Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Bandecchi, i Rizzo? “Non possono lasciare portando via il pallone”
AGI – Bisogna mantenere la calma e far lavorare gli inquirenti. Vedo troppo nervosismo e non ho capito bene quale sia il motivo in realtà. Non è che uno può dire: ‘me ne vado e porto via il pallone’, perché gli impegni vanno mantenuti e i Rizzo, il 16 dicembre, devono pagarmi 2 milioni di euro“. Lo dice, parlando con l’AGI, Stefano Bandecchi, sindaco di Terni ed ex presidente della Ternana calcio dopo la notizia degli accertamenti delle forze dell’ordine su alcune operazioni economiche relative alla precedente gestione.
“Loro nell’ambito di questa operazione hanno voluto acquisire anche la clinica – spiega Bandecchi -, e siccome la Ternana Women aveva già iniziato a pagare la costruzione dello stadio da 2 milioni di euro se i Rizzo decidono di non fare lo stadio e la clinica il Comune di Terni dovrà fare causa alla Ternana per 70 milioni di euro“.
I Rizzo, spiega Bandecchi, “hanno due strade davanti: o falliscono loro, perché non pagano, o pagano e ritirano dal campionato la società“. Per quanto riguarda le fatture su cui sono in corso approfondimenti da parte degli investigatori l’ex presidente è chiaro.
“Chi sa fare il mio mestiere” Bandecchi è sindaco di Terni, ma prima ancora imprenditore “sa che esiste la possibilità di fare un decreto ingiuntivo in situazioni di questo tipo”, dice Bandecchi. “Io se avessi oggi la Ternana mi sentirei ricco“, perché mi rifarei su chi deve dei soldi che non ha dato. Questo ovviamente rimanendo garantisti. “Le indagini vadano avanti, ma non si perda la calma”, conclude.
Minaccia i compagni di scuola con la pistola giocattolo
AGI – Momenti di tensione, ieri mattina, alla scuola media di Cervaro, dove un alunno di prima media si è presentato con una pistola poi risultata giocattolo, generando panico tra studenti e personale scolastico. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Cassino per accertare quanto accaduto.
Durante l’intervento, la madre del ragazzo è arrivata all’istituto e ha iniziato a insultare e ostacolare i militari, opponendo resistenza nel tentativo di difendere il figlio. La donna è stata arrestata per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio si inserisce in un quadro di forte tensione che da mesi interessa l’istituto, già teatro di un’altra grave vicenda nei giorni scorsi, quando un’assistente dei servizi sociali era stata aggredita davanti alla scuola. Indagini in corso da parte dell’Arma per ricostruire la dinamica completa dei fatti.
‘Lista stupri’ al liceo Giulio Cesare di Roma, Valditara: “Sanzionare duramente”
AGI – I nomi e i cognomi di nove ragazze vergati con un pennarello su una parete di un bagno maschile del liceo romano Giulio Cesare, nel quartiere Trieste, con a fianco la scritta: “lista stupri”. Un elenco “abominevole” e “raccapricciante”, come affermano diversi esponenti politici nel condannare la lista ‘choc’ comparsa nei giorni scorsi dentro la scuola.
Primo fra tutti il ministro dell’Istruzione Valditara che ora chiede indagini e sanzioni. La vicenda era stata denunciata, giovedì scorso, dal collettivo “Zero Alibi”, due giorni dopo la celebrazione della Giornata internazionale contro la violenza contro le donne.
Valditara, “ora dure sanzioni”
“Un fatto grave che va indagato e sanzionato duramente. Con le nuove norme la scuola ha tutti gli elementi per procedere”, dichiara il ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara.
La preside, “sostegno alle studentesse”
“Ottusi graffiti vandalici”, li definisce la dirigente scolastica, Paola Senesi nel ribadire “fortemente la condanna nei confronti di qualsivoglia stereotipo e violenza di genere sia essa fisica, verbale, psicologica o digitale”. “Al pieno sostegno nei confronti delle attività formative che docenti e studenti vorranno mettere in atto per far emergere ancora una volta il bel volto della scuola in cui ogni forma di violenza viene bandita, si uniscono il sostegno e l’affettuosa solidarietà nei confronti delle studentesse e degli studenti coinvolti in questa scriteriata esternazione”, afferma la preside del liceo romano.
