Archivi per la categoria ‘Cronaca’
Slot machine truccate per incassare tutte le giocate: guadagni da 25 milioni, tre arresti tra Napoli, Salerno e Foggia

L’indagine, condotta dalla Procura di Salerno, ha portato alla scoperta di una organizzazione dedita al gioco d’azzardo illegale: tre le persone arrestate tra Campania e Puglia; sequestro di beni per 4 milioni di euro.
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Moody’s migliora il rating della Regione Lazio: da Baa3 a Baa2
AGI – Moody’s ha annunciato un nuovo miglioramento del rating della Regione Lazio, che passa da Baa3 a Baa2 con outlook stabile. È il secondo upgrade in pochi mesi e conferma la solidità del percorso intrapreso dall’Amministrazione regionale, sostenuto da una gestione più efficace del bilancio, della sanità e del debito.
L’agenzia riconosce un andamento operativo solido, entrate stabili, una struttura del debito più snella e un’elevata probabilità di supporto statale in caso di necessità. Il nuovo giudizio accresce la reputazione del Lazio e ne rafforza la posizione come istituzione affidabile nel panorama nazionale e internazionale.
“Questo upgrade conferma in modo chiaro gli effetti del lavoro avviato fin dall’inizio della legislatura. Abbiamo fatto scelte nette, puntato sulla responsabilità e riportato ordine in settori che per anni hanno pesato sui conti regionali. Il riconoscimento di Moody’s non riguarda solo la dimensione finanziaria, ma parla anche del Lazio come istituzione che oggi si presenta con maggiore credibilità sul piano internazionale. È un risultato che rafforza la fiducia degli investitori e dimostra che la nostra Regione sta tornando un punto di riferimento affidabile”, dichiara il presidente Francesco Rocca.
“Il secondo upgrade in tre anni del rating della Regione Lazio premia i nostri sforzi. Abbiamo lavorato per ridurre un debito mostruoso ed investito senza crearne di nuovo. Abbiamo reso più efficiente la spesa e, soprattutto, stiamo restituendo credibilità alla Regione Lazio. Infatti, questo processo virtuoso non è solo tecnico, ma ha un impatto diretto sulla reputazione del Lazio. Nel momento in cui Moody’s riconosce che la gestione finanziaria è solida e orientata al futuro, cambia il paradigma con cui la Regione Lazio viene percepita nel mondo imprenditoriale, istituzionale e sui mercati. Un decisivo passo avanti per restituire attrattività e competitività, che si tradurranno in più investimenti, più opportunità per imprese, più lavoro per i giovani e più ricchezza per i cittadini”, afferma l’assessore al Bilancio, Giancarlo Righini.
“Il nuovo upgrade di Moody’s rappresenta un traguardo storico per la Regione Lazio: il passaggio a Baa2 con outlook stabile non è soltanto un dato tecnico importante, ma la conferma concreta della credibilita’ recuperata e della solidita’ del percorso avviato in questi due anni e mezzo dalla Giunta Rocca. E’ un risultato che premia una gestione rigorosa e lungimirante del bilancio regionale e che rafforza in modo significativo la reputazione del Lazio sul piano nazionale e internazionale”. Lo ha dichiarato la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli.
“Questo riconoscimento è frutto dell’impegno costante dell’assessore Giancarlo Righini, che con competenza, determinazione e serietà ha contribuito in maniera decisiva a questo cambio di passo – ha aggiunto – a lui vanno i miei complimenti per un lavoro che oggi produce effetti tangibili e che apre nuove opportunità per cittadini, imprese e istituzioni del territorio. Un rating più forte significa anche maggiore capacita’ di attrarre risorse e investimenti: un vantaggio fondamentale che ci consentira’ di promuovere progetti importanti per lo sviluppo del territorio e per la crescita delle nostre imprese”.
