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Archivio di gennaio 2012

Romney-Gingrich, è il giorno del giudizio

Oggi 31 gennaio in Florida e' il giorno del giudizio per Romney-Gingrich. Prima dell'apertura dei seggi, alle 7 ora di New York, erano gia' arrivate per posta o voto anticipato oltre 600mila schede con la preferenza espressa, sui due milioni di elettori attesi. Gli ultimi sondaggi sono tutti per Mitt, che per esempio distanzia Newt di 15 punti, dal 43% al 28%, nella rilevazione Reuters/Ipsos che ha chiuso di fatto la campagna lunedi' 30. Se effettivamente vince la tappa della Florida, l'ex governatore puo' perdere solo la nomination se gli scoppia qualche scandalo in mano. Lo Stato di Miami infatti e' molto importante, per vari motivi. E' il primo del sud con un numero cospicuo di votanti, e quindi una affermazione qui e' piu' significativa di quelle in Iowa (dove vinse Santorum), in New Hampshire (Romney) e in Sud Carolina (Gingrich). A questa primaria possono partecipare solo i Repubblicani registrati, quindi il vincitore e', piu' che altrove, l'espressione di cio' che pensa il partito in quanto struttura. In palio, in questa tornata, ci sono poi ben 50 delegati che andranno alla Convention d'agosto che si terra', oltretutto, proprio in Florida, e il regolamento elettorale locale prevede che chi vince prende tutto, non in proporzione ai voti raccolti.

Altra caratteristica della Florida e'che ci sono alte percentuali di ispanici e di anziani, e relativamente anche di ebrei: sono tre categorie influenti a livello nazionale e aggiudicarseli qui vuol dire essere ben messi anche negli Stati delle sfide a venire. Inutile dire, infine, che lo Stato di Miami, essendo tradizionalmente swing, ballerino, e premiando con un consistente numero di Grandi Elettori chi vince nell'election day, sara' decisivo quando si confronteranno a novembre Obama e lo sfidante del GOP. Nel 2000, con Bush e Al Gore, un pugno di voti diede la presidenza al repubblicano. Per tutte queste ragioni, pratiche e simboliche,  aggiudicarsi questo Stato per Romney e' come vincere la tappa del Gran Premio della Montagna al giro. La corsa, poi, e' in discesa. Anzitutto, oltre ad essere il candidato con le casse piu' ricche di cash (ha speso in spot 5 volte tanto Gingrich in Florida) , con la vittoria di Miami vedra' crescere il flusso dei finanziamenti, poiche' molti elettori facoltosi del GOP saranno sempre piu' inclini a salire sul carro del probabilissimo trionfatore. Ma, inoltre, Mitt ha dalla sua il calendario delle primarie di febbraio. Nevada (dove vivono molti mormoni),  Colorado, Minnesota sono tutti Stati in cui Romney vinse le primarie o i caucus gia' nel 2008, quando non era il favorito del lotto come oggi. Il caucus del Maine dovrebbe essere una passeggiata, e cosi' il Michigan, dove suo padre fu governatore apprezzato e che gia' diede a Mitt la vittoria quattro anni fa. Anche l'Arizona ha molti elettori mormoni, e inoltre sulla immigrazione, tema caldo in quello Stato di frontiera,  Mitt si e' posizionato piu' a destra di Gingrich. Fino al Super Martedi di inizio marzo, insomma, Romney potra' solo ampliare il vantaggio, e correra' solo il rischio di un dibattito TV, dove peraltro ha dimostrato di aver imparato a tenere testa a Gingrich dopo la sconfitta subita in Sud Carolina. Ora non resta che attendere lo spoglio e contare i voti veri dei floridiani.

di Glauco Maggi


Zanicchi "Il Pdl ha preferito le bellone a me" Guerra tra Iva e la compagnia delle Minetti

Iva Zanicchi contro il Pdl. Anzi, come emblematicamente titola Dagospia, contro Forza Gnocca. Perché l'ira della cantante-politica è tutta per Minetti, Matera & Compagnia bella: le deputate, eurodeputate e consigliere, cioè, che hanno fatto strada più per la loro avvenenza che per le loro abilità dialettico-amministrative. Per questo, la Zanicchi al partito non darà un euro. "Sono loro che mi devono un sacco di soldi, non io a loro - ha spiegato la popolare Iva a La zanzara, su Radio24 -. Non darò mai un soldo al Pdl. Mario Mantovani  (coordinatore lombardo del Pdl, ndr)  non ti do un euro. Preferisco darli in beneficenza". La rabbia viene da lontano. "In campagna elettorale non ho preteso nulla, ho fatto tutto con le mie forze. Sono stata coinvolta in un'azione legale per una questione di assegnamento di posti, mi sono difesa e mi è costata 64mila euro di spese legali per difendermi da Gargani, che poi ha vinto la causa. Il partito non mi ha dato un euro, quando finirò di pagare a rate a fine marzo i 64mila euro non darò comunque niente al Pdl ".