Intanto Valditara assicura che saranno avviate verifiche sull’andamento, all’interno del liceo, dei “corsi di educazione al rispetto della donna e di educazione alle relazioni previsti per la prima volta obbligatoriamente dalle nuove Linee guida sulla educazione civica e che lo scorso anno hanno dato risultati molto importanti nella gran parte delle scuole superiori italiane“. “Il rispetto è un valore imprescindibile. Nella scuola italiana non vi è spazio per la violenza e la discriminazione”, avverte il ministro.
La denuncia del collettivo Zero Alibi
Il caso era stato segnalato, sui social, dal collettivo “Zero Alibi”. “Nella nostra scuola nel bagno dei maschi del secondo piano è comparsa una scritta aberrante: ‘Lista stupri’ e a seguire una serie di nomi di studentesse. Un muro – sottolinea il collettivo – può essere cancellato, ma la cultura alla base del messaggio no, va combattuta. Questo gesto oltre a essere di una gravità inconcepibile, dimostra la società patriarcale in cui ancora oggi tutti noi viviamo. Usare la violenza sessuale come arma, come minaccia o scherno, significa alimentare ed essere parte attiva della stessa cultura che ogni giorno uccide, ferisce, opprime, umilia e zittisce le donne. Significa sentirsi autorizzati a trattare i corpi femminili come oggetti, come bersagli, come componenti di una lista. E questo è intollerabile”.
La condanna bipartisan della politica
La vicenda raccoglie la condanna bipartisan della politica, dal Pd alla Lega. “Non è una bravata: è l’ennesima manifestazione di una cultura patriarcale che considera i corpi delle donne oggetti da insultare, intimidire, controllare. È un atto di violenza pura”, affermano Irene Manzi e Cecilia D’Elia, capigruppo del Pd in commissione istruzione della Camera e del Senato.
“È a dir poco raccapricciante quello che è avvenuto all’interno del Liceo Giulio Cesare di Roma”, dice la deputata della Lega Giovanna Miele. “Quello che leggiamo è qualcosa di abominevole che purtroppo dimostra come ci sia poca consapevolezza e troppa leggerezza quando si parla di un reato orribile come lo stupro, una violenza che lascia segni indelebili sul corpo e nella mente di una donna”, conclude la componente leghista della Commissione Cultura, scienza e istruzione.
Tre minori in giro con coltello e manganello: fermati su uno scooter senza patente a Napoli

Uno sfollagente ed un coltello a serramanico recuperati da tre minori: erano tutti a bordo di uno scooter senza casco. Il guidatore non aveva neppure la patente.
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Da Napoli la truffa del finto maresciallo agli anziani di tutta Italia: 400mila euro il bottino

Almeno 15 colpi in tutto il Nord e Centro Italia, 400mila euro il bottino: il gruppo aveva la sua base a Forcella, a Napoli, con a capo un 32enne del posto.
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Terremoto nella Ternana Calcio, la famiglia Rizzo pronta a lasciare
AGI – È in corso un terremoto alla Ternana Calcio, oggi in Serie C ma con un recente passato in Serie B e diversi derby al “veleno” con i cugini del Perugia. Nelle scorse ore la famiglia Rizzo ha ribadito la possibilità di lasciare il club e di abbandonare il progetto stadio-clinica.
“La Ternana, nell’assoluto rispetto della città, della tifoseria e di se stessa – si legge in una nota affidata all’avvocato Manlio Morcella – si trova costretta a fornire un ulteriore e, se non sollecitata, si augura ultimo, intervento chiarificatore sul tema stadio-clinica“.
La famiglia Rizzo sta riesaminando, e facendo riesaminare in radice, le attestazioni di una società di revisione sulle cui indicazioni si era spinta all’ingresso nella Ternana Calcio – prosegue la nota –. L’esito dell’accertamento in corso sarà comunicato ai precedenti proprietari del club. Dal confronto che ne scaturirà dipenderà l’impegno o il disimpegno della famiglia Rizzo, entrata con slancio nell’iniziativa ma con intendimenti e con un ruolo di irrinunciabile indipendenza.