Attacco hacker a myCicero, colpiti UnicoCampania e Air Campania: cosa deve fare chi ha comprato biglietti e abbonamenti

La comunicazione di Unico Campania e Air Campania: “Sottratti dati agli utenti”. Colpite le app Unico Campania e MooneyGo. I consigli su cosa fare.
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Grida al padre “se non mi aiutate accoltello qualcuno” e ferisce una donna in cortile: 28enne arrestato a Milano

Un 28enne è stato arrestato a Milano per aver ferito con un coltello una passante. Il giovane poco prima aveva litigato con il padre e gli aveva detto: “Se non mi aiutate accoltello qualcuno”.
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Bimba di due anni chiude dito nella porta all’asilo e perde la falange: indagano i carabinieri

Bimba di 2 anni perde porzione di falange mentre è a scuola. L’incidente a Maiori. Indagano i carabinieri.
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Torna il caro voli a Natale. Tornare al sud è un salasso
AGI – “Ogni anno, puntuale come un rituale che nessuno vuole affrontare davvero, assistiamo allo stesso paradosso: per un giovane siracusano che studia o lavora al Nord, tornare a casa a Natale costa più che volare all’estero. È un fatto. È scritto nero su bianco nelle ricerche, negli articoli, nelle esperienze di migliaia di famiglie. E soprattutto è un’ingiustizia”. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, interviene sul tema del caro-voli e della continuità territoriale, dopo le analisi che mostrano come, durante il periodo natalizio, un volo per la Sicilia o la Calabria possa costare fino al triplo rispetto a un collegamento con scalo in una capitale straniera.
“Si parla moltissimo di inclusione, di un Paese che non lascia indietro nessuno, di giovani che devono avere le stesse opportunità da Nord a Sud; si parla moltissimo anche di quanto sia in crisi l’istituzione famiglia. Ma poi nei fatti permettiamo che la mobilità diventi un lusso e consentiamo che tantissimi giovani (e anche tanti non più giovani) trascorrano le festività più intime lontano dai loro cari. Chi può permetterselo vola diretto. Gli altri si arrangiano: Varsavia, Cracovia, Malta, ore e ore in aeroporti stranieri pur di risparmiare cento euro oppure decidono di rinunciare. È questa l’idea di uguaglianza che vogliamo trasmettere?”.
Il sindaco Italia ricorda che Siracusa è una delle città con la più alta percentuale di studenti universitari fuori sede: “Sono ragazzi e ragazze che rappresentano la parte migliore di questa comunità. Chiediamo loro di formarsi, di crescere, di tornare. Ma poi permettiamo che tornare a casa diventi un costo proibitivo. Che messaggio stiamo dando a questa generazione? Come possiamo parlare di “continuità territoriale” quando la continuità è lasciata alla legge del mercato e non ai diritti dei cittadini, oltre a non essere contemplata dalle politiche statali? Il bonus della Regione è certamente un’iniziativa condivisa ma a oggi non è strutturale e dovrebbe diventarlo perché si va avanti di proroga in proroga”.
Italia sottolinea che la questione non riguarda soltanto Siracusa: “è un problema strutturale che coinvolge tutto il Sud e che richiede un intervento serio e coordinato: Governo, Enac, Autorità di regolazione, Regione. Nessuno può più far finta di nulla. I collegamenti non sono un bene opzionale: sono un diritto essenziale per studenti, lavoratori, famiglie, imprese, turisti”. Il sindaco di Siracusa conclude: “Il Paese reale ci dice che le distanze non sono soltanto geografiche: sono economiche e sociali. E finché non affronteremo questo nodo, parlare di inclusione sarà solo retorica. Siracusa aggiunge la sua voce a quella di migliaia di giovani e famiglie: chiediamo equità, chiediamo rispetto, chiediamo che il Sud non debba pagare un pedaggio ogni volta che vuole tornare a casa”.
