinvolto diverse città italiane: Roma, Milano, Genova, Napoli, Siena, Perugia, Torino. Intanto i sindacati hanno proclamato lo sciopero per domani.
Il ministro Matteo Salvini valuta la precettazione in vista dello sciopero proclamato per venerdì. L’orientamento della Commissione di Garanzia per gli scioperi, infatti, ha già stabilito che la motivazione addotta dai sindacati non rientra nei casi che giustificano il mancato preavviso.
La mobilitazione di ieri sera
Dopo che i media hanno diffuso la notizia dell’abbordaggio da parte delle forze israeliane è stata lanciata una “mobilitazione di emergenza” a Milano in piazza alla Scala a partire dalle 21 e 30. Tra i promotori dell’iniziativa c’è il centro sociale Lambretta.
A Napoli e alla Stazione Termini i manifestanti pro Pal hanno occupato i binari bloccando il traffico ferroviario.
A piazza dei Cinquecento a Roma, di fronte alla Stazione Termini i cui ingressi, a quanto si apprende, sono stati chiusi per consentire l’accesso solo a chi è munito di biglietto. “Dai vari territori, convergiamo tutti come marea alle 22 in piazza dei Cinquecento, ormai Piazza Gaza. Blocchiamo tutto”. Nella capitale le persone scese in strada per una mobilitazione immediata, sarebbero circa 10mila. Il corteo che inizialmente ha cercato di avanzare verso Palazzo Chigi, si è fermato a Piazza San Silvestro.
A Genova si blocca il porto
“Difendiamo la Flotilla, blocchiamo il porto”. È l’invito alla mobilitazione questa sera, a partire dalle 22, della USB a Genova, dopo le notizie del fermo imposto da Israele alle navi della flotta umanitaria. A bordo dei vascelli anche il ligure Josè Nivoi, portavoce del Calp, Collettivo autonomo lavoratori portuali. Davanti alla sede di Music For Peace è stato acceso un enorme fuoco con legno e copertoni e sono stati intonati cori a sostegno della Palestina. In piazza giovani e meno giovani con tantissime bandiere della Palestina. Il varco portuale Albertazzi è bloccato.
Bloccato un traghetto a Livorno
A Livorno i manifestanti scesi in strada dopo l’abbordaggio della Flotilla da parte dell’esercito israeliano hanno bloccato in porto la Moby Fantasy in partenza per Olbia, in Sardegna. Il traghetto, che sarebbe dovuto partire dal porto di Livorno alle 22, è rimasto fermo per circa un’ora ed è poi riuscito a salpare solo intorno alle 23.
Bloccati i binari a Pisa
A Pisa la mobilitazione è iniziata questa sera alle 21 con un appuntamento già pianificato dal pomeriggio, nel caso in cui gli attivisti della Flotilla fossero stati “bloccati”. Oltre un centinaio di persone si è radunata nella piazza XX settembre, davanti al Palazzo del Comune, da loro ridefinita “Piazza Gaza. Da qui, in un corteo che si è accresciuto nel percorso, attraverso il Corso Italia i manifestanti si sono diretti alla Stazione dove hanno bloccato quattro binari intonando slogan contro il governo, ritenuto “complice del genocidio”, e in solidarietà con gli attivisti e la causa palestinese: “blocchiamo tutto”, “libertà per la flotilla”, “Stop al genocidio”. Il corteo è presidiato dalle forze dell’ordine.
“Questo è l’inizio della mobilitazione – spiega Ciccio Auletta, consigliere comunale di Una città in Comune, presente alla manifestazione assieme ad altri gruppi pro PAL Domani continueremo con un nuovo presidio sotto il comune in occasione del consiglio comunale e ci saranno anche momenti nelle università. Il 3, poi, lo sciopero generale”.
“Stanno bloccando la Flotilla, scendiamo in piazza adesso”. È l’appuntamento lanciato in serata a Firenze da Usb e rilanciato anche da altre realtà come Firenze per la Palestina, Giovani Palestinesi, Collettivo di fabbrica Gkn. I manifestanti, circa 500 persone, si sono dati appuntamento in questa piazza in segno di solidarietà con gli attivisti fermati in mare dall’esercito israeliano.