Iva contro le donne - "Altre donne del Pdl che stanno in Europa - continua la Zanicchi - hanno goduto di trattamenti di favore, lo sanno cani e porci. Non parlo solo di soldi ma anche di impegno politico, solo perché erano giovani. Comi, Ronzulli, Matera: il partito ha aiutato queste e mi hanno trascurato.  Almeno una telefonata dal partito, ti lasciano sempre e comunque sola".

L'amore per Silvio - Tutto questo però non incide sulla stima di Iva per Berlusconi: "Io lo amo. Il partito è partito, chi se ne frega del Pdl. Berlusconi può fare anche a meno del Pdl, potrebbe fare anche un altro partito che andrebbe bene lo stesso". Al Cav Iva è pronta a perdonare anche qualche scivolone, tipo le battute su Angela Merkel: "Non ha il culo grosso - aggiunge la Zanicchi -. Può avere il suo fascino, ha gli occhi azzurri: al mio paese se tu hai gli occhi azzurri e sei bionda sei una strafiga. Politicamente - conclude - Berlusconi apprezzava di più la Merkel di Sarkozy".




Neve e gelo fermano la Serie A, una vittima a Savona

L'ondata di gelo siberiano che sta attraversando l'Italia miete le prime vittime. Un'anziana è morta a Savona. La donna di 86 anni è uscita in strada nella notte ma non vi ha più fatto ritorno. Il corpo senza vita è stato ritrovato nella mattinata di martedì, verso le 7.30, in via Molinero, nel quartiere di Legino. Per via delle forti nevicate che si sono abbattute sul Centro Nord, le partite di Serie A, Parma-Juventus e Bologna-Fiorentina, sono state annullate. A Milano la prima nevicata dell'anno ha fatto scattare l'allarme neve. I primi mezzi spargisale dell'Amsa sono già in strada. A Torino nevica intensamente da due giorni. Le Molinette hanno annunciato la chiusura dell'attività non urgente perché la centrale termica per il riscaldamento e il condizionamento non è in grado di affrontare le rigide temperature di questi giorni. "La decisione - spiega la struttura sanitaria - si è resa necessaria per preservare le aree sanitarie a maggiore criticità". La chiusura di alcuni reparti non è piaciuta a Mario Caserta, segretario della Cisl. "E' paradossale che un grande ospedale non preveda che in inverno faccia freddo. Vorremmo sapere cosa si farà dei pazienti che avevano prenotato e del personale dei reparti che saranno chiusi".


Rai, Silvio si riprende il Tg1 La Lega si prende il TgR

Il direttore Alberto Maccari, centrista vicino al Pdl, è stato confermato alla guida del Tg1, alla cui scrivania si era seduto dopo l'addio di Augusto Minzolini. Alessandro Casarin, considerato in area Lega, è il nuovo direttore del TgR che riunisce le testate regionali Rai. Sono le nuove nomine, proposte dal direttore generale della Rai Lorenza Lei, votate dal Cda di viale Mazzini con cinque sì (Rositani, Petroni, Bianchi Clerici, Verro e Gorla) e 4 no (il presidente Garimberti, Rizzo Nervo, Van Straten e De Laurentiis). Maccari succede a se stesso, nel senso che oggi scadeva il mandato ad interim ricevuto a fine dicembre scorso. Da oggi sarebbe andato in pensione, ma il direttore generale Lei ha individuato la soluzione di un contratto a tempo determinato fino al 31 dicembre 2012 introducendo - novità assoluta in Rai - la clausola di possibilità di rescissione anticipata del contratto di lavoro senza che questo debba comportare penali e oneri aggiuntivi per l’azienda di viale Mazzini. Una soluzione da intendersi - ha spiegato ieri la Lei - come atto di rispetto istituzionale verso l’attuale Cda e verso il futuro organo di gestione dell’azienda, così che non si ritrovi con una nomina apicale già definita ed estesa nel tempo.