Il Pd presenta un’interrogazione al ministero
“Il ‘pacco’ di Natale per migliaia di giovani meridionali fuorisede, sarà il costo del biglietto aereo o del treno per tornare a casa durante le festività. Esattamente come lo scorso anno, infatti, i costi del trasporto verso il sud schizzano alle stelle. Si vive addirittura il paradosso che sia più conveniente fare scalo in una meta estera che prendere un volo diretto verso Napoli, Bari o Palermo. Tornare dai propri familiari è diventata una vera e propria questione di classe. Dinanzi a tutto questo, abbiamo depositato una interrogazione parlamentare al ministro Salvini per chiedere con forza al governo di porre subito fine a questa forma speculativa messa in atto dalle compagnie di mobilità e ripristinare piena trasparenza nella dinamica dei prezzi. Il Pd farà tutto quello che è nelle sue possibilità affinché non vengano penalizzati i cittadini solo per voler trascorrere le festività con i propri cari, perché quanto si sta verificando è inaccettabile”, dice il deputato del Pd Marco Sarracino.
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Gli scatti inediti di Sempio davanti casa Poggi il giorno dell’omicidio di Chiara
AGI – La fotografa pavese che immortalò Andrea Sempio alle 15:53 del 13 agosto 2007 davanti alla villetta di Garlasco dove venne uccisa Chiara Poggi ha consegnato ai carabinieri di via Moscova, a Milano, le immagini finora inedite.
La ragazza, fidanzata di Alberto Stasi che molti anni dopo sarà condannato all’ergastolo per l’omicidio, era stata uccisa poche ore prima, in mattinata. Gli scatti confermano il racconto dell’indagato nella nuova inchiesta pavese che, sentito dai carabinieri, mise a verbale nell’ottobre 2008 che quel giorno passò due volte da solo e una col padre davanti alla casa.
In un’occasione domandò a una cronista dal finestrino della sua auto il perché ci fosse così tanta gente davanti alla casa e lei rispose: “Hanno ammazzato una ragazza”. Oltre 18 anni dopo, è lui sul banco dell’accusa per quel delitto. Le immagini diffuse dal canale ‘Bugalalla crime’ della youtuber Francesca Bugamelli lo mostrano vestito di scuro e con una lunga chioma castana.
L’avvocato Cataliotti fa appello a possibili testimoni
Le fotografie rafforzano la credibilità del suo racconto. È il senso della dichiarazione dell’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, che auspica un “analogo riscontro” a supporto dello scontrino del parcheggio ‘alibi’ dell’indagato. “Le immagini recentemente divulgate dai media di Andrea Sempio- afferma il legale – che, il giorno dell’efferato crimine, nel pomeriggio, alcune ore dopo il delitto, passa nella strada prospiciente alla villetta di via Pascoli, non sono null’altro che la conferma della sua versione che rese all’epoca, in epoca non sospetta, e che dunque trova banalmente conferma in quelle foto”. Ma Cataliotti si spinge oltre. “Sarebbe eccezionale che analogo riscontro venisse dato, e questo è un auspicio se non un appello che rivolgo, circa il tragitto svolto alla mattina dal ragazzo per andare al parcheggio, laddove ha digitato, pagato e ottenuto lo scontrino per la propria auto”.
La camorra dei messaggeri: l’inchiesta Malachim svela relazioni e alleanze del clan Licciardi in tutta Napoli

Lo storico clan di Secondigliano aveva impiantato una fitta rete di alleanze con vari sodalizi criminali tra Napoli e provincia. Dal racket alle truffe telematiche fino alla gestione delle case popolari.
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Rolex, pistole, carte di credito e 200mila euro trovati nel Rione Salicelle di Afragola

I sequestri per lo più nell’appartamento dove vivono una donna e tre figli, pistole trovate nel sottoscala e in casa della compagna di una di loro.
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Trasferiti 44 detenuti dal carcere di Como dopo la rivolta del 13 novembre: cambia anche il direttore

Sono 44 i detenuti che nei giorni scorsi sono stati trasferiti dal carcere di Como dopo la rivolta del 13 novembre. Cambio anche ai vertici, con il direttore Fabrizio Rinaldi che è stato sostituito da Roberta Galati, già vicedirettrice a Monza.