Milano in corteo verso piazza Cadorna
Diverse centinaia di persone si sono mosse da piazza alla Scala e stanno sfilando per le strade del centro di Milano dietro allo striscione ‘Blocchiamo tutto’ in solidarietà a Gaza e alla Flotilla. Il corteo è diretto verso piazza Cadorna. Imponente lo schieramento delle forze di polizia.
Si moltiplicano i presidi di città in città
Anche a Siena e a Perugia si contano dei presidi spontanei. Oltre trecento si sono ritrovati davanti alla fontana Maggiore a Perugia per un sit in che si è trasformato poi in corteo lungo corso Vannucci, il corso principale della città.
In duecento stanno protestando a Siena in una manifestazione spontanea, nata dal tam tam sui social. A dare vita alla mobilitazione è stato il Comitato per la Palestina di Siena. Diverse le realtà cittadine che hanno aderito, tra cui la Cgil. “Siamo l’esercito di terra, siamo la voce che è stata tolta all’equipaggio della flottiglia”, ha detto il segretario del sindacato provinciale Alice d’Ercole. I manifestanti hanno intonato a più riprese “Palestina libera” e “Bella Ciao”, mentre striscioni e cartelli ribadiscono la richiesta di libertà per il popolo palestinese e lo stop al conflitto in corso.
D’Ercole ha ricordato che “a bordo delle 44 imbarcazioni ci sono oltre 400 civili provenienti da ogni parte del mondo, carichi di aiuti umanitari – cibo, acqua potabile, medicinali – diretti a Gaza”. “Hanno avuto il coraggio che è mancato ai governi e alla comunità internazionale: dire fermate il genocidio, impedite che 66.000 civili, 20.000 bambini, muoiano sotto le bombe, di fame o di sete”, ha aggiunto la sindacalista.
Un gruppo di studenti ha occupato a Torino Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, per protestare contro il blocco navale.
A Pescara, i manifestanti si sono dati appuntamento in piazza Unione, dove c’è la sede della Regione Abruzzo e del Consiglio regionale, hanno prima bloccato il traffico e poi hanno dato vita a un corteo.
La Cgil indice lo sciopero generale
“L’aggressione contro navi civili che trasportavano cittadine e cittadini italiani, rappresenta un fatto di gravità estrema. Un colpo inferto all’ordine costituzionale stesso che impedisce un’azione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano a una vera e propria operazione di genocidio. Un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”. Con queste parole la Cgil annuncia, in difesa di Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza, lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati per l’intera giornata di venerdì, 3 ottobre, ai sensi dell’art.2, comma 7, della legge n.146/90. Durante lo sciopero generale, fa sapere la Cgil “saranno garantite le prestazioni indispensabili, come stabilito dalle regolamentazioni di settore”.
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Le navi della Flotilla stanno per entrare in una zona a “rischio blocco”, Meloni: “Si fermino ora”
AGI – Le barche della Global Sumud Flotilla si avvicinano sempre di più alla costa di Gaza, e malgrado gli alert della Marina militare italiana non si fermeranno, andando incontro al rischio di blocco, in quale forma si vedrà stanotte, delle autorità israeliane. Nel pomeriggio di oggi (30 settembre), alle 16.30, la Nave Alpino della Marina Militare, raggiunta una distanza di circa 180 miglia nautiche dalle coste, ha diramato un primo avviso ai militanti della Flotilla avvertendo che, in assenza di variazioni di rotta e velocità, alle 2 di notte circa i natanti raggiungeranno verosimilmente il limite delle 150 miglia nautiche da Gaza.
Superato questo limite, ha fatto sapere la Marina (e l’alert alle barche ha rimarcato) la nave Alpino si fermerà: sarà disponibile ad accogliere chiunque di Flotilla voglia trasferirsi a bordo, ma non continuerà a seguire le imbarcazioni. Un ulteriore alert sarà diramato quando le barche della Flotilla arriveranno a 150 miglia dalla costa di Gaza. Tuttavia i militanti non si fermeranno: “Questa notte probabilmente Israele ci attaccherà perché tutti i segnali portano a dedurre che accadrà”, ha detto la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia.