Guarda il video su LiberoTv: La telefonata del finto Bossi a Maccari


Rizzo Nervo lascia
- L'esponente del Pd in consiglio di amministrazione Rai, Nino Rizzo Nervo, ha rassegnato le sue dimissioni da consigliere dopo la nomina di Maccari. "Le decisioni del Cda odierno - spiega il consigliere - mi inducono a rassegnare le dimissioni". "Non resteremo con le mani in mano. Non staremo di certo fermi davanti a coloro che vogliono vedere distrutta un'azienda pubblica", ha annunciato il segretario democratico Pier Luigi Bersani.


Cicciobello: "Non ne sapevo nulla"

Addolorato e incazzato. Così, senza giri di parole, si definisce Francesco Rutelli dopo aver appreso che il suo ex tesoriere alla Margherita Luigi Lusi, oggi senatore Pd, stornò 13 milioni di euro dalle casse del partito per fini esclusivamente personali. "Siamo incazzati e addolorati. La Margherita intende recuperare tutto il maltolto". Rutelli, oggi nel Terzo Polo come leader dell'Api, si dimostra sorpreso e scandalizzato anche se Lusi è stato per molto tempo considerato un suo collaboratore fidatissimo. E' stato proprio Cicciobello Rutelli a dargli le chiavi della tesoreria del partito e a insediarlo poi nella stanza dei bottoni del Partito democratico. "Il potere amministrativo era interamente nelle mani di Luigi Lusi: persona da tutti stimata, che aveva iniziato la propria attività, in quanto Direttore Generale degli Scout (AGESCI), apprezzato dal Sindaco Rutelli ed eletto 2 volte amministratore del partito, sino al suo scioglimento", spiega una nota dell'ex direttivo della Margherita, mentre Arturo Parisi va giù piatto: "Che sia un fatto grave, anzi, da superlativo assoluto, è fuori discussione. E' evidente, in generale, che c'è una disponibilità di somme ingenti e un sistema di controlli insufficienti, è chiaro che non c'era nemmeno il minimo sospetto sul fatto che stava accadendo una cosa del genere".

Democratici in difficoltà - L'imbarazzo però è anche di casa nel Partito democratico: "Se emergessero responsabilità individuali, il Pd applicherebbe le sue regole. Abbiamo organi che sono in grado di decidere i provvedimenti del caso", spiega cauto il segretario Pier Luigi Bersani. "I provvedimenti nei confronti di Lusi, se verranno accertate le responsabilità, saranno in proporzione alla gravità. Noi non facciamo sconti a nessuno e lo abbiamo già dimostrato". Niente sconti, dunque. Ed in effetti il presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro parte in quarta e chiede al senatore Lusi "di dimettersi dal gruppo e da tutti gli incarichi che, in ragione di tale appartenenza, ricopre a Palazzo Madama".


Rutelli: Incazzato e addolorato

Addolorato e incazzato. Così, senza giri di parole, si definisce Francesco Rutelli dopo aver appreso che il suo ex tesoriere alla Margherita Luigi Lusi, oggi senatore Pd, stornò 13 milioni di euro dalle casse del partito per fini esclusivamente personali. "Siamo incazzati e addolorati. La Margherita intende recuperare tutto il maltolto". Rutelli, oggi nel Terzo Polo come leader dell'Api, si dimostra sorpreso e scandalizzato anche se Lusi è stato per molto tempo considerato un suo collaboratore fidatissimo. E' stato proprio Cicciobello Rutelli a dargli le chiavi della tesoreria del partito e a insediarlo poi nella stanza dei bottoni del Partito democratico. "Il potere amministrativo era interamente nelle mani di Luigi Lusi: persona da tutti stimata, che aveva iniziato la propria attività, in quanto Direttore Generale degli Scout (AGESCI), apprezzato dal Sindaco Rutelli ed eletto 2 volte amministratore del partito, sino al suo scioglimento", spiega una nota dell'ex direttivo della Margherita, mentre Arturo Parisi va giù piatto: "Che sia un fatto grave, anzi, da superlativo assoluto, è fuori discussione. E' evidente, in generale, che c'è una disponibilità di somme ingenti e un sistema di controlli insufficienti, è chiaro che non c'era nemmeno il minimo sospetto sul fatto che stava accadendo una cosa del genere".