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Quali sono i 288 Comuni sciolti per mafia in 34 anni
AGI – Dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 sono stati 402 gli scioglimenti di enti locali per infiltrazioni mafiose decisi dal Consiglio dei ministri e promulgati da decreti del presidente della Repubblica: in 34 anni di applicazione della normativa di riferimento, la media è di uno scioglimento al mese. È uno dei dati che emergono dal dossier di Avviso Pubblico ‘Il male in Comune’ presentato stamane nella sede della Fnsi.
Dopo un picco registrato nel primo triennio di applicazione della legge (1991-1993), con ben 76 scioglimenti, si registra oltre un decennio (1994-2004) con “soli” 61 provvedimenti dissolutori. Dopo un altro aumento registrato nel 2005 (13 decreti di scioglimento), la media torna a diminuire nei successivi sei anni (2006-2011) con 40 provvedimenti complessivi. Dal 2012 a oggi l’andamento si fa sostanzialmente più continuo, con due picchi – il 2012 e il triennio 2017-2019 –, in cui la media supera i 20 scioglimenti l’anno. I governi che hanno adottato il maggior numero di decreti di scioglimento, anche in relazione alla propria effettiva durata, sono stati il governo Gentiloni (38 decreti) e il governo Monti (36 decreti), entrambi esecutivi di fine legislatura e appoggiati da maggioranze trasversali.
Enti locali coinvolti e scioglimenti plurimi
I 402 scioglimenti in questione hanno coinvolto 294 enti locali (288 Comuni e 6 Aziende sanitarie provinciali). I due dati – scioglimenti decretati/enti locali coinvolti – non coincidono per effetto degli scioglimenti plurimi di uno stesso ente, ovvero quelle amministrazioni locali (complessivamente sono 83) che hanno subito due o più scioglimenti dal 1991 a oggi. Nel dettaglio: un ente locale è stato sciolto cinque volte (Marano di Napoli), 22 enti locali sono stati sciolti tre volte, 60 sono stati sciolti due volte e 211 sono stati sciolti una volta. Dal 2010 al 30 settembre scorso le archiviazioni sono state 59.
Annullamenti dei decreti e motivazioni legali
Se la maggioranza delle sentenze ha confermato le scelte in tema di scioglimento dell’amministrazione, ci sono casi (meno del 6% del totale) in cui Tar e Consiglio di Stato hanno disposto l’annullamento dei decreti di scioglimento. Tra le motivazioni principali che conducono i giudici ad annullare lo scioglimento spicca, anzitutto, la considerazione della mancata individuazione degli “elementi univoci, concreti e rilevanti” in grado di dimostrare il collegamento o condizionamento mafioso. I provvedimenti di annullamento dei giudici amministrativi sono stati complessivamente 24.
Concentrazione geografica degli scioglimenti
L’89% degli scioglimenti di enti locali decretati dal ’91 a oggi (360) si è verificato in Calabria, Campania e Sicilia. Percentuale che sale al 96% (386) se si considera anche la Puglia. I restanti 16 scioglimenti sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). Tredici le regioni complessivamente coinvolte, anche se le verifiche in Sardegna e Veneto si sono concluse con l’archiviazione. Trentaquattro le province coinvolte su tutto il territorio nazionale.
Province più colpite e dati demografici
In cinque province – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Dei 294 enti locali soggetti a scioglimento dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Aziende sanitarie provinciali. In base ai dati demografici forniti dall’Istat, risulta che il 72% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 aveva una popolazione residente inferiore ai 20mila abitanti, il 51% una popolazione residente inferiore ai 10mila abitanti e il 34% una popolazione residente inferiore ai 5mila abitanti. Appena il 9% dei 288 Comuni sciolti per mafia aveva una popolazione residente superiore ai 50mila abitanti al momento dello scioglimento.