Se l’esito di tale confronto sarà positivo, la rimarcata autonomia verrà dimostrata su un duplice piano – aggiunge l’avvocato –: con l’avvio di interlocuzioni con le istituzioni e con una profonda rivisitazione strutturale della società calcistica. Se invece il confronto dovesse risolversi negativamente, la famiglia Rizzo illustrerà pubblicamente le ragioni dell’uscita di scena dal progetto stadio/clinica.
Gli accertamenti sui finanziamenti e la Ternana
La vicenda è legata, in parte, anche agli accertamenti delle forze dell’ordine, coordinati dai pm di Roma, sui finanziamenti al mondo del cinema – finiti sotto i riflettori dopo l’omicidio di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, uccise da Francis Kaufmann, per cui due giorni fa la procura ha chiesto il giudizio immediato – e che, si ipotizza, potrebbero essere stati utilizzati per finalità diverse dai film. Da qui sono partiti gli investigatori, che ora stanno vagliando varie vicende. Una ruota proprio attorno alla Ternana che, prima dei Rizzo, era di proprietà di Nicola Guida, fondatore della Pharmaguida, azienda nata nel dicembre del 2004 che opera nel settore farmaceutico in Italia e all’estero.
Il giro di soldi e le sponsorizzazioni
Tra i “finanziamenti” sotto la lente degli inquirenti compaiono diverse migliaia di euro per sponsorizzazioni della società calcistica, contabilizzate dalla Crick Crock (e mai versate alla squadra) quando al timone dell’azienda c’era Antonio Scaramuzzino. A questi si aggiunge una fattura da 25 mila euro emessa dalla società Sirius sempre dello stesso imprenditore – vicino ad Alessandro Di Paolo che ha “aiutato” l’Ancona Calcio attraverso la Romana Film –, il 27 settembre 2023 nei confronti della squadra di Terni, con oggetto ufficiale “attività di consulenza per ricerca sponsor“.
Un giro di soldi su cui sono in corso accertamenti. I rapporti tra Scaramuzzino e Di Paolo sono buoni e la passione dell’imprenditore, ex della Isoardi, per il calcio è cosa nota. In passato, infatti, la famiglia – e in particolare il padre Roberto – aveva finanziato l’Ostiamare (oggi di proprietà del tecnico del Genoa ed ex bandiera della Roma Daniele De Rossi).
E anche sul litorale compare un finanziamento della Crick Crock di Scaramuzzino, coincidenze sulle quali gli inquirenti vogliono però vederci chiaro.
Di Roberto Di Paolo, a Ostia e non solo, si parla ancora. Conosciuto come “un presidente appassionato e vulcanico”, lo ricorda così Federico Orlando, ex dipendente dell’Ostiamare.
Lista stupri al Liceo Giulio Cesare di Roma, il ministro Valditara: “Fatto grave che va sanzionato duramente”

Il ministro Valditara ha condannato i fatti accaduti al Liceo Giulio Cesare di Roma, dove ignoti hanno scritto una lista stupri con i nomi di studentesse.
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Dipendenti costretti a regalare la spesa ad una 23enne: “Altrimenti vi faccio spaccare l’auto”

La donna, 23 anni e residente nel campo rom di via Carrafiello, non esitava a minacciare i dipendenti anche davanti ai propri figli di 11 e 8 anni: arrestata.
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Sequestrate 11 tonnellate di sigarette in una fabbrica clandestina a Brindisi
AGI – Una fabbrica clandestina di sigarette dotata di tutte le attrezzature e i macchinari necessari a una produzione su larga scala. È la scoperta fatta nel territorio della provincia dai finanzieri del Comando provinciale di Brindisi che all’interno della struttura in stato di apparente abbandono hanno trovato sequestrato 11,7 tonnellate di sigarette già confezionate in pacchetti, 4,2 tonnellate di tabacco trinciato, 36 bancali di precursori per la fabbricazione delle sigarette fra cui filtri, cartine, pacchetti con marchio Marlboro contraffatto e scatole per il confezionamento. Sequestrati anche gli 8 macchinari che, assemblati in linea di montaggio, consentivano di fabbricare le sigarette.