“Noi chiediamo che nel momento stesso in cui qualcosa dovesse succedere a quelle barche, nel momento stesso in cui perderemo il contatto con loro, nel momento stesso in cui dovessimo avere anche soltanto la certezza che uno di loro sia stato arrestato e non potremo più metterci in contatto con loro vi prego, vi preghiamo a nome di tutti coloro che sono su quelle barche: scendiamo nelle strade, scendiamo nelle piazze, creiamo dei presidi, andiamo a chiedere che venga applicato tutto il diritto internazionale”.
E sul caso resta alta l’attenzione del Governo: “Ho parlato con il ministro degli Esteri israeliano – ha detto il ministro Antonio Tajani – per chiedere di non usare violenza qualora dovessero fermare gli italiani della Flotilla. Non sono lì con intenti di guerra. Bisogna assolutamente evitare che ci siano problemi con chicchessia”. Mentre Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha lanciato “un ultimo appello” agli attivisti della Global Sumud Flotilla “affinché prendano atto” della possibile tregua a Gaza che si prospetta con il nuovo piano Usa e “affinché utilizzino una delle soluzioni alternative prospettate da più parti, ‘in primis’ il Patriarcato della Chiesa cattolica, per far arrivare gli aiuti”.
L’appello della premier
La premier Giorgia Meloni torna a chiedere alla missione umanitaria Flotilla di fermarsi e di ascoltare l’appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Soprattutto ora, dopo il piano di pace tra israeliani e palestinesi lanciato dal presidente americano Donald Trump. “Con il piano di pace per il Medio Oriente proposto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è finalmente aperta una speranza di accordo per porre fine alla guerra e alla sofferenza della popolazione civile palestinese e stabilizzare la regione”, scrive la premier in una dichiarazione.
“Questa speranza – osserva – poggia su un equilibrio fragile, che in molti sarebbero felici di poter far saltare. Temo che un pretesto possa essere dato proprio dal tentativo della Flotilla di forzare il blocco navale israeliano. Anche per questo ritengo che la Flotilla dovrebbe fermarsi ora e accettare una delle diverse proposte avanzate per la consegna, in sicurezza, degli aiuti”, dice la premier. “Ogni altra scelta – sottolinea il presidente del Consiglio – rischia di trasformarsi in un pretesto per impedire la pace, alimentare il conflitto e colpire cosi’ soprattutto quella popolazione di Gaza alla quale si dice di voler portare sollievo”. “È il tempo della serietà e della responsabilità”, conclude Meloni nella nota.
Il botta e risposta tra Flotilla e Meloni
“La Presidente del Consiglio ha definito la Global Sumud Flotilla un pericolo per il “piano di pace” americano. Avete letto bene: civili disarmati, attivisti nonviolenti e navi cariche di farina e medicinali sarebbero una minaccia alla stabilità. Il paradosso è evidente: si chiama pace un progetto che condanna Gaza a restare prigione a cielo aperto, e si bollano come “nemici” coloro che tentano di spezzare un assedio illegale”. Lo scrive in una nota la Global Sumud Flotilla, sottolineando che “stanotte non è a rischio solo l’equipaggio della Flotilla, ma il diritto internazionale stesso, calpestato da un Governo che preferisce accodarsi ai diktat di una strategia neocoloniale. Diversi Paesi hanno scelto di rispettare la legge; l’Italia, invece, certifica la propria noncuranza. Colpisce che la Presidente Meloni non abbia mai pronunciato la parola “legalità” e non abbia citato l’artefice del genocidio: lo Stato di Israele. Non una calamità naturale, non una “guerra”, ma la responsabilità precisa di un potere che assedia, affama e bombarda una popolazione civile. A fine agosto l’OMS aveva lanciato l’allarme: entro la fine di settembre oltre 640 mila persone a Gaza sarebbero entrate in carestia l’equivalente dell’intera città di Palermo. La vera minaccia – conclude la nota – è l’assedio, non la Flotilla”.