Procura Antimafia: “Dal calcio al basket sempre più eversione nelle curve”
AGI – Violenze nelle curve, ma anche il recente attacco al pullman del Pistoia Basket fanno riflettere sulla presenza criminale anche sugli spalti. Ha provato a fare il punto sulla situazione Antonio Ardituro sostituto procuratore nazionale presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo intervenendo all’Università LUMSA in occasione del seminario “Le mafie nello sport. Lo sport contro le mafie” organizzato dalla cattedra di Diritto processuale penale per riflettere sulle mafie nello sport e sul ruolo dello sport contro le mafie.
Nelle curve sempre più eversione
“Vi do un altro input di riflessione che attiene non al tema delle mafie, ma delle organizzazioni criminali di matrice eversiva o terroristica, perché noi registriamo sempre più spesso che molte curve sono il luogo della crescita, del proliferare del proselitismo, dell’utilizzazione di alcuni pezzi dei gruppi ultrà per far crescere soprattutto ideologie suprematiste che legano le curve e i movimenti ultrà italiani a movimenti ultrà sovranazionali. La stragrande maggioranza delle curve si esprimono con simbolismi neofascisti e neonazisti, è facilissimo vedere riferimenti alle svastiche” ha detto agli studenti presenti.
“Che cosa possono fare le società? Io credo che ci siano delle cose che possono fare di più le società, delle cose che possono fare di più le istituzioni sportive, delle cose che possono fare di più le istituzioni nazionali. Le società innanzitutto devono dotarsi di meccanismi organizzativi che tengano lontani i tifosi ultrà dal rapporto con le società, con i calciatori, eccetera. È una cosa che si può fare. Per esempio, il meccanismo per cui si riservano tot abbonamenti ai gruppi ultra fuori dai meccanismi di vendita ordinaria, oppure per cui si riservano un tot di biglietti per la finale di Champions a determinate categorie di soggetti che fanno parte della curva, eccetera, eccetera, è un meccanismo criminogeno che aiuta un rapporto distorto tra queste organizzazioni e la società. Oppure meccanismi, come nell’indagine sull’Inter, dove se i biglietti non vengono dati, il capo ultrà alza il telefono, perché ne ha il numero, e chiama l’allenatore dell’Inter per chiedergli di intercedere con la società. È un meccanismo che non va bene, non si crea quel muro, quella barriera di distanza che ci deve essere tra la società”.
“Se tu fai l’abbonamento in curva e il posto che ti hanno assegnato è quello dove stanno i gruppi organizzati degli ultrà, tu la non ti puoi sedere. Questa roba qui nel codice penale, si chiama articolo 610: violenza privata. Io ho il biglietto, questo è il mio posto e non mi posso sedere perché tu mi dici che mi devo allontanare in un’altra parte della curva perché questo è il posto dove stanno gli ultrà. Come vedete c’è da fare molto, non è facile perché poi ci sono le reazioni, ma le società possono fare di più, le istituzioni sportive possono fare molto di più perché i regolamenti, perché le sanzioni quando accadono delle cose devono essere effettive e non devono essere perdoniste. – ha aggiunto Ardito – Il calcio non deve essere trattato dalle istituzioni nazionali solo come un problema di ordine pubblico. Noi siamo abituati a trattare lo stadio e l’evento sportivo solo come un problema di ordine pubblico, perché se io tratto l’evento sportivo come un problema di ordine pubblico e non come un problema innanzitutto di legalità, sono due cose diverse la legalità e l’ordine pubblico, affronto la questione soltanto con un obiettivo che non accadano scontri, che non accadano problemi, ma se per non far accadere problemi devo cedere la sovranità dello Stato ai gruppi ultrà sto facendo crescere la cultura del gruppo ultrà che controlla la curva, il territorio e che naturalmente se controlla un luogo così importante diventa obiettivo delle organizzazioni criminali che hanno interesse a mettere i loro avamposti in tutti questi punti”.