Il blitz della guardia di finanza: 10 arresti
Al momento del blitz all’interno dell’opificio, impegnati nelle attività di produzione, sono stati sorpresi ed arrestati 10 lavoratori stranieri: in altri locali della struttura erano stati ricavati alloggi di fortuna dove alloggiavano in condizioni precarie.
I finanzieri brindisini sono giunti all’individuazione della struttura clandestina a partire da un sequestro di oltre una tonnellata di sigarette effettuato il mese scorso in Puglia.
Le sigarette sequestrate, immesse sul mercato, avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione europea in termini di accise e di Iva evasa pari a circa 3 milioni di euro. La capacità produttiva dell’impianto e il numero di addetti consentono di stimare che, nell’arco di un anno, si sarebbe verificato un danno alle finanze pubbliche di almeno 80 milioni di euro.
L’operazione “Jaddico”
L’operazione è stata denominata “Jaddico”, in onore e memoria del vicebrigadiere Alberto De Falco e del finanziere scelto Antonio Sottile, morti in servizio in contrada Jaddico di Brindisi la notte del 23 febbraio 2000 mentre tentavano di fermare una autocolonna di blindati contrabbandieri.
Assalto Pro-Pal alla redazione de ‘La Stampa’, la solidarietà di Mattarella e Meloni. Indi…
AGI – Blitz ieri alla sede de ‘La Stampa’ a Torino da parte di attivisti Pro-Pal. Il fatto è accaduto nelle prime ore del pomeriggio durante la giornata di sciopero generale che ha portato in strada circa duemila persone a Torino.
La Digos di Torino ha identificato 34 persone per l’assalto. Gli inquirenti hanno visionato i filmati delle videocamere di sorveglianza e proceduto all’identificazione degli attivisti, alcuni dei quali, da quanto si apprende, sarebbero vicini a centri sociali e collettivi studenteschi cittadini.
Prima un lancio di letame contro i cancelli e le scritte sui muri, poi, forzando un’entrata secondaria, l’irruzione all’interno della redazione, gridando “giornalista terrorista, sei il primo della lista”.
“Free Shahin” la scritta sullo striscione retto dai manifestanti davanti all’ingresso principale. Poche ore prima, la convalida di trattenimento, da parte della Corte d’Appello di Torino di Mohamed Shahin, 47 anni, iman della moschea torinese destinatario di un provvedimento di espulsione.
Al momento del blitz degli attivisti Pro Pal la redazione era vuota per l’adesione dei giornalisti alla giornata di sciopero proclamata dalla Fnsi per il mancato rinnovo del contratto di lavoro.
La condanna del Comitato di Redazione de ‘La Stampa’ è netta: “Hanno invaso la redazione, imbrattato i muri con scritte e buttato all’aria libri e carte preziose che usiamo quotidianamente per il nostro lavoro. Un violento attacco al nostro giornale e all’informazione tutta”.
Solidarietà e condanna bipartisan delle Istituzioni e della politica per l’assalto di ieri. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto pervenire al direttore Andrea Malaguti e alla redazione de La Stampa la sua solidarietà, unita alla ferma condanna della violenta irruzione nella sede del quotidiano.
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al direttore del quotidiano per esprimere a lui e a tutti i giornalisti della testata la solidarietà per ciò che è accaduto. Per Meloni quanto accaduto rappresenta “un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna, ribadendo che la libertà di stampa e informazione è un bene prezioso da difendere e tutelare ogni giorno”.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha espresso solidarietà e condanna per “l’inqualificabile episodio dell’irruzione avvenuta nella sede del quotidiano torinese al termine di una manifestazione. Un atto grave e inaccettabile, ogni sede di giornale è presidio di libertà e democrazia”.
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha condannato “con fermezza l’azione e le parole violente rivolte ai giornalisti, a cui va la mia vicinanza“.