Democratici in difficoltà - L'imbarazzo però è anche di casa nel Partito democratico: "Se emergessero responsabilità individuali, il Pd applicherebbe le sue regole. Abbiamo organi che sono in grado di decidere i provvedimenti del caso", spiega cauto il segretario Pier Luigi Bersani. "I provvedimenti nei confronti di Lusi, se verranno accertate le responsabilità, saranno in proporzione alla gravità. Noi non facciamo sconti a nessuno e lo abbiamo già dimostrato". Niente sconti, dunque. Ed in effetti il presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro parte in quarta e chiede al senatore Lusi "di dimettersi dal gruppo e da tutti gli incarichi che, in ragione di tale appartenenza, ricopre a Palazzo Madama".


Il cane è "una spesa inutile": spot della 3 nella bufera

Uno spot radio della compagnia telefonica 3, fa arrabbiare gli animalisti. Il motivo? Nella pubblicità si paragona il cane ad una spesa inutile che si può tranquillamente tagliare in tempo di crisi, mentre una chiavetta Usb viene ritenuto un acquisto oculato e giusto. La protesta dell'Aidaa, Associazione italiana diritti anima e ambiente, non si è fatta attendere. "Incitare ad abbandonare il cane è davvero troppo - dice il responsabile dell'associazione Lorenzo Croce - Faremo verificare ai nostri legali se ci sono gli estremi per citare la 3 per istigazione e boicotteremo in ogni modo la compagnia di telefoni". L'azienda dal canto suo si scusa per aver urtato la sensibilità degli ascoltatori. "Ci rendiamo conto che lo spot così formulato, potrebbe essere frainteso - si legge in una nota della 3 - la pubblicità verrà modificata già nei prossimi giorni".


Kessler Gemelle choc: "Patto per l’eutanasia" Ma c’è ancora tempo per ballo… e sesso

Un patto per l'eutanasia tra le gemelle Kessler. La confessione choc arriva sulle pagine di Chi in edicola domani, mercoledì 1 febbraio, in un'intervista alle due gemelle tedesche, mitico volto del varietà televisivo italiano degli anni Sessanta e Settanta. "Se una di noi si ridurrà allo stato vegetativo, l'altra l'aiuterà a uscire di scena", rivelano senza peli sulla linga Ellen e Alice, a 75 enni ancora in gran forma. Quando posarono per l'edizione italiana di Playboy, trent'anni fa, batterono il record di vendite del mensile sexy. Da allora, la verve è rimasta la stessa.

Uomini e sesso - Le due ballerine e showgirl, rese famose da hit (e coreografie) come Da-da-um-pa e La notte è piccola, saranno ancora in tournèe in Italia dal 4 marzo con il musical Dr. Jekyll e Mr. Hyde. L'occasione è giusta per fare il punto su carriera e futuro. "Con Umberto Orsini ci siamo lasciati dopo vent'anni perché l'ho sorpreso al telefono con un'altra... Provò a sostenere di essere diventato gay: diceva che, in quanto attore, aveva diritto a un'amante", confessa Ellen, la più fedele e posata delle due sorelle. "Io invece, nel frattempo, mi sono data da fare - controbatte la gemella, Alice - Faccio sempre questa battuta: lei ha avuto un uomo per vent'anni, io venti uomini in un anno. Comunque, non ho l'ossessione del tempo che passa, ma ogni tanto guardo mia sorella e penso: assomiglio a lei? Terribile! Non mi sono mai pentita del lifting che ho fatto, ma speravo meglio".



Michelle Obama sadomaso: ricetta first lady per la lingerie

Biancheria intima, abbigliamento, cellulari, una compagnia aerea e molto altro. La famiglia Obama è ormai diventata il testimonial più o meno involontario delle marche di mezzo mondo che usano la coppia presidenziale per farsi pubblicità. A volte la Casa Bianca ha risposto con qualche comunicato di protesta ma nella maggior parte dei casi Barack e Michelle lasciano correre, soprattutto se come ora si entra nel vivo della campagna elettorale e l’esposizione mediatica può sempre servire per conquistare qualche voto in più.