La criminalità organizzata infiltrata nelle tifoserie
“C’è un altro tema complesso, che interessa la serie A e la serie B, e che oggi rappresenta un grande problema per il quale il mio ufficio segue queste vicende, quello delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali camorristiche nelle tifoserie organizzate e del rapporto tra le tifoserie organizzate e le società di calcio, perché è un doppio livello che bisogna intercettare, che bisogna identificare e che rappresenta veramente il cuore del problema. Abbiamo esempi clamorosi, perché se io vi parlo di Juventus, di Inter, di Milan, di Roma, di Lazio, di Napoli, vi sto parlando del calcio che ci piace quello che vediamo alla domenica sportiva. È proprio questo nostro calcio, però ci ha presentato le infiltrazioni di ‘ndrangheta nelle tifoserie organizzate della Juventus; un processo di appena un anno fa, ha individuato infiltrazioni radicate ai livelli più alti della tifoseria organizzata del Milan e dell’Inter, che sono sfociate in regolamenti di conti con omicidi; le vicende di Diabolik della Lazio. Fenomeni che in passato hanno interessato la tifoseria organizzata del Napoli, di cui mi sono occupato direttamente”.
Gli “affari” intorno agli stadi
“Potremmo dire che tutto questo non c’entra con il calcio e le società, purtroppo non è così, perché c’è un rapporto tra le società di calcio e la tifoseria organizzata che molto spesso diventa malato e che consente – in questo c’entrano le società e anche le istituzioni sportive, i regolamenti, le norme che noi utilizziamo – di considerare le curve come un luogo extraterritoriale, dove non c’è la giurisdizione e non c’è il controllo da parte delle organizzazioni dello Stato, sportive, del calcio, delle società, per cui in curva tutto può accadere, le organizzazioni criminali possono controllare fenomeni grossi, perché parliamo di stadi importanti intorno ai quali girano affari: le aree parcheggio, la gestione degli stewart, la concessione dei biglietti e degli abbonamenti ai gruppi organizzati, cioè si crea un filo tra società e tifoserie organizzate che però non sono fatte di tifosi appassionati che cantano i cori e portano le bandiere, ma sono organizzazioni criminali che hanno delle infiltrazioni di carattere mafioso. È questo il cuore di un problema che, vi devo dire la verità, noi stentiamo a far comprendere nella sua rilevanza all’opinione pubblica, al mondo delle istituzioni sportive e forse anche al mondo delle istituzioni in generale. In questo momento, il mio ufficio con tre diverse procure della Repubblica ha ottenuto da tre diversi tribunali che si occupano di misure di prevenzione, provvedimenti di amministrazione giudiziaria di tre società di calcio professionistiche, due militano in serie C, sono il Crotone e il Foggia, una milita in serie B è la Juve Stabia. Il mio ufficio sta continuando a svolgere degli accertamenti anche sui fatti milanesi dell’Inter e del Milan. Ci troviamo di fronte a un fenomeno enorme, ma io sfido voi a sapere che qualcuno si è occupato dal punto di vista del dibattito pubblico di fatti così gravi che stanno accadendo”.
Calcio, ma anche basket
“Molti dei ragionamenti che io ho fatto sui gruppi ultrà e sulle infiltrazioni nel calcio, soprattutto quelli, per esempio, collegati ai movimenti più estremisti, oggi iniziamo a rivederli nel basket, un altro sport che ormai ha una sua tradizione in Italia, ha una sua diffusione, un suo radicamento. Anche nel basket il tempo, purtroppo già lo so, ci porterà su situazioni analoghe a quelle del calcio”.
A Catania una donna al vertice del clan Santapaola-Ercolano: arrestata Grazia Santapaola
AGI – Dalla fortezza di Cosa Nostra catanese emerge il ruolo di vertice di una donna dal cognome blasonato e che per la prima volta avrebbe dato prova del pieno esercizio del suo potere. È questo un fatto che ai piedi dell’Etna ha una evidenza rilevantissima.