Anche l’Associazione Stampa Parlamentare esprime “piena solidarietà al direttore del quotidiano La Stampa Andrea Malaguti, ai colleghi giornalisti e a tutti i dipendenti del giornale dopo la gravissima irruzione nella redazione centrale. I giornali sono presidi di democrazia, la libertà di stampa deve essere tutelata con ogni mezzo”.
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Perché ci mobilitiamo solo per le vittime di violenza giovani
AGI – Una recente ricerca dice che nell’80% dei femminicidi i giornali pubblicano le foto delle vittime, e la percentuale sale se le vittime hanno un’età compresa tra i 14 e i 35 anni (si arriva al 97% dei casi…), per poi scendere al 74% quando le vittime hanno più di 36 anni e arriva a dimezzarsi, 39 per cento, se le stesse sono over 65. Quasi fosse una legge di mercato, tra domanda e offerta di immagini, ovvero di curiosità o addirittura pruderie.
Il pesante dato di quell’80% è nel rapporto presentato oggi dall’Osservatorio STEP nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la sala Walter Tobagi nella sede della Fnsi e dal titolo “I media raccontano la violenza sulle donne, parole immagini contro stereotipi e pregiudizi” in occasione della settimana contro le violenze sulle donne, o contro la violenza di genere.
Cos’è l’Osservatorio STEP
L’Osservatorio STEP è una struttura nazionale e indipendente sulla rappresentazione sociale della violenza maschile sulle donne nel racconto dei media e sul Manifesto di Venezia e nasce da un accordo di collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’Università La Sapienza e le Commissioni Pari Opportunità (CPO) della Fnsi, del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dell’Usigrai, di GIULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome) e il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Imprese dell’Università della Tuscia.
La narrazione stereotipata nei media
La pubblicazione delle foto in quella successione anagrafica (delle vittime) porta – è stato rilevato – al rischio concreto negli organi di informazione di “cadere ancora una volta in una narrazione stereotipata che attribuisce la causa della morte (ovvero lo scatenarsi dell’omicida, ndr) alla giovinezza e alla bellezza delle vittime, ed anche al loro potere seduttivo o erotico visto in base alle pose fotografiche. Spesso è capitato di sentire infatti anche in persone ‘normalmente’ razionali commenti – vedendo le foto delle vittime – del tipo “ma hai visto com’era vestita, come si atteggiava?”, e ingenerando così un circolo vizioso anche nei media.
Il “no” delle donne e il cambiamento culturale
L’Osservatorio STEP sottolinea nella sua ricerca che sui “no” delle donne, anche quelle che sono poco più che bambine, viene messa spesso una pietra tombale da giovani uomini che non sanno riconoscere la libertà dell’altra. E questo – dice l’Osservatorio STEP – “fatica ad emergere nei media, nella scelta delle parole e delle immagini, e, invece, è la svolta indispensabile per attivare cambiamenti culturali, tanto più necessari quando la violenza, nelle sue diverse forme, ha per vittime giovani donne e minori.”
Migliaia di donne evitano la chemio grazie a test genomici
AGI – La medicina di precisione entra sempre più nella pratica clinica e cambia il percorso di cura delle pazienti con tumore al seno ormono-responsivo, che rappresentano oltre il 70% di tutti i casi. Grazie ai test genomici, come Oncotype Dx, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi può essere curata in sicurezza con la sola ormonoterapia.
Questo esame, che analizza l’attività di 21 geni del tumore, ha già permesso di ridurre l’uso della chemioterapia, migliorando la qualità di vita di migliaia di donne, senza pregiudicare l’esito del trattamento. Gli esperti del Policlinico Gemelli chiedono ora che il test venga garantito in tutte le Regioni e inserito nei LEA, mentre nuovi studi puntano a estenderne l’uso anche prima dell’intervento chirurgico. Il punto in un convegno organizzato da Gianluca Franceschini e da Alessandra Fabi.