La risposta della presidente del Consiglio è arrivata su X: “Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare “un pericolo” civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi – consapevolmente o meno – strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino”.
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Fermato il marito della donna uccisa a colpi di pietra. I figli con lui, uno è morto
AGI – È stato fermato dai Carabinieri a Campobasso Salvatore Ocone, il marito di Elisa Polcino, la donna uccisa oggi nel Beneventano a colpi di pietra. L’uomo si era dato alla fuga dopo l’omicidio portando con sé i figli di 16 e 15 anni. Secondo quanto si è appreso, il ragazzo 15enne è morto e la ragazza 16enne è in gravi condizioni in ospedale.
A individuare la vettura a bordo della quale viaggiavano, un elicottero dell’Arma.
La ricostruzione
Ha ucciso la moglie a colpi di pietra, poi è fuggito. Il fatto è accaduto a Paupisi, in contrada Frasso, nel Beneventano. Le prime informazioni frammentarie sull’accaduto ricostruiscono un litigio nella coppia, che, secondo voci che circolano in paese, aveva problemi. A indagare su quanto accaduto a Elisa Polcino i carabinieri che cercano il marito, Salvatore Ocone, che si è allontanato dopo aver colpito la donna. Non si esclude si possa essere suicidato.
La morte della donna, secondo primi accertamenti medico-legali, dovrebbe risalire a questa mattina, forse poco dopo le 8, e non, come si era ipotizzato in un primo momento, a questa notte, ma i rilievi della Scientifica sono ancora in corso. Il cadavere della donna è stato trovato da un vicino intorno alle 9,30 di questa mattina nella casa della coppia. L’uomo ha chiamato la centrale operativa.
La donna aveva lesioni alla testa che ne hanno causato la morte, causate da un oggetto contundente che potrebbe essere una pietra, ma “sono ancora in corso i rilievi, un sopralluogo all’interno dell’abitazione”, precisa ai cronisti Enrico Calandro, comandante provinciale dei carabinieri di Benevento.
Il marito è irreperibile e sono in corso ricerche non solo nella provincia sannita ma estese a tutta la Campania con il supporto di un elicottero. I figli della coppia di 10 e 15 anni pure sono irreperibili, non sono andati a scuola e “non sappiamo se sono con il padre”.
Al momento “non risultano pregressi episodi di liti o violenze nella coppia – conclude Calandro – stiamo facendo tutti gli sforzi possibili, ma ancora non è chiaro se ci sia stata una colluttazione o se la donna sia stata uccisa nel sonno. Non abbiamo certezze. Sicuramente la vicenda si è consumata all’interno della casa”.
Salvatore Ocone, 58 anni, agricoltore, aveva avuto in passato problemi di depressione ma era stato curato. Sua moglie, Elisabetta Polcino 49 anni, era casalinga. La coppia aveva tre figli, uno maggiorenne che lavora fuori regione, e due di 10 e 15 anni, che non si sarebbero visti a scuola stamani e che sono pure ricercati da carabinieri e polizia locale. Le ricerche dell’uomo e dei minori si stanno concentrando in terreni di proprietà di Ocone.
Il sindaco
“Oltre al marito della vittima, sono irreperibili anche i figli della coppia e questa è la nostra più grande preoccupazione. A dirlo, ai microfoni di Ntr 24, Salvatore Coletta, sindaco di Paupisi.
“La notizia di quello che è successo ha colpito la comunità e ci lascia attoniti – prosegue il primo cittadino – una famiglia che all’apparenza non mostrava alcun segno di disagio non era seguita dai servizi sociali. Lui è un grande lavoratore probabilmente non abbiamo colto qualche segnale che si è manifestato in questi ultimi giorni. Sono stato a una festa insieme alla coppia e non c’era nessun segno di disaccordo tra loro”.
“Faremo di tutto per rintracciare i ragazzini, sono due a frequentare la scuola dell’obbligo di Paupisi, un altro figlio e’ maggiorenne e non era in casa al momento della tragedia. I due bambini, ma non ho certezza, non sarebbero stati portati a scuola questa mattina”.