Grazia Santapaola, arrestata dai carabinieri del Ros, è cugina del vertice storico della famiglia catanese, Benedetto Santapaola, e moglie di Salvatore Amato, già a capo del gruppo Ottantapalmi, attivo all’interno dei Santapaola-Ercolano. In base alle indagini coordinate dalla procura etnea, l’indagata per il reato di 416 bis, non avrebbe agito semplicemente come moglie e parente di vertici del gruppo criminale, ma avrebbe volutamente rivestito il ruolo di molto più di un’affiliata, esercitando il potere mafioso derivante dalla sua appartenenza alla ‘famiglia di sangue’.
Gestione diretta degli affari illegali
Innumerevoli gli episodi che la vedrebbero protagonista nel gestire direttamente gli affari illegali del gruppo mafioso il cui storico vertice resta il marito Turi Amato, al fine di garantire il sostentamento del clan e delle famiglie dei detenuti. In diverse circostanze sarebbe stata proprio Grazia Santapaola la figura autorevole, riconosciuta anche da altre cosche che si è occupata della gestione degli interessi nel centro storico della città (dove il gruppo Ottantapalmi trova la sua naturale collocazione) o della risoluzione di svariate criticità, come il contrasto che ci sarebbe stato con il clan Nardo dove la boss sarebbe intervenuta per la difesa del figlio di Francesco Santapaola, detto ‘Ciccio campetto’, già reggente della potente famiglia mafiosa e attualmente detenuto.
Conflitti e difesa dell’onore familiare
Dello stesso tenore l’episodio ricostruito dal Ros che avrebbe visto protagonista la stessa Santapaola in aperta contrapposizione con Christian Paternò, già al vertice del clan San Giovanni Galermo, in manette nell’operazione “Ombra”, responsabile secondo l’indagata di averle mancato di rispetto. Anche nel conflitto che, nel 2023, vide i Santapaola-Ercolano (in particolare il Gruppo della Stazione) contrapporsi al clan Cappello e che portò al fermo emesso dalla Dda catanese nell’operazione “Leonidi” del Comando provinciale dei carabinieri di Catania, emergerebbe che Grazia Santapaola si sarebbe mossa in difesa dell’onore della famiglia di sangue a seguito della mancanza di rispetto di alcuni esponenti del Gruppo della Stazione nei confronti di familiari.
Insomma, anche sulla base di elementi raccolti dalla Sezione Anticrimine di Catania nel corso di molteplici indagini – in ultimo il procedimento “Mercurio” la cui misura cautelare è stata eseguita a gennaio – l’indagata avrebbe travalicato il ruolo di secondo piano esercitato in passato, per diventare in prima persona portatrice degli interessi dell’associazione difendendone onore, potere e prestigio mafioso.
Il dominio clan Santapaola anche attraverso donne
Il clan Santapaola continua a esercitare un ruolo di comando anche attraverso le figure femminili, un tempo considerate marginali: è quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del Ros di Catania che hanno portato all’arresto di Grazia Santapaola. La donna non si sarebbe limitata a essere “moglie o parente” di boss, ma avrebbe avuto un ruolo attivo e decisionale dentro il clan. Grazia è cugina del famigerato capomafia Benedetto Santapaola, storico vertice del clan catanese, ed è sposata con Salvatore Amato – noto come “Turi Amato” – che per anni ha guidato il gruppo “Ottantapalmi”, parte dell’organizzazione criminale Santapaola-Ercolano. Le accuse sono pesanti: gli inquirenti sostengono che Grazia abbia gestito “direttamente gli affari illeciti del gruppo mafioso”, contribuendo al sostentamento del sodalizio e delle famiglie dei detenuti.