Terapie precise e personalizzate
La terapia dei tumori diventa di giorno in giorno sempre più precisa e personalizzata. Grazie anche all’arrivo nella pratica clinica di test innovativi, in grado di orientare il medico verso il trattamento più efficace per il singolo paziente. Un paradigma che si applica anche ai tumori del seno. Dei circa 56.000 nuovi casi che si registrano ogni anno in Italia, il 65-75% sono definiti ‘ormono-responsivi‘; le cellule tumorali cioè espongono i recettori per gli estrogeni, che rappresentano un importante bersaglio terapeutico. Per queste pazienti, una delle novità più importanti degli ultimi vent’anni in termini di medicina di precisione, è rappresentata dall’arrivo dei test genomici, che aiutano a personalizzare il loro percorso di cura, dopo l’intervento chirurgico. Non tutte avranno infatti bisogno della chemioterapia; molte di loro possono essere trattate in sicurezza con la sola ormonoterapia.
Come funzionano i test genomici
“Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore, il trattamento più idoneo, dopo l’intervento chirurgico è la chemioterapia – spiega Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile della Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS; al contrario, in quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo con l’ormonoterapia. Tra queste due categorie di pazienti, ce n’è una terza, che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con un tumore invasivo in stadio precoce (stadio I, II o IIIa), ormono-sensibile ed HER2 negativo, senza coinvolgimento dei linfonodi o al massimo con fino a tre linfonodi interessati (in caso di donne in menopausa). In queste donne, il test genomico aiuta il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la scelta terapeutica tra la semplice ormonoterapia o la chemioterapia seguita dall’ormonoterapia”.
Oncotype Dx: efficacia e risparmio
Il test genomico più utilizzato, l’Oncotype Dx, si effettua su un campione di tessuto tumorale prelevato durante l’intervento chirurgico e analizza l’espressione di 21 geni, che valutano caratteristiche di aggressività e il grado di ormono-responsività del tumore. “L’applicazione di questo test – spiega la professoressa Fabi – ha consentito di ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in questo gruppo di pazienti (cioè di risparmiarla a circa 6.000 pazienti l’anno); si tratta di due pazienti su 3 in postmenopausa con neoplasia della mammella operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa. Poter evitare la chemioterapia significa ridurre la tossicità dei trattamenti, migliorare la qualità di vita delle pazienti, senza pregiudicare la loro efficacia; ma anche ridurre costi diretti e indiretti del Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo calcolato che il test andrebbe offerto ogni anno a circa 13 mila pazienti che rispondono alle caratteristiche di eleggibilità”.
Accesso e prospettive future del test Oncotype Dx
In Italia nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20 milioni di euro per poter offrire questo test a circa 10.000 pazienti l’anno. Alcune Regioni (come Lazio, Lombardia e Campania) hanno utilizzato il test disponibile, ma in altre Regioni l’utilizzo del test è rimasto solo marginale. “Il nostro augurio – afferma Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è che Oncotype Dx possa essere inserito presto nei LEA per garantirne l’utilizzo anche in futuro in tutto il territorio nazionale. Sono inoltre in corso studi osservazionali per meglio definire in sottogruppi di popolazione, come per esempio le pazienti giovani, il miglior trattamento anti-ormonale dopo il test, oppure per valutare l’impiego di Oncotype Dx in fase pre-operatoria; da questi studi, che si stanno definendo nel loro disegno e che ne vede alcuni già attivi anche nell’ambito del gruppo GIM (Gruppo Italiano Mammella), ci aspettiamo di ricevere ulteriori indicazioni. Potrebbe derivarne ad esempio l’indicazione che, in alcune pazienti, sarà possibile risparmiare anche la chemioterapia neoadiuvante (cioè prima dell’intervento chirurgico) perché sarebbe sufficiente sottoporle ad ormonoterapia con farmaci di ultima generazione, prima dell’intervento”.
Capannelle a fine corsa? Il futuro dell’ippica romana è appeso a un filo
AGI – All’Ippodromo di Capannelle si vive con il fiato sospeso e non per azzeccare un vincente o un piazzato. Da giorni è partita la lettera di licenziamento collettivo per i 29 dipendenti a tempo indeterminato. La società Hippogroup che l’anno scorso con una delibera comunale ha gestito l’impianto di Via Appia Nuova in “qualità di custode”, è pronta a riconsegnare le chiavi a partire dal 1 gennaio 2026.