Secondo la stampa inglese, l’ultimo marchio che deve dire grazie alla first family americana è il produttore di lingerie di lusso Agent Provocateur, che ha visto un boom di vendite del 12,5%, dopo gli acquisti fatti da Michelle alla fine del 2011, accompagnata dalla moglie dell’emiro del Qatar, Sheikha Mozah, per complessivi 50.000 dollari. L’amministratore delegato del gruppo, Garry Hogarth, non ha voluto confermare se la signora Obama figura tra la clientela dell’azienda ma ha ammesso che il marchio ha attirato un alto numero di «nomi famosi inattesi». Nonostante la smentita della Casa Bianca, Michelle è stata più volte criticata per il suo shopping selvaggio, soprattutto in tempo di crisi. E lei non ha mai rinunciato a imporre al marito vestiti costosi.

Così non deve meravigliare che una società di abbigliamento di New York si sia permessa di utilizzare l’immagine del presidente per lanciare una sua linea di giacche a vento. La Weatherproof Garment Company ha scoperto da una foto (scattata dalla AP) che, nel corso della sua visita in Cina, Obama indossava uno dei suoi giubbotti. Il presidente della società, Freddie Stollmack, ha così ordinato al suo ufficio marketing di utilizzare quella fotografia per farne un grande manifesto, da esporre a Times Square. Stollmack ha fatto anche produrre una serie di comunicati stampa per complimentarsi con Obama per la sua scelta. Non finisce qui. La Weatherproof ha pubblicato quella immagine sul suo sito web, lanciando quella che ha definito la «Obama’s jacket», la giacca a vento del presidente.

La conseguente protesta e censura della Casa Bianca non sono servite a limitare il fenomeno. Tanti gli altri casi simili. Pure i cinesi hanno scelto Obama per un loro prodotto: un telefonino chiamato Blockberry, imitazione orientale del più noto Blackberry, usato proprio dal presidente. Lo slogan che campeggiava di fianco a una foto dell’inquilino della Casa Bianca diceva: «Obama ha un Blackberry, io un Blockberry 9500». Immancabile in questa carrellata la compagnia aerea Ryanair, tanto criticata per l’uso irriverente delle immagini dei vip. Nel 2009, in occasione dell’arrivo di Obama a Londra per il G20, aveva sottolineato la scelta dell’aeroporto fatta dal presidente. «Obama preferisce Stansted e così anche noi».

Perfino i momenti di tensione sono stati usati per promuovere qualcosa. In Russia ha spopolato per qualche tempo tra i saloni di bellezza la battuta moscovita dell’ex premier Silvio Berlusconi sull’«abbronzatura» di Obama, fatta subito dopo la conquista della Casa Bianca da parte del candidato democratico. Diverse “spa” hanno trasferito la boutade al settore promozionale. «Vedete a quale successo può portare l’abbronzatura», era lo slogan di un solarium di Mosca. Dopo tutte queste pubblicità gratuite, la coppia presidenziale ha chiesto e ottenuto dagli stilisti amici di produrre una linea di abbigliamento venduta sul sito di Obama 2012.

di Alessandro Carlini


Melandri Senza vitalizi politica solo da ricchi? Tutte balle. Bechis svela i privilegi della Casta

Pubblichiamo l'ultimo post di Franco Bechis dal suo blog L'indiscreto

Dice Giovanna Melandri che se tagli stipendi e vitalizi dei deputati, solo i ricchi potranno fare politica. Questa tesi è sostenuta da tanti deputati e senatori, nel Pd come nel Pdl. Ed è una grandissima bugia ad effetto. Anche con gli stipendi e vitalizi tagliati, il mestiere di parlamentare è uno dei più redditizi di Italia. Guardando le dichiarazioni dei redditi solo lo 0,34% degli italiani guadagna più di un deputato e quindi andando a Montecitorio rischierebbe di perderci. Per 41, 4 milioni di italiani potere avere quello stipendio significherebbe potere svoltare, per la stra-grande maggioranza anche di moltissimo. Tutti i dipendenti pubblici (3,5 milioni) hanno diritto mentre fanno i deputati alla conservazione del posto del lavoro e al ritorno pure alla ricostruzione di tutti gli scatti di carriera come fossero stati sempre al lavoro. Loro non perdono nulla e non ha alcun senso in questo caso il vitalizio. Per i dipendenti privati la prassi è quella di concedere l'aspettativa, ma la carriera non viene ricostruita (compensata però dal maggiore reddito introitato). Bastrebbe rendere obbligatoria per legge l'aspettativa anche per loro e i diritti di tutti sarebbero parificati. Non è certo una questione di stipendio. E non si placherà la rabbia dei cittadini nei confronti della Casta con questi slogan da quattro soldi...



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