Secondo l’ordinanza, la donna sarebbe riconosciuta come “figura autorevole” non solo all’interno della sua famiglia, ma anche tra altri gruppi mafiosi un segnale chiaro del suo potere decisionale: da controversie con altri clan fino al controllo di attività illecite nel centro storico di Catania. Ricostruzione investigativa che rappresenta una svolta significativa: dimostra come, ancora oggi, le donne possano assumere ruoli di vertice nella criminalità organizzata, non solo come “mogli o madri”, ma come attive protagoniste nella gestione del potere mafioso. Un profilo inquietante – quello di Grazia Santapaola – che sfida stereotipi e mostra la rigidità gerarchica, ma anche la fluidità nel ripartire ruoli e responsabilità all’interno di un clan antico come quello dei Santapaola. La misura cautelare punta a indebolire un pezzo centrale dell’organizzazione che ancora oggi controlla parte del tessuto criminale di Catania.
Fugge dal campo nomadi legato e seminudo: “Volevano uccidermi”
AGI – Un ragazzo, dell’età apparente di 18 anni, è stato trovato scalzo, legato e seminudo in via Salviati, mentre cercava di allontanarsi dal campo nomadi dove ha raccontato di essere stato tenuto prigioniero. È accaduto questa notte alle 4. Sul posto le pattuglie di polizia locale dei gruppi Spe e IV Tiburtino.
Il giovane, che presentava polsi e caviglie legate da lacci e fascette autostringenti, ha chiesto aiuto agli agenti dichiarando di essere in pericolo di vita in quanto alcuni abitanti del campo, probabilmente gli stessi che lo avevano sequestrato, avevano intenzione di ucciderlo.
Sulle dinamiche della vicenda, sono in corso indagini da parte della Direzione Sicurezza Urbana. Al vaglio le immagini che potrebbero essere state riprese dalle telecamere dei limitrofi uffici della Questura di Roma.
Mani sulla sanità in Sicilia: 12 arresti per appalti truccati
AGI – Corruzione e turbativa in relazione a gare d’appalto in ambito sanitario del valore complessivo di oltre 200 milioni. Eseguite misure cautelari personali e reali nei confronti di 12 persone. In azione i finanzieri del Comando provinciale Palermo che hanno dato esecuzione all’ordinanza del gip, a seguito dei previsti interrogatori preventivi. Tutti gli indagati sono stati destinatari di misure interdittive e, tra questi, cinque sono stati sottoposti agli arresti domiciliari e uno all’obbligo di firma. Un professionista palermitano era il fulcro del sistema corruttivo accertato e già titolare di importanti incarichi pubblici.
Le attività investigative – condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sotto il coordinamento della procura – hanno consentito di far luce su casi di malaffare connessi all’indizione e alla gestione di gare d’appalto varate da alcune tra le principali strutture sanitarie regionali. Emerso il coinvolgimento di manager pubblici, imprenditori, professionisti e faccendieri tutti a vario titolo implicati nelle dinamiche di manipolazione delle procedure di aggiudicazione. In tale contesto, in più occasioni sarebbe stata accertata l’anticipazione dei documenti di gara, la condivisione di informazioni riservate concernenti le determinazioni delle stazioni appaltanti, nonché la materiale predisposizione dei capitolati e dei disciplinari tecnici con l’intervento diretto dei referenti delle imprese da avvantaggiare.
Ricostruiti accordi corruttivi che prevedevano l’elargizione di tangenti per centinaia di migliaia di euro, determinate nel loro importo in misura percentuale rispetto al valore delle commesse e, in molti casi, mascherate da fittizie prestazioni di consulenza. Monitorate e documentate dazioni di denaro contante, il cui ammontare complessivo, pari a 47.820 euro, è stato oggetto del sequestro preventivo disposto da gip. Più nel dettaglio, le tangenti, dissimulate nel corso delle conversazioni intercettate utilizzando un linguaggio criptico che faceva rimando alla consegna di generi alimentari, avrebbero visto quale destinatario il professionista palermitano.
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