Nella struttura risalente al 1884, che spazia su una superficie di oltre 140 ettari, vivono stabilmente 500 cavalli. Questo vuol dire che intorno a questa attività c’è un indotto di circa 800/1000 persone che resterebbero senza lavoro dalla chiusura delle attività, oltre ai circa 100 lavoratori stagionali. Senza contare, e Roma ha l’esempio di Tor di Valle sotto gli occhi, che un impianto di questo tipo una volta chiuso è destinato all’ammaloramento e al degrado. Un impianto entrato nella storia dell’ippica anche grazie ai suoi ospiti illustri come la Regina Elisabetta II e il marito, il Principe Filippo di Edimburgo, l’ex presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, il regista Luchino Visconti che dagli spalti, muniti di binocolo, osservavano le gare dei cavalli, ora rischia di scomparire.
In questi mesi, il comune di Roma, avrebbe dovuto trovare un nuovo affidatario per garantire la continuità operativa dell’ippodromo. L’anno scorso un bando è andato deserto. Ora sono in corso le conferenze di servizi relative ad alcuni progetti pervenuti a seguito di una manifestazione di interesse del 2024. Tuttavia, è improbabile che tali procedure si svolgano e concludano entro la fine dell’anno. Lunedì 1 dicembre, i sindacati e gli operatori del settore sono stati convocati al Comune di Roma, dove incontreranno l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato, che ha sulla scrivania i dossier degli impianti.
A pesare come un macigno sul destino di Capannelle è anche l’ulteriore taglio dei fondi ministeriali che quest’anno hanno sottratto alla struttura circa 900 mila euro, e che renderanno ulteriormente complicata la gestione di chi arriverà. Per questo i sindacati chiedono che il tavolo comunale sia spostato al Masaf al fine di trovare una soluzione in grado non solo di salvaguardare i posti di lavoro, ma anche un’attività storica, in uno dei luoghi di riferimento, e simbolo, dell’ippica romana e nazionale.
Intanto, nella giornata del 26 novembre, Federippodromi e Unione Nazionale Ippodromi (UNI) hanno inviato una lettera al Masaf per chiedere di revocare il finanziamento a Roma Capitale di circa 626,411 euro per investimenti non fatti. Al centro della contestazione ci sono due gare pubblicate il 20 novembre scorso per l’acquisto delle gabbie di partenza del galoppo e delle autostart del trotto. “Come risulta evidente le procedure sono state rese pubbliche dopo il termine perentorio del 15 novembre 2025 (…) che imponeva la realizzazione, conclusione e pagamento dell’investimento entro tale data” si legge nella missiva.
La replica di Onorato, soluzione entro Natale
“Abbiamo pubblicato l’indagine di mercato per individuare gli operatori che potranno partecipare alla successiva procedura negoziata per gestire nel 2026 l’ippodromo delle Capannelle, in attesa che venga affidata la nuova concessione tramite la gara europea in corso”. Lo dichiara Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale.
“Le società in possesso dei requisiti richiesti dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare per la gestione delle gare di trotto e galoppo hanno tempo fino al 5 dicembre per manifestare il proprio interesse a partecipare alla successiva fase negoziata, che resterà aperta per ulteriori 10 giorni. L’obiettivo – conclude Onorato – è procedere con l’individuazione del gestore temporaneo prima di Natale. Garantiremo, come abbiamo fatto negli ultimi anni, la continuità sportiva e occupazionale dell’impianto”.
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Trovato il cadavere di un ragazzo di 21 anni sotto il ponte della tangenziale di Lodi: indaga la Questura

Il corpo senza vita di un 21enne è stato trovato nel tardo pomeriggio del 28 novembre sotto il ponte della tangenziale Est di Lodi. Gli agenti della Questura indagano per ricostruire quanto accaduto al ragazzo.
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Mette a disposizione camion per importare cocaina ed eroina dall’estero: arrestato imprenditore di 57 anni

Un 57enne di Verdellino (Bergamo) è tra i 24 arrestati dalla guardia di finanza di Brescia per un’inchiesta sul traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’imprenditore avrebbe messo a disposizione camion per trasportare la droga